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Eroica Fenice

La categoria Eroica(mentis) contiene 179 articoli

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FAB: quando le emozioni positive lasciano il segno

È un argomento di cui non se ne parlato molto, ma che tuttavia ha destato fascino e curiosità tra i ricercatori di tutto il mondo. Il cervello umano è programmato per ricordare più a lungo le esperienze che hanno destato in noi emozioni positive, situazioni che ci hanno trasmesso serenità e gioia e che con più facilità tendiamo a ricordare con maggiore frequenza. A sostenerlo è un gruppo internazionale di ricercatori guidato da Timothy Ritchie del Dipartimento di Psicologia dell’University of Limerick, secondo cui questo processo servirebbe a preservare il nostro equilibrio attraverso il superamento di momenti negativi. Questo fenomeno è noto sotto il nome di Fading Affect Bias (FAB), tuttavia già noto alla comunità scientifica, anche se non era ancora chiaro se si potesse estenderlo a tutte le culture. Il nuovo studio pubblicato sulla rivista Memory, mette in evidenza che questo fenomeno porta allo sbiadimento dei ricordi negativi e dunque nocivi e che riguarda tutte le culture. Il FAB tiene in sé un aspetto funzionale per la salute psicologica: “aiuta le persone ad elaborare la negatività e ad adattarsi in maniera efficace ai cambiamenti che si verificano nell’ambiente circostante mantenendo una visione positiva della vita, favorendo dunque il superamento delle difficoltà”. Come i ricercatori sono riusciti ad ottenere questi risultati? Gli esperti hanno coinvolto 562 individui tra afro- americani, neozelandesi, ghanesi, tedeschi, nativi americani e hanno chiesto loro di raccontare in forma scritta le loro esperienze di vita e di riferire le emozioni che hanno provato nel momento stesso in cui stavano riportando alla memoria l’esperienza. Gli studiosi hanno dunque effettuato un confronto con le emozioni vissute nel passato con quelle riportate nel presente, rivelando che il fenomeno FAB si verifica indistintamente in tutte le culture a prescindere dal background socio-culturale dei soggetti. Questa capacità di mantenimento dell’intensità delle emozioni positive ha dunque una funzione adattiva e auto regolativa rispetto all’emozione negativa provata in quanto nel momento in cui il ricordo negativo riaffiora alla memoria, esso si presenta in maniera meno intensa, depotenziato nel la sua carica emotiva. La presenza di questa straordinaria capacità mentale va a congiungersi ad un concetto fondamentale in psicologia, quello di resilenza, ovvero l’attitudine dell’individuo a resistere all’impatto di eventi negativi mettendo in atto molteplici risposte (coping). La resilenza fa riferimento all’importanza di puntare proprio su quegli fattori protettivi che aiutano l’individuo a rialzarsi, infatti la presenza si un sistema immunitario nel nostro cervello ci consente di superare quelle situazioni frustranti che nel momento stesso in cui le abbiamo vissute pensavamo di non poterle mai superare.

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Genitorialità consapevole: una simbolica “nascita a tre”

La psicologa di Eroica(mentis) parla di genitorialità: cosa vuol dire essere genitore? Essere genitore, cosa significa oggi? È una scelta che va oltre il desiderio di “avere un figlio” e che non coincide necessariamente con il decidere di diventare genitori. Può sembrare una banalità sottolineare questa differenza, in realtà sostanziale ed importante. La genitorialità consapevole è un percorso di crescita e di cambiamento, che vuol dire, dal punto di vista pratico, assumersi delle responsabilità che richiedono tempo e impegno; dal punto di vista psicologico, è un complesso percorso di adattamento di acquisizione di una nuova identità, come madre e come padre; dal punto di vista della coppia rappresenta la realizzazione di un desiderio condiviso. L’arrivo di un figlio assume un significato sociale e intergenerazionale in quanto garantisce la prosecuzione generazionale di quella famiglia d’origine mantenendo il continuum biologico, psicologico e culturale del proprio patrimonio familiare. Il genitore deve essere testimonianza, non deve cioè educare solo attraverso le parole. I comportamenti e le azioni, il modo di essere dimostreranno al figlio come stare al mondo via via che i bisogni fondamentali (protezione, nutrimento) si legano a bisogni emotivi e relazionali , di crescita. Più che educare inteso come sforzo di ammaestramento del bambino prevale un dover essere che è indipendente sia dalla persona del genitore che da quella del figlio. Educare significa anzitutto mettere in gioco il proprio modo di essere autentico e infondere nel bambino sicurezza o insicurezza, fiducia o sfiducia, stima o disistima di sé. Françoise Dolto, nota pediatra e psicoanalista infantile francese nonché autrice di numerosi volumi sull’infanzia e sulla genitorialità, ha proposto l’immagine metaforica dell’albero per spiegare meglio questo concetto: «L’albero giovane è un germoglio piccolissimo e fragile ma già sappiamo se avrà tre o quattro rami principali. In seguito potranno svilupparsi le fronde, ma avrà sempre i suoi tre o quattro rami principali che ne hanno costituito la struttura di partenza.» I genitori dovranno essere inoltre portatori di fede e non di fiducia (essa implica la necessità che sia ricambiata) pertanto devono essere disposti a perdere, ad abbandonare le loro aspettative/ideali sui figli o qualsiasi tipo di progetto/idea. In questo modo il bambino potrà sentirsi amato senza il rischio di colludere con i desideri del genitore che vuole che diventi ciò che lui/lei non è riuscito a realizzare nella vita o al contrario che possa rispecchiare esattamente le scelte personali e professionali. Da questa forma di rispetto deriva lo sviluppo della fiducia in se stesso e la possibilità di espressione autentica che lo aiuterà a non avere timore di deludere le aspettative dei suoi genitori. Promettere senza fare promesse. Le promesse che facciamo ai nostri figli non dovranno essere promesse di felicità legate prevalentemente all’idea secondo la quale per essere felice è necessario possedere oggetti o cose. Un bambino è felice se non viene chiuso nel mondo degli oggetti. Potrà essere felice se i suoi genitori lo aiuteranno a scoprire nuovi mondi, a fare nuove esperienze, nuovi incontri, nuovi progetti. Non si diventa genitori per essere […]

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Adolescente: i suoi mondi e i suoi linguaggi

La psicologa di Eroica(mentis): il mondo dell’adolescente. L’adolescenza risulta essere un tema largamente diffuso e trattato sotto diversi aspetti, spesso lo si ritrova associato ad espressioni o condizioni quali dipendenza, immaturità, ingestibilità, conflittualità con il mondo. Con difficoltà si riesce ad andare oltre per guardare al fenomeno in tutta la sua compiutezza e complessità. Incontrare l’adolescente significa oggi guardare al di là della psicopatologia e scovare l’affascinante quanto controverso mondo interno che caratterizza questa specifica fase del processo evolutivo e relazionale. La vicenda adolescenziale è definita come evento critico che ha come obiettivo la separazione dalle figure di riferimento e l’individuazione come adulto pronto a costruire per sé un destino inedito, ma non senza aver sperimento sulla sua pelle la trasgressione delle regole, l’opposizione al mondo adulto e familiare, la depressione, l’esaltazione, l’ambivalenza emotiva. L’obiettivo da assolvere, in questa delicata fase di crescita, è la trasformazione che si realizzerà solo e se l’adolescente potrà sperimentare i suoi vissuti all’interno di legami di appartenenza che possano sostenere gli eventi critici in termini evolutivi e non disgregativi o, in extremis, patologici. Ma in quali legami l’adolescente potrà fare esperienza di appartenenza e sostegno? La famiglia, il gruppo dei pari, il mondo degli adulti. Questi sistemi interagenti tra loro con i quali l’adolescente si confronta quotidianamente definiscono via via la sua identità e la qualità delle sue relazioni future. Nella famiglia il nostro adolescente avrà modo di sperimentare il senso di protezione e di accoglienza, ma anche il conflitto, la solitudine. Ne sono un esempio le espressioni del tipo: –Tu non capisci niente- A 18 anni me ne andrò da questa casa!- Tu non hai avuto la mia stessa esperienza e non puoi sapere cosa significa. In questo sistema il giovane potrà farà esperienza delle sue emozioni più profonde, sia negative che positive che andranno a definire ciò che sarà; maggiore sarà il bagaglio emozionale acquisito è meglio saprà sentire e muoversi tra i legami affettivamente pregnanti. In adolescenza il gruppo dei pari è fondamentale in quanto rappresenta un vero e proprio spazio fisico e psicologico di condivisione, sperimentazione del nuovo, esplorazione, messa alla prova delle proprie abilità o dei propri limiti. Nel gruppo dei pari tutto ciò che viene pensato e sentito viene messo in azione automaticamente senza essere meditato o posto al vaglio del ragionamento. Un esempio sono le famose “bravate” o le giustificazioni del tipo: L’ho fatto senza pensare (alle conseguenze!). Quante volte i genitori si sono trovati a sentire queste scuse? Se da una parte il gruppo sostiene la trasgressione, dall’altra gli consente di sperimentare il cambiamento tollerando il più possibile le ansie da esso derivanti perché in esso è insita l’opportunità di potersi rispecchiare emotivamente. Il mondo degli adulti rappresenta la via attraverso la quale l’adolescente cerca di affermarsi nel presente delineando quelle che sono le sue ambizioni future. È il modello verso cui egli si orienta per crescere e affermarsi. Esso costituisce la spinta propositiva interna per raggiungere i propri progetti. Se l’appartenenza al mondo dei pari […]

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Relazioni disfunzionali: ci si ammala, ma si guarisce

Relazioni disfunzionali: cosa ne pensa la psicologa di Eroica(mentis). Di relazioni ci si ammala ma di relazioni si guarisce, mai affermazione più vera. A volte capita di ritrovarsi in relazioni che non ci soddisfano o ci fanno stare male o ancora all’interno delle quali non ci sentiamo veramente compresi, ascoltati e amati. Ma quanto siamo effettivamente consapevoli del nostro malessere in molte relazioni disfunzionali per la nostra vita? Quando è difficile dire a noi stessi e all’altro che non si sta bene assumendoci, eventualmente, anche la responsabilità della fine di un rapporto? Dal momento in cui siamo inseriti in più sistemi relazionali, i nostri comportamenti dipenderanno molto da come avremo vissuto le relazioni precedenti, in famiglia e successivamente nei nostri sistemi sociali di riferimento. Il disagio e le difficoltà psicologiche che ne derivano, sono quasi sempre problemi di natura relazionale in quanto le relazioni rappresentano l’atmosfera in cui viviamo, sono quello di cui ci nutriamo e cresciamo ancor prima di venire al mondo. La mente relazionale necessita di essere capita, compresa in quanto «nessun uomo è un’isola», come affermò nel 1600 il poeta John Donne. Tuttavia, vi sono relazioni dannose, anche se è doveroso sottolineare che nessun rapporto è immune da conflitti e incomprensioni, di cui possiamo riconoscerne aspetti che ci fanno pensare che stiamo vivendo un legame non propriamente improntato sulla crescita e sull’arricchimento interiore. La mancanza di empatia, la non predisposizione all’ascolto, l’incapacità di considerare l’altro come diverso da sé, sono alcune delle componenti dei rapporti disfunzionali. Mentre le relazioni intime sono caratterizzate da sicurezza, ascolto, prendersi cura dell’altro, dalla collaborazione e della cooperazione verso interessi e obiettivi comuni, le relazioni disfunzionali, quelle che definiamo “malate”, sono improntate sulla sfiducia, sull’abuso di potere e sul controllo da parte di uno dei due partner. Le persone che si trovano a vivere all’interno relazioni disfunzionali, di solito, sono poco consapevoli e tendono a riproporre nella coppia schemi di relazioni a noi familiari che generano insoddisfazione e insofferenza; siamo talmente abituati a definirci in queste dinamiche a noi familiari da tendere spontaneamente e quasi senza accorgercene a ricrearle con il partner che ci scegliamo nella vita adulta. Si parla tanto di violenza domestica dove i ruoli di vittima e carnefice confermano una relazione che si definisce solo in rapporto ad un altro da possedere e/o da cui dipendere. Perché è difficile riconoscere un amore disfunzionale? Sicuramente vi è alla base la difficoltà di pensare ad un cambiamento nella relazione ma non sapere di fatto come realizzarlo per poi finire per cambiare il nostro comportamento e adattarlo a quelle che sono le necessità del partner. Un altro aspetto che rende difficile riconoscere un amore disfunzionale e chiuderlo, è quello di rispondere alle aspettative del partner esaudendo tutti i suoi desideri, essere accondiscendenti con l’altro in quanto si crede di non esserne abbastanza degni. Un altro aspetto non meno importante è insito nella difficoltà di risalire alla qualità dell’attaccamento avuto in età infantile con la figura di riferimento, una presenza non-presenza o addirittura […]

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Storie di un “sì” rinviato: coltivare la speranza ai tempi del Covid

Sono 70 mila i matrimoni rinviati nel 2020, un dato sconcertante e non di poco conto. Se pensiamo all’organizzazione che c’è dietro a questo evento, all’impegno investito personale ed economico (per le categorie dei professionisti colpiti dall’invio) la preoccupazione di dover rimandare, la rabbia e lo sconforto da esso derivanti, ha generato frustrazione e disillusione nelle coppie. Altre invece non si sono lasciate scoraggiare dal virus e hanno continuato nell’organizzazione pronunciando il fatidico “sì”. Ma come affrontare questo momento inevitabile di difficoltà? Mai come adesso la coppia viene messa alla prova ancora prima di unirsi in matrimonio. Ricordiamoci che è nei momenti di difficoltà, tensione e stress che possiamo sentire nel profondo la solidità del nostro legame con il partner e mai come in questo momento storico fare squadra e sostenersi reciprocamente aiuta a superare i momenti transitori di tristezza e ansia. Mantenere la calma, affrontare insieme i diversi passaggi che hanno determinato la scelta del rinvio, può aiutare la coppia a gestire con maggiore serenità la situazione. L’incertezza del futuro insieme ad un calo profondo di energia e progettualità, può alimentare difficoltà relazionali e di coppia già pregresse spingendo i rispettivi partner a rivalutare la decisione di sposarsi e di ricominciare individualmente la propria vita. Se da una parte dunque l’emergenza ha creato non poche difficoltà organizzative ai futuri sposi, dall’altra ha sicuramente stimolato riflessioni e ha dato ai partner diverse occasioni per pensare alla propria vita di coppia in tutti i suoi aspetti, quale migliore occasione di crescita e acquisizioni di maggiore consapevolezza di ciò che siete insieme? Resilienza, flessibilità, cooperazione, disponibilità all’ascolto, sono solo alcune delle cose che le giovani coppie potranno apprendere da questa esperienza e che possono accompagnarli nei momenti di difficoltà nel corso del cammino della loro vita insieme. Quando si decide di sposarsi la coppia vaglia tutti gli aspetti dell’organizzazione del matrimonio, considerando i pro e i contro di ogni scelta, scendendo, spesso, a compromessi secondo le proprie risorse. Questo progetto curato nel tempo, non rispecchierà più il “progetto” confezionato e perfetto nella mente degli sposi, ma con il rinvio della data, dovrà essere “rivisitato”. Si deve evitare per questo ogni comparazione con il progetto precedente e cercare di concentrarsi sul nuovo da organizzare. Le soluzioni ci sono e sono diverse, di certo il matrimonio non rappresenta il punto di arrivo ma bensì l’inizio di una vita insieme, una nuova famiglia che nasce e che progetta un nuovo presente. Il coronamento di un sogno che ad oggi è solo rimandato, ma che presto diventerà una realtà ancora più bella e desiderata perché, mai come in questo momento, celebrare l’amore in tutte le sue forme da luce e speranza al nostro futuro.

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Cucina e Salute

Autunno: le skills per viverlo alla grande!

È arrivato l’autunno. Le giornate diventano più corte, la luce va via prima, le piccole folate di vento secco inizieranno mano mano a diventare più intense così come l’umidità serale. Tutto ciò si ripercuote sul nostro benessere psico-fisico. Non è nuovo il concetto per cui gli umori delle persone subiscano inevitabilmente l’influenza dell’ambiente che ci circonda e, in una fase di transizione come quella autunnale, ciò è valido anche per l’equilibrio dell’intero organismo. Si pensi ai repentini cambi metabolici, il senso di spossatezza, talvolta quasi apatia! Un toccasana per il benessere mentale è sicuramente in primis quello di stare all’aria aperta, approfittare delle belle giornate per riprendere l’attività fisica (abbandonata nella calure estive) ed entrare maggiormente in contatto con la natura. Con l’autunno la psiche affronta un progressivo ripiegamento interiore, al contrario della spinta propositiva della primavera, ora l’io riflette su se stesso. Può rappresentare un decisivo momento di introspezione e miglioramento se lo si affronta con un atteggiamento positivo ed equilibrato. La malinconia non deve essere quindi un nemico, si può vivere con dolcezza e scivolare con fluidità sugli alti e i bassi propri di questa stagione. Il senso dell’equilibrio e della natura ciclica della vita è proprio dello yoga e della meditazione, che diventano un ottimo strumento da adoperare in questa fase dell’anno. Autunno: tanta acqua ed energy food! Il corpo e la mente cercano di adattarsi all’inverno che verrà, quindi è nostro compito fornirgli tutti gli strumenti di cui avranno bisogno. Una delle prime cose che si notano in questa fase è un lieve rallentamento del metabolismo e sensazioni di gonfiore, a volte persino di disgusto, o attacchi di fame improvvisi! La prima arma è sempre e comunque l’idratazione. Non si contano le volte che le star e le modelle parlano dell’acqua come la soluzione a tutti i problemi e (anche se sono alquanto esagerate) si può dire che tutto comincia da lì. Una buona idratazione aiuta il metabolismo, mantiene la pelle idratata e fa smaltire meglio le tossine. Molto consigliati sono anche i cibi che apportano energia al corpo. Fanno al caso nostro le uova, ricchissime di vitamina B, le arance per la vitamina C e la frutta secca che è ricca di proteine. Via libera ai semini di tutti i tipi e dimensione: a base di frutta secca, semi di zucca, mandorle, noci, semi di sesamo. Rappresentano un po’ l’essenza della stagione che si lascia alle spalle la vita vissuta e semina nuovi propositi e idee su cui lavorare. La zucca in tavola non può mancare nei periodi down! Ricca di beta carotene, omega 3 e vitamine, contrasta l’ansia e lo stress, per non parlare delle sue proprietà antiossidanti. Invece le fibre, la melagrana, le castagne, le arance e le crucifere sono ideali per preparare il corpo all’inverno grazie all’azione di rafforzamento del sistema immunitario. La salute passa per la pelle del viso! Per prenderci cura del nostro corpo e della nostra pelle, bisogna inevitabilmente cominciare dal viso. La pelle è molto delicata e sensibile agli sbalzi […]

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Cucina e Salute

Miele di Melata, proprietà e benefici

Scopriamo l’uso, le proprietà e i benefici del miele di Melata, un alimento ricco e prezioso adatto a ogni età. Come si forma il miele di melata? A differenza di quello comune il miele di melata non è prodotto dagli alveari, ma dalle foglie di alberi come il pino, la quercia, l’abete rosso, e l’acero. Sulle foglie di questi alberi vanno a poggiarsi alcuni insetti che le incidono e ne succhiano la linfa, rilasciando una sostanza zuccherina detta proprio melata. Questa viene in seguito raccolta dalle formiche e dalle api che la rielaborano trasformandola in miele. Questo miele viene prodotto prevalentemente in ambienti dal clima temperato come la Foresta nera in Germania, ma anche nei boschi delle regione italiani come la Romagna. Non a caso il nome con qui è conosciuto è anche “miele di bosco”, in riferimento alla zona in cui questo  viene prodotto. Quali sono le proprietà e i benefici? Rispetto al miele d’ambrosia, quello che viene prodotto negli alveari, questo tipo di miele presenta caratteristiche del tutto differenti. Innanzitutto ha una consistenza scura, tendente al nero, è molto denso e ha un sapore amarognolo, quindi molto “rustico”. Grazie alla sua alta concentrazione di sali minerali e oligoelementi, il miele di melata è una fonte inesauribile di proprietà benefiche per tutte le età. Viene spesso consigliato ai diabetici dal momento che, rispetto a quello normale, ha un indice glicemico molto basso. Viene anche indicato agli sportivi e chi segue uno stile di vita vegano dal momento che aiuta a recuperare i sali minerali che si perdono durante l’attività fisica. Il miele d melata è anche un ottimo rimedio per la tosse e la bronchite èd è un validissimo alleato contro l’invecchiamento cellulare, combattendo il fenomeno dello stress ossidativo. Anche per gli studenti e per chi deve concentrarsi molto il miele di melata è adatto, poiché protegge il sistema nervoso e aumenta la memoria e la concentrazione. Inoltre, regolando la flora intestinale, previene qualsiasi problema legato alla digestione. Come si usa? Il miele di melata può essere usato al posto dei comuni dolcificanti. Su una fetta di pane tostato, per esempio, invece della marmellata si può tranquillamente spalmare un po’ di questa crema scura, ma possono arricchire di gusto anche lo yogurt e le bevande come il tè e le tisane. Ovviamente nella scelta del miele bisogna fare molta attenzione. Innanzitutto non si trova sempre nei supermercati e nelle catene della grande distribuzione, ma solo nelle erboristerie, nei negozi di alimenti biologici e su internet. Inoltre è consigliato acquistare miele di melata biologico ed evitare quello che viene prodotto in prossimità di città e di grandi centri urbani, poiché potrebbe essere contaminato dai metalli tipici dell’inquinamento industriale. Immagine copertina: Pixabay

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Cucina e Salute

Ricette autunnali vegane: tante idee gustose e saporite

L’autunno è una delle stagioni più amate dopo l’estate, sia per l’atmosfera che l’accompagna, sia per le tante ricette che si possono gustare. Ovviamente non tutti hanno i medesimi gusti culinari ed infatti, aumentano sempre più le persone che scelgono uno stile di vita vegano. Le ricette autunnali vegane sono tante, nonostante si possa pensare il contrario, ognuna caratterizzata da ingredienti ovviamente non di origine animale, ma particolarmente apprezzati e gustosi. Ricette vegane autunnali: non solo legumi Gli elementi cardine delle ricette autunnali adatte ad una dieta vegana, sono costituiti dai legumi, quasi sempre utilizzati in ogni preparazione. Presenti in ogni stagione, anche in autunno, le maxi-insalatone, con verdure, semi e noci, cui unire qualche fetta di pane per un pasto completo. Esempi: insalata di patate, rucola e ceci; di radicchio rosso, finocchi, mele, noci e senape; di carote, uvetta e pinoli; di rucola, pomodori, olive nere, tofu affumicato; di lattuga, avocado, fagioli neri, pomodori, cipolla, cumino. Ricordiamo che l’autunno segna la fine dell’estate, periodo ricchissimo di verdure ed ortaggi profumati, ma anche l’autunno non è da meno. Basta pensare a tutti i tipi di cavolo, radicchio, rape, per non parlare di finocchi, patate di ogni tipo, funghi e zucche. Infatti, a tal proposito, uno dei piatti vegani più amati e conosciuti, è la cosiddetta vellutata di zucca con crostini, curcuma, sesamo, noce moscata e tanto altro ancora. Ottenere una crema di zucca è semplicissimo, sarà sufficiente farla cuocere con un soffritto a base di aglio, olio (preferibilmente evo) e qualche pomodorino. Una volta cotta la zucca, frullare tutto, aggiungendo un filo d’olio a crudo e qualche crostino di pane raffermo o semplicemente pane aromatizzato e saltato in padella. Una ricetta autunnale semplice e che si presta perfettamente al clima suggestivo che si respira durante questi mesi. Si tratta di una preparazione che porta via poco tempo, quindi adatta a chi lavora, o studia, ma anche a quanti preferiscono gustare qualcosa di saporito che però non appesantisca troppo. Quando la cucina tradizionale si adatta alla cucina vegana La cucina italiana si caratterizza per la presenza di tanti piatti gustosi che allettano il palato dei commensali. Tante ricette a base di carne o pesce, che però ben si prestano, ovviamente eliminando gli alimenti animali, alle ricette vegane. A tal proposito, una delle preparazioni più originali, una vera e propria rivisitazione di un piatto di mare, sono le orecchiette con cime di rapa e acciughe, sostituite da un alimento piuttosto originale; ma procediamo con ordine.  Per quanto riguarda gli ingredienti, serviranno le orecchiette, gli spinaci, aglio, olio, peperoncino e anziché le acciughe, si utilizzeranno le alghe, che ricordano il mare della versione tradizionale, ma che trasformeranno il piatto in una perfetta combo vegana. Un’altra ricetta vegana molto interessante è basata sul farro, utilizzato come ingrediente principale di un’insalata. Il farro è un cereale dalle proprietà benefiche, la cui coltivazione è molto antica; esso è una componente importantissima della cucina vegana, utilizzato anche per zuppe e dolci, in quanto molto versatile. Infatti, il […]

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Ritorno a scuola: riflessioni e strategie per affrontarlo

Con molti dubbi e tentennamenti la data di inizio dell’anno scolastico sembra quasi alle porte così come le preoccupazioni che in questo momento attanagliano la vita scolastica e quella familiare. -Lo/a mando oppure no? -Aspettiamo e vediamo che succede? -No, se non arriva il vaccino mio figlio a scuola non ci andrà – Ho timore che il bambino si possa ammalare. Sono queste le principali domande e i timori che le famiglie stanno vivendo in un periodo in cui assumersi la responsabilità della scelta difficile del ritorno a scuola per la salute delle persone che amiamo sembra mettere a dura prova la nostra capacità di decidere per il meglio per sé e gli altri. Come comportarsi allora? Da premettere che il ritorno a scuola non sarà facile, ma questo non significa impossibile da gestire. Tornare tra i banchi rappresenta anzitutto un grande passo in avanti rispetto a ciò che abbiamo vissuto, è il recupero di un punto di riferimento per le famiglie e per i bambini molto importante da ogni punto di vista: formativo, relazionale, organizzativo, dopo un periodo di carico emotivo e di stress legato al brusco cambiamento che ha modificato gli equilibri familiari e lavorativi (smart working con tutta la famiglia) a cui si è aggiunta la faticosa gestione della didattica a distanza successivamente al lockdown. L’inizio della scuola rappresenta anche un disperato ritorno alla “normalità” seppur con grande difficoltà e limitazioni di cui saranno purtroppo protagonisti i bambini, soprattutto i più piccoli. Irritabilità, difficoltà di concentrazione, aumento di comportamento a rischio, ritiro sociale, stress, aumento/abbassamento costante del tono dell’umore, malessere fisico, costituiranno le problematiche che potenzialmente emergeranno con maggiore forza, ma possiamo affrontarle se solo restiamo uniti e condividiamo emotivamente questa nuova quotidianità sempre in sicurezza e con il supporto di uno psicologo all’interno della scuola per il personale scolastico e i ragazzi. Un ruolo chiave sarà assunto dai genitori che possono ridurre lo stress psicofisico dei loro figli recuperando le abitudini (già da casa) simulando, ad esempio per i più piccoli, il giorno di scuola (dalla sveglia presto, alla preparazione dello zainetto da portare con sé), sicuramente diverso da quello a cui eravamo abituati, ma fondamentale per la ripresa. I ragazzi avranno bisogno di essere compresi e sostenuti mettendo al primo posto i vissuti emotivi cercando di rimanere nel qui ed ora il disagio che taluni comportamenti comprensibilmente esprimeranno. Gli insegnanti avranno una doppia responsabilità, formativa e di riconoscimento del disagio dei loro studenti, avranno per questo bisogno di un valido supporto e confronto con lo psicologo. Saranno necessari tempi e spazi di riflessione e di elaborazione delle emozioni attiva ed esperienziale in sicurezza per i ragazzi e progetti ludici per i più piccoli per ricostruire attraverso gli strumenti psicologici (immagini e disegni) un significato nuovo e condiviso sull’esperienza del lockdown e sulle nuove sfide del presente. Tenere insieme ciò che è stato a ciò che ci aspetterà è molto importante perché consentirà di creare un collegamento di senso tra l’esperienza passata e quella presente facilitando […]

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Cucina e Salute

Vuoi una pelle senza imperfezioni? Scopri come ottenerla

La pelle del viso non appare sempre curata e luminosa come vorremmo. Punti neri, arrossamenti, brufoletti e imperfezioni spesso ne deteriorano vistosamente l’aspetto, facendola apparire più trascurata e spenta. Ma il modo per minimizzare i difetti c’è. La pelle rispecchia la salute e il benessere di ogni persona. Stress e stanchezza, cambiamenti ormonali o mancanza di riposo tendono ad accentuare rughette e segni di espressione finendo con il contribuire all’insorgenza di arrossamenti e imperfezioni che ne rovinano l’aspetto. Ecco i segreti e le migliori strategie per trattare le impurità della pelle e farla apparire al meglio. Come trattare eventuali imperfezioni Poter avere ogni giorno una pelle uniforme, elastica, luminosa e idratata è il risultato di tanti fattori diversi. Uno stile di vita attivo ed equilibrato e un’alimentazione corretta, ricca di vitamine e minerali contribuiscono infatti al benessere psicofisico generale influenzando anche l’aspetto dell’epidermide. Nonostante ogni attenzione, in ogni caso, può succedere di vedersi comparire un piccolo brufolo o un’altra imperfezione non voluta. Ecco qualche semplice rimedio da tener presente all’occorrenza. Indipendentemente dall’applicazione dei prodotti cosmetici che ciascuno sceglie in base alle esigenze del proprio tipo di pelle, si può ricorrere a ricette naturali che possono coadiuvare i trattamenti abituali potenziandone gli effetti. Una volta a settimana, ad esempio, si può usare sulla pelle del viso un esfoliante naturale delicato, ottenuto mescolando con un po’ d’acqua due cucchiai di avena e uno di bicarbonato. Il composto ottenuto, massaggiato delicatamente sulla pelle del viso e lasciato in posa un quarto d’ora prima di essere risciacquato, aiuta a mantenere l’epidermide morbida e levigata. Grazie a una periodica esfoliazione la pelle si libera dalle cellule morte e viene stimolata a rigenerarsi mantenendosi più vitale ed elastica. Combattere i rossori A volte, con il cambiare delle stagioni o ai primi freddi, la pelle subisce una situazione di stress che si manifesta con la comparsa di piccole macchie e rossori. L’ideale è usare quotidianamente una crema protettiva idratante che eserciti un buon effetto lenitivo e addolcente, riducendo il rossore. Una soluzione naturale che addolcisce la pelle mostrandola da subito più compatta e uniforme si ottiene preparando un infuso a base di acqua bollente, rosmarino e miele. Basta portare ad ebollizione un po’ d’acqua, sciogliervi tre cucchiai di miele e immergervi qualche rametto di rosmarino. Non appena la soluzione sarà tiepida si potrà applicare con un batuffolo di cotone sul viso lasciandolo agire per una decina di minuti. Dopo tale arco di tempo la pelle andrà risciacquata con acqua tiepida e apparirà da subito meno arrossata, più addolcita e uniforme. Scegliere il trattamento giusto Se il problema delle imperfezioni sulla pelle è ricorrente e la pelle appare spesso rovinata da brufoletti e punti neri, è bene scegliere un tipo di trattamento specifico. Garnier propone una linea completa di prodotti concepiti per trattare al meglio la pelle con tendenza a brufoli e punti neri: dai detergenti alle creme idratanti c’è quanto occorre per agire quotidianamente in modo sempre attento e rispettoso delle esigenze individuali. Con il giusto trattamento […]

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