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Eroica Fenice

bridget jones sono io

Bridget Jones sono io. La recensione di una trilogia

Chi di voi, assistendo alle disavventure di questa donna sul grande schermo o, magari, leggendole, non ha pensato almeno una volta: “cavolo, Bridget Jones sono io“? A me è successo e devo ammettere che un po’ ne vado fiera. Non so se, visti i quasi ventuno anni trascorsi dalla pubblicazione del primo libro e i quindici dalla trasposizione cinematografica dello stesso, esista ancora al mondo qualcuno che non conosce l’eroina-non eroina creata dalla penna di Helen Fielding.

La storia è nota al grande pubblico proprio grazie ai film tratti dai primi due capitoli della trilogia che, a quanto pare, sarà completata al cinema entro quest’anno. In ogni caso, ecco brevemente chi è Bridget: una trentenne come tante altre, con un fisico non perfetto, l’ossessione di trovare il fidanzato ideale e il desiderio, mai realmente portato fino in fondo, di smettere di fumare. Bridget mangia troppo, fuma troppo, beve troppo e appunta nel suo diario, meticolosamente e con una buona dose di sarcasmo, ogni suo eccesso o sconfitta, di qualsiasi tipo. Anche d’amore. Sì, perché oltre ad essere irrimediabilmente pasticciona e confusionaria, Bridget Jones è innamorata dell’amore, ma continua ad incrociare solo rospi sul suo cammino. A questo quadro si aggiunga la presenza di una madre che cerca di rifilare alla figlia qualsiasi figlio-di-papà con maglioncino a rombi, solo per non farla restare zitella e capiamo perché la nostra bionda eroina dai mutandoni contenitivi non sia contenta della sua vita. Eppure, nel corso della trilogia, Bridget matura, pur mantenendo quella sua verve ironica e autoironica che le fa venire voglia di ridere delle situazioni più imbarazzanti, e che spinge anche noi lettori a riderne insieme a lei. Piano piano Bridget Jones esce fuori dal suo bozzolo e diventa più consapevole e sicura, fino a conquistare l’amore della sua vita.

Perché leggere la trilogia di Bridget Jones

Lo ammetto, ho iniziato a leggere questi libri perché volevo qualcosa di leggero che rendesse meno noiose le mattine al mare nel disperato tentativo di raggiungere un colore che andasse al di là del dorato-pelle-di-pollo. Eppure, man mano che andavo avanti nella lettura, venivo conquistata da questa donna così forte e debole allo stesso tempo, così vicina a me nel suo modo di pensare e, spesso, anche di comportarsi. All’inizio avevo pensato di parlare, in questa mia recensione, di come la protagonista e il mondo in cui si muove rispecchi perfettamente la nostra società, in cui se non si appare vincente da subito si è destinati ad una vita in salita, dove ogni vittoria deve essere conquistata a suon di sconfitte.

Tutto vero, ma a ben pensarci non è questo il motivo che mi ha fatto amare questi libri, o meglio, non solo: mi è  piaciuto leggere le avventure di Bridget e seguirla nella sua crescita perché in lei ho trovato tanto di me stessa. Tante volte, forse troppe, mi sono sentita Bridget Jones, una ragazza inadeguata che si sforza per raggiungere un qualche obiettivo prefissato, sia esso smettere di fumare o far carriera nel mondo del lavoro, e che alla fine non vede mai ripagati i propri sforzi. Troppe volte come Bridget ho provato la sensazione di essere il brutto anatroccolo che non diventerà mai il bel cigno che vorrebbe essere. Eppure, altrettante volte dopo una caduta mi sono rialzata, ho riso dei miei errori, ho sviluppato un senso di autocritica non troppo critica nei miei confronti, ho imparato ad accettarmi. Proprio come Bridget. E sicuramente, leggendo questa trilogia, molte donne si ritroveranno a parteggiare per la protagonista, a ridere e piangere con lei. Perché tutte, almeno una volta nella vita, si sono guardate allo specchio e si sono sentite grasse, salvo poi ingozzarsi di schifezze insieme alle amiche di una vita; o si sono messe in competizione con l’avvenente collega del proprio uomo per poi scoprire che le cose che la rendono insicura sono anche quelle che la rendono unica.

Ogni donna che si rispetti è  alla perenne ricerca del suo Mark Darcy, ma prima di trovarlo ha dovuto essere ferita dal Daniel Clever di turno. Ecco perché consiglio di leggere la storia di Bridget, novella Elizabeth Bennet, andando al di là della sua apparente leggerezza: perché dietro l’ironia, dietro la conta delle sigarette fumate e dei chili non persi, emerge il ritratto della donna contemporanea e, attraverso gli errori e i cambi di rotta della protagonista, riusciamo ad autoanalizzarci e migliorarci. Insomma, il Diario di Bridget Jones è  una terapia d’urto per donne normali che ancora non sanno di essere speciali.

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