27 notti: la recensione del film su libertà e vecchiaia

27 notti

Uscito su Netflix il 17 ottobre 2025, 27 notti è l’adattamento del romanzo Veintisiete noches. Diretto da Daniel Hendler, si ispira alla vera storia di Natalia Kohen, scrittrice, artista e collezionista d’arte argentina, trasformando la sua vicenda personale in un racconto che indaga con delicatezza e ironia il complesso rapporto tra libertà di scelta e vecchiaia.

La vita di Martha Hoffman

Martha Hoffman (Marilú Marini) è un’eccentrica mecenate ottantenne nota tanto per la sua generosità quanto per il suo spirito indomabile. Le figlie, incapaci di comprenderne le scelte sempre più imprevedibili, decidono di farla ricoverare in una clinica psichiatrica, sostenendo che la madre soffra di demenza senile. A occuparsi del caso è Casares (interpretato dallo stesso Daniel Hendler), un perito giudiziario chiamato a stabilire se Martha sia realmente malata o semplicemente decisa a vivere la vita secondo le proprie regole. Durante l’indagine, le intenzioni delle figlie cominciano a sembrare sempre più ambigue e dettate da avidità nei confronti del patrimonio della donna. In questo contesto, il desiderio di Martha di restare padrona delle proprie decisioni diventa un atto di resistenza, mostrandoci quanto coraggio serva per restare sé stessi quando il mondo sembra aver già deciso chi dovremmo essere.

Un inno ironico alla vecchiaia

27 notti è un film capace di alternare drammaticità, ironia e un pizzico di cinismo, rappresentando la terza età come una fase della vita ancora attiva, in cui non si perde il piacere di vivere. La pellicola assume anche il valore di critica sociale, affrontando un tema che figura poco nel cinema contemporaneo.

I personaggi, pur comparendo in alcuni casi per brevi momenti, risultano ben delineati e perfettamente inseriti all’interno di questo spazio di riflessione. Ognuno assume una posizione diversa: Martha è una donna audace, estrosa e ribelle, che rivendica il diritto di scegliere per sé; la domestica, silenziosa e fedele, incarna la comprensione tacita e incondizionata; Casares è un uomo buono e riflessivo, che cerca di svolgere il proprio lavoro con onestà; infine, le due figlie rappresentano due poli opposti – una più dura e calcolatrice, l’altra fragile e indecisa – restituendo le sfumature dell’amore familiare contaminato dall’interesse.

Anche sul piano estetico, il film comunica molto attraverso gli spazi: la casa di Martha, bizzarra, colorata ma elegante, è un tempio dell’arte che riflette la sua visione del mondo; l’associazione culturale da lei fondata, caotica e anticonformista, richiama l’energia dei rave e rappresenta la libertà e l’assenza di giudizio in cui la protagonista ha sempre vissuto; la clinica psichiatrica, al contrario, è fredda e asettica, simbolo di controllo e privazione.

Il film è chiaro e scorrevole, arriva dritto al punto, pur non essendo esente da qualche imperfezione. In alcuni momenti, sembra essere eccessivamente frettoloso: la parte legata al ricovero in clinica si risolve troppo in fretta, sebbene sia un momento di transizione e uno dei momenti di maggior sofferenza per Martha, ora rinchiusa in una gabbia. Anche il finale appare leggermente affrettato, rendendo il verdetto poco verosimile e spezzando il realismo che permea tutta la narrazione.

Nonostante ciò, rimane un film che intrattiene con leggerezza e ironia pur affrontando un tema complesso. Forse non restituisce la vicenda in maniera dettagliata, ma di certo dà voce ai tanti incompresi della storia, mostrando come una mente indomabile e fuori dagli schemi non sia sinonimo di follia. Soprattutto, ci ricorda come talvolta amici, sconosciuti o semplicemente altri spiriti liberi comprendano meglio queste menti rispetto a chi gli è più vicino, a una famiglia che, pur avendo un legame di sangue, spesso non riesce a capire chi ha davanti.

27 notti: un film che nella sua imperfezione arriva al cuore

27 notti non è un film perfetto, ma è un film che con leggerezza arriva al cuore del pubblico che guarda la vecchiaia non come una resa, ma come un ultimo atto di ribellione. Un dubbio resta, e non sulla sanità di Martha, ma su quella di un mondo che confonde la libertà con la follia.

Fonte dell’immagine: Trailer ufficiale Netflix

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