Viggo Mortensen è un attore statunitense che si è distinto nel campo della settima arte per i suoi ruoli poliedrici e versatili. Nato nel 1958 a New York da madre statunitense e padre danese, la sua gioventù è caratterizzata da numerosi viaggi nel mondo tra Sudamerica ed Europa che gli hanno permesso di assimilare le diversità culturali, impiegandole nella recitazione in modo verosimile e mai stereotipato. Dopo una decina di anni di attività con opere minori, il successo arriva nel 2001 grazie alla mitica interpretazione di Aragorn nel fantasy Il Signore degli Anelli, ancora oggi ricordata per la sua emotività. Nel corso della sua carriera è stato nominato tre volte agli Oscar, con candidature come migliore attore anche ai Golden Globes e ai BAFTA Awards. Scopriamo, dunque, tre film con Viggo Mortensen che sono stati apprezzati globalmente.
Migliori film di Viggo Mortensen: sintesi delle opere consigliate
| Titolo film | Anno | Ruolo / Caratteristica |
|---|---|---|
| Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello | 2001 | Il ramingo Aragorn; consacrazione mondiale. |
| A History of Violence | 2005 | Tom Stall; thriller sulla dualità dell’identità. |
| Green Book | 2018 | Tony Lip; amicizia oltre i pregiudizi razziali. |
| Falling – Storia di un padre | 2020 | John; esordio alla regia di Viggo Mortensen. |
Indice dei contenuti
Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello (2001) – il film che ha consacrato Viggo Mortensen
Grazie a questo leggendario film, primo di una trilogia diretta da Peter Jackson, Mortensen ottiene la fama internazionale. L’interpretazione del ramingo Aragorn, uomo cinico ma, allo stesso tempo, simbolo della vulnerabilità umana, è entrata nel cuore di tutti gli spettatori. La trama della pellicola riprende l’omonimo libro di J.R.R. Tolkien, pietra miliare del genere fantasy che narra dell’eterno conflitto tra bene e male, con il giovane hobbit Frodo che intraprende un viaggio per cambiare le sorti dell’umanità. Per la preparazione a questo ruolo c’è stato un grande lavoro attoriale: le armi bianche trasportate non erano repliche, ma modelli reali con il loro vero peso. Nei restanti due film che compongono la trilogia, l’Aragorn di Mortensen diventa sempre più umano e buono, compiendo un vero e proprio percorso di formazione parallelo a quello del protagonista.
A History of Violence (2005) – un thriller ansiogeno
Questo film avvia il lungo sodalizio tra Viggo Mortensen e il regista David Cronenberg, che lo richiama più e più volte come protagonista delle sue pellicole. Ambientato in una città dell’Indiana, l’intreccio segue la vita apparentemente tranquilla di Tom Stall, proprietario di un diner molto amato della cittadina. La situazione cambia quando degli uomini misteriosi minacciano di conoscere la vera identità dell’uomo, facendo emergere una doppia faccia. Il tema principale del film è l’identità e viene trasmesso da Mortensen con grande efficacia: la dualità è mostrata attraverso la freddezza delle espressioni e dei gesti che si oppongono alla dolcezza dei momenti riservati alla famiglia. La visione è consigliata soprattutto a chi vuole vedere un thriller con tensione graduale e narrazione inaffidabile, ricco di colpi di scena.
Green Book (2018) – la storia di un’amicizia sincera
Nel 2018 il regista Peter Farrelly ha portato sul grande schermo un road movie ambientato negli Stati Uniti durante gli anni ’60. Il film segue la storia di Tony Lip, buttafuori italoamericano interpretato da Mortensen, che fa da autista al raffinato pianista jazz afroamericano Don Shirley, in tournée per tutto il continente. In questo viaggio il rapporto iniziale tra i due, segnato inizialmente dai pregiudizi dovuti alla tensione razziale dell’epoca, evolve in una profonda amicizia che va oltre qualsiasi classe sociale e identità. La complicità degli attori protagonisti è tale da non risultare mai finta e costruita: ciò ha permesso a Mahershala Ali di vincere il premio Oscar come migliore attore non protagonista.
Falling – Storia di un padre (2020) – l’esordio alla regia di Viggo Mortensen
Si tratta del debutto alla regia per l’attore, che immagina la storia di John (interpretato dallo stesso Mortensen), un uomo omosessuale che si trova a dover prendersi cura del padre Willis, anziano conservatore affetto da demenza senile. La diversità di pensiero generazionale fa emergere ferite del passato, con le quali entrambi devono fare i conti per accettare la diversità come parte naturale della vita. La performance attoriale è qui delicata e ricca di sottotesti: il dolore di John è espresso attraverso il silenzio e sguardi delusi, che si oppongono all’irascibilità della sua controparte. Questo toccante film è frutto di maturità espressiva e concettuale, che va visto per comprendere il significato dell’amore famigliare.
I film con Viggo Mortensen sono, dunque, una garanzia per coloro che cercano personaggi versatili e in costante evoluzione, che vengono ancora ricordati e lodati a distanza di anni.
Fonte immagine in evidenza: Depositphotos.com (Foto di: Kristin Callahan / Everett Collection — Foto di everett225)

