Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Viaggi e Miraggi contiene 77 articoli

Viaggi e Miraggi

Parigi. Ville Lumière, amore, arte e spirito bohémien

Cosa visitare a Parigi? Consigli e indicazioni per un fine settimana nella città dell’amore Parigi. Cité d’amour. Terra d’incanto, curiosità, cultura, arte e joie de vivre. È una meta che sicuramente non può mancare nella lista dei viaggi e weekend fuori porta di un buon viaggiatore. Spesso, e non a torto, considerata “la città dell’amore” per i suoi panorami mozzafiato dall’alto della Tour Eiffel, dell’Arc de Triomphe, della Torre della Cattedrale di Notre Dame e lungo la splendida Senna. Ma Parigi è una metropoli moderna e cosmopolita, romantica e anche misteriosa, con uno spirito gaio e bohémien che la rendono unica nel vasto panorama delle capitali europee. Parigi e il romanticismo Nella magnifica città, patria di artisti, successi cinematografici e musicali, è impossibile annoiarsi; ma soprattutto è impossibile non innamorarsi. Il profumo dei croissants appena sfornati, il brulicare di artisti di strada e il fascino notturno della città illuminata rendono irresistibile la “Ville Lumière”. La magia nasce dal cuore della città, l’Île de la Cité, una delle due isole fluviali della Senna. Questa ospita la Cattedrale di Notre Dame, maestosa architettura gotica costruita a partire dal 1163 e completata nel 1344. Entrata nell’immaginario collettivo grazie all’omonimo romanzo di Victor Hugo (1831) prima e dopo con il successo del musical Notre Dame de Paris di David e Clemente Zard, con al centro la tormentata storia d’amore tra Quasimodo ed Esmeralda. La bellezza delle vetrate interne rapisce l’occhio dell’osservatore, ma ciò che desta stupore è il pazzesco panorama visto dall’alto della torre, a cui si accede attraverso 378 gradini a chiocciola che inibiranno le forze ma, una volta giunti in cima, la meraviglia spodesterà la fatica. Lì tra le guglie e i misteriosi demoni in pietra cominceranno a risuonare nella testa le straordinarie musiche di Riccardo Cocciante scritte per il musical. Uno spettacolo indimenticabile! Tra una passeggiata e l’altra attraverso boulevards e bistrot, assaggiando prelibatezze quali omelette e i coloratissimi macarons, ci si sposta nella città trafficata ed affollata con la metropolitana, che con le sedici linee permette di raggiungere quasi ogni destinazione a Parigi e dintorni. Ma per i sognatori ed i romantici non può certamente mancare il tour parigino effettuato sui bateaux-mouches. I famosi traghetti utilizzati un tempo esclusivamente per il trasporto merci e divenuti una delle principali attrazioni turistiche a partire dal 1867 in occasione dell’Esposizione Universale. Le architetture e i colori della città visti dalla Senna non hanno prezzo. Da ogni angolo di Parigi in cui ci si trovi, dal basso o dall’alto, di giorno o di notte, è impossibile non ammirare la splendente bellezza della Tour Eiffel. Salire in cima, attraverso i 1665 scalini o in ascensore, è un’esperienza irrinunciabile. Luogo per eccellenza di viste mozzafiato, sguardi innamorati, promesse scambiate e fascino sublime! Il gioiello in ferro del progettista Gustave Eiffel, destinato ad una precoce demolizione, dopo la sua costruzione in occasione dell’Esposizione Universale del 1889, sembra osservare e proteggere l’intera città come una madre elegante e premurosa. Lì sulla sua cima ci si carica di eccitazione […]

... continua la lettura
Viaggi e Miraggi

San Calogero, la festa del santo nero ad Agrigento

Come ogni anno, anche quest’anno, esattamente dall’1 all’8 luglio prossimi, ad Agrigento è tempo di grandi festeggiamenti poiché si celebra la festa di San Calogero, il Santo Nero venuto da lontano. Agrigento è famosa per le celebrazioni dedicate a questa carismatica figura di santo e taumaturgo al quale già a partire dal XIII secolo fu consacrato un santuario posto in una zona centralissima della città e ogni anno meta di numerosi pellegrinaggi da parte dei devoti. Il santuario è preceduto da un ampio piazzale nel quale si sviluppa gran parte della festa Qui, infatti, in occasione della prima e della seconda domenica di luglio, in tarda mattinata, viene esposto il simulacro del Santo Nero, che in seguito, trasportato a spalla dai portatori di San Calò, un gruppo di ardenti devoti in casacca bianca e bandana rossa, viene condotto lungo le principali strade del centro storico per poi fare tappa fissa, quando è ormai sera, al viale della Vittoria dove è possibile assistere ai giochi pirotecnici denominati in dialetto siciliano “a maschiata di San Calò”. La festa è un tripudio di luci e colori, di suoni e di ritmi che rendono davvero coinvolgente l’intera manifestazione religiosa. Il folklore si accompagna al percorso di fede che segna ogni devoto, così i tanti turisti che accorrono in città non possono non farsi coinvolgere dall’atmosfera speciale che si avverte. La città si riscopre immersa in una situazione straordinaria dove l’amore per San Calogero è palpabile. Profonde manifestazioni di fede sono visibili nel tentativo diffuso da parte dei devoti di salire sulla vara, cioè il carro trionfale, del Santo per poterlo baciare, abbracciare e asciugare del sudore che, secondo la tradizione, sarebbe presente sul simulacro; il tutto in un’intensa comunione che vede i cittadini stringersi intorno ad un Santo davvero speciale. Talvolta è possibile assistere all’esposizione al Santo di bambini in età neonatale che indossano candidi abiti detti in dialetto “vistini bianchi”, un atto che viene compiuto dai genitori per devozione e buon auspicio. Durante il periodo di festa altro atto di fede tipico degli agrigentini è quello di recarsi al santuario per fare benedire le pagnotte che vengono offerte ai passanti o lanciate durante la processione. L’usanza, oltre a richiamare la prassi degli ex voto per la grazia ricevuta, tanto che non di rado il pane assume la forma di diverse parti anatomiche a seconda della patologia subita e scampata, vuole rievocare il racconto secondo cui San Calogero, giunto in Sicilia dalla Calcedonia, sua patria natia, per evangelizzare le genti e aiutare i bisognosi, si trovò ad operare durante un periodo di peste, ma, non dandosi per vinto e fiducioso nell’opera di carità che stava conducendo, girava per le strade raccogliendo nel suo mantello il pane che le persone lanciavano dalle finestre per paura del contagio. Il Santo viene rappresentato con la pelle scura e la barba lunga e bianca, con sguardo bonario e aspetto da saggio, e ogni anno gli agrigentini attendono con trepidazione luglio per poterlo acclamare gridando: “Evviva San Calò!”.

... continua la lettura
Viaggi e Miraggi

Cilento e Vallo di Diano? Alcuni consigli su cosa vedere

Cosa vedere nel Cilento e nel Vallo di Diano, piccola guida Del Cilento e del Vallo di Diano si parla spesso: dieta mediterranea e spiagge meravigliose. Ma quanto altro hanno da offrire questi magici posti? Non tutti sanno che il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, che si estende per un totale di 181.000 ettari a sud della provincia di Salerno, possiede la montagna più alta della Campania il Monte Cervati. Meta raggiungibile tramite i preziosi consigli e appositi corsi dei proprietari del Rifugio Cervati: Casa Rosalia. Abili maestri del territorio e amanti delle terre del Cilento e del Vallo di Diano, sapranno accogliere nel loro caratteristico rifugio tutti coloro che, impavidi, sceglieranno la montagna al mare. Per coloro che invece preferiscono il divertimento, nel piccolo comune di Rofrano, è situato il Parco Avventura “Piano della Croce” un ottimo posto per chi volesse passare del tempo a contatto con la natura, in un parco interamente attrezzato per tutti gli avventurieri. Meritano sicuramente anche le Grotte di Castelcivita, un sito di cavità carsiche ricche di stalattiti e stalagmiti all’interno dei comuni di Castelcivita e Controne. Il complesso ha una lunghezza totale di 4.800m. Sul fiume Negro, invece, è possibile navigare per circa un kilometro su di un percorso che tocca l’intero sito speleologico di Le Grotte di Petrosa-Auletta, unico in tutta Europa. Spostandoci nell’entroterra cilentano è possibile visitare paesi che non superano più di mille abitanti; Casigliano è uno di questi: abitato da, pensate, soltanto 43 persone. In questo misterioso paese risiede però una millenaria tradizione: la produzione, ormai quasi scomparsa, della chitarra battente, diffusa dai primi decenni del XVIII secolo. Cosa vedere nel Cilento, tra musica e natura L’antica musica del Cilento considerata dagli abitanti di questi paesi, e non solo, una vera e propria ricchezza da preservare, è purtroppo studiata ancora da pochissimi. Piccolo borgo dove la musica tradizionale è conservata e studiata ancora, insieme a Novi Velia, è Cannalonga: territorio che conserva un sito archeologico risalente al paleolitico e conosciuto dal 1450, inizio della tradizionale fiera di Santa Lucia oggi Frecagnola. Ancora altri scavi sono conservati nel paese del Cilento: Moio Della Civitella. Riscoperti intorno agli anni 60 hanno rappresentato una importante fonte storica per il Cilento. Un sistema difensivo completato da porte di accesso, unico nel suo genere. Nel Vallo di Diano, ancora, a Sassano, è possibile visitare la Valle delle Orchidee sviluppata su una superficie di 47 kmq lungo un percorso a circuito dove si osservano variegate specie di orchidee selvatiche, 184 le entità diverse di Orchidee (68 specie, 57 sottospecie, 35 varietà, 24 ibridi). Un immenso patrimonio naturalistico. Patrimonio dell’Unesco, il Cilento e il Vallo di Diano, sono uno scrigno magico dove ogni posto rappresenta un diamante. Vedute che, dal mare alla vetta più alta della Campania, rappresentano i più bei paesaggi italiani. Una terra che non smette di stupire né tanto meno di essere conosciuta. Cosa vedere in Cilento, itinerari e storia

... continua la lettura
Viaggi e Miraggi

Palazzo Te: fascino pittorico e architettonico nell’amena cornice di Mantova

Mantova, già Capitale italiana della Cultura nel 2016, ospita tra i suoi gioielli alcune meraviglie architettonico-pittoriche. Tra queste è doveroso annoverare l’affascinante Palazzo Te. Costruito tra il 1524 e il 1534, su commissione di Federico II Gonzaga, ad opera del celebre architetto italiano Giulio Romano. Una doppia ipotesi riconduce il nome del Palazzo al termine teieto (giardino di tigli) oppure a tegia (dal latino attegia, capanna). Palazzo Te. Struttura e composizione Palazzo Te si erge all’interno di un vasto parco, caratterizzato da zone soleggiate e zone d’ombra, ideale per rilassarsi leggendo un buon libro o ascoltando musica distesi su una delle panchine in pietra, o per passeggiare e donare ai bambini la possibilità di divertirsi e ristorarsi. Attraversando il parco si raggiunge l’ingresso laterale di Palazzo Te. Un edificio a pianta quadrata con al centro un grande cortile quadrato, un tempo decorato con un labirinto, antistante un ulteriore sfondo architettonico composto da un emiciclo colonnato d’esedra. L’intero edificio sorgeva in origine in una zona paludosa e lacustre (peculiarità della città lombarda). Bonificata poi dai Gonzaga, la stessa giunse ad offrire lo splendore del raffinato Palazzo, decorato alternando elementi architettonici a quelli naturali in stanze e facciate. Palazzo Te. Museo Civico Dopo le occupazioni spagnole, francesi e austriache, passando per la proprietà dei Gonzaga, l’edificio nel 1876 diviene proprietà del Comune di Mantova. Oltre ai restauri apportati alle sale e ai giardini, lo scopo delle istituzioni cittadine prevedeva la realizzazione di un museo che ospitasse una parte delle collezioni civiche. A tal proposito si annoverano la “Sezione Gonzaghesca”, costituita da materiali legati alla storia mantovana di età gonzaghesca, raccolti nella Collezione Numismatica e costituita da 595 monete prodotte dalla zecca di Mantova. Altresì interessante la “Raccolta Egizia” di Giuseppe Acerbi. Console Generale d’Austria in Egitto, raccolse 500 pezzi tra i materiali della spedizione archeologica donandoli alla città di Mantova. La collezione è interamente esposta in Palazzo Te, ricordando in parte quella presente nel Museo Egizio di Torino, seppur in quantità esigua. Palazzo Te. Le Sale Ma l’autentico splendore e fascino di Palazzo Te viene offerto senza dubbio dalla ricca pinacoteca, con l’esposizione di mirabili affreschi sulle pareti interne delle sale, ciascuna dotata di identificazione simbolica. All’inizio ci si imbatte nella Sala grande dei cavalli, con i ritratti in grandezza naturale dei sei destrieri preferiti dei Gonzaga e adibita a sala destinata al ballo. La peculiarità della camera si riscontra nello sguardo di uno dei sei cavalli, che sembra seguire il visitatore nei suoi spostamenti. Attraversando Palazzo Te si giunge alla sontuosa Sala di Amore e Psiche, adibita un tempo a sala da pranzo del duca. Interamente affrescata, deriva il proprio nome dalla favola di Amore e Psiche tratta dalle Metamorfosi di Apuleio. Difficile cogliere ad una prima occhiata l’intero complesso pittorico, che si sviluppa in più raffigurazioni e soggetti. Una delle sale che necessita dunque di una fruizione approfondita e più attenta. Ben in vista risulta essere senza dubbio il riquadro al centro del soffitto, raffigurante Giove in atto di unire […]

... continua la lettura
Viaggi e Miraggi

Parco giardino Sigurtà: tesoro verde nel veronese

Sigurtà, uno splendido polmone verde Nella lista delle località turistiche e d’interesse italiane non può mancare per gli appassionati d’arte e natura l’incantevole Parco giardino Sigurtà. Un parco naturalistico di 60 ettari situato a Valeggio sul Mincio, nella splendida Verona, a pochi chilometri dalla ridente Peschiere del Garda. Un tuffo nella storia e nella bellezza di un’autentica opera d’arte, che ha sperimentato una successione di diverse proprietà nell’arco di cinque secoli. Il Parco giardino Sigurtà ospita innumerevoli attrazioni naturalistiche e storiche, prima tra tutte la straordinaria fioritura, che rende il parco un prezioso smeraldo nel panorama del territorio italiano, conquistando il secondo premio di “Parco più Bello d’Europa” nel 2015 e di “Parco più Bello d’Italia” nel 2013. Parco giardino Sigurtà. Fioriture Le colorate fioriture si susseguono con caleidoscopiche varietà nei periodi primaverile, estivo ed autunnale. Agli albori primaverili fioriscono le bulbacee tra cui giacinti, narcisi e soprattutto tulipani. Tale fioritura è la seconda più ricca d’Europa dopo quella olandese e la più importante in Italia. L’ingente afflusso di visitatori attratti da tale evento naturale dona a questa stagione l’epiteto di Tulipanomania. Nel mese di maggio prosegue la fioritura di iris e rose, che colorano il celebre “Viale delle Rose” (lungo circa 1 chilometro), icona del parco nel mondo. Sullo sfondo del Viale delle Rose si erge maestoso il Castello Scaligero di Valeggio sul Mincio, che sembra sorgere all’interno del parco, grazie all’effetto scenografico della costruzione del viale, creando un magico effetto visivo. Nella stagione estiva è possibile ammirare, oltre alle fioriture di dalie e canna indica, piante acquatiche quali ninfee, fiori di loto, giacinti d’acqua all’interno dei 18 laghetti incastonati tra immensi prati verdi. Nella stagione autunnale infine è possibile ammirare la fioritura di aster e begonie. Parco giardino Sigurtà. Storia e trasformazione Un brolo cinto de mura. Questa l’origine del parco veronese. Il Parco giardino Sigurtà conosce il suo primo proprietario il 14 maggio 1407 nel patrizio Gerolamo Nicolò Contarini, che acquista l’intera proprietà costituita da terre coltivate con foraggi all’interno di un’alta muraglia e da un piccolo e geometrico giardino adiacente alla casa principale dedicato all’ozio dei nobili. Nel 1417 Contarini fece erigere un’ulteriore struttura, “Domus Magna”, caratterizzata da uno stabile principale per la famiglia e da abitazioni minori destinate ai loro servitori. Nel 1436 la tenuta segue alla famiglia Guarienti per ben 190 anni, fino al 1626. In questo periodo la struttura mantenne le sue funzioni agricole, finché Guarienti cominciò ad apprezzare l’amenità del giardino fino ad ampliarne la superficie. Sarà però con la stirps Maffea (1626 – 1836) che il giardino della tenuta acquisirà sempre maggiore bellezza, grazie anche all’opera di irrigazione che permise di attingere acqua dal vicino fiume Mincio, garantendo un periodo florido alla vegetazione presente. Influenzato anche dal poeta Ippolito Pindemonte, suo ospite, il Marchese Antonio Maffei trasformò la proprietà in un giardino romantico all’inglese, accostando elementi naturali e artificiali. A tal proposito si ricordano nel parco un bosco in cui venne inserito un tempietto neo-gotico, l’”Eremo”, un Castelletto del medesimo stile e […]

... continua la lettura
Viaggi e Miraggi

Visitare Vicenza: cosa vedere in un giorno nella città veneta

Piccola guida su cosa vedere a Vicenza in un giorno È risaputo: il Veneto ospita alcune tra le città più belle d’Italia. Indiscussa la bellezza dell’elegante Verona, incontestabile quella di una delle città più romantiche al mondo: Venezia, concorrono alla grande Padova e Treviso. E poi c’è Vicenza. Per puro caso, trovandoci in zona lombardo-veneta, abbiamo deciso di seguire le indicazioni stradali per Vicenza e abbiamo scoperto un’altra elegante città del Veneto.  Visitare Vicenza: la storia e l’arte I primi insediamenti umani risalgono alla metà del II millennio a.c., quando le popolazioni paleovenete si trasferirono dai colli Berici circostanti a nucleo della città. Dal 1400 entrò a far parte della Repubblica di Venezia e vi rimase fino al 1700 inoltrato, e furono gli anni in cui Vicenza visse un periodo prospero e di pace.  «Un luogo benedetto dal cielo, uno di quei nidi preparati dalla natura per la nascita dell’arte italiana.» Con queste parole lo storico d’arte Louis Courajod descrisse la città, a testimonianza del grande patrimonio artistico che conserva Vicenza, dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’umanità. Cosa vedere a Vicenza, la città del Palladio Vicenza: cosa vedere in un giorno? Andrea Palladio, importante architetto del Rinascimento, ha lasciato la sua impronta nel Veneto e nella stessa Vicenza, tanto da meritarsi l’epiteto di città del Palladio. Ed è proprio con l’anima dell’architetto che abbiamo intrapreso il nostro tour di un giorno nella città di Vicenza. Il Teatro Olimpico, noto come Teatro Palladio, mi ha lasciata a bocca aperta, a fissare seduta su quegli scalini la città di Tebe che avevo di fronte, le sue sette vie in cui prendeva vita il capolavoro di Sofocle. Così veritiera, così reale, ci ho impiegato diversi minuti per capacitarmi che ciò che avevo davanti era frutto della mente eccezionale di Palladio. Bellissime le novantacinque statue che circondano il teatro e che rimandano ai personaggi della mitologia e dell’Accademia Olimpica. La Basilica Palladiana, con a fianco l’altissima Torre Bissara, occupa, in tutta la sua bellezza e imponenza, Piazza dei Signori. Abbiamo salito la scala, completamente in marmo, per raggiungere la cima e ammirare dal balcone, adorno di statue, tutta Vicenza dall’alto. Dopo la morte, le reliquie di Palladio, sono state conservate per diversi secoli prima di essere trasferite al Cimitero Maggiore, nella Chiesa di Santa Corona, dallo stile gotico all’interno e divisa in tre cappelle, una delle quali conserva una delle spine della croce di Cristo (donata dal re di Francia Luigi IX al vescovo della città), e ricca di opere d’arte, primo fra tutte il bellissimo presbiterio di Lorenzo da Bologna, e le opere pittoriche di eccezionali artisti (l’Adorazione dei Magi del Veronese è, a mio avviso, tra le più belle).   Cosa fare a Vicenza? Camminate, shopping e suggestioni Nella città pulsa un vero e proprio polmone verde: Parco Querini. Un posto completamente immerso nella natura, al centro della città, eppure lontano dal vagare continuo dei turisti e dalle vie centrali dello shopping. Una sorpresa vedere dei minuscoli coniglietti bianchi stesi sull’erba a godersi i primi raggi di un […]

... continua la lettura
Viaggi e Miraggi

Bolzano, cosa vedere nel capoluogo dell’Alto Adige

Il passato, si sa, non svanisce mai del tutto. A volte resta impresso nei libri, altre nelle foto, altre ancora nel cuore dei luoghi. Questo è quanto è accaduto a Bolzano. L’anima austriaca di Bolzano La storia di Bolzano, capoluogo dell’omonima provincia dell’Alto Adige (Trento è, invece, il capoluogo del Trentino), è intervallata da un andirivieni continuo tra l’Italia e l’Austria, a partire dal ‘600 fino alla seconda guerra mondiale, quando venne annessa definitivamente all’Italia. Ha  mantenuto però una forte autonomia e, dopo alcuni anni, garanzie per il bilinguismo. Bolzano conserva intatta la sua anima austriaca, è evidente nella toponomastica del luogo, negli abitanti che parlano più il tedesco che l’italiano, nella stessa struttura della città. Si ha quasi l’impressione di aver varcato il confine ed essersi lasciati alle spalle l’Italia.  Bolzano, cosa vedere: storia e natura Quasi una piccola Vienna, Bolzano, ti accoglie silenziosa e distaccata, e si lascia visitare nella sua mescolanza di cultura e natura. Bellissimo il centro storico in stile asburgico, con i suoi mille colori, gli eleganti negozi che si susseguono uno dietro l’altro, i tipici locali con affaccio diretto sulle stradine del centro. Caratteristico e ordinato, il centro storico pullula di odori e sapori tipici della tradizione culinaria del luogo, di abitanti e turisti che si aggirano curiosi e rilassati. Simbolo del centro è il Duomo, imponente e dal tetto policromatico, domina con il suo stile gotico all’esterno, e romanico all’interno, dove aleggia un’atmosfera suggestiva e spirituale. La parte più naturalistica di Bolzano, oltre alle vette dei maestosi monti che la circondano, è ravvisabile nel Parco Talvera, che prende il nome dall’omonimo torrente che lo attraversa. Verde, aiuole fiorite, alberi altissimi e lo scroscio del limpido torrente, disegnano il paesaggio del parco e proiettano una dimensione completamente diversa da quella del centro storico, un paesaggio che ricorda quello delle cartoline e delle fiabe. Alla fine della lunga passeggiata si giunge ad uno sperone roccioso, sopra cui è ubicato Castel Roncolo, la cui costruzione risale al 1237 ad opera dei fratelli Friedrich e Beral Von Wangen. Il castello è conosciuto con l’epiteto di Maniero illustrato per gli affreschi che richiamano la cultura cortese, tra cui alcune scene dell’amore tra Tristano e Isotta. Benessere, sicurezza e qualità della vita fanno del capoluogo altoatesino una delle città più vivibili d’Italia. Arte, cultura e bellezza paesaggistica, invece, ne fanno una delle città da inserire in quella lista mentale dei luoghi che vorremo visitare.

... continua la lettura
Viaggi e Miraggi

Tra le strade di Sirmione, il gioiello del lago di Garda

Quando ho varcato la soglia della città di Sirmione, sono rimasta immobile per qualche minuto. Quella città lombarda che avevo conosciuto tempo addietro attraverso i versi di Carducci e Catullo mi si era materializzata davanti in tutto il suo incanto. Incantevole, è proprio questo l’aggettivo che Sirmione calza a pennello. Sirmione e le sue antiche origini Risalgono alla preistoria le origini di Sirmione, in particolare al periodo dei Neolitico, di cui sono stati ritrovati resti antropici. Centro importante durante l’epoca romana, è diventato nel III secolo territorio di scontri tra gli eserciti degli imperatori romani; in seguito vari signori si sono contesi il dominio, dagli Scaligeri ai Visconti, ai da Carrara. Durante l’età napoleonica è stata spodestata dal Veneto in Lombardia, diventando una provincia di Brescia. Sirmione è ubicato sulla penisola che reca lo stesso nome e si estende per quattro chilometri, dividendo in due parti l’infinito lago di Garda, in cui affonda la sua ultima parte (infatti il nome Sirmione, con ogni probabilità, deriva dal greco syrma, cioè coda o strascico). Dalle strade del centro storico alle Grotte di Catullo Una volta che cominci a passeggiare per Sirmione, non puoi più fermarti finché non sei giunto alla fine, al suo ultimo strascico prima di perdersi nell’azzurro del lago. Gremita di gente, ma mite e flemmatica come solo una città senza tempo può essere, Sirmione si lascia attraversare in tutti i suoi punti, tra i vicoletti del centro storico e i parchi sconfinati.  Il Castello Scaligero accoglie appena si entra nel borgo di Sirmione, imponente tra le acque del lago, e invita ad accedervi per vagare in quel silenzio di storia e leggenda che governa tra le sue mura medievali. Mastino della Scala nel lontano XIII secolo ne ordinò la costruzione, che continuò con il consanguineo Cangrande I, ma il tempo racconta anche di amori vissuti e perduti e di anime che ancora vagano di notte alla ricerca dell’amore perduto. Attraverso un susseguirsi di vicoletti e viuzze, salite e discese, archi e aperture, si giunge al Parco Maria Callas (dedicato alla stella della lirica Maria Callas), un insieme di cipressi e cedri che guardano il lago di Garda, in una quiete quasi irreale, tra scoiattoli che saltellano sui rami e l’odore fresco dell’erba che ancora trattiene l’umidità dell’inverno, ma già sa di primavera. Al termine della passeggiata nel parco, si giunge alla coda di Sirmione, la punta costellata dalle Grotte di Catullo: la più importante testimonianza dell’epoca romana a Sirmione e la più maestosa villa dell’Italia settentrionale. È stato nel Quattrocento che la villa è stata attribuita al poeta elegiaco che con i versi del carme 31 aveva indotto gli studiosi ad ipotizzare che i resti della villa gli appartenessero, anche se quella attualmente visitabile è stata costruita dopo la morte del poeta. Indipendentemente dal collegamento con Catullo, visitarla significa passeggiare tra i resti romani a ridosso del lago, nella zona di Sirmione in cui il tempo è rimasto immobile, come le pagine dei libri che quella storia la raccontano. Di […]

... continua la lettura
Viaggi e Miraggi

Nizza: le cose da vedere nella capitale della Costa Azzurra

Il luogo simbolo della Costa Azzurra dove mare e collina si incontrano. Nizza accoglie i suoi visitatori con una vita notturna dinamica, spiagge da sogno e tesori culturali inaspettati. Che la visita di una città possa cominciare da un albergo può sembrare strano, ma l’Hotel Negresco di Nizza affacciato sulla Promenade des Anglais vanta una storia centenaria e affascinante come quella del suo fondatore il romeno Henri Negresco. Fuggito dalla sua patria dopo alterne vicende riuscì a diventare direttore del casinò municipale e successivamente grazie alla sua determinazione coronò il sogno di costruire un albergo di lusso degno di un re. E sono stati molti i personaggi celebri ad aver soggiornato nelle suite dell’hotel, ma questa è la storia di Nizza, meta indiscussa del jet set internazionale. La storia della città passa infatti attraverso le biografie dei personaggi che vi hanno abitato come Henri Matisse le cui opere sono esposte nel museo a lui dedicato: 236 disegni, circa 70 sculture, alcune ceramiche e bozzetti di scena. Altrettanto conosciuto il Museo Chagall dedicato all’artista bielorusso che per molti anni soggiornò in Provenza. Gli appassionati di storia e antropologia troveranno nel Museo archeologico di Nizza uno spazio espositivo ricco di reperti e utile per comprendere la storia più antica del territorio. Uscendo all’aperto troviamo il mercato dei fiori di Cours Saleya, vera e propria istituzione cittadina che accoglie i visitatori tutti i giorni eccetto il Lunedì e la Domenica pomeriggio. La via che ospita le bancarelle e gli stand (Cours Saleya) è fin dal ‘700 una delle passeggiate storiche di Nizza, un tempo luogo di incontro dell’alta borghesia cittadina. Non lontano incontriamo il Giardino Alberto I, celebre spazio dove in Luglio si svolge il Nizza Jazz Festival: appuntamento a livello internazionale per artisti e appassionati del genere. Entrando nel centro storico scopriamo una Nizza inaspettata fatta di vicoli stretti ed edifici che testimoniano la grandezza e l’opulenza della città durante il periodo barocco. Ad est della vecchia Nizza sorge la Collina del Castello dove i Savoia costruirono la loro fortezza poi distrutta da Luigi XIV e non lontano da qui il porto, con i suoi caffè e i suoi caratteristici ristornati all’aperto. Uno dei vanti della città è rappresentato dai suoi casinò, edifici eleganti e raffinati famosi in tutto il mondo e spesso immortalati in celebri film. Una serata al casinò significa immergersi in un’atmosfera da Belle Époque in sale da gioco come il Casinò Barrière Nice Le Ruhl che si affaccia sulla splendida Promenade des Anglais. Al suo interno l’immancabile roulette anglaise che nome a parte è semplicemente una roulette europea con una ruota di 37 caselle e varie possibilità di puntata; per chi poi volesse assistere a degli spettacoli di varietà può spostarsi nelle sale del Cabaret du Casino Ruhl. Ovviamente non ci siamo dimenticati delle spiagge, che rappresentano una delle attrazioni principali della città, sia in estate che in inverno. Quella di Ruhl Plage è una delle più conosciute e vanta lo stabilimento balneare più antico di Nizza che […]

... continua la lettura
Viaggi e Miraggi

L’elegante capoluogo piemontese: Torino

Scopri con noi Torino, il capoluogo piemontese dalle mille meraviglie nascoste Torino è nota per l’alta densità demografica (conta due milioni di abitanti) e per la sua industrializzazione, ma è anche un importante centro universitario, culturale e scientifico, nonché un’elegante città. Torino: la storia del capoluogo piemontese  Notizie certe su Torino risalgono al III secolo A.C. quando sulla sua area si insediarono i Taurini (popolazione celta-ligure), l’insediamento fu distrutto poi da Annibale durante la sua marcia su Roma e diventò, per volere di Giulio Cesare, un presidio militare prima, una colonia romana dopo. In seguito alla caduta dell’impero Romano d’Occidente passò sotto il dominio longobardo e in seguito sotto quello franco, per divenire poi un libero comune. L’importanza di Torino aumenta in età contemporanea, e in particolare nel corso dell’Ottocento, quando l’Italia stava affrontando le guerre di indipendenza per l’unificazione del regno, in questo periodo storico Torino assume il ruolo di capitale d’Italia per quattro anni (dal 1861 al 1864). Torino: le cose da vedere nella città capoluogo del Piemonte  Tante, troppe le cose da vedere nel capoluogo del Piemonte Torino, almeno se la permanenza è di pochi giorni, ma tra le tante non bisogna assolutamente perdere alcuni capisaldi del capoluogo piemontese. Tra questi merita il primo posto, indubbiamente, la Mole Antonelliana (nasce come tempio israelitico e dal 1878 diventa un monumento dedicato al re d’Italia Vittorio Emanuele II), al cui interno è possibile raggiungere il Tempietto e ammirare attraverso un vetro, dall’altezza di ottantacinque metri, tutta la città. Vale assolutamente una visita anche il Castello e il Parco del Valentino, poco distante dal centro di Torino. Il Castello, il cui nome risale probabilmente a San Valentino, è stata la residenza di Maria Cristina di Francia e oggi ospita la facoltà di Architettura del Politecnico. Il bellissimo parco è circondato da altre costruzioni e la più caratteristica è il Borgo Medioevale: una ricostruzione di un villaggio quattrocentesco, fatta di botteghe, stretti vicoli e il ponte levatoio. Il Museo Egizio, un’altra tappa degna di visita, fu fondato nel 1826 per volere del re di Sardegna, Carlo Felice e, tra statue, tombe e gioielli, vanta circa trentamila pezzi. Un viaggio nel passato, nell’era faraonica che da sempre ha affascinato l’uomo. Simbolo del capoluogo piemontese è il Duomo, dedicato a San Giovanni Battista e costruito alla fine del Quattrocento per volere del cardinale ella Rovere; nel XVII secolo è stata aggiunta la Cappella della Sacra Sindone, che custodisce il sudario in cui sarebbe stato avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro. Il capoluogo piemontese è una città elegante ed estesa   Due potrebbero essere gli aggettivi più appropriati alla città di Torino: estesa ed elegante. Estesa, perché sembra non finire mai, non solo perché colma di cose da vedere, ma anche nella sua stessa struttura. Dà la sensazione che vi si potrebbe camminare per un tempo indefinito. Elegante, nella architettura, nelle strade, nelle piazze (tra queste la più bella è senza dubbio Piazza Castello), nella strada che costeggia il lungo Po, romantico al tramonto.  […]

... continua la lettura