A Balcony in Limoges al Linea d’Ombra Festival di Salerno

A Balcony in Limoges al Linea d'Ombra Festival di Salerno

Il 13 novembre, al Linea d’Ombra Festival di Salerno, il regista francese Jérôme Reybaud ha presentato il suo film A Balcony in Limoges, in concorso nella sezione Passaggi d’Europa_30. Questo lungometraggio ha lasciato senza parole la sala gremita, tra colpi di scena inaspettati e una narrazione magistrale. A prima vista, il film appare come un’innocua commedia su due donne che, anni dopo il liceo, si ritrovano per caso; la realtà è ben diversa, ma lo spettatore non nutre alcun sospetto durante la visione, cadendo così nella “trappola” del regista.

La trama: un incontro tra due opposti

Eugénie (Anne-Lise Heimburger) è un’assistente sanitaria in congedo medico a tempo indeterminato. Mentre si reca a una visita, trova una donna apparentemente svenuta in un’auto e, per controllare il suo stato di salute, la sveglia, ignara che la sua vita stia per cambiare radicalmente dopo questo fatidico incontro. La donna in auto è infatti Gladys (Fabienne Babe), una sua ex compagna di liceo. Le due sono l’una l’opposto dell’altra: Eugénie ha una vita all’apparenza semplice, rispetta le regole e crede nel bene per il prossimo; Gladys è una donna che vive ai margini, senza una casa o altro a suo nome. Una è perfettamente integrata nella società, l’altra rifiuta qualsiasi etichetta, ricercando la libertà in ogni sua forma.

Proiezione del film in Sala Pasolini (Ufficio Stampa)

Il film si focalizza inizialmente sul tentativo di Eugénie di aiutare Gladys a riprendere in mano la propria vita, senza rendersi conto che si tratta di un aiuto non richiesto. Eugénie prova a trovarle un lavoro, la accoglie in casa e tenta di farla reintegrare attraverso progetti di volontariato. Gladys, pur rifiutando gli aiuti, rimane accanto a Eugénie, diventando rapidamente la sua unica amica. La tensione tra le due aumenta gradualmente fino a un improvviso cambio di tono, che culmina in un incredibile colpo di scena. Il tutto viene osservato da un professore di filosofia che abita nel palazzo di fronte a quello di Eugénie e che testimonierà l’accaduto, accompagnando lo spettatore in un viaggio nella vita di due donne agli antipodi: una rappresenta l’ordine, l’altra il caos.

Il lato oscuro di Eugénie: tra apparenza e sorpresa

Tra i maestri che hanno ispirato Jérôme Reybaud per A Balcony in Limoges troviamo Luis Buñuel e Manoel de Oliveira, due autori noti per la loro capacità di giocare con le aspettative. L’obiettivo del regista era proprio quello di sorprendere il pubblico attraverso una narrazione dalla sensibilità bizzarra, fatta di pochi elementi che enfatizzano la scena. L’assenza di musica e di effetti speciali durante i momenti finali accentua l’orrore, che non viene vissuto nell’immaginario ma nel quotidiano, percepito così in modo ancora più forte.

Nella propria vita, Eugénie ha sempre cercato di mantenere una certa linea di condotta: fa volontariato, aiuta i rifugiati e ci tiene a presentarsi come una persona ordinata e rispettabile. Ma questa condotta può a volte sfociare nel male. In A Balcony in Limoges, Eugénie è inizialmente mostrata come un personaggio “debole”, un soldato della normalità, eppure verso la fine del film la scopriamo in una veste completamente diversa, apparendo persino come una figura feroce.

L’ironia amara e sottile di Reybaud emerge nel culmine dell’azione, quando Eugénie rivela una natura diversa da quella iniziale. Non si tratta di uno stravolgimento, ma di un graduale processo di rivelazione, in cui il personaggio si spoglia di apparenze e convenzioni fino a mostrare una natura violenta e inquietante.

Reybaud reinventa la realtà

Ciò che ha sbalordito i presenti in sala è stato scoprire che si trattasse di una storia realmente accaduta: Jérôme Reybaud ha spiegato di essersi ispirato a un vero caso di cronaca nera francese. Tra le domande poste al regista durante il Q&A dopo la proiezione, vi è stata anche quella riguardante il suo futuro cinematografico. Jérôme Reybaud ha ironicamente affermato di annoiarsi facilmente, persino di sé stesso, e per questo motivo non propone mai la stessa cosa due volte.

Q&A con il regista Jérôme Reybaud (Ufficio stampa)

Ci aspettano quindi altri colpi di scena, radicalmente diversi da A Balcony in Limoges. Reybaud è un regista che non ha paura di sperimentare, allontanandosi dalla direzione presa e reinventandosi continuamente.

Fonte immagine in evidenza: Ufficio stampa

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