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Eroica Fenice

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“Le vite di Ousmane”: Intervista al regista Andrea Piretti

“Le vite di Ousmane” è un documentario girato tra Ischia e Caserta che ripercorre la quotidianità di due uomini, Ousmane e Pako: Ousmane suona uno strumento, mentre Pako è in una compagnia teatrale. Il regista ci accompagna in una bella storia di vita, rivalsa ed integrazione. Eroica Fenice ha avuto il piacere di intervistare il regista del cortometraggio Andrea Piretti. Intervista a Andrea Piretti, regista de “Le Vite di Ousmane” Ciao Andrea, presentati a chi non ti conosce Ciao a tutti. Lavoro nell’ambiente cinematografico ormai da qualche anno, in particolare nell’ambito della scrittura e della regia. Da un paio d’anni ho iniziato a girare documentari e “Le vite di Ousmane” è il mio secondo lavoro in questo senso. Perché hai scelto di raccontare una storia d’integrazione e com’è stato? Grazie alla società di produzione Prometeo Film ho avuto la possibilità di concentrarmi su temi sociali che potessero attirare l’attenzione del pubblico. Considerando soprattutto il particolare momento storico nel quale ci troviamo! Non mi sono concentrato sui rapporti tra i personaggi e il mondo esterno, ho preferito raccontare le loro storie e il loro legame con gli altri attraverso le loro azioni dirette. Caserta e Ischia cosa significano per Ousmane e Pako? Ousmane e Pako sono due personaggi (reali, trattandosi di documentario) che hanno molti punti in comune: entrambi amano la Campania come se fosse casa loro e desiderano integrarsi nella nostra società. Caserta e l’isola di Ischia sono due luoghi molto diversi tra loro ma entrambi aperti a questo tipo di culture. Per entrambi, questi spazi sono un terreno in cui coltivare le loro passioni e farsi conoscere.  Hanno entrambi velleità artistiche, quanto sono importanti la moda e il teatro per loro? La possibilità di farsi conoscere attraverso le loro peculiarità artistiche è il punto focale di tutto il racconto. In qualsiasi campo artistico la contaminazione è sempre vista di buon occhio. Quindi la loro cultura e il loro mondo interiore trovano terreno fertile qui da noi. Moda e teatro sono i loro pass-partout per l’Italia e soprattutto per gli italiani. In cosa si sbaglia, in Italia, quando si parla d’integrazione? Non sono sicuro di poter dare una risposta precisa a questa domanda. Il problema parte dalla politica e da una comunicazione sbagliata e approssimativa rispetto al tema dello straniero. Nonostante questo credo che il primo passo debba arrivare dall’istruzione e quindi dalla scuola. Non a caso la terza linea narrativa del documentario è incentrata proprio sull’integrazione tra i più piccoli. Giovani di seconda generazione che crescono nei Quartieri Spagnoli di Napoli diventando a tutti gli effetti napoletani e quindi italiani. Cosa ne pensi del clima che si respira in questi tempi? Come già detto è qualcosa di molto complesso da analizzare. Non sono mai stato a favore di chi individua facilmente un problema in qualcosa o qualcuno. Sia da un lato che dall’altro. Nel documentario, è evidente, si parla di integrazione, voglia di comunicare qualcosa, di conoscere l’Altro. Tutto ciò spesso spaventa ma superato questo ostacolo le possibilità di […]

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C’era una volta… Quentin Tarantino

Ogni generazione ha i suoi personaggi storici: gli anni ’90 hanno avuto Michael Jackson, gli anni ’60 Truffaut. Possiamo considerarci fortunati per essere testimoni di una delle personalità più importanti e rivoluzionarie della storia del cinema, Quentin Tarantino. L’italo-americano è in attività dal ’92 e ha sfornato, per ora, 8 film. Ciò che carica di significato la prossima uscita “C’era una volta a Hollywood” è che potrebbe essere il suo penultimo. Infatti il regista ha dichiarato più volte di voler essere produttivo fin quando ne ha la forza, fin quando può fare questo mestiere al cento per cento. “C’era una volta a Hollywood” ripercorrerà le vicende di Rick Dalton e Cliff Booth, interpretati rispettivamente da Leonardo DiCaprio e Brad Pitt, e sarà ambientato nella Hollywood dell’età dell’oro. Non è la prima volta che il regista collabora con i due attori protagonisti: Leonardo DiCaprio è apparso come Calvin Candie, ricco commerciante di schiavi e proprietario di campi di cotone in Django Unchained, mentre Brad Pitt, invece, è stato protagonista di Inglourious Basterds interpretando il tenente ebreo Aldo Raine a comando proprio dei “Bastardi senza gloria”, gruppo assemblato per dare la caccia e punire i nazisti. Ad accompagnarli ci sarà la meravigliosa Margot Robbie, che si è vista lanciata nella stratosfera del cinema da Martin Scorsese affiancando proprio Leonardo DiCaprio in “The Wolf of Wall Street”. Tarantino, innamorato dei film di Sergio Leone con cui è cresciuto ed ha plasmato la sua identità come regista, finalmente riesce a comporre il suo “C’era una volta…”, titolo che cita due dei più grandi capolavori della storia del cinema: “C’era una volta il West” e “C’era una volta in America” entrambi del già citato Leone. Oltre a Leone, Tarantino è un fan accanito del cinema di genere italiano: Mario Bava, Lucio Fulci, Luchino Visconti sono tutti sue fonti d’ispirazione, affiancati al cinema giapponese, di serie B e non, e allo spaghetti Western del sopracitato Leone. Il regista italo-americano è abituato a sorprendere lo spettatore, prendendo un genere cinematografico e stravolgendolo completamente. Destrutturando ogni canone cinematografico e costruendone dei nuovi. Con la sua 9° opera ci si aspetta un insieme di tutto quello che ha assimilato per osmosi dal mondo cinematografico. Ha infatti anticipato che sarà un film sul cinema americano e le sue dinamiche. Come detto nell’introduzione: probabilmente tra non pochi anni, i film di Quentin Tarantino saranno saldamente nella Storia del Cinema. Siamo testimoni della Storia ed abbiamo la fortuna di poter visionare un’opera d’arte nelle nostre migliori sale cinematografiche!

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Stan Lee se n’è andato ma ci ha lasciato in buona compagnia

Stan Lee, il nostro ricordo di uno dei personaggi più influenti del ‘900 Il 28 dicembre del 1922 nasce, a New York, quello che diventerà una delle personalità più caratteristiche del mondo pop moderno. Maggiormente conosciuto oggi per i suoi famosi cameo nei film Marvel. Stan Lee: figlio di genitori rumeni, non particolarmente ricchi, cresce in una piccola casa di New York. Studia nel Bronx e crescendo fa piccoli lavoretti fin quando, attirato dal fascinoso mondo della scrittura e dell’intrattenimento comincia a scrivere negli anni ’60 per la, Timely Comics che, qualche hanno dopo si trasformerà nella Marvel. Fu nominato direttore ad Interim a 19 anni, per poi restare in carica fino al 1972 diventando presidente. Con l’aiuto e il contributo del disegnatore Jack Kirby comincerà l’ascesa della Marvel Comics. Lee troverà ispirazione per i suoi personaggi in un ciclo di romanzi della baronessa Emma Orczy, intitolati “La Primula Rossa”. Vicende che hanno luogo in Francia, durante la rivoluzione francese. All’interno del c’è uno sviluppo dei personaggi che ispirò Stan per i suoi lavori futuri. Stan Lee e i suoi supereroi umani Ma quello su cui vogliamo interrogarci oggi, a poche ore dalla morte di questa leggenda è: perché ricordiamo Stan Lee? La risposta è semplice: prima di Stan Lee il mondo di cui si è innamorato e di cui ci ha fatto innamorare era molto diverso. Gli eroi creati dalla DC Comics erano impavidi, senza macchia e senza paura…freddi. Ciò che Stan Lee ha regalato a noi e al mondo del fumetto e dell’intrattenimento è proprio questo, il calore. Ha cambiato la concezione di eroe, rendendo i già interessanti personaggi Marvel, eroi profondi ma soprattutto umani. Vivevano drammi, difficoltà. Cadevano, si rialzavano. Colpivano il lettore con battute taglienti o con profonde riflessioni. Erano vivi. Tutto questo grazie a un piccolo ometto cresciuto nel Bronx che si è fatto tagliare i capelli dalla moglie fin quando essa non è deceduta. Tutto questo grazie a Stan. Grazie Stan Lee.  

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