Quadri di Francisco Goya: i 5 capolavori del maestro spagnolo

Quadri di Francisco Goya, i 4 da conoscere

Il pittore e incisore spagnolo Francisco José de Goya y Lucientes è uno dei più grandi artisti che il paese abbia mai avuto. Operò in un periodo a cavallo tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, un’epoca di passaggio i cui cambiamenti si rifletterono nella sua arte. Goya è infatti considerato il primo grande esponente dell’arte moderna. Il suo stile unico rende difficile collocarlo in un unico movimento, poiché nei suoi dipinti si trovano elementi del razionale Illuminismo e dell’introspettivo Romanticismo. I quadri di Francisco Goya sono riconoscibili tra mille: il suo talento e la sua audacia lo hanno reso inimitabile. In questo articolo vi portiamo alla scoperta delle sue opere più celebri per mostrarvi come abbia affrontato temi universali con profondità e un’aspra ironia.

Le fasi artistiche di Goya

Periodo Caratteristiche e temi principali
Periodo giovanile e Rococò (fino al 1792) Colori luminosi, scene di vita cortigiana e popolare (cartoni per arazzi). Stile ancora legato alla tradizione.
La crisi e i Capricci (1792-1808) Dopo la malattia e la sordità, esplora l’irrazionale, la superstizione e la critica sociale attraverso le incisioni.
La Guerra d’Indipendenza (1808-1814) Documenta gli orrori della guerra con crudo realismo. Nascono capolavori come “Il 3 maggio 1808”.
Le Pitture Nere (1819-1823) Isolato nella Quinta del Sordo, dipinge direttamente sui muri opere cupe e visionarie, esplorando la follia e l’incubo.

1. Il 3 maggio 1808

Il 3 maggio 1808 di Francisco Goya

El tres de mayo de 1808 è un olio su tela realizzato nel 1814 e conservato oggi nel Museo del Prado di Madrid. È uno dei quadri più emblematici di Goya, un capolavoro storico e artistico. Il dipinto rappresenta la fucilazione dei patrioti spagnoli da parte delle truppe francesi di Napoleone, avvenuta il 3 maggio 1808 sulla montagna del Príncipe Pío. Goya traspone su tela la crudeltà dello sterminio, contrapponendo il plotone d’esecuzione, una macchina di morte anonima e nell’ombra, ai condannati illuminati da una lanterna, i cui volti esprimono terrore, disperazione e sfida.

2. Saturno che divora suo figlio

Saturno che divora suo figlio di Goya

Quest’opera, parte delle celebri “Pitture Nere” (1821-1823), è una delle più terrificanti e potenti di Goya, oggi al Museo del Prado. Il soggetto deriva dalla mitologia: il titano Saturno (Crono), temendo una profezia secondo cui uno dei suoi figli lo avrebbe detronizzato, decise di divorarli. Il quadro è un’esplosione di follia e violenza, con gli occhi sbarrati del titano e il corpo smembrato del figlio. Le interpretazioni sono molteplici: il conflitto tra vecchiaia e gioventù, il tempo che divora ogni cosa, o una metafora della tirannia di re Ferdinando VII.

3. La Maja desnuda

La Maja Desnuda di Francisco Goya

Altro capolavoro del Prado, la Maja desnuda (1790-1800) è un’opera rivoluzionaria. L’identità della modella è incerta (la duchessa d’Alba o Pepita Tudó, amante di Godoy), ma l’impatto del quadro è indiscutibile. È il primo nudo della pittura occidentale a mostrare i peli pubici, un dettaglio che, unito allo sguardo diretto e malizioso della donna, conferisce all’opera un erotismo audace e moderno che costò a Goya un processo dell’Inquisizione. L’opera fu commissionata insieme alla sua gemella, la *Maja vestida*, che ritrae la stessa donna nella medesima posa ma vestita.

4. Il sonno della ragione genera mostri

Il sonno della ragione genera mostri - Wikipedia

 

Quest’opera non è un dipinto, ma la più celebre delle 80 incisioni che compongono la serie de “I Capricci” (1797-1799). L’immagine mostra un uomo (forse Goya stesso) addormentato su un tavolo, mentre alle sue spalle creature notturne come gufi e pipistrelli prendono il sopravvento. L’iscrizione sul tavolo recita: “Il sonno della ragione genera mostri”. L’opera è un manifesto dell’Illuminismo: Goya ammonisce che quando la ragione si addormenta, le superstizioni, i vizi e la follia dilagano nella società. È un potente simbolo della lotta tra luce e oscurità, ragione e irrazionalità.

5. Il grande caprone o Il sabba delle streghe

Il grande caprone di Goya

Originariamente intitolato El aquelarre, questo dipinto a olio (1797-1798), conservato al Museo Lázaro Galdiano di Madrid, è una delle rappresentazioni più affascinanti del mondo notturno e demoniaco di Goya. Raffigura un caprone con occhi fiammeggianti, simbolo di Satana, che presiede un sabba di streghe, le quali gli offrono in sacrificio dei bambini. Il quadro, macabro e grottesco, è una potente allegoria della superstizione e dell’irrazionalità che Goya combatteva, un’opera che racchiude tutti gli elementi della sua arte innovativa. La maggior parte dei capolavori di Goya è consultabile online sul sito ufficiale del Museo del Prado.

Fonte immagine: Wikimedia Commons

Articolo aggiornato il: 08/09/2025

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