Il numero esatto, al Ridotto del Mercadante | Recensione

Il numero esatto, al Ridotto del Mercadante | Recensione

Dal 9 al 19 aprile va in scena al Ridotto del Mercadante di Napoli “Il numero esatto”, un intenso testo di Fabio Pisano con la suggestiva regia di Martina Badiluzzi.

Qual è Il numero esatto di ovociti fecondati per determinare in modo scientifico la maternità? Una figlia può essere ridotta a un mero calcolo statistico, a un numero fortunato che “ce l’ha fatta” a sopravvivere? E, di logica conseguenza, può una donna essere considerata madre soltanto per il fatto fisico di mettere al mondo una nuova vita? Sono proprio queste le lancinanti domande dalle quali prende vita la drammaturgia di Fabio Pisano che, lavorando in sinergia con la regista Martina Badiluzzi, realizza uno spettacolo doloroso, intimo e assolutamente necessario sulla complessa questione della maternità, ormai inesorabilmente proiettata verso un’intenzione di fluidità nel panorama sociale e scientifico presente.

Informazioni sullo spettacolo Dettagli principali
Titolo Il numero esatto
Teatro e location Ridotto del Mercadante, Napoli
Date in scena Dal 9 al 19 aprile
Drammaturgo e Regista Fabio Pisano (testo), Martina Badiluzzi (regia)
Riconoscimenti dell’opera Premio Ugo Betti 2024, Finalista Premio Riccione
Il numero esatto, al Ridotto del Mercadante | Recensione
Alice (Anna Carpaneto) e la seconda madre (Giulia Weber)

La femminilità tra essere madre e riflessione politica

Alice, una ragazza di vent’anni in profonda crisi, scopre quasi casualmente che il volto della donna di cui ha nitida memoria fin dai suoi primissimi ricordi infantili, in realtà, non appartiene alla sua vera madre. Seduta attorno a un emblematico tavolo rosso, scopre che la sua identità è frammentata: ha infatti una madre adottiva, una madre gestante, una madre biologica e persino una tata. All’improvviso le si rivela in modo dirompente la concreta possibilità di una maternità fluida e frammentata, priva di dati preimpostati o canonici; un legame insito in una profondità sentimentale che risiede molto altrove rispetto a freddi e puri calcoli scientifici o genetici. Le sue madri, a tutti gli effetti, sono tutt’e quattro quelle donne che l’hanno accolta nel corso della sua esistenza: chi fisicamente nel grembo, chi per un breve lasso di tempo nella propria vita, chi indelebilmente nell’anima. La giovane scopre, infine, che Il numero esatto per lei semplicemente non esiste: c’è invece un complesso concetto di identità materna estesa e collettiva, fatta di confini sfumati vissuti come scelte consapevoli.

Alice parte allora alla disperata ricerca della sua vera storia e affronta un lungo viaggio, che la porta dall’Italia fino alla lontana Ucraina, la terra dove è stata biologicamente concepita anni prima. Nella penombra quasi spettrale del palcoscenico, divisa dalle figure materne da un leggero velo che crea una dimensione incerta e distante, si dispiega davanti ai suoi occhi increduli un paese attualmente dilaniato e ferito dalla guerra. In questo scenario desolante incontra le drammatiche storie di due donne per le quali la maternità – soltanto sfiorata o portata a fatica nel ventre – è stata come un effimero battito di ciglia di speranza, l’estrema confessione che la vita è ancora possibile anche in mezzo a quegli scenari terribili e inumani. Lì non c’è e non può assolutamente esserci Il numero esatto: la maternità, declinata e scandita in forme diverse, diventa una scelta radicale, un incommensurabile atto di coraggio e una vera e propria manifestazione politica. In scena le attrici Alessandra Borgia, Francesca Borriero, Anna Carpaneto, Federica Carruba Toscano e Giulia Weber danno mirabilmente voce e carattere a queste frammentate storie di madri e figlie, ma innanzitutto, e soprattutto, di donne.

Il numero esatto, al Ridotto del Mercadante | Recensione
Sullo sfondo: la tata (Federica Carruba Toscano) e la gestante (Francesca Borriero)

Pronostici surreali? Il teatro come spazio di fluidità e ricerca identitaria

L’opera, finalista alla 57ª edizione del prestigioso Premio Riccione per il Teatro e vincitrice assoluta del Premio Ugo Betti per la Drammaturgia 2024 (durante la XIX edizione), vede la magistrale scrittura di Fabio Pisano e l’ispirata regia di Martina Badiluzzi, ed è stata recentemente pubblicata integralmente nella rinomata collana teatrale bettiana per i tipi di Bulzoni Editore. Il testo è universalmente definito come un viaggio iniziatico di Alice nel paese dei misteri contemporaneo, un cammino profondamente identitario dove si interrogano senza alcuno scrupolo la natura stessa della maternità e l’essenza dell’essere figli, di fronte a un mondo moderno dove questi stessi ruoli sociali sono costantemente e ferocemente posti in discussione. Come sostiene lo stesso drammaturgo napoletano: «Alice a vent’anni si sente intrappolata in un pozzo senza fondo; ha un disperato bisogno di sentire le voci, in particolare le voci di tutte quelle donne che, a vario titolo, hanno avuto a che fare con la sua nascita. E si riveleranno decisive le voci di ogni singola donna, voci che non le faranno capire nient’altro se non il fatto universale che si è sempre e comunque figlie di qualcuno. O di qualcosa».

Nel corso della rappresentazione, sembra quasi che, nell’impossibilità scientifica ed emotiva di avere Il numero esatto per determinare univocamente la maternità, si palesi la necessità di rifugiarsi in una dimensione visiva surreale e onirica, attraverso l’utilizzo di uno spazio scenico portato deliberatamente ai limiti estremi. Quella che viene rappresentata è, in fin dei conti, nient’altro che una delle innumerevoli verità possibili, in netta e polemica contrapposizione contro l’idea oscurantista che ne possa o debba esistere una sola, esclusiva e dogmatica. Il tono generale adottato dalla regia è drammatico, quasi patetico (nel senso primitivo e nobile del termine: un vero e proprio affondo senza filtri nell’intimità e nelle emozioni umane più viscerali). Si tratta di uno spettacolo intenso e stratificato, decisamente non alla portata immediata di tutti gli spettatori distratti, un’opera che esige rispetto e si prende i suoi tempi, a volte dilatati, per indagare i personaggi, interrogare il pubblico e restituire un senso di spaesamento. Un lavoro che, infine, si assume con fierezza la totale responsabilità di proporre una narrazione mai superficiale o banale su un tema tanto divisivo e infiammato, dimostrandone e analizzandone coraggiosamente sia le accecanti zone di luce che le più oscure zone di ombra.


Cast, crediti e produzione dello spettacolo

  • Titolo dell’opera: Il numero esatto
  • Testo e drammaturgia: di Fabio Pisano
  • Regia: Martina Badiluzzi
  • Cast in scena:
    • Alessandra Borgia (Seconda madre)
    • Francesca Borriero (Gestante)
    • Anna Carpaneto (Alice)
    • Federica Carruba Toscano (Tata)
    • Giulia Weber (Prima madre)
  • Scene: Roberta Guasco
  • Costumi: Alessandra Gaudioso
  • Disegno Luci: Fabrizio Cicero
  • Musiche originali: Francesco Leineri
  • Direttrice di scena: Teresa Cibelli
  • Datrice luci: Desideria Angeloni
  • Fonico: Guido Marziale
  • Fotografia di scena: Ivan Nocera
  • Produzione principale: Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
  • In collaborazione con: Compagnia Liberaimago, AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane (progetto promosso da MiC e Regione Marche), In__corpore (progetto di Residenze per artisti nei territori 25-27 del teatro del Grillo di Soverato – CZ), co-finanziato da Regione Calabria e Ministero della Cultura.
  • Bigliettihttps://www.teatrodinapoli.it/evento/il-numero-esatto/

Fonti delle immagini: Ufficio Stampa del Teatro di Napoli

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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