Nativo, il viaggio creativo di Giorgio Matteo Lorusso tra identità e design

Nativo non è solo un marchio, ma un viaggio personale e creativo che nasce dalla visione di Giorgio Matteo Lorusso, giovane designer laureato al Polimoda di Firenze. Spinto dalla curiosità e dall’influenza del mercato australiano, Giorgio ha deciso di riportare in Italia ciò che aveva respirato all’estero: un modo nuovo di vivere la moda, fatto di libertà, autenticità e qualità senza compromessi. Ogni capo Nativo è il frutto di questa ricerca: materiali premium, dettagli “raw” e linee contemporanee che parlano a chi non vuole soltanto vestirsi, ma esprimere un’identità. Con Nativo, il design diventa un ricordo tangibile, un segno di appartenenza, un simbolo che accompagna chi lo indossa nelle proprie esperienze più vere. È così che Nativo si propone non come semplice brand di abbigliamento, ma come comunità, come linguaggio condiviso, come piccola rivoluzione culturale che nasce dall’Italia per parlare al mondo.

Come è nata l’idea di Nativo e la sua trasformazione in un brand?

“Ho iniziato i miei studi nella moda già con l’obiettivo di voler lanciare un mio brand, ma ci sono voluti anni di esperienza per concretizzare i passi necessari. Nativo nasce durante un’esperienza in Australia con mio fratello Riccardo, con cui tutto è iniziato. Lì abbiamo sentito fosse arrivato il momento di unire la passione per l’abbigliamento al viaggio e alle esperienze: far vivere alle persone momenti che rimangono sotto la pelle. Non è solo una questione di cosa indossi, ma di come ti fa sentire dentro”.

In che modo Polimoda e l’Australia hanno modellato l’approccio al design?

“L’università ti permette di sperimentare, di spingerti al limite. L’Australia mi ha spaccato la testa in due, come un cocco d’estate, e mi ha fatto vedere una realtà che da noi non ci sarà mai. È una questione di approccio alla vita: vedere gente in giacca e cravatta che si spoglia per surfare ti fa riflettere sulle priorità, su come vuoi vivere e con chi vuoi condividere il tuo percorso”.

Qual è il messaggio più profondo comunicato attraverso i capi Nativo?

“Vogliamo essere reali, veri, anche a costo di non piacere alla massa. Che sia attraverso le collezioni o le experience che organizziamo, vogliamo creare un legame autentico con la nostra community. È una filosofia che unisce la “vita lenta” del Sud Italia, da cui veniamo, con l’adrenalina e le emozioni che vogliamo vivere e far vivere”.

Come nasce una collezione Nativo?

“Tutto nasce dal voler rappresentare momenti di vita vera, quelli in cui puoi indossare davvero Nativo, davanti a una birra con gli amici o in mezzo alla natura. Vogliamo che la gente viva con i nostri prodotti, senza paura di rovinarli. Ci ispiriamo a pattern che troviamo in natura, ma anche in città: muri scrostati, tubi arrugginiti, tutto ciò che rappresenta la realtà. Due giorni fa, durante una sagra, abbiamo visto un vecchio palazzo con i muri in rovina… inutile dire che sarà il pattern di una delle prossime hoodie!”.

Dove vedi Nativo tra cinque anni?

“Mi piacerebbe organizzare ancora più eventi ed esperienze, coinvolgendo creativi e sportivi. Il Made in Italy ci contraddistingue, anche se non è facile per via dei costi, ma vogliamo espanderci dove la nostra filosofia può far nascere qualcosa di bello. E magari organizzare esperienze più lunghe, anche all’estero. Ma niente spoiler!”.

Nel panorama della moda emergente, Nativo è la prova che si può essere veri senza rinunciare al design. Tra artigianalità italiana, un valore fondamentale del Made in Italy, e spirito australiano, Giorgio Matteo Lorusso firma un progetto che parla di persone prima ancora che di vestiti e che, passo dopo passo, sta costruendo una comunità fatta di esperienze, emozioni e identità condivise.

Fonte immagini: Giorgio Matteo Lorusso

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