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Eroica Fenice

Culturalmente

Lo Shintoismo e l’adorazione del Kami

Lo scintoismo o shintoismo è una religione politeista e animista originaria del Giappone. Potrebbe essere classificata come la prima forma religiosa della nazione, venuta al mondo antecedentemente al Buddhismo. Essa prevede il culto e l’adorazione dei kami, parola giapponese che sta ad indicare un dio, una divinità, o uno spirito. I kami possono legarsi ad elementi del paesaggio, forze della natura, esseri e qualità che questi esprimono; possono anche essere spiriti di persone venerate. Molti infatti sono considerati antichi antenati di interi clan. Persino gli imperatori possono essere o diventare kami. Suddetti spiriti non si distanziando dal mondo naturale o fisico, bensì ne fanno parte, con tutte le positività e le negatività che questo comporta. Sono manifestazioni di musubi (結 び) l’energia di interconnessione dell’universo, e considerati esemplari di ciò a cui l’umanità dovrebbe tendere. Abitano una realtà parallela alla nostra il cui mondo è chiamato shinkai (神 界, “il mondo dei kami”),ed essere in armonia con con loro vuol dire esserlo con la natura stessa. Sei caratteristiche che definiscono il kami Se rispettati i kami nutrono e donano amore, ma ignorarli significherebbe distruzione e disarmonia. L’obbiettivo degli shintoisti deve essere placare lo spirito al fine di ottenere il loro favore ed evitare la loro collera. Vi sono due tipologie di spirito: uno gentile (nigi-mitama) e l’altro assertivo (ara-mitama). I kami non sono esseri visibili, bensì abitano nelle persone che li venerano, nei luoghi sacri e risiedono nei fenomeni naturali. Essi si muovono, visitando luoghi di culto, ma non vi abitano per sempre. Ve ne sono tanti: ci sono 300 diverse classificazioni di kami elencate nel Kojiki (le antiche cronache del Giappone), e tutte con funzioni diverse. I kami inoltre hanno un dovere nei confronti del luogo o dell’idea che abitano. Come i fedeli devono rendere i kami felici, così i kami stessi sono obbligati a fare altrettanto. Classificazione religiosa La religione shintoista è di difficile classificazione. Molti la accostano all’animismo, ma la mitologia la definisce una religione politeista dai tratti sciamanici. La preoccupazione primaria tra le sue linee di pensiero non risiede nella vita dopo la morte, bensì trovare pace e armonia in questo mondo piuttosto che in quello successivo. Lo shintoismo non possiede rigidi dogmi o luoghi santi da adorare al vertice di ogni cosa, tanto meno preghiere da ripetere con costanza. E’ piuttosto una collezione di rituali e metodi, intesi a mediare le relazioni tra gli esseri umani e i kami. Intreccia le sue radici con quelle del buddhismo, poiché le due religioni hanno esercitato una profonda influenza l’una sull’altra per tutta la storia del Giappone, ma è stata influenzata anche dal contatto con le religioni straniere, soprattutto cinesi. Da notare per esempio, che la parola Shinto è essa stessa di origine cinese. E’ necessario sottolineare però quanto questa religione non sia “gelosa” dei suoi fedeli: questo per dire che si può essere sia shintoisti che buddisti, oppure seguire altre religioni senza garantire alcun vincolo di fedeltà ad una soltanto. Queste caratteristiche conferiscono allo Shintoismo un carattere di completezza semplice […]

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Cucina e Salute

Dimagrire Mangiando, il Metodo Katia Salzano

Come tornare in forma mettendo da parte diete rigide e mangiando nel modo giusto? A questa domanda risponde la Dottoressa Katia Salzano, attraverso la diffusione del suo metodo battezzato “Dimagrire Mangiando“. La ricerca sulla corretta alimentazione dura da quindici anni e si unisce ad un approccio verso il cibo sano e soprattutto consapevole, senza rinunce drastiche. Anche la tecnologia gioca qui il suo ruolo, come dimostra il sistema brevettato RE-System presentato venerdì 4 ottobre in Villa Vittoria a Napoli zona Posillipo. Come funziona e quali sono i suoi effetti “Il corpo non è un oggetto da mostrare, ma un bene” e bisogna quindi affidarne la cura a persone competenti ed esperte. “Prima di essere belli bisogna essere sani”, cita la Dottoressa Katia Salzano. Guidata da tale filosofia, la Dottoressa insieme al suo team di esperti si pongono come obiettivo innanzitutto quello sfatare i falsi miti legati al complicato processo del dimagrimento. Fondamentale è educare a un’alimentazione corretta, in cui si insegna al paziente a riconoscere i cibi con le loro proprietà benefiche, scoprendo ciò che fa bene al corpo, riparandolo da patologie e alla linea, senza rinunciare al piacere del gusto. “Basta sottoporre a inutili stenti corpo e mente – spiega la Salzano – che rendono difficile ottenere il dimagrimento. Infatti sono tanti i preziosi contributi che offriamo ai nostri pazienti, come il ricettario, un vero plus del metodo, che con ricette sane, ma gustose aiuta a rispettare un’alimentazione equilibrata e RE-SYSTEM, il sistema frutto di integrazione e sviluppo delle più avanzate tecnologie del mondo del dimagrimento”. Suddetto sistema prevede l’utilizzo di una macchina, una cabina che a prima vista può essere accostata ad una comune sauna, ma che sauna non è affatto, poiché la temperatura al suo interno non ne richiama il medesimo clima, perciò non i medesimi effetti quali l’abbassamento della pressione e la vasodilatazione. Tale tecnologia con sistema touch si lega al “know how” degli esperti, utilizzando gli infrarossi al suo interno per distanziarsi dagli effetti collaterali sopracitati della sauna. Quindi espellere le tossine in un ambiente controllato. Con gli infrarossi l’organismo riesce a disintossicarsi, acquistando energia e vitalità, adatti dunque non solo alle persone che mirano al dimagrimento quanto anche a coloro che decidono di dedicare maggior cura verso se stessi. La macchina RE-SYSTEM, il cui trattamento dura venti minuti, si combina ovviamente con lo stile di vita del paziente, che dovrà sviluppare un attività fisica costante insieme ad una corretta alimentazione. La seduta prevede solo una disintossicazione che non andrà ad intaccare il tono muscolare, come succede all’interno di una comune sauna. In questo modo il paziente svilupperà un miglioramento non solo estetico, ma anche interno con la regolazione di valori quali la pressione, i trigliceridi, il colesterolo etc. Ciò per cui si batte la dottoressa Salzano sta nella prevenzione, ossia non attuare le sedute solo in caso di problema esistente, bensì prima che il problema possa presentarsi. Dove trovare RE-SYSTEM insieme alla dottoressa e al suo team di esperti? Per maggiori informazioni: lo studio […]

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Cinema e Serie tv

Ad Astra: James Gray insegue Coppola e Stanley Kubrick

Ad Astra, un film di Fantascienza Filosofica “Ho trovato una citazione di Arthur C. Clarke, autore di 2001: Odissea nello spazio: “Esistono due possibilità: o siamo soli nell’universo, o non lo siamo. Entrambe sono terrificanti”. Allora ho pensato che non avevo mai visto un film su di noi, soli nell’universo. L’idea dei viaggi nello spazio è bella e terrificante al tempo stesso: io sono un grande sostenitore delle esplorazioni spaziali, che però a volte sono semplicemente un modo per fuggire. Questo mi ha trasportato in una dimensione intima: la storia di un padre e di un figlio. Spero che le persone capiscano che dobbiamo apprezzare le esplorazioni e amare la Terra. Bisogna preservare la Terra e i legami umani, a ogni costo“. Questo è il commento del regista James Gray  esposto alla 76esima edizione del Festival del Cinema di Venezia. Un regista ambizioso che con Ad Astra ha giocato su due fronti, o per meglio dire su due esperienze richiamanti il tema del viaggio: quello spaziale e quello mentale. Fin dall’inizio della sua carriera Gray è sempre stato un regista che ha agito controtempo rispetto agli anni in cui si è mosso, ricercando un salto in avanti rivolgendosi all’indietro, al passato, soprattutto quello degli anni Settanta. Per sua stessa ammissione, il regista si è ispirato a modelli come 2001 Odissea nello Spazio di Stanley Kubrik ed Apocalypse Now di Francis Ford Coppola  . Ad Astra è a tutti gli effetti un film di fantascienza filosofica che coniuga la complessità della riflessione con la spettacolarità del viaggio spaziale. La Trama Nascosta In questo film vediamo il cosmonauta Roy McBride (Brad Pitt) viaggiare fino ai confini estremi del sistema solare per ritrovare il padre scomparso e svelare un mistero che minaccia la sopravvivenza del nostro pianeta. Il suo viaggio porterà alla luce segreti che metteranno in dubbio la natura dell’esistenza umana e il nostro ruolo nell’universo. La trama, per un occhio non critico, sembrerebbe terminare qui. Ma bisogna sottolineare la presenza di un significato più profondo. Una trama nascosta, il cui filone della storia rimanda ad una componente psicologica molto comune. Il protagonista è si un astronauta dedito al suo lavoro, come un esploratore ed uno scienziato, ma è anche un semplice uomo che soffre per la scarsa presenza del padre. Le missioni spaziali e l’ossessione del Dottor Clifford McBride (Tom Lee Jones) di ricercare altre forme di vita intelligenti oltre la nostra lo hanno condotto verso un allontanamento familiare, fino a raggiungere la morte ai confini del sistema solare. Una scelta la cui distanza che questa comportava è stata percepita fortemente dal figlio, il quale dovrà conviverne con il peso per tutta la vita, divenendo anch’egli incapace di legami affettivi. L’eredità comportamentale del padre è evidente in lui nella scelta di perseguirne le orme, nel non riuscire a legarsi emotivamente e nel distaccarsi dall’idea di avere una famiglia sua. Quando successivamente Roy riceverà la notizia di una possibile sopravvivenza del padre tra gli anelli orbitanti di Nettuno, risorge in lui la […]

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Comunicati stampa

Vanilla Wine e Restaurant: laboratorio sensoriale di approccio al vino

Iniziano gli appuntamenti di approccio al vino al Vanilla Wine&Restaurant lungo la suggestiva costiera di Castellammare di Stabia. Dal prossimo 2 ottobre alle ore 20.00 avrà inizio il ciclo di appuntamenti dedicati all’approccio al vino. Il primo incontro sarà rivolto all’analisi sensoriale. Un viaggio esplorativo nell’affascinante mondo dei profumi, dei sapori e dei colori del vino. Si scoprirà in che forma i cinque sensi lavorano per raccontarci il vino, come interpretare i segnali che ci sono inviati dai sensi per poi tradurli e raccontare agli altri le nostre sensazioni. In questo primo corso introduttivo, saranno misurate le capacità sensoriali degli ospiti e saranno degustati i vini dalle diverse caratteristiche aromatiche. A seguire cena – degustazione a cura di con il seguente menu: Antipasto di benvenuto, Polpettina su crema di zucchine, Fagottino ripieno di ricotta e funghi, Maialino al forno bagnato al vino bianco con patate e piselli e dolce della casa. Per info e prenotazioni_E-mail [email protected]; Tel. 3518806095; Fb: Vanilla_Wine&Restaurant

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Cinema e Serie tv

Thirteen reasons why – terza stagione | Recensione ed opinioni

Prima di far luce sulla terza stagione di Thirteen reasons why è bene riassumerne le “puntate precedenti”. Il titolo della serie rinvia alle tredici ragioni per le quali la protagonista della prima stagione Hannah Baker (Katherine Langford) sceglie di togliersi la vita. Queste sono legate principalmente alle difficoltà di essere adolescenti quali il bullismo, le violenze, le molestie e le insicurezze. Tali cause verranno incise e racchiuse dalla stessa Hannah in tredici cassette, ciascuna dedicata alla storia del ragazzo o della ragazza che ha contribuito al nascere della sua decisione. Per queste caratteristiche pressoché uniche, la seconda stagione non era stata accolta con molto entusiasmo, ma nonostante ciò i tredici episodi hanno spiegato la storia dal punto di vista dei “carnefici”, attraverso un processo giudiziario voluto dalla madre di Hannah. In questo modo, sebbene con molta lentezza, la seconda stagione è riuscita ad istillare una profonda riflessione sui comportamenti ed i segreti che un essere umano è in grado di supportare. La terza stagione di 13 (Tredici) e il suo non stare al passo … La terza stagione purtroppo non riesce a stare al passo con le sue sorelle più grandi, sebbene resti fedele alla morale della seconda, dimostrando che nessuno è linearmente buono o cattivo e che non esiste mai una unica e tragica versione della storia. In questi tredici episodi la tematica di base si perde più volte in colpi di scena, twist e segreti di vario genere che distraggono lo spettatore, portandolo a distaccarsi dalle tematiche principali. Inoltre c’era veramente bisogno che il bullo Bryce Walker (Justin Prentice) facesse una brutta fine o sarebbe stato meglio vederlo percorrere una direzione diversa da quella intrapresa sin dall’inizio? Chi ha già visto le prime stagioni sa bene che per far funzionare Tredici è necessaria una voce narrante, una che conosca diversi punti di vista. Ed è qui che entra in scena Ani (Grace Saif) “la ragazza nuova”. Figlia della badante del nonno di Bryce Walker e nuova studente alla Liberty High, Ani convive con “lo stupratore”, riuscendo ad osservarlo al di là delle critiche e degli insulti: vede in realtà un ragazzo con una vita tanto agiata quanto emotivamente complicata, motivo per il quale è riuscito a guadagnarsi un simile soprannome. Per puro caso, Ani viene accolta nel gruppo di Clay, Justin, Jessica e di tutti i protagonisti delle stagioni precedenti. La strategia di introdurre nel sistema qualcuno che non avesse vissuto gli eventi trascorsi garantisce una nuova luce a Clay come a Bryce. Il trailer inganna svelando subito la morte del bullo, mentre la serie si prende più tempo per arrivarci, unendo flashback del passato al presente in modo da scoprire cos’è successo, per far forse innamorare di nuovo Clay, per supportare la rinascita di Jessica dopo le violenze subite, per far scoprire a Tyler un amico in più dopo la tentata e mancata strage e per mostrare a tutti come anche un mostro come Bryce possa nascondere in sé un essere umano. Il cattivo di Thirteen reasons why lo […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Il Nabilah ospita l’XI edizione di «Te le do io le bollicine»

NAPOLI – Il suggestivo beach club sito in via Spiaggia Romana 15 (Bacoli) denominato Nabilah, in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier Delegazione di Napoli, al tramonto di uno splendido sole color arancio del giorno 22 luglio 2019, ha ospitato un evento che ormai giunge alla sua XI edizione, e viene organizzato ogni anno per festeggiare in grande stile la chiusura dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier) con calici di vino, spumanti pregiati e pietanze gourmet dagli straordinari sapori e variazioni di gusto. L’evento “Te le do io le bollicine” brinda ai nuovi sommelier della delegazione partenopea e spiana il campo al mese di settembre, per un nuovo anno di corsi, eventi e progetti speciali. Bollicine e Gastronomia al Nabilah Il format al Nabilah ha previsto banchetti d’assaggio, le cui file, alla scomparsa del sole, sono aumentate in abbondante misura – si denota qui la popolarità che circonda l’evento. Tra gli assaggi gourmet spiccano nomi “stellati” quali: Acquapetra con le sue linguine ai frutti di bosco dello chef Luciano Villani; il ristorante stellato Palazzo Petrucci con la presentazione del suo piatto di candele spezzate, con cipollotto fresco, limone salato, taccole e tonno affumicato, firmato dallo chef Lino Scarallo; il Caracol Gourmet  ristorante che alberga in un autentico paradiso, con vista mozzafiato e piatti gustosi, raffinati ed eleganti, rappresentato dallo chef Angelo Carannante; ed infine Sud Ristorante di Marianna Varriale. Tante infine le postazioni food con le migliori firme del panorama gastronomico campano e italiano (antipasti, primi, secondi, pizze, panini, ostriche, formaggi e salumi). Come da titolo, non sono affatto mancate le “bollicine”. Oltre ad essere forniti dell’immancabile Spritz comune ad ogni aperitivo, gli ospiti sono stati accolti da nomi quali: Bellaria, Bellenda, Braida, Ca del Bosco, Cantina Mori, Cantine Federicane, Contratto, Debrusco Cives, Dogliotti la Selvatica, Firriato, Fontanavecchia, Foss Marai, Masseria Campito, Orneta, Puiatti, Valle Belbo. Inoltre una selezione di champagne quali: Bruno Paillard, Paul Goerg, Demiere Ansiot, Lagille&Fils, J.Rousseaux. “C’è sempre una ragione per brindare” Il testo di Luciano Ligabue parla chiaro e la sua teoria è confermata anche dalla ricerca scientifica condotta dalla Reading University in Inghilterra, la quale conclude che bere fino a tre flute di bollicine a settimana fa bene al cuore, riduce l’ipertensione e protegge il sistema cardiovascolare. Inoltre contrasta il calo fisiologico della memoria dovuto all’invecchiamento: tutto merito dei composti fenolici derivanti dall’uva utilizzata per la produzione di champagne e spumanti, dalla quale proviene una funzione antiossidante e agisce sui segnali che controllano l’apprendimento. Quindi quale miglior modo di brindare alla vita se non con un party del genere? Il tutto reso ancor più frizzante dall’intrattenimento musicale in puro stile Nabilah.

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Cinema e Serie tv

Spider-Man: Far from Home, la recensione

Spider-Man: Far from Home | Recensione dell’ultimo film della Cinecomic Marvel  Il Cinecomic Marvel targato Spider-Man ritorna sui grandi schermi a seguito dell’ultimo episodio degli Avengers, che vede schierati i vendicatori nella battaglia finale contro Thanos. Una nebbia di scetticismo ha circondato fino all’ultimo la decisione di concludere la fase 3 del Marvel Cinematic Universe con un film sull’Uomo Ragno, anziché terminare in bellezza con Avengers: End Game. Ma una volta usciti dalla sala si può affermare che la fase finale con “Spider-Man: Far from Home” richiama il suo inizio: la trama saluta l’iconico personaggio di Iron-Man che nel lontano 2008 diede il via a questa chiacchieratissima giostra cinematografica. La Trama di “Spider-man: Far from home” in breve Sono passati alcuni mesi dalla battaglia contro Thanos e la vita sulla Terra riprende il suo normale corso. La storia non manca nello spiegare allo spettatore cosa sia accaduto quando gli esseri viventi cancellati dal Titano sono ricomparsi cinque anni dopo “lo schiocco” alla fine di Avengers: Infinity War. Insieme a Peter Parker si dissolsero anche Zia May, il suo migliore amico Ned e molti compagni di classe, compresi M.J. e Flash. Al suo ritorno Peter dovrà far fronte alla terribile verità sulla morte del suo mentore Tony Stark. Il mondo piange la scomparsa di Iron-Man come quella degli altri Avengers caduti e si risolleva al ritorno di molti di loro dopo la momentanea scomparsa. L’altra faccia di Spider-man tenterà di distrarsi dagli scioccanti accadimenti passati, partendo alla volta del continente europeo in occasione di una gita scolastica. Durante quest’ultima, oltre a far visita a luoghi affascinanti, l’obiettivo primario di Peter sarà il dichiararsi a M.J., purtroppo però il suo dovere come Avenger lo porterà verso altri scopi. Reclutato da Nick Fury, Peter è costretto a fare squadra con Quentin Beck anche detto Mysterio, un guerriero proveniente da un universo parallelo giunto sulla nostra Terra per dare la caccia agli Elementali, mostri giganteschi rispecchianti i quattro elementi che minacciano la distruzione della nostra realtà. Questa sarà la prima battaglia nella quale Spider-man dovrà affrontare il nemico da solo e diventare un Avenger a pieno titolo. Grande potere, grande responsabilità Nella trama di questo nuovo reboot, come in tutti i Cinecomics Marvel, esiste una doppia “anima” . Quella comica e decisamente adolescenziale (almeno in questo film), che coinvolge tutti i personaggi ignari delle vicende che avvolgono la vita di Peter Parker: gli amici, i compagni di scuola, gli insegnanti, insomma coloro la cui vita potrebbe essere definita “normale”. Poi c’è l’anima smaccatamente cinecomic, predominante nel film, che rende Spider-man: Far from Home una delle migliori produzioni Marvel/Disney. Non si parla degli ottimi effetti speciali e dei validi combattimenti che ovviamente non deludono mai, ma di alcune tematiche molto profonde che si intrufolano tra le gag e le insicurezze di Peter Parker, definendo un personaggio che va al di là della morte di zio Ben. In questa storia Peter si ritroverà ad affrontare poteri più grandi di lui e senza l’aiuto di un valido […]

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Food

Il Vincitore del contest Terre Magiche Gourmet

Il ristorante Il Chiostro – l’ex convento di Cimitile in provincia di Napoli stanziato in via San Francesco – ha fatto da scenario mercoledì 12 giugno alla premiazione del contest di Terre Magiche Gourmet, una giovane azienda casertana di prodotti d’alta qualità, lanciata dal fondatore Luigi Cinquegrana durante l’expo di Tutto Pizza 2019. Le Pizze Vincitrici del Terre Magiche Gourmet contest Il contest di Terre Magiche Gourmet ha voluto mettere in gioco chef esperti nell’arte della pizza per creare un piatto innovativo. Sotto l’occhio attento di giornalisti, foodblogger e intenditori del settore, gli chef hanno dato prova della loro creatività, innovando il classico disco di pasta con l’aggiunta di almeno tre prodotti targati Terre Magiche Gourmet. A conquistare il podio è stato il ristorante Il Chiostro attraverso la scelta di ingredienti di primissima qualità e ad alta digeribilità. Due sono state le pizze vincitrici che gli chef Vittorio De Stefano e Roberto Susta hanno presentato durante la serata: – Pizza sapori di Cetara: pomodorini bianchi e rossi con aggiunta di acciughe; – Pizza con antica ricetta di Polpettine della nonna. In entrambe le porzioni sono stati riscontrati sapori decisamente freschi, innovativi e contornati da una buona morbidezza della pasta. Interessante è stato l’intervento della biologa nutrizionista Tania Cinquegrana che ha illustrato i valori nutritivi di entrambe le pizze con le rispettive calorie. La serata è stata moderata dalla giornalista Laura Ferrante. Evento segnalato da Spaghettitaliani Spaghettitaliani nasce come un semplice ricettario il 6 giugno del 2000 da un idea di Luigi Farina. In seguito si è evoluto, arricchendo la propria pagina di informazioni, sezioni e diverse funzionalità, divenendo unico nel suo genere. Spaghettitaliani si pone diversi obbiettivi: a) valorizzare la cucina italiana: sia sul territorio nazionale che all’estero, diffondendone gli sviluppi attraverso lo studio della sua evoluzione, b) sperimentare e scoprire nuove ricette attraverso scambi culturali ed approfondimenti, c)  organizzare eventi,  presentando nuove attività o novità nella propria offerta, d) promozione di nuovi marchi, e) offrire una consulenza sia editoriale che informatica. Il contest è stato una sorpresa innovativa sotto tutti i punti di vista, non ci resta che attendere le prossime sperimentazioni gastronomiche.

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Eventi/Mostre/Convegni

Nisida Live Festival – AperiLibro al tramonto

Domenica 9 giugno, al tramonto di uno splendido sole che ha illuminato d’arancio l’isola flegrea di Nisida, il Neasy Club ha ospitato la quarta edizione del Nisida Live Festival, manifestazione dalle aspettative culturali ideata da Emanuele De Angelis. Una location d’eccezione e unica, dove la luce del tramonto si fonde con il mare del Golfo. La rassegna prevederà per tutto il mese concerti, mostre fotografiche e di artigianato, dj set e aperitivi gratuiti, in collaborazione con Lanificio 25, Subcava Sonora, Factory e MVO Concerti. Per il secondo appuntamento, ospiti live della serata i Ventinove e Trenta, gruppo nato nel 2015 (quasi per caso a detta loro). Una band che accosta alla vivacità del reggae le influenze di altri generi quali il funk, la dance e lo swing. Ad oggi hanno all’attivo oltre 50 live durante le quali hanno condiviso il palco con artisti del calibro di Lelio Morra, Piotta, Tony Tammaro, Gigi Finizio, Pepp Oh, Jovine, Ultimo, ‘O Zulù, Valentina Stella e Oyoshe.  Nisida Live Festival: l’AperiLibro Per l’AperiLibro al tramonto Armando De Martino ha presentato “La musica di Sarri“ di Graus Editore, introdotto dal giornalista Umberto Russo. Nonostante il titolo del libro riporti alla mente l’ex allenatore della squadra calcio Napoli Maurizio Sarri, lo scritto non narra il calcio in quanto si incentra su tre racconti. La ricerca della bellezza è il filo conduttore che guida il lettore verso realtà dolorose e commoventi: storie sportive, d’immigrazione e non solo. In queste vengono espresse anche speranze, sacrifici e sogni che apriranno gli occhi del protagonista Alvaro sullo spesso alienante mondo esterno. In programma anche la mostra fotografica “Li dove è possibile sognare” a cura di Mariella Zifarelli e Maria Cavaliere, la mostra di artigianato a cura di Maple Handmade Guitars il cui motto è “Dalla passione alla musica attraverso le mani e la tecnologia” e la bodyart a cura di Monique. La serata è proseguita con un buffet che ha accompagnato l’aperitivo e si è conclusa sulle note Mambo con djset di KAP aka Enzo Capocelli, Milosh e DelGado. Più che di serate culturali, si tratta di serate a sfondo culturale con un intrattenimento mirato all’unione collettiva tramite un aperitivo estivo al tramonto.   INFO E COSTI Dalle 20 alle 22 Ingresso FREE riservato esclusivamente ai registrati su Eventbrite (https://nisidalivefestivalday3.eventbrite.it/) dalle 22 alle 23 ingresso 10 euro con drink  dalle 23 ingresso 15 euro con drink  FREE BUFFET dalle H21:00 alle H22:00

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Musica

Pino Daniele Opera ospite a San Lorenzo Maggiore

Il giorno 24 maggio alle ore 20:30, l’affascinante chiostro interno del Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore ha ospitato il progetto Pino Daniele Opera, uno spettacolo che propone 12 brani in chiave cameristica del famoso bluesman napoletano. Ad accompagnare la voce della giovane promessa musicale italiana Michele Simonelli, alcuni musicisti storici che hanno collaborato con “il nero a metà”: Rosario Jermano, Ernesto Vitolo, Antonio Onorato, Roberto Giangrande, Valentina Crimaldi, Donatella Brighel e un gruppo di giovani musicisti selezionati dal Conservatorio di Napoli. Un idea mai messa in atto Il progetto nasce da un iniziativa dell’ex maestro del Conservatorio Paolo Raffone – oggi in pensione – grazie alla sua amicizia con Pino, ma soprattutto alla loro collaborazione dagli esordi del bluesman. Nel 1985 alcuni brani facenti parte della prima discografia del cantante, furono arrangiati da Raffone con un orchestrazione classica e poi sperimentati in tour nei maggiori teatri italiani. L’iniziativa, però, rimase nel cuore del maestro con la promessa di riprenderla quanto prima. Passeranno anni da quel lontano 1985. Sarà infatti solo nel 2014 che il progetto riemergerà all’attenzione di chi lo aveva proposto, Simonelli e Raffone, infatti in quest’anno incideranno con piano e voce il brano “Che ore so”, proponendolo a Daniele, che lo ascolterà con grande interesse e ne approverà il progetto con una sua futura direzione. Purtroppo le condizioni di salute precarie del cantante lo condurranno ad una morte prematura, non rendendo fattibile il progetto del maestro Raffone. Nel 2018 però la coppia Simonelli – Raffone riportò in auge nuovamente tale iniziativa, avvalendosi dei musicisti storici che vi avevano già collaborato nell’85. Nasce così il disco Pino Daniele Opera, un album prodotto da Jonathan Goldsmith, uscito nel maggio 2018. I dodici brani sono rivisitati in versione cameristica proprio dal maestro Raffone, ed è straordinario assistere al potere della poesia presente tra le note di questo nuovo sound, che nonostante rivisitata non perde il fascino e l’emozione caricati dal talento napoletano che fu Pino Daniele. Il ricavato della serata finanzierà il progetto “Uno strumento per te” dell’associazione culturale Record M.E., volto a sostenere i giovani musicisti economicamente disagiati che intendono portare avanti la loro passione per la musica attraverso l’acquisto di strumenti musicali.

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Eventi/Mostre/Convegni

Ciak Irpinia 2019 – i vini irpini scendono in passerella

Ciak Irpinia apre le porte alla sua terza edizione Le eccellenze del vino irpino si riuniscono ad Atripalda, in provincia di Avellino, il giorno sabato 18 maggio 2019 nella terza edizione di “Ciak Irpinia”, evento di settore gestito dal Consorzio di Tutela Vini d’Irpinia con il patrocinio del Comune di Atripalda, della Provincia di Avellino e del Gal Irpina-Sannio. L’appuntamento, svoltosi nll’Ex Dogana dei Grani di Atripalda, è stato aperto non solo all’intera filiera vitivinicola, ma anche ad appassionati e wine lover, i cui accrediti hanno raggiunto i 300 iscritti. Passione & Strategia  La giornata è stata ricca di appuntamenti. Un meeting introduttivo e  interessante ha visto la presenza in cattedra del Sindaco di Atripalda Giuseppe Spagnuolo, del Professore Piero Mastroberardino rappresentante dell’azienda vinicola Mastroberardino, l’endorser del consorzio di tutela Maurizio Petrarca, l’amministratrice ed enologa della Tenuta Cavalier Pepe Milena Pepe, ed in ultimo ma non per importanza il Professore ordinario di enologia presso il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II Luigi Moio. Ciak Irpinia dà un idea di cosa sia il consorzio di tutela: si tratta di un soggetto animato da una pluralità di persone della filiera del vino irpino, formato oggi da 530 soci. Esso rappresenta l’80% del vinificato in Irpinia, e ogni anno, ogni mese si aggiungono sempre nuove imprese. All’evento è legata una degustazione da parte degli ospiti, i cui campioni d’assaggio sono stati selezionati accuratamente da una commissione tecnica territoriale di enologi irpini, presieduta dal Professore Moio. Sarà lui a sottolineare l’importanza dei “retroscena” tecnici che condurranno il prodotto, attraverso la qualità, a diventare passione. Durante la conferenza il professore ha introdotto le annate presenti all’evento, spiegando l’importanza del clima, del territorio e della lavorazione dell’uva. Rivolgendo in primis l’attenzione ai vini bianchi, ha sottolineato l’interessante disponibilità idrica nell’anno 2018: l’annata ha avuto una primavera piovosa (aprile/ottobre quasi 500ml di acqua) insieme ad un altrettanta instabilità in autunno (850 ml) causata dell’escursione termica, evento positivo per le piante e i frutti. Mentre il 2017 è stata un annata maggiormente asciutta. Ciò che favorisce la terra irpina è il blocco appenninico delle perturbazioni mediterranee: grazie alla protezione della catena montuosa si generano copiose piogge. Dunque il consorzio è favorito da una posizione strategica nel territorio italiano. Ha sottolineato poi la differenza fra bianco e rosso: il clima piovoso favorisce qualità ai vini bianchi più acidi, ma non è lo stesso per i rossi, la cui qualità è prevista da un clima mite. Questo perché l’importanza nei vini rossi risiede nella buccia, e la pioggia causa il dilavamento del chicco con possibili danni sulla superficie. Dunque non esiste un’ottima annata per entrambe le categorie contemporaneamente. Dalle spiegazioni accennate si evince lo studio al di là della passione e l’esperienza dei tecnici per legare i clienti al consumo di un buon prodotto. Aziende vinicole di spicco La degustazione ha lasciato un impronta qualitativa molto forte, e con un parere personale, elenco le cinque aziende i cui vini mi hanno maggiormente colpito: Mastrobernardino  Tenuta Scuotto Tenuta […]

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Cinema e Serie tv

Umbrella Academy, recensione della serie tv Netflix

Se non conosci la serie tv in onda su Netflix, The Umbrella Academy, scoprine di più! The Umbrella Academy: la trama Nello stesso giorno del 1989, in diverse parti del mondo, nascono 43 bambini da donne che inspiegabilmente non avevano mostrato alcun segno di gravidanza. L’eccentrico miliardario Sir. Reginald Hargreeves reputa la situazione un evento inspiegabile quanto eccezionale, e decide di adottare quanti più bambini possibile, raggiungendo la modica cifra di sette neonati. Intuisce subito che c’è qualcosa di particolare in loro: la presenza di alcune doti atte a rendere il mondo un posto migliore. Per questo ritenne giusto addestrarli all’arduo compito di protettori, o per meglio dire supereroi. Nasce così l’ Umbrella Academy. Questa è la premessa della nuova serie tv targata Netflix, tratta dall’omonimo fumetto ideato da Gerard Way, cantante dei My Chemical Romance. La serie è molto diversa rispetto ai classici film dei supereroi ai quali siamo abituati. Si basa sull’equilibrio tra dark e humor, tra sovrannaturale e realismo, mostrato attraverso l’analisi dei distinti tratti psicologici di ciascun personaggio. Da supereroi a disadattati, i supereroi di The Umbrella Academy La trama si svolge al contrario: i sette protagonisti passano da un infanzia eroica al perdersi tra le difficoltà della vita, arrivando addirittura a dividersi. Ciò richiamerebbe la dinamica della crescita: da bambini ci sentiamo un po’ supereroi fino a comprendere che l’esistenza ci mette a dura prova. La trama è organizzata su diversi piani temporali: flashback rivolti al passato e richiami ad un possibile futuro post apocalittico. Ma la storia è incentrata principalmente sul presente, quando i membri dell’accademia hanno raggiunto l’età adulta. Il primo episodio si apre con la morte di Sir. Reginald. In occasione del suo funerale gli ex membri dell’accademia decidono di ritornare a casa. Il loro incontro dopo tanto tempo scatenerà una serie di eventi che li poterà a vestire nuovamente i panni dei supereroi, pronti a salvare il mondo da un imminente apocalisse. I ragazzini invincibili però sono diventati il loro opposto, percorrendo strade ed esperienze diverse: uno dei membri muore anni prima, schiacciato dai suoi stessi poteri, un altro esce di casa senza far più ritorno e i restanti sono cresciuti con il risentimento, in parte rifiutando la propria natura, in parte desiderosi di assecondarla, come Luther/Nr.1 (Tom Hopper) dotato di una forza straordinaria e Diego/Nr.2 (David Castaneda) vigilante abile con i coltelli. Altri invece come Allison/Nr.3 (Emmy Raver-Lampman) e Klaus/Nr.4 (Robert Sheehan) rifiutano le proprie abilità, attribuendone la causa di tutte le loro sofferenze. In ultimo troviamo Vanya/Nr.7 (Ellen Page) che non avendo dimostrato alcuna dote particolare cresce insicura, esclusa dai membri del gruppo come da suo padre. A riavvicinare tutti sarà Nr.5 che, avendo la capacità di viaggiare nel tempo come nello spazio, ritornerà dal  futuro, nel quale è rimasto bloccato per più di 50 anni a causa della sua scarsa padronanza dei poteri. Sarà lui a diventare testimone del destino del pianeta, deciso ad impedirne la rovina chiedendo aiuto ai suoi fratelli. Ogni episodio è incentrato sulla storia […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Mimma Russo, l’esposizione a Castel Sant’Elmo

Aperta al pubblico da Giovedì 31 maggio, nel museo del Novecento a Napoli a Castel Sant’Elmo, l’esposizione di Mimma Russo. La mostra è stata inaugurata Mercoledì 30 Maggio ed è stata realizzata dal Polo museale della Campania unita allo Studio Trisorio. L’obiettivo è volto a mostrare opere dei maestri della collezione, che saranno donate a conclusione della mostra. L’esposizione di Mimma Russo L’artista espone otto delle sue opere inedite realizzate tra il 2013 e il 2018. Il nero è il colore utilizzato quasi esclusivamente nelle sue composizioni, oggetto di numerose ricerche. Grazie ad esse, la tinta in uso si avvicina al vantablack la più scura sostanza conosciuta, che assorbe fino al 99% delle radiazioni luminose. Quest’ultima dà vita a superfici profonde e riflettenti, che unita ad elementi traslucidi o specchianti contrastano il colore matto del vantablack per dargli un’aspetto vibrante e tridimensionale. Mimma Russo, biografia di un’artista Artista con molti interessi, Mimma Russo si è dedicata alla realizzazione di scenografie per spettacoli teatrali e televisivi (Rai-Tv); ha diretto gli Incontri Internazionali d’Arte dal 1981 al 1984 ad Anacapri e pubblicato il foto-libro dal titolo Una volta, una storia. Per il giubileo del 2000 realizzò un istallazione permanente presso il santuario della Madonna dell’Arco a Napoli. Oltre ad essere un’artista di fama nazionale, la Russo raggiunge anche il traguardo internazionale con le mostre Premio Micchetti e partecipò all’International Experimental Art-Exhibition di Budapest. I suoi lavori fanno parte di importanti collezioni private quali: Het Museum voor Schoene-Kunsten a Gand; International Concrete Poetry Collection a Oxford; The Poetic Collection, Buffalo, N.Y., Tyringham Istitute Massachussets, Museo Novecento a Napoli, Castel Sant’Elmo, Napoli, Università degli Studi Federico II, Napoli. Si fece notare, ancora studentessa d’Accademia, alla decima Quadriennale d’Arte La Nuova Generazione al palazzo delle esposizioni di Roma nel 1975. In quegli anni la politica la spinse a realizzare opere a tema contemporaneo come la strage di Bologna del 1974 e ad attività di gruppi post-femministi come Immagine/creatività, con Rosa Panaro e Bruna Sarno. In seguito abbandonò la pittura dedicarsi alla tridimensionalità. Cominciò a realizzare opere in ferro, cartapesta e legno (materiale che privilegerà). Con i materiali modellò figure geometriche attraverso il ritaglio di queste in forme concave o convesse, fornendo così all’osservatore diversi punti di vista. Come già detto, decide di utilizzare il nero come unico colore, che a seconda dei pigmenti utilizzati può mostrare differenti cromature. Dagli smalti alla grafite, all’acrilico, ne fuoriescono colorazioni cromatiche mai viste prima a seconda della luce che volta per volta illumina le sculture. Nel 2013, la Russo espose nella Galleria Trisorio (Riviera di Chiaia) una mostra nella quale compaiono suddetti materiali e nuovi, come gusci d’uovo uniti al legno. Geometrie complesse elaborate con precisione scrupolosa di tensioni, tagli e torsioni al variare del punto d’osservazione e della fonte di luce.

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Teatro

TrentaTram Festival – Specchio Rotto di Sharon Amato

In occasione della prima edizione del TrentaTram Festival 2018, il teatro Tram di Napoli ospita spettacoli dedicati alle compagnie teatrali formate da attori e registi con meno di 30 anni. Come undicesimo ed ultimo spettacolo va in scena domenica 27 maggio la rappresentazione Specchio Rotto, a cura della compagnia Instabili – allievi della Scuola del Teatro Stabile di Napoli, scritto e diretto da Sharon Amato. L’esibizione indaga sulla condizione della solitudine in una società del web 2.0 . TrentaTram Festival – Specchio Rotto di Sharon Amato: la trama La trama della rappresentazione non è altro che una lunga metafora sulla condizione di vita circa un soggetto solitario chiamato X – da qui possiamo dedurre la generalità del suo nome. Il protagonista decide volontariamente di vivere in uno stato di reclusione per otto anni a causa di un sistema sociale che sembra non comprendere. La sua decisione viene presa nello stesso momento in cui decide di aprire un blog per esprimere liberamente se stesso e denunciare il sistema. Quello del web è il mezzo più veloce ed immediato per arrivare al maggior numero di persone, perché quindi sforzarsi a stringere rapporti umani? L’obbiettivo di X è dunque “condividere per creare”. All’inizio dell’esibizione, lo spettatore si ritrova faccia a faccia con le emozioni del protagonista, che durante la sua reclusione hanno preso vita. Per X sono i suoi più cari amici: mentalmente può parlare con la compassione che veste i panni di sua zia. La scioperante che si oppone a qualsiasi tentativo di azione. Un soldato che rappresenta l’ansia da controllo, con tanto di cappello e pennacchio. L’autocommiserazione rappresentata da una figura con frusta e una parlantina negativa che la contraddistingue dal resto del gruppo e la sua poetessa che altro non è se non la sua vena artistica. Nella stanza di X dunque dimora solo la sua emotività caotica, che lotta per far uscire l’animo grande che esiste in lui. Oltre alle sue emozioni, il protagonista è circondato anche da centinaia di lettere, inviategli dai fan che seguono il suo blog appassionatamente. Esiste una clausola per comunicare con X: inviargli lettere esclusivamente cartacee. Tra queste spiccano voci come fashion blogger e grandi esponenti dello show bizz che tentano di spronarlo nel suo poter essere più che un semplice recluso. Ma la risposta del protagonista è sempre la stessa: a lui bastano se stesso e i suoi amici immaginari. Una sola lettera lo sprona a smuovere entrambi: quella del suo ex amore. Gli scrive dopo tempo che non lo ha mai dimenticato e qui X comprende che in solitudine non potrà mai ottenere quell’emozione forte e piacevole come l’amore. Al di là della sua reclusione inoltre può acquisire un’altra caratteristica utile quale l’esperienza. Questa compresa grazie ad un garzone che va a fargli visita preoccupato per il suo stato di salute. A contatto con un’uomo proveniente dall’ambiente esterno comprende che ha tanto ancora da vedere e da apprendere. Come differenziare ad esempio la forma dei suoi origami. Si tratta di un hobby costruito durante gli anni rappresentante la staticità della sua […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Grace la vie en Chic: Eles Couture all’Alma Flegrea

Grace la vie en Chic: questo il titolo dell’evento moda in scena all’Alma Flegrea di Napoli giovedi 19 aprile. Lo spettacolo presentata la nuova collezione “Primavera – Estate 2018” di abiti d’alta moda firmati Ester Gatta. La stilista nonché proprietaria del brand denominato Eles Couture, dedica il suo talento ad una linea di abiti sartoriali, preziosi nei tessuti e unici nel design. Ispirati al mondo del cinema e del teatro, tali abiti sono destinati a donne estrose ma raffinate che osano al di là degli schemi tradizionali, senza abbandonare il coture. Ester Gatta ha voluto presentare le nuove creazioni attraverso una suggestiva scenografia, curata da Barbara Coscetta (Bonbon Flower) e Sasà Giglio. L’ambientazione richiama le strade dell’affascinante quartiere parigino Montmatre. Ciò forse come richiamo al mondo dell’arte e all’ispirazione che l’accompagna. Temi floreali, composti da rose color cipria disposte in vasi o come decorazioni in passerella, ben si sposavano con il sottofondo musicale: una fisarmonica dal vivo intonava la vie en rose di Edith Piaf, e a danzare sulle sue note, in uno spettacolo introduttivo, dei ballerini con costumi di scena rappresentanti una Parigi di fine ‘800. Grace la vie en chic: gli ospiti dell’evento Grandi ospiti, esponenti del mondo dell’impresa, del cinema e dello showbiz televisivo, hanno assistito allo sfilare di 21 splendide modelle. Una delle quali rappresenterà la “venere nera” della moda: Grace Jones. Icona nel settore, è dunque la musa ispiratrice di questa nuova vincente stagione. “Grace” e le 20 ragazze sfilano sull’affascinante passerella indossando abiti realizzati secondo l’antico stile della sartoria napoletana: esclusivamente a mano e con una particolare attenzione nella scelta dei tessuti. A caratterizzare i costumi lo chiffon, il mikado, il taffetà, la seta, spesso accostati a pizzi macramè, ricami di paillettes e micro corallini. Ospiti d’eccezione sono accorsi al richiamo dell’evento, come Eva Henger, Cecilia Rodriguez e il fratello Jeremias Rodriguez. A seguire un dinner buffet curato da Paolo Tortora, ravvivato dalla performance musicale della band Eclissi di Soul.

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Cinema e Serie tv

Tomb Raider – dalla donna sexy alla donna forte

Londra. Lara Croft non è ancora l’impavida eroina conosciuta dagli appassionati del videogioco Tomb Raider, bensì una donna timorosa del mondo e dell’idea che il padre Richard Croft sia morto durante uno dei suoi tanti viaggi. Scoperte le origini della sua ricchezza, Lara si rifiuta di accettarne l’eredità e parte per Hong Kong alla ricerca del padre scomparso. La protagonista di uno tra i più amati videogiochi degli anni ’90, che abbraccia uno stile all‘Indiana Jones con un tocco tutto al femminile, ritorna sul grande schermo con più sorprese rispetto alle previsioni fatte in vista della sua uscita nelle sale. Tomb Raider nel primo weekend di programmazione nelle sale italiane ha incassato di 1,6 milioni di Euro Inizialmente giudicata inadatta per un simile ruolo, Alicia Vikander sposa bene il suo corpo atletico ma fanciullesco con la piccola orfanella che non accetta il suo destino e sostiene di voler andare avanti con lavoretti da pochi soldi. Non essendo la ginnasta abile che ben riesce a destreggiarsi tra le lame delle trappole e a schivare i colpi dei nemici, il fisico di Alicia è non poco azzeccato per l’interpretazione di una Lara che ancora deve accostarsi alle parole pericolo e imprevisti. L’adattamento cinematografico del penultimo videogioco della saga Tomb Raider ritrova la Croft in un corpo quasi estraneo e obbligato a dover affrontare tale avventura per diventare poi la predatrice di tombe che tutti conosciamo. Ritroviamo qui il passaggio dall’insicurezza alla completa consapevolezza di se stessi attraverso le tortuose peripezie che la vita ci propone. In questo caso, ritroviamo Lara affrontare avventure e peripezie nella spedizione verso l’isola di Yamatai. Il reboot come gli ultimi videogiochi firmati Crystal Dynamics pongono l’accento su un concetto interessante, incentrato tutto sull’idea della donna moderna. Lo si vede anche dalla differenza sulla scelta di chi avrebbe dovuto interpretare il ruolo di Lara. La sexy Angelina Jolie nel primissimo reboot era tutto quello che Alicia Vikander non è in questo prequel: formosa mentre quest’ultima è asciutta; vestita il meno possibile e ammiccante, mentre la neo Lara è insicura e impassibile. Esiste letteralmente un passaggio dalla figura femminile sensuale e ricca di curve alla ragazza snella che dall’insicurezza passerà all’intraprendenza. Un concetto che vede lo sviluppo della donna, che va da una bambola da poter squadrare ad un essere umano da poter ammirare.  

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