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Eroica Fenice

Food

Sartù al Vomero, il gourmet alla riscoperta della tradizione

Sartù al Vomero, raffinato ristorante, offre ai suoi clienti piatti fortemente legati alla tradizione napoletana e alla stagionalità degli ingredienti, accompagnandoli attraverso un percorso di degustazione che coinvolge tutti i sensi, dal gusto alla vista. Sartù al Vomero, quando la tradizione diventa gourmet Location elegante, accurata selezione di vini e musica jazz, stampe con Billie Holiday e John Coltrane. Benvenuti da Sartù al Vomero, ristorante che coniuga la bontà della tradizione locale con l’estro e la creatività del gourmet, grazie alla maestria dello chef Mauro Buonanno che ha illustrato il menu insieme al patron Carlo Capuano, architetto amante della cucina e dell’arte. La scelta del nome affonda le radici in epoca borbonica, quando i monsù, i cuochi francesi di corte, crearono questo piatto arricchendo il riso con numerosi ingredienti e trasformando lo “sciacquapanza” (così veniva etichettato il riso al Meridione) in una portata che veniva posta a centro tavola su di un piedistallo, da cui deriva il termine surtout, sartù. Scelta non casuale se si dà un’occhiata al menu, che propone in cima alla lista dei primi il sartù di riso in bianco che, come vuole la tradizione, viene preparato senza salsa di pomodoro. Fonti di ispirazione per la scelta delle portate sono i ricettari di Vincenzo Corrado, Ippolito Cavalcanti e Jeanne Caròla Francesconi, vere e proprie bibbie della cucina campana. Sartù, un percorso sensoriale anche in versione vegetariana   Lo spumante Trentapioli Asprinio d’Aversa doc inaugura la cena, che si apre con un omaggio dello chef a base di alice alla puttanesca seguito dal Timpano di scamorza, uno scrigno di pane con pomodoro San Marzano, scamorza e salame. Un ottimo greco di tufo Vigna Cicogna di Benito Ferrara accompagna il pezzo forte: il Sartù di riso in bianco, a base di riso Arborio, piselli, carne di vitello e fegatini. Segue un piatto che, a detta dello chef, o si ama o si odia: le Linguine con fegato di polpo e caffè dell’Honduras, perfetto connubio tra sapore di mare e retrogusto amaro. Da provare. Il secondo atto prevede un saporitissimo Baccalà dalla Serenissima al Regno delle due Sicilie, mantecato veneziano, guazzetto napoletano e fritto siciliano. Non mancano le opzioni vegetariane: Risotto al Piennolo giallo e rosso, Vellutata di cavolo alla vaniglia con uova, Insalata composta su base di sedano e salsa alla scapece. Per concludere la cena è stato servito un Berolà distillato all’albicocca pellecchiella insieme a una rivisitazione della Zuppa inglese alla napoletana, con bagna al Maraschino e crema pasticcera classica e al cioccolato e a una Tarte Tatin alla mela annurca. Cura del dettaglio, prodotti di stagione provenienti dal proprio orto, recupero della tradizione, piatti gourmet, tutto questo offre Sartù ai suoi clienti, per un’esperienza che farà felici le papille gustative di ogni palato.

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Recensioni

Matthew Lenton mette in scena 1984 al Bellini

Matthew Lenton mette in scena al Teatro Bellini di Napoli 1984 di George Orwell, le cui tematiche legate ad un futuro distopico risultano più che mai attuali nell’era “social”, che di “sociale” ha solo il nome. Matthew Lenton e il suo 1984: una fedele rivisitazione LA GUERRA È PACE LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ L’IGNORANZA È FORZA Questo è lo slogan del Partito che governa nello stato-continente dell’Oceania per conto del Grande Fratello, il leader che tutto vede e tutto controlla, nascondendo la sua identità dietro ad un occhio che penetra all’interno di ogni casa. Scritto nel 1948, 1984 si presta a forme di rivisitazione in rapporto all’epoca dei social-media e dei social-network, strumenti che hanno contribuito ad appiattire e ad omologare il pensiero delle persone, sottraendo loro la libertà di esprimere un’opinione contraria a quella comune. Lo spettacolo si apre con una conversazione a tavolino sulle tematiche più scottanti dei giorni nostri, da Donald Trump al caso Weinstein, dal falso femminismo alla politica del compromesso, per giungere alla conclusione che oggi si è incapaci di ascoltare punti di vista e motivazioni altrui. Quella che stiamo vivendo è dunque un’età della solitudine, in cui i dialoghi si sono trasformati in monologhi e i rapporti sociali sono riflessi negli schermi di tablet e smartphone. Nell’Oceania di Orwell è il Ministero della Verità a controllare l’informazione, condannando alla damnatio memoriae tutti gli psicocriminali catturati e vaporizzati dalla Psicopolizia. Le non-persone si smaterializzano senza lasciar traccia nella memoria, così come la guerra contro l’Eurasia si trasforma in guerra contro l’Estasia con effetto retroattivo. Per preservare l’integrità mentale in un simile contesto non bisogna né fare domande né lasciare spazio al dubbio, guardando la realtà attraverso gli occhi del Partito. Winston e Julia tentano la disperata impresa di unirsi ai dissidenti di Goldstein, nemico del Partito, per sovvertire l’ordine gerarchico e totalitario messo in atto dal Grande Fratello, credendo in un futuro capace di preservare la memoria passata. Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero sia libero, gli uomini siano gli uni diversi dagli altri e non vivano in solitudine…a un tempo in cui la verità esista e non sia possibile disfare ciò che è stato fatto: dall’età dell’uniformità, dall’età della solitudine, dall’età del Grande Fratello, dall’età del bispensiero… Salve!  Matthew Lenton dirige un cast di attori italiani Il pluripremiato regista scozzese dirige gli attori del CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, mettendo in scena una pièce fedele al testo originale. «Non ho modernizzato niente – ci dice il regista – piuttosto ho enfatizzato alcuni aspetti specifici che nello spettacolo mi sembravano necessari, in modo che il pubblico ci facesse maggiore attenzione. C’era bisogno di mostrare direttamente agli occhi di chi guarda alcuni passaggi. Per il resto non ho intenzione di influenzare gli spettatori, penso piuttosto che sia necessario permettere loro di fare le proprie connessioni di fronte a quello a cui stanno assistendo». Alla buona riuscita dello spettacolo hanno contribuito i talentuosi attori della compagnia e la voce narrante di Nicole […]

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Culturalmente

5 musei di New York da non perdere

Difficile fare una selezione tra i tanti musei che si trovano nella Grande Mela, città nota a tutti per la grande varietà di stimoli artistici e culturali che ogni anno attira frotte di turisti curiosi di scoprire questa affascinante metropoli. Quali sono i 5 musei di New York da non perdere? Ecco qualche consiglio. Musei di New York: Metropolitan Museum of Art (MET) Il MET è uno dei più grandi ed importanti musei di New York. La sede principale si trova sul lato orientale del Central Park, lungo il cosiddetto Museum Mile (“Miglio dei musei”) ed ospita oltre 5000 anni di arte che abbraccia tutte le culture e tutti i periodi  storici. Il maestoso edificio, aperto al pubblico nel 1880, accoglie più di due milioni di opere d’arte in esposizione permanente, suddivise in diciannove sezioni tra cui l’egizia, la greco romana, l’asiatica, la medievale, l’islamica e la moderna. Tra gli artisti maggiori si annoverano Botticelli, Caravaggio, Rembrandt, Degas, Monet e Picasso. 1000 Fifth Avenue Domenica–Giovedì: 10.00–17.30 Venerdì e Sabato: 10.00–21.00 Adulti $25 Studenti $12 Under 12 Gratuito Museum of Modern Art (MoMA) Tra i principali musei di New York si trova il MoMA, che vanta una delle collezioni di arte moderna e contemporanea più ricca del mondo, aperta al pubblico a partire dal 1929. Come si legge nella descrizione «About us, we celebrate creativity, openness, tolerance, and generosity», secondo una filosofia di inclusione e condivisione di idee artistiche, culturali e politiche che stimola il confronto e talvolta anche la risposta a provocazioni mirate a risvegliare lo spirito critico dei visitatori. Tra gli artisti esposti si trovano Cézanne, Chagall, Dali, Pollock e Van Gogh, con la sua celebre Notte stellata. 11 West 53 Street 10:30–17:30 aperto 7 giorni su 7 Venerdì aperto fino alle 20:00 Adulti $25 Studenti $14 Under 16 Gratuito The Guggenheim Il Solomon R. Guggenheim Museum fu fondato nel 1937 ed è una delle icone architettoniche più significative del Ventesimo secolo. La sede attuale è un’opera di Frank Lloyd Wright del 1943, costruita per ospitare the Museum of Non-Objective Painting, ovvero le avanguardie artistiche che si andavano sempre più imponendo, come l’astrattismo i cui artisti principali erano Vasilij Kandinskij e Piet Mondrian. La struttura a spirale capovolta somiglia molto ad uno Ziggurat rovesciato, tant’è che lo stesso Wright la denominò Taruggiz. Tale architettura può essere paragonata ad una Torre di Babele rovesciata (che era appunto uno ziggurat) col valore simbolico di voler riunire i popoli attraverso la cultura. Artisti maggiori: Gauguin, Manet, Miró, Picasso, Renoir, e Toulouse-Lautrec. 1071 5th Avenue Lunedì-domenica 10.00-17.45 Giovedì chiuso Sabato 10.00-19.45 Adulti $25 Studenti $18 Bambini Gratuito American Museum of Natural History Il Museo Americano di Storia Naturale è situato nell’Upper West Side di Manhattan ed è famoso per aver ospitato le riprese del film “Una notte al museo”. Notevoli sono le ricostruzioni di habitat di mammiferi africani, asiatici e nordamericani, per il modello in grandezza naturale di una balenottera azzurra che pende dal soffitto della sala degli oceani, per la canoa da guerra Haida […]

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Food

La Pizzeria Martucci apre nel cuore del Vomero

La Pizzeria Martucci, erede della Pizzeria Michele sita in via Martucci, ha inaugurato mercoledì 31 ottobre un nuovo locale in via Santa Maria della Libera 5, nel cuore del Vomero. A presentare questa nuova avventura imprenditoriale è stato Fabio Macchitelli, figlio di Antonio, esperto del settore grazie ad un’esperienza ventennale alle spalle. L’iniziativa concilia dunque tradizione e innovazione, in modo da accogliere clienti di ogni età, dai fedelissimi della Margherita agli amanti delle pizze più particolari ed inedite. Pizzeria Martucci, quando il vascio incontra l’arte moderna Il locale, intimo ed accogliente, è arredato con un design moderno: sulle pareti sono esposte le foto della zona dei Tribunali scattate da Diego Loffredo e i bassorilievi di Luigi Barricelli che ritraggono la sirena Partenope, la moka e lo sciuscià, simboli tipici della cultura napoletana. All’ingresso è stato ricreato un angolo arredato con tutti gli elementi del vascio, con pentole, maioliche, aglio, cipolla e l’immancabile tombola. Ed è a questo salto indietro nel tempo che si collega l’idea del “tavolo social”, un tavolo quadrato da dodici posti dove possono accomodarsi non solo gruppi di amici ma anche sconosciuti che hanno voglia di staccarsi dallo schermo dei cellulari per conoscere persone nuove e mangiare una pizza in compagnia. Tra le intuizioni del designer Raffaele De Bartolomeo spiccano inoltre binari del tram che portava gli scugnizzi al mare a Mergellina e il forno che riproduce il Castel dell’Ovo. Pizzeria Martucci, ingredienti classici e rivisitazioni gourmet Il menu comprende una trentina di pizze, tra cui le “Cremose” e le “Pizze ART”, i classici fritti, i taglieri di salumi e formaggi e i dolci della pasticceria Marigliano. Al pranzo di inaugurazione sono state proposte la Margherita, la zucca e provola, la salsiccia e friarielli, la zucchine, menta e pane tostato ed infine la Cicolime, con cicoli, lime e provola, dal gusto fresco e nuovo. Per i palati più esigenti, amanti delle pizze più elaborate, si consiglia il Cappello del Prete, un gustoso ripieno di ciccioli e ricotta ricoperto dalla tradizionale margherita, la Montanara Ripiena e la Tartufata, il tutto accompagnato da una buona selezione di birre artigianali. Dalle materie prime al design, nella Pizzeria Martucci tutto è curato nei minimi dettagli per rendere piacevole l’esperienza dei clienti, che assaporeranno la vera pizza napoletana vivendo la tradizione storica e culinaria della città.

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Voli Pindarici

Non mi fa paura stare nell’ombra

Non mi fa paura stare nell’ombra. Molti sono terrorizzati dal buio, dall’assenza di orientamento e di punti fermi. A me invece il nero piace proprio per il suo essere labile, fluttuante, avvolgente. Nasconde i rossori, le debolezze, ciò che non si vuole vedere, lasciando tutto all’immaginazione. Si possono così assumere volti, sembianze, personalità diverse, riconducendo tutto a se stessi. Non si indossa una maschera ma la si prende in prestito, facendo piccoli passi a tentoni, orientandosi con la mente. Oggi è tutto affidato alla parola, gridata, gesticolata, sputata, lasciata lì a maturare nella consapevolezza o nell’indifferenza di chi ci ascolta. Perciò chiudo gli occhi, mi faccio cullare dal silenzio privo di gravità, come se fossi sola su una scogliera a picco sul mare, mentre odo il suono di pensieri mai pronunciati ad alta voce, che hanno il fascino del potenziale e il sapore amaro di ciò che poteva essere e non è stato. Non mi fa paura stare nell’ombra. Eppure non rinuncio alla luce. Ripenso alle tante volte in cui ho dovuto affrontare l’ansia da palcoscenico, prima del saggio di danza. Adrenalina, riflettori, pubblico in attesa. Era il mio posto e non ero nell’angolo, ero al centro. Spesso ho smarrito quel centro, quel movimento come forma di espressione di me. Si sente sempre il bisogno di qualcosa per completare il cerchio, di quel tassello mancante che si percepisce con prepotenza nel suo spazio vuoto, conferendo al tutto quel senso di precarietà senza volto. La comfort zone è sopravvalutata. Non sbilanciarti troppo, dicono. Sono stanca di stare in equilibrio, di pianificare emozioni, di agire sulla superficie delle cose con il peso dell’inespresso sulle spalle. È giunto il momento di sporgersi in avanti e cadere, di far oscillare l’ago della bilancia verso direzioni ignote, di chiudere gli occhi e sentirsi al sicuro anche nel buio. Non mi fa paura stare nell’ombra, la luce è qualcosa che non si vede.

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Eventi/Mostre/Convegni

Aldo Masullo a Ricomincio dai Libri 2018

Aldo Masullo, tra i più eminenti filosofi del panorama nazionale, ha tenuto al MANN una conferenza sul rapporto tra filosofia ed attualità in occasione della V edizione di Ricomincio dai libri, la fiera editoriale che si è svolta dal 5 al 7 ottobre 2018. Aldo Masullo e i rapporti sociali 95 anni, una carriera alle spalle come docente universitario di filosofia morale presso l’Università di Napoli “Federico II”, Aldo Masullo ha conversato con il pubblico accorso all’evento sui temi sempre attuali che riguardano il rapporto tra individuo e società: la comunità, l’empatia, la solitudine. L’essere umano, secondo il filosofo, nasce dal rapporto madre-figlio, che costituisce l’esempio perfetto di relazione umana. Questo equilibrio si rompe nel momento in cui si affronta il passaggio dalla sfera familiare alla vita sociale, ma tale passaggio avviene in modo drastico e doloroso, facendo sprofondare l’individuo nell’inconveniente della solitudine, uno stato che può essere reso meno insopportabile soltanto attraverso l’empatia, dal greco ἐν «in» e patia, ovvero la capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un’altra persona, in modo immediato, prevalentemente senza ricorso alla comunicazione verbale. Grazie al rapporto di comprensione reciproca gli individui prendono coscienza della pluralità di solitudini e le mettono insieme, ricorrendo ad una forma di solidarietà che trova la sua esemplificazione ne “La ginestra” di Leopardi: E quell’orror che primo Contra l’empia natura Strinse i mortali in social catena Gli esseri umani conoscono e dichiarano l’infelicità della propria condizione, rappresentata dall’ostilità di una natura “matrigna”, e stabiliscono un’alleanza con gli altri come forma di vicendevole soccorso nei momenti di bisogno. Masullo, come Leopardi, mette a fuoco l’esigenza dell’individuo di abbracciare una dimensione sociale e solidale, con la vana speranza di ricreare la perfezione del legame primigenio con la madre. Aldo Masullo: il vivente e il vissuto La molteplicità di viventi umani non implica tuttavia il dialogo, ma porta ad un’incomunicatività di ciò che sente e che prova ciascuno di essi. Da qui la differenza tra vivente e vissuto, tra l’in fieri e il trascorso, chiarita in un’intervista di Antonio Fraudatario pubblicata su Rivista Comprendere: Nel momento in cui io sto parlando con lei, io sono un vivente, dotato di capacità linguistica, e quindi in grado di comunicare con lei che a sua volta è dotato di capacità linguistica, quindi comunichiamo, diciamo le parole del nostro dizionario comune, ci scambiamo i simboli che ambedue abbiamo imparato, dalla scuola, dalla vita e così di seguito. Ma quello che provo io in questo momento e quello che prova lei in questo momento, questo non ce lo possiamo dire. Quindi noi comunichiamo come viventi ma non comunichiamo come vissuti.  Neanche la poesia, conclude Masullo, può servire a superare la solitudine. La poesia serve a comunicare sensazioni rappresentabili, ma la sensazione in sé è irrappresentabile, in quanto legata alla sfera del vissuto. Filosofia ed attualità rimandano dunque all’incomunicabilità dell’io, alla solitudine e al bisogno di comunicarla a parole, nel recupero di rapporti veri che vadano al di là dei superficiali “contatti” che caratterizzano […]

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Food

Pomodoro Cannellino Flegreo tra gourmet e tradizione

Il 24 settembre, presso l’Acropoli di Cuma, è stata presentata alla stampa l’“Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo”, che riunisce i rappresentanti di nove aziende agricole sparse sul territorio flegreo ed ha come obiettivo quello di preservare l’ecotipo locale. Per l’occasione è stato organizzato un press tour con guida attraverso il Parco Archeologico, dove è stato possibile ammirare i resti di Kýmē, la prima colonia greca della terraferma (la prima fu Pithecusae, l’isola di Ischia) fondata nel lontano 730 a.C. dai Greci dell’Eubea, che ne fecero un’ottima base di partenza per le rotte verso l’Occidente e verso il Nord. Successivamente Augusto fece della città una roccaforte della lotta contro i pirati, accrescendone il prestigio insieme ad Agrippa con la creazione di ingenti opere monumentali. A partire dal VI sec. d.C. Cuma divenne un importante centro cristiano e roccaforte bizantina durante le guerre greco-gotiche. Dopo aver subito nel 915 un’incursione saracena, fu distrutta nel 1207 dalle armate di Napoli guidate dal nobile Goffredo di Montefuscolo. La parte che esercita maggior fascino sui visitatori è sicuramente l’Antro della Sibilla, la galleria a scopo militare così chiamata in riferimento al VI libro dell’Eneide, dove Virgilio parla dell’incontro tra Enea e la profetessa di Apollo, consultata per conoscere il destino del suo viaggio. L’iscrizione collocata all’ingresso dell’antro recita così: Excisum Euboicae latus ingens rupis in antrum, quo lati ducunt aditus centum, ostia centum, unde ruunt totidem voces, responsa Sibyllae. (Nel grande fianco della rupe euboica è incavato un antro ai cui lati conducono cento vie, cento porte e da cui escono altrettante voci, i responsi della Sibilla). Pomodoro Cannellino Flegreo: caratteristiche e rivisitazioni gourmet Al termine della visita sono state mostrate le coltivazioni di Pomodoro Cannellino, la cui origine risale a fine ‘800, così chiamato perché la struttura portante delle piantagioni è fatta con canne di bambù a costo zero. Ciò che caratterizza e rende unico tale prodotto è la forma oblunga con una strozzatura nella parte apicale e la presenza di una pellicina ridotta ai minimi termini e, all’interno, di una polpa spessa e soda. La semina inizia a fine febbraio e il raccolto avviene tra luglio e agosto. Dai 65 ettari a disposizione sono state ricavate 120 tonnellate di prodotto commercializzato per metà fresco e per metà sotto forma di conserva, sia passata che con pomodori interi in liquido di governo, senza aggiunta di acido citrico. Il prezzo è medio-alto, intorno ai 5 euro al kg, comparabile a quello del pomodoro del piennolo del Vesuvio. È in corso l’iter per il riconoscimento della “DOP- Denominazione di Origine Protetta”, per garantire all’ecotipo massima tutela. Hanno declinato il pomodoro cannellino: – Diego Vitagliano di 10 e Federico Guardascione de Il Colmo del Pizzaiolo con pizze fritte e al forno; – La Locanda del Testardo, chef Alessandro Moraca: Tartare di manzo bruciata alla pizzaiola; – Agriturismo Don Salvatore, chef Luigi Colandrea: Carpaccio di manzo scottato su letto di cous cous , maionese al pomodoro e croccante di olive capperi e peperone crusco. – Il Turistico/ Crudo Bar, […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Napoli incontra il mondo, viaggio tra Oriente e Occidente

“Napoli incontra il mondo”, il più grande festival multiculturale del mondo, torna a Napoli dopo il grande successo della scorsa edizione. Dal 14 al 16 settembre la Mostra d’oltremare accoglierà questo attesissimo evento, ricco di suggestioni, colori, culture e sapori di terre lontane, dal Giappone all’India, dal Tibet all’Argentina, passando attraverso Spagna, Stati Uniti, Irlanda e molti altri paesi. Un vero e proprio viaggio intercontinentale fatto senza muoversi dalla propria città, arricchito da spettacoli di danze tradizionali, concerti, show di moto da cross, automobili, cavalli e stuntmen. Ogni padiglione è dedicato ad un paese diverso, con ristoranti e tanti stand dove sarà possibile acquistare i prodotti tipici. Non mancheranno la paella spagnola, le costolette americane, l’asado argentino, i nachos messicani e la Guinness irlandese, in modo da accontentare tutti i gusti e le curiosità del pubblico. Oltre all’area dedicata al cooking show ci saranno l’Expo Yoga, un angolo di meditazione dove si potrà entrare in contatto con la propria mente e il proprio corpo, e le aree relax in cui provare il massaggio thailandese, una fonte di benessere a tutti gli effetti. “Napoli incontra il mondo” ospita il Festival dell’Oriente Anche quest’anno verrà dato ampio spazio al Festival dell’Oriente, nucleo di attrazione per i numerosi visitatori che vogliono immergersi nelle affascinanti terre di levante, grazie agli stand ricchi di spezie, incensi, artigianato e soprattutto deliziosi piatti tipici: samosa indiani, involtini primavera, pollo al curry, baklava, spaghetti di soia con verdure e sushi. Si potranno ammirare riproduzioni del Taj Mahal, di Budda e di giardini giapponesi con fiori di ciliegio, ma il pezzo forte del festival sono gli spettacoli in programma, con danze tipiche cinesi e indiane, teatro vietnamita, fachiri e samurai. Da non perdere infine l’Holi Festival, l’evento che tra sabato e domenica coinvolgerà tutti con un’esplosione di colori e musica indiana.  

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Voli Pindarici

Riflessi(oni) di una nottambula allo specchio

Mi guardo e vedo solo frammenti. Non so più dove posizionare i pezzi. Lo specchio riflette l’immagine senza penetrarla, come una foto della superficie. Cosa c’è sotto? Non riesco a toccare il fondo, la mia mano afferra un’effimera illusione. Chissà cosa vedono i suoi occhi. Un opaco riflesso, un’ombra evanescente, stralci di verità? È facile celare se stessi, manovrare gli altri portandoli verso la menzogna, come se la vera essenza di sé fosse qualcosa di cui vergognarsi. Il bourbon mi fa sempre lo stesso effetto, un bicchiere ed è come se la mia mente andasse a ruota libera, isolandomi da tutto ciò che mi circonda. Mi sento inerme, senza riuscire a smettere di pensare, come trascinata da una corrente che mi porta prepotentemente verso l’ignoto. Ogni notte la stessa atmosfera: il bancone di legno lucido, le pareti gialle sbiadite dal fumo, l’odore penetrante di alcool, le persone che entrano ed escono dal bar come comparse in una scadente messa in scena, lo sconosciuto dalla giacca verde scuro che mi osserva silenzioso. Viene sempre allo stesso orario, ordina il suo drink e poi va via, lasciando uno spazio vuoto sempre più difficile da colmare. Ha catturato la mia attenzione dalla prima volta in cui ha varcato quella porta. Lui ha visto me, ha colto i frammenti ed è lì che mi lancia segnali dal lato opposto della sala, offrendomi una via di fuga da tutto quello che non ho il coraggio di cambiare, dalla mia confortevole routine. Ho capito chi sei. L’ho capito dal tuo atteggiamento annoiato e raffinato, dalla sigaretta fumata compulsivamente, dal caffè amaro, dal libro di Carver che porti sempre con te, dallo sguardo triste e smarrito. Tutto questo grazie alla sottile barriera che ci separa e ci dona oggettività. La giusta distanza per capire le cose, per guardarle nell’insieme mettendo ordine nel caos che fa delle nostre vite una matassa ingarbugliata. Tirando il filo tutto si riduce a uno. Alla lineare semplicità che è alla base del disordine che creiamo. Ho sempre amato le cose semplici, prive di inutili complicazioni eppure così sottovalutate. Troppo facili, le cose semplici annoiano. E si riparte da capo, creando un’affascinante tempesta e tanta solitudine. “Principianti” è il mio libro preferito. Anche io mi sento così. Dalla fine all’inizio ricomincio da capo ogni volta e nel moto incessante mi smarrisco per poi ritrovarmi, diversa, a volte più forte, altre più fragile. Trovarti ogni settimana al tavolo di fronte mi riporta all’ordine, all’immagine allo specchio. Senza crepe, ma con segni leggeri che ne delineano il percorso. Riprendo da dove avevo lasciato me stessa, recupero ciò che è mio. Ritrovato il mio posto, gusto il sapore dell’ignoto, del bilico, del nuovo inizio. Principiante. E ti guardo, vedendoti per la prima volta.

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Recensioni

“Amleto” di Giuseppe Pestillo e “Certe Stanze” di Ettore Nigro: poesia e teatro come ricerca di senso

Giuseppe Pestillo e Ettore Nigro hanno portato Amleto-Pazzo ad arte e Certe Stanze al chiostro di San Domenico Maggiore. Ecco come è andata Non sono matto, sono pazzo ad arte! Qual è il confine tra normalità e follia? Tra essere e non essere? Tanti sono i dilemmi che attanagliano l’animo umano, alla perenne ricerca di se stesso, di una propria identità che vada al di là delle etichette. L’Amleto shakespeariano non è tanto lontano dall’uomo contemporaneo: passano i secoli ma gli interrogativi restano gli stessi, problematici e privi di risposta. Si ricerca allora un dialogo che rompa il riecheggiare di un eterno monologo, che permetta di trovare insieme una soluzione, o quantomeno di alleviare il peso della coscienza. Ma l’interlocutore sembra muto ed indifferente e dunque il dialogo torna ad essere un monologo, con la speranza che almeno le parole possano colmare il vuoto di un’esistenza priva di significato. Amleto – Pazzo ad arte di Giuseppe Pestillo, liberamente tratto dall’opera shakespeariana È proprio per le tematiche affrontate che questa tragedia risulta ancora così attuale, calata in una quotidianità che non la desacralizza ma la eleva, rendendola intramontabile. Amleto-Pazzo ad arte, Frammenti di una vita che ci “ri-guardano” è lo spettacolo messo in scena al chiostro di San Domenico Maggiore nell’ambito della rassegna “Morsi di teatro”. L’azione scenica ha visto protagonista l’attore e regista Giuseppe Pestillo, che ha interagito con il pubblico costruendo insieme il dramma e modificandolo a seconda delle interferenze del mondo esterno. Aerei (frequenti) che sorvolavano il cortile, cellulari che squillavano (“Padre! Padre! Carmen? Non sei mio padre! Chi è Carmen?”), voci in lontananza, tutto è stato preso e calato nella scena, rendendo la rappresentazione divertente e coinvolgente per gli spettatori seduti intorno all’attore, come in un allegro simposio. Certe stanze, i versi musicali di Anna Marchitelli per la regia di Ettore Nigro Il monologo si trasforma in una lettura corale con Certe stanze, concerto per musica e voce tratto dall’omonima raccolta poetica di Anna Marchitelli, con la regia di Ettore Nigro e le musiche di Mario Autore. Ciò che emerge con prepotenza è la figura della femmina scurpiona, radicata in una Grande Madre e in una Napoli sottintesa ed abissale. Erotici e ferini, i versi della Marchitelli danzano con forza e leggiadria sulle note del piano, in un rapporto di reciproca musicalità, accompagnando il pubblico in una dimensione di parole sussurrate, capaci di ricucire il senso perduto. Faccio l’amore col pensiero che usa la tua stessa lingua con i tratti del tuo profilo che in una statua greca ha imitato con l’eco dei discorsi al sapore di abisso tirati fino a tardi slargati al giorno dopo in bocca solo briciole il mistero. […] Citando Montale, “è ancora possibile la poesia nella società delle comunicazioni di massa?”. Nonostante la consapevolezza di essere tutti figli smarriti e spaventati la poesia continua a sopravvivere, come ricerca di significato ed appiglio per sfuggire all’insensatezza del quotidiano.

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Food

50 Top Pizza, la guida on-line delle migliori pizzerie del mondo

Fatte ‘na pizza c’a pummarola ‘ncoppa vedrai che il mondo poi ti sorriderà. (Pino Daniele) Fritta, al forno, tradizionale o gourmet, la pizza è da sempre uno degli alimenti più amati in Italia e nel mondo, grazie al connubio di ingredienti genuini, impasto soffice e gusto inconfondibile. Negli ultimi anni è salito sempre di più il livello delle pizzerie in tutto il territorio nazionale ed ha acquistato sempre più prestigio la figura professionale del pizzaiolo, vera e propria “rock star” degli chef. 50 Top Pizza, premi speciali e riconoscimenti alle migliori pizzerie d’Italia e del mondo Non poteva mancare un riconoscimento per la miglior pizzeria d’Italia e del mondo: si tratta di 50 Top Pizza, una delle più importanti guide on-line del settore firmata Barbara Guerra, Albert Sapere e Luciano Pignataro, rinomato giornalista enogastronomico. L’evento di premiazione ha avuto luogo il 24 luglio presso il Teatro Mercadante di Napoli, sul cui palco sono saliti i vari pizzaioli a ritirare il premio, conferito in base a diversi parametri tra cui prodotto, servizio, arredamento, carta dei vini, delle birre e degli oli extra vergine d’oliva. A giudicare la qualità delle pizzerie sono stati chiamati 100 ispettori, che hanno dato il loro giudizio critico nel totale anonimato e pagando regolarmente il conto. Al termine di questa accurata selezione, è stata stilata la classifica delle top 50, oltre ad 8 riconoscimenti internazionali conferiti a pizzerie dei 5 continenti: Premio Olitalia Migliore Pizzeria in Asia 2018: ‘Ciak Concept’ – Shop 265, 2F Cityplaza, Taikoo Shing – Hong Kong Premio Solania Migliore Pizzeria in Giappone 2018: ‘Da Isa’ – 1-28-9 Aobadai, Meguro 153-0042, Tokyo – Giappone Premio Consorzio di Tutela della Doc Prosecco Migliore Pizzeria in Sud America 2018: ‘Pizzeria Guerrin’ – AV. Corrientes 1368, Buenos Aires – Argentina Premio Birrificio Valsugana Migliore pizzeria in Oceania 2018: ‘400 Gradi’ – 99 Lygon Street Brunswick East, 3057 VIC Melbourne, Victoria – Australia Premio D’Amico Migliore Pizzeria in Nord Europa 2018: ‘Pizzeria Luca’ – Lauttasaarentie 28, 00200 Helsinki – Finlandia Premio De Nigris 1889 Migliore Pizzeria New York Style 2018: ‘Patsy’s Pizzeria’ -2287 1st Avenue and East 117th Street, East Harlem, New York – USA Premio Consorzio Tutela Provolone Valpadana Migliore Pizzeria Chicago Style 2018: ‘Lou Malnati’s Pizzeria’ – 439 N Wells St, Chicago – USA Premio Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop Migliore Pizzeria Napoletana fuori dall’Italia 2018: ‘Spaccanapoli’, 1769 W. Sunnyside Ave. Chicago – USA Tra le migliori pizzerie italiane, secondo 50 Top Pizza, spiccano quelle campane, una supremazia del tutto naturale e comprensibile secondo il giudizio di Luciano Pignataro, data l’origine del prodotto e la selezione degli ingredienti, in primis la mozzarella di bufala. Dopo un’attenta e difficile selezione, ecco chi si classifica nella top 10, conquistandosi un posto nell’olimpo delle pizzerie d’Italia: 1 Pepe In Grani – Caiazzo (CE) – Campania 2 I Masanielli – Francesco Martucci – Caserta – Campania 3 50 Kalò di Ciro Salvo – Napoli – Campania 4 I Tigli – San Bonifacio (VR) – Veneto 5 Pizzaria La […]

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Food

Te le do io le bollicine, champagne e piatti stellati al Nabilah

“Te le do io le bollicine” è l’evento esclusivo che si è tenuto al Nabilah lunedì 16 luglio, una vera e propria esperienza sensoriale che ha accompagnato gli ospiti attraverso un percorso fatto di champagne e piatti stellati, il tutto all’interno di una cornice di grande suggestione. I banchi d’assaggio e degustazione, tra piscine illuminate con vista sul mare, hanno offerto ai numerosi partecipanti piatti originali e finger food, con accostamenti di colori e sapori originali ed inediti, stimolando la curiosità e l’appetito. La X edizione di “Te le do io le bollicine” è stata organizzata dall’Associazione Italiana Sommelier in partnership con il Nabilah per festeggiare con stile la chiusura dell’anno di attività dell’AIS, accostando ai calici di bollicine gustosi piatti gourmet (stellati e non), tra cui crostini con parmigiana di melanzane, cannoli con tartare di sgombro, taco con farina di semola e alici marinate, ostriche e ricciola su base di fagiolini e patate con crema di maionese e riccio. Bollicine, chef gourmet e street food a “Te le do io le bollicine” Alle 22 si è aperta la sezione “Stelle e Pasta”, con degustazioni a cura di chef stellati come Lino Scarallo di “Palazzo Petrucci”, Marianna Vitale di “Sud Ristorante”, Luciano Villani de “La Locanda del Borgo Aquapetra” e Pasquale Palamaro di “Indaco”, che hanno deliziato i palati degli ospiti con primi piatti fatti di ingredienti selezionati e accostamenti particolari. Fusilli con crema di melanzane, calamaro e limone e carbonara con uovo fritto sono solo alcuni tra i piatti proposti per l’occasione. Alle 23, invece, si è dato il via alla sezione Street Food + Champagne bar, con i panini della nota macelleria Da Gigione, a base di hamburger, pesche sciroppate all’aceto e crema agli agrumi e i crocchè della pizzeria Olio e Pomodoro. A seguire, il dessert offerto da Sweet Emotions e Pasticceria Lisita, con una selezione di panettoni al limoncello, grappa e cioccolato, e un biscuit al pistacchio, bavarese alle bollicine e composta di lamponi. Food Oyster Experience a cura di Vincenzo Supino Old Friends Tarallificio Tonino Malafronte Panificio Olio Guglielmi ONAF Napoli con i formaggi della famiglia BUSTI e i salumi LEVONI Carmasciando Tempio dei formaggi Kuma 65 La Locanda del Testardo La Fescina Liv Bistrot Mamma Elena Le Lune Bistrot Il Falangone Maria Rosaria canò Masseria Guida Masseria Alaia Locanda Rei Mosè a Ridosso La Playa Chef Stellati Palazzo Petrucci* con Lino Scarallo Sud Ristorante* con Marianna Vitale La Locanda del Borgo Aquapetra* con Luciano Villani Indaco* con Pasquale Palamaro Josè Villa Guerra Area street food Chamade Macelleria Hamburgheria Da Gigione Da Pasqualino Happy Hours Caseari Cautero Casa de Rinaldi Olio e pomodoro Dessert Sweet Emotions Pasticceria Lisita Kiwi SunGold Zespri Wine Banco d’Assaggio PROPOSTA VINI Una selezione di bollicine da uve autoctone italiane, dalle Alpi alla Sicilia Metodo Classico: Rosè Brut S-ciopét – Pelaverga – Castello di Verduno Bianco Dosaggio Zero – Erbaluce, Timorasso, Cortese, Moscato – Erpacrife Groppello Brut Nature Paxtibi Bianco dal Nero – Zuliani Blanc de Sers Brut Nature – Vernaza, Valderbara, Nosiola […]

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Recensioni

Modern Advisor Dance On Stage al Teatro Immacolata

Silenzio in platea. Il pubblico si prepara ad assistere alla performance, mentre sul palco i danzatori provano salti, prese e pirouettes prima di andare in scena. Finalmente si apre il sipario ed è tutto perfettamente in ordine, ballerini pronti, sguardi fieri e occhi che lasciano trasparire l’emozione, la passione, l’adrenalina. Che lo spettacolo abbia inizio. Modern Advisor Dance On Stage, spettacolo in tre atti ON STAGE è l’ultimo progetto della compagnia Modern Advisor Dance Project della coreografa Stefania Contocalakis, presentato agli spettatori del Teatro Immacolata di Napoli, che per l’occasione ha registrato il tutto esaurito. La performance si è sviluppata in tre momenti: nel primo è stato presentato il nuovo lavoro intitolato Tree stories, nato dalla collaborazione con Carlo Contocalakis e Giulio Di Domenico, che hanno curato, rispettivamente, le musiche e le opere grafiche originali. Cosa sarebbe per noi la “storia degli alberi” se questi avessero la lingua per narrarcela? (Maud Van Buren). A questo interrogativo hanno cercato di rispondere i danzatori della compagnia dando voce, attraverso il linguaggio del corpo, agli alberi e al loro ciclo vitale, metafora dell’esistenza umana. Luci, ombre, respiri, silenzi, salti e cadute: la coreografia si gioca tutta sull’alternarsi di momenti statici e dinamici, rigidità e fluidità dei movimenti, riproducendo la stabilità degli alberi che al loro interno celano il segreto della vita, con il loro protendersi verso l’alto e verso il basso. Ed è così che le braccia e le dita dei ballerini diventano rami e foglie, mentre le gambe si trasformano in radici, in preda ad un processo di metamorfosi. Tutto avviene sotto gli occhi di Madre Natura, impersonata dalla voce solista Giulia Lepore, che rende ancora più soave ed armonica la rappresentazione. La seconda parte si apre con Lilith la prima e l’ultima, interpretata da Filena Gentile, che danza sulle musiche di Carlo Contocalakis, seguito dal secondo estratto, Il dono, romantico pas de deux danzato da Giosuè Carbone e Ida Marino sulle note di violino e di piano dei compositori Edo Notarioberti e Martina Mollo. A chiudere il secondo tempo è La carrozza di cristallo, coreografia fiabesca e visionaria ispirata all’omonimo racconto scritto da Giancarlo Galasso, con le musiche di Ludovico Einaudi. Il Lupo (Giuseppe Carillo) cerca di liberare la Fanciulla (Filena Gentile) dalla pancia di cristallo del drago, ma con stupore si accorge che è lei ad andare verso di lui. Come hai fatto a scappare dalla pancia del drago? Ma quello non è un drago, è un treno, rispose lei scoppiando a ridere… Lo Spirito (Angelo Marino), il Corpo (Cristina Multari) e l’Anima (Laura Pinto) tengono insieme un fil rouge che lega l’animale alla fanciulla, creando dinamiche di equilibrio e disequilibrio, forza e delicatezza di grande effetto e suggestione. Lo spettacolo si conclude in bellezza con All that jazz, omaggio a Bob Fosse, che ha proiettato gli spettatori nelle atmosfere retro di Cabaret e Chicago, divertendoli e coinvolgendoli a suon di musica. Cantanti e danzatori si sono esibiti dando prova di grande professionalità, bravura ed entusiasmo, come hanno dimostrato gli applausi del pubblico che li hanno accompagnati fino alla […]

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Recensioni

Exploding Plastic Warhol, ritratto di un mito controverso

«Se volete sapere tutto su di me dovete guardare in superficie, sotto non c’è niente» Pantaloni e occhiali neri, capelli argento, sguardo freddo e voce inespressiva, questo è l’Andy Warhol messo in scena al TRAM con Exploding Plastic Warhol, lo spettacolo scritto e diretto da Mirko Di Martino, con Orazio Cerino, Titti Nuzzolese, Angela Bertamino, Antonella Liguoro e Dario Tucci. Pittore, scultore, regista, sceneggiatore, produttore, Warhol è stato l’esponente di spicco della Pop art ed uno degli artisti più influenti del XX secolo, noto all’immaginario collettivo per aver dipinto i celebri ritratti a colori di Marylin Monroe, Liz Taylor, Mao Zedong, oltre ai famosi barattoli di zuppa Campbell e alle scatole Brillo, che nel complesso rendono la sua arte incomprensibile e controversa. Lo scopo di Warhol era proprio quello di far storcere il naso a chi osservava i prodotti del suo genio creativo, suscitando scandalo ed alimentando in questo modo il suo prestigio di fondatore della Factory, il suo studio con sede a New York. Ciò che traspare dalla magistrale interpretazione di Orazio Cerino è il ritratto di un artista in crisi d’ispirazione, apatico, con lo sguardo vuoto, vittima del suo stesso successo e della mercificazione dell’arte, che sacrifica la qualità delle sue opere per adeguarsi alle spietate leggi di mercato. La domanda sorge spontanea: «Dov’è il vero Andy Warhol?». Nascosto dietro alla maschera di mito osannato e incompreso, adulato e odiato, che ha costruito il suo successo sfruttando le persone e servendosi dei detriti della società in nome di un obiettivo supremo, l’arte. Exploding Plastic Warhol, successo e fallimento di un mito La voce della coscienza di Warhol è rappresentata dalla Marylin dei suoi famosi ritratti, interpretata con maestria dalla talentuosa Titti Nuzzolese, la quale incalza l’artista con domande pungenti e a tratti spietate, che lo portano a confessare il suo vero stato d’animo di persona vuota e nauseata dalla fama e dal denaro: «Io sento di non essere niente, di non desiderare niente. Cosa vede uno specchio se si guarda allo specchio? Il nulla». A “sfilare” sul palco disposto a T tra il pubblico sono le superstar della Factory: Edie Sedgwick, modella e attrice, la povera piccola ragazza ricca che rappresenta la voglia di libertà dei giovani, impersonata da Antonella Liguoro; il ballerino Freddy Herko, interpretato da Dario Tucci, le cui aspirazioni lo portano a lanciarsi dalla finestra sotto l’effetto di anfetamine, per godersi l’attimo in cui il corpo si libra leggero spiccando il volo verso il cielo; Valerie Solanas, interpretata da Angela Bertamino, l’attivista che fondò la “Società per l’eliminazione del maschio” e che sparò a Warhol senza tuttavia ucciderlo. I tre giovani sono accomunati dalle stesse caratteristiche: depressi, fragili, dediti alle droghe e con istinti suicidi, narcisisti che si lamentano per ottenere l’attenzione di papà e che vivono in un vortice di emozioni forti ed autodistruttive.  Ed è così che il cerchio si chiude, in un destino di gloria e declino, di ambizione e frustrazione, di successo e baratro che si inquadra perfettamente nell’universo piatto e senza emozioni, comandato dal consumo che era […]

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Food

Pizzerie d’Italia 2018: la guida del Gambero Rosso

Si è tenuta ieri a Palazzo Caracciolo la presentazione della guida Pizzerie d’Italia 2018 del Gambero Rosso, la raccolta completa e dettagliata di tutte le migliori pizzerie italiane giunta alla sua quinta edizione. All’evento hanno preso parte rinomati pizzaioli provenienti da tutte le regioni, i quali sono stati premiati per il talento, la fantasia e l’impegno utilizzati per la promozione del nome e della tradizione della pizza. Grazie al loro contributo il mestiere del pizzaiolo, un tempo considerato di serie B, ha guadagnato un prestigio tale che oggi molti giovani scelgono di dedicarsi con passione a questa professione. Molti sono stati infatti i pizzaioli under 30 ad essere premiati da Gambero Rosso con i Tre Spicchi. Pizzerie d’Italia, premi e riconoscimenti Il primo premio speciale è stato conferito alla pizzeria Gusto Madre di Alba (CN) per la Migliore carta dei vini e delle birre, mentre il premio I Maestri dell’impasto è stato assegnato a Romualdo Rizzuti – Le Follie di Romualdo (FI) e a Gianfranco Iervolino – Morsi e Rimorsi (CE). Ad essere premiati nella categoria Pizzaioli emergenti sono stati il ventiseienne Stafano Vola della pizzeria Bontà per tutti (CN) e Roberta Esposito de La Contrada (CE). L’ultimo premio speciale conferito è stato quello per la Migliore pizzeria Gluten free, consegnato alla pizzeria Mezzometro Pizza a Senigallia (AN). Tra le pizzerie che si sono aggiudicate il premio per le Pizze dell’anno spiccano la Pizzeria Salvo da Tre Generazioni (NA) per la pizza napoletana Puparuolo ‘Mbuttunato (crema di peperone giallo, fiordilatte, bufala affumicata, provolone stagionato, peperoni marinati, prezzemolo, capperi croccanti, olive nere, pane croccante), Pepe in Grani (CE) per la pizza dolce Crisommola (albicocca del Vesuvio, ricotta di bufala profumata al limone, nocciole tritate e menta) e I Tigli (VR) per la pizza a degustazione Galletto (base croccante alla romana con spinaci selvatici al lime, emulsione di pomodoro leggermente piccante e la carne sfilacciata a mano del galletto arrostito nel forno a legna). Altri premi d’eccellenza sono stati le Tre Rotelle per le migliori pizzerie a taglio e i Tre Spicchi per le migliori pizzerie al piatto. In quest’ultimo ambito non potevano mancare i big della pizza napoletana come 50 Kalò, La Notizia, Sorbillo, Starita e Oliva – Da Concettina ai Tre Santi. Molti sono stati i discorsi di ringraziamento, tra cui quelli di Ciro Oliva, che dedica il premio alla gente del Rione Sanità, e Antonio Starita, che sottolinea le origini umili della pizza, partita da qualche bancarella di Napoli per poi diventare un prodotto gourmet di alto livello. Nel corso del tempo la pizza si è dunque trasformata da alimento semplice, fatto con ingredienti essenziali, ad un prodotto sempre più elaborato, senza tuttavia dimenticare il proprio passato. Perché non esiste innovazione senza tradizione.

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Eventi/Mostre/Convegni

Festival dell’Oriente 2017, alla scoperta di terre lontane

Il Festival dell’Oriente, che si è tenuto presso la Mostra d’Oltremare dal 15 al 17 settembre, si prepara ad aprire nuovamente le porte al pubblico il prossimo weekend, dal 22 al 24, con un’esplosione di colori, profumi e sapori provenienti da paesi lontani come Giappone, Cina, Thailandia, Vietnam e India. Il programma dell’evento comprende concerti, danze tradizionali, cerimonia del tè, vestizione del Kimono, yoga acrobatico e il tanto atteso Holi Festival, la festa tipica della tradizione spirituale induista dedicata ai colori e all’amore. Tra mattina e sera si susseguiranno oltre 400 spettacoli, esibizioni e dimostrazioni nei diversi padiglioni della Mostra, accompagnati da esposizioni di prodotti artigianali e culinari che proietteranno i visitatori in un’atmosfera magica ed affascinante, alla scoperta del folklore e delle antiche tradizioni orientali. Festival dell’Oriente 2017, tra arte, cultura e spiritualità Il percorso della Mostra è articolato in diverse aree tematiche, allestite appositamente dalle ambasciate e dai consolati dei paesi orientali presenti, offrendo al pubblico una full immersion nelle terre del Sol levante. Numerosi stand di prodotti tipici mostreranno al pubblico stoffe, abiti, gioielli, candele, spezie, incensi, tatoo, elementi di arredo, ceramiche, kimoni, oggettistica, creme e molto altro ancora, per accontentare i gusti di tutti i visitatori. Sui palchi si alterneranno diversi spettacoli di danza, dalla coreana alla egiziana, dalla thailandese alla Bollywood dance, e saranno inoltre presenti maestri ed atleti nelle aree tatami per proporre al pubblico performance e seminari di Aikido, Karate, Ju Jitsu, Tai Chi Chuan e tutte le arti marziali Orientali. Non mancheranno i settori dedicati alla spiritualità, dove si incontreranno induismo, buddismo, confucianesimo, zen, cristianesimo, taoismo, scintoismo, sciamanesimo ed altre religioni e filosofie di profondo fascino, rivolte a coloro che vogliono intraprendere un cammino di consapevolezza e crescita interiore. Ampio spazio sarà dedicato allo Yoga e al mondo olistico in generale, alla scoperta del benessere e dell’armonia del corpo e della mente, con sedute di meditazione, scambi, conferenze e pratiche che spazieranno dal Bhakti-Yoga all’Hatha-Yoga, dall’Astanga-Yoga al Karma Yoga e molte altre. Da non perdere, infine, l’ampia gamma di massaggi (Shiatsu, Thailandese, Indonesiano etc.), cosmetici, discipline bionaturali e terapie alternative. Festival dell’Oriente e gastronomia Gli spettatori di questa edizione del Festival 2017 saranno accolti da invitanti profumi ed inediti sapori provenienti da Cina, Giappone, Thailandia, India, ma anche da paesi la cui cucina è meno nota, come Sri Lanka, Indonesia e Tibet. Si potranno gustare spiedini di pollo, riso con verdure, spaghetti di soia, involtini primavera, tempura di gamberi, polpette ripiene di carne e spezie, riso basmati con pollo e zafferano, frittelle di lenticchie gialle piccanti, sushi, doriaki, baklawa e tante altre specialità, comprese quelle vegane e vegetariane. Come partecipare all’evento I biglietti si acquistano alle casse situate all’ingresso della fiera, alla apertura delle stesse i giorni di durata del Festival. Il prezzo intero è di 12 euro, mentre il ridotto è di 5 euro, riservato agli accompagnatori dei disabili ed ai ragazzi dai 5 ai 10 anni (compiuti). E’ possibile acquistare i biglietti anche tramite prevendita online (solo biglietto intero ad un prezzo di […]

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Teatro

La Gioconda Chi, i mille volti della Monna Lisa

«Un sorriso enigmatico incredibilmente affascinante»  È questa la definizione più ricorrente per descrivere uno dei dipinti più famosi di tutti i tempi: la Gioconda. Turisti di tutto il mondo affrontano ogni giorno file chilometriche al Louvre soltanto per ammirare il celebre ritratto della Monna Lisa, commissionato a Leonardo Da Vinci nel 1503 da Francesco del Giocondo. Non importa se al museo ci sono centinaia di quadri che hanno fatto la storia dell’arte a livello internazionale: l’unica e vera star resta lei, la ventiseienne Lisa Gherardini, nobildonna fiorentina che con la sua espressione enigmatica ha alimentato dibattiti, teorie e misteri che sono ancora oggi oggetto di animate discussioni tra gli studiosi. La Gioconda Chi, divertente personificazione di un capolavoro La Gioconda Chi è andato in scena ieri al Teatro TRAM, nell’ambito della rassegna Vissi d’arte, lo spettacolo scritto e diretto da Mirko Di Martino, con la talentuosa Titti Nuzzolese, che con il suo carisma e la sua simpatica verve ha portato avanti da sola questa frizzante opera teatrale sulla storia della Gioconda, interpretando i diversi personaggi legati al dipinto: Leonardo Da Vinci con la sua barba bianca (giovane o vecchio che fosse, la lunga barba bianca è il suo elemento identificativo nell’immaginario collettivo), il Gonfaloniere di Firenze Pier Soderini, l’operaio Vincenzo Peruggia, autore del furto al Louvre nel 1911 e tanti altri. Ciò che ha reso quest’opera tanto famosa, oltre alla sua espressione enigmatica, è l’alone di mistero che la circonda, legato alle diverse teorie che mettono in dubbio l’identificazione della Gioconda con Lisa Gherardini. «Chi sono io se non sono io?»  La Gioconda Chi porta in scena una Monna Lisa con crisi d’identità che si interroga su se stessa e sulla visione che gli altri hanno di lei, in una prospettiva pirandelliana che ricorda Uno nessuno e centomila. E se il dipinto fosse in realtà il ritratto dello stesso Leonardo in versione femminile? Oppure del suo allievo Giacomo Caprotti, detto Salaì, di cui il pittore era segretamente innamorato? Ma allora, Leonardo Da Vinci era gay? E chi se ne frega! In un mondo che va al di là delle identificazioni di genere, la rappresentazione non mette l’accento sullo scandalo legato al dubbio orientamento sessuale dell’artista, ma sui mille volti che sono stati attribuiti alla Gioconda nel corso del tempo tra pubblicità, caricature e canzoni di vario genere. «Il successo mi ha rovinata» Così la Gioconda commenta il suo incredibile successo e storce il naso di fronte alla commercializzazione del proprio volto, che viene guardato per pochi secondi al museo, tra una gomitata, un selfie mosso e commenti di disappunto rivolti alle ridotte dimensioni del dipinto. E mentre osserva tutto questo, Monna Lisa resta impassibile ed enigmatica, mostrando il suo superbo sorriso che si fa beffe dei tanti turisti che la fotografano distrattamente senza ammirarne la bellezza. In seguito al sold out dello spettacolo di venerdì 1 settembre, è stata aggiunta una replica straordinaria domenica 3 settembre alle 21.00 presso il TRAM Teatro Ricerca Arte Musica, sito in via Port’Alba 30.

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