Il primo caffè della giornata di Toshikazu Kawaguchi | Recensione

“Il primo caffè della giornata” è l’ultimo romanzo di Toshikazu Kawaguchi. Edito da Garzanti e tradotto da  Claudia Marseguerra,  “Il primo caffè della giornata” dà speranza a chi ha perso qualcuno e vorrebbe tanto, anche per 5 minuti- il tempo di un caffè- tornare a parlarci cosi da risolvere quei nodi irrisolti che ciascuno di noi si porta dentro. 

Toshikazu Kawaguchi è uno scrittore, sceneggiatore e regista giapponese. Il suo romanzo d’esordio è stato Finché il caffè è caldo (Garzanti, 2020), grazie al quale ha vinto il Suginami Drama Festival. A quest’opera fanno seguito Basta un caffè per essere felici (Garzanti, 2021) e Il primo caffè della giornata (Garzanti, 2022).

“Il primo caffè della giornata”- la sinossi

Nella regione dell’Hokkaido, precisamente a Hakodate,  in Giappone,  c’è una caffetteria veramente speciale. In questo bar è possibile reincontrare una persona cara defunta tornando indietro nel tempo. Ci sono delle regole precise però: è possibile  reincontrare solo le persone che in passato sono state nella caffetteria, non è possibile cambiare il presente, il viaggio inizia da quando si versa il caffè e dura finché si tiene caldo e, regola più importante, bisogna berlo prima che si freddi, altrimenti si potrebbe restare intrappolati nel passato.  La caffetteria era di Nagare che l’aveva ereditata dalla madre, ma per far si che i viaggi nel tempo avvenissero, era necessario che il caffè fosse versato da un membro femminile della famiglia Tokita che avesse già compiuto sette anni.  Quindi, l’unica che poteva farlo al momento era una bambina, cioè  Sachi, la figlia di Kazu e lo faceva con grande attenzione e dedizione.  Varie sono le persone che vengono nella caffetteria, ognuna delle quali è portatrice di una storia, ma anche di un dolore che attende di essere risolto. Come quello di Yayoi che vuole incontrare i genitori che non ha mai conosciuto o la storia di due sorelle che la vita ha diviso. 

“Il primo caffè della giornata” è un romanzo delicato, molto carino e ben scritto che dà grande speranza in questi tempi incerti e bui. 

“Uno sbuffo di fumo si sollevò dal caffè versato nella tazza, e nel frattempo il corpo di Reiji cominciò a trasformarsi in vapore luccicante che si alzò e scomparve come risucchiato dal soffitto.”

“Per un attimo non vide altro che una luce accecante e tornò a sentire braccia e gambe. Mentre si schermava dalla luce con quella che capiva essere la sua mano, aprì lentamente gli occhi.”

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A proposito di Rita Giordano

Sono laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche e mi occupo di progettazione sociale per il No Profit. Mi definisco curiosa e appassionata verso l’arte in tutte le sue forme: amo scrivere, dipingere ma soprattutto leggere, tanto da andare in astinenza se non leggo per più di un una settimana. Ho collaborato con varie riviste specializzate (Storie, Cevitasumarte, Guerra e Pace, Eco delle città).

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