Ritratto di Dora M. in scena al Ridotto del Mercadante | Recensione

Ritratto di Dora M.

Recensione di Ritratto di Dora M., in scena al Ridotto del Mercadante dal 17 al 21 gennaio

Una donna rinchiusa in una stanza vuota, sola, o forse no. Una donna rinchiusa in una stanza piena, piena di ricordi, di quei fantasmi che, ossessivamente, dal passato tornano a farle visita. Lei è Dora Maar (nome d’arte di Henriette Theodora Markovitch), una talentuosa fotografa, poetessa, pittrice, ebbra di quella meravigliosa cultura surrealista parigina, eppure consegnata alla storia soprattutto come la donna che piange, la Musa di Pablo Picasso

Era il 1935 quando Dora M., protagonista dell’opera Ritratto di Dora M., frequentatrice di salotti parigini e contesti modaioli del tempo, incontra l’uomo che le stravolgerà la vita, Pablo Picasso. Un amore vorticoso: sulle vette del paradiso prima, giù negli abissi dell’inferno poi. Forse è così che vanno i veri amori, quelli che non conoscono risparmio. E Dora nulla risparmia di sé al suo Pablo, che per anni la ritrae. Lei su un piedistallo, la sua musa privata. Al suo fianco, come testimone, con i suoi scatti, della realizzazione della celebre Guernica. Sempre lei, miseramente abbandonata dall’artista e rinchiusa in una clinica psichiatrica, curata da Lacan.

Ritratto di Dora M., interpretato da Ginestra Paladino, racconta tre stazioni di un percorso esistenziale, tre donne: Dora M. raggiante musa dei surrealisti, la donna che gioca coi coltelli; Dora M. la donna che piange nei ritratti di Picasso, annientata da un amore assoluto, Dora M. la reclusa.

Una storia di amore e di arte. Una storia bellissima e terribile che inevitabilmente richiama alla mente altre donne straordinarie come Frida Kahlo, Simone De Beauvoir che hanno perduto sé stesse sulla via della passione. Ritratto di Dora M. narra di un monologo intenso che percorre i meandri della memoria in cui la musica (di Carlo Boccadoro), le parole (di Fabrizio Sinisi) e le immagini si fondono meravigliosamente in un unico linguaggio. Dora M. vestita di bianco, «Dora spezzata, chiusa in un’esistenza fatta di meditazione, di preghiera e solitudine, una clausura che dura quasi cinquant’anni e in cui nessuno fu ammesso». Dora, divorata dal Minotauro che ha creduto di poter ammansire accecata dalla potente e pericolosa magia di cui è capace l’Amore.

«…sono caduta in rovina straziandomi d’amore.»

Ritratto di Dora M.

parole di Fabrizio Sinisi
regia Francesco Frongia
con Ginestra Paladino
musiche originali Carlo Boccadoro
scene e costumi Erika Carretta
disegno luci Sarah Chiarcos
suono Silvia Laureti
la maschera del Minotauro è di Mimmo Paladino
Produzione: Teatro Filodrammatici di Milano, Fondazione Teatro Due Parma. Durata: 50 minuti (atto unico)

Fonte immagine dell’articolo Ritratto di Dora M.: Teatro di Napoli

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A proposito di Rossella Capuano

Amante della lettura, scrittura e di tutto ciò che ha a che fare con le parole, è laureata in Filologia, letterature e civiltà del mondo antico. Insegna materie letterarie. Nel tempo libero si diletta assecondando le sue passioni: fotografia, musica, cinema, teatro, viaggio. Con la valigia sempre pronta, si definisce “un occhio attento” con cui osserva criticamente la realtà che la circonda.

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