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La categoria Cucina e Salute contiene 204 articoli

Cucina e Salute

Mal di schiena: quali cause? I rimedi per alleviare il dolore

Le cause che possono indurre il mal di schiena possono essere davvero tante. Non a caso, secondo recenti studi, il mal di schiena è un disturbo talmente diffuso che risulta essere la terza causa di assenza dal lavoro. Ne soffrono circa il 25% dei lavoratori e negli individui con più di 50 anni la percentuale di chi ha dolori alla schiena si alza molto, oscillando tra il 60 e l’80%. Si tratta di un problema piuttosto comune che spesso può essere risolto semplicemente ricorrendo ad una gamma di prodotti antinfiammatori per dolori alla schiena.   Le possibili cause Il mal di schiena, come detto, può avere matrici diverse. Può essere generato ad esempio da un trauma a seguito di un infortunio o un movimento sbagliato. In questo caso è semplice individuare la causa perché il paziente si accorge del momento in cui succede. In questi casi il dolore è molto intenso e localizzato, si sentono delle fitte alla schiena e si ha difficoltà a stare seduti o in piedi (posizioni in carico).   Diverso invece è il mal di schiena cronico che limita molto il paziente nella vita di tutti giorni e influisce negativamente sul suo umore. Un mal di schiena cronico può derivare da abitudini posturali scorrette al lavoro, a casa o in macchina, se si guida tanto; la sedentarietà, perché viene meno l’elasticità della colonna. Anche l’attività sportiva svolta male, perché si carica in modo sbagliato la colonna vertebrale.   Esistono però anche cause viscerali come la frequente colite, o il colon irritabile. Ricordiamo che l’intestino è avvolto dal peritoneo, il quale ha rapporti con la colonna vertebrale.   Anche la predisposizione purtroppo è una causa di dolore alla schiena. C’è chi è più propenso “all’usura” delle vertebre o dei dischi intervertebrali. Senza dimenticare le patologie che influiscono sulla schiena come l’ernia del disco. L’ernia discale si ha quando la porzione più esterna del disco (anello fibroso o anulus) compreso tra due vertebre si fessura e ne fuoriesce del materiale discale (nucleo polposo). Se questo materiale comprime dei nervi, oltre al forte dolore si possono avere altri sintomi come il formicolio o sintomi più gravi. In alcuni casi si può arrivare al temuto deficit di forza (“paresi periferica”) di un movimento specifico. Ad esempio, l’impossibilità di camminare sulle punte dei piedi oppure sui talloni.   I rimedi I rimedi, come le cause, possono essere diversi. Se il dolore è tutto sommato sopportabile si possono utilizzare prodotti antinfiammatori, mentre se il dolore fosse molto acuto potrebbero essere necessarie terapie strumentali come la Laserterapia o la Tecarterapia che aiutano a ridurre l’infiammazione e il dolore. Per l’ernia del disco si può ricorrere all’Ozonoterapia che spesso da buoni risultati dopo 3-4 settimane. Superata la fase acuta diventano fondamentali una idonea terapia manuale e/o un trattamento osteopatico, per migliorare le contratture muscolari ed i rapporti articolari. La terza e altrettanto importante fase è quella del rinforzo muscolare, con esercizi per il mal di schiena specifici e guidati dal fisioterapista.

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La Pastiera: la bontà ed il gusto della variante ischitana

La Pastiera, dolce tipico napoletano, tra i più apprezzati non solo in Campania, è stata riconosciuta come “Prodotto Agroalimentare Tradizionale”. Così come per ogni dolce, ne esistono molte varianti, ognuna con caratteristiche organolettiche diverse, in grado di catturare anche i palati più sopraffini. Rispetto alla ricetta napoletana, probabilmente in molti avranno assaggiato o sentito citare la variante ischitana, diversa da quella tradizionale. Pastiera ischitana e Pastiera napoletana: quali sono le differenze Gli ingredienti propri della ricetta tradizionale sono: la frolla, lo strutto (che spesso viene sostituito dal burro, soprattutto da chi sceglie una dieta vegetariana) e la crema col grano. Per quanto riguarda questo ingrediente, è stato attestato che storicamente veniva preparato esclusivamente in casa, quindi con tempi di ammollo e cottura molto lunghi. Etimologicamente, sembrerebbe che il nome ‘Pastiera’, derivi molto probabilmente dall’abitudine che un tempo prevedeva l’utilizzo della pasta cotta al posto del grano. Ad Ischia, conversando con le donne di un tempo, si scopre che in realtà non esiste una vera e propria ricetta standard, ma che ogni famiglia realizza la pastiera rifacendosi a vecchie tradizioni tramandate da generazioni.  Ed è così che ad ogni cucchiaio di grano si associa una buona dose di fantasia, storia e passione e anche qualche segreto, uniti a dolci ricordi.  La ricetta della Pastiera ischitana prevede una preparazione molto lunga, nella quale si annovera tra gli ingredienti, la crema pasticciera, aromatizzata con bucce d’arancia o di limone. Come abbiamo detto, il ripieno tradizionale napoletano, non prevede la crema pasticciera, ma, aggiungendola si otterrà un composto più omogeneo e ricco di sapore. Oltre alla realizzazione della crema pasticciera, che in tanti frullano per evitare grumi (soprattutto perché la consistenza del grano non piace a tutti) esistono alcuni alcuni accorgimenti sui quali ancora si dibatte. Qualcuno spennella sulla superficie della pastiera, il tuorlo dell’uovo, per renderla più lucida. Ad Ischia, così come dolcemente raccontano le tante persone che vivono sull’isola verde, questa tradizione è considerata una vera e propria eresia. Non si aggiunge né uovo, né zucchero a velo, e nemmeno la cannella, soprattutto perché in questo caso il dolce tipico pasquale rischierebbe di scurirsi e presentare un brutto aspetto. Sull’isola d’Ischia, e ovviamente in Campania, così come nel resto dell’Italia meridionale, mangiare è un momento importante, che va oltre la semplice necessità di nutrirsi. Indipendentemente dal culto religioso che si abbraccia, la Pastiera è un dolce che rappresenta una vera e propria “istituzione culinaria”. Il grano, le uova, la ricotta, la pasta frolla, le essenze, sono tutti elementi che s’intrecciano tra loro, creando un mix perfetto di storia, cultura e tradizione. Storia e tradizione in un dolce amato da tutti Storicamente, è noto che la ricetta originale della tradizione napoletana, prevede che la Pastiera sia nata in un convento, a San Gregorio Armeno: tutto grazie a una suora che, nel Settecento pensò di abbinare gli ingredienti simbolo della Pasqua cristiana alla ricotta e ad altri ingredienti da poco arrivati dall’Oriente, come la cannella. Inoltre, si narra che la Pastiera fece sorridere Maria Teresa […]

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Basi neurali nel processo creativo: quando la cognizione incontra l’emozione

Quando pensiamo alla creatività nella nostra mente visualizziamo i nomi di diversi personaggi che con il loro “genio” sono passati alla storia. Einstein, Picasso, Bill Gates, John Lennon e potremmo continuare ancora per molto. Perché questi personaggi hanno lasciato un segno rispetto ad un comune mortale? William James nel 1890 definì la creatività una transizione da un’idea all’altra, un’inedita combinazione di elementi, un’acuta capacità associativa e analogica, una vera rivoluzione che segna il passaggio da un pensiero più lineare e schematico, ad uno maggiormente basato sulla sintesi, una rinnovata percezione che prende le distanze dal comune pensare. Il concetto di creatività è stato declinato in diversi modi nel corso del tempo, ma sostanzialmente il suo significato è rimasto invariato. Dalla lampadina di Einstein passando alla genialità a cui vengono associate personalità sregolate, disagiate, con problematiche di disadattamento e ritiro sociale, tossicodipendenza, sino a seri problemi di natura strettamente psichiatrica come la schizofrenia. Guilford definisce gli aspetti secondo i quali si distingue un pensiero creativo che vanno dalla fluidità, la capacità di produrre molte idee, alla flessibilità di cambiare strategia ogniqualvolta la situazione- problema dovesse richiederlo, l’originalità nel trovare risposte uniche, insolite e particolari, l’elaborazione che consiste nel perseguire una strada ideativa con ricchezza di particolari senza lasciare nulla al caso sino alla sensibilità ai problemi che si traduce nel selezionare alcune idee e organizzarle in forme nuove. Molti autori sono dunque arrivati alla conclusione che la creatività non è un evento singolo bensì un processo interattivo tra elementi cognitivi e emotivi. L’atto creativo contiene una componente di tipo cognitivo-esplorativa e una generativa. E’ come se dinanzi a sé la mente creativa passasse in rassegna una serie di modelli mentali come potenziali soluzioni al problema che le si presentano e nella fase esplorativa vengono valutate le diverse opzioni per poi essere selezionata quella migliore. Alcuni studi sui meccanismi neurali della creatività hanno esaminato il ruolo dell’ asimmetria emisferica (Martindale, 1999). Originariamente la creatività era considerata una funzione dell’emisfero destro, l’idea principale che i creativi utilizzassero soprattutto l’emisfero destro, mentre le persone razionali, meno creative l’emisfero sinistro. Tale teoria appare oggi semplicistica, a fronte della complessità del cervello. Studi recenti considerano la non esistenza definita di una lateralizzazione emisferica per la creatività e l’esistenza di diverse aree cerebrali attivate a seconda della natura del processo creativo in atto. Quando gli esseri umani sono impegnati con qualsiasi tipo di processo creativo, un gran numero di regioni del cervello quindi si attiverebbe. Le stesse regioni cerebrali sono quelle che si attivano anche in molti processi cognitivi cosiddetti “ordinari” (memoria, attenzione, controllo) pertanto, questi studi suggeriscono come la creatività possa essere considerata il prodotto di diverse interazioni tra cognizione ed emozione. Da quanto emerso dalla letteratura, sembra non esserci un accordo unanime tra i ricercatori su quali siano le precise aree cerebrali coinvolte nel processo creativo. Rimane abbastanza chiaro, tuttavia, il coinvolgimento della corteccia prefrontale, nonostante non si sia effettivamente ancora chiarita la misura di tale coinvolgimento. La conclusione è che il pensiero divergente non […]

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L’importanza del bere acqua per una buona idratazione

Perché è importante bere tanta acqua? La Dott.ssa Martina Chiurazzi, biologa nutrizionista e PhD Student in Terapie Avanzate Biomediche e chirurgiche presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” spiega quali sono i benefici di una ricca idratazione L’acqua è considerata una componente importante del corpo umano (circa il 60% del nostro corpo è composto da acqua) ed è coinvolta in numerosissimi importanti attività fisiologiche.  L’assunzione e l’eliminazione di acqua dal corpo umano sono in un equilibrio dinamico: un’assunzione insufficiente di acqua, infatti, influenza lo stato di idratazione del corpo umano che, a sua volta, influisce negativamente sullo stato di salute. Per questa ragione, è fondamentale prestare attenzione a ciò che beviamo per assicurarci di soddisfare il nostro fabbisogno giornaliero di acqua. Non farlo potrebbe avere effetti negativi sulla nostra salute. Biomarcatori dell’urina e del plasma sanguigno oppure un esame bioimpedenziometrico sono in grado di valutare lo stato di idratazione del corpo. In risposta alla disidratazione, l’uomo sviluppa la sensazione di sete,  fondamentale per la sopravvivenza in quanto motiva il bere, con successiva correzione del deficit di liquidi. Secondo i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti (LARN) in Italia, l’assunzione adeguata per un uomo adulto (>18 anni) dovrebbe essere di  2500 ml/die  mentre per una donna adulta (>18 anni) 2000 ml/die di acqua. I LARN variano a seconda delle fasi della vita e del sesso, quindi è importante prendere sempre come riferimento le tabelle dei LARN per valutare l’assunzione raccomandata e il Livello massimo tollerabile di assunzione. Le fonti idriche possono essere di 3 tipi: –l’acqua che introduciamo bevendo, –quella che introduciamo con gli alimenti e -quella che produciamo come risultato dell’ossidazione di macronutrienti. Spesso però introduciamo liquidi non per dissetarci, ma attraverso bevande consumate per puro piacere (caffè,  alcol o bevande zuccherate) e soprattutto perché aiutano l’interazione sociale. Il consumo di queste bevande può essere vantaggioso perché permette di sostituire le perdite d’acqua prima che si verifichi una disidratazione che induce lo stimolo della sete ma allo stesso tempo comporta alcuni svantaggi in quanto bere liquidi diversi dall’acqua può contribuire a un apporto di nutrienti calorici superiore al fabbisogno. Inoltre, il consumo di alcol in alcune persone può provocare dipendenza con conseguenti problematiche di salute. Per questo motivo il mio consiglio è quello di preferire acqua naturale o minerale limitando invece tutte le altre bevande. Inoltre, poiché capita spesso di dimenticarsi di bere se assorbiti da un impegno, suggerisco di impostare un promemoria che vi aiuti a ricordare di bere e a monitorare la quantità di acqua ingerita, soprattutto se si ha uno stile di vita attivo e si pratica regolarmente sport. Alcuni studi che hanno confrontato le risposte di sete e l’ingestione di liquidi tra le persone anziane e i giovani hanno rivelato che, in seguito alla mancanza di acqua, le persone anziane hanno meno sete e bevono meno liquidi rispetto ai giovani e sembra che la diminuzione del consumo di liquidi sia principalmente dovuto ad una diminuzione della sete poiché il rapporto tra sete e assunzione di […]

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Hygge e i sinonimi di benessere e relax

«Che cos’è la felicità? Una casa con dentro le persone che ami». Amy Bretley Hygge è un sostantivo danese, ma usato anche nella lingua norvegese, che indica un concetto legato ad un’atmosfera o una sensazione connesse al senso di accoglienza, di benessere fisico e psichico e quindi di comodità e relax. Questa parola, dall’etimologia connessa al germanico hyggja (letteralmente sentirsi soddisfatti), al norvegese hugge (abbracciarsi, in inglese hug) o al norreno hygga (consolare), sembra sia apparsa solo nel XIX secolo nella lingua danese e da essa è derivato anche un verbo (omografo del sostantivo) e l’aggettivo hyggeligt. Data la difficoltà di esprimere in altre lingue significati connessi alla cultura nordica, si è cercato nell’inglese hominess e nel tedesco Gemütlichkeit un corrispettivo di questa parola inserita nell’Oxford Dictionary fra le nuove parole del 2016. La ricerca dell’hygge è da connettersi al bisogno dei popoli nordici di creare un ambiente accogliente, familiare, comodo, caratterizzato dal calore intimo delle abitazioni in una situazione di scarsa luminosità e pungente freddo. Una delle caratteristiche dell’hygge è proprio la luce, infatti. Il senso profondo di comunità, di aggregazione e di coesione e il soddisfacimento dei bisogni primari hanno poi spinto i nord europei a dedicarsi alla propria personale condizione di benessere. Le sensazioni create da ambienti hyggeligt portano ad una situazione di felicità semplice, costruita quotidianamente e gradualmente nella propria casa, secondo elemento fondamentale di questa “filosofia” di vita. Si tratta quindi di un piccolo nido le cui porte sono sempre aperte per gli amici con cui stare insieme (sì, è questa la terza componente dell’hygge). Anche in estate, fra falò in spiaggia, festival di strada, mercatini delle pulci e pic nic nel bosco. Hygge: cosa ci fa stare bene? Quali sono i fattori irrinunciabili della quotidianità e della felicità di ciascuno? A queste domande risponde un decalogo da noi rielaborato di questa pratica da perseguire quotidianamente: 1-2-3. Luci e atmosfera, Desiderio di comfort, Senso di sicurezza Le luci da preferire per ricreare un senso di comfort zone sono quelle con una luminosità bassa e calda, magari regalate da abatjour posizionate in più punti della stanza o da candele non intensamente profumate (scegliete sentori di rosa, lavanda, vaniglia, melissa, sandalo) o, se ne avete in salotto, da un camino. Sedetevi su una comoda poltrona per dormire, leggere un libro di viaggi, ascoltare musica rilassante e con i suoni della natura: mettete in pausa i pensieri e le preoccupazioni. Oppure fate un bagno caldo o, ancora, uscite a fare un giro in bicicletta, soprattutto se avete montato un cestino in vimini sul manubrio e dovete comprare il pane di segale. 4-5-6. Stare insieme, Accoglienza di quello che si ha, Armonia Dopo aver spento dispositivi e “silenziato i rumori”, godetevi una chiacchierata con i familiari, con gli amici, giocate con i Lego oppure coccolate il vostro animaletto domestico, magari preparando per voi stessi o per loro comfort food da assaggiare insieme. Ricreare un ambiente in cui tutti si sentono a proprio agio, azzera anche le preoccupazioni e le ansie da stress […]

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Come rimettersi in forma dopo gli eccessi di un’alimentazione sbagliata

Alimentazione sbagliata? La Dott.ssa Martina Chiurazzi, biologa nutrizionista e PhD Student in Terapie Avanzate Biomediche e chirurgiche presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” spiega come rimettersi in forma  Dopo aver discusso di come la pandemia abbia inciso negativamente sul nostro peso, è arrivato il momento di capire come correre ai ripari per perdere quei kili di troppo aiutando il nostro organismo a prevenire alcune malattie. Ovviamente è fondamentale specificare che bisogna affidarsi sempre ad un professionista del campo quale un medico o un biologo nutrizionista poiché le diete fai da te e i social non sono in grado di consigliare uno schema personalizzato che tenga conto di fattori importanti quali l’età, il livello di attività fisica, la presenza di patologie ecc., ma al contrario in alcuni casi possono addirittura peggiorare la situazione. Si raccomanda fortemente di diffidare anche di tutte quelle figure che s’improvvisano esperti in nutrizione e dispensano consigli per una corretta alimentazione senza però avere alcuna laurea specifica (Medicina o Biologia) che dia loro le competenze per prescrivere piani dietetici. Attenzione perché con la salute non si scherza! Un nutrizionista (medico o biologo) attraverso una visita accurata basata su un’ indagine personale e alimentare del paziente, misurazioni antropometriche e valutazione della composizione corporea mediante bioimpedenziometria, è in grado di formulare uno schema dietetico personalizzato in grado di garantire il giusto apporto di calorie e nutrienti, prevenire malattie legate all’obesità e ad abitudini alimentari scorrette ma soprattutto di educare ad uno stile di vita sano da mantenere per il resto della vita evitando l’effetto yo-yo. Un’alimentazione corretta e bilanciata è necessaria per la cura della nostra salute e del nostro benessere psico-fisico. Di seguito alcuni sani consigli da adottare giornalmente: 1. Mantenere una dieta sana, equilibrata e varia consumando prevalentemente cereali integrali, legumi, verdura e frutta (ottime fonti di carboidrati, vitamine e sali minerali; cereali e legumi sono anche ottime fonti di proteine); limitando cibi molto calorici, fritti, cibi ricchi di sale e bevande alcoliche; 2. bere molta acqua (circa 2 litri di acqua al giorno); 3. preferire spuntini sani (es. yogurt magri a frutta o frutta di stagione) a snack preconfezionati ricchi in grassi; 4. non saltare mai i pasti (il digiuno è sconsigliato) – La colazione è il pasto principale della giornata; 5. non esagerare con le quantità. Consiglio di consumare abbondanti quantità di verdura che presentano un elevato potere saziante; 6. attenzione al condimento (usare preferibilmente olio extravergine di oliva a crudo): limitare il consumo di grassi di origine animale (es. burro, lardo, strutto, panna); 7. preferire la cottura al vapore o nel forno, tecniche di cottura più salutari, in grado di preservare il contenuto vitaminico e minerale degli alimenti; 8. masticare lentamente per migliorare la digestione e aumentare il senso di sazietà: ​9. non andare a fare la spesa a digiuno, in quanto si rischia di essere tentati dall’acquistare cibi non sani e ricchi di calorie; 10. mantenere uno stile di vita attivo: per raggiungere un peso corporeo corretto, infatti, è importante associare […]

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Tortine di carote e mandorle

Fragranti e profumate minicake, perfette per una merenda al volo o una colazione sana e nutriente. Ecco la ricetta infallibile, semplice e veloce. Le tortine di carote e mandorle sono delle merendine semplici e genuine, dal gusto intenso e riccamente profumate, ideali da gustare da soli o in compagnia. Il loro colore brillante, dato dall’uso delle carote, ricorda molto quello della classica torta carote e cioccolato; la farina di mandorle, inoltre, arricchisce questo delizioso dolcetto di un importante apporto energetico, nel rispetto di una dieta sana ed equilibrata. Uno dei punti di maggior pregio di questa semplice ricetta è la versatilità e la praticità delle tortine, che possono essere consumate a casa o in ufficio, al parco per una merenda con i bambini o persino in palestra per recuperare le energie. La ricetta si prepara velocemente e con facilità, e lo stampo indicato – quello semisferico – può essere sostituito da un più tradizionale stampo da muffin. Ingredienti per circa 12 tortine: 125 gr di farina 00 75 gr di farina di mandorle 175 gr di carote senza gambo 2 uova medie 125 gr di zucchero a velo una arancia non trattata (scorza e succo) 50 gr di olio di semi (di girasole o di cocco) una bustina di lievito per dolci (ca. 16 gr, meglio se non vanigliato) un pizzico di sale marino Procedimento Per preparare le tortine di carote si consiglia di iniziare il procedimento dal trattamento delle carote, che devono essere spuntate in cima e in fondo, e pelate attentamente per rimuovere lo strato esterno. Successivamente, si consiglia di tritarle con una grattugia, per ridurle in scaglie o pezzi molto sottili, facilitando così il successivo passaggio con il mixer. Grattugiare poi anche la scorza d’arancia e tenerla da parte. Versare quindi la polpa di carote in una ciotola capiente e aggiungere anche l’olio e il succo spremuto dell’arancia, precedentemente filtrato. A questo punto frullare i tre ingredienti con un mixer o un frullatore ad immersione, in modo da ottenere una purea omogenea. In una ciotola a parte, rompere le uova intere e sbatterle con una frusta elettrica; continuando a mescolare con la frusta in azione, aggiungere lo zucchero a pioggia, e scioglierlo completamente. Unire anche la scorza di arancia grattugiata in precedenza e mescolare con cura. Mescolare insieme i due tipi di farina e il lievito, unirli al composto di uova e amalgamare bene. Infine, aggiungere un po’ alla volta anche la purea di carote, mescolando finché si otterrà un composto omogeneo e liscio. Come ultimo, versare nella ciotola un pizzico di sale e mescolare nuovamente. Preriscaldare il forno a 180°C; intanto imburrare (o ungere) con cura gli stampini cosiddetti “a semisfere” (a meno che non siano in silicone: in questo caso non è necessario), e versare il composto negli stampi, lasciando circa un centimetro dal bordo. Infornare lo stampo a mezza altezza e lasciare cuocere per circa 18-20 minuti al massimo, in modo che le tortine non si secchino. A cottura terminata lasciare raffreddare negli stampi […]

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Profumo: come interagisce con la pelle?

Il profumo è tra gli accessori più amati e usati al mondo. Esiste una grande quantità di fragranze in commercio e trovare il profumo giusto per sé permette di distinguersi e sentirsi irresistibili. Tuttavia, è probabile che l’etichetta non ci stia dicendo proprio tutto riguardo a ciò che è contenuto all’interno della boccetta. A causa delle leggi che proteggono i produttori di fragranze, infatti, molti dei profumi che si trovano in commercio contengono sostanze chimiche non elencate singolarmente sulla confezione del prodotto. Sostanze che possono causare allergie, con reazioni come la comparsa di evidenti macchie rosse sulla pelle, prurito, irritazione e ipersensibilità cutanea. Questo è dovuto al fatto che le sostanze contenute nei profumi siano gli “ingredienti segreti” delle fragranze che rendono il profumo in questione unico, per cui i produttori possono semplicemente descrivere queste sostanze come “fragranza” ed evitare così di condividere con il mondo il segreto del proprio prodotto. La buona notizia, però, è che un danno immediato e irreversibile causato dall’uso occasionale di un profumo o di un’acqua di colonia è raro. Come reagisce la pelle alla fragranza? Il modo in cui la maggior parte degli ingredienti profumati conferisce profumo è attraverso una reazione volatile. Sfortunatamente, questa reazione naturale provoca quasi sempre una reazione sensibilizzante sulla pelle. La ricerca, infatti, ha stabilito che le fragranze nei prodotti per la cura della pelle sono tra le cause più comuni di sensibilizzazione e altre reazioni cutanee negative. E questo vale per tutti i tipi di pelle, non solo per quelle sensibili o con tendenza all’arrossamento. Anche se la nostra pelle non sembra essere disturbata o aggravata dai prodotti profumati che utilizziamo, questo non significa che essi non stiano producendo degli effetti. In effetti, questo potrebbe essere un problema per il riconoscimento dell’eventuale insorgenza di un disturbo, considerando che la pelle è molto brava a nascondere eventuali segni e si potrebbe non riuscire a individuare il problema in tempo. A volte un profumo può causare una lieve reazione allergica. Molto spesso, questa reazione si verifica sulla pelle sotto forma di dermatite da contatto, che può presentarsi ogni volta che la pelle viene a contatto con un ingrediente (sintetico o naturale) che la irrita. I sintomi della dermatite da contatto includono: Orticaria o vesciche; Prurito, con possibile desquamazione della pelle; Bruciore o arrossamento della pelle; Sensibilità al tatto. Alcune delle sostanze chimiche contenute nei profumi possono essere pericolose se si accumulano a livello dell’epidermide. Lo stirene per esempio, un ingrediente presente in molti prodotti cosmetici, è stato ritenuto un probabile cancerogeno dal National Toxicology Program nel 2014. Altre sostanze, invece, sono incluse nel prodotto con il preciso scopo di aiutare la pelle ad assorbire la fragranza e farla durare per ore e ore. E sono proprio quelle stesse sostanze chimiche che aumentano la vulnerabilità della pelle, esponendola a possibili agenti cancerogeni. Quali prodotti contengono fragranze e perché? Sono tanti i prodotti in commercio che contengono fragranze. Oltre ai profumi, troviamo per esempio anche creme per il corpo, dopobarba, creme per la […]

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Come scegliere un marsupio per neonati

Il marsupio per neonati, che viene definito anche porta-bebé, sta ottenendo un sempre miglior riscontro. I genitori del nuovo millennio si affidano a questo strumento con sempre maggior costanza, informandosi sul miglior marsupio, sui parallelismi fra fascia e marsupio e sui dettagli di maggior rilievo per utilizzare al meglio questo pratico babywearing. È provato scientificamente che la vicinanza del corpo del genitore con quello del neonato permette a entrambi di stare meglio e di vivere la vita con maggiore serentià. La posizione del bambino, appollaiato sul petto del genitore, è in perfetta prosecuzione dell’esperienza prenatale, e soddisfa a una necessità vitale biologico e psicologico. A partire dal suo terzo mese di vita si può usufruire anche delle pratiche posizioni sul fianco e sulla schiena. Queste permettono al genitore di avere una maggiore libertà e praticità. Da un lato, grazie al marsupio il bambino è più tranquillo, interagisce più animatamente e con grande intensità. Dall’altro, i genitori sono catturati dalla tranquillità del pargolo e questo infonde sicurezza e serenità. Gli studi che su cui si fondano i marsupi porta bimbi hanno compiuto balzi enormi e ora, in confronto ai primordiali modelli messi in commercio, abbiamo la possibilità di compiere una scelta variegata. Molti neo-genitori preferiscono acquistare un marsupio neonato come perfetto rimpiazzo del passeggino, della carrozzella o della  fascia portabebè. Bisogna ricordare, infine, che le mani libere, quando si fa un’attività di qualsiasi tipo con il bambino, sono un vantaggio considerevole. Se il bambino può restare con la madre mentre ella svolge le quotidiane mansioni, dal lavoro alle faccende domestiche, a guadagnarci, in termini di felicità e salute, sarà tutto il nucleo famigliare. I marsupi porta bebè non sono tutti uguali, ma svolgono in maniera abbastanza similare al loro lavoro: portare il bambino ovunque con voi senza la necessità di passeggini, seggiolini e fasce. I marsupi porta bimbi usciti più recentemente sono una versione pro dei modelli anni ‘90 e tengono molto più a osservare determinate esigenze. Le caratteristiche di maggior rilievo di un marsupio per bebé sono ergonomia, qualità dei materiali utilizzati, praticità all’uso, necessità fisiologiche dell’infante e, perché no, l’estetica del prodotto. La combinazione finale è quella  di un gigantesco come back al marsupio: si decuplicano le offerte negli store e nelle piattaforme web e i genitori possono selezionare fra varie opzioni di marsupio, che riescono a raggiugnere standard qualitativi impensabili sino a qualche anno fa. Con un po’ di sforzo, sfruttare adeguatamente il marsupio sarà facile come cambiare un pannolino! Quasi ogni modello in commercio permette l’uso di tre principali posizionamenti dell’infante: fronte mondo, di lato e sul petto. Nella posizione che permette al bambino di interagire con l’ambiente circostante, ovvero con la schiena appoggiata contro il petto del genitore, l’infante può rivolge lo sguardo all’esterno. Questa pratica non è, però, particolarmente consigliata e andrebbe evitata per lunghi intervalli di tempo. Uno dei migliori punti di riferimento per l’acquisto di un marsupio per neonati è FlokBaby. Il popolare e-commerce è la piattaforma web a cui fare riferimento per trovare il giusto prodotto. I modelli, naturalmente, devono essere conformi alle vostre esigenze e le descrizioni dei marsupi […]

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Gli effetti del Covid-19 sulla bilancia

Gli effetti del Covid- 19 sulla bilancia secondo gli studi scientifici selezionati dalla Dott. ssa Martina Chiurazzi, biologa nutrizionista e PhD Student in Terapie Avanzate Biomediche e chirurgiche presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” Covid-19, ormai non si sente parlare d’altro: un mostro che si è abbattuto su di noi stravolgendo le nostre vite con effetti drastici anche sulle nostre bilance. Per fermare o limitare la diffusione del virus, governi di tutti i paesi nel mondo hanno stabilito numerose restrizioni, quarantena e permanenza a casa; attività commerciali non essenziali quali i servizi di ristorazione, bar, palestre, saloni di bellezza sono stati chiusi. Tutte queste misure hanno portato a grandi cambiamenti nelle finanze, nell’istruzione, nell’occupazione e nello stile di vita dei cittadini, portando alti livelli di stress, ansia e depressione. Una delle conseguenze più frequenti, a tutte le età, per fronteggiare lo stress, l’ansia e la depressione è il ricorso ad un’alimentazione non salutare, sia quantitativa che qualitativa. Mangiare più di quanto si farebbe normalmente e preferendo cibi ipercalorici e poveri di nutrienti essenziali, che associato ad un obbligo di vita sedentaria, comporta inevitabilmente un aumento di peso. Covid- 19 e bilancia: gli studi scientifici Un’analisi di Coldiretti su dati Crea (Centro di Ricerca Alimenti e nutrizione), ha evidenziato che circa il 44% degli italiani ha avuto un aumento di peso durante questa pandemia e i fattori scatenanti principali (o cosiddetti di rischio) sono riconducibili allo smart working e al lockdown, quindi maggiore tempo trascorso tra le mura di casa, sonno inadeguato, ma anche un maggior impegno ai fornelli sperimentando nuove ricette per combattere la noia, ma spesso un’ alimentazione scorretta in risposta allo stress con ad una ridotta attività fisica e anche un maggior consumo di cibo da asporto. Daniel A de Luis Román et al., in uno studio trasversale, dal titolo “Effect of lockdown for COVID- 19 on self-reported body weight gain in a sample of obese patients”, condotto su 284 soggetti adulti obesi, hanno dimostrato che il lockdown decretato durante la pandemia di SARS-CoV-2 ha prodotto un aumento del peso corporeo auto-riferito tra i soggetti obesi, correlato all’aumento del consumo di cibi densi di calorie e ad una ridotta attività fisica. Emily W Flanagan et al., invece, in uno studio basato su un sondaggio online rivolto a soggetti adulti, dal titolo “The Impact of COVID-19 Stay-At-Home Orders on Health Behaviors in Adults” ha stabilito che la pandemia COVID-19 ha causato effetti disastrosi sulla salute, molto più gravi del Coronavirus stesso. In particolare, i ricercatori hanno osservato che i decreti del governo che imponevano dure restrizioni e allo stesso tempo la paura di contrarre il virus hanno avuto un forte impatto sullo stile di vita della popolazione, colpendo in maniera significativa e sproporzionata soprattutto i soggetti già obesi . A questo punto, la domanda è: Come intervenire? Sulla base dei dati presenti in letteratura che mostrano già una situazione abbastanza critica, è fondamentale attivare una prevenzione sul piano nutrizionale e psicologico, per aiutare la popolazione ad adottare […]

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