Il giro del mondo in 80 giorni, serie tv | Recensione

il giro del mondo in 80 giorni

 

Il giro del mondo in 80 giorni è una serie tv, adattamento del celeberrimo libro di Jules Verne; composta da otto episodi, è andata in onda in Italia su Rai 2.  La serie narra le vicende di Phileas Fogg, che decide improvvisamente di accettare la sfida di compiere il giro del mondo in 80 giorni, accompagnato da due aiutanti, la giornalista Abigail Fix e il valletto Passepartout. I tre vivranno avventure fantastiche ma anche pericolose, nella speranza di tornare a Londra entro la scadenza stabilita, ossia la vigilia di Natale.

 

  Phileas Fogg

Ne Il giro del mondo in 80 giorni, molto interessante è il personaggio protagonista, Phileas Fogg, interpretato da David Tennant. Egli non è un avventuriero, un girovago, al contrario è sempre stato nella stessa città, chiuso tra le mura di un club per soli uomini, dove ha appunto trascorso tutte le sue giornate, sempre uguali. Inoltre, è conosciuto e considerato dagli amici come una persona particolarmente pavida, per niente aderente quindi a una personalità indomita e temeraria da cui ci si aspetterebbe una scelta del genere.

Va infatti considerato che la storia de Il giro del mondo in 80 giorni si ambienta nell’Ottocento, un periodo in cui i viaggi erano difficili, lunghi e anche pericolosi. Capiamo che Fogg è spinto a prendere questa scelta avventata da una misteriosa cartolina ricevuta, in cui è stata scritta una sola parola: “coward”, (codardo). Non si sa da chi l’abbia ricevuta e cosa rappresenti per lui, ma sembrerebbe avere un valore così forte da spingerlo a rivoluzionare la sua vita dopo anni di immutabilità. Fogg ha studiato tantissimo sul mondo ed ha un’immensa cultura, ma non ha mai avuto il coraggio di mettere in pratica queste conoscenze apprese per viaggiare, nonostante sia chiaro che è sempre stato il suo sogno. È un uomo ricco, ha sempre avuto i mezzi per poterlo fare ma è stato troppo spaventato per fare qualsiasi cosa, lasciandosi sfuggire importanti occasioni. Non riuscendo a soddisfare quel sogno, ha lasciato che la vita gli scivolasse addosso passivamente. Nella sua scelta di fare il giro del mondo in 80 giorni cerca la sua rivincita, non nei confronti degli amici che non credono in lui, è neanche nei confronti di chi gli ha scritto quel messaggio, ma verso sé stesso, per dimostrare che può ancora fare quello che vuole. Il giro del mondo in 80 giorni lo aiuterà anche a riscoprire il valore profondo dei legami, grazie ai suoi compagni di viaggio, cosa che aveva dimenticato da tempo.

Il giro del mondo in 80 giorni: il viaggio e la scoperta

Il giro del mondo in 80 giorni è interessante anche sotto altri punti di vista: mostra proprio come il viaggio e la scoperta scardinino facilmente stereotipi e preconcetti, come tutto cambia nel momento in cui puoi essere tu a conoscere direttamente la verità. I tre protagonisti comprendono come a volte le persone vengono giudicate male dalla società, solo perché si discostano dalle sue imposizioni. Le persone buone, ad esempio, vengono additate come cattive solo perché diverse. I tre compagni viaggeranno in luoghi lontani e sconosciuti, tastando con le loro mani come certi popoli non abbiano ricevuto il giusto rispetto e riconoscimento per le loro tradizioni e la storia millenaria che li caratterizza. Il giro del mondo in 80 giorni li porterà a capire, ad apprezzare e a rispettare ciò che è diverso da loro, e questo li cambierà molto. In questa storia  c’è molto di più oltre la scoperta dell’ignoto, perché ogni viaggio porta anche a conoscere meglio sé stessi.

Fonte immagine di copertina: Style Magazine – Corriere della Sera

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A proposito di Teresa Errichiello

Nata nel 1995, laureata in Lettere moderne e Discipline della musica e dello spettacolo , grande appassionata di scrittura, arte, cinema ma soprattutto serie tv.

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