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Birra di Taralli&Chimere: il giovane debutto | Recensione

Birra di Taralli&Chimere: un giovane debutto | Recensione

Il debutto di Taralli&Chimere: una giovane compagnia indipendente

Birra di Taralli&Chimere è il primo spettacolo firmato dalla giovane compagnia, figlia del terzo anno della scuola Cantieri Stupore. Ben undici diplomandi che per la prima volta si ritrovano ad affrontare ogni aspetto organizzativo dello spettacolo, dalla sua stesura, alla cura della rappresentazione, alla scelta degli spazi, alla comunicazione, insomma, a tutto ciò che fa parte della realizzazione della messinscena.

Da qui, appunto, nasce Birra di Taralli&Chimere, una serie di quadri rappresentati non in un teatro convenzionale bensì in due site specific, ovvero il 27 e 30 giugno al Tasso Alcolico Beer&Cocktail Bar e il 13, 14, 18 luglio al Hopstel Secret Garden di Napoli. La drammaturgia è realizzata da Mattia De Stefano, Alessia Di Maio, Annamaria Ferrentino, Rosaria Ruocco, Lorenzo Scala; in scena, il contributo attoriale di Francesco Barreca, Domenico Buonanno, Elsa Capasso, Mattia De Stefano, Carmen Del Giudice, Alessia Di Maio, Annamaria Ferrentino, Lorenzo Picaro, Rosaria RuoccoIvano Salipante, Lorenzo Scala; infine, si menziona il costante tutoraggio degli insegnanti di Cantieri Stupore, ovvero Raimonda Maraviglia, Alessandro Paschitto e Manuel Severino.

Birra di Taralli&Chimere: di pillole di vita e di umanità

Come si può evincere già dal titolo, il perno su cui si è scelto di fare ruotare lo spettacolo Birra di Taralli&Chimere è l’alcool: individuato nel suo aspetto di collante sociale, soprattutto tra le nuove e nuovissime generazioni, la birra diventa una lente di ingrandimento su un’umanità che scorre scene di vita ordinaria sotto gli effetti dell’alcool, nascondendo dietro l’euforia della sbornia cicatrici, fragilità, un bisogno dirompente di evasione da un presente fin troppo stretto. Dall’esterno una voce-presenza narrante che funge anche da sguardo ravvicinato su tutte queste schegge di vita che si susseguono e si incastrano tra le storie di un’umanità immancabilmente varia.

Infatti, così viene presentato e descritto Birra di Taralli&Chimere: «In un mondo in cui si lavora durante l’aperitivo, in cui il privato e il pubblico sono confusi, disciolti insieme proprio nei nostri drink, cosa resta del tutto e sistematicamente sobrio? Ed è proprio quell’alcool che lascia intravedere i lividi e le cicatrici sotto i sorrisi nevrotici, la solitudine sotto le risate sguaiate, la richiesta di contatto di qualcuno con il gomito da troppo appoggiato al bancone, ma anche l’idiozia sfrenata, la gioia staccata dalla realtà, la capacità di dimenticare un oggi spesso fin troppo stringente. Alcolizzati, astemi, bevitori casuali tutti posizionati ad una certa distanza da questa sostanza, che fa da perno al nostro moto di rivoluzione dall’inizio dei tempi. Possiamo definirci come specie senza alcool? Esisterà mai qualcosa che incatena e insieme libera tanti di noi? Ad oggi siamo in grado anche solo per una sera di dimenticare il domani, il lavoro, la nevrosi, i problemi? E soprattutto intanto, nell’attesa di una risposta… Birra?».

Fonte immagine: Ufficio Stampa

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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