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Eroica Fenice

La categoria Cucina e Salute contiene 132 articoli

Cucina e Salute

Cucina tunisina: le 5 ricette da sperimentare

La cucina tunisina, uno dei must del momento in ambito gastronomico, è caratterizzata dall’impossibilità di categorizzarla: tripudio di sapori diversissimi tra di loro, la cucina tunisina è il prodotto di tutte le dominazioni e influenze esercitate da altri popoli nella regione della Tunisia. Sapori riconducibili alla cucina turca, a quella araba, a quella andalusa e a quella italiana conoscono nuova vita nelle ricette che la tradizione tunisina mette a tavola. La peculiarità di tale cucina è proprio quella di saper valorizzare e assemblare in maniera originale sapori e pietanze di altre culture. Prodotti tipicamente mediterranei come olio d’oliva e pomodori sono il cuore di questa cucina saporita e fortemente speziata: si propongono le 5 ricette più famose e gustose che chiunque vorrà sperimentare! 1.Brik Quando si dice che la semplicità paga, ci si riferisce propri al Brik tunisino. Cucinato spesso per ottenere un veloce e sfizioso antipasto, il Brik è una frittella costituita da una sfoglia sottile, che dovrà essere fritta fino a diventare dorata, e poi farcita con un composto costituito da tonno, patate, uova, il tutto condito da sale, pepe e prezzemolo. Le patate andranno lessate prima di essere unite agli altri ingredienti che andranno a riempire il composto. Si consiglia di servirlo caldo e croccante, per un colpo di fulmine assicurato! 2.Lablabi Appartenenti a quello che possiamo etichettare come “street food” tunisino, il lablabi è una zuppa che si annovera tra i pezzi forti della cucina popolare della Tunisia. Molto amata da lavoratori, studenti e da chiunque abbia voglia di assaggiare qualcosa di caldo, saporito e familiare senza spendere molto. Si serve direttamente da un pentolone fumante, cui è abitudine avvicinare una scodella già riempita di pane, affinché la zuppa ne ricopra e insaporisca per bene i tocchetti. Composta da ceci, limone e harissa (salsa tipica della Tunisia), è cotta a fuoco lento ed è uno dei piatti tipici più economici e più gustosi della cucina tunisina, da consumare tradizionalmente in piedi e per strada. 3.Keftas Che cucina sarebbe quella tunisina, senza le tradizionali e amatissime polpette? Amate in tutto il mondo, le keftas sono delle saporitissime polpette di carne macinata e patate: le patate vengono sbucciate e fatte bollire, mentre la carne viene cotta a parte e poi unita alle patate opportunamente schiacciate. In seguito, aggiungere sale, aglio, pepe e cipolla e speziare il tutto con il coriandolo. Infine, si aggiungono uova, formaggio e pangrattato prima di destinarle a una prelibata frittura. 4.Cous cous di verdure e agnello Fin qui è risultato chiaro che la cucina tunisina prediligesse le zuppe, i ceci e…la frittura. Tuttavia, la cucina tunisina si caratterizza anche per un amore spassionato verso il cous cous. In particolare, uno dei piatti più popolari in Tunisia è sicuramente il cous cous con l’agnello. Per servire questa prelibatezza locale, si fa rosolare l’agnello con una cipolla fino alla cottura. A questo punto è necessario speziarlo, solitamente con paprika e harissa. Si versa il passato di pomodoro sull’agnello speziato e si aggiungono, nella stessa pentola, le […]

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I 6 prodotti tipici del Piemonte: elenco delle ricette più famose

I 6 prodotti tipici del Piemonte: La cucina piemontese vanta una tradizione culinaria ricchissima di prodotti caratteristici che la rendono squisita. In tutte le ricette regionali vi é l’impiego di uno dei prodotti tipici del Piemonte come il tartufo, il vino Barolo ed i formaggi che servono come condimento per risotti e pasta fresca; come il tartufo che viene adoperato per condire i ravioli del Plin. I 6 prodotti tipici del Piemonte: elenco delle ricette più famose Riassumiamo qui i 6 prodotti tipici del Piemonte, pietanze dal gusto irresistibile che sono molto apprezzate dai piemontesi e dagli abitanti del Nord Italia. Vitello Tonnato o Vitel Tonné Nella cultura culinaria del Piemonte celebre e molto apprezzato è il Vitello Tonnato o Vitel Tonné. Dal nome sembra che questa pietanza sia un’eredità francese in realtà non è così, poiché questo prodotto è tipico del Piemonte, è un’antica ricetta rigorosamente Made in Italy che risale al Settecento italiano ed è stata rivendicata dal Piemonte a fine Ottocento. Il vitello tonnato è un antipasto dalle origini piemontese, semplice e veloce da realizzare, che viene servito anche come gustoso secondo piatto. Si tratta di un prodotto che negli anni ’80 era presente sulle le tavole di tutte le feste. Oltre che nel Piemonte, possiamo affermare che il vitello tonnato è una delle pietanze fredde più apprezzate e conosciute in tutta Italia. Sono sottili e morbidissime fettine di carne di vitello condite con una salsa a base di acciughe, capperi, tonno, uova e succo di limone. Tutti noi riteniamo che il suo nome “Vitel Tonné” si riferisca al tonnato cioè alla salsa che comprende il tonno tra i suoi ingredienti. Vi sveliamo che la definizione “tonnato” è una tecnica di cottura della carne: preparata alla maniera del tonno. Per la preparazione del Vitel Tonné, bisogna lasciar marinare per 12 ore la carne in una pentola con il vino Barolo. Aggiungere i chiodi di garofano ed il sedano a pezzettini. Per cucinare una buona salsa tonnata si necessita di frullare le acciughe, i capperi, il tonno ed i tuorli delle uova. La salsa tonnata serve per guarnire il vitello dopo averlo fatto raffreddare, perché è una pietanza che va servita fredda come antipasto o come secondo piatto. Ravioli del Plin Come primo piatto la tradizione culinaria del Piemonte vanta i ravioli del Plin che risalgono al 1846. Gli ingredienti tipici sono: farina, uova ed olio extra vergine di oliva. Come ripieno, invece, si usa la carne arrosto oppure spinaci, parmigiano ed una spolverata di noce moscata. La forma tradizionale di questi ravioli all’uovo è quadrata e la caratteristica fondamentale che la differenzia da altri ravioli è la carne arrosto per il ripieno, cotti nel brodo vegetale. Un’alternativa originale è quella di condire i ravioli del Plin con burro e una spolverata di tartufo bianco, tipico della città di Alba. Esiste una variante a questa ricetta ed è quella di sostituire il ripieno di carne con quello di cavolo o verza ed adoperare come condimento semplicemente burro, salvia […]

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Cene vegane, alcuni consigli: gusti diversi ma stessa bontà

Le persone che scelgono uno stile di vita vegano, sono in crescita e preparare delle cene che quindi accontentano i gusti di tutti i commensali, spesso non è semplice. Il menù da realizzare per delle cene vegane, va studiato in tutti i dettagli, con largo anticipo, soprattutto per riuscire a reperire tutti gli ingredienti, spesso non facili da trovare. Durante le cene vegane, uno dei consigli più semplici da seguire, è quello di preparare un primo piatto a base di riso, da condire poi con verdure, latte di cocco e curry. È una ricetta facile da preparare, gustosa e carina da presentare. Inoltre, in questo caso, anche l’apporto calorico, è giusto, e quindi non si avranno problemi dal punto di vista nutrizionale. Un altro consiglio per organizzare cene vegane di qualità, è quello di preparare un ricco aperitivo, con tante piccole leccornie, quali, polpettine di pane (ovviamente senza latticini e senza uova) insalate a base di avocado e semi vari, condite con spezie, frutta secca e noce moscata e degli spiedini, con pomodorini e formaggi senza lattosio. Quelle elencate sono una serie di preparazioni veloci, ma buone, che contribuiranno a donare gusto e colore ai propri aperitivi, senza impiegare troppo tempo. Chi sono i vegani Chi sceglie di adottare un’alimentazione vegana, rifiuta ogni cibo di derivazione animale. I vegani sono nati nel 1944 quando due animalisti britannici, D. e E. Shrigley crearono la Vegan Society britannica, lasciando la Vegetarian Society (la più antica organizzazione vegetariana mondiale) poiché dissentivano sullo sfruttamento animale nella produzione di latticini. Consigli pratici e adatti ad ogni occasione Naturalmente, i semplici consigli cui si faceva riferimento in precedenza, sono applicabili nell’ambito delle cene vegane preparate in casa. Per quanto riguarda le cene fuori, un vegano è perfettamente consapevole che potrà frequentare solo determinati ristoranti, pub, pizzerie, nella maggior parte dei casi, luoghi conosciuti, che propongono, oltre ai piatti tradizionali, anche preparazioni vegane. Spesso, può essere utile scegliere un ristorante giapponese; solitamente il menù giapponese piace a tutti, e un vegano avrà ampia scelta, tra hosomaki o uramaki con riso, alga nori e avocado, ma anche cetrioli/daikon, zuppa di miso, the verde o gelsomino. Un altro consiglio per delle cene vegane preparate in casa, è quello di evitare i cosiddetti piatti pronti, da riscaldare e servire; tali alimenti, infatti, potrebbero contenere tracce di panna, burro, o comunque, derivati animali spesso nascosti. Quando si struttura un menù per cene vegane, è opportuno non modificare delle ricette tradizionali, che prevedono l’utilizzo di derivati animali. In questo caso, il risultato sarebbe quello di portare in tavola dei “piatti modificati” ai quali mancheranno troppi ingredienti, che risulterebbero poco appetibili. Il consiglio che sembra in realtà il più banale, è quello di essere creativi e semplici al tempo stesso. Spesso si pensa che le verdure, onnipresenti nelle cene vegane, siano poco appetibili, in realtà non è così. Le verdure, se cucinate in modo saporito, e quindi non esclusivamente al vapore o alla griglia, risulteranno appetibili e di forte eco. Oltre ai piatti da preparare […]

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Ricette veloci per cena: quali sono le più gustose?

Ricette veloci per cena: quali sono le più gustose e semplici da realizzare? Lavoro, studio e impegni vari ci deprivano amaramente del tempo da dedicare ai fornelli. Ci prosciugano, ci trascinano estenuati ed esausti ad ora di cena e ci spingono a compiere quella malefica mossa: impugnare lo smartphone con la stessa velocità di un giaguaro e cliccare sull’icona di Just Eat per dare libero sfogo a tutta la lussuria (e la pigrizia!) culinaria del mondo, tra pizze super condite ed erotici panini talmente ripieni da far impallidire anche il celeberrimo Man vs Food. Se non c’è nulla di più piacevole e godurioso dell’atto dello scorgere il fattorino che si presenta col nostro tesoro proprio davanti alla  porta di casa, dall’app dello smartphone al divano, per poi fiondarci col nostro gustoso bottino di fronte a una puntata di Game of Thrones, sicuramente tutto ciò non è che sia proprio la quintessenza della salute. Molto più soddisfacente ritagliarsi un po’ di tempo per fare una bella spesa, magari dai negozianti di fiducia, nei mercatini o (per gli irriducibili) al supermercato sotto casa, toccare con mano gli ingredienti, giocare con i colori, i profumi e le spezie, concedersi il piacere di scegliere tra più prodotti, tagli di carne o varietà di pesce e mettersi alla prova con ricette veloci per cena, nuove e stuzzicanti. Ma di cosa parliamo quando pensiamo a delle ricette veloci per cena? Una carrellata di idee per la vostra cena, gustose e semplici da realizzare.   Scaloppine al limone, ai funghi o al vino bianco: sfumature di gusto. Veloci da realizzare e buone da gustare: basta procurarsi delle fettine sottili di carne di vitello (o, in alternativa, petto di pollo), condirle con sale e pepe, infarinarle abbondantemente, farle cuocere in una padella capiente con una noce di burro e sfumare il tutto con succo di limone, oppure vino bianco, a seconda di ciò che il nostro stomaco e i suoi borbottii ci suggeriscono. Molto gustosa anche la versione che vede dei funghi trifolati, preparati in precedenza, adagiarsi sulla nostra scaloppina.   Salmone al forno con patate: non lasciatevi ingannare dal nome altisonante, è tra le più facili ricette veloci per cena. Lo ricordate quel pescivendolo sotto casa? Forse è tempo di farci un salto, e acquistare i suoi tranci di salmone più belli, magari già sfilettati. Se quel pescivendolo non ce l’avete, andranno benissimo anche dei tranci surgelati da acquistare al supermercato (ce ne sono di buonissime marche). Non dimenticate di prendere anche delle patate novelle. Vi basterà poi sbucciare quelle patate, tagliarle a fette sottilissime e condirle con un po’ d’olio, sale, pepe e rosmarino (per i più golosi, c’è anche l’alternativa del pangrattato, per far formare poi la famosa crosticina): le patate bisogneranno cuocere un po’ prima del salmone, quindi andranno infornate a 200° prima del pesce, che invece richiede una cottura più veloce perché a nessuno piace il salmone stopposo, e questo fastidioso inconveniente è sempre dietro l’angolo, anche per i cuochi più esperti. Molto […]

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Dolci senza uova e latte: 3 ricette per tutti i gusti

Si possono preparare dolci senza uova e latte? Si tratta degli ingredienti base della maggior parte di ricette ma se questi mancano nessuno si accorgerà della differenza! Una torta può essere deliziosa, leggera e soffice anche senza proteine animali. I dolci senza uova e latte sono buoni proprio quanto quelli più tradizionali. Questo articolo è per gli intolleranti alle uova e al latte, per i vegani, per chi si sta preparando alla prova costume e per chi vuole preparare un dolce ma gli manca sempre qualche ingrediente! Dolci senza uova e latte: come fare un dolce senza questi ingredienti? Gli ingredienti secchi (farina, zucchero, cacao, lievito…) non devono essere mescolati necessariamente con latte o uova. Il trucco è trovare sempre la giusta proporzione tra polveri e parte liquida. Le alternative al latte possono essere latte vegetale (soia, mandorle, cocco…), olio, succo d’arancia o di limone. Le alternative alle uova sono farina di riso, amido di mais, fecola di patate o semi di lino che immersi in un liquido diventano molto gelatinosi, quasi quanto l’albume d’uovo. La consistenza finale che si otterrà non sarà molto diversa dalla classica torta con uova e latte. Preparare dolci senza uova e latte è possibile e come! Dolci senza uova e latte: torta all’acqua Ingredienti: 330 g di acqua 300 g di farina 00 200 g di zucchero 90 g di olio di semi 1 bustina di lievito per dolci baccello di vaniglia (facoltativo) Iniziamo setacciando la farina e il lievito in una ciotola. In un altro recipiente versiamo lo zucchero e aggiungiamo l’acqua a temperatura ambiente, mescolando con una frusta affinché lo zucchero si sciolga e aggiungiamo i semini di un baccello di vaniglia. A questo punto all’impasto liquido va aggiunto anche l’olio di semi. Dopo aver mescolato aggiungiamo le polveri un cucchiaio alla volta e mescolando sempre per evitare la formazione dei grumi. L’impasto finale deve essere liscio e morbido. Uno stampo da 22 cm di diametro va rivestito di carta da forno o imburrato e infarinato (in alternativa al burro si può usare l’olio di semi). L’impasto va cotto in forno preriscaldato a 180° per 50 minuti circa. Il colore della torta all’acqua deve essere più chiaro rispetto al tipico dolce con le uova. Se la torta sembra che si colori troppo dopo la prima mezz’ora basta ricoprirla con un foglio di carta stagnola e continuare così la cottura. La particolarità di questa torta è il fatto che se ne possono realizzare tante varianti: al cioccolato, al caffè, al limone e così via… Torta alle banane Ingredienti: 3 banane mature 100 g di zucchero di canna 250 g di farina integrale 1 bustina di lievito per dolci 100 g di olio di semi 130 g di acqua noci e nocciole cannella (facoltativo) La prima cosa da fare è schiacciare la polpa delle banane mature con una forchetta. Quando queste avranno ottenuto la consistenza di una crema, ad esse vanno aggiunti progressivamente lo zucchero e l’olio.  Dopo aver mescolato il tutto è il […]

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Piatti tipici tedeschi: viaggio nella cucina della Germania

Quando pensiamo alla cucina tedesca, le prime immagini che vengono sono quelle di würstel e patate. Solitamente non associamo la Germania a piatti variegati e gustosi, eppure i piatti tipici tedeschi nascondono dei segreti che riuscirebbero a sciogliere i dubbi anche delle forchette più scettiche. I piatti tipici tedeschi  Cominciamo dagli Spätzle, che sono degli gnocchetti a base di farina di grano tenero, uova e acqua. Provengono dalla regione della Germania meridionale, e non a caso sono diffuse anche nelle vicine zone di lingua tedesca, e cioè in Austria, in Svizzera e persino nel Trentino-Alto Adige. Possono avere forma irregolare o forma a goccia, ottenuta attraverso una particolare grattugia chiamata Spätzlehobel. Questa pasta antichissima nasce dalla tradizione contadina della Germania e può essere cucinata nei più svariati modi: col formaggio per i cosiddetti Käsespätzle, aromatizzati con erbe varie come timo o maggiorana per i Krautspätzle, ma anche con ciliegie o mele, zucchero e cannella nei casi dei Kirschespätzle e Apflespäztle. Insomma, ce n’è per tutti gusti con gli Spätzle, che abbattono il pregiudizio secondo cui la pasta è solo e unicamente italiana. La carne e i contorni Dalla zona della Baviera proviene un altro dei piatti tipici tedeschi: la Weißwurst con Bretzel. La Weißwurst è – come ci suggerisce anche il nome – una salsiccia bianca a base di carne di vitello e pancetta di maiale. Il colore bianco è dovuto al mancato trattamento con nitriti di sodio o potassio. È tipicamente servita con i Bretzel o Pretzel, il tipico pane duro tedesco. La ricetta classica, molto semplice, prevede che si faccia bollire la salsiccia e che venga poi servita con senape e Bretzel appunto. Tra i piatti tipici tedeschi è sicuramente da annoverare il Currywurst, uno street food tipico della capitale. Si potrebbe dire che il Currywurst è il simbolo di Berlino e lo si può assaggiare a ogni angolo di strada. Consiste in una salsiccia tagliata a pezzi, immersa in una particolare salsa di pomodoro impregnata di curry. È tendenzialmente piccante, ma potrete scegliere voi il grado del gusto piccante. Può essere accompagnato da patatine fritte e da altre salse. Non possono mancare certamente i Sauerkraut, che noi chiamiamo comunemente Crauti. I crauti sono un contorno che rientra nei piatti tipici tedeschi più conosciuti al mondo. I crauti non sono altro che cavolo tedesco tagliato finemente e sottoposto a fermentazione. La lunga fermentazione naturale – di circa due mesi – rende i crauti un cibo ad alto contenuti di vitamine e sali minerali. Si prestano a fare da contorno per i più svariati piatti. Tra i piatti tipici tedeschi annoveriamo anche il Quark, un formaggio fresco prodotto dal latte vaccino pastorizzato. Assomiglia molto alla nostra ricotta, sebbene i due formaggi non debbano essere confusi. Il Quark ha una consistenza semiliquida e viene spesso utilizzato per i dolci, in particolar modo per la famosa torta al Quark, la Käsekuche – letteralmente, torta al formaggio. Ha una base di pastafrolla molto simile alla cheesecake, e una consistenza morbida e cremosa. […]

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Fragole blu: esistono davvero?

Avete mai provato a digitare su Google “fragole blu”? Probabilmente no, ma provandoci rimarreste stupiti dai risultati: le fragole blu hanno letteralmente fatto impazzire il web, che è ormai colmo di foto e notizie riguardanti questa nuova e strana tipologia di frutto. Fragole blu: come è successo? Secondo le varie notizie circolanti in internet, le fragole blu sarebbero state ottenute da un esperimento in laboratorio, con l’intento di modificare geneticamente le molto più comuni fragole rosse. Ma perché modificare le fragole? Perché anche se dal gusto deciso e gustoso, questo frutto ha un grande difetto: non resiste alle basse temperature; essendo praticamente impossibile mantenerle in un ambiente freddo, dunque, le fragole non possono essere conservate in frigorifero (o congelate), ed è perciò molto più facile che ammuffiscano o si rovinino in un tempo minore. Gli scienziati avrebbero trovato una soluzione a questo piccolo “handicap”: trasferire nel genoma classico della fragola un gene tipico di un pesce particolare, il Flounder Fish. Questo pesce artico è dotato di una sorta di antigelo naturale, che gli permette di sopravvivere anche a temperature molto basse. Il colore blu delle fragole sembrerebbe essere dovuto ad una conseguenza innocua dell’esperimento, che avrebbe quindi prodotto un tipo di fragole totalmente diverse da quelle a cui siamo abituati: fragole blu e capaci di resistere in ambienti freddi. Una vera e propria svolta… o forse no. Fragole blu: esistono davvero? In realtà, buona parte della leggenda delle fragole blu non è altro che una fake news (o, più comunemente, una bufala). Qualche origine scientifica però è rintracciabile: nel 1998 il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti pubblicò un articolo proprio riguardante l’utilizzo dei geni del pesce Flounder per rendere le fragole più resistenti al freddo; un riferimento a questa procedura si trova perfino in un pezzo del New York Times del dicembre 2000. È anche possibile che siano effettivamente stati svolti degli esperimenti per testare questa teoria. Ma non c’è alcuna spiegazione o prova scientifica che questo tipo di intervento avrebbe potuto rendere le fragole blu. Infatti, il colore rosso delle fragole dipende semplicemente dal loro PH, che non sarebbe stato in alcun modo alterato dagli scienziati. Sembra, dunque, che qualcuno abbia voluto ingigantire e aggiungere un po’ di fantasia ad una notizia molto meno stravagante. Da sempre, infatti, l’essere umano ha tentato di perfezionare animali e vegetali in base alle proprie esigenze, soprattutto grazie alle tecnologie sempre più sviluppate e agli studi genetici (è il caso degli OGM). La bufala delle fragole blu è ormai in giro sul web da anni e perfino sui social, terreno fertile per dicerie e falsi miti, vengono continuamente condivise foto con le fantomatiche fragole blu (grazie all’aiuto di editor per immagini come Photoshop). A quanto pare un numero sempre maggiore di persone ha iniziato ad incuriosirsi ed interessarsi a questo insolito frutto, tanto che nell’ultimo periodo sono comparsi sui maggiori store online annunci per la vendita dei “rarissimi semi di fragole blu”. Spesso spediti da Cina, Thailandia e Filippine, ovviamente anche questi semi […]

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Mal di schiena: facili consigli per prevenirlo nel quotidiano

Il mal di schiena è un disturbo frequente e molto fastidioso, che colpisce fino a 8 persone su 10 almeno una volta nella vita, indiscriminatamente: sesso ed età, infatti, non sono agenti determinanti per risultare vittima di questa indisposizione. Si tratta di una patologia variegata, perché il dolore percepito può essere smorzato, acuto, alternato, continuo, persistente, cronico, in ogni caso risulta soggettivo; idiopatica, in quanto non è possibile definirne con certezza la causa,  e multifattoriale, ossia con una pluralità di cause possibili. Ansia e stress emotivo, per esempio, possono svolgere un ruolo determinante, perché le tensioni si scaricano sempre sulla schiena. Una modalità errata di movimento da parte della spina dorsale oppure un invecchiamento della colonna vertebrale sono altre cause molto frequenti. Persino Il fumo di sigaretta può causare il mal di schiena in quanto, diminuendo l’ossigenazione dei tessuti, indebolisce la muscolatura lombare, la quale ha maggiori difficoltà a sostenere i carichi che gravano su questa zona. Contrazioni, tensioni muscolari, lesioni della schiena, traumi gravi al rachide come ernia del disco, colpo di frusta, incidenti e patologie della colonna vertebrale concorrono a determinare questa situazione invalidante. Curare il mal di schiena si traduce nel ridurre la sofferenza il prima e il più a lungo possibile; le tecniche per realizzare questo proposito sono diverse ma un ruolo chiave esercitano, senza dubbio, le strategie di prevenzione. Dato che, molto spesso, responsabili del mal di schiena risultano essere anche abitudini di vita scorrette, appare prioritario uno stile di vita sano. Da qui uno dei migliori modi per prevenire il male alla schiena è quello di allenare la schiena con regolarità, per aumentare la forza dei muscoli addominali e della schiena, anche attraverso esercizi mirati ad incrementare l’equilibrio e ridurre il rischio di cadute. Tai chi, yoga e pilates sono ottimi percorsi in questo senso. Determinante è anche la pratica corretta di varie tipologie sportive, quindi anche essere seguiti da un personal trainer o da un allenatore è decisamente consigliabile. Mal di schiena, alcuni consigli per evitarlo Rispettare una dieta sana è altrettanto importante, per evitare che un peso eccessivo gravi troppo sulla schiena e per garantire il giusto apporto di micro e macronutrienti, in grado di prevenire l’osteoporosi, responsabile di molte delle fratture ossee che causano dolore alla schiena. Un’altra causa frequentissima del mal di schiena è l’eccessiva sedentarietà che oggi, per cause soprattutto lavorative, costringe la colonna vertebrale ad una prolungata posizione statica, talvolta curva ma troppo spesso scorretta, innaturale per la schiena. Pertanto, innanzitutto quando si è a lavoro, si dovrebbero utilizzare strumenti ergonomici, come una buona poltrona da ufficio,  dotata, magari, di misurazioni personalizzate. Inoltre, non si dovrebbe restar seduti per più ore consecutive ma ogni tanto è consigliabile alzarsi e muoversi un po’, al fine di sciogliere le articolazioni, che potrebbero irrigidirsi facilmente. Mantenere sempre una buona postura, sostenendo correttamente la schiena e fare attenzione nel compiere in maniera corretta movimenti quotidiani, infine, può aiutare a prevenire lesioni muscolo-articolari. Il sollevamento di oggetti pesanti dovrebbe effettuarsi senza piegare la schiena, bensì usando la forza delle gambe e […]

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Il latte fa male? La parola alla divulgazione scientifica

Negli ultimi anni, in concomitanza con lo sviluppo di intolleranze alimentari via via più diffuse, si è rivolta sempre maggiore attenzione alle eventuali motivazioni della loro insorgenza e alla chimica degli alimenti, al fine di stabilire la loro “idoneità” o meno alla nutrizione umana adulta. In tale contesto, ha assunto notevole rilevanza la riflessione sul consumo di latte vaccino, da alcuni individui ben tollerato, da altri abusato, da altri ancora perfino “demonizzato”. Pare utile, dunque, sfatare qualche mito e chiarire qualche dubbio, facendo costante ed ovvio riferimento alla divulgazione scientifica, l’unica in grado di districare la questione spesso confusa al riguardo e fornire dei punti fermi cui attenersi, senza gli inutili allarmismi di alcuni che sono giunti perfino a definire l’impiego di latte «innaturale» e «contro la stessa fisiologia umana» (Latte e uova: perché uccidono, AgireOra Edizioni). Innanzitutto, chiariamo che il lattosio è il principale zucchero del latte, un disaccaride composto a sua volta da una molecola di glucosio e una molecola di galattosio, ovvero da due zuccheri semplici; tutti i mammiferi neonati possiedono la proteina lattasi, che agisce spezzando il lattosio nelle sue due componenti, rendendole assorbibili e utilizzabili dall’organismo. In origine, la natura aveva previsto che la lattasi non venisse più prodotta negli adulti, nei quali, al termine dello svezzamento, l’eventuale latte ingerito e metabolizzato dai batteri intestinali originava la produzione di gas e il richiamo di acqua per effetto osmotico, generando gli spiacevoli effetti – quali flatulenza, diarrea, costipazione – associati alla cosiddetta “intolleranza al lattosio”. Tuttavia, 1/3 della popolazione mondiale presenta la “persistenza della lattasi”, ovvero non ha alcun problema a consumare il latte da adulto: quindi, gli individui hanno capacità diverse di digerire il latte. Una mutazione genetica all’origine della capacità di consumare latte da adulti Colpisce il fatto che la capacità di produrre lattasi anche da adulti non sia distribuita omogeneamente: in Scandinavia essa supera il 90%, ma si riduce procedendo verso l’Europa meridionale. Ci affidiamo, dunque, alla valutazione in merito del noto divulgatore scientifico Dario Bressanini, al quale abbiamo fatto riferimento in un precedente articolo: «L’avvento del latte animale come alimento per l’uomo è stato reso possibile all’inizio del Neolitico, circa 10.000 anni fa, con il passaggio dalla vita nomade del nostro avo cacciatore-raccoglitore alla vita più stanziale basata sull’allevamento e l’agricoltura. In quel periodo pecore, capre e bovini vennero per la prima volta domesticati in Anatolia e nel vicino oriente per poi diffondersi nei millenni successivi in tutta Europa. (…) I primi studi effettuati in Europa hanno dimostrato che negli individui “lattasi persistenti” è presente una mutazione genetica che dona la capacità di digerire il latte da adulti. I nostri antenati del Neolitico, però, non erano ancora in grado di farlo perché la mutazione è apparsa in tempi più recenti. Questo tratto geneticamente dominante è comparso e si è diffuso meno di 10.000 anni fa in alcune popolazioni dedite alla pastorizia solo dopo l’abitudine, culturalmente trasmessa, di nutrirsi con il latte munto. (…) Non è stata la presenza del latte come alimento a […]

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PELLE D’OCA. Ah, si vivesse solo di inizi, di eccitazioni da prima volta…

Quella che volgarmente chiamiamo “pelle d’oca”, perché simile alla pelle di un’oca spennata, o più in generale di un volatile spennato, è la temporanea comparsa di piccoli rilievi sulla superficie cutanea, una sorta di mega erezione pelosa. È definita scientificamente “piloerezione”, “orripilazione” o “cute anserina” e potremmo dire che è un modo per far fluire fuori la nostra energia in eccesso. La pelle d’oca si deve a una contrazione involontaria dei muscoli erettori del pelo ed è causata da stimoli nervosi. Si tratta di un meccanismo che affonda le sue radici nell’antichità e che ha resistito ai processi evolutivi. Cause della piloerezione o, più comunemente, “pelle d’oca” La piloerezione può verificarsi quando il corpo percepisce un freddo intenso. I peli eretti trattengono uno strato d’aria che ostacola la dispersione del calore corporeo, processo più efficiente negli animali dotati di pelo lungo. Se, al contrario, si percepisce molto calore, i muscoli erettori dei peli si rilassano, consentendo alle ghiandole sudoripare di dilatarsi, eliminando in questo modo il calore in eccesso attraverso il sudore. Nelle situazioni in cui si è investiti da una forte emozione, è possibile che la pelle d’oca sia scatenata dal meccanismo “fight or flight” (“combatti o scappa” o “attacco o fuga”) per predisporre l’organismo a sostenerne lo sforzo tempestivo. Si tratta di una scarica generale del sistema nervoso simpatico ed è un tipo di risposta corrispondente a una zona del nostro cervello chiamata “ipotalamo” che, quando stimolato, inizia una sequenza di accensione delle cellule nervose. Si ha, così, un rilascio di sostanze chimiche che preparano il nostro corpo alla fuga o alla lotta. Il motivo per cui suoni tremendamente irritanti come un graffio alla lavagna possano causare la pelle d’oca rimane ancora inspiegabile. La pelle d’oca, talvolta, è anche un sintomo di alcune malattie oppure un effetto collaterale dell’infusione endovenosa di dobutamina. Generalmente, associamo la pelle d’oca ai brividi di freddo e a certi particolari stati emotivi che possono coinvolgerci quando ammiriamo uno spettacolo naturale o, ad esempio, durante l’ascolto della nostra canzone preferita, che sono esperienze sensoriali che attivano il “percorso di ricompensa“. Le strutture coinvolte in questo sistema si trovano lungo le principali vie della dopamina nel cervello, per cui vengono attivate le medesime aree cerebrali coinvolte nelle condizioni di eccitazione e dipendenza. Se la pelle d’oca è qualcosa che si palesa in caso di una forte emozione, ingenuamente, potremmo pensare che la pelle d’oca non menta. Eppure qualcuno riesce a controllarla, secondo i risultati di una ricerca della Northeastern University, pubblicata sulla rivista Peer J. Nella preistoria gli uomini, ancora ricoperti di una folta peluria, si servivano della pelle d’oca come strumento d’intimidazione, al pari degli animali che quando hanno paura drizzano il pelo per apparire più temibili. Una funzione che nel corso dei millenni ha perso di utilità. Ciò che affascina è che abitiamo pelli differenti per sentire e sperimentare gli stimoli esterni: le esperienze non sono emozionanti per tutti allo stesso modo. Può capitarci di cambiar pelle. Di provare sensazioni a pelle. Di […]

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