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Eroica Fenice

La categoria Cucina & Salute contiene 97 articoli

Cucina & Salute

Spaghetto alla Nerano: la ricetta della cucina partenopea

Tre ingredienti sono alla base dello spaghetto alla Nerano: zucchine, Parmigiano Reggiano e Provolone del Monaco. Questa ricetta semplice ed efficace è una delle più amate pietanze campane. Il piatto dello spaghetto alla Nerano è uno dei piatti tipici della tradizione culinaria partenopea ed è conosciutissimo in tutto il mondo. Si racconta che lo stesso Eduardo De Filippo ne fosse ghiotto e raccomandasse questo piatto ai propri amici. I segreti di una buona esecuzione di questo piatto sono un buon mix di formaggi, una buona frittura delle zucchine e la mantecatura finale. La genuina semplicità di questo piatto è ciò che lo ha reso internazionale. L’origine dello spaghetto alla Nerano: dagli anni Cinquanta al giorno d’oggi Il tipico piatto partenopeo non ha delle origini molto chiare. La sua ricetta è avvolta da diverse leggende, la più accreditata delle quali risale agli anni Cinquanta. Siamo a Nerano, un paese marinaro vicino Sant’Agata dei Due Golfi, sulla costiera amalfitana. In questo periodo una ristoratrice del paese, una certa Maria Grazia, per legare pasta e zucchine usò il Provolone del Monaco. Il formaggio ottenuto dalla lavorazione del latte di vacca di Agerola ha una pasta filante ed è più o meno piccante in base alla stagionatura. Il Provolone del Monaco era l’ultimo ingrediente necessario alla ricetta dello spaghetto alla Nerano. Un piatto tipico della cucina campana: la ricetta dello spaghetto alla Nerano Ingredienti: 400 g di spaghetti 150 g di Provolone del Monaco  700 g di zucchine 5/6 foglie di basilico 30 g di Parmigiano Reggiano Sale fino q.b. Pepe Nero q.b. 1 spicchio d’aglio 500 g circa di olio extravergine d’oliva Per preparare un delizioso spaghetto alla Nerano bisogna iniziare dalle zucchine. Dopo averle lavate e tagliate a rondelle sottili, bisogna scaldare circa 500 grammi di olio extravergine d’oliva in una larga padella. La temperatura ideale per una buona frittura è 170°C. Quando l’olio sarà pronto, bisognerà immergervi le rondelle di zucchine. Un consiglio è di versarle nella padella un po’ alla volta, per evitare di abbassare la temperatura dell’olio. Durante la cottura, le zucchine devono essere condite con del sale e delle foglioline di basilico spezzettate a mano (la lama del coltello la annerisce!). Devono cuocere per due o tre minuti; raggiunta la doratura saranno pronte. Una volta cotte, le zucchine vanno scolate e adagiate su un vassoio rivestito con uno strato di carta assorbente, che servirà a far asciugare l’olio in eccesso. Adesso bisognerà porre sul fuoco una pentola alta colma d’acqua per la cottura degli spaghetti. Durante l’ebollizione dell’acqua, si può iniziare a grattugiare il Provolone del Monaco e il Parmigiano Reggiano con una grattugia a fori larghi. In un tegame largo riscaldiamo circa 30 grammi di olio extravergine d’oliva e aggiungiamo l’aglio per insaporire. Rimosso l’aglio, versiamo le zucchine fritte precedentemente. Aggiungiamo un mestolo di acqua di cottura al tegame e saltiamo le zucchine per non farle asciugare. Dopo qualche istante spegniamo il fuoco. Dopo aver salato l’acqua bollente in pentola, versiamo la pasta. Quest’ultima sarà da scolare al […]

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La frittata di maccheroni, il gusto “leggero” dell’estate

La frittata di maccheroni: il gusto “leggero” dell’estate. Che estate sarebbe senza? Ormai è risaputo. La frittata di maccheroni è un po’ come la Nutella, ma in versione balneare: che estate sarebbe senza? Già risuona l’eco della voce di Tony Tammaro, che rievoca perfettamente uno scenario marittimo in cui proprio lei, la somma  frittata di maccheroni, è pomposamente assisa sul trono di regina dell’estate. Immancabile nelle cucine campane (e non solo!), la frittata di maccheroni troneggia in modo tronfio e regale, sancendo in maniera inequivocabile l’inizio della “staggione”. Nonostante non sia un piatto propriamente light e preveda il sacrificio della frittura, pratica proibita tassativamente in estate sia da Studio Aperto che dai gironi infernali di Dante, il fascino della frittata di maccheroni continua ad inebriare i palati da anni, confermandosi come un grande classico estivo. Un po’ come la versione estiva del panettone, ma senza l’inconveniente dell’uvetta. Come preparare una frittata di maccheroni (quasi) perfetta? Ma come preparare una frittata di maccheroni quasi perfetta? Di quelle che brillano non appena sguainate durante i pranzi luculliani in spiaggia, gli spuntini in riva al lago o in fiume o durante i pic-nic in montagna? Il primo ingrediente è la pazienza: tanta pazienza, che renderà il piatto più appetitoso e gradito agli ospiti, pazienza nel friggere ad agosto e nel mettersi ai fornelli nonostante la temperatura bollente. Il secondo ingrediente è ovviamente la pasta, di tutti i formati, anche se si consiglia di utilizzare gli spaghetti: bisogna, innanzitutto, procedere a cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata, e poi lasciarli riposare in un ampio recipiente con un filo d’olio (in alternativa è possibile utilizzare anche spaghetti avanzati, e mamme e nonne gradiranno l’iniziativa, perché così, si sa, la frittata di maccheroni sarà ancora più buona). Bisogna poi procedere a tagliare la mozzarella e la scamorza in piccoli cubetti, grossolanamente, così la pancetta, il salame e, se si desidera, il prosciutto cotto e altri salumi a piacere. Sarà poi il turno delle uova: si consiglia di sbatterle in una ciotola capiente in modo da integrare i formaggi e i salumi precedentemente tagliati, assieme al sale, al pepe e a un po’ di latte per rendere tutto il composto più morbido e cremoso. Ora è il turno dei fornelli: si consiglia di irrorare una capiente padella con abbondante olio, far riscaldare per bene e tuffarvi gli spaghetti precedentemente messi a riposare. Dopo aver fatto sfrigolare e soffriggere per un po’ gli spaghetti con l’olio bollente, versare in padella il composto con le uova, i salumi e i formaggi, fino a coprire il diametro del disco di spaghetti. Coprire con un coperchio e lasciar gonfiare e dorare la nostra frittata, che cuocerà per una decina di minuti o poco più. C’è chi fa cuocere per un po’ e poi aggiunge il formaggio grattugiato, c’è chi invece sceglie di non metterlo, ma l’importante è seguire il proprio gusto ed essere celeri nel girare la frittata prima che si bruci. Dopo averla girata, bisognerà aspettare che cuocia anche […]

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Vegetariano: come, perché diventarlo e cosa mangiare

“Mi chiedono tutti perché sono vegetariana. Lo fanno ogni volta che rifiuto un hamburger, oppure un antipasto di pesce. Ma quasi nessuno ascolta la risposta.” Sono le parole di una delle dieci persone cui ho voluto rivolgermi prima di raccontare in che cosa consiste il vegetarianismo. Di buon mattino mi sono recata da chi ha deciso di sposare la dieta alimentare vegetariana per conoscere, farmi spiegare, per indagare le loro ragioni più recondite. Sono tornata a casa con il computer brulicante di informazioni e la testa brulicante di idee. Persone con lavori, residenze, caratteri, tagli di capelli diversi, tutte convertite a uno stile di vita che esclude la carne, mi hanno dato la chiave d’accesso a un mondo prima di allora per me inedito ma da sempre attraente. Persone con esistenze tra loro anche incompatibili, tutte ugualmente persuase che ogni giorno, sulle nostre tavole, vengano consumati veri e propri massacri. Una scelta complessa quella di diventare vegetariano, un’etica a volte ardua da sposare, dietro cui si celano storie diverse. Che cosa significa essere vegetariano? Prima di indagare le ragioni di chi abbraccia uno stile di vita vegetariano, sono partita dall’ABC. Con umiltà ho chiesto che mi venissero spiegate le basi, risolti dubbi forse scontati. Cosa mangia un vegetariano? Innanzitutto mi è stato spiegato che per vegetarianismo si intende un insieme di pratiche alimentari accomunate dall’esclusione del consumo di carne di qualsiasi animale. Simili abitudini alimentari vengono generalmente adottate per ragioni etiche, religiose o salutistiche. Del vegetarianismo fa parte il latto-ovo-vegetarianismo che prescrive l’astensione da alimenti derivanti dall’uccisione diretta degli animali ma ammette i prodotti animali indiretti, cioè latte e derivati, uova, miele, alghe. Il latto-vegetarianismo presenta la sola peculiarità, rispetto alla dieta latto-ovo-vegetariana, di escludere il consumo di uova, mentre l’ovo-vegetarianismo, all’opposto, le ammette ma bandisce i latticini. Il veganismo, meno conosciuto come vegetalismo, prevede invece l’inclusione di qualunque alimento di origine vegetale e l’esclusione di alimenti di origine animale (dunque anche di uova, miele e latticini). Infine, il fruttarismo, di cui si sente parlare principalmente in questi anni, si fonda sul consumo di frutta dolce e ortaggi con semi, escludendo qualunque parte della pianta diversa dal frutto. Dunque, tutti questi sottogruppi fanno parte dell’unica voce “vegetarianismo”. Ma com’è che lo si diventa? Domanda più che lecita, cui segue l’ovvia risposta. Eliminando la carne dalla propria dieta. Tuttavia pochi sanno in che cosa consista concretamente la piramide alimentare del vegetariano. E ancora meno sono consci della fase di documentazione, di consultazione e di studio che deve precederla. Forti motivazioni devono essere sottese a una scelta di vita simile. Molti si convertono al vegetarianismo per amore verso gli animali, considerati tutti uguali e tutti di pari dignità rispetto all’essere umano. Altri intraprendono questo cammino alimentare per ragioni ecologiche, in quanto la produzione di carne richiede un uso di 15.000 litri di acqua nonché uno spreco mostruoso di terreni coltivabili. Cibarsi di vegetali equivale a salvaguardare l’ambiente, risparmiare notevoli quantità di acqua, sviluppare uno spirito solidale con le creature della terra. Molti […]

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Mango: tutto sul frutto tropicale che sta spopolando

Il mango, frutto originario dell’India, deriva da un albero sempreverde chiamato Mangifera indica dalla corteccia ruvida e rossastra, che produce foglie dal colore variabile dall’arancione al vinaccia e fiori bianco-rosati raggruppati in pannocchie. La fioritura viene indotta da un riposo prolungato, e lo sviluppo del frutto è un evento estremamente raro. Il frutto del mango può essere distinto in due tipologie peculiari: la filippina-indonesiana detta anche Camboya, caratterizzata dalla forma allungata e dal colore giallo-verde e l’indiana, nota anche come Mulgoba, dal colore più violaceo e la forma più grossa. Un’informazione che molti ignorano è che il mango appartiene alla stessa famiglia di pistacchi e anacardi. Il mango è un frutto esotico dalla polpa particolarmente profumata e dalla buccia gialla, rossa o verde di forma ovale. Oggi è possibile reperire e mangiare mango tutti i giorni sebbene esso venga coltivato nelle zone tropicali. Negli ultimi anni la sua fama è cresciuta proporzionalmente al suo consumo. Pro, contro e curiosità sul mango, frutto tanto amato I benefici del mango risultano numerosi e particolarmente apprezzati anche per il gusto gradevole del frutto e per le svariate modalità con cui è possibile consumarlo (a fette, a cubetti, essiccato, aggiunto a pietanze o a macedonie, sotto forma di salsa, “a cucchiaio”). L’assunzione del mango consente di combattere i rischi cardiovascolari. Esso è un’arma efficace contro il diabete, addirittura può prevenirne la patologia e dare man forte alla lotta contro l’obesità. Gli estratti di mango posseggono benefici antiossidanti e antinfiammatori e aiutano a trattare il dolore neuropatico. Tra le qualità terapeutiche più notevoli di questo frutto colorato e nutriente si deve annoverare indubbiamente la capacità di inibire la mutagenesi delle cellule, quindi ha proprietà antitumorali. La ricchezza di fibre consente di contrastare la stitichezza, mentre la presenza di vitamina C consente la produzione di collagene che ritarda l’invecchiamento della pelle e ne garantisce una maggiore elasticità, una funzione che condivide con il lupeolo. Il discreto contenuto di betacarotene lo rende un frutto particolarmente apprezzato e mangiato in estate per la sua azione stimolante della melatonina. Rafforza il sistema immunitario, stimola le funzioni cerebrali grazie alla presenza di vitamina B6, ed è utile a curare depressione e insonnia. Ancora, esso è utile per contrastare la ritenzione idrica e può essere assunto anche in un regime alimentare ipocalorico come alimento alleato per la perdita di peso corporeo. Un frutto medio apporta circa cento calorie, dunque può essere consumato come spuntino. Si sconsiglia la conservazione in frigo perché alcune delle sue proprietà organolettiche potrebbero disperdersi. Inoltre è possibile mangiarne solo la polpa, dopo aver opportunamente eliminato la buccia. Nonostante le ottime proprietà legate a questo alimento fresco e energizzante, è da sconsigliare a chi è soggetto a irritabilità del colon. Per la sua abbondanza di fibre esso potrebbe essere causa di coliche e diarrea. Inoltre esso può innalzare i livelli di glicemia basale. Tuttavia risulta evidente che i benefici associati al suo consumo superino di gran lunga le controindicazioni appena elencate. Oltre al suo più discreto ma ugualmente utile […]

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Potassio: quali alimenti ne sono ricchi e perché fa così bene

Potassio: in che modo aiuta l’organismo a star bene e a reintegrare i liquidi persi a causa del caldo torrido In estate ci si sente spossati e privi di energie fin dal mattino e spesso integratori alimentari e un frequente e abbondante uso di acqua non bastano a ricaricare l’organismo – soprattutto se si soffre di pressione. Già a colazione si consiglia di fare il pieno di potassio, un minerale fondamentale, da assumersi quotidianamente (anche se già presente nell’organismo in quantità elevate: circa 180 grammi negli adulti) e in quantità sufficienti (se ne raccomanda, per gli individui adulti sani, un livello di assunzione pari a 3,9 g al giorno) anche in stagioni diverse da quelle estive, in quanto il nostro organismo non è in grado di sintetizzarlo. Oligoelemento essenziale, il potassio è implicato in diversi processi fisiologici  quali lo scambio idro-salino a livello cellulare (previene dunque la ritenzione idrica causata dallo squilibrio tra la quantità di potassio nelle cellule e quella del sodio fuori dalle cellule, presente in quantità maggiori e che porta l’organismo a trattenere più acqua per una normale diluizione) e la regolazione della pressione arteriosa. Infatti, secondo un recente studio il potassio è fondamentale per il benessere cardiaco: consumare cibi ricchi di potassio preverrebbe e ridurrebbe la pressione sanguigna nelle persone che soffrono di ipertensione che, oltre a praticare regolare attività fisica e a seguire una dieta priva di alcol e sale, assumendo maggiori quantità di questo minerale vedrebbero un sostanziale miglioramento della propria salute cardiaca. Già appena svegli, debilitati dal caldo delle ore notturne e da un sonno spesso disturbato, assumere alimenti che contengono potassio può costituire un’importante soluzione per affrontare le torride giornate estive, sentendosi rinvigoriti. Infatti il potassio partecipa alla contrazione muscolare (inclusa, come già anticipato, quella del muscolo cardiaco), regolarizzando il cambio intestinale e riducendo e la possibile perdita di tessuto osseo che si verifica durante l’invecchiamento e anche il rischio di calcoli renali. Tuttavia, assumerne in quantità eccessiva – così come la mancanza di potassio – può comportare alcuni rischi proprio per i reni: infatti, in caso di malfunzionamento renale e assumendo alcuni farmaci è possibile andare incontro a ipercalemia, cioè ad un eccesso di potassio nel sangue, che comporta debolezza, rallentamento del battito cardiaco e pericolose aritmie. La regolare e quotidiana dieta fornisce, comunque, adeguate quantità di potassio in quanto tutti gli alimenti (tranne i grassi dei condimenti, lo zucchero e gli alcolici) contengono questo oligoelemento, in particolare gli alimenti di origine vegetale (frutta, verdura, legumi, erbe aromatiche e spezie) e le carni fresche o il pesce (come salmone e merluzzo): pertanto è improbabile presentare carenze di potassio nel sangue. Idee di colazione estiva con cibi ricchi di potassio Iniziare, però, fin dalla prima colazione ad assumere cibi ricchi di potassio è auspicabile soprattutto per affrontare energeticamente la giornata al solleone o in città. Ecco dunque alcune proposte estive di colazione per ricaricare l’organismo: 1 – Colazione “tradizionale”: macedonia di uva ben matura, kiwi e banana (350 mg di potassio ogni 100 gr), succo di […]

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Probiotico e prebiotico: qual è la differenza?

Chi di voi non ha mai sentito parlare di probiotico e prebiotico? Nella nostra era “salutista” dove chi non va dal nutrizionista viene guardato con sospetto, la maggior parte delle persone è ben consapevole dell’importanza nella dieta dei “fermenti lattici”(i probiotici così vengono di solito chiamati dalle persone comuni) ma pochi conoscono la differenza tra probiotici e prebiotici. I probiotici, come dicevamo, vengono volgarmente chiamati “fermenti lattici” ma in realtà tale definizione comprende solo uno dei ceppi dei probiotici, quello dei “batteri lattici” che sono capaci di metabolizzare il lattosio, lo zucchero contenuto nel latte. I probiotici vanno a costituire la flora intestinale (o flora batterica) di ciascun essere umano che rappresenta una sorta di “muro difensivo” presente nella nostra pancia. Spesso questa barriera difensiva viene alterata da infezioni, infiammazioni, stress, cattiva alimentazione e quindi bisogna intervenire per ripristinarla, al fine di rafforzare il sistema immunitario (l’80% del sistema immunitario si trova nel colon). Di conseguenza, i medici consigliano di assumere “fermenti lattici” sotto forma di integratori o di mangiare alimenti che li contengono quali  i cibi fermentati (the kombucha, miso, kefir, tempeh e crauti),  yogurt, formaggi fermentati. Dal punto di vista etimologico, il termine “probiotico” deriva dall’unione della preposizione latina pro (“a favore di”) e dell’aggettivo greco βιωτικός (biotico), derivante a sua volta dal sostantivo βίος (bios, “vita”).   Secondo la definizione ufficiale di FAO e OMS, i probiotici sono “micro-organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite”. (Wikipedia). Ma che benefici danno?  Secondo gli studi di settore e come abbiamo detto in precedenza, esistono vari ceppi di probiotici ciascuno dei quali è più adatto per rispondere ad una problematica specifica: alcuni ceppi danno benefici in termini di funzionalità del sistema immunitario, prevenendo le infezioni; aiutano in caso si soffra di intolleranza al lattosio; favoriscono il riequilibrio intestinale, sia in caso di infiammazioni che in caso di squilibri dovuti all’assunzione di antibiotici o in presenza di infezioni (come nel caso dell’Helicobacter Pylori); sono utili in caso di infezioni urogenitali o in caso di malassorbimento di minerali; ancora, i probiotici aiutano a ristabilire la pressione sanguigna, a ridurre il colesterolo e dulcis in fundo, a ridurre il rischio di cancro al colon. Differenza tra probiotico e prebiotico I prebiotici sono specifiche sostanze presenti nel cibo (si tratta soprattutto di carboidrati, in particolare oligosaccaridi, come l’inulina, considerato il prebiotico di maggiore interesse) che non vengono assorbite dall’organismo ma utilizzate dalla flora intestinale (in particolare costituiscono l’habitat ideale per i lactobatteri), diciamo che rappresentano l’elemento mediante il quale i probiotici hanno bisogno di vivere e proliferare. I prebiotici godono anche di proprietà nutrizionali in caso di diabete, di sindrome metabolica, obesità e allergia. Dove si trovano i prebiotici? Gli alimenti che li contengono sono: la banana, la mela, l’aglio, la cipolla, il cacao, l’orzo, l’avena, il porro, la radice di cicoria, il tarassaco (spesso si usa sotto forma di tisana), asparagi, semi di lino, alghe, la crusca di frumento.  In sintesi, per stare bene in salute, prevenendo l’insorgere di malasseri e infezioni, occorre […]

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Olio di jojoba: proprietà e usi per capelli, viso e non solo

Olio di jojoba, scopriamo insieme come utilizzarlo al meglio! La jojoba è una pianta di natura arbustiva ed è l’unica appartenente alla specie della Simmondsia, presente sotto forma di cespugli nel deserto di Sonora e di Mojave in California, e in Messico. Il termine scientifico è Simmondsia chinensis, attribuito erroneamente dal botanico Johann Link, in seguito fu proposta la correzione in Simmondsia californica, ma non fu accettata per le norme di priorità nella terminologia scientifica. L’etimologia comune del termine deriva, invece, dalla popolazione O’odham (nativi nordamericani, chiamati anche Pima) che utilizzano i semi della pianta per curare le scottature della pelle, e in effetti i semi di jojoba sono utilizzati anche a scopi curativi. Proprietà dell’olio di jojoba L’olio si ottiene con la spremitura dei semi della pianta: il composto ottenuto è simile alla cera, ricco di minerali e vitamine, che lo rendono particolarmente adatto all’utilizzo da parte dell’uomo, in particolare per la pelle e i capelli. Infatti è utilizzato soprattutto come base della crema per il viso, in quanto la sua morbidezza consente di oltrepassare lo strato superficiale del sebo, senza tuttavia lasciare la pelle unta, per mantenere i tessuti giovani e luminosi. È indicato sia per i tipi di pelle secca, in quanto la sua formula riesce ad attenuare lo stiramento del volto e le piccole rughe che si formano agli angoli degli occhi, che per la pelle grassa (mescolandone qualche goccia con l’olio essenziale di limone) perché riduce l’effetto lucido che si forma soprattutto sulla fronte e sul naso.  L’olio di jojoba è utile anche come crema dopo l’esposizione solare, in quanto lascia la pelle morbida e delicata, e affievolisce il rossore causato dalle prime abbronzature. Ottimo, in questo caso, anche per scottature dovute ad un’eccessiva esposizione al sole (da abbinare, magari, allo scrub fatto in casa). Si può applicare anche sui capelli per svariati scopi: ottimo come rimedio contro la forfora, basta aggiungerne qualche goccia dopo lo shampoo e lasciare agire per pochi minuti; ideale come crema per sciogliere i nodi o per pettinare più facilmente i capelli ricci o crespi; o semplicemente può essere utilizzato al posto del comune balsamo per rendere i capelli più setosi e brillanti. Funge anche da prodotto cosmetico: per le donne è una valida alternativa allo struccante, per l’uomo può sostituire il classico dopobarba. Olio di jojoba: scopi curativi L’olio di jojoba è utile anche per scopi curativi: è un ottimo rimedio contro l’acne, la psoriasi, i punti neri e le desquamazioni, in quanto lenisce il fastidio cutaneo e ne attenua la visibilità; è adatto anche in caso di verruche e funghi (può essere usato anche come prevenzione per coloro che praticano sport e sono, dunque, in continuo contatto con piscine o spogliatoi) o per eliminare le screpolature e la secchezza dei talloni; infine è una buona soluzione per affievolire le piccole cicatrici o le smagliature. Insomma l’olio di jojoba presenta una vasta gamma di proprietà benefiche e rimedi naturali e, una volta cominciato ad utilizzare, non se ne può più fare […]

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Bambù: ricette e utilizzi nel mondo della graminacea

Bambù: subito figura nella mente di ognuno un dolce panda avvinghiato a un verdastro  fusto cilindrico di cui gusta famelico le soffici foglie, sua primaria fonte di vita. Eppure questo sempreverde è molto di più e può rivelarsi meno docile di quello che siamo abituati a credere. Appartenente alla famiglia delle Graminacee (come riso, grano, mais …) e alla sottofamiglia Bambusoideae, il bambù prende il proprio nome dalla lingua Malai “Mambu” , poi tradotto in inglese con il comune termine “bamboo”. La maggior parte di queste graminacee nasce in Asia, ma possiamo trovare specie spontanee anche in America, Oceania e Africa. Esistono oltre 500 specie diverse di bambù in tutto il pianeta, la loro fioritura è eterogenea così come sono variegati i colori e le forme. Bambù: utilizzi È stato soprannominato ‘’acciaio vegetale’’ per la sua resistenza che non esclude flessibilità e leggerezza. Nel passato, in Estremo Oriente, il bambù veniva utilizzato per costruire i canali di irrigazione per le piantagioni di riso o per trasportare acqua e gas dai giacimenti fino ai villaggi. In India, il bambù veniva utilizzato per la realizzazione di utensili di uso quotidiano. Oggi, grazie alle tecniche avanzate di cui disponiamo, gli ambiti d’uso si sono ampliati. Non solo il bambù permette l’edilizia sostenibile (interi edifici costruiti tutti rigorosamente in bambù), ma nella fase iniziale della sua crescita la pianta si presta alla realizzazione di pigiami, lenzuola, tende e pannolini (questi ultimi sfruttano la sua caratteristica antibatterica) E non è finita qui! Aggiungiamo che è resistente agli urti, facile da pulire e antipolvere. Semplice immaginare il successo dei gadget in bambù: penne, calcolatrici, agende, ventagli, posacenere. Raffinati, leggeri ed economici. Tuttavia la coltivazione di questa pianta richiede molta cura. Chi decide di decorare il proprio giardino seminando o di utilizzandolo nella costruzione di recinti, deve essere al corrente della sua rapita e invadente crescita, talvolta incontrollabile, e di tutte le possibili conseguenze. Il genere Phyllostachys, che è il più conosciuto e usato in Italia, ha una crescita pari a circa un metro al giorno! Bambù: ricette Questa graminacea entra anche in cucina e non si smentisce. I più amati e usati nella cucina Orientale sono i germogli di bambù che contengono al loro interno la polpa di colore bianco crema. Possono essere mangiati anche crudi come contorno di pesce e carne o come condimento per l’insalata. Se colti in tempo, infatti, mantengono la loro croccantezza e il loro sapore delicato. Ricchi di fibre, vitamine e proteine i germogli ci offrono una vasta gamma di ricette semplici e veloci da cucinare. Super appetitoso è, per esempio, il pollo bambù e mandorle. Gli ingredienti : Petto di pollo: 500 g   Germogli di bambù: 80g   Mandorle spellate: 70g  Zenzero fresco: 15g Cipolle: 50g Olio di semi: 50g Salsa di Soia: 60g Acqua: 20g Farina: qb. Ecco i passi da seguire per prepararlo: Tostare le mandorle in un tegame antiaderente per qualche minuto Tagliare in piccoli pezzi i germogli di bambù Affettare la cipolla, grattigiare lo zenzero e far rosolare in […]

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I fiori di zucchina: il gusto emblematico dell’estate

Fiori di zucchina (o fiori di zucca): un dogma culinario Se c’è un dogma imprescindibile, è che i fiori di zucca non possono mancare sulle tavole estive: il loro gusto delicato, leggero e saporito non ha eguali e li rende amatissimi da grandi e piccini. I bambini sono affascinati dalla loro forma sinuosa e delicata, dal loro aspetto da fiori e dai loro colori sgargianti, giallo e arancione vivo, e li mangiano con gusto e piacere, contravvenendo alla regola secondo cui i bambini non amerebbero particolarmente cibarsi dei prodotti dell’orto. Nulla di più sbagliato, perché i fiori di zucchina sono irresistibili e trovare qualcuno a cui non piacciono è difficile quasi come scovare un ago in un pagliaio. Come potrebbe essere il contrario? Versatili più del classico vestitino nero onnipresente in qualsiasi armadio femminile, i fiori di zucca sono il jolly della cucina. Rispondono egregiamente a tutte le esigenze e sono perfetti in ogni versione, sono un grande classico come la Coppa del Nonno mangiata sul lido in riva al mare quando eravamo bambini, e non c’è casa in estate che non contempli l’omaggio floreale preferito dalle donne in questo periodo: il mazzolin di fiori di zucca. I fiori di zucchina: un jolly della cucina. Versatili e gustosi, possono essere declinati in una miriade di ricette diverse   Ci si può completamente sbizzarrire coi fiori di zucca. La prima declinazione dei fiori di zucca che viene in mente, è quella più peccaminosa e goduriosa, quella legata direttamente a qualche tasto del piacere e alle nostre papille gustative: i fiori di zucca fritti e in pastella. La leggenda narri che leggere “fiori di zucca fritti e in pastella” causi riti di esaltazione collettiva, per via della bontà intrinseca del suddetto piatto, nonché una voglia improvvisa di procurarseli e farne una scorpacciata epica. Si può scegliere di prepararli ripieni (generalmente ripieni di mozzarella e acciughe, oppure ricotta e prosciutto cotto), oppure avvolgerli in pastella e friggerli  senza riempirli; saranno comunque ottimi e capaci di stuzzicare e soddisfare praticamente chiunque. Si consiglia di utilizzare, per la frittura, olio di semi (girasole, mais o arachidi) e di realizzare la pastella con farina, acqua fredda e frizzante e un po’ di sale a piacere, scegliendo con sapienza la consistenza ideale per avvolgere i petali dei nostri fiori di zucca, rendendoli croccanti all’esterno e morbidi e fondenti all’interno. I fiori di zucchina sono perfetti anche nei primi piatti, specie quelli a base di pesce: è il periodo perfetto per coccolarsi con un ottimo piatto di trofie al salmone e ai fiori di zucca, oppure con gamberetti e fiori di zucca o con vongole e fiori di zucca. Si sposano con la pasta, specie quella fresca, per via della loro dolcezza, e possono prestarsi anche ad alcune varianti light. Basta farli bollire in abbondante acqua salata e condirli con un po’ di sale e olio a crudo, dopo averli scolati e raffreddati, oppure possono essere cotti in padella con un po’ d’olio, magari abbinati alle zucchine tagliate […]

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Ricette vegane veloci per l’estate: prepara una prelibata cenetta vegana!

Vuoi stupire i tuoi amici con una cenetta vegana? Ecco a te un menù che prevede 4 ricette vegane veloci e semplici da preparare! Finalmente estate! Sole, mare e… caldo. Nonostante i nostri pronostici di stare sdraiati al sole a rilassarci, la triste realtà è che le lunghe giornate calde non saranno facili da sopportare.  Un rimedio semplice ed efficiente è un piatto fresco e facile che allevii questa fatica.  Ecco perché proponiamo una serie di ricette vegane veloci adatte anche ai meno esperti. Dagli antipasti al dessert, queste piccole ricette salutari saranno il rimedio ideale al caldo e un’ottima scusa per invitare qualche amico per una cene vegana. Ricette vegane veloci, le nostre proposte estive ANTIPASTO – Tartine di pera e formaggio vegetale con frutta secca Iniziamo la nostra cenetta vegana con i colori brillanti di queste tartine che sono belle da vedere e altrettanto buone da mangiare.  Ingredienti:  3 pere 250 grammi di yogurt non dolcificato 2 cucchiai di olio extra vergine di olivia 2 cucchiai di succo di limone 2 cucchiai di pistacchi 2 cucchiai di mirtilli rossi 2 cucchiai di noci 1 cucchiaio di semi di papavero sale e pepe Rivestiamo un colino a maglie fitte con un telo bianco e una garza e versiamoci lo yogurt. Facciamo colare il liquido dello yogurt in una ciotola per un’intera notte ponendo il tutto in frigorifero. La mattina seguente versiamo lo yogurt colato in una ciotola e lo condiamo con l’olio extravergine di oliva, succo di limone, sale e pepe. Il formaggio vegetale è anche aromatizzabile con erba cipollina o prezzemolo. Laviamo le pere e affettiamole in modo tale da ottenere dei dischi. Spalmiamo su ogni fettina un po’ di formaggio vegetale e decoriamo a piacere con la frutta secca da noi scelta – e precedentemente tritata – o con i semi di papavero. Le tartine possono essere conservate in frigo per un giorno. Il formaggio vegetale deve essere consumato in tre giorni. PRIMO PIATTO – Pasta fredda con edamame, pomodorini e olive Tra le varie ricette vegane questo è un piatto perfetto anche da portare a lavoro perché va consumato freddo o tiepido. Ingredienti: 360 grammi di penne integrali 100 grammi di edamame 150 grammi di pomodorini 70 grammi di olive nere 1 zucchina 1 mazzetto di basilico 30 grammi di noci 25 grammi di mandorle 1 spicchio d’aglio Sale e pepe Dopo aver cotto le penne integrali al dente, in una padella scaldiamo un filo d’olio con lo spicchio d’aglio, aggiungiamo gli edamame con un pizzico di sale e pepe e facciamo cuocere per cinque minuti. Per la crema alle zucchine basta frullare o tritare insieme la zucchina tagliata a tronchetti, mandorle, sale, olio e un goccio d’acqua. Il risultato da ottenere è una crema morbida. Laviamo e tagliamo in spicchi i pomodorini, tritiamo grossolanamente con il coltello le noci. Condiamo infine la pasta scolata con crema di zucchine, edamame, pomodorini, olive e noci. Questa pasta si conserva in frigo per due o tre giorni. SECONDO PIATTO – Panino con […]

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