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Eroica Fenice

La categoria Cucina e Salute contiene 209 articoli

Cucina e Salute

Come posso diventare madre anche se sono sterile?

Questa è una delle domande più delicate che una donna può porsi nella vita. Quando il desiderio di essere madre si scontra con la fisiologia, possono nascerne grandi dispiaceri, soprattutto se la propria vocazione alla maternità è sentita in modo profondo. Ci sono in effetti dei sistemi per poter diventare madre anche se la natura sembra non essere dalla nostra parte, e uno di questi è il cosiddetto utero in affitto di cui parliamo in questo articolo. Quando la fisiologia impedisce di avere figli La sterilità femminile, più correttamente definita infertilità nella prima fase, consiste nell’impossibilità di concepire. Affinché via sia una diagnosi in tal senso è necessario che la donna abbia provato per almeno 2 anni a concepire con rapporti regolari nei momenti del ciclo mensile più idonei. Sono diverse le cause di questa condizione che affligge molte donne con conseguenze psicologiche anche pesanti. Si comincia naturalmente dall’infertilità fisiologica al sopraggiungere della menopausa, che in alcune donne però può essere precoce. Vi sono anche cause ormonali o traumatiche, o dovute a malattie o ancora a terapie farmacologiche. Quando però le cause non possono essere determinate e quindi risolte, si parla di sterilità, cioè della totale mancanza della possibilità di concepire. Cos’è l’utero in affitto Quando si vive un conflitto del genere, si sarebbe disposte a tutto pur di poter stringere tra le braccia un bimbo. In questi casi, nel pieno rispetto naturalmente della legge, ci si può rivolgere ad un’agenzia specializzata e ricorrere alla formula definita ‘utero in affitto’, o ‘maternità surrogata’. La tecnica consiste nell’impianto di un embrione nell’utero di un’altra donna fertile, che porta avanti la gravidanza al proprio posto e che non ha però legami di tipo genetico con il bambino che nascerà. Quali accortezze si devono avere in questi casi Benché sia possibile avere un bambino grazie alla gravidanza portata avanti da un’altra donna, nella quale viene impiantato l’embrione della mamma in attesa fecondato dal padre, ci sono delle accortezze molto importanti che tutelano tutte le parti, compreso il bambino. In primo luogo ci si deve rivolgere solo ad agenzie specializzate e autorizzate, in cui operino dei legali preparati e sensibili, in virtù del fatto che in Italia questa pratica è vietata. In secondo luogo si deve scegliere il Paese estero che meglio risponde alle proprie necessità e adeguarsi alle leggi vigenti per non perdere

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Alice Cerea, come un pesce appena pescato, vivere con l’epilessia

Alice Cerea ci racconta la sua esperienza: vivere con l’epilessia “Hai presente i pesci appena pescati? È così che mi sento ogni volta che ho un attacco epilettico. Quando devo spiegare il mio tipo di epilessia uso sempre questa frase, perché mi pare sia quella più calzante. La butto sempre sul ridere, perché un pesce appena pescato è frastornato, si dimena di continuo, e credo non sappia nemmeno più chi è, almeno questo è quello che succede a me, ogni qual volta mi riprendo dalla crisi non ricordo neppure il mio nome”. Ecco l’epilessia nelle parole di una persona che la affronta ogni giorno. La storia di Alice Cerea accomuna molte persone, qualcuno conosce già il nome della sua patologia, qualcun altro ne è ancora all’oscuro. Qui la storia della ragazza bergamasca, Alice Cerea, classe 1994, CEO dell’agenzia pubblicitaria Sognatori Digitali e fondatrice del magazine di bellezza Glamstyler. Non è facile immedesimarsi, ma esemplificare una situazione di questo tipo è semplice. Immaginate di essere in piedi a svolgere le faccende di casa, siete lì ad abbracciare vostra madre, a tirare la palla al vostro cane, siete in piedi sulle vostre gambe a ballare la vostra canzone preferita, siete con le spalle contro il muro a guardare il cielo prossimo alla pioggia, e poi succede, di colpo cadete a terra, le vostre braccia, le vostre gambe, si dimenano senza una precisa destinazione o ragione, le persone che vi sono attorno non sanno cosa fare, immaginano il peggio, chiamano a gran voce i soccorsi. Tutto del vostro corpo si muove senza logica. Persino la vostra bocca fa cose strane, i vostri denti prendono a morsi qualsiasi cosa si pari dinanzi, la vostra lingua viene mordicchiata ferocemente dai denti, fino a sentire qualche lembo di pelle spezzarsi. D’un tratto, come se foste un pesce appena pescato in un retino, vi rassegnate alla vostra condizione, smettete di dimenarvi, e il vostro corpo segue la rassegnazione stantia della mente. Quando vi risvegliate la vostra mente è come pressata contro un vetro, i ricordi sono frammentati, il cervello sembra come essere forato, le informazioni sfuggono al ricordo, per le prossime 12 ore le cose più banali della vostra vita sembrano grossi punti di domanda. Quando la vostra testa e il vostro corpo sembrano tornare in asse, toccherà alla vostra lingua fare i conti con gli attimi di quella crisi. La cicatrizzazione sarà feroce, ma necessaria, il corpo sembra ristagnarsi nella sua condizione originale. Che cos’è l’epilessia e quanti tipi esistono? Partiamo dal principio, definendo l’epilessia come un disturbo cronico cerebrale caratterizzato da crisi epilettiche ricorrenti spontanee. L’epilessia, è spesso considerata idiopatica, ovvero senza una causa apparente, tuttavia in alcuni tipi di malattia epilettica possono esserci particolari stimoli scatenanti. Nell’epilessia sintomatica, le crisi epilettiche sono scatenate, infatti, da una causa nota, come ictus o altre malattie. In tale caso c’è una forte insorgenza in bambini e anziani. L’epilessia criptogenica è quella alla cui base c’è un fattore scatenante, ma ad oggi le cause sono sconosciute. Le crisi […]

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Le 10 bevande più consumate al mondo

Le 10 bevande più consumate al mondo. Prima di analizzare tutte le diverse bevande consumate nel mondo, bisogna sottolineare quanto sia importante bere acqua naturale o effervescente naturale che non fa parte di nessun elenco perché é una bevanda di assoluta priorità per recuperare le energie, per mantenere gli organi idratati, per allenarsi meglio, per prevenire il mal di testa e per una pelle radiosa. Le 10 bevande più consumate al mondo – L’elenco  Bevande rinfrescanti, bevande calde e riposanti, bevande energetiche e bevande piacevoli. Ci sono tantissime bevande nel mondo. Tè e tisane, caffè, birra, energy drinks, vodka, vino, Coca Cola, latte, succo d’ arancia e sidro sono le più comuni e le più apprezzate. 1. Il tè  Al primo posto, per l’incredulità di molti, la bevanda più bevuta al mondo é il tè. È una bevanda aromatica comunemente preparata versando acqua bollente sulle foglie di diversi estratti vegetali, tra cui la Camellia Sinesis.  Nel corso degli anni la cultura del tè si é incrementata esponenzialmente non soltanto in Inghilterra, ma anche in numerose nazioni. Si contano centinaia di tipologie differenti di tè come il tè nero (in Cina chiamato “tè rosso“) il tè verde, il tè bianco, il tè giallo. Altro esempio é il tè Darjeeling, mentre i tè verdi cinesi hanno un sapore amaro e astringente. Ci sono le tisane a base di Guaranà e Yerba forte. Molto utilizzati sono gli infusi a base di Damiana e Ginseng. Come tisana tonificante viene spesso consumata il Roiboos, o tè rosso africano rigenerante e con assenza di caffeina e tannino.  2. Il caffè Per la gioia degli appassionati si posiziona al secondo posto tra le bevande più consumate al mondo, in particolar modo in Italia, Francia, Nord America e America Latina. Ci sono migliaia di tipologie di caffè. Viene consumato da oltre l’85% degli adulti secondo il sondaggio della National Coffee Association. La città di Napoli é la patria del caffè, quello antico e ristretto preparato con la Moka, super apprezzato dalla maggior parte degli abitanti del Sud Italia, ma ne esistono diverse varianti. Dal long back coffee americano al caffè ginseng di origine asiatica utilizzato da oltre 10 anni. 3. La Birra Al terzo posto troviamo la birra, una delle prime e più antiche bevande alcoliche. Fresca e dissetante è tra le più amate, abbinata soprattutto a pietanze salate come pizze e fritture. In autunno é la bevanda protagonista di una delle fiere più conosciute al mondo: l’Oktoberfest, un festival popolare che si tiene ogni anno a Monaco, in Germania. 4. Energy Drinks Al quarto posto troviamo gli Energy Drinks che contengono caffeina. Sono bevande con fonte di energia utile sia a livello fisico che mentale. La bevande energetiche contengono dolcificanti ed aromi artificiali e sono bevute soprattutto tra i teenagers e gli amanti di tutti i tipi di sport ,come risposta al termine di ogni partita o allenamento. 5. La Vodka Al quinto posto si classifica la Vodka, una bevanda alcolica di origine russa usata durante le occasioni di festa, bevuta soprattutto […]

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Silvia Botticelli, la ragazza nata senza mani, star sui social, che ad oggi combatte per i diversi

  Da piccola era chiamata “granchio”, per tutti era solo la ragazza “senza mani”, colei che non avrebbe combinato niente di buono nella vita. Eppure Silvia Botticelli, umbra, classe 1994’ è ad oggi una “dei diversamente influencer” più amati dal web. Ciò che esisteva della ragazza insicura, dalle mani costantemente in tasca, oggi è stato sostituito da una sicurezza fuori dal comune, da una biondissima chioma e una spiccata ironia, caratteristica che rende Silvia Botticelli l’emblema della positività. Ecco la storia della giovane umbra nata senza mani che su Tiktok, sotto la richiesta dei followers o solo dei curiosi, mostra com’è vivere senza mani: pettinarsi, mangiare, scrivere, e ogni gesto che scandisce lo scorrere di una giornata abitudinaria. Questa è la storia di Silvia Botticelli, con all’attivo su Tiktok 176,3K followers. Cosa sono le malformazioni congenite? La prima cosa che affligge una coppia che desidera avere un figlio, è che lui o lei venga al mondo sana/o. Eppure ciò non sempre accade, ogni anno, nascono infatti, circa 8 milioni di bambini con un difetto congenito, 54.000 precisamente in Italia. Esse sono malattie rare, e non sempre la medicina odierna, riesce a stabilirne le cause. Le malformazioni congenite, possono avvenire sia in fase di concepimento che in quella di gravidanza. Possono essere diagnosticate immediatamente, dopo la venuta al mondo del nascituro, o solo in seguito al suo sviluppo. Sostanzialmente una malformazione si riferisce all’errato sviluppo del soggetto. Spesso, la situazione è presa sotto gamba, ma è più grave di quanto si pensi, basti pensare che le malformazioni congenite determinano il 25% della natimortalità e il 45% della mortalità perinatale. Le malformazioni possono ricondursi a tre macro cause: -genico cromosomiche; -fattori esogeni, quindi esterni all’organismo del soggetto; -fattori concomitanti. Tra le malformazioni più comuni ritroviamo l’anencefalia, le cardiopatie, l’errato sviluppo di parti corporee, o la diffusissima sindrome di down. Tuttavia, le malformazioni genetiche sono prodotte in buona parte da cause ambientali, è fondamentale, infatti, ciò che respiriamo e mangiamo. Oltre al fatto che durante la gravidanza occorre far attenzione a ciò che si fa: evitare l’alcool, le sostanze stupefacenti e molto altro. C’è da sottolineare che la linea del giusto comportamento, non deve essere seguita solo dalla donna che porterà avanti la gravidanza, ma anche dal suo partner. La storia di Silvia Botticelli, la ragazza nata senza mani Se dovessi raccontare chi sono, credo che partirei da una cosa: sono una ragazza cresciuta in campagna in un ambiente familiare sereno. Il mio mondo era composto dai miei genitori, dai nonni, dai cugini, e ovviamente dalla natura. Non ho mai pensato di diventare un’influencer, e soprattutto non grazie al fatto che sono nata senza mani. È successo tutto per caso, non ho una vita particolarmente frenetica, basti pensare che in tutti questi anni sono stata solo in Grecia e a Londra, oltre ovviamente nel posto in cui vivo. Sono una ragazza semplice, mi piacciono le lunghe passeggiate, stare in famiglia, giocare con i miei cani, ed ovviamente, oggi, essere da supporto a chi […]

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Vivere con la sindrome di Tourette, quando il burattinaio muove i fili al posto tuo

La sindrome di Tourette nelle parole di chi ci convive tutti i giorni Immaginate di essere a tavola con i vostri genitori, di mangiare il solito pollo arrosto, di bere la solita acqua incolore. In tv danno lo stesso film di sempre, vostro fratello vi prende in giro e voi state per mandare giù il terzo boccone della serata ridendo di gusto. D’un tratto il vostro braccio prende vita propria, la mano sbatte contro il tavolo battendo uno, due, tre colpi in sequenza. La bocca inizia a muoversi senza preavviso, le frasi che sentite urtare l’aria non sono state il frutto di una vostra scelta ma l’inizio di un copione scritto da un burattinaio. Movimenti e parole si mescolano senza che voi possiate fare nulla, poi il corpo si affloscia e torna vostro. Questo è quello che è successo a Daniela Giannoni, in arte Ashley, su Instagram: pl4ntmom_. Ecco la storia della ragazza genovese affetta da sindrome di Tourette, i cui fili della sua vita sembrano essere mossi da un burattinaio che non conosce. Cos’è la Sindrome di Tourette La sindrome di Gilles de la Tourette è un disturbo del neurosviluppo che causa essenzialmente tic motori e fonici involontari. Esso insorge durante l’infanzia o l’adolescenza ma può anche essere scatenato da momenti traumatici specifici. I tic scaturiti dalla sindrome sono del tutto involontari e di difficile controllo e non hanno alcuno scopo specifico. Talvolta, gli scatti che avvengono durante l’infanzia potrebbero essere scambiati come le prime avvisaglie di tale sindrome ma questi ultimi sono di tutt’altro genere. I tic della sindrome di Tourette, infatti, sono gesti o parole ripetuti in maniera convulsiva in diversi momenti della giornata. Nella maggior parte delle casistiche, si attenuano col passaggio dall’età infantile/adolescenziale a quell’adulta. Tutt’altra storia la questione della sindrome che scompare in età adulta perchè, di fatto, essa potrebbe perdurare per sempre. Essa è più comune di quanto si pensi: basti pensare che essa si manifesta in un bambino su 162, spesso di sesso maschile. Tuttavia, ad oggi, sono molti i casi non diagnosticati.  Quali sono le cause? Non è possibile ad oggi ricondurre la causa della sindrome di Tourette ad un solo evento, tuttavia, essa sembra sia legata a fattori genetici, neurologici e ambientali. Per quanto riguarda i fattori genetici, infatti, sembra che molti pazienti affetti da Tourette abbiano almeno una persona in famiglia con la medesima sindrome. Sono molti gli studiosi a pensare che sia un gene la causa scatenante ma ad oggi tale ipotesi non ha risvolti scientifici rilevanti. Per quanto riguarda i fattori neurologici, pare si tratti di disfunzioni celebrali. In particolare, si è fatta attenzione ad una sostanza, chiamata dopamina. C’è da ricordare che la dopamina, sostanza di neurotrasmissione presente nel cervello, si occupa di numerose funzioni, tra cui l’azione sul comportamento, sul movimento, sul sonno e sull’umore. Le disfunzioni celebrali riguardano il sistema dopaminergico, le aree limbiche, i gangli della base e la corteccia prefrontale all’interno del cervello. I fattori ambientali, infine, sottolineano di come la Tourette sia […]

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Mal di schiena: quali cause? I rimedi per alleviare il dolore

Le cause che possono indurre il mal di schiena possono essere davvero tante. Non a caso, secondo recenti studi, il mal di schiena è un disturbo talmente diffuso che risulta essere la terza causa di assenza dal lavoro. Ne soffrono circa il 25% dei lavoratori e negli individui con più di 50 anni la percentuale di chi ha dolori alla schiena si alza molto, oscillando tra il 60 e l’80%. Si tratta di un problema piuttosto comune che spesso può essere risolto semplicemente ricorrendo ad una gamma di prodotti antinfiammatori per dolori alla schiena.   Le possibili cause Il mal di schiena, come detto, può avere matrici diverse. Può essere generato ad esempio da un trauma a seguito di un infortunio o un movimento sbagliato. In questo caso è semplice individuare la causa perché il paziente si accorge del momento in cui succede. In questi casi il dolore è molto intenso e localizzato, si sentono delle fitte alla schiena e si ha difficoltà a stare seduti o in piedi (posizioni in carico).   Diverso invece è il mal di schiena cronico che limita molto il paziente nella vita di tutti giorni e influisce negativamente sul suo umore. Un mal di schiena cronico può derivare da abitudini posturali scorrette al lavoro, a casa o in macchina, se si guida tanto; la sedentarietà, perché viene meno l’elasticità della colonna. Anche l’attività sportiva svolta male, perché si carica in modo sbagliato la colonna vertebrale.   Esistono però anche cause viscerali come la frequente colite, o il colon irritabile. Ricordiamo che l’intestino è avvolto dal peritoneo, il quale ha rapporti con la colonna vertebrale.   Anche la predisposizione purtroppo è una causa di dolore alla schiena. C’è chi è più propenso “all’usura” delle vertebre o dei dischi intervertebrali. Senza dimenticare le patologie che influiscono sulla schiena come l’ernia del disco. L’ernia discale si ha quando la porzione più esterna del disco (anello fibroso o anulus) compreso tra due vertebre si fessura e ne fuoriesce del materiale discale (nucleo polposo). Se questo materiale comprime dei nervi, oltre al forte dolore si possono avere altri sintomi come il formicolio o sintomi più gravi. In alcuni casi si può arrivare al temuto deficit di forza (“paresi periferica”) di un movimento specifico. Ad esempio, l’impossibilità di camminare sulle punte dei piedi oppure sui talloni.   I rimedi I rimedi, come le cause, possono essere diversi. Se il dolore è tutto sommato sopportabile si possono utilizzare prodotti antinfiammatori, mentre se il dolore fosse molto acuto potrebbero essere necessarie terapie strumentali come la Laserterapia o la Tecarterapia che aiutano a ridurre l’infiammazione e il dolore. Per l’ernia del disco si può ricorrere all’Ozonoterapia che spesso da buoni risultati dopo 3-4 settimane. Superata la fase acuta diventano fondamentali una idonea terapia manuale e/o un trattamento osteopatico, per migliorare le contratture muscolari ed i rapporti articolari. La terza e altrettanto importante fase è quella del rinforzo muscolare, con esercizi per il mal di schiena specifici e guidati dal fisioterapista.

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La Pastiera: la bontà ed il gusto della variante ischitana

La Pastiera, dolce tipico napoletano, tra i più apprezzati non solo in Campania, è stata riconosciuta come “Prodotto Agroalimentare Tradizionale”. Così come per ogni dolce, ne esistono molte varianti, ognuna con caratteristiche organolettiche diverse, in grado di catturare anche i palati più sopraffini. Rispetto alla ricetta napoletana, probabilmente in molti avranno assaggiato o sentito citare la variante ischitana, diversa da quella tradizionale. Pastiera ischitana e Pastiera napoletana: quali sono le differenze Gli ingredienti propri della ricetta tradizionale sono: la frolla, lo strutto (che spesso viene sostituito dal burro, soprattutto da chi sceglie una dieta vegetariana) e la crema col grano. Per quanto riguarda questo ingrediente, è stato attestato che storicamente veniva preparato esclusivamente in casa, quindi con tempi di ammollo e cottura molto lunghi. Etimologicamente, sembrerebbe che il nome ‘Pastiera’, derivi molto probabilmente dall’abitudine che un tempo prevedeva l’utilizzo della pasta cotta al posto del grano. Ad Ischia, conversando con le donne di un tempo, si scopre che in realtà non esiste una vera e propria ricetta standard, ma che ogni famiglia realizza la pastiera rifacendosi a vecchie tradizioni tramandate da generazioni.  Ed è così che ad ogni cucchiaio di grano si associa una buona dose di fantasia, storia e passione e anche qualche segreto, uniti a dolci ricordi.  La ricetta della Pastiera ischitana prevede una preparazione molto lunga, nella quale si annovera tra gli ingredienti, la crema pasticciera, aromatizzata con bucce d’arancia o di limone. Come abbiamo detto, il ripieno tradizionale napoletano, non prevede la crema pasticciera, ma, aggiungendola si otterrà un composto più omogeneo e ricco di sapore. Oltre alla realizzazione della crema pasticciera, che in tanti frullano per evitare grumi (soprattutto perché la consistenza del grano non piace a tutti) esistono alcuni alcuni accorgimenti sui quali ancora si dibatte. Qualcuno spennella sulla superficie della pastiera, il tuorlo dell’uovo, per renderla più lucida. Ad Ischia, così come dolcemente raccontano le tante persone che vivono sull’isola verde, questa tradizione è considerata una vera e propria eresia. Non si aggiunge né uovo, né zucchero a velo, e nemmeno la cannella, soprattutto perché in questo caso il dolce tipico pasquale rischierebbe di scurirsi e presentare un brutto aspetto. Sull’isola d’Ischia, e ovviamente in Campania, così come nel resto dell’Italia meridionale, mangiare è un momento importante, che va oltre la semplice necessità di nutrirsi. Indipendentemente dal culto religioso che si abbraccia, la Pastiera è un dolce che rappresenta una vera e propria “istituzione culinaria”. Il grano, le uova, la ricotta, la pasta frolla, le essenze, sono tutti elementi che s’intrecciano tra loro, creando un mix perfetto di storia, cultura e tradizione. Storia e tradizione in un dolce amato da tutti Storicamente, è noto che la ricetta originale della tradizione napoletana, prevede che la Pastiera sia nata in un convento, a San Gregorio Armeno: tutto grazie a una suora che, nel Settecento pensò di abbinare gli ingredienti simbolo della Pasqua cristiana alla ricotta e ad altri ingredienti da poco arrivati dall’Oriente, come la cannella. Inoltre, si narra che la Pastiera fece sorridere Maria Teresa […]

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Basi neurali nel processo creativo: quando la cognizione incontra l’emozione

Quando pensiamo alla creatività nella nostra mente visualizziamo i nomi di diversi personaggi che con il loro “genio” sono passati alla storia. Einstein, Picasso, Bill Gates, John Lennon e potremmo continuare ancora per molto. Perché questi personaggi hanno lasciato un segno rispetto ad un comune mortale? William James nel 1890 definì la creatività una transizione da un’idea all’altra, un’inedita combinazione di elementi, un’acuta capacità associativa e analogica, una vera rivoluzione che segna il passaggio da un pensiero più lineare e schematico, ad uno maggiormente basato sulla sintesi, una rinnovata percezione che prende le distanze dal comune pensare. Il concetto di creatività è stato declinato in diversi modi nel corso del tempo, ma sostanzialmente il suo significato è rimasto invariato. Dalla lampadina di Einstein passando alla genialità a cui vengono associate personalità sregolate, disagiate, con problematiche di disadattamento e ritiro sociale, tossicodipendenza, sino a seri problemi di natura strettamente psichiatrica come la schizofrenia. Guilford definisce gli aspetti secondo i quali si distingue un pensiero creativo che vanno dalla fluidità, la capacità di produrre molte idee, alla flessibilità di cambiare strategia ogniqualvolta la situazione- problema dovesse richiederlo, l’originalità nel trovare risposte uniche, insolite e particolari, l’elaborazione che consiste nel perseguire una strada ideativa con ricchezza di particolari senza lasciare nulla al caso sino alla sensibilità ai problemi che si traduce nel selezionare alcune idee e organizzarle in forme nuove. Molti autori sono dunque arrivati alla conclusione che la creatività non è un evento singolo bensì un processo interattivo tra elementi cognitivi e emotivi. L’atto creativo contiene una componente di tipo cognitivo-esplorativa e una generativa. E’ come se dinanzi a sé la mente creativa passasse in rassegna una serie di modelli mentali come potenziali soluzioni al problema che le si presentano e nella fase esplorativa vengono valutate le diverse opzioni per poi essere selezionata quella migliore. Alcuni studi sui meccanismi neurali della creatività hanno esaminato il ruolo dell’ asimmetria emisferica (Martindale, 1999). Originariamente la creatività era considerata una funzione dell’emisfero destro, l’idea principale che i creativi utilizzassero soprattutto l’emisfero destro, mentre le persone razionali, meno creative l’emisfero sinistro. Tale teoria appare oggi semplicistica, a fronte della complessità del cervello. Studi recenti considerano la non esistenza definita di una lateralizzazione emisferica per la creatività e l’esistenza di diverse aree cerebrali attivate a seconda della natura del processo creativo in atto. Quando gli esseri umani sono impegnati con qualsiasi tipo di processo creativo, un gran numero di regioni del cervello quindi si attiverebbe. Le stesse regioni cerebrali sono quelle che si attivano anche in molti processi cognitivi cosiddetti “ordinari” (memoria, attenzione, controllo) pertanto, questi studi suggeriscono come la creatività possa essere considerata il prodotto di diverse interazioni tra cognizione ed emozione. Da quanto emerso dalla letteratura, sembra non esserci un accordo unanime tra i ricercatori su quali siano le precise aree cerebrali coinvolte nel processo creativo. Rimane abbastanza chiaro, tuttavia, il coinvolgimento della corteccia prefrontale, nonostante non si sia effettivamente ancora chiarita la misura di tale coinvolgimento. La conclusione è che il pensiero divergente non […]

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L’importanza del bere acqua per una buona idratazione

Perché è importante bere tanta acqua? La Dott.ssa Martina Chiurazzi, biologa nutrizionista e PhD Student in Terapie Avanzate Biomediche e chirurgiche presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” spiega quali sono i benefici di una ricca idratazione L’acqua è considerata una componente importante del corpo umano (circa il 60% del nostro corpo è composto da acqua) ed è coinvolta in numerosissimi importanti attività fisiologiche.  L’assunzione e l’eliminazione di acqua dal corpo umano sono in un equilibrio dinamico: un’assunzione insufficiente di acqua, infatti, influenza lo stato di idratazione del corpo umano che, a sua volta, influisce negativamente sullo stato di salute. Per questa ragione, è fondamentale prestare attenzione a ciò che beviamo per assicurarci di soddisfare il nostro fabbisogno giornaliero di acqua. Non farlo potrebbe avere effetti negativi sulla nostra salute. Biomarcatori dell’urina e del plasma sanguigno oppure un esame bioimpedenziometrico sono in grado di valutare lo stato di idratazione del corpo. In risposta alla disidratazione, l’uomo sviluppa la sensazione di sete,  fondamentale per la sopravvivenza in quanto motiva il bere, con successiva correzione del deficit di liquidi. Secondo i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti (LARN) in Italia, l’assunzione adeguata per un uomo adulto (>18 anni) dovrebbe essere di  2500 ml/die  mentre per una donna adulta (>18 anni) 2000 ml/die di acqua. I LARN variano a seconda delle fasi della vita e del sesso, quindi è importante prendere sempre come riferimento le tabelle dei LARN per valutare l’assunzione raccomandata e il Livello massimo tollerabile di assunzione. Le fonti idriche possono essere di 3 tipi: –l’acqua che introduciamo bevendo, –quella che introduciamo con gli alimenti e -quella che produciamo come risultato dell’ossidazione di macronutrienti. Spesso però introduciamo liquidi non per dissetarci, ma attraverso bevande consumate per puro piacere (caffè,  alcol o bevande zuccherate) e soprattutto perché aiutano l’interazione sociale. Il consumo di queste bevande può essere vantaggioso perché permette di sostituire le perdite d’acqua prima che si verifichi una disidratazione che induce lo stimolo della sete ma allo stesso tempo comporta alcuni svantaggi in quanto bere liquidi diversi dall’acqua può contribuire a un apporto di nutrienti calorici superiore al fabbisogno. Inoltre, il consumo di alcol in alcune persone può provocare dipendenza con conseguenti problematiche di salute. Per questo motivo il mio consiglio è quello di preferire acqua naturale o minerale limitando invece tutte le altre bevande. Inoltre, poiché capita spesso di dimenticarsi di bere se assorbiti da un impegno, suggerisco di impostare un promemoria che vi aiuti a ricordare di bere e a monitorare la quantità di acqua ingerita, soprattutto se si ha uno stile di vita attivo e si pratica regolarmente sport. Alcuni studi che hanno confrontato le risposte di sete e l’ingestione di liquidi tra le persone anziane e i giovani hanno rivelato che, in seguito alla mancanza di acqua, le persone anziane hanno meno sete e bevono meno liquidi rispetto ai giovani e sembra che la diminuzione del consumo di liquidi sia principalmente dovuto ad una diminuzione della sete poiché il rapporto tra sete e assunzione di […]

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Hygge e i sinonimi di benessere e relax

«Che cos’è la felicità? Una casa con dentro le persone che ami». Amy Bretley Hygge è un sostantivo danese, ma usato anche nella lingua norvegese, che indica un concetto legato ad un’atmosfera o una sensazione connesse al senso di accoglienza, di benessere fisico e psichico e quindi di comodità e relax. Questa parola, dall’etimologia connessa al germanico hyggja (letteralmente sentirsi soddisfatti), al norvegese hugge (abbracciarsi, in inglese hug) o al norreno hygga (consolare), sembra sia apparsa solo nel XIX secolo nella lingua danese e da essa è derivato anche un verbo (omografo del sostantivo) e l’aggettivo hyggeligt. Data la difficoltà di esprimere in altre lingue significati connessi alla cultura nordica, si è cercato nell’inglese hominess e nel tedesco Gemütlichkeit un corrispettivo di questa parola inserita nell’Oxford Dictionary fra le nuove parole del 2016. La ricerca dell’hygge è da connettersi al bisogno dei popoli nordici di creare un ambiente accogliente, familiare, comodo, caratterizzato dal calore intimo delle abitazioni in una situazione di scarsa luminosità e pungente freddo. Una delle caratteristiche dell’hygge è proprio la luce, infatti. Il senso profondo di comunità, di aggregazione e di coesione e il soddisfacimento dei bisogni primari hanno poi spinto i nord europei a dedicarsi alla propria personale condizione di benessere. Le sensazioni create da ambienti hyggeligt portano ad una situazione di felicità semplice, costruita quotidianamente e gradualmente nella propria casa, secondo elemento fondamentale di questa “filosofia” di vita. Si tratta quindi di un piccolo nido le cui porte sono sempre aperte per gli amici con cui stare insieme (sì, è questa la terza componente dell’hygge). Anche in estate, fra falò in spiaggia, festival di strada, mercatini delle pulci e pic nic nel bosco. Hygge: cosa ci fa stare bene? Quali sono i fattori irrinunciabili della quotidianità e della felicità di ciascuno? A queste domande risponde un decalogo da noi rielaborato di questa pratica da perseguire quotidianamente: 1-2-3. Luci e atmosfera, Desiderio di comfort, Senso di sicurezza Le luci da preferire per ricreare un senso di comfort zone sono quelle con una luminosità bassa e calda, magari regalate da abatjour posizionate in più punti della stanza o da candele non intensamente profumate (scegliete sentori di rosa, lavanda, vaniglia, melissa, sandalo) o, se ne avete in salotto, da un camino. Sedetevi su una comoda poltrona per dormire, leggere un libro di viaggi, ascoltare musica rilassante e con i suoni della natura: mettete in pausa i pensieri e le preoccupazioni. Oppure fate un bagno caldo o, ancora, uscite a fare un giro in bicicletta, soprattutto se avete montato un cestino in vimini sul manubrio e dovete comprare il pane di segale. 4-5-6. Stare insieme, Accoglienza di quello che si ha, Armonia Dopo aver spento dispositivi e “silenziato i rumori”, godetevi una chiacchierata con i familiari, con gli amici, giocate con i Lego oppure coccolate il vostro animaletto domestico, magari preparando per voi stessi o per loro comfort food da assaggiare insieme. Ricreare un ambiente in cui tutti si sentono a proprio agio, azzera anche le preoccupazioni e le ansie da stress […]

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