Gabriele Muccino conquista il botteghino: la sua ultima opera, nelle sale dal 29 gennaio, registra 2,2 milioni di euro nella prima settimana e segna il sorpasso su Buen Camino. Tratto dal romanzo “Siracusa” di Delia Ephron, il lavoro del regista e sceneggiatore gravita attorno al “non detto”, una scelta che si oppone all’urgenza contemporanea di spiegare tutto: un’impostazione ribadita e contestualizzata durante la conferenza stampa del 5 febbraio al Cinema Metropolitan di Napoli.
Scheda tecnica
| Dettaglio | Informazioni |
|---|---|
| Regia | Gabriele Muccino |
| Cast principale | Stefano Accorsi, Miriam Leone, Carolina Crescentini, Claudio Santamaria |
| Uscita al cinema | 29 Gennaio |
| Tratto da | Romanzo “Siracusa” di Delia Ephron |
Indice dei contenuti
La conferenza stampa
Il fulcro dell’interessante dibattito con i giornalisti ha riguardato principalmente l’architettura simbolica del progetto. La pellicola non è una semplice analisi delle dinamiche matrimoniali, ma una riflessione su quanto il silenzio possa rappresentare un’arma di autodifesa e autoinganno. Il regista romano ha posto l’attenzione in particolare sul ruolo dell’ambientazione, che definisce come uno spazio di apparente rinascita capace di illudere i protagonisti con la promessa di un nuovo inizio.
Questo isolamento, tuttavia, si rivela fragile: ciò che i personaggi hanno taciuto torna a galla e trasforma la ripartenza in un vero e proprio naufragio emotivo. La storia si sposta simbolicamente oltre le colonne di Ercole, un luogo carico di un’energia labirintica che accompagna lo smarrimento dei protagonisti fino al confronto inevitabile con il destino. Muccino ha inoltre chiarito che l’opera non punta a una fruizione consolatoria, ma chiede di essere metabolizzata dal pubblico, invitandolo a confrontarsi con le verità taciute a se stessi.
Per quanto riguarda l’ossatura della narrazione, il rapporto con il romanzo della Ephron ha permesso di costruire personaggi mossi da dinamiche emotive profonde. Secondo il regista, la distruzione di ciò che sembra stabile può risultare paradossalmente liberatoria, poiché permette allo spettatore di riconoscersi e sentirsi meno solo.
In chiusura, Muccino ha ricordato la complessità della produzione cinematografica attuale e ha sottolineato come questo lavoro sia arrivato dopo altri impegni, tra cui lo spettacolo teatrale “A casa tutti bene”. La pièce sarà in scena proprio a Napoli, dal 25 febbraio all’8 marzo, al Teatro Diana.
Recensione: un uragano di tensioni
C’è un momento nella vita oltre il quale le parole arrivano sempre troppo tardi? “Le cose non dette” non solo si interroga su tale questione, ma rivela come il taciuto crei voragini irreversibili. Il racconto indaga il peso dei silenzi nelle relazioni umane, capaci di generare buchi neri emotivi in cui lo smarrimento è inevitabile. Ad arricchire la pellicola cinematografia collabora anche la fotografia di Fabio Zamarion, caratterizzata da una palette sobria e desaturata, che riflette il non detto dei personaggi e la loro difficoltà di comunicare.
I protagonisti sono Carlo (Stefano Accorsi) ed Elisa (Miriam Leone), una coppia affermata e brillante. La loro unione appare però monotona e giunta probabilmente alla sua stagione finale. Lui è un professore universitario e scrittore in forte crisi creativa; lei è una giornalista stimata anche all’estero, ma attraversata dal bisogno di guardare il mondo con occhi nuovi.

In cerca di stimoli, Carlo ed Elisa partono per un viaggio insieme agli amici di sempre, Anna (Carolina Crescentini) e Paolo (Claudio Santamaria), accompagnati dalla figlia adolescente di questi ultimi, Vittoria (Margherita Pantaleo). Anche questa coppia vive un equilibrio precario: Anna è una madre iperprotettiva e maniaca del controllo; Paolo è un padre assente, costantemente in fuga. Al centro si trova Vittoria, tredicenne schiacciata da una gabbia dorata, desiderosa di rompere la campana di vetro per scoprire sé stessa.
Tra dinamiche irrisolte e sguardi ambigui, il gruppo si ritrova immerso in un mare di verità celate. A innescare l’uragano emotivo è Blu (Beatrice Savignani), giovane studentessa di Carlo. Presenza magnetica e destabilizzante, Blu è un personaggio peculiare e accattivante per i suoi modi irruenti e per la costante ricerca del proprio posto nel mondo.
Oltre la superficie: il valore dei silenzi
Il titolo stesso, “Le cose non dette”, esplicita gli intenti della pellicola: mostra come le parole mai pronunciate e le ambiguità definiscano non solo i rapporti di coppia, ma l’intera vita interiore. Il nome dell’opera diventa così metafora dei nodi irrisolti nelle relazioni contemporanee, inizialmente silenziosi e poi sempre più ingombranti. Il finale, in coerenza, non può che restare aperto, sospeso e irrisolto: una delle tante “cose” taciute. La sua forza risiede proprio in questa rinuncia alla parola esplicativa per dare ampio spazio e respiro al taciuto, fino all’ultimo. Non risposte, ma tante domande che continuano a pulsare: la conclusione non risolve dunque il conflitto, ma lo apre.
Uno specchio del reale
“Le cose non dette” attrae perché rappresenta una verità essenziale: nella vita nessuno ci spiega tutto e spesso siamo costretti a interpretare ciò che resta sospeso. Il lavoro di Muccino trasporta lo spettatore in un altrove emotivo intenso e caotico, lasciando aperta una domanda inevitabile: si può davvero fuggire dal passato o esso continua a seguirci, trasformandosi nel tempo?
Fonte immagine: http://www.01distribution.it

