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L’estate in cui Hikaru è morto (anime) | Recensione

L'estate in cui Hikaru è morto (anime) | Recensione

L’estate in cui Hikaru è morto (in inglese: The summer Hikaru died) è un anime di genere horror e slice of life tratto dall’omonimo manga illustrato da Mokumokuren. Gli episodi sono stati realizzati dallo studio di animazione giapponese CygamesPictures e distribuiti a livello mondiale nell’estate 2025. L’adattamento anime presenta 1 stagione da 12 episodi, ciascuno della durata di 23 minuti, ed è attualmente disponibile sulla piattaforma streaming di Netflix. Scopriamo di più sulla trama e i suoi personaggi in questa recensione di L’estate in cui Hikaru è morto

Trama e personaggi 

Yoshiki Tsujinaka e Hikaru Indo vivono in un piccolo villaggio rurale in Giappone. Amici d’infanzia e compagni di scuola, hanno passato la maggior parte delle loro vite insieme e nonostante i caratteri differenti sembrano andare molto d’accordo. La situazione cambia improvvisamente un giorno d’estate, quando Yoshiki confronta il suo migliore amico affermando di non riconoscerlo più. Infatti, Hikaru era sparito durante un’escursione in montagna alcuni mesi prima e al suo ritorno aveva riferito di non ricordare nulla, ma agli occhi di Yoshiki qualcosa era diverso. Questo sospetto viene poi confermato: in realtà, il vero Hikaru è morto e a prendere possesso del suo corpo è stata un’entità misteriosa. A partire da questa rivelazione, Yoshiki decide di provare ad accettare il “nuovo” Hikaru e mantenere il suo segreto, ma la loro amicizia non sarà mai più la stessa. 

Recensione: perché vale la pena vedere L’estate in cui Hikaru è morto

Questo anime offre una storia ricca di mistero, suspence, ed emozioni intense. Inizialmente il focus dell’animazione è quello di catturare l’atmosfera di tranquillità tipica dell’estate, ma c’è un sottofondo di paura che emergerà gradualmente, portando con sé un’atmosfera di terrore. Questo viene reso dal contrasto tra scene con i suoni tipici della campagna giapponese e momenti di improvviso silenzio, che tengono lo spettatore con il fiato sospeso.

Scopriamo anche il conflitto interiore di Yoshiki, diviso tra l’accettazione di Hikaru e la consapevolezza che quello non è, in realtà, il suo migliore amico: l’entità ha sì lo stesso aspetto e lo stesso carattere di Hikaru, ma per quanto cerchi di convincere se stesso, Yoshiki non riesce a fare i conti con il fatto che la persona con cui ha trascorso la sua infanzia è ormai solo un ricordo. Il tema della perdita percorre dunque tutta la storia e caratterizza anche lo stesso Hikaru, il quale fa esperienza per la prima volta di com’è vivere da essere umano e teme costantemente di essere abbandonato per via della sua natura mostruosa. La fragilità della vita, l’impossibilità di lasciar andare qualcuno, il dover accettare che i ricordi con una persona speciale possono essere solo conservati nella memoria e mai più rivissuti sono solo alcuni degli elementi psicologici che si intrecciano con la componente horror dell’anime. I momenti di paura sono diversi rispetto ai classici jumpscares che ci aspetteremmo: il terrore sta soprattutto nella sensazione di essere guardati anche quando si è da soli nella foresta, o di non sentirsi più sicuri dentro la propria abitazione, perché la presenza di Hikaru ha evidentemente risvegliato altre entità e la calma del villaggio è ormai solo apparente; si tratta di un clima di perenne inquietudine che è comunque bilanciato dai momenti più tranquilli, e spesso spiritosi, presenti negli episodi. 

L’estate in cui Hikaru è morto è l’anime perfetto per chi ama l’horror ma cerca allo stesso tempo qualcosa di più profondo e ricco di simbolismi. Nell’attesa della seconda stagione, la cui uscita è stata già confermata, non ci resta che vedere (o rivedere) gli episodi disponibili ed immergerci in uno degli anime horror più appassionanti di sempre. 

 

Fonte immagine: Netflix

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