Lampedusa Beach, il “passato” al Ridotto del Mercadante di Napoli

Lampedusa Beach, il "passato" al Ridotto del Mercadante di Napoli

In debutto il 26 febbraio al Ridotto del Teatro Mercadante di Napoli il nuovissimo Lampedusa Beach, atto teatrale (in occasione della 4ª Edizione del progetto I SUD) nato dal racconto di Lina Prosa e reso tale dalla regia di Alessandra Cutolo, rinomata regista che da anni dà una possibilità a tutti i nuovi cittadini italiani, grazie anche al suo progetto I SUD (nato dalla collaborazione tra il Teatro di Napoli e l’Associazione IF-Imparare Fare) che dal 2022 accoglie i migranti per dare voce proprio attraverso il teatro a coloro che secondo molti “ce l’hanno fatta”, quando la realtà dei fatti è molto più complessa di così.

Dettagli dello spettacolo Lampedusa Beach

Dettaglio evento Informazioni chiave
Data di debutto 26 febbraio 2026
Luogo Ridotto del Teatro Mercadante, Napoli
Regia Alessandra Cutolo
Testo originale Lina Prosa
Progetto I SUD (4ª Edizione)
Cast principale Cristina Parku (voce), Moussan Yvonne N’dah (danza)

Prima di parlare di Lampedusa Beach…

Così come ha affermato Alessandra Cutolo in conferenza il 24 febbraio (e com’è giusto che sia), Lampedusa Beach non deve esser visto come un voler raccontare un semplice evento con una data prestabilita (in questo caso il 2003), ma il voler sottolineare come si tratti di una questione molto più che attuale nel presente (così come tante altre, come ad esempio la guerra in Siria); il flusso di informazioni che circola per il mondo è aumentato a dismisura, rendendo così quasi automatico un meccanismo di dimenticanza per fenomeni che invece sono ben che vivi, ma che vengono sovrastati proprio dal quantitativo immenso di notizie che ogni giorno percepiamo.

Deve essere quindi il teatro (che nasce proprio come modo di diffondere l’attualità) lo strumento capace di far risorgere nell’essere umano il senso di umanità, di far riflettere su cosa realmente lo circonda e se alcuni capitoli del passato possono essere effettivamente definiti chiusi: questo è il teatro per Alessandra Cutolo, dove l’arte incontra il mondo reale in maniera diretta e sblocca una profonda consapevolezza nel pubblico.

Il primo intervento è stato fatto da Cristina Parku, la voce del monologo di Shauba (protagonista della drammaturgia), che ha voluto subito esprimere la difficoltà con cui a volte affronta le prove e rivive il passato delle sue colleghe che hanno vissuto in prima persona l’esperienza di Lampedusa. Anche Parku esprime la sua consapevolezza nel continuo flusso di informazioni che si sovrastano fra di loro, e come esso sembra un meccanismo ideato appositamente per poter “mettere sotto al divano” le notizie definibili “passate”; nonostante ciò, la sensazione di emergenza sembra essere continua, cosa che rende sfortunatamente funzionante questo meccanismo, il quale richiede un momento di pausa e consapevolezza profonda per poter essere sconfitto, e il teatro è proprio uno dei mezzi migliori per poterlo affrontare.

Le voci di Shauba: Cristina Parku e Moussan Yvonne N’dah

Lampedusa Beach, il passato al Ridotto del Mercadante di Napoli
(Cristina Parku a destra).

A seguire Cristina Parku vi è Moussan Yvonne N’dah, il corpo di Shauba che si esprime attraverso la danza durante l’atto teatrale, la quale sottolinea l’importanza del corpo come archivio di lascito e tradizioni di generazioni, e soprattutto di come esso debba avere un suo spazio dove poter esprimere in maniera artistica e autentica queste realtà immortali. Anche se Lampedusa Beach non è una storia dal lieto fine, Yvonne non ha rinunciato a voler trasmutare questo dolore in qualcosa di estremamente significativo e felice attraverso la danza, linguaggio che vive da sempre nelle radici dell’Africa e manifesto eterno della loro tradizione. Ancora una volta, il teatro si presenta come lo spazio adatto per poter elaborare e comunicare il dolore, aiutando anche coloro che hanno vissuto questo passato ad affrontarlo con maggiore leggerezza.

Moussan Yvonne N'dah in Lampedusa Beach
(Moussan Yvonne N’dah a destra).

In chiusura, Sabrina Efionayi, drammaturga protagonista della 3ª Edizione del progetto I SUD con il suo Black Medea – Gratitudine alla vita (adattamento che unisce la Medea di Euripide e il racconto della poetessa ghanese Ama Ata Aidoo “Pidocchi”), riconferma tutto ciò che è stato affermato da Parku e Yvonne, e ringrazia Alessandra Cutolo per aver dato lei la possibilità di ricostruire la sua discendenza nigeriana in maniera tale da farla convivere in perfetta sintonia con la sua napoletanità.

Sabrina Efionayi al Teatro Mercadante
(Sabrina Efionayi a destra).

Il dramma di Lampedusa Beach

Come brevemente anticipato, Lampedusa Beach vede come protagonista Shauba, donna che dopo il terribile naufragio di un barcone da 700 persone annega nel Mediterraneo, il tutto raccontato attraverso un monologo che colpisce lo spettatore nel profondo; nonostante il contesto già difficile, durante il viaggio in barca Shauba è anche vittima di violenze da parte di più uomini, e saranno proprio le loro azioni a far capovolgere la barca.

Nei suoi ultimi momenti, Shauba rivive il passato e il futuro che tanto avrebbe voluto tra sogni e ambizioni, insieme al rapporto tra il suo corpo e l’acqua; ricorda poi la zia Mahama, colei che ha pagato il prezzo per poterle permettere di partire. La zia ha preparato tutto il necessario per il viaggio e l’arrivo; tra gli oggetti più significativi abbiamo degli occhiali da sole, che nell’atto diventano un finto supporto sul quale Shauba ripone le sue ultime speranze prima di annegare.

L’intero atto si svolge in acqua, così da poter far immedesimare ancor di più lo spettatore nella sensazione di strazio che si prova dallo stare a galla per ore fino all’eventuale annegamento, e come questo lasso di tempo sembri interminabile; ad aumentare ancora di più l’interattività dell’opera, il monologo di Shauba dura esattamente il tempo che il suo corpo impiega per raggiungere il fondale marino, offrendo così una chiusura dal forte impatto.

La tripartizione multimediale e il risveglio delle coscienze

Ad accompagnare il monologo di Cristina Parku e l’incantevole danza di Moussan Yvonne N’dah vi è alle loro spalle un video, nel quale intervengono coloro che hanno vissuto Lampedusa in prima persona, il tutto nella loro lingua originale e in dialetto, così da poter emanare in maniera più forte le proprie emozioni.

Ed è con questa tripartizione multimediale che Lampedusa Beach vuole risvegliare la coscienza, la reciprocità e l’umanità dello spettatore, parole chiavi che sono la base dietro questo dramma soffocante e infelice ma allo stesso tempo estremamente reale e attuale, caratteristiche che non devono mai essere trascurate.

Fonte Immagini: Ufficio Stampa.

Articolo aggiornato il: 25 Febbraio 2026

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