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Eroica Fenice

Eventi nazionali

Vincenzo Imperatore: Io vi accuso

“Lei è ignorante?  Io? Si.  Bravo, bravo. Viva l’ignoranza! Tutti così dovrebbero essere. E se hai dei figliuoli, non li mandare a scuola, per carità! Li faccia sguazzare nell’ignoranza.”    Diceva Totò a Franco Caruso nell’indimenticabile “Miseria e Nobiltà“, lodando l’ignoranza dei fessi che vivono felici la propria esistenza. E questa ignoranza, che il buon vecchio Toto elogiava tanto, è niente di meno che il modus operandi delle banche. Sono loro a trarre maggior guadagno dalla nostra inconsapevolezza e più siamo ignoranti, più traggono profitto. Si è parlato di questo nel pomeriggio di mercoledì 2 Dicembre, presso l’Hotel Villa Eur di Roma, durante la presentazione del nuovo libro di Vincenzo Imperatore, “Io vi accuso”. Imperatore, già campione di vendite con “Io so e ho le prove” , ha parlato del suo nuovo lavoro edito da Chiaralettere. L’incontro è stato intervallato dall’anteprima di alcuni pezzi estrapolati dalla mise en espace omonima del primo libro di Imperatore, adattato da Giovanni Meola per la compagnia teatrale Virus Teatrali. L’interpretazione seria e minuziosa di Enrico Ottaviano del personaggio di Enzo, alter ego dello scrittore, parla della conversione da manager di importanti istituti di credito nelle piazze principali del Meridione, a consulente bancario specializzato nel banking e nella gestione delle piccole e medie imprese in difficoltà.  Vincenzo Imperatore parla del massacro delle banche nei confronti delle imprese. Imperatore parla della duplicità della sua vita da vittima a carnefice delle ingiustizie che ha subito e inflitto durante gli anni della sua carriera. Figlio di imprenditore prima, e manager di grandi imprese dopo, si ribella al sistema per varie ragioni che, senza peli sulla lingua, rivela nei suoi libri. Dall’insaziabile desiderio di profitto, che come una droga divora la ragione, al risveglio puro e limpido di riscossa personale, anche a costo di contribuire alla distruzione economica di questo paese. “Le banche hanno prima «sfruttato» i piccoli imprenditori per far lievitare i propri rendiconti, poi, quando non servivano più, li hanno sacrificati sull’altare del profitto.“ Di quanto i tassi di interesse siano lo strumento con il quale le banche si arricchiscono non avevamo dubbi, infatti rappresenta la percentuale dell’interesse su un prestito e l’importo della remunerazione spettante al prestatore. Per la prima volta è possibile leggere qualcosa di reale e certificato. Imperatore è riuscito senza alcun dubbio a mettere a nudo situazioni al limite dell’ingordigia, facendo ricredere anche i più scettici, mostrando un mondo dall’interno. Rivela nei dettagli riunioni informali alle 7:30 di mattina dove venivano spiegati i metodi di impresa più sporchi e subdoli. La frase più ricorrente in quelle situazioni era: “in questa sala non dovete pensare, siete già pensati, dovete convincere i vostri uomini a seguire questi metodi”. Rivelando così come l’unico intento fosse quello della pura e semplice persuasione del cliente. Nell’ultimo capitolo, Imperatore crea un ipotetico processo tra imprenditore e banca. La banca ha dalla sua parte i consulenti sempre pronti  per ricevere e fare favori, l’imprenditore, dal canto suo,  non è privo di colpe in questo sistema, ma diventa complice poiché esso non finanzia il futuro e la loro formazione […]

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Attualità

Non tutti i musulmani sono terroristi

Attacco a Parigi, attacco a Raqqa, islam, musulmani e Isis. Ne sono state dette, pensate e pubblicate tante, tutti giudici, profeti e poeti sia nel web che sulle testate giornalistiche rinomate. Altri più degnamente hanno taciuto. Una tragedia che ha portato a galla tanto il dolore quanto l’ignoranza e l’ingiustizia della gente. Molti musulmani come reazione a quanto accaduto, hanno sentito la necessità di doversi difendere sui social network utilizzando l’hashtag #notinmyname. L’Islam non equivale a terrorismo. Shayan è uno studente iraniano di ventisette anni, al quale abbiamo chiesto di esprimersi liberamente a proposito dell’attacco avvenuto a Parigi e delle conseguenze che esso ha riportato, un punto di vista da parte di coloro che da musulmani, islamici praticanti o meno sono visti ingiustamente da una parte come colpevoli o simpatizzanti dell’Isis, e dall’Isis come nemici e infedeli. Shayan: “Sicuramente la catastrofe successa a Parigi è tra le più crudeli, è dovere di ogni persona condannarla, ma la domanda che bisogna porsi è “chi o che cosa deve essere condannato?” Essere estremista, terrorista lo si è indipendentemente dal mondo islamico, ma l’esistenza di questi non si può non rammentare che deriva dall’influenza opportunista dei paesi occidentali nel lontano oriente, è dovere ricordarci che l’Occidente con ragioni pacifiste e  buoni propositi di libertà è entrata in Medio Oriente e uscita con proficui contratti di petrolio, questo per un centinaio d’anni. Basta forse questo a creare questa folle rabbia, fomentata di generazione in generazione finché alla fine è diventata come un tumore che ha infettato il mondo. Oggi la rabbia dei francesi e del mondo intero è comprensibile, oggi noi non possiamo aspettarci dai francesi e dal mondo un giudizio razionale.    Nel mondo esistono un miliardo di musulmani e solo una piccola parte di loro è estremista Si contano massimo un milione di persone, quindi parliamo di violenze e barbarie che non rappresentano tutti i musulmani, così come i fascisti e nazisti non rappresentavano tutta l’Europa e la cultura europea. Per gli occidentali non conoscere l’Islam crea il dubbio che la violenza degli estremisti di oggi provenga dal concetto dell’Islam e specialmente dal libro sacro dei musulmani; ma l’Islam nella classificazione religiosa proviene dai semiti, è vicina ai culti ebraici e cristiani, le storie dell’Islam sono simili a quelle di queste religioni, Dio è unico e vuole le stesse cose dai suoi seguaci.  Dobbiamo inoltre capire che questa opportunità che hanno avuto gli estremisti per attuare i loro indegni programmi è stata generata dall’irresponsabilità delle potenze mondiali nel dettare preferenze umanistiche di fronte ai vantaggi economici, dal gioco politico fra oriente e occidente, dalla rivalità di questi in una veloce gara nella quale non perdono un attimo per “rallentare” i propri profitti ed assumere un trattamento responsabile. Oltre a criticare i terroristi e gli estremisti islamici, dobbiamo trovare l’occasione per criticare noi stessi, a prescindere dalla nazionalità, dalla religione o dal colore della nostra pelle, noi tutti che abbiamo permesso direttamente a questi gruppi fautori del terrore quali daesh, al qaeda e talebani, a crearsi uno […]

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Attualità

Roxy in the box, “chatting” è il nuovo progetto

Roxy in the box, Napoli da musa ispiratrice a museo d’arte contemporanea en plein air Che i vicoli e i vasci della nostra amata città partenopea fossero una vera opera d’arte non era un mistero, ma se passeggiando per i Quartieri Spagnoli vi imbatterete in personaggi quali il presidente Obama, la cantante Amy Winehouse, l’artista Marina Abramovic, la pittrice Artemisia Gentileschi o il più eccentrico Basquiat, tranquilli fa tutto parte del progetto creativo “Chatting”, dell’artista napoletana Roxy in the box. Roxy in the box, un nome che rivela una grande personalità e un talento spiccato per ciò che può essere considerato fuori dal comune, audace e stravagante, un nome che rimanda un po’ al paradosso del gatto di Schrödinger, o comunque una personalità pronta a svelare ciò che resta inside or outside the box. Con “Chatting”, probabilmente, l’artista vuole svelare appunto ciò che si cela dentro i luoghi comuni, fuori le case della gente. Sondare quel territorio attraverso personaggi conosciuti o da conoscere, incuriosendo i passanti e i residenti, proponendo una piacevole invasione silenziosa ma vivace. “Chatting” di Roxy in the box: chiacchierando a tu per tu con la città Far riesplodere la street art nell’area di Napoli più discussa e indiscussa, reale e surreale, dare voce e risalto alla città attraverso la magnificenza dell’arte. Ad incoraggiare l’iniziativa di Roxy in the box, è Salvatore Iodice, “il king dei quartieri”, uno dei componenti dei cyop&kaf, i quali poco tempo prima realizzarono un’iniziativa simile “Quore spinato”, un progetto che riguardava proprio i Quartieri spagnoli e che proponeva un tour alternativo della zona alla ricerca delle loro opere: è tuttora possibile imbattersi nelle ossessioni dell’autore, morbide forme geometriche rappresentanti figure colorate e surreali nel cuore di napoli, “il cuore inesplorato e temuto perché vestito di una corazza di cliché” (dal libro omonimo). Il progetto fin da subito ha riscosso molto successo e, come sempre, ogni cosa bella ha il suo rovescio della medaglia: infatti dopo meno di ventiquattrore dalla sua realizzazione uno dei personaggi dipinti dall’autrice è stato soggetto ad un atto di vandalismo. Roxy in the box ha così esordito pubblicamente con una citazione di Jean-Michel Basquiat: “Cancello le parole in modo che le si possano notare. Il fatto che siano oscure spinge a volerle leggere ancora di più”. Ciò accade perchè spesso si finge di disinteressarsi alle cose per paura che queste ci sopraffacciano, si tappano le orecchie e si finge di non sentire, si cancella per non vedere, ma la voce di questa città è immensa e non ci stancheremo di urlare. Chatting per farci sentire. 

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Riflessioni culturali

Musica classica: sinonimo di vecchio?

Musica classica, opera per non parlare di polifonia, mottetti e madrigali sono da sempre sinonimi di antico, vecchio e ammuffito. Da Dufay, Josquin Des Prez a Beehtoven, Mozart senza distinzione alcuna vengono considerati come possessori di quei canoni persi tra gli scaffali impolverati della nonna, lontani dal tempo e dallo spazio. Difficile credere quanto questi siano attuali, estremamente contemporanei.   Proviamo a fare un piccolo esperimento. Leggere e ascoltare una breve composizione rinascimentale. Tirsi morir volea, gl’occhi mirando di colei ch’adora; quand’ella, che di lui non men ardea, li disse: «Ahimè, ben mio, deh, non morir ancora, che teco bramo di morir anch’io». Frenò Tirsi il desio, ch’ebbe di pur sua vita allor finire; e sentea morte e non potea morire. E mentre il guardo suo fisso tenea ne’ begl’occhi divini, e’l nettar amoroso indi bevea, la bella Ninfa sua, che già vicini sentea i messi d’Amore, disse con occhi languid’e tremanti: «Mori, cor mio, ch’io moro», cui rispose il Pastore: «Ed io, mia vita, moro». Così morirno i fortunati amanti di morte sì soave e sì gradita, che per anco morir tornare in vita.  Triste? Deludente? Incomprensibile? Se non fosse ancora chiaro, provare a rileggere sostituendo maliziosamente morir con venir. Morire nel lessico cinquecentesco significava esattamente orgasmo, un modo poetico di vedere l’atto più sublime in chiave puramente idilliaca. Niente di più eccitatamente poetico. Questo per dire che classico non significa per forza antico, arcaico, rigorosamente religioso o austero. Il confine tra sacro e profano viene costantemente messo in discussione. Questo in questione è un testo di un madrigale di Giaches De Wert, per l’esattezza “Tirsi morir volea“ è Il settimo libro de’ madrigali a cinque voci del 1581. Nel periodo rinascimentale si sviluppò la “nuova” tendenza di associare la parola alla musica, di accentuare o enfatizzare al massimo il significato di una parola attraverso escamotage musicali, sia melodici o ritmici, detti madrigalismi, ovvero accompagnare attraverso la musica il testo, insomma, di renderlo anche musicalmente. Ad esempio nel testo proposto, se ascoltato è udibile quanto detto: le voci sono tremolanti quando il testo si intensifica ed esplodono all’unisono quando questi sono al limite del piacere, così la musica diventa agente intensificante dell’emozione complessiva generata dal connubio perfetto di musica e parole. Un po’ come nel rap, se volessimo fare un esempio e attualizzare il tutto rendendolo più comprensibile, in cui le parole vengono intonate poco e scandite molto velocemente, solo nella parti in cui il testo lancia un messaggio di protesta o magari usa un linguaggio più colorito questo viene scandito perfettamente di proposito in modo da risultare più chiaro e conciso. Il rap di per sé è l’esasperazione di una forma musicale fatta unicamente di parole a raffica che giocano sulla velocità melodica per intensificare il testo stesso di cui è composto, ma senza dubbio lontano da quella raffinatezza e complessità insita nella polifonia cinquecentesca.   Per fare un altro esempio a favore della causa, anche tra le produzioni musicali di Monteverdi, famoso fautore del Melodramma (ovvero opera messa in musica), è possibile trovare un madrigale simile a quello di De Wert dal titolo “Sì […]

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Eventi nazionali

MinifestivalANTINOO al Teatro Ivelise di Roma

Il MinifestivalANTINOO è un festival di cortometraggi a tematica LGBT ideato da Giorgio Volpe in occasione della XXI edizione del Gay Pride di Roma, in collaborazione con l’Associazione Culturale Allostatopuro e il Teatro Ivelise il quale ospiterà l’evento il giorno 11 e il 12 giugno 2015 alle ore 20.30. Il programma prevede per il giorno 11 la proiezione dei corti cui seguirà una tavola rotonda degli autori con il pubblico del tutto attivo e partecipativo, in quanto costituirà l’unica giuria che decreterà l’opera vincitrice e per il giorno 12 proiezione dei corti con premiazione a seguito. Come premio agli autori dell’opera vincitrice, Teatro Ivelise di Roma concederà la sala teatrale per un giorno, allo scopo di realizzare un evento artistico. Per chiunque fosse interessato a partecipare al MinifestivalANTINOO il bando scade il 3 giugno 2015 e prevede che al concorso partecipino tutte le opere cinematografiche, appartenenti alla categoria “cortometraggi e/o documentari”, della durata massima di 20 minuti, inerenti alla tematica lgbt. MinifestivalANTINOO al Teatro Ivelise di Roma L’evento coinvolgente e innovativo all’insegna della sensibilizzazione si pone l’obiettivo di creare, attraverso l’arte, una rete di incontro, dialogo, condivisione, tra cineasti e spettatori, per contribuire all’abbattimento delle “barriere” sociali legate all’orientamento sessuale. Come ulteriore obiettivo, il MinifestivalANTINOO si pone quello di offrire visibilità ad artisti emergenti come nello spirito dell’Associazione Allostatopuro, che da sempre realizza attività ed eventi di ampio respiro e dall’alto interesse artistico, sociale e culturale, per investirne il ricavato in progetti aperti sia ad artisti emergenti, per dare loro la possibilità di esprimersi, sia a grandi nomi che con la loro esperienza apportano un contributo al lavoro fatto insieme. Tra i progetti più importanti di Allostatopuro, la gestione del Teatro Ivelise – in collaborazione con l’Associazione Culturale Accademia Italiana Galateo – allo scopo di mantenere in vita il teatro e di portarlo a divenire centro di riferimento per l’arte e la cultura dei nostri tempi. E “Mia in tour” un progetto che prevede la realizzazione di un cortometraggio e di un tour mirato dello stesso, per il quale l’Associazione si è impegnata, con grande successo, ad organizzare una serie di eventi: Acting party. Il ricavato di tali eventi verrà investito nella realizzazione del cortometraggio “Mia” e del suo tour. MinifestivalANTINOO 

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Eventi nazionali

David LaChapelle “Dopo il Diluvio” a Roma

David LaChapelle – “Dopo il Diluvio” è una mostra monumentale a cura di Gianni Mercurio, allestita presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 30 aprile al 13 settembre 2015. Imperdibile mostra all’insegna di una rinascita culturale e meta di un percorso personale dell’artista. David LaChapelle esordisce come fotografo per la rivista Interview Magazine grazie all’artista pop Andy Warhol; dopo una prima esposizione in una galleria newyorkese, diviene l’artista più ambito per copertine e servizi fotografici. Le riviste gli offrivano la possibilità di fare quello che voleva: esprimersi attraverso l’arte della fotografia. Crescendo professionalmente, il suo concetto di arte si è evoluto e gli argomenti che trattava e le cose che faceva non erano più adatte alle esigenze dei fashion magazine, aveva detto tutto quello che voleva dire nel mondo delle riviste e desiderava smettere. La serie precedente “The Deluge” prende vita nel 2006, quando in seguito ad una visita guidata alla Cappella Sistina di Roma ne rimane travolto dall’incredibile grandiosità e ne consegue la sua personale interpretazione dell’affresco michelangiolesco da esibire nella galleria Rafael Jablonka, che gli chiese finalmente di esporre dopo una lunga assenza dai riflettori. Nel Diluvio LaChapelle vuole adesso rappresentare la paura di andare alla deriva attraverso un accumulo di corpi immersi nelle putride acque verdastre del consumismo; un verde che perde il suo significato universale di speranza, per assumere il volto della perdizione. Fanno parte di questo ciclo i “risvegliati“: opere che sostenevano l’idea de “il diluvio” nonché persone sotto l’acqua in uno stato embrionale, che oscillano tra la vita e la morte. La nudità, la corposità, la verità e la spiritualità da sempre rappresentano i codici distintivi della fotografia dell’artista; si tratta di opere da sempre affollate da corpi per lo più nudi e plastici, immersi nella natura considerata dall’artista il luogo dove è possibile trovare la verità e sentirsi più vicini a Dio. Questa personale  mostra romana dedicata a David LaChapelle, raccoglie l’evoluzione e la crescita dell’artista dal Diluvio in poi. Segna il passaggio dalla carne (una presenza umana assidua all’interno della sua opera) al trascendentale, al sovrumano, al quasi metafisico. Un’evoluzione, una rappresentazione della metamorfosi della vita per immagini. Considerato da molti come “il Fellini della fotografia”, conta una produzione tra le più vaste e variopinte tra gli artisti contemporanei. Eccentrico per natura e dal gusto particolarmente innovativo, David LaChapelle ha incantato il mondo con il suo stile e le sue opere. Ad un intervista per la Rai, afferma la sua personale idea di arte riferendosi al maestro rinascimentale: “Michelangelo per me è un artista pop perchè è conosciuto in tutto il mondo e chiunque può riconoscere la sua statua di David o Adamo che tocca il dito di Dio. È una vox populi che parla alla gente. Se arriva a così tante persone vuol dire che è popolare. È arte fatta con lo scopo di essere per tutti. È molto più interessante dell’arte fatta solo per il mondo dell’arte: mi piace l’idea che sia arte per il mondo intero piuttosto che per pochi. – David LaChapelle “Dopo il Diluvio” a Roma –  

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Voli Pindarici

Omosessualità dei sapori

Omosessualità è zenzero. L’avversione verso una spezia che manco la si conosce, la si odia a prescindere. Eppure non c’è niente di più naturale dello zenzero. Omosessualità è curcuma. Una spezia dal nome complicato, che la gente manco riesce a pronunciare e dal sapore amaro, che la gente non riesce a digerire. Eppure non c’è niente di più naturale della curcuma. Omosessualità è curry. Una miscela di spezie discriminate per la provenienza esotica, lontana. Lontane dalla tradizione. Lontane dal prezzemolo. Lontane dal basilico. Omosessualità è peperoncino. Una spezia che magari usi e magari ti piace pure ma inevitabilmente storici il naso appena ti invade col suo sapore intenso. Spezie emarginate dalla cucina. Ma pur sempre, sapori. Ricordiamo che non ci sono regole per i sapori, ci sono i gusti e nessuno dice quale sia quello giusto o quello sbagliato. L’importante è assaporare, colmare i propri peccati di gola e godere di ciò che ci alimenta. Omofobia è un cuoco insapore che giudica un piatto lontano dai suoi gusti tradizionali seguendo una logica fedele unicamente al proprio palato. -Omofobia dei sapori-

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Eventi nazionali

Appuntamenti al cinema con l’arte

  Ultimi imperdibili appuntamenti al cinema con i grandi nomi della cultura dell’arte. Stanchi dei soliti film dallo stampo americano, o delle comuni “commediole” cinematografiche? Nexo Digital propone per un numero ristretto di date, appuntamenti coinvolgenti e innovativi con film o documentari per ogni campo dell’arte per un’esperienza immersiva emozionante e unica in esclusiva. Per gli appassionati di storia dell’arte la rassegna “La grande arte al cinema” è ciò che fa per voi, a partire da ottobre 2014, grazie alla tecnologia del cinema digitale hanno preso vita sul grande schermo eccezionali visite esclusive: partendo dall’Hermitage di San Pietroburgo, passando attraverso i Musei Vaticani 3D, la National Gallery di Londra, Matisse, Vermeer, Rembrandt, arrivano prossimamente gli due ultimi incontri: nel mese di aprile l’attesissimo appuntamento dedicato a Vincent Van Gogh a 125 anni dalla sua morte, e quello conclusivo a maggio trionfalmente con tutta la poesia dell’arte degli Impressionisti. Sarà come essere in quei luoghi e di fronte a quelle opere come ospiti d’eccezione e con guide assolutamente fuori dal comune. Martedì 14 Aprile appuntamento con Van Gogh l’artista più amato di tutto il mondo. Il più studiato, copiato, ammirato. Un viaggio esclusivo e sorprendente alla scoperta dell’artista che ha rivoluzionato il nostro modo di vedere. Martedì 26 Maggio con Gli Impressionisti, da Parigi, Londra e gli Stati Uniti. Uno straordinario tour alla scoperta dei pionieri di una rivoluzione che ha stravolto il mondo dell’arte. Sarà un’immersione nel mondo di Cezanne, Monet, Degas e compagni, gli artisti della rottura che sarebbero diventate icone della cultura moderna. Per gli appassionati di teatro invece “National Theatre Live” mostra i più grandi successi dai più prestigiosi palcoscenici del mondo finalmente al cinema. L’idea del progetto è quella di permettere a coloro che normalmente non hanno accesso ai prestigiosi teatri mondiali come il National Theatre di Londra o quelli di Broadway a New York di poter gustare comunque le diverse produzioni comodamente al cinema sul grande schermo. Le proiezioni vengono inoltre arricchite con “extra” di grande interesse con dettagli inediti come interviste con registi e attori, scambi di battute con esperti e dietro le quinte. Tutti speciali cui gli spettatori a teatro non possono normalmente accedere. Dopo “Skylight”, “Uomini e topi” e “Medea” ultimo appuntamento con “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Marianne Elliott martedì 5 Maggio. La pièce teatrale adattata da Simon Stephens è basata sul romanzo dello scrittore e poeta britannico Mark Haddon, un best seller da milioni di copie in tutto il mondo che narra la storia di Christopher (interpretato da Luke Treadaway) un quindicenne colpito da una forma di autismo, morbo di Asperger, che inizia a porsi domande su com’è morta sua madre? Perché suo padre non vuole che lui faccia troppe domande ai vicini? Una storia avvincente, imperdibile per gli appassionati del genere. Infine per gli amanti del Balletto, Nexo Digital e Pathé Live presentano “Il Balletto del Bolshoi” di Mosca, ultimo appuntamento con “Ivan il terribile” libretto e coreografia di Youri Grigorovich, musiche di Sergej Prokofiev, in diretta […]

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Teatro

Letti Sfatti al Sancarluccio

“L’Italia è una troia, perchè gli italiani vanno a puttane.” In questo modo esordisce una famosa canzone provocatoriamente presentata come uno tra i brani più moderati dei Letti Sfatti, dal titolo “Troia” da Jennà Romano voce e chitarra del gruppo durante lo spettacolo musicale “Live in the kitchen” in scena fino al 12 aprile al Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli con la collaborazione straordinaria di Fausto Mesolella (chitarrista degli Avion Travel). Un repertorio quello dei Letti Sfatti nato con l’idea di fondere canzoni, satira e poesia in una miscela che loro stessi amano definire “rock di provincia” , particolarmente profondo perchè affonda le sue radici in una cultura musicale molto vasta, visibile nelle molte straordinarie cover proposte durante l’esibizione, da “Stella di mare” di Lucio Dalla a “Tu no” e “Il vino” (tradotto “O’ vino”) di Pietro Ciampi, al quale hanno dedicato un intero album e un posto speciale nel loro repertorio. “In the kitchen” -per chi non mastica particolarmente bene l’inglese significa “in cucina”- è una sezione ritmica creata con l’utilizzo di attrezzi da cucina (pentole in rame, pentoline in acciaio, pentole in alluminio, forchette, cucchiai di legno, griglie e quant’altro). Insomma, una vera e propria batteria… di pentole! Senza dubbio una batteria fuori dal comune quella di Mirko Del Gaudio che rende carica e familiare l’atmosfera in modo che canzoni, cantate e suonate sia con strumenti a corde che totalmente fantastici, costruiscono un ritmo del tutto nuovo e una melodia coinvolgente che con assoluta facilità passa dalla musica d’autore all’energia pura del rock. Guest star della serata Fausto Mesolella, musicista-compositore nonché storico chitarrista degli Avion Travel, un vero fenomeno alla chitarra, il quale fonde le sue corde di nylon ai restanti materiali in metallo presenti in scena. Il puro suono sprigionato dalle sue note, prima impetuose e prorompenti poi al limite della dolcezza, poi ancora esplosive, capaci molto più delle parole di raccontare storie, ipnotizza lo spettatore, il quale inevitabilmente non può che rimanerne affascinato e coinvolto. I Letti Sfatti e Mesolella, dunque, ripercorrono insieme comuni amori musicali ed intrecciano suggestioni e colori in uno spettacolo che parte dalla musica, viaggia nelle parole e sprofonda nel suono.  -Letti Sfatti al Sancarluccio-    

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Teatro

“Tifone” di Chiara Guidi al Teatro Galleria Toledo

“Tifone” è uno spettacolo tratto dal romanzo di Joseph Conrad con l’adattamento e la regia di Chiara Guidi andato in scena il 21 e il 22 marzo 2015 presso il Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo.“In Tifone si misurano due strumenti musicali: la voce di Chiara, domata come una viola le cui corde dimorano nella gola dell’attrice, e il pianoforte di Fabrizio Ottaviucci, in un comune viaggio verso il mare, così come lo incontra una nave in lotta contro le onde di un oceano”. La musica inizialmente sembra anticipare la narrazione, così il sipario si apre con le note del pianoforte di Fabrizio Ottaviucci che anticipa musicalmente una situazione lontana dal tempo e dallo spazio, in una dimensione quasi interiore. La voce di Chiara, o meglio le voci di Chiara, d’altro canto raccontano la storia di un capitano, un uomo solido, semplice, deriso dal suo equipaggio, egli rifiuta di cambiare rotta per evitare il tifone, tuttavia la sua ferrea determinazione nell’affrontarlo lo riscattano agli occhi dei suoi sottoposti. Nel romanzo di Conrad il capitano MacWirr si chiede “Il centro del tifone dov’è?”, certo del fatto che per capire di che stoffa sia fatto un uragano occorra vederlo, e per poterlo affrontare bisogna andarci incontro, non scappare, non prendere quella che può sembrare la scelta più semplice, ovvia. MacWirr non si arrende d’avanti al tifone, piuttosto che evitare l’imminente problema e tardare l’arrivo del carico di due giorni per qualcosa che nemmeno ha visto, o meglio vissuto, preferisce continuare, lottare, affrontare le avversità che gli sono poste. Metaforicamente la storia potrebbe essere vista come un esortazione: non bisogna mai arrendersi alle avversità, ai problemi, questi bisogna combatterli, andarci incontro e vincere le nostre paure, perchè solo affrontandole è possibile raggiungere il successo. Chiara Guidi costruisce uno spettacolo tra musica e poesia La breve manifestazione si presenta come un connubio perfetto tra voce e musica, priva di una narrazione limpida e scorrevole, lo spettacolo prende una piega del tutto sperimentale e innovativa, uno spettacolo che sembra percepito per un pubblico “cieco”, lontano da quei canoni prettamente visivi. Uno spettacolo piuttosto uditivo, chiudendo per pochi istanti gli occhi è possibile percepire oniricamente il caos, sentirsi parte di quello stesso caos tumultuoso e impetuoso del tifone, tutto grazie alle note decise del pianoforte suonate in modo sublime e impeccabile, note che si affievoliscono lì dove la rappresentazione perde velocità, e insieme ad esse gli impercettibili fasci di luce si abbassano fino ad oscurarsi e tacere del tutto poco prima del trambusto del tifone, dove poi la musica riprende velocità con un ritmo e una melodia incalzante e travolgente. Un’adattamento quello di Chiara Guidi del tutto originale, frutto della Socìetas Raffaello Sanzio, una compagnia teatrale d’avanguardia, che mette alla prova una tecnica vocale forgiata in una trentennale esperienza di scena, con un approccio musicale che rinnova il patto fra lo strumento e la voce umana. Gli spettacoli della compagnia sono famosi proprio perchè caratterizzati da un forte sperimentalismo che tende a svincolare la rappresentazione teatrale dal testo letterario. […]

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Eventi nazionali

Chagall in mostra. Love and Life

L’Italia, da sempre depositaria di grandi tesori artistici e madrina di numerosi grandi pittori, non perde occasione per ospitare nella capitale circa 150 opere -tra dipinti, disegni e stampe provenienti dall’Israel Museum di Gerusalemme- del pittore russo d’origine ebraica Marc Chagall, dal 16 marzo al 26 luglio 2015, presso il Chiostro del Bramante di Roma, per l’esposizione “CHAGALL. LOVE AND LIFE”. La mostra -a cura di Ronit Sorek- ruota intorno alle esperienze personali dell’artista e ai temi centrali della sua poetica: in primis la cultura ebraica, i cui simboli sono sempre presenti nei suoi quadri; l’influenza delle avanguardie francesi; la rappresentazione delle figure degli innamorati e dell’amata moglie Bella Rosenfeld, da sempre fonte d’ispirazione del pittore. Marc Chagall è uno degli artisti più innovativi del Novecento la cui pittura ha affascinato generazioni attraverso impetuose pennellate di colori, trasportandoci in mondi spesso simbolici fatti di improbabili prospettive e situazioni al limite dell’impossibile, luoghi profondamente fantastici abitati da corpi che librano in volo avviluppati l’uno all’altro, capaci di trasmettere un senso di leggerezza assoluta, di sradicamento dalla realtà verso un mondo fantastico. Ma proprio in un universo simbolico Chagall inserisce i temi principali del suo credo ebraico come la capra allegoria di speranza e fiducia, la capanna che ricorda la celebrazione della festa dopo l’Esodo, l’asino legato ai diversi momenti biblici e il suonatore di violino figura presente nelle maggiori feste religiose ebraiche. Una pittura, si potrebbe definire quella di Chagall, ricca di simboli lontani dai luoghi della perdizione ma in procinto di approdare in luoghi fantastici.  La mostra in sintesi narra l’immagine di se stesso che l’artista voleva trasmettere al mondo: la cultura ebraica, come appena visto, influenza profondamente e in modo indelebile la sua arte così come il significato spirituale e poetico universale della Bibbia e della religione. Un’imperdibile mostra prodotta e organizzata da Dart-Chiostro del Bramante e Arthemisia Group su uno dei maestri più amati del XX secolo: Chagall colui che “ritraeva le debolezze umane, senza emettere giudizi” (Susan Compton). INFORMAZIONI e PRENOTAZIONI | T 06916508451 Prenota ora il tuo biglietto su http://www.ticket.it/chagall/ll -Chagall. Love and Life-

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Culturalmente

Wim Wenders Tribute, oltre la Berlinale

“Ero pittore e il mio unico interesse era lo spazio; soprattutto paesaggi e città. Sono diventato cineasta perché sentivo che –come pittore– mi trovavo ad un punto morto. Ai dipinti mancava qualcosa e mancava nel lavoro del pittore; personalmente pensavo che mancasse una nozione del tempo. Così quando ho cominciato a fare film, all’inizio, mi consideravo un pittore di spazio in cerca del tempo. Non mi è mai accaduto di chiamare ciò ‘narrare’. Ho dovuto rendermi conto col tempo che lo é. Credo di essere stato molto ingenuo.“ Wim Wenders, il regista più amato e premiato nella storia del Nuovo Cinema tedesco, in occasione dell’assegnazione dell’Orso d’Oro alla Carriera e dell’omaggio della Berlinale -Il Festival internazionale del cinema di Berlino- tornerà sul grande schermo con l’evento “WIM WENDERS TRIBUTE”, presentato in Italia da Ripley’s Film e Nexo Digital e in collaborazione con MYmovies.it, che porteranno nelle sale cinematografiche italiane due dei più grandi successi del regista in versione digitale restaurata in due uniche ed imperdibili date: Mercoledì 18 febbraio con “Il cielo sopra Berlino” e mercoledì 25 febbraio con “Paris Texas”, a Napoli, presso il cinema The Space o Uci Cinemas di Casoria.  Wim Wenders Tribute nei cinema Due film eccezionali di grande spessore ed impatto visivo, frutto di un genio della regia fuori dal comune e oltre ogni regola cinematografica. In “Il cielo sopra Berlino” tutti i tabù di Wenders sembrano siano completamente saltati; si tratta di un film d’amore tra un angelo di nome Damiel e una trapezista di nome Merion. Nella Berlino del 1987, due anni prima della caduta del muro che divideva in due blocchi la Germania, gli angeli Damiel e Cassiel attraversano il muro abbattendo per primi ogni frontiera. Un film dal sapore profetico che racconta non solo la storia di due angeli ma più in generale, una riflessione sul passato, presente e futuro di Berlino. “Paris Texas” è invece un film sul ricordo, racconta l’impossibilità di un ritorno a casa del protagonista Travis, traendo spunto per il desiderio del ritorno e la nostalgia della casa da un classico come l’Odissea di Omero. Il film si presenta come un road movie scritto in collaborazione con Sam Shepard che avvolge lo spettatore in un viaggio sul passato che ritorna e sulla possibilità di trasformarlo in un presente pieno di speranza. 

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Teatro

Lo zoo di Vetro al Teatro Nuovo di Napoli

Teatro Nuovo   vive ancorata al ricordo di una giovinezza dorata, vittima lei stessa del confronto con le spietate leggi della realtà. I figli Tom (mblema della fragilità e della finzione: sono essenze quasi prossime all’assenza, non a caso trasparenti dice il regista. Edoardo Ribatto) che porterà una ventata di spensieratezza, scambiando due chiacchiere con la timida Laura aiutandola ad essere meno insicura, ma niente a che vedere con i propositi della madre di accasare la figlia. Jim, collega e unico amico di Tom è colui che saggiamente riflette sul tema dell’insicurezza insita in noi e su quanto spesso ci si sente inferiori agli altri pur possedendo capacità superiori, di quanto siamo disposti a concentrarci su particolari invisibili che ci appaiono come potenti e ingombranti ostacoli, sopraffacendoci fino ad arrenderci. uno scenario semplice di facile interpretazione, suggestivo nel prologo e nell’epilogo in cui la scena viene incorniciata da frammenti di fotografie come fossero pezzi di vetro, o di uno specchio in frantumi. In conclusione, nel tempo di fumare ben sei sigarette, Cirillo ha deliziato il pubblico con uno spettacolo teatrale sobrio, piacevole e interessante, con due momenti di aspra lite genuina quanto imbarazzante, un dolce dialogo romantico condito un casto bacio, qualche riferimento teatrale sparso e tanto sano umorismo. -Lo zoo di Vetro al Teatro Nuovo-  

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Nerd zone

Dubsmash: dal selfie al video-selfie

L’ultima dilagante novità che fa tanto furore nel web questa volta si chiama Dubsmash, è un’applicazione disponibile per smartphone e tablet con sistema operativo Android o IOS che trasforma in doppiatore chiunque decida di mettersi in gioco. Per usarla, una volta scaricata l’app dal proprio play store, basta semplicemente selezionare un audio qualsiasi da una delle gallerie disponibili sull’applicazione e registrare il video dal proprio dispositivo mimando la frase o la canzone prescelta. A quel punto potrai condividere il breve filmato con gli amici sui diversi social network e godere di alcuni secondi di celebrità nei panni dei personaggi più amati dello spettacolo da Gandalf, Cristian De Sica, Robert De Niro a Peter Griffin o Homer Simpson, parodie di politici da Matteo Renzi a Silvio Berlusconi, o ancora piccoli deliri da star del rock o della musica italiana: il tutto in playback! Complimenti vanno a chi nell’era del digitale riesce a vederci sempre più lungo…L’app è stata inventata da tre giovani programmatori tedeschi, Jonas Drüppel, Roland Grenke e Daniel Taschik, che si sono conosciuti a un hackathon, un evento per esperti di software e informatica, e che insieme hanno deciso di fondare una società nel 2013. Dubsmash è la loro prima app di grande successo. Grenke ha dichirato: «Già nella fase beta di ottobre avevamo avuto ottimi feedback e avevamo capito di aver trovato qualcosa che molti consideravano interessante».  Arrivata quindi dalla Germania, Dubsmash è la nuova mania che impazza da metà novembre in tutto il web, la tecnologia con la quale improvvisarsi delle star, essa ha scalato le classifiche delle app più popolari e già conta migliaia di giovanissimi che con i loro esilaranti “video-selfie” stanno invadendo le bacheche di Facebook e i profili di Twitter e Instagram. C’è anche chi riesce a ricavarne piccole soddisfazioni, chi con l’applicazione di Dubsmash ha trovato un discreto successo e qualche contratto di lavoro, come la diciannovenne Carlotta Minutillo che detiene il record di visualizzazioni (circa tre milioni di utenti in cinque giorni) e oltre 100.000 like su Facebook. -Dubsmash: dal selfie al video-selfie-

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Attualità

Milo Manara al Salerno Comicon

Maurilio Manara, detto Milo è uno dei più celebri fumettisti italiani del dopoguerra noto per le sue storie erotiche come “Il gioco” e “Il profumo dell’invisibile” e per le sue “donnine”. Disegnatore dal tratto sublime e raffinato, inizialmente dedito alla pittura e alla pubblicità, vede il suo esordio nel mondo del fumetto nel 1969 su “Genius”, collana erotico-poliziesca edita da Furio Viano. Nella sua lunga carriera vanta collaborazioni strepitose, come quella con Federico Fellini che dà vita a “Viaggio a Tulum” e “Il viaggio di G. Mastorna detto Fernet” e quella con Pedro Almodovar per “La feu aux entrailles”. Quando la sua fama travalica i confini italiani si trova a collaborare anche con la storica rivista francese “A suivre” edita da Casterman, per cui fa nascere il suo famoso alter ego fumettistico Giuseppe Bergman e l’opera successiva “H.P. e Giuseppe Bergman”, dove H.P. sta per Hugo Pratt, maestro da sempre venerato da Manara. Una personale dedicata a Milo Manara. Un evento unico nel suo genere, che vede Salerno come tappa iniziale di un lungo omaggio che COMICON vuole tributare alla figura dell’artista veronese. Una mostra di originali che partirà il 3 febbraio per concludersi il 1° marzo presso Palazzo Fruscione, in pieno centro salernitano. Fumetti, illustrazioni, copertine, sketch, bozzetti, tutto l’universo di Manara, con un unico grande denominatore: le donne, le “Mulieres”, preannunciando così un dialogo con la storia cittadina. Il Maestro Milo Manara sarà a Salerno, per l’inaugurazione ed una serie di altri incontri con il pubblico e i cittadini. L’evento sarà inoltre accompagnato da una serie di altre mostre, ospiti e performance in un programma interessante e variegato che si protrarrà per il mese di Febbraio. Salerno COMICON è organizzato da COMICON, con la collaborazione e con il Patrocinio del Comune di Salerno e la partnership del Goethe Institut. Per info: info@comicon.it ­ 081 4238127. Milo Manara in una intervista degli ultimi anni, parlando dei suoi esordi e della sua successiva affermazione, ha dichiarato: “Dopo il liceo artistico mi iscrissi alla Facoltà di Architettura di Venezia, ma la mia vocazione restava la pittura. Erano gli anni che vanno genericamente sotto la sigla “68”: gli anni della contestazione. Contestazione che vissi in prima linea per quello che riguardava la Biennale d’Arte. “No all’arte dei padroni”. In realtà, con quegli slogan si tendeva un po’ confusamente a denunciare che le arti figurative stavano perdendo il loro ruolo sociale, restando solamente un affare per gli investitori, senza più alcuna incidenza sulla vera cultura popolare: al popolo non importava nulla dell’arte. Effettivamente erano gli anni in cui ci si accorgeva che il ruolo sociale e la funzione culturale che un tempo erano appannaggio delle arti figurative erano stati ereditati dal cinema e dalla televisione. Il cinema e la televisione avevano ormai soppiantato la pittura. Vero o no che fosse, un giovane pittore di belle speranze come mi sentivo io viveva la condizione un po’ alienante di esercitare una professione senza contatti con il prossimo, senza un ruolo sociale, culturalmente del tutto superflua. […]

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Interviste emergenti

Giorgio Volpe: “Martina Nocciolino”

Giorgio Volpe esordisce questo fine settimana come autore e regista, con uno spettacolo per bambini destinato ad un pubblico dai cinque anni in su. “Martina & Nocciolino” al Teatro L’Aura – Roma il 5 e 6 dicembre, con una produzione indipendente che si è avvalsa anche del supporto di una piattaforma crowdfunding. Giorgio Volpe, Laureato in Lettere e Filosofia presso il Dipartimento di Arti e Scienze dello Spettacolo (La Sapienza) è la dimostrazione, restando in tema fantastico, di come ogni sogno possa diventare realtà. Intervista a Giorgio Volpe In cosa consiste un progetto crowdfunding? Letteralmente tradotto significa “finanziamento dalla folla”. Si espone – su una delle tante piattaforme crowdfunding presenti online – un progetto, si prefigge un budget massimo da raggiungere e si aspetta che qualche donatore interessato al progetto contribuisca economicamente, affinché questo possa concretizzarsi. Da cosa nasce la tua passione per il teatro e cosa ha ispirato la realizzazione di “Martina & Nocciolino”? La mia passione per il teatro nasce all’età di 14 anni circa. Da ragazzo molto timido, allora (oggi un po’ meno) inizialmente l’idea di poter essere qualcun altro mi consentiva in qualche modo di essere me stesso. Questo “presentarmi” attraverso un’altra identità mi rendeva più estroverso. Inoltre, studiando e avendo la possibilità di lavorare a teatro, ho avuto modo di esplorare aspetti di me stesso fino ad allora sconosciuti. Oggi mi diverto pazzamente a non essere me stesso (sul palcoscenico) pur portando ogni volta in scena tanto della mia personalità. E’ un po’ complicato da capire (ride). Nel 2011 scelsi di fare un esame intitolato “Letteratura Italiana per l’Infanzia”; quest’esame, oltre ad avermi fornito una panoramica a 360° della ricchezza letteraria nostrana dedicata all’infanzia, ha contribuito a far mettere in moto il fanciullino che è in me, e da qui “Martina & Nocciolino”. Ho sempre amato tutto ciò che avesse a che fare con il mondo dei bambini, dalle fiabe scritte ai relativi adattamenti cinematografici firmati Disney. In “Martina & Nocciolino” mi sono divertito a dare libero sfogo alla mia immaginazione. Mi sono divertito a creare un mio piccolo mondo magico. Questo è il tuo esordio come autore e regista, com’è stato riuscire in questo sogno tanto ambizioso? Mmm… Autore e regista? Parolone. Si tratta del mio esordio nella veste di “autore” e “regista”. Devo dire che non è stato per nulla semplice. Inizialmente mi è stato difficile riuscire ad avere sempre una visione a 360° dello spettacolo, essendo in “Martina & Nocciolino” anche attore. L’orchestrazione mi è stata poco semplice principalmente per questa ragione, oltre alle varie difficoltà di natura organizzativa-burocratica, economica, ecc… È stato molto benefico alla riuscita dello spettacolo il lavoro di squadra. Se tutto ciò mi è stato possibile è soprattutto grazie al cast artistico e tecnico, e a tutte quelle persone che hanno creduto sin dall’inizio al progetto. Cosa suggerisci ai giovani che vorrebbero intraprendere la tua stessa strada in un momento tanto complicato che stronca l’entusiasmo piuttosto che incitarli al meglio? Dare dei consigli ai giovani avendone io 24 e una […]

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Culturalmente

David Bowie Is…the movie

“In the corner of the morning in the past I would sit and blame the master first and last All the roads were straight and narrow And the prayers were small and yellow And the rumour spread that I was aging fast Then I ran across a monster who was sleeping by a tree.” (da The width of a circle, Album The Man Who Sold the World del 1970) Canta David Bowie, pseudonimo di David Robert Jones, cantautore, polistrumentista, attore e compositore britannico che, dal suo esordio negli anni 60, continua a stupirci con nuove ed innovative sperimentazioni da generazioni. Famoso per le sue innumerevoli trasformazioni come l’androgino “Ziggy Stardust”, col quale l’artista passa da una sostanzialmente mediocre notorietà non particolarmente baciata dal successo, ad un vero e proprio status di idolo. Un travolgente successo quello della star del rock che ha reso possibile la realizzazione di una spettacolare mostra “David Bowie Is”, che a breve verrà trasmessa sul grande schermo in Italia dopo aver debuttato al Victoria and Albert Museum di Londra nel 2013 con uno straordinario record di pubblico. L’incredibile mostra mai allestita per il più camaleontico artista del rock internazionale, seppur solo per due giorni e in poche e selezionate sale cinematografiche, è visibile a Napoli presso il cinema Moderinissimo e il cinema The Space il 25 e 26 novembre. “David Bowie Is” è una mostra diventata leggenda che ora arriva nei cinema italiani per guidare gli spettatori tra i 300 oggetti esposti che includono filmati, fotografie, testi scritti a mano, storyboard per i video, bozzetti di costumi e tanto altro. Un patrimonio di grande valore legato alla storia di un uomo che è stato in grado di cambiare la nostra cultura, dalla musica alla moda, dalle performance al design. I curatori della mostra, Victoria Broackes e Geoffrey Marsh del Dipartimento di Teatro & Performance V & A hanno dichiarato: “Siamo felici che questa mostra straordinaria viaggi per il mondo, che le persone possano immergersi nel tour cinematografico dell’esposizione di Londra. Il film offre affascinanti dettagli sugli oggetti chiave del David Bowie Archive, commenti di ospiti speciali e naturalmente…una fantastica colonna sonora! “ Vai al sito per consultare le sale cinematografiche disponibili della tua città: www.nexodigital.it.  -David Bowie Is…the movie- 

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