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Eroica Fenice

La categoria Cucina & Salute contiene 85 articoli

Cucina & Salute

Marmellata fatta in casa: ricetta, ingredienti e consigli

Siamo nell’era della tecnologia, che ha indubbiamente portato i suoi vantaggi, ma non solo. Il punto è che tutto questo progresso, questa scienza, hanno abbassato la qualità dei prodotti, quelli alimentari si intende in questa sede, o almeno questo è quello che ci portano a credere. Certo è che trovare un ceppo di banane che emana quel profumo inebriante e pescare, tra i tanti, quel melone dal sapore dolce, sembra sia diventata una rarità. E allora, convinti che il cibo industriale sia ricco di conservanti, polifosfati e quant’altro, e che verdura e frutta vengano innaffiati con prodotti chimici per aumentarne la produzione, ci si affanna a cercare prodotti bio, ad evitare lo zucchero raffinato, e a preparare i prodotti da sé, tra le propria mura domestiche e con gli ingredienti accuratamente selezionati. Un esempio lampante è quello della marmellata fatta in casa. Non quella con la pectina, o altre miscele aggiunte. Semplicemente frutta fresca e zucchero. La marmellata: un po’ di storia Corrono alcune leggende sull’origine della marmellata. La più conosciuta riguarda Caterina d’Aragona, che dopo il matrimonio e il conseguente trasferimento in Inghilterra, per non sentire la malinconia della propria patria, si fece preparare la marmellata di arance, in ricordo di quei frutti che popolavano la Spagna.  Un’altra versione vede protagonista Maria de Medici che in seguito alla carenza di vitamina C diagnosticatale dal medico, si richiese una scorta di agrumi siciliani e per conservarli a lungo, data la durata del viaggio, furono disposti in alcune casse recanti la scritta “Per Maria ammalata“, “Por Maire ammalate“, divenuto tra una voce e l’altra del popolo “Por Marimalade” e trasformato in “Por marmalade“. Tuttavia l’origine della marmellata risale a tempi più antichi, infatti già i Greci erano soliti bollire le mele cotogne e unirle al miele per realizzare le conserve. Marmellata fatta in casa,  alcuni consigli Per preparare la marmellata in casa non serve altro che qualche oretta di tempo a disposizione, frutta fresca, zucchero (io utilizzo quello di canna) e qualche spruzzo di limone. Inoltre bisogna avere l’accortezza di sterilizzare bene i vasetti che si andranno ad utilizzare (vedi qui). Arance, mirtilli, albicocche, ciliegie, sono tanti e vari i frutti da poter utilizzare, a seconda della stagione e dei gusti personali. Il metodo è generalmente lo stesso, cambiano soltanto i tempi di macerazione e di cottura, in base al tipo di frutta scelta. Per conservare la marmellata in maniera ottimale, si consiglia di bollire i vasetti in una pentola capiente per circa trenta minuti. Marmellata fatta in casa alle ciliegie   La settimana scorsa una gentile collega mi ha regalato una busta di ciliegie del suo albero e una parte l’ho utilizzata per realizzare una conserva. Di seguito la ricetta: Ingredienti 1 kilo di ciliegie (prive del picciolo e del nocciolo) 180 grammi di zucchero di canna (io ne ho utilizzati 160 grammi perché le ciliegie erano molto dolci) succo di mezzo limone Preparazione Privare le ciliegie del nocciolo e del picciolo, lavarle accuratamente e tamponarle con uno strofinaccio pulito, […]

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I ghiaccioli alcolici: il cocktail dell’estate 2018

L’estate si avvicina e non possiamo farci trovare impreparati di fronte al torrido caldo di cui avvertiamo già le tracce. Ecco perché ci serve una ricetta facile su come fare i ghiaccioli alcolici: il cocktail dell’estate 2018. Sono il cocktail di questa estate. Semplici e deliziosi non necessitano di strumenti complicati né di molto tempo. Possono essere comodamente preparati e serviti a casa. Sono la soluzione ideale per il caldo estivo e un motivo in più per invitare i vostri amici a casa per un drink. Ghiaccioli alcolici: il trend dell’estate 2018 Mojito, Sangria, Piña Colada, Caipirinha e molti altri.Sono solo alcuni esempi di cocktail ghiacciati.  Quest’anno la società inglese POP ha lanciato sul mercato ghiaccioli alcolici ai gusti di Prosecco, Bellini e Moscow Mule. Dopo il grande successo ha proseguito con Champagne, Rosé & Raspberry e Watermelon Martini. Poiché non ci sono rivenditori in Italia di questi ghiaccioli, proponiamo qualche ricetta per preparare degli ottimi cocktail-ghiacciati da fare a casa! Ricordiamo che l’alcool etilico puro ghiaccia a -114° C. Quindi, per poter congelare l’alcool bisogna aggiungere una parte di acqua e di zucchero e proprio per questo i ghiaccioli di qualunque tipo hanno sempre una base di sciroppo zuccherato. I ghiaccioli alcolici sono perfetti per un aperitivo, da accompagnare a tartine, focacce, sandwich e stuzzichini di ogni genere. Questi ghiaccioli sono anche perfetti per un dopocena, per esempio serviti con della frutta tagliata. Come fare i ghiaccioli alcolici: ecco la ricetta per 4 persone 1 cetriolo 2 limoni 16 cl di gin 40 cl di acqua tonica 8 gocce di Angostura 8 cl di sciroppo liquido Spremete i limoni per ottenerne il succo che deve essere filtrato. Tagliate i cetrioli, sia a fette che a cubetti In una caraffa mescolate tutti gli ingredienti e versate il composto nello stampo per ghiaccioli. Lasciare riposare in freezer per almeno 12 ore e, infine, servite! Zenzero, frutti di bosco, polpa di pompelmo, pesca, anguria, salvia… Ogni ingrediente può essere aggiunto alla ricetta a seconda dei gusti personali di ognuno. Continua a leggere per sapere come fare i ghiaccioli alcolici al prosecco Ecco invece la ricetta dei ghiaccioli al prosecco  50 ml di acqua 40 g di zucchero 300 ml di prosecco Prima di tutto bisogna preparare uno sciroppo a base di acqua e zucchero. Dopo aver messo questi ingredienti in un pentolino lasciate che lo zucchero si sciolga nell’acqua a fuoco basso. Fate raffreddare tutto e aggiungete il prosecco. I cocktail saranno pronti dopo che saranno rimasti in freezer per qualche ora. Potete aggiungere alla base di prosecco e sciroppo anche dei pezzi di frutta o della frutta frullata. Potete anche mixare più frutti e aggiungere delle foglioline di erbe aromatiche come menta, basilico e lavanda per dare colore e profumo ai vostri ghiaccioli. Come fare i ghiaccioli, qualche utensile

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Cevapcici al barbecue: la ricetta delle polpette alla griglia

I cevapcici al barbecue Ho assaggiato la prima volta i cevapcici al barbecue in Trentino durante un weekend primaverile. Quando la cameriera me li ha proposti, ho storto un po’ il naso: il nome proprio non mi attirava, ma ha insistito così tanto da convincermi. E menomale, devo aggiungere.  Dai Balcani all’Italia I cevapcici, conosciuti anche come cevapici, provengono dalla cucina balcanica e si dice che siano stati serviti per la prima volta in una trattoria di Belgrado a metà dell’Ottocento. Sono giunti in Italia da alcuni anni, principalmente al Nord, dove sono soliti chiamarli anche cevapi. Approssimativamente la traduzione della parola in italiano è carne arrostita, e in effetti si tratta di polpette lunghe cucinate sulla griglia (in alternativa al forno o in padella). Di forma e di sapore diverso dalle nostre polpette tradizionali, ma buone e gustose. La ricetta dei Cevapcici Ingredienti:  200 grammi di macinato di manzo 200 grammi di macinato di maiale 100 grammi di macinato di agnello una cipolla bianca  100 grammi di olio extra vergine di olive sale, pepe e paprica dolce q.b. Preparazione Per preparare i cevapcici al barbecue, bisogna innanzitutto tritare finemente la cipolla (deve essere usata cruda, ma in alternativa la si può far appassire in padella con un filo di olio extravergine di oliva); in una ciotola capiente unire i tre diversi tipi di macinato con la cipolla tritata e mescolare a lungo, infine aggiungere pepe, sale e paprica dolce e continuare ad amalgamare. Stendere il composto ottenuto nella terrina e coprirlo con la pellicola trasparente, lasciare riposare in frigo per circa 30 minuti. Trascorso il tempo necessario, prendere il composto e formare dei cilindri della lunghezza di 8 cm circa, ungere con l’olio extravergine di oliva la griglia e lasciare riscaldare il barbecue (per la scelta di quest’ultimo consigliamo la visita al portale passionebbq) per qualche minuto, prima di cominciare a cuocere. Girarli spesso per ottenere una cottura ottimale. Servire con un salsa di accompagnamento. Buon appetito!

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Attualità

Avocado, il frutto proibito nel paniere Istat

È diventato facile trovare l’avocado soprattutto tra le “grandiose” apericene. Il guacamole forse si sposa bene con il Negroni. Sicuramente gli avocado toast sono tra i più gustosi. Tra i menù si trovano senza poca difficoltà i “tipici” risotti al sentore di tropical fruit. Le verdure pastellate della nonna se trasformate in tempura, accolgono l’avocado a braccia aperte come il paniere dell’Istat. Durante le festività, quando ci concediamo vizi e sfizi, il consumo di avocado cresce a dismisura. “Chiamatemi un avocado!”. Tutti si ricordano quando le battute sul frutto esotico si sprecavano Grazie al brand “Sicilia Avocado” da qualche anno la produzione è un primato tutto italiano. È il risultato di un’intuizione di alcuni imprenditori agricoli, con coltivazioni a regime biologico certificato. Le leggi del mercato sono sempre le stesse: ad una domanda corrisponde un’offerta. Se la domanda cresce l’offerta deve rispondere, in caso contrario il prezzo sale. L’acquisto mondiale del frutto tropicale è divenuto qualcosa che va oltre il “newtrend”e la richiesta supera i 3,4 kg procapite annui, ben cinque volte superiore agli anni ’90. Tale richiesta ha fatto superare di ben 50$ il costo per cassetta rispetto allo scorso anno. È chiaro che l’analisi del problema fa emergere ben altre complicazioni legate alla coltivazione dell’avocado. L’avocado fa gola persino alla Cina. Purtroppo però, come sempre accade in casi analoghi, non mancano le speculazioni, stavolta il giro di affari è enorme e pochi vogliono starne fuori Gli USA da qualche anno stanno facendo intuire che vorrebbero uscire dal trattato NAFTA (North American Free Trade Agreement, accordo nord americano per il libero scambio tra USA, Canada e Messico). La paura ha fatto tremare le borse soprattutto da quando Donald Trump ha dichiarato di voler ridefinire gli accordi commerciali con il resto dei paesi ripristinando i dazi. Il 2017 inoltre si è dimostrato un anno particolarmente difficile per le coltivazioni di avocado Le condizioni meteo non hanno garantito alle piantagioni del Cile e del Messico, maggiori produttori mondiali, l’acqua necessaria per evadere le richieste. Alla forte siccità si aggiungono i fenomeni di desertificazione dovuti molto probabilmente all’uso intensivo e sconsiderato del terreno. Bisogna considerare che per produrre 500g di frutta, due o tre frutti,  occorrono circa 272 litri d’acqua. In Cile l’agronomo e attivista locale Rodriguez Mandaca ha fatto notare che per coltivare un ettaro di frutteto servono centomila litri d’acqua al giorno, il quantitativo per soddisfare il fabbisogno giornaliero di circa mille persone. Anche per chi non possiede una cultura agricola, sembrerà facile capire come per ottimizzare le coltivazioni è necessario irrorare con concimazioni e pesticidi. Ingerire e respirare pesticidi e concimi porta gravi conseguenze alla salute delle persone. L’avocado assume la definizione di “oro verde” perché ha un mercato redditizio che in molte circostanze supera quello della marjuana Anche i Caballero Templarios hanno capito da tempo che il mercato della “pera del coccodrillo” è un’occasione da non farsi scappare. In un’inchiesta riportata dal Newsweek (Mexican cartels used government data to kidnap and extort avocado farmers) emerge inoltre come avvengono vere e proprie […]

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Olio di cocco: proprietà, usi e benefici su corpo e viso

Nell’era delle sostanze chimiche e delle creme ricercate, il ritorno alla natura e al naturale, soprattutto nell’ambito del benessere e della cura del corpo, è desiderio di tanti: sarà questo il perché alla base del successo dell’olio di cocco? Si tratta di un olio vegetale dalle tante qualità, ottenuto dall’endosperma (il tessuto vegetale contenete amido e proteine) della noce di cocco, prodotto soprattutto in India, Filippine e Indonesia. Tra gli oli vegetali è quello che ha la minor quantità di acidi grassi insaturi, dato però l’alto contenuto di grassi saturi, le organizzazioni sanitarie ne sconsigliano l’assunzione in gran quantità, ma gli riconoscono, se usato con moderazione, la proprietà di accelerare la perdita di grasso (ne basterebbe l’assunzione di appena due cucchiaini al giorno). Eppure, grazie all’alto contenuto di acido laurico, gli effetti dell’olio di cocco sul sistema cardio-vascolare sono più che positivi (oltre ad essere una squisita carta vincente da giocarsi nella preparazione di dolci). Bisogna prestare, però, la massima attenzione nel non confondere l’olio di cocco da cucina con quello per uso cosmetico, che risulta essere, in effetti, l’ambito in cui è maggiormente impiegato. Vi sorprenderà la quantità di benefici che l’olio di cocco può apportare al nostro corpo: eccone alcuni! 10 utilizzi dell’olio di cocco con proprietà e benefici A differenza di quanto il nome suggerisce, l’olio di cocco si presenta con una consistenza burrosa, solido e corposo a temperature inferiori ai 20-25 gradi. Andrebbe dunque riscaldato, soprattutto qualora volessimo realizzare creme o unguenti combinandolo con olio di mandorle oppure oli essenziali: si possono provare tantissime combinazioni, ognuna con un suo peculiare effetto benefico (idratante, lenitivo). Dunque, l’olio di cocco è un vero toccasana tutto naturale da provare per almeno 10 ottime ragioni. Vediamole insieme. Olio di cocco proprietà: L’olio di cocco è famoso soprattutto per le sue proprietà emollienti: dopo la doccia, se spalmato sulla pelle ancora umida la lascerà particolarmente morbida (e unta!). Ingrediente di tante creme anti-smagliature, questo olio non solo rallenta la comparsa delle rughe (sono infatti consigliati gli impacchi di olio di cocco sul viso, in particolare sugli occhi), ma aiuta anche a prevenire le smagliature, eterne nemiche. I suoi effetti lenitivi si avvertono soprattutto se usato dopo la depilazione o la prolungata esposizione al sole, per evitare eccessivi arrossamenti. Olio di cocco usi: Può essere utilizzato per combattere la forfora, massaggiando anche direttamente sotto la doccia il capo umido (con delicatezza, data la sua consistenza particolarmente dura). Viene spesso utilizzato come balsamo per le labbra, dopo essere stato sciolto a bagnomaria e, a proprio piacimento, mischiato con oli essenziali. Se combinato con lo zucchero e con un goccio di olio di oliva, diventa un eccellente scrub (sia per il viso che per il corpo). Funzionano gli impacchi per capelli, per rafforzarli e non solo: se fatti prima dello shampoo, l’olio di cocco donerà ai capelli una nuova lucentezza. Vi sorprenderà, ma se usato in piccole quantità sui denti (come un normale dentifricio, ma si badi bene: non in sostituzione dello stesso) ne […]

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Ricette con il melograno a Natale: due specialità per stupire!

Il frutto del melograno, che giunge a maturazione a partire dal mese di ottobre, è un vero e proprio toccasana per la salute; dal latino malum, “mela”, e granatum, “con semi”, custodisce al suo interno numerosi chicchi color rosso rubino dal gusto leggermente acidulo. Si tratta di una pianta originaria dell’Asia sud-occidentale, diffusa nell’area costiera del Mediterraneo da Fenici, Greci, Romani e in seguito dagli Arabi: la denominazione del genere, “Punica”, deriva infatti dal nome romano della regione geografica costiera della Tunisia e della omonima popolazione, altrimenti chiamata cartaginese, di estrazione fenicia, che colonizzò quel territorio nel VI a.C.; le piante furono così nominate perché a Roma i melograni giunsero proprio da quella regione. Era apprezzata anche dagli Egizi, per i quali il melograno era considerato un pomo medicamentoso per le sue proprietà terapeutiche. Il suo frutto, ma anche i suoi semi e il suo fiore, sono associati nelle civiltà antiche alla fecondità: nell’antica Grecia la pianta di melograno era considerata sacra a Venere e a Giunone, divinità tradizionalmente associate alla femminilità e alla fertilità; attributo della Grande Madre, regina del Cosmo, la melagrana era simbolo sia di fecondità che di morte, tant’è che si sono ritrovate melagrane di argilla nelle tombe greche dell’Italia meridionale. Anche la Bibbia, nel Cantico dei Cantici, le attribuisce un significato estetico e poetico, di speranza e fecondità. Giunto nel corso dei secoli in Europa e introdotto in America Latina dai colonizzatori spagnoli nel 1769, il melograno rappresenta oggi, nella stagione autunnale e invernale, una specialità locale ricca di benefici. La melagrana, infatti, è tra i frutti più ricchi di antiossidanti, in particolare di flavonoidi, in grado di contrastare l’azione dei radicali liberi e prevenire l’invecchiamento precoce; è, inoltre, una preziosa fonte di vitamine A, B, C ed E, utili alleate contro i malanni stagionali; il melograno racchiude anche sali minerali fondamentali, quali il manganese, il potassio, lo zinco, il rame e il fosforo. La composizione di questo prezioso frutto si completa con acqua, zuccheri e fibre: il suo notevole contenuto di acqua e potassio lo rende un alimento utile per depurare l’organismo e per stimolare la diuresi. Infine, il melograno è benefico per il sistema immunitario, aiuta a controllare i livelli di colesterolo e a ridurre la pressione sanguigna. Il melograno in cucina. Ricette con il melograno a Natale Oltre alla preparazione di succhi, frullati e dolci, il melograno si abbina perfettamente anche a piatti salati, come le insalate di cavolo rosso e quelle di cereali: ad esempio, i chicchi di melagrana sono un ingrediente davvero gustoso da abbinare alla frutta secca per preparare il couscous, o al farro; risulta molto piacevole anche l’accostamento con il pesce. Vi proponiamo due sfiziose ricette, per apprezzare al meglio i suoi chicchi così intensi e saporiti. Linguine agli scampi e melograno 500 g di scampi 100 g di chicchi di melograno 1 spicchio di aglio 50 g di brandy Una manciata di pomodorini ciliegino Qualche fogliolina di rucola Basilico q. b. Sale integrale q. b. Pepe rosa q. b. […]

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Gulasch ungherese tra sapori e tradizione. La ricetta del piatto tipico ungherese

Gulasch ungherese, come prepararlo al meglio! Paese che vai, usanza che trovi: e chi sarà di passaggio nei Paesi dell’Europa centro-orientale troverà senz’altro un piatto di Gulasch. Il gulasch ungherese è una zuppa calda a base di carne (dal sapore mediamente forte per via della punta di paprika che lo caratterizza), che nasce in Ungheria alla fine del secolo IX e si diffonde ben presto in tutta Europa in una molteplicità di varianti, come suggerisce anche il fatto che la grafia “gulash”, con cui la pietanza è conosciuta in tutto il mondo, sia l’adattamento tedesco dall’originale ungherese gulyás. Un’altra curiosità semantica: la parola gulasch, utilizzata per indicare il piatto connesso alla tradizione ungherese, corrisponde in lingua madre all’aggettivo gulyás (che in italiano potremmo tradurre con “alla bovara”), che come tale viene infatti utilizzato insieme ad un sostantivo: conosciamo infatti la gulyás-leves (zuppa alla bovara) e gulyás-hus (carne alla bovara). Non a caso, in origine il gulasch era il piatto caldo che veniva cucinato dai mandriani che trasportavano dal Caucaso bovini di razza ai mercati dell’est. Dalle pentole sul fuoco improvvisate durante le traversate dei bovari, il gulasch finì sulle tavole borghesi verso la fine del XVIII secolo e da lì venne adottato dalle cucine europee vicine, prima tra tutte quella austriaca in cui è conosciuto come Gulashsuppe. Gulasch, ricetta e ingredienti del piatto tipico ungherese  Ad ogni mondo, quando un turista a Budapest chiederà un piatto di gulasch vedrà portare al suo tavolo una zuppa a base di carne, solitamente vitello (in alcune varianti si trova addirittura a base di pesce), condita d’obbligo con paprika (il peperone ungherese non così piccante come la spezia che conosciamo) e cipolle cotte o fritte in abbondanza, con verdure e legumi a scelta (carote e patate le più utilizzate) o ancora con la tejföl (la panna acida prediletta dagli ungheresi tra i condimenti di specialità tipiche come il lángos, una sorta di focaccia fritta ungherese!). Data la sua umile origine, la versione ungherese è un piatto semplice, affatto difficile da preparare. Abbozziamo una ricetta del Gulasch ungherese. Dopo aver fatto cuocere la carne (preferibilmente di manzo o di vitello) tagliata a cubetti e averla tolta dalla pentola, bisognerà cuocere a fuoco medio un composto di olio, acqua, cipolle e paprika, fin quando le cipolle non saranno abbastanza morbide per essere frullate insieme agli altri ingredienti nella pentola. Aggiungiamo la carne insieme al concentrato di pomodoro, aglio e sale e lasciamo cuocere per almeno due ore. Chissà che gli ungheresi non impallidiscano davanti ad un piatto di gulash all’italiana, come facciamo noi innanzi alle rivisitazioni estere della nostra amata pizza! Gulash ungherese e altre ricette

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Ricette con la Zucca: l’ortaggio che colora le tavole autunnali

La zucca è indubbiamente la protagonista più colorata e versatile delle nostre tavole autunnali, nelle sue molteplici varianti, tutte in eguale misura ricche di proprietà nutrizionali particolarmente benefiche per l’organismo. Appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee e originaria del Messico, dove sono stati ritrovati i semi più antichi, risalenti al VII sec. a.C., la zucca è stata diffusa dai coloni spagnoli in seguito alla scoperta dell’America e importata dal Nuovo Continente in Europa a partire dal 1500, insieme al pomodoro e alla patata: nel nord America, infatti, la zucca costituiva l’alimento basilare della dieta degli Indiani, dai quali, appunto, i coloni europei appresero a coltivarla. In Italia è ampiamente coltivata e consumata, costituendo l’ingrediente base di svariati piatti; essa è, inoltre, impiegata non solo in cucina, ma anche in medicina e in cosmesi, ad esempio nella preparazione di maschere e creme fai da te, emollienti per il corpo e fortificanti per capelli ed unghie fragili. Si tratta di un ortaggio molto ricco di varietà, per forma e colore: le specie più note sono la cucurbita maxima, molto voluminosa, farinosa e dolciastra, e la cucurbita moschata, dalla forma allungata, di medie dimensioni e dalla polpa più tenera. La zucca cruda si conserva nello scomparto delle verdure del frigo, coperta dalla carta trasparente, ma con l’accortezza di consumarla entro pochi giorni; se invece si preferisce congelarla, occorrerà raschiare la buccia, sminuzzare la polpa a dadini e sbollentarla. Le sue virtù sono molteplici, nondimeno ogni ricetta risulterà non solo salutare, ma anche invitante: gli ottimi valori nutrizionali unitamente alle cospicue proprietà benefiche per il corpo e la sua salute, rendono, infatti, la zucca un ortaggio eccellente, da consumare con frequenza nella stagione autunnale. Grazie al bassissimo contenuto sia glucidico che lipidico, alle notevoli percentuali di fibre, vitamine B e C, di sali minerali, soprattutto calcio, fosforo, potassio, zinco, selenio e magnesio, e all’ingente contenuto d’acqua, di cui è composta per circa il 90%, la zucca si presta validamente al consumo nelle diete ipocaloriche e in quelle dei pazienti diabetici: 100 grammi di zucca, infatti, apportano sole 26 kcal. La polpa risulta un vero scrigno di mucillagini, pectine e preziosi carotenoidi, noti per le loro eccellenti doti antiossidanti, in grado di contrastare l’insorgenza dei radicali liberi e conseguentemente prevenire lo sviluppo delle patologie cardiovascolari; la folta presenza di grassi buoni Omega-3 la rendono un’alleata ideale per la riduzione di colesterolo e trigliceridi ematici e per l’abbassamento della pressione sanguigna. L’elevato contenuto di fibre e acqua favorisce il corretto funzionamento del transito intestinale, contribuisce a ridurre l’assorbimento degli zuccheri nel sangue, agevola la diuresi e risulta particolarmente valido nel contrastare la ritenzione di liquidi e tossine trattenuti dall’organismo; la presenza di magnesio e triptofano, un amminoacido coinvolto nella produzione della serotonina, facilita il rilassamento muscolare e apporta benefici umorali. I semi, inoltre, risultano ricchi di fitosteroli, olii grassi, melene e fitolecitina; essi, inoltre, grazie alla presenza di cucurbitina, hanno una funzione terapeutica contro la tenia echinococco, meglio conosciuta come “verme solitario”, favorendone il distacco dalla parete […]

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Una mela al giorno toglie il medico di torno

La parola mela deriva dal latino malum, a sua volta risalente al greco mêlon, con radice –mal probabilmente indoeuropea, portatrice del significato “molle” o “dolce”. La sua etimologia è già indicativa di una delle caratteristiche più apprezzate della mela, cioè l’ottimo sapore zuccherino (fortunatamente) associato a un basso apporto calorico. È il frutto che per eccellenza ci fa compagnia tutto l’anno in quanto è il più destagionalizzato, e anche quello che ci regala più versioni di se stesso, poiché ne esistono circa 2000 varietà. Forse per questo, o anche per il suo essere un prodotto semplice ma assolutamente indispensabile, ha sempre esercitato un grande fascino nell’immaginario collettivo e nella narrativa, caricandosi di connotati simbolici. È proprio la mela il simbolo associato al peccato originale commesso da Adamo ed Eva. È la mela l’icona della città di New York, e anche quella scelta dall’azienda Apple. È proprio una mela, secondo la tradizione, ad essere caduta sulla testa di Isaac Newton facendogli scoprire la gravità, ed è proprio questa, ma ricoperta d’oro, che Paride assegnò ad Afrodite in qualità di dea più bella dell’Olimpo. La mela appartiene alla famiglia delle Rosacee. Ha un pomo definito globoso, è ombelicata e ha un colore che varia solitamente tra il rosso e il verde. Il picciolo è generalmente robusto e fissato alla sua forma tondeggiante in un incavo, alla cui estremità opposta si rintraccia la calicina. È uno dei primi alimenti che si consumano dopo il latte materno. Eppure sono in pochi a conoscere una verità sul suo conto: la mela è un falso frutto, in quanto solo il torsolo è il vero frutto, mentre la sua polpa succosa è il ricettacolo del fiore. Ma perché “Una mela al giorno toglie il medico di torno?” Sembra proprio che l’antichissimo proverbio sia stato convertito in verità scientifica: lo conferma uno studio condotto dal Dipartimento di Farmacia della Federico II, dal quale è stata siglata una collaborazione tra l’Università di Napoli e Il Consorzio della Melannurca. Proprio su questa specifica varietà della mela, la Melannurca, prodotto ortofrutticolo tipico della regione Campania, sono stati condotti studi ed esperimenti. I ricercatori hanno infatti estratto due nuovi prodotti nutraceutici in fase di sperimentazione da un campione selezionato di mele e appurato la loro efficacia terapeutica su diversi piani. In primo luogo la mela produce un significativo aumento del colesterolo buono a discapito di quello cattivo. Inoltre è da tenere in considerazione il suo effetto antidiabetico causato da un basso contenuto di zuccheri, il suo ruolo rinforzante per unghie e capelli, la sua utilità contro i calcoli renali in quanto combatte l’acidità di stomaco, e la sua ricchezza di fibre che svolgono numerose funzioni tra cui quella dello sbiancamento dentale. Non meno fondamentale risulta la sua duplice funzionalità: se consumata cruda è indicata per lenire la dissenteria, se consumata cotta invece è adatta a chi soffre di stipsi. Queste sono qualità tipiche di tutte le varietà della mela? Tutti i tipi di mela sono un farmaco naturale: la vitamina B1 che contiene aiuta a […]

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La ricetta della prelibatezza: i marron glacé

Come fare i marron glacé, una spiegazione passo passo   I marron glacé sono un tipico dolce francese e piemontese dal sapore e l’aspetto inequivocabile. Castagne, zucchero, acqua, vaniglia e pazienza: questi sono gli unici ingredienti necessari per prepararlo. Eppure il costo di questi particolari dolci dice il contrario. A renderli così prelibati è la loro particolare lavorazione in cui la castagna – necessariamente di qualità marrone – viene progressivamente sciroppata. Si penserà che l’origine di questa ricetta è da cercare senza dubbio in Francia. In effetti la città di Lione rivendica questo tipico dolce ma questa non è l’unica teoria. Molto più probabilmente le marron glacé sono nate nei dintorni di Cuneo. È proprio nella città piemontese che nel Cinquecento aveva luogo il più grande mercato di castagne e ancora oggi la zona è un importante punto di esportazione di questo frutto. Ai marron glacé è anche associato una figura: il cuoco del duca di Savoia Carlo Emanuele I. La ricetta compare nel trattato Confetturiere Piemontese e risale all’anno 1790. Come si preparano le marron glacé? Gli INGREDIENTI necessari sono: 1kg di marroni 500g di zucchero 1 bacca di vaniglia La particolarità del dolce richiede una particolare preparazione, che deve essere preparato a più riprese e necessita di un bel po’ di giorni. Innanzitutto – secondo la tradizione – le castagne devono essere lasciate in acqua per nove giorni al fine di facilitare la pelatura. Dopo la cosiddetta novena bisogna praticare un taglio a croce sulla buccia delle castagne e sottoporle ad un gesto di vapore o, in alternativa, pelarle a mano. A questo punto bisogna bollire le castagne in acqua. Non appena l’acqua giunge ad ebollizione bisogna lasciarvi le castagne a sobbollire per dieci minuti. Trascorso questo tempo, avendo cura di non farle sciupare, si deve estrarre i marroni con un mestolo forato. Non resta che preparare lo sciroppo con 300g d’acqua, lo zucchero e la stecca di vaniglia. Il composto deve bollire per cinque minuti, dopo di che possiamo incorporare le castagne e aspettare il bollore prima di spegnere il fuoco. Il tutto deve essere coperto con coperchio per 24 ore. Il giorno seguente e i due giorni successivi bisogna portare nuovamente a bollore lo sciroppo contenente i marroni e, sempre, dopo il bollore, spegnere la fiamma e coprire il composto per 24 ore. In alcune ricette è aggiunto in pentola progressivamente lo zucchero e si aspetta il raggiungimento di una temperatura sempre più alta giorno dopo giorno. Arrivati al quinto giorno i marroni devono essere scolati e posti ad asciugare su una griglia. Su di essi va versato lo sciroppo restante che, nel frattempo, deve essere portato a bollore. Ponendo le castagne ricoperte dalla glassa in un luogo asciutto – il forno andrà benissimo – essa avrà il tempo di solidificarsi. Ed ecco che i nostri marron glacé sono pronti! Possiamo scegliere di servirli in pirottini di carta e tenerli in frigo per due settimane oppure conservarli per alcuni mesi in contenitori di vetro ricoperti dal loro sciroppo […]

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