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Taxi Driver, l’America dopo la guerra del Vietnam

Taxi Driver

Taxi Driver è un film del 1976 diretto da Martin Scorsese, sceneggiato da Paul Schrader e interpretato da Robert De Niro. La pellicola presenta la seconda collaborazione tra Scorsese e De Niro dopo Mean Streets (1973), un sodalizio che vedrà i due collaborare numerose volte nei successivi vent’anni. Il film venne candidato a quattro Academy Awards – senza vincerne nessuno – ed è oggi riconosciuto unanimemente come uno dei capolavori del regista, nonché come uno dei più grandi film di tutti i tempi. Ispirato a grandi classici della letteratura europea novecentesca come “La nausea” di Jean-Paul Sartre e “Lo straniero” di Albert Camus, con i quali condivide l’interesse per le tematiche concernenti l’esistenzialismo, Taxi Driver racconta la storia di Travis Bickle, reduce di guerra che inizia a lavorare come tassista per combattere l’insonnia causatagli dall’esperienza in Vietnam. Nel tentativo di recuperare un senso d’umanità che gli sembra smarrito, Travis viene a contatto con varie figure, tra cui quella di Betsy, un’affascinante donna che si occupa della campagna elettorale del candidato presidente Charles Palantine, e quella di Iris Steensma, giovane prostituta interpretata da Jodie Foster. Il senso di disagio esistenziale provocatogli dall’esperienza bellica condurrà Travis in una spirale di follia e paranoia, fino al tragico epilogo del film.

L’alienazione in Taxi Driver

Il protagonista della pellicola si fa testimone, passando le notti tra le strade di New York guidando il taxi, del disagio vissuto dagli Stati Uniti d’America subito dopo la guerra del Vietnam; un paese appena uscito da un conflitto durato oltre dieci anni, nel quale è stato sacrificato un numero non esiguo di vite umane per un obiettivo ad interesse esclusivamente del governo americano – in un contesto come quello della Guerra Fredda, con il mondo diviso in due blocchi ben distinti – e mai effettivamente raggiunto. Travis vive in prima persona l’esperienza debilitante del conflitto, e una volta tornato in patria cerca disperatamente di riottenere l’innocenza persa in guerra e di costruire un mondo da cui bandire quella che lui considera “la feccia dell’umanità”.

Il suo approccio con Betsy, spavaldo e sorprendentemente diretto, dimostra la sua volontà di trovare qualcuno che possa assurgersi a simbolo di questa “purezza” perduta, e la forte delusione provata in seguito al rifiuto della donna dimostra quanto Travis abbia bisogno di trovare qualcuno da idealizzare e da porre in contrasto con la “spazzatura del mondo”; anche Palantine viene inizialmente visto come l’uomo capace di risollevare gli Stati Uniti, ma successivamente diventa per Travis il simbolo dell’ipocrisia della classe dirigente. Anche nella giovane Iris, Travis vede un nitido esempio di candore costretto a immischiarsi alla succitata “feccia” e arriva a compiere gesti sconsiderati pur di salvarla, nonostante la conosca appena e la ragazza non manifesti un particolare desiderio di uscire dalla propria condizione. È come se Travis volesse ergersi a superuomo capace di riportare, con la forza dei suoi solitari gesti rivoluzionari, gli USA ad un nuovo splendore e rendere l’America un paese completamente privo di ipocrisia e malvagità. Scorsese mette in scena il delirio di un uomo alienato dalla società in cui vive, nella quale dominano valori distanti da quelli dell’umanesimo e dove per poter sopravvivere è necessario conformarsi agli standard imposti, pena l’alienazione e la follia. Il finale, poi, mette ancora più in risalto l’ipocrisia di una società che considera eroe chi si macchia di un crimine a patto che la vittima sia un “rifiuto” e non una figura di spicco.

Taxi Driver è il ritratto di un paese in decadenza ma che sembra non accorgersene, e nel quale chi non si conforma può scegliere soltanto la strada della follia. La regia di Scorsese, impeccabile soprattutto nelle scene all’interno del taxi, e la magistrale recitazione di De Niro – il soliloquio di fronte allo specchio è ormai un classico del cinema – contribuiscono a rendere la pellicola un’opera d’arte essenziale e a donarle un innegabile peso culturale e un posto nella storia dell’arte contemporanea.

Fonte immagine: Wikipedia

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