Come nei migliori giorni al Teatro India | Recensione

Come nei migliori giorni al Teatro India | Recensione

Fino al 25 maggio in programma al Teatro India di Roma, Come nei migliori giorni è uno spettacolo delicato e moderno che porta la firma di Diego Pleuteri. Diretti da Leonardo Lidi, Alessandro Bandini e Alfonso De Vreese portano in scena le difficoltà di essere una coppia in una società complessa come quella in cui viviamo.

Essere in due, senza smettere di essere uno. Riconoscersi, conoscersi, amarsi, spogliarsi, tradirsi, convivere, scendere a compromessi, senza compromettere la propria identità. Identificarsi nell’altro, ritrovarsi altrove e smettere, piano piano, senza accorgersene, di cercarsi, fino a diventare abitudinariamente noiosi. Tutto troppo velocemente. «Ieri sei salito a casa mia e sono passati cinque mesi».

Come nei migliori giorni al Teatro India | Recensione

E fare tutto questo a 30 anni, ché è vero che ormai a 30 anni non si muore più, ma si inizia a fare un po’ un bilancio di tutto. E forse è peggio. È un tempo sospeso, in cui non si è ancora veramente qualcosa in atto, ma in potenza non si è più tutto. Un tempo di promesse, di rimpianti che nessuno giustifica ancora, di illusioni che nessuno incoraggia più.

Come nei migliori giorni di Diego Pleuteri

Come nei giorni migliori, in scena al Teatro India fino al 25 maggio, è una storia delicatissima, come non se ne vedono tante in questo mondo che usa e poi getta ogni cosa che costa fatica o dolore. Un racconto intimo delle fasi di una storia d’amore, più o meno di ogni storia d’amore che valga, scritta da un giovanissimo Diego Pleuteri, classe ’98 già menzione d’onore al premio InediTo per Madri.

Come nei migliori giorni al Teatro India | Recensione Alessandro Bandini e Alfonso De Vreese, diretti da Leonardo Lidi, sono instancabili e sinceri nell’interpretare due ragazzi comuni alle prese con la comprensione del concetto di “insieme” in una società devastante e cinica, della quale sono inesorabilmente figli. Recitare sinceramente è la dote di chi riesce a non edulcorare i movimenti dell’animo umano, ma a riportarli sul palco con un tratto fermo, corposo e appassionante, ma lucido e nitido; a rompere l’illusione scenica, più volte, senza risultare morboso; a parlare di amore e di omosessualità senza didascalie inutili.

Tutto questo con un testo dal ritmo serratissimo.

Essere una coppia nel 2023

Ballare a due è una prova di equilibrismo e di coraggio. E lo è di più quando il giudizio della società non è dalla tua parte.

Jessica Fletcher e Billy Elliot sono i protagonisti di questo ballo frenetico e sfiancante, che altro non è che la vita di ogni giorno, nel 2023. Due ragazzi, due trentenni, che per caso si conoscono e per caso si innamorano, e, non per caso, scelgono di imparare a stare insieme. Perché a stare insieme si impara, così come si impara a preservare la crescita personale di ciascuno dei due. Si impara, anche accettando l’assenza, che non è necessario diventare una cosa sola per amarsi, ma è sufficiente trovare la giusta distanza tra due cose che, anche lontane, corrono con impeto l’una incontro all’altra. Con il fiatone a volte, con fantasia, quando possibile, con orgoglio, quel tanto che basta. Come in una partita a padel.

Come nei migliori giorni: recitazione senza fronzoli

Sul palco, soltanto loro due, pochi stracci per raccogliere l’acqua di un temporale invisibile, pantaloncini sportivi da padel e un vestito da funerale. E tutti a guardare la loro vita che scorre, cambio abito incluso, con l’impressione di spiare dalla serratura della loro camera da letto e di origliare quello che si dicono tra le corsie di un supermercato, perché uno crede che non ci sia amore senza logorio e l’altro semplicemente vuole vivere tranquillo senza tedio.

Nessuna scenografia, nessuno stacco, è tutto montato a nudo il flusso degli eventi che scivola da un tempo all’altro, da un luogo all’altro senza mai spostarsi. Il regista Leonardo Lidi lancia i due attori sul palco come due mine vaganti e, attraverso i loro corpi, dà anima e materia alle parole di Pleuteri senza che lo spettatore avverta il bisogno di altro per entrare nella storia. Qualche lacrima, al momento giusto, tanta passione, molteplici incomprensioni. Un talento innegabile.

È ancora possibile essere una coppia, come erano coppia i nonni e come lo sono – più o meno – i genitori?

Possiamo provare”.

Fonte immagini: archivio personale

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