The Last of Us Parte II: La vendetta prende forma nel primo episodio | Recensione

The Last of Us Parte II: La vendetta prende forma nel primo episodio | Recensione

Amore, perdita, bugie e vendetta: The Last of Us Parte II prende forma nel primo episodio della seconda stagione, dando il via a quello che sarà il capitolo più complesso e doloroso della saga.

A distanza di poco più di due anni dall’uscita della prima stagione, The Last of Us torna sugli schermi con l’adattamento cinematografico del secondo capitolo dell’iconica serie videoludica targata Naughty Dog. E se i primi nove episodi avevano il compito di educare (anzi, rieducare) un ormai cinico e disilluso Joel all’amore in una realtà (anche interiore) sempre più abbandonata a sé stessa, per i sette episodi che comporranno la seconda stagione l’impresa sarà ben più ardua. Non si tratta più di riscoprire l’amore, ma di sopravvivere al suo lascito più crudele. In un mondo in cui la linea tra morale e immorale diventa sempre più sottile, è proprio in quella crepa che si insinuano i temi cardine della seconda stagione: la vendetta, il lutto che lacera silenziosamente e la lotta incessante contro i propri fantasmi interiori.
La narrazione si fa più stratificata, più ambigua, più spietata — come se anche lo spettatore fosse chiamato, episodio dopo episodio, a mettere in discussione il proprio concetto di giustizia, empatia e perdono. Perché in The Last of Us Parte II ciò che conta non è soltanto il dolore, ma ciò che decidiamo di farne.

Dove eravamo rimasti

L’ultimo episodio della prima stagione preannuncia già il tema principale del suo sequel. Joel salva Ellie da morte certa dopo che Marlene aveva rivelato che, per sviluppare una cura per l’umanità e studiare l’immunità della bambina al Cordyceps, i medici avrebbero dovuto estrarre un campione del suo cervello. Proprio qui, il dolore della perdita in Joel torna più forte che mai, e mentre viene scortato fuori dall’ospedale da due soldati decide di tornare indietro per fare piazza pulita e salvare la vita di Ellie, portando alla morte non soltanto dell’intero plotone delle Luci, ma anche dei chirurghi incaricati di trovare la cura – tema che si rivelerà poi fondamentale per gli eventi della seconda stagione. Quando, sulla via del ritorno verso Jackson, Ellie gli chiede la verità, Joel mente. Le dice che non era l’unica immune, e che i tentativi dei medici di trovare una cura erano falliti. Ellie non gli crede fino in fondo, ma annuisce. È in quel momento che si apre una crepa: sottile, silenziosa, ma destinata inevitabilmente ad allargarsi.

Il pilot di The Last of Us Parte II

Il primo episodio della seconda stagione di The Last of Us si apre con una narrazione più introspettiva e carica di tensione emotiva rispetto alla stagione precedente. Jackson non è più solo un rifugio sicuro, ma un microcosmo dove le relazioni si sgretolano lentamente sotto il peso delle scelte passate. Joel, ora in terapia, inizia a confrontarsi con il senso di colpa e la consapevolezza che l’amore che lo ha spinto a salvare Ellie ha compromesso irrimediabilmente il loro rapporto. Ellie, ormai diciannovenne, non riesce a perdonare la menzogna su cui si fonda la sua sopravvivenza, e il distacco tra i due si fa sempre più evidente. Il ritmo dell’episodio è calibrato con precisione, alternando momenti di quiete domestica e dialoghi serrati a sequenze di tensione sul campo, come la pattuglia tra Ellie e Dina o la scoperta di un nuovo tipo di infetto, più silenzioso e letale di quelli affrontati fino a quel momento. L’episodio introduce con efficacia due dei temi portanti della stagione: la vendetta, incarnata da Abby e dal gruppo di ex Luci che si avvicina alla città con l’obiettivo di uccidere Joel, e il trauma, affrontato attraverso la fragilità dei legami, la rabbia repressa e il bisogno costante di risposte. Il pilot non cerca facili colpi di scena, ma costruisce con attenzione le basi emotive e narrative per una stagione che si preannuncia molto più cupa, divisiva e complessa della precedente.

Fonte immagine: Warner Bros. Discovery

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