Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) fu creato nel 1945 in seguito ai famosi accordi di Bretton Woods, diventando da subito uno dei pilastri fondamentali del nuovo ordine economico internazionale del dopoguerra.
Scheda e dettagli del Fondo Monetario Internazionale
| Dettaglio | Informazione |
|---|---|
| Anno di fondazione | 1945 (dopo la Conferenza di Bretton Woods del 1944) |
| Scopo principale | Stabilità economica, prestiti finanziari e monitoraggio del sistema monetario internazionale |
| Stati membri attuali | 190 Paesi |
| Sede centrale | Washington, D.C. (Stati Uniti) |
| Organi decisionali | Board of Governors ed Executive Board |
Indice dei contenuti
Le origini e le funzioni del FMI
Il FMI fu creato al fine di impedire il caos monetario e finanziario che aveva preceduto lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Durante gli anni ’30, infatti, molti Paesi adottarono misure protezionistiche e svalutarono volontariamente le valute nazionali, con l’obiettivo di rendere più competitive le esportazioni domestiche rispetto a quelle di altri Paesi. Questo sistema si rivelò autodistruttivo e portò al drammatico crollo del commercio internazionale e alla contrazione dell’attività economica. Il FMI fu quindi creato per rimediare definitivamente a questi errori di politica economica, per promuovere il benessere economico e favorire la pace tra le Nazioni.
Al FMI fu assegnata la funzione vitale di vigilare sul sistema monetario internazionale e di aiutare gli Stati membri ad eliminare le rigide restrizioni valutarie per favorire gli scambi di beni e servizi. In tal modo, si sarebbe favorita l’espansione del commercio internazionale. Esso aveva anche il difficile compito di assicurare la stabilità dei tassi di cambio, ergendosi a guardiano del sistema di tassi fissi, ma aggiustabili. Questo particolare sistema, chiamato sistema monetario di Bretton Woods, consisteva nel fissare il valore delle valute rispetto al dollaro statunitense, mentre gli Stati Uniti si impegnavano a mantenere la parità della loro valuta nei confronti dell’oro (fissata a 35 dollari l’oncia). L’obiettivo principale era quello di contribuire alla stabilità delle relazioni monetarie, evitando letali svalutazioni competitive, e promuovere l’espansione del commercio internazionale.
Oltre alla fondamentale funzione di monitoraggio, al FMI venne affidata la funzione finanziaria, ovvero la possibilità di erogare finanziamenti e prestiti ai Paesi membri che si trovassero in situazioni di grave squilibrio nella bilancia dei pagamenti. Ciò permetteva di rendere più brevi le crisi, evitando che il Paese in questione ricorresse a politiche economiche dannose per sé stesso, per gli altri Stati confinati e per l’economia mondiale. I fondi erogati dal FMI hanno una prospettiva di medio-breve periodo e guardano all’andamento delle principali variabili macroeconomiche, in quanto l’obiettivo è quello della stabilizzazione macroeconomica e della conseguente ripresa di fiducia dei mercati.
Infine, il FMI fornisce regolarmente anche assistenza tecnica, rivolta soprattutto ai Paesi in via di sviluppo. Dagli iniziali 29 Stati membri aderenti nel dopoguerra, si è passati progressivamente agli attuali 190: l’ingresso massiccio di numerosi Paesi in via di sviluppo ha mutato profondamente le caratteristiche dell’organizzazione nel corso dei decenni.

Targa commemorativa della formazione del FMI nel luglio 1944 alla Conferenza di Bretton Woods (Wikimedia Commons / Barry Livingstone)
La struttura del Fondo Monetario Internazionale
Gli Stati membri sono tutti rappresentati nel Board of Governors, dove siede un rappresentante per Stato (di solito il Ministro dell’Economia o il presidente della Banca centrale) e che si riunisce formalmente due volte l’anno. È il principale organo decisionale e decide in merito alla sospensione o revoca della membership, sugli emendamenti al trattato costitutivo e sulla complessa revisione delle quote di capitale versate da ciascun membro. Al Board of Governors si affianca operativamente l’International Monetary and Financial Committee, un organismo ristretto e consultivo composto da 24 membri.
C’è poi l’Executive Board, a cui sono affidate le questioni relative al funzionamento quotidiano del FMI, i cruciali rapporti di sorveglianza e l’approvazione dei programmi di assistenza finanziaria, e anch’esso è composto da 24 membri. Tuttavia, i Paesi industrializzati occupano di diritto il numero maggiore di seggi a rappresentanza singola; invece, molti Paesi emergenti e in via di sviluppo fanno parte di constituencies (sono, cioè, raggruppati forzatamente insieme), il che causa forti e storici squilibri decisionali.
Il FMI è anche dotato di una struttura organizzativa molto ampia, cioè lo staff tecnico, costituito da circa 2.400 funzionari, suddivisi accuratamente in dipartimenti funzionali e di area. Lo staff è guidato da un Managing Director, scelto dall’Executive Board, con un mandato di cinque anni, che ha il fondamentale compito di fare da tramite tra lo staff e l’Executive Board stesso.
Le decisioni del Board of Governors vengono prese attraverso diverse maggioranze, a seconda delle delicate materie in discussione, e il sistema di voto è rigidamente ponderato all’importanza economica di ciascun membro, commisurata direttamente alle sue quote partecipative. Le quote versate non determinano solo i diritti di voto, ma sono anche la principale modalità di finanziamento strutturale del FMI.

Come funzionano i prestiti del FMI
Ai prestiti erogati dal FMI viene sempre applicato un tasso di interesse, da pagare obbligatoriamente insieme all’importo nominale entro un determinato arco temporale pattuito. Per ricevere un finanziamento, lo Stato richiedente deve scrivere una lettera di intenti, in cui si stabiliscono formalmente le politiche economiche che lo Stato si impegna ad adottare e attuare per rientrare dal debito. Bisogna distinguere tra le precondizioni, da rispettare rigorosamente affinché il prestito venga materialmente erogato, e le condizioni di performance, che devono essere soddisfatte in itinere dopo l’erogazione del prestito stesso. Il prestito viene elargito in diverse tranches (rate) per permettere al Fondo di verificare di volta in volta la conformità dello Stato agli impegni assunti, in modo da assicurarsi che le preziose risorse non vengano dissipate o mal gestite.

L’evoluzione del FMI
Soprattutto a partire dagli anni ’70, con il consolidamento del processo di decolonizzazione e i gravi shock petroliferi, il FMI si è visto soggetto a necessari cambiamenti strutturali. Innanzitutto, la partecipazione dei Paesi di recente indipendenza ha richiesto la creazione di nuovi strumenti finanziari, come l’Extended Fund Facility, ossia un finanziamento mirato con tempi di restituzione più lunghi.
Durante le pesanti crisi petrolifere del 1973 e 1979, il FMI ha svolto la delicata funzione di mediatore tra Paesi esportatori e Paesi importatori di petrolio, grazie alla provvidenziale creazione della Oil Facility.
Negli anni ‘80, la profonda crisi del debito dei Paesi dell’America Latina mutò la condizionalità dell’assistenza del FMI, legandola indissolubilmente all’implementazione di severe misure di aggiustamento strutturale, comprendenti un numero sempre maggiore di condizioni per l’erogazione dei fondi. Ciò spinse inevitabilmente l’organizzazione a coinvolgere il settore privato nella complessa risoluzione delle crisi. Nel nuovo millennio, la devastante crisi del 2008 ha ulteriormente espanso l’attività dell’organizzazione, costringendola a fornire assistenza finanziaria anche ai Paesi industrializzati (europei in primis), con una conseguente riduzione delle condizionalità imposte.
Le critiche all’attività del FMI
L’attività del FMI è spesso aspramente criticata da economisti e movimenti sociali per la sua smisurata capacità di influenzare le politiche economiche interne degli Stati membri, limitandone di fatto la sovranità nazionale, anche se l’adesione al Fondo resta sempre su base volontaria. Le rigide condizionalità imposte dal Fondo (spesso legate a tagli della spesa pubblica o privatizzazioni) possono incidere prepotentemente sulla politica interna, ad esempio rafforzando in modo anomalo il ruolo del Ministro dell’Economia rispetto ad altri dicasteri.
Allo stesso tempo, i governi in difficoltà possono usare il FMI come comodo scudo politico, spostando furbescamente la colpa delle crisi e dei tagli sull’organizzazione internazionale e sulle condizioni da essa imposte (la cosiddetta pratica del blame-shifting). Tuttavia, è soprattutto l’evidente squilibrio di potere interno (dove i Paesi più ricchi detengono la maggioranza decisionale grazie alle loro quote) che ha spesso messo in discussione la sua piena legittimità democratica.

Fonte immagine in evidenza: Wikimedia Commons /

