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Eroica Fenice

Libri

Marianna e Vincenzo: intervista alla figlia Teresa Di Stazio

“Marianna e Vincenzo”: intervista alla figlia Teresa “Marianna e Vincenzo” è un romanzo che racconta una storia d’amore antica e profonda di due amanti che non si sono mai lasciati: la loro promessa d’amore, infatti, non è stata mai infranta nonostante le difficoltà dell’epoca e una vita difficile. La figlia Teresa di Stazio , autrice de “Marianna e Vincenzo”, edito GMPress, ci parla dei suoi genitori in un’intervista nella quale ci spiega quel legame indissolubile che trascende il tempo. “Marianna e Vincenzo” è un romanzo che lei ha sviluppato in un momento di nostalgia, scriverlo è stato “quasi terapeutico” ha detto. Com’è stato per lei rivivere quei ricordi? Parlare dei miei genitori in questo romanzo è stata davvero un’esperienza unica ed indescrivibile. Il loro ricordo prima che mettessi nero su bianco era quasi un tormento, non c’era giorno che non pensassi a loro senza rattristarmi. Solo quando ho iniziato a scrivere e a rivivere i miei momenti vissuti con loro, il mio dolore sembrava trasformarsi in altro. Più scrivevo e più nutrivo la mia anima di serenità. Com’è stato crescere attraverso i ricordi e gli insegnamenti dei suoi genitori? Mia madre e mio padre come dico nel romanzo sono stati per me un esempio di vita fondamentale, ancora oggi attingo attraverso i ricordi che la mia memoria custodisce, i loro valori ed i loro principi. I suoi genitori sono stati un punto di riferimento anche per la comunità di Mugnano? Loro due sono stati davvero un punto di riferimento per molti. Ho vivo il ricordo di quando amici e parenti si rivolgevano a mio padre per avere consigli, che si trattasse di lavoro, di problemi familiari o personali, lui era sempre pronto a dare una mano come lo era del resto mia madre con la sua “bontà discreta” senza mai ostentare quello che faceva per gli altri. Com’è stato vivere la pubblicazione del suo libro? Vivere la pubblicazione del mio libro è stata una delle esperienze più belle della mia vita, un “sogno inaspettato” che è diventato realtà. Quali effetti ha avuto su di lei e sulla sua famiglia? La sensazione che io e la mia famiglia abbiamo provato è stata davvero gratificante, sono state davvero pochissime le persone che dopo aver letto il libro non hanno espresso attraverso una telefonata o un messaggio la loro emozione. I valori che le hanno impartito i suoi genitori e che le hanno fatto da modello, li vede ancora nella società di oggi? Mio padre diceva sempre che in modo ciclico si alternano tre generazioni, una parte dal nulla, deve “acquistare” “faticare” e “costruire”, una gode i sacrifici fatti dalla precedente ed un’altra distrugge tutto. Io credo davvero che a prescindere dal contesto storico che stiamo vivendo con il Covid, dove sembra andare tutto a rotoli, non posso pensare che quei valori che mi hanno trasmesso con il loro esempio non facciano più parte dell’umanità. Cosa direbbe alle future generazioni sulla base di quanto ha vissuto attraverso le storie di Marianna e Vincenzo? […]

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Attualità

Market Action: Intervista a Connie Dentice

Market Action: Intervista a Connie Dentice. Azioni contro lo sfruttamento degli animali negli allevamenti del territorio partenopeo. Connie Dentice, attivista e fondatrice di “Animal Save Napoli“, gruppo antispecista che lotta contro la cultura carinsta, ci spiega in cosa consiste la sua nuova azione “Market Action” in un’intervista in cui scioglie molti dubbi per chi non conosce questo tipo di attivismo e che fa profondamente riflettere sulle condizioni che gli animali sono costretti a subire all’interno degli allevamenti intensivi, ma che mette alla luce tutti i problemi sociali legati ad esso.  Market Action. Intervista a Connie Dentice Com’è nato il progetto “Napoli Animal Save” e l’attenzione verso l’attivismo? Sono vegana e dal mio impegno contro l’antispecismo ho avuto la sensazione di dover fare di più, in un certo senso di agire, così ho trovato una manifestazione di attivisti fuori un macello a Roma e sono partita. Sul posto parlando con i fondatori di altre associazioni d’Italia ho notato che a Napoli non ne esisteva ancora una, così tornata a casa, dal nulla e indipendentemente ho fondato “Napoli Animal Save”, il quale si è ingrandito fino ad incorporare tante altre persone. Abbiamo manifestato sul territorio davanti a macelli, come quello di Agerola, a fiere, zoo e anche davanti a circhi. Voglio specificare che il nostro è un tipo di attivismo pacifico, si ispira ai principi della non violenza, non offendiamo e non usiamo parole come “vergogna” o “assassini”. Credo però che ci sarà un cambiamento verso una direzione più rivoluzionaria, poiché si tende a percepire le azioni non violente come inefficaci, quindi questo linguaggio pacifico dovrà trasformarsi in una voce più forte, arrabbiata… ci interroghiamo sul perché i toni arrabbiati vengono condivisi se si parla di sessismo, razzismo e omofobia e non quando si parla dei diritti degli animali. C’è un double standard, delle prime cause si può parlare con toni arrabbiati (come giusto che sia), con i diritti degli animali guai a porsi con toni più forti. Eppure lo specismo è alla base di tutte le altre discriminazioni. Cos’è e in cosa consiste “Market Action”? “Market Action” è una manifestazione di attivismo contro la cultura carnista, in cui chiunque può partecipare. Basta munirsi di bigliettini con frasi che esortino al veganismo e che facciano riflettere sulla sofferenza dell’animale, lasciarli nel banco della carne o del pesce, delle uova o del latte in un supermercato a vostra scelta. Ha avuto un riscontro inaspettato, hanno partecipato persone in tutta Italia, ma anche in tutta Europa, è stato un risultato molto importante per noi. Perché parlare di cultura carnista? Spiegaci meglio questo concetto, in che cosa consiste e come avviene La cultura carnista deriva da una struttura sociale che ci porta a dare per scontato un prodotto che non deve essere considerato come tale. Noi antispecisti vogliamo abolire la schiavitù animale e impedire che l’antropocentrismo umano si ponga al di sopra dell’animale, perché loro sono con noi. Ti leggo una parte di un libro di Melanie Joy– “Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali […]

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Culturalmente

Mangiatore di fagioli, l’analisi dell’opera

Il mangiatore di fagioli o più precisamente il “Mangiafagioli” è un dipinto di Annibale Carracci. Durante il Novecento gli storici dell’arte attribuirono agli autori Pietro Paolo Bonzi e di Bartolomeo Passarotti la fattura del quadro. Negli anni Cinquanta la tela venne poi attribuita ad Annibale Carracci (Gian Carlo Cavalli) . Datato tra il 1584 e il 1585, si tratta verosimilmente del dipinto di genere più noto eseguito dal maestro bolognese. Nel 1679 risulta essere stato in mano al cardinale Lazzaro Pallavicini che fu a Bologna dal 1670 al 1673 in qualità di legato pontificio. In seguito, dalla famiglia, fu ceduto ai Colonna. Attualmente è custodito nella galleria di Palazzo Colonna a Roma. Il mangiatore di fagioli, il dipinto Un uomo è seduto ad un tavolo ben ordinato e imbandito di cibo; pane, porri, una ciotola contenente fagioli e una sorta di frittata ripiena. Si porta alla bocca un cucchiaio che sgocciola, al di sotto la ciotola contenente la zuppa di fagioli. In testa porta un ampio cappello di paglia e, sopra la camicia, indossa un pesante gilet. Il suo viso si alza di scatto, rimane a bocca aperta e con il braccio sollevato è immobile in un momento in cui viene preso alla sprovvista. La sua espressione, infatti, è quella di una persona sorpresa dalla comparsa di un osservatore inaspettato. Quasi come se gli avessero scattato una foto mentre stava mangiando, il dipinto lo raffigura in quell’esatto momento di sgomento. Con la mano sinistra copre la pagnotta dalla quale sta mangiando. Forse è un gesto istintivo scattato per difendere il pane. Lo Stile Il dipinto è un quadro di genere, un carattere illustrativo che dà spazio al quotidiano, agli aspetti più semplici della vita quotidiana, infatti il soggetto raffigurato fa parte di uno strato sociale umile. I colori vanno dal grigio al marrone e creano un’atmosfera terrosa e contadina, grigia e anche un po’ polverosa, e non fanno altro che accentuare la condizione sociale da cui proviene il soggetto, sebbene non si sappia se effettivamente fosse un contadino o altro. Per Annibale Carracci la sua opera era un mezzo per superare l’artificiosità del Manierismo. Infatti, alla realizzazione del Mangiafagioli, gli artisti suoi contemporanei si preoccupavano di dipingere l’eterno e la sua perfezione nonché a riprodurre in modo impeccabile i nudi atletici di Michelangelo. Intorno al 1583, infatti, quando il dipinto fu realizzato, era impensabile che quel mondo a cui apparteneva il Mangiafagioli potesse essere preso in considerazione come soggetto per un quadro.     Fonte immagine: Wikipedia.

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Teatro

Il Teatro Diana presenta la Stagione Teatrale 2020/2021

Il Teatro Diana di Napoli riapre le porte per presentare la nuova stagione teatrale 2020/2021, con ogni riguardo verso le norme sanitarie ripartono da i quattro spettacoli annullati; Gigi e Ross “ Andy e Norman” la storia di amicizia fra due uomini raccontata in maniera ironica e divertente, a dire degli autori “un’amicizia più forte dell’amore”, dalla straordinaria penna di Neil Simon per la regia di Alessandro Benvenuti. A seguire i “Soliti ignoti “ con Vinicio Marchioni e Giuseppe Zeno per la regia di Vinicio Marchioni. La commedia è la prima versione teatrale del mitico film di Monicelli, uscito nel 1958, divenuto col tempo un classico imperdibile della cinematografia italiana. Le gesta maldestre ed esilaranti di un gruppo di ladri improvvisati.(che sostituirà lo spettacolo “Bella Figura” di Yasmina Reza con Anna Foglietta e Poalo Calabresi che non sarà ripreso per la prossima stagione). Poi l’attesissimo concerto/spettacolo di Massimo Ranieri “Oggi è un altro giorno Sogno e son desto”. Ed infine  “Così parlo Bellavista” adattamento teatrale di Alessandro Siani e Geppy Gleijeses che sarà affiancato da Marisa Laurito e Benedetto Casillo . Da calendario sono previsti cinque nuovi spettacoli; “Mine Vaganti”  di Ferzan Ozpetek, tratto dal famoso successo cinematografico del regista turco che ne ha curato sia l’adattamento che la regia teatrale. Alessandro Siani in “Extra felicità Tour” che inaugurerà le feste natalizie, poi Vincenzo Salemme “Napoletano? E famme ‘na pizza” uno spettacolo che nasce dal suo recentissimo libro uscito con lo stesso titolo agli inizi di marzo. Maurizio Casagrande in “Gomblotto” un’idea divertente, ancora in fase di elaborazione, e “Musicanti”, una commedia musicale scritta da Alessandra Della Guardia e Urbano Lione. L’immenso patrimonio musicale di Pino Daniele fa da sfondo ad una storia d’amore originale, dando vita ad un’opera teatrale coinvolgente ed emozionante. Tanti sono stati gli ospiti che sono intervenuti durante la presentazione, alcuni non erano fisicamente presenti ma si sono avvalsi di strumenti digitali affinché potessero partecipare all’evento. Per l’anteprima di stagione, la scena ripartirà, dal 6 all’8 novembre, con Peppe Barra e Lalla Esposito in ‘Non c’è niente da ridere’ per la regia di Lamberto Lambertini.  ci sarà poi la stagione concertistica in collaborazione con “il maggio delle musica” Cinque piano solo con Michele Campanella, Monica Leone, Paolo Restani, Massimiliano Ferrati e i giovani talenti Carmen Sottile e Caterina Barontini; l’associazione Maggio della Musica presenta per la sezione autunnale della 23esima stagione concertistica 2020 con la direzione artistica di Michele Campanella cinque recital pianistici con interpreti affermati e giovani talenti tutti i giovedì dall’8 ottobre al 4 novembre nella sala di via Luca Giordano a Napoli. Per la regia di Lamberto Lambertini, sarà ospite la Compagnia del Teatro Nest in “Quotidiane ispirazioni” con Emanuele Ammendola, voce e contrabbasso Regia Giuseppe Miale Di Mauro. A seguire l’anteprima spettacolo per le scuole “@Romeo e @Giulietta”; una storia d’amore a tempi del Corona Virus di Peppe Celentano. Infine ci sarà la presentazione di libri; “Pandemia 1836 – La guerra dei Borbone contro il colera” (Utet) intervengono con l’autore il dott. Paolo Ascierto […]

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Food

Fabiana Ferrucci e Igor Margotti: un progetto di consulenza gastronomica

Gli chef Fabiana Ferrucci e Igor Margotti danno vita a un progetto di consulenza gastronomica: Gli chef Fabiana Ferrucci e Igor Margotti, nella sera del 23 settembre, danno vita a un progetto di consulenza gastronomica sullo sfondo di un tramonto in riva al mare, presentando l’evento che vede il compimento del loro progetto; una società di Consulenza e Formazione con annessa Business Unit dedicata al Banqueting. Essa si occuperà, come già in passato i due chef hanno fatto singolarmente, dello start-up di nuovi progetti, menù engineering, food costing, consulenza sulle attrezzature, formazione dedicata al personale di sala e di brigata. La sezione Banqueting si dedicherà, invece, all’organizzazione di eventi, manifestazioni e feste private. Un binomio all’insegna della diversità, due personalità eterogenee ma che insieme creano sapori unici; Fabiana Ferrucci giovanissima brucia le tappe partendo dalla Pizzeria di Michele Condurro (CE) dalla quale viene contattata giovanissima, per passare a “Spicchi d’Autore” dove affianca come responsabile di cucina il Monzù di Gerardo Modugno apprendendo i segreti della frittura. Approda poi a Dodici Morsi (CE) al fianco dello Chef Mirco Scognamiglio e in seguito a “La Figlia del Presidente” in qualità di Chef. Frequenta lo Zen Food Lab dello Chef Alfredo Iannaccone fino a diventare poi nel 2020 responsabile del comparto femminile dell’Associazione Provinciale Cuochi Napoli Invece lo chef Igor Margotti muove i primi passi da Casa Maria Antonietta ad Anacapri e poi da E’ Divino a Capri. In seguito diventa Chef del Nabilah Luxury Beach a Bacoli e poi dell’Oasi del Mare a Varcaturo per compiere poi l’ultimo passo, cronologicamente parlando, che lo vede Chef resident insieme a Fabiana presso il ristorante Cantina La Barbera a Napoli. Al cospetto degli sponsor Lido Oasi del Mare (nato circa 50 anni fa dalla mirabile visione imprenditoriale del patron Pasquale Cacciapuoti, attualmente il lido Oasi del Mare di Varcaturo, stabilimento balneare e beach club, dispone di un’ampia spiaggia attrezzata con solarium e di un ristorante con vista sul mare che propone una cucina raffinata basata su ottime materie prime), Sapori Unici di Elio Testa (fonda la “Sapori Unici”, azienda leader nella produzione e distribuzione di prodotti caseari e nella consulenza a gastronomie e ristoranti anche stellati), Lofoten Seafood Group (L’azienda, diretta da Katharina Mosseng, distribuisce in Italia Stoccafisso IGP delle Isole Lofoten, baccalà, salmone affumicato e Skrei®. Tutto il pesce viene allevato e pescato nelle Isole Lofoten, situate a nord-est della Norvegia, in modo sostenibile nel rispetto degli ecosistemi locali. La trasformazione, effettuata con tecniche tradizionali e certificate, garantisce un prodotto finale sano e naturale), La luna nel bicchiere ( Steffen Wagner, tedesco innamorato di Napoli, fonda il suo ristorante nel 2018. L’azienda seleziona e distribuisce etichette di 15 piccole cantine, campane e italiane, che abbracciano tutti gli stili di produzione. Inoltre Wagner, sommelier e degustatore AIS, progetta e redige carte dei vini e fornisce consulenza ai ristoratori per la gestione della cantina), Pascarella Ho.re.ca. (L’azienda, fondata nel 2014 da Nunzio Pascarella dopo una trentennale esperienza nel settore ho.re.ca., dispone di una gamma di oltre 4000 prodotti […]

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Libri

Il nome della madre, il nuovo romanzo di Roberto Camurri

Recensione de Il nome della madre, il secondo romanzo di Roberto Camurri pubblicato da NN Editori il 28 maggio di quest’anno. Roberto Camurri, breve biografia È nato nel 1982 a Fabbrico, a detta sua; “un paese triste e magnifico di cui è innamorato forse perché è riuscito a scappare“. Attualmente vive a Parma ed è sposato con Francesca con cui ha una bambina. Lavora per una cooperativa sociale che ha a che fare con la disabilità mentale e che lo ha aiutato molto nel tentativo di eliminare ogni tipo di giudizio, nel suo pensiero e nel suo modo di trasporlo nei racconti che scrive; è così che ha elaborato il suo primo romanzo A Misura D’Uomo, con cui nel 2018 vince il Premio Pop e il Premio Procida. È stato tradotto in Olanda ed è in corso di traduzione in Spagna. Il nome della madre è il suo secondo romanzo. “Il mio avvicinarmi alla scrittura ha un inizio particolare, ero in terza elementare e la maestra ci aveva detto di fare un tema a piacere e, dopo aver scritto quattro fogli protocollo, mi son detto che scrivere era la cosa più bella del mondo”. È un autore giovane, dall’animo sensibile, che osserva e ascolta le svariate realtà che lo circondano ma che con grande sensibilità riesce a portare alla luce storie di una straordinaria bellezza. Il nome della madre, recensione Questo romanzo è uscito il 28 maggio 2020 per NN Editore. E’ una storia familiare, intima ma profonda, che attraversa la vita di Pietro, figlio di Ettore, dalla corsa in ospedale quando si sono rotte le acque, il suo primo pianto, l’odore della pelle del neonato, ai primi gemiti infantili, fino all’abbandono della madre che senza spiegazioni se ne va. Ettore non lo accetta, aspetta un suo ritorno, la cerca nei ricordi, nei lineamenti del figlio che le assomiglia così tanto, ma nel frattempo Pietro cresce; “hai le labbra tutte screpolate, gli aveva detto la maestra a scuola durante l’intervallo. Sono cose che vede una mamma, gli aveva detto.” In quel pesino; Fabbrico, le loro vite scorrono in quelle righe malinconiche e pensierose, alla ricerca di un sentimento perduto, del loro essere, tra la vita di campagna lenta e faticosa, nei campi verdi e i pascoli, sognando quella di città, verso un futuro diverso ma sempre vuoto, perché lei non c’è . Pietro sente un conflitto con quel paese, con il padre, con il mondo che non capisce e con la voglia di scoprirlo; “Sente gli odori freschi di quell’estate, dell’erba appena tagliata che riesce a entrare perché sta guidando piano, senza la voglia di tornare a casa, “l’odore di una stalla che gli penetra nelle narici e gli fa grattare il naso”. Nel rapporto difficile con il padre e con se stesso arriva uno spiraglio; Miriam. La ama ma non sa come affrontare quei sentimenti, non li comprende, lei lo rassicura ma l’animo di Pietro è inquieto sempre alla ricerca di quella figura oscura, ignota a cui vorrebbe dire tante cose; […]

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Attualità

Cambiamenti Climatici: cosa sono e come combatterli

Cambiamenti climatici: cosa sono? I cambiamenti climatici sono variazioni del sistema climatico terrestre determinate prevalentemente da interferenze antropogeniche, tra cui l’emissione nell’atmosfera di alcuni gas. La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nota come convenzione di Rio, utilizza il termine “mutamenti climatici” solo per riferirsi ai cambiamenti climatici prodotti dall’uomo e quello di variabilità climatica per quello generato da cause naturali. In alcuni casi, per riferirsi ai mutamenti climatici di origine antropica si utilizza l’espressione mutamenti climatici antropogenici. Secondo il Glossario Dinamico ISPRA-CATAP per cambiamenti climatici si intende “qualsiasi cambiamento di clima attribuito direttamente o indirettamente ad attività umane, il quale altera la composizione dell’atmosfera mondiale e si aggiunge alla variabilità naturale del clima osservata in periodi di tempo comparabili”. Alcuni esempi di cambiamenti climatici sono il riscaldamento e il raffreddamento globale. L’uomo esercita un’influenza crescente sul clima e sulla variazione della temperatura tramite varie attività come  la combustione di combustibili fossili, la deforestazione e l’allevamento del bestiame. Queste attività, aggiunte alle enormi quantità di gas serra presenti naturalmente nell’atmosfera, incrementano l’effetto serra e determinano il fenomeno del riscaldamento climatico globale. In questo secolo la ferocia dell’uomo è così spietata che a causa della sua interferenza sembra che il pianeta si stia riscaldando molto più velocemente rispetto agli ultimi milioni di anni. In modo da evitare che i miglioramenti in ambito economico vadano a creare dei danni irreversibili al patrimonio ambientale delle generazioni future si è richiesto di attuare una politica precauzionale, evitando attività rischiose per l’ambiente in mancanza di piene certezze scientifiche. Accordi bilaterali e multilaterali si sono andati moltiplicando negli ultimi anni. Di vitale importanza sono stati la convenzione del 1979 sugli inquinamenti atmosferici, la convenzione dell’IAEA del 1986 sulla tempestiva notifica degli incidenti nucleari che si limitò a stabilire degli obblighi di cooperazione preventiva, informazione, assistenza e consultazione reciproca. La convenzione di Vienna del 1985, ratificata da 150 Stati tra cui l’Italia per la protezione della fascia di ozono, il Protocollo di Kyoto del 1997 sulla riduzione dei gas-serra, la Conferenza sul Clima tenuta a Durban il 28 Novembre 2011.  Molto importante è la Convenzione di Nairobi del 1992, adottata con lo scopo di tutelare la moltitudine di specie biologiche esistenti nei diversi ecosistemi. Viene inoltre disciplinato l’impatto ecologico negativo delle biotecnologie (in particolare la produzione di alimenti geneticamente modificati). Ma il problema di tutti questi accordi è la loro osservanza. Il quadro di oggi è molto drammatico; un esempio eclatante è stato fornito dalla Conferenza sul Clima di Durban in cui i due principali produttori di CO2 al mondo, USA e Cina, sono rimasti fuori dall’accordo volto a diminuire l’emissione di gas-serra. Conseguenze dei cambiamenti climatici Secondo un documento pubblicato dal Breakthrough National Centre For Climate Restoration, un centro di ricerca e innovazione a Melbourne, entro il 2050 l’attuale traiettoria ci porterà a raggiungere i 3°C di riscaldamento globale che a loro volta amplificheranno i processi di feedback ambientali che provocheranno un ulteriore riscaldamento e, di conseguenza, il collasso di ecosistemi fondamentali per la […]

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Attualità

La Yakuza e il suo rapporto con il governo giapponese

La storia della Yakuza ha origini antiche ma confuse e contorte. Sebbene il suo mutuo rapporto con il governo sia quello di semi-legalità, quali sono i suoi rapporti con lo Stato? Yakuza, origini storiche La confusione politica che porta alle origini del brigantaggio, e che poi sfocerà nella formazione di organizzazioni a base criminale, inizia nel Giappone del VII secolo. In particolar modo con l’ascesa della classe militare, che marginalizza la nobiltà avviando così la fase del “Sengoku Jidai” che dà inizio alla scalata dei “buke o bushi” delle famiglie militari, gli unici che, a concessione del governo, potevano portare la spada. I buke diedero vita a un severo codice di condotta, il bushidō, la via del guerriero, nel quale si sottolineavano i principi di coraggio, rettitudine, benevolenza, cortesia, sincerità, onore ed un radicato senso di giustizia e di dominio di sé. Il bakufu (governo della tenda) di Kamakura diede grande importanza ai buke concedendo loro lo tsujigiri: un samurai, fermo all’angolo di una strada, poteva aggredire il primo uomo che gli si presentava davanti, al fine di provare la lama della sua nuova spada. Largamente diffuso nel periodo Tokugawa, lo tsujigiri veniva praticato dagli hatamoto, uomini della bandiera, dai rōnin, samurai senza padrone, e dagli otokodake, giovani bushi criminali. Questi si muovevano negli shōen, possedimenti terrieri amministrati dai daimyō, nei quali gli hatamoto occupavano un grado inferiore e controllavano i quartieri.[1] Con le riforme Tokugawa iniziò a crescere ulteriore malessere soprattutto da parte degli hatamoto e di coloro che venivano esclusi dalla divisione territoriale. La riforma che prevedeva la confisca delle armi, in particolare, segnò definitivamente il congelamento della struttura sociale: imperatore, shōgun, daimyō, samurai, contadini e chonin, a ognuno dei quali fu tassativamente proibito di cambiare il proprio status sociale, quindi i poveri e i disperati non potevano in alcun modo migliorare la propria condizione di vita. Nascono così, nel malcontento sociale, vari gruppi di risposta; l’ Hatamotoyakko diventò colui che, schieratosi dalla parte del più debole, si opponeva all’oppressore guardando con disprezzo i daimyō, considerati fonte di degenerazione. Lo Hatamotoyakko era pronto a sacrificare la propria vita per i principi in cui credeva nel rispetto dell’umanità e della giustizia. Questo tipo di presentazione li rendeva piuttosto innocui, ma il loro egocentrismo li portava spesso ad aggirarsi furtivamente con fare arrogante e superiore. Dopo aver mangiato in una locanda, essi erano soliti allontanarsi senza pagare il conto affermando apertamente: “We don’t have money today”. Se l’oste si fosse rifiutato di accettare o avesse cercato di ricambiare in qualche modo, i giovani Hatamotoyakko erano pronti a reagire con la forza. Per la gente comune non era facile relazionarsi con loro dato che usavano un gergo particolare e difficilmente comprensibile. Molti gruppi usavano nomi insoliti e spesso inverosimili come Taishō Jinji gumi, banda di tutti gli Dei, scomparsa in seguito agli interventi del governo. [2] Questo tipo di comportamento portò i cittadini ad organizzare una controparte. I “Machiyakko“; servitori della città. Anch’essi caratterizzati da forti valori della tradizione, conquistarono presto […]

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Libri

Daniele Lombardi – intervista su Gluttony la fiaba oscura

Intervista allo scrittore e sceneggiatore Daniele Lombardi su Gluttony la fiaba oscura, pubblicata gratuitamente durante la quarantena. Trama di Gluttony Gluttony è la nuova fiaba dark di Daniele Lombardi. È uscita il 7 aprile 2020 ed è stata messa a disposizione di chiunque, durante questo periodo di “lockdown”. In un mondo di dolci, marzapane e zucchero magico, la quiete di un villaggio sereno e felice viene improvvisamente interrotta dal gigante Gordon, che cacciato dalla sua terra si imbatte nei festeggiamenti dei contadini e nella buonissima Torta-Vis al Supercioccolato. Colto da un’irrefrenabile fame, il gigante mangia l’intera torta senza il consenso dei cittadini, scatenando le proteste accese del giovane Friendmilk. Di risposta, Gordon schiaccia il ragazzo e tra l’orrore della folla stermina mezzo villaggio. La cuoca Maia, allora, propone al gigante un accordo: aspettare una settimana per la preparazione della torta, in cambio della vita. Gordon accetta e così, sotto sorveglianza, inizia una schiavitù lunga vent’anni. Daniele Lombardi: biografia Daniele Lombardi è uno scrittore e sceneggiatore brillante e carismatico, nato ad Aversa nel 1995. Appassionato di molte forme d’arte, inizia il suo percorso dopo il liceo, studiando dal 2015 al 2017 presso la CreativArt School di Aversa. Nel 2016 partecipa alla Masterclass di regia e scrittura cinematografica del Giffoni Film Festival e nel 2017 pubblica il suo primo racconto Il rito e la stanza nell’antologia annuale Z di Zombie, curata dal sito Letteraturahorror. Nel 2018 collabora con Shockdom al libro illustrato Il maestro Noah e le paure della buonanotte, seguito da Il maestro Noah e i segreti del volersi bene. Nel 2019 pubblica con Resh Stories il suo primo romanzo piratesco: The Blackest Island. Intervista a Daniele Lombardi: 1) Che cos’è Gluttony? “È un racconto breve e nasce da un soggetto che inizialmente avrebbe potuto essere trasposto in altre forme, tra cui il fumetto o il libro illustrato. A inizio Marzo, vedendo che tutti i più importanti operatori di cultura caricavano sul web gratuitamente film, libri, serie tv, cd, ho pensato di fare lo stesso, donando un po’ di quello che scrivo. Così, attraverso una fiaba oscura, ho raccontato la storia di Gordon.” 2) Quali sono state le fonti di ispirazione di cui ti sei servito? “Per questa storia non ho avuto una fonte ben precisa, ma poiché Gluttony si ascrive al genere dark fantasy, opterei per tutte quelle narrazioni che ospitano più ombre che luci. E trattandosi di uno dei sette peccati capitali, direi che è anche questo il caso.” 3) Il lock-down ha influito nella scelta del racconto? “Ha influito poco. La cosa più banale che potessi fare era scrivere una storia con all’interno la trasposizione di quello che sta accadendo in questo periodo. Ci sono già altri che lo stanno facendo, e bene. Il mio obiettivo era, più che altro, mettere a disposizione di tutti un qualcosa che fosse rapido e intrigante. Qualcosa per staccare cinque minuti dalla monotonia delle giornate di ognuno di noi.” 4) Cosa ti ha spinto a pubblicare il racconto? “Sicuramente mi sono lasciato […]

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