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Eroica Fenice

Attualità

COP 22: Inizia oggi la Conferenza interazionale sul Clima

A quasi un anno dall’accordo di Parigi del COP 21, si aprono oggi le porte di Marrakech, in Marocco, alla ventiduesima edizione della Conferenza internazionale sul Clima delle Nazioni Unite: COP 22. La città è in fermento e sono attesi fino al 18 novembre 196 paesi e più di ventimila partecipanti, pronti ad a discutere su come attuare tutte le decisioni che sono state prese dal precedente summit svoltesi a Parigi. Decisioni che per la prima volta nella storia ha visto concordare le più grandi potenze economiche mondiali sul bisogno urgente di intervenire per affrontare e contrastare il cambiamento climatico. Gli impegni che sono stati presi riguardano prima di tutto la necessità di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C e possibilmente entro 1,5°C, con l’obiettivo comune di ridurre le emissioni di CO2 del 50% entro il 2050 e del 100% entro il 2100. Promesse da ricordare mentre le cattive notizie e i brutti presagi arrivano dalla comunità scientifica annunciando che, per la prima volta nella storia, nel 2015 l’anidride carbonica nella nostra atmosfera si è mantenuta stabilmente sopra la soglia minima (le 400 parti per milione), continuando quindi a crescere inarrestabilmente. COP 22: Agire oggi per un mondo più sostenibile, domani Dunque lo scopo e l’obiettivo di COP 22 è quello di rispolverare gli accordi stabiliti e concretizzare gli impegni dei paesi a livello globale ed europeo. Sono necessarie quindi politiche energetiche e di produzione, e nel frattempo si registra un aumento degli investimenti nelle energie pulite e anche un maggiore ricorso alle energie rinnovabili. È già un passo avanti, sì, ma non basta. Occorre infatti discutere e agire per ridurre gli sprechi e i rifiuti ma, anche e soprattutto, educare la società civile al pensiero e all’azione “green”. Nel frattempo il paese ospite del summit, il Marocco, sembra essersi già inserito in questa direzione immettendo sulle strade di Marrakech gli autobus elettrici, ma anche rendendo disponibili al noleggio 300 biciclette in varie stazione per i visitatori, mentre a Casablanca circolano i tram ecologici. Parte del COP 22 e delle nuove politiche del paese sono anche la sensibilizzazione dei cittadini alla sostenibilità: l’evento è stato pubblicizzato in ogni luogo e sono state costruite sculture e fontane come un messaggio per rendere più verde il paese. Ma verdi sono anche tutti quegli alberi, oltre un milione, che verranno piantati l’ultimo giorno della COP 22, la così battezzata “La voce della foresta”. Una conclusione perfetta per quella che sembra una svolta epocale e decisiva per il nostro pianeta, una corsa contro il tempo per evitare conseguenze imprevedibile e irreversibili.

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Attualità

Banche europee sotto stress: quali sono i risultati?

Il 29 luglio, sono usciti in serata i risultati degli “stress test” a cui vengono sottoposte le più grandi banche di 15 paesi europei. Gli stress test sono stati introdotti dal 2008 e servono per misurare la solidità patrimoniale della banca in caso di shock dei mercati e di gravi crisi economiche; questo per evitare di trovarsi impreparati al sorgere di eventuali condizioni estreme e per fare in modo che le banche non operino più con troppo poco capitale e, quindi, con pochi soldi per affrontare le difficoltà. Da non sottovalutare però un altro obiettivo: ristabilire la fiducia degli investitori negli istituti creditizi. Gli stress test, che vengono condotti dall’Eba (European Banking Autorithy), devono misurare la solidità patrimoniale delle banche che hanno un attivo superiore a 30 miliardi e, per farlo, prendono in considerazione un particolare parametro: il Common Equity Tier I. Il CET I esprime in termini percentuali il rapporto tra il capitale dell’istituto creditizio e le attività che impiega sul mercato. Nel test viene valutato il CET I attuale e quello che si avrebbe in caso di manifestazione avversa dove quest’ultimo non deve essere inferiore al 5.5%, altrimenti la banca viene considerata vulnerabile e dovrà ricapitalizzarsi. Fino a questo momento le cinque banche italiane coinvolte (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco popolare, Ubi e Monte dei Paschi) sono state nel mirino e i più pessimisti hanno temuto che non avrebbero passato il test perché in possesso di elevati crediti deteriorati che ostacolano la loro capacità di erogare nuovi prestiti e, quindi, limitano le prospettive di redditività. Timori che alla fine si sono rilevati infondati perché quattro dei nostri cinque hanno passato lo stress test. Monte dei Paschi pecora nera tra le banche d’Europa: non supera lo stress test Unicredit, nello scenario peggiore, scenderebbe al 7,1% dal 10,38% del 2015. Intesa Sanpaolo, invece, al 10,2% (13% nel 2015). Il CET I del Banco Popolare scenderebbe al 9% (12,39% nel 2015), quello di Ubi Banca all’8,85% (11,62% nel 2015). Il Monte dei Paschi di Siena, invece, è l’unica banca che supera il test nello scenario di base, ma in quello avverso ha un risultato negativo con un CET I che crollerebbe al 2,44%. Sembra però che la Banca abbia già giocato d’anticipo, approvando un piano di aumento di capitale di 5 miliardi. Il Mps, però, non è l’unica pecora nera. Soprattutto, non è solo l’Italia a manifestare difficoltà: anche nella Germania dal sistema bancario ritenuto “perfetto”, la Deutsche Bank e Commerzbank figurano tra i CET I peggiori d’Europa. Nel giudizio finale la Banca centrale europea ha dichiarato che «con una sola eccezione (Mps), tutte le banche mostrano livelli del capitale CET I ben al di sopra della soglia del 5,5%» e che i risultati mostrano un sistema bancario europeo «più in grado di assorbire gli shock economici rispetto ai test del 2014».

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Culturalmente

Una specie di felicità di Francesco Carofiglio

“Una specie di felicità” di Francesco Carofiglio racconta la storia di Giulio, quarantenne stereotipato che si può riconoscere in base a caratteristiche ben precise: realizzato dal punto di vista lavorativo ma frustrato nella vita privata. Con un matrimonio alle spalle naufragato prima ancora di salpare, dove forse sono stati i silenzi e la poca voglia di lottare a scrivere la parola fine alla storia d’amore, dove forse Giulio si è dimostrato solo un padre, un padre che sembra aver imparato la paternità da un manuale. Lo capiamo quando dimentica di andare a prendere il figlio a scuola, quando non riesce ad aprire con lui un canale di comunicazione, oppure quando durante il poco tempo che dovrebbero passare insieme, entra in scena un ingombrante silenzio, e tutto ciò che riescono a scambiarsi padre e figlio sono solo poche parole. Le parole sono ancora più poche con la figlia maggiore, quella che li ha spinti a sposarsi in fretta e furia, e che spesso diventa motivo di rammarico durante i litigi tra marito e moglie. Ma i figli lo sanno, lo sentono, quando sono un peso per i genitori. E infatti lei lo sa, lo sente, ed è per questo che sale con lui in macchina e con poca voglia, senza troppi convenevoli, spera che il tempo voli e che a nessuno venga voglia di improvvisare una conversazione su cose che non siano essenzialmente superficiali. Con le cuffiette nelle orecchie e la ribellione nello sguardo, la figlia gli darà filo da torcere, e lui, ancora una volta, si dimostrerà incapace di fronteggiare il crollo. Quando le anime sole si incontrano Ma Giulio sta ancora facendo i conti con la sofferenza per la morte del padre, con le lacrime agli occhi guarda proprio una sua vecchia foto di cui ignorava l’esistenza e forse, in fondo, spera di non finire come lui. Lo spera e si interroga su ciò che accadrà, in un albergo, vicino a lui c’è anche Chiara. Un’anima sola, anche lei, un’anima nera che rifiuta l’amore ma che ne ha bisogno per sopravvivere. Chiara, però, lo vede ancora un futuro per cui lottare. Giulio, invece, non ha più l’opportunità di lottare. La sua occasione l’ha persa ormai, ed è ora di fare i conti con se stessi, quelli più difficili. L’unica cosa che rimane stabile nella sua vita è la sua professione, anche quando incontra il suo vecchio professore dell’università e ne diventa psicoterapeuta per aiutarlo a dimenticare, a fare chiarezza su un torbido passato. L’allievo e il maestro, due volte a settimana e alla stessa ora, dovranno avere a che fare con un duello silenzioso in cui le domande hanno come risposa altre domande, in cui ognuno, nelle domande dell’altro, cercherà di trovare le sue più intime risposte. “Una specie di felicità” di Carofiglio è un libro sulla vita Una specie di felicità (ed. Edizioni Piemme) è un romanzo che riduce lo spazio della narrazione, e si presenta ricco di dialoghi pacati e grigi, in cui il tempo sembra dilatarsi per poi […]

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Culturalmente

Appartenersi di Karim Miské

Noi esseri umani abbiamo bisogno del senso di appartenenza. Perché pensiamo che il contrario di appartenere è perdere. Il contrario di appartenersi è perdersi. Perdersi nella propria interiorità, nella propria casa, nella folla, nelle lunghe e immobili code; perdersi nelle risate, negli abbracci, negli affetti, nella fede. Perdersi non è come appartenersi, e ce lo dice Miské in Appartenersi (ed. Fazi Editore). Appartenersi è una breve autobiografia sul senso di appartenenza, sulla sedentarietà emotiva e mentale Karim Miské si è sempre sentito senza un senso di appartenenza. Sin dalla più tenera età, e forse prima ancora di aprire gli occhi in questo mondo: è un ibrido apolide. Nato da padre mauritano musulmano e madre francese cattolica, Karim si sente sballottato dalle due culture e religioni. Spintonato dalle credenze di una e dell’altra, lui fermo a stento su una linea invisibile che divide i due mondi, sempre in bilico. Il primo mondo, quello occidentale, che si basa un po’ sui soliti luoghi comuni e che chiede al bambino da quale parte vuole stare; il secondo è quello rappresentato dalla nonna africana che gli insegna che si può spingere qualcuno verso una decisione anche senza dover parlare la stessa lingua. Un bambino, poi ragazzino ed infine uomo, che si sente un nero con i bianchi e un bianco con i neri. Società e popoli che, nonostante le insistenze per averlo con loro, non sono pronti ad accoglierlo, ma anzi gli trasmettono sempre e comunque quel sentimento di ripudio. Karim Miské cresce così, quindi, senza sentirsi appartenere a nessuna cultura e a nessuna fede religiosa, in balia delle convinzioni politiche materne, e di conseguenza alle prese anche con una scissione interiore. L’autore parla di sé e di una vita in cui cambiare idea e coalizione, senza mai mettere radici mentali ed emotive, lo abbia riempito più di quanto avrebbe potuto fare un’esistenza sedentaria, solida e con certezze. Le incertezze, infatti, lo hanno reso un lunatico dell’appartenenza facendolo sì soffrire ma anche rendendolo un uomo libero. «Non appartenere e non farsi appartenere alla fine non significano perdersi», dice il libricino di Karim Miské nelle sue poche pagine e nei suoi pochi paragrafi; che non appartenere equivale ad essere liberi. Liberi di essere e di non essere, e che alla fine non è poi un così tanto dubbio amletico. Essere liberi di pensare e di vivere con la visione di un mondo senza segni cardinali e senza colori predefiniti, essere liberi di avere un’anima con la doppia cittadinanza. Essere liberi di vedere il mondo da più prospettive, guardare tutte le sue sfumature ed essere in pace con esso, prima o poi. Appartenersi è un libro che lascia il segno Appartenersi è un libricino che sapevo avrebbe lasciato il segno dentro di me, come lettrice ma anche come persona. Come Miské mi sono sempre sentita scissa e in conflitto con due mondi opposti, due religioni e due culture che non hanno nessun comune denominatore se non la sottoscritta. Una guerra di emozioni perenne, senza il cessate al fuoco, […]

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