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Lacci di Daniele Luchetti | Recensione

 

Il film Lacci di Daniele Luchetti è uscito nelle sale italiane nel 2020. La pellicola è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Domenico Starnone, pubblicato nel 2014. La vicenda gravita attorno ad una famiglia all’apparenza ordinaria: Aldo (Luigi Lo Cascio) e Vanda (Alba Rohrwacher) hanno due figli, Anna (da adulta interpretata da Giovanna Mezzogiorno) e Sandro (da adulto interpretato da Adriano Giannini). L’uomo però sembra insoddisfatto e inizia ad accusare la monotonia e la costrizione dell’ambiente domestico. Nel momento in cui fa una confessione a sua moglie sovvertirà inevitabilmente il precario equilibrio familiare.

Lacci di Daniele Luchetti: trama del film 

Lacci di Daniele Luchetti è ambientato a Napoli a cavallo tra gli anni ’80 e i giorni nostri.
Una sera Aldo, speaker radiofonico a Roma, confessa alla moglie di essere stato con un altra donna, la sua collega più giovane Lidia, ma non è certo di cosa provi per lei. Vanda, in un primo momento sconvolta, lo caccia di casa spingendolo nelle braccia dell’altra donna. Aldo infatti si trasferisce a Roma e inizia a trascurare anche i suoi doveri di padre: il tempo passato con i figli è imposto e il loro legame diventa innaturale.
Vanda va a Roma, trascinandosi anche Sandro e Anna e i bambini sono costretti a presenziare alle rovine del matrimonio dei loro genitori. Aldo non ne vuole sapere dei suoi doveri di marito e padre e rinuncia anche alla custodia dei suoi figli. Vanda, sola e disorientata, tenta il suicidio, ma dopo essere sopravvissuta si ricompone e si fa forza per Sandro e Anna, dovendo sopperire anche alla figura paterna e ormai rassegnata a crescerli da soli. 

A distanza di anni, per volere di Sandro, il minore tra i due, Aldo riappare nelle loro vite e questa volta pare intenzionato a rimanervi. Il film Lacci di Daniele Luchetti fa un salto fino ai giorni nostri e da quel momento infatti apprendiamo che i due sono rimasti insieme e ormai anziani stanno andando in vacanza. Al loro rientro però trovano la casa sottosopra: si riaprono così ferite che si credevano rimarginate e riaffiorano traumi sepolti.

La natura contorta dei legami umani: lacci o catene?

In Lacci di Daniele Luchetti il personaggio di Aldo è l’intero motore della vicenda. Il suo legame con la moglie Vanda e i suoi figli Sandro e Anna è scandito da assenza e presenza, silenzio e parola, addii e ritorni. Non si può dire se la sua decisione definitiva di tornare con sua moglie sia mossa da un sentimento d’amore. Aldo è un uomo che concepisce l’amore come un dono che per essere elargito necessita di gratificazione e approvazione, delle quali il suo fragile ego ha un disperato bisogno. Riesce a trovare tutto ciò in Lidia, ma essendo il suo un sentimento fondato su necessità egoistiche, il rapporto si incrina nel momento in cui prendono piede le sue insicurezze e alla fine i sensi di colpa hanno la meglio. 

I Vanda e Aldo anziani in Lacci di Daniele Luchetti, interpretati da Laura Morante e Silvio Orlando, offrono anche dei simpatici siparietti che ricordano vagamente Sandra e Raimondo di Casa Vianello, ma lo spettatore può intuire che la loro non è una solida complicità e un velato senso di astio è permeante. Infatti, Aldo nel momento in cui decide di tornare da Vanda accetta tacitamente il ruolo di martire: i suoi errori non sono dimenticati o perdonati, ma vengono costantemente rammentati da Vanda e trovano espressione nel suo atteggiamento passivo-aggressivo. Aldo nella condizione di marito/martire con tacito assenso accetta l’atteggiamento scostante della moglie, monito dei suoi errori passati. 

In Lacci di Daniele Luchetti viene trasposta sullo schermo una storia in cui i legami diventano sinonimo di costrizione e i lacci si fanno catene. La relazione tra Aldo e Vanda è una di quelle in cui lasciare andare è il più nobile atto d’amore, di cui però non tutti però sono capaci.

Fonte immagine in evidenza: Netflix

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