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Eroica Fenice

Libri

Ricciardi si confessa: si avvicina l’epilogo della saga di De Giovanni (recensione)

Il celebre scrittore napoletano Maurizio De Giovanni ha da poco pubblicato per la casa editrice Einaudi (collana Stile libero big) “Il purgatorio dell’angelo. Confessioni per il Commissario Ricciardi”, uno degli ultimi libri della saga che vede il Commissario Ricciardi come protagonista. Come gli assidui lettori di Ricciardi sanno, infatti, la saga terminerà a breve: lo scrittore ha già da tempo annunciato che questo che è appena uscito è il penultimo libro. Per chi non lo conoscesse, il commissario Luigi Alfredo Ricciardi vive nella Napoli Anni Trenta, quindi in piena epoca fascista. Ricciardi è dotato di grande intuito e ha un grande senso della giustizia, che supera il rispetto dei superiori e delle convenzioni sociali. È un personaggio sui generis, non porta il cappello (per l’epoca era un segno di eccentricità), vive con la sua tata e non fa vita sociale. Malgrado sia ricco di famiglia- è barone di Malomonte, in Cilento- ha deciso di diventare poliziotto perché ha un “dono” che per lui rappresenta una maledizione e che ha deciso di mettere a disposizione della polizia. Riesce a vedere le anime dei morti, quelli uccisi per cause violente e, soprattutto a percepire le loro ultime parole. Questa abilità lo aiuta nelle indagini ma rende la sua vita molto dolorosa.  Da qualche anno il commissario si è innamorato- contraccambiato- di Enrica, la sua vicina di casa, una ragazza tranquilla che ama ricamare la sera. Siamo a maggio e mentre la città si appresta ad abbracciare la primavera, Ricciardi e l’ispettore Maione, indagano su un caso di omicidio che vede come protagonista un sacerdote gesuita, Padre Angelo, amato da tutti. Il prete è stato ucciso mentre era in ginocchio, come se fosse stato in confessione. E saranno le confessioni a svolgere un ruolo di primo piano nel romanzo di De Giovanni. Ricciardi, perso tra mille pensieri, decide finalmente di fare una scelta coraggiosa nella sua vita e a dare una possibilità al suo amore per Enrica. Maione, invece, sente la mancanza di suo figlio Luca, anch’egli poliziotto e ucciso in servizio: ciò lo rende poco lucido nelle relazioni e lo allontana dalla amata moglie Lucia. De Giovanni e gli altri romanzi Maurizio De Giovanni è uno dei giallisti più apprezzati in Italia. Più volte recensito da Eroica Fenice, è autore della saga “I Bastardi di Pizzofalcone” che vede come protagonista l’ispettore Lojacono e, oltre alle opere con Ricciardi (la saga inizia con “Il senso del dolore” del 2008, edito da Fandango), De Giovanni ha pubblicato anche romanzi e racconti sulla squadra del Napoli come “Il resto della settimana”, edito da Rizzoli nel 2015 mentre “I Guardiani” (2017, Rizzoli) e “Sara al tramonto”(2018, Rizzoli) inaugurano due nuove saghe.

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Libri

Un giallo piccante per Pino Imperatore (recensione)

Leggere i libri di Pino Imperatore è un vero piacere. In particolare è possibile provare questa sensazione con l’ultima sua opera intitolata Aglio, olio e assassino (edito da DeA Planeta Libri) uscito da pochissimo nelle librerie. Napoli, dicembre. L’ispettore Scapece, un quarantenne amante della buona tavola e delle belle donne, si trova ad indagare su un caso di omicidio dalle caratteristiche decisamente inusuali. Amedeo Caruso, un ragazzo della Napoli bene, viene trovato morto nella sua abitazione, cosparso di aglio, olio e peperoncino! Sicuramente l’uso di tali “ingredienti” nasconde l’esistenza di un rito macabro. Ma quale? Per poterlo scoprire, l’ispettore – dal cognome che rievoca un’altra famosa pietanza partenopea – deve andare a scavare nelle credenze, nei miti e nella storia religiosa di Napoli, fonte inesauribile di misteri. A dargli una mano in questa “missione” ci sarà la famiglia Vitiello che gestisce una trattoria, la “Parthenope”, proprio di fronte al commissariato.  A partire da Nonno Ciccio, un simpatico vecchietto che trattiene i suoi ospiti raccontando aneddoti simpatici su Napoli e la sua cucina, suo figlio Peppe, detto “Braciola” perché è tutto fuorché magro, sua moglie Angelina, amante dei film horror e un poco sensitiva, e i figli Diego e Isabella, ragazza bellissima e dal cuore d’oro. Pino Imperatore e Aglio, olio e assassino Aglio, olio e assassino è un giallo dai toni umoristici: come un pietanza ben cucinata ha tutti gli ingredienti per essere un libro di grande livello. Si parla di Napoli, dei suoi miti e credenze, intrisi di storia e religione, in maniera ricca ed esauriente; di cucina, grazie alla presenza della trattoria che fa da cornice a tutti gli avvenimenti topici del libro. I personaggi sono tutti ben caratterizzati, a partire da Scapece e da Nonno Ciccio con brevi spaccati sulla loro storia personale. Ma si parla anche di solidarietà, quando viene riportata la storia (tratta da una vicenda realmente accaduta) di una donna senza dimora che, per scappare dal suo marito aguzzino, si butta dal secondo piano. Il linguaggio è semplice ed è  espressione di un umorismo ben studiato, mai lasciato al caso. Pino Imperatore e gli altri libri Pino Imperatore, intervistato anche da Eroica Fenice, è un giornalista e scrittore umoristico-satirico napoletano. Molte sono le opere di Pino Imperatore, tutte rientrano nella categoria della narrativa umoristica: la più recente si intitola Allah, San Gennaro e i tre kamikaze (Mondadori, 2017) che parla del terrorismo islamico.  Le altre, molto conosciute dal pubblico, sono: Benvenuti in casa Esposito (Giunti, 2012) e il sequel Bentornati in casa Esposito (Giunti, 2013) che invece parlano di camorra.

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Eventi nazionali

Premio Strega 2018: vince Helena Janeczek con Guanda

Il Premio Strega 2018 è stato assegnato a Helena Janeczek con l’opera “La ragazza con la Leica” (2017) della casa editrice Guanda. Il vincitore è stato proclamato ieri sera, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma dalla giornalista Eva Giovannini che ha condotto la trasmissione in diretta su Rai3. Erano 15 anni che il premio non veniva assegnato ad una donna, che con 196 voti ha superato i 144 voti di Marco Balzano con “Resto qui” (edizione Einaudi). Gli altri finalisti sono stati  Sandra Petrignani  “La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg” (Neri Pozza), Lia Levi con “Questa sera è già domani” (Edizioni E/O),  Carlo D’Amicis con “Il gioco” (Mondadori). Per la prima volta vince la casa editrice Guanda (fa parte dal 2005 del grosso gruppo editoriale Mauri Spagnol che comprende Corbaccio, Garzanti, Longanesi, Nord, Ponte alle Grazie, Salani, TEA, Vallardi)  interrompendo la lunga serie di vittorie della Mondadori e di altre grosse case editrici. Premio Strega 2018, l’opera e l’autrice “La ragazza con la Leica”, vincitore del Premio Strega 2018, narra della vita di  Gerda Taro, prima fotografa di guerra caduta sul campo di battaglia: è morta nel 1937 durante la guerra civile spagnola.  Gerda, compagna di Robert Capa, era una persona con una grande voglia di vivere, una ragazza degli Anni Trenta che respirava, come tanti, il clima nefasto di quegli anni. È l’epoca del nazismo e della crisi economica, ma anche quello della sua giovinezza e della sua passione verso la fotografia. Helena Janeczek nata a Monaco di Baviera da una famiglia ebreo-polacca, vive in Italia da oltre trent’anni. Poetessa e scrittrice, ha esordito con la raccolta di poesie in lingua tedesca Ins Freie (Suhrkamp, 1989), mentre ha scritto in italiano il suo primo romanzo, Lezioni di tenebra (Guanda 2011, Premio Bagutta Opera Prima), che racconta del viaggio compiuto ad Auschwitz insieme alla madre, che lì era stata prigioniera con il marito. È inoltre autrice dei romanzi Cibo (Mondadori, 2002), Le rondini di Montecassino (Guanda, 2010), finalista al Premio Comisso e vincitore del Premio Napoli, del Premio Sandro Onofri e del Premio Pisa.  È redattrice di «Nuovi Argomenti» e di «Nazione Indiana». Premio Strega, la storia Il Premio Strega nacque nel dopoguerra con l’obiettivo di contribuire alla rinascita culturale dell’Italia con l’assegnazione di un Premio letterario. Da allora viene considerato il premio letterario italiano che gode di maggior prestigio. Il Premio Strega è stato istituito da Maria Bellonci e da Guido Alberti, proprietario della casa produttrice del liquore Strega, da cui la scelta del nome. Dal 1986 il Premio Strega viene gestito dalla Fondazione Bellonci. Gli Amici della domenica, quattrocento personalità del mondo della cultura nel senso più ampio (scrittori e giornalisti, studiosi, artisti, registi di cinema e teatro), si riuniscono ogni anno per scegliere in due successive votazioni il vincitore: la prima in casa Bellonci, in giugno; la seconda al Ninfeo di Villa Giulia, a Roma, ai primi di luglio. Il primo scrittore a ricevere il Premio Strega, nel 1947, è stato Ennio Flaiano, con il libro Tempo di uccidere (Longanesi). Ogni anno vengono assegnati altri premi prestigiosi, quali “Premio Strega Giovani”, […]

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Libri

Sara al tramonto, il nuovo noir di De Giovanni (recensione)

Sara al tramonto, recensione dell’ultimo romanzo di Maurizio De Giovanni   Sara al tramonto, edito da Rizzoli ed uscito nelle librerie da qualche mese, è l’ultimo noir di Maurizio  De Giovanni, il celebre scrittore napoletano, autore della saga che vede il Commissario Ricciardi come protagonista, (vedi una della recensioni di Eroica Fenice),  nella Napoli Anni Trenta e quella denominata “I bastardi di Pizzofalcone” (vedi una delle recensioni di Eroica Fenice), un gruppo di poliziotti dal passato difficile nella Napoli di oggi.  Esattamente un anno fa, lo scrittore ha inaugurato “I guardiani” (Rizzoli, 2017), primo libro di una nuova saga dove l’archeologia, i miti e le leggende si mescolano alla storia partenopea. Napoli. Sara, una donna sessantenne, dall’abbigliamento trasandato e dall’aria indifferente, in realtà è un ex poliziotto che lavorava per la Sezione. In pratica, per i servizi segreti. Ha una grande dote grazie alla quale si è distinta efficacemente nel suo lavoro: sa capire le conversazioni altrui, solo osservando le persone, anche da una notevole distanza e, inoltre, se vuole sa rendersi invisibile agli altri.  Sara in gioventù ha scelto l’amore sacrificando il suo matrimonio e, abbandonando il suo bambino, Giorgio.  Ma la vita, le ha dato una seconda possibilità che ha il viso di Viola, una fotoreporter ora in maternità. A Sara viene chiesto di indagare su un caso di una bambina, Beatrice, che, al dire della madre, ora in carcere, sta male. La donna, Dalinda,  è stata trovata vicino al cadavere di suo padre ammazzato e perciò incolpata dell’omicidio, del quale lei non ricorda nulla, perché sotto effetto di stupefacenti. Sara si trova perciò ad indagare su un caso già risolto, collaborando con l’ispettore Davide Pardo; caso che si risolverà anche grazie all’aiuto di Viola. Sara al tramonto, De Giovanni e la nuova saga De Giovanni con “Sara al tramonto” inaugura una nuova saga che vede per la prima volta, a differenza degli altri suoi libri, una donna come protagonista. Sara è un personaggio sui generis: all’apparenza sembra una persona innocua, in realtà ha un carattere forte e volitivo. Austera e spesso tagliente, riservata e molto presuntuosa, lo sarà soprattutto nei riguardi di Pardo, invece si mostrerà molto più comprensiva con Viola, malgrado per lei sia poco più di una sconosciuta. “Sara al tramonto” è un noir, ma è diverso dai libri che vedono Ricciardi come protagonista: è meno poetico, più pragmatico e asciutto, anche nel linguaggio. Napoli non viene descritta in maniera romantica, come accade ad esempio in “Rondini d’inverno“. Siamo nella Napoli periferica, nei quartieri più anonimi della città, non nel centro, sede dell’ “azione” che si ritrova soprattutto ne “I bastardi di Pizzofalcone” dove gli eventi scorrono veloci  e le storie dei protagonisti si susseguono rapidi come i casi di cronaca che devono risolvere.  In sintesi “Sara al tramonto” promette bene e saremo lieti di leggere gli altri libri della saga. De Giovanni e altre opere De Giovanni è autore anche di molte opere che hanno come protagonista la sua grande passione, il calcio e la sua squadra, […]

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Libri

Joël Dicker e La scomparsa di Stephanie Mailer, il suo nuovo thriller (Recensione)

Joël Dicker torna con “La scomparsa di Stephanie Mailer”, lo abbiamo recensito. “La scomparsa di Stephanie Mailer” è l’ultimo romanzo di Joël Dicker, autore di  opere di successo quali “La verità sul caso Harry Quebert” (Bompiani, 2013) e “Il libro dei Baltimore” (La nave di Teseo, 2016) che hanno come protagonista lo scrittore Marcus Goldman. Con “La scomparsa di Stephanie Mailer”, edito  da La nave di Teseo, Dicker ritorna al thriller. Siamo ad Orphea, una cittadina tranquilla degli Stati Uniti, conosciuta sia per le sue bellezze naturali e sia perché ogni anno organizza un Festival teatrale che attrae numerosi turisti e visitatori di tutte le città vicine. A New York il poliziotto di stato, Jesse Rosenberg, ad un passo della pensione, incontra una giornalista che lavora ad Orphea, Stephanie Mailer che gli mette la pulce nell’orecchio circa un caso di omicidio da lui risolto nel 1994. Secondo la ragazza, non era stato trovato il vero assassino. Dopo pochi giorni la giornalista scompare nel nulla.  Jesse così decide di tornare ad Orphea e di mettersi sulle tracce di Stephanie Mailer. Si renderà conto ben presto che i due eventi sono collegati. Con l’aiuto del suo compagno di squadra dell’epoca Derek e di Anna Kanner, una poliziotta del luogo, riapriranno il caso del 1994 e scopriranno che le cose non sono mai come sembrano. Il caso farà riemergere i fantasmi del passato, non solo quelli legati al caso, che si mostrerà molto più complicato del previsto, ma anche i propri. Jesse e Derek, dovranno rielaborare eventi accaduti proprio nel 1994, quando insieme hanno arrestato l’assassino presunto degli omicidi. La scomparsa di Stephanie Mailer e le altre opere di Joël Dicker “La scomparsa di Stephanie Mailer” è un romanzo complesso che inizia in maniera lineare e poi incalza, coinvolgendo più personaggi ed eventi. E per ciascun personaggio Dicker descrive la sua storia attraverso un’interessante caratterizzazione. Come tutte le altre opere dello scrittore svizzero, molteplici sono le digressioni e i flashback, destando alta l’attenzione del lettore che letteralmente resta incollato alle pagine grazie ad una trama mai ripetitiva. Tutti possono essere l’assassino. E più volte i poliziotti cadono in errore. Ciò rende ancora più avvincente la trama perché il lettore si trova, insieme ai protagonisti, a “ragionare” su chi sia il vero colpevole. Dicker descrive una realtà che non è mai semplice: un po’ come accade ne “La verità sul caso Harry Quebert”, quando sembra chiaro che il colpevole sia stato individuato, tutto cambia. Basta vedere le cose da un altro punto di vista. Lo scrittore Joël Dicker con “La scomparsa di Stephanie Mailer” si conferma ancora una volta uno scrittore di spessore. Altamente consigliato.   Joël Dicker, i libri  

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Recensioni

Absence. L’altro volto del cielo: il secondo capitolo della saga di Chiara Panzuti

La Fazi editore (nella collana Lanya) pubblica il secondo episodio della trilogia Absence dal titolo “L’altro volto del cielo”, che fa seguito al  “Il gioco dei quattro”(2017), primo capitolo della saga, già recensito da Eroica Fenice. La trilogia, scritta da Chiara Panzuti, vede come protagonista Faith, una ragazza di sedici anni, dal carattere forte e volitivo che, da un giorno all’altro, per ragioni misteriose, perde la sua identità. Semplicemente scompare. La sua scomparsa non è però indice di “mancanza”: Faith per il mondo non è mai esistita. E quindi anche per sua madre che sta per dare alla luce la sua sorellina. Faith scoprirà ben presto di avere dei compagni di sventura, Jared, Christabel e Scott ai quali, come è accaduto a lei, è stato somministrato il siero NH1 che porta alla perdita dell’identità. Si troveranno, loro malgrado, ad essere pedine di un gioco più grande di loro, le cui fila sono tenute da un Uomo in nero che li porta a viaggiare da un lato all’altro del mondo per ragioni misteriose. In questo nuovo capitolo, Faith, Jared, Christabel e Scott diventeranno una vera famiglia: quest’esperienza li sta cambiando profondamente e forse non sono più così sicuri di voler tornare alla loro vecchia vita; ciononostante continuano a lottare ogni giorno, seguendo le istruzioni di questo strano gioco di cui fanno parte, per poter esistere di nuovo; il siero NH1  ha degli effetti collaterali che li indebolisce nel corpo e nella mente e a farne le spese sarà soprattutto Christabel. Quest’illusionista che ha creato questo gioco, ha voluto sperimentare questo siero su tre gruppi diversi chiamati Alfa, Beta e Gamma (di cui fa parte Faith) che devono fronteggiarsi per tornare a vivere. Niente però è chiaro, le regole di questo gioco crudele non le conosce nessuno. Absence: la trilogia Il romanzo è scritto con un linguaggio fluido e leggero e fa parte di un genere che è una via di mezzo tra un thriller psicologico e il genere fantascientifico. Sicuramente la trama rimanda ad una riflessione su una tematica che contraddistingue il mondo contemporaneo e che è appunto, la questione dell’identità. Il mondo virtuale svolge ormai un ruolo rilevante nel nostro quotidiano, a partire dai social, ai giochi di ruolo…ma cosa accadrebbe se, all’improvviso, diventassimo invisibili? E se nessuno si ricordasse più di noi? La giovane scrittrice Chiara Panzuti scrive proprio di questo. Faith è una ragazza come tante, in piena crisi adolescenziale che di colpo si trova catapultata in una realtà diversa, diventando l’”eroina” di un gioco di ruolo, del quale non conosce le regole né i giocatori. Ma nella vita “reale” non accade proprio questo? Come facciamo a sapere se quello che noi chiamiamo “normalità” non è in realtà anch’esso un mega gioco, del quale di fatto non conosciamo né regole né tantomeno il suo deus ex machina?  Attendiamo con curiosità il terzo ed ultimo capitolo della saga.  

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Libri

La scrittrice del mistero di Alice Basso: Vani Sarca deve fare una scelta importante

“La scrittrice del mistero” è l’ultimo libro di Alice Basso, autrice di “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” (2015), “Scrivere è un mestiere pericoloso” (2016), “Non ditelo allo scrittore” (2017) e il racconto natalizio “La ghostwriter di Babbo Natale” (2017), tutti editi dalla Garzanti. Protagonista di tutte le sue opere è Vani Sarca, all’anagrafe Silvana Sarca, che di lavoro fa la ghostwriter presso una casa editrice di Torino, in pratica scrive libri per conto di altri. Di fatto, “fa il lavoro sporco” e gli altri firmano. Vani si contraddistingue per tre caratteristiche: la grande cultura- acquisita anche grazie al lavoro che svolge, l’animo dark-le piace vestirsi di nero e ha un’indole decisamente asociale, l’empatia: malgrado sia di fatto sociopatica ha il dono di capire al volo gli stati d’animo altrui.  Proprio per questa sua capacità, da qualche tempo Vani collabora con la polizia, in particolare con il commissario Berganza che sembra il protagonista dei romanzi noir degli anni Trenta, con l’impermeabile grigio e una sigaretta fissa agli angoli della bocca. “La scrittrice del mistero”, la sinossi Ci sono molte novità nella vita di Vani: un nuovo amore (eh si, è dura ammetterlo ma Vani è proprio innamorata!), un caso di stalking che vede come vittima il suo ex Riccardo, una separazione (finalmente sua sorella Lara ha deciso di rifarsi una vita). Dulcis in fundo, Vani dovrà fare una scelta di vita molto importante che ha a che fare con il suo lavoro di ghostwriter. A Vani viene chiesto di scrivere un bestseller per conto di un autore “americano”, vecchia conoscenza di Enrico, il suo datore di lavoro. Nel frattempo, a Riccardo, suo ex fidanzato che finalmente si è rassegnato a volerla riconquistare, stanno arrivando strani messaggi intimidatori: qualcuno minaccia di fargli del male, così il commissario Berganza e Vani si adoperano per trovare il responsabile tra le persone che hanno sofferto per causa sua (e non ne sono poche!). La sorella di Vani, Lara, ha finalmente deciso di lasciare suo marito Michele, padre dei suoi figli Walter e William e che, negli anni, non si è certo contraddistinto per sensibilità e amore verso la sua famiglia.  Infine, la sua “figlioccia”, Morgana, una ragazzina che abita nel palazzo di Vani e che da quando era bambina, la prende come modello, è alle prese con le prime esperienze amorose. “La scrittrice del mistero” di Alice Basso, considerazioni “La scrittrice del mistero” non delude le aspettative dei lettori. Come le altre opere di Alice Basso, ha una scrittura fluida, coinvolgente, leggera al punto giusto.  Si legge con estremo piacere. Vani Sarca è un personaggio arguto, simpatico (malgrado tutto!) ed estremamente intuitivo. Anche gli altri personaggi, ben descritti, sono ben caratterizzati e, soprattutto sono in evoluzione, come Lara, la sorella “superficiale” di Vani. Carina è anche la descrizione di questo riavvicinamento tra le due sorelle. Altamente consigliato.

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Libri

Superficie di Diego de Silva, un esercizio di stile

Da pochissimo è uscito nelle librerie Superficie di Diego de Silva (edito da Einaudi), l’ultimo libro dello scrittore napoletano. Questi è conosciuto soprattutto per aver ideato l’esilarante Vincenzo Malinconico, avvocato squattrinato e protagonista di molti suoi libri. Superficie è un libro sui generis: una sorta di raccolta cervellotica di frasi intrise di luoghi comuni, i classici discorsi che si fanno quando si aspetta in fila alla posta o quando si parla del famoso “del più e del meno”. Una sorta di esercizio di stile che rievoca scrittori quali Raymond Queneau (“Esercizi di stile”, Einaudi, 1983) o addirittura Italo Calvino (“Se una notte d’inverno un viaggiatore”, Einaudi, 1979). Lo scrittore si diverte a discutere di un argomento, lasciarlo per qualche riga e riprenderlo successivamente. Una sorta di gioco, fatto di riflessioni e battute, spesso surreali che a volte divertono il lettore, altre lo stancano, producendo corti circuiti mentali. Superficie di Diego de Silva è una sorta di raccolta di freddure, in pieno stile Groucho Marx o se si vuole fare un parallelo cinematografico, Woody Allen. Se inizi a leggerlo, vai avanti, sperando che tutte queste frasi portino a qualcosa, magari ad una storia-almeno ad un racconto-ma il fine è insito proprio nei luoghi comuni descritti. “Uno dei pochi cornetti che mangio senza senso di colpa è quello che segue un prelievo di sangue. Il selfie è un trucco in senso cosmetico. Ho provato con un bicchiere di vino e un panino ma la felicità non è venuta” o anche “Non sono razzista, sono intollerante al Ph dei ghanesi” e “Le belle persone non cambiano il mondo, però gli fanno fare delle figure di merda”. Sicuramente de Silva nelle sue opere non annoia mai: non si fossilizza con un solo personaggio (che potrebbe essere rappresentato da Vincenzo Malinconico protagonista di vari libri a partire da “Non avevo capito niente”) né su un solo tema (libri come “Certi bambini” trattano tematiche sociali di spessore e hanno ben poco di umoristico) ma, nelle sue opere, lo scrittore affronta varie tematiche che conducono tutte ad una riflessione sulla condizione sociale contemporanea, fatta di precarietà e di superficialità dilaganti. Superficie di Diego de Silva e altre opere dello scrittore Diego de Silva, intervistato anche da Eroica Fenice, è autore di vari libri di successo, quali “Certi bambini”(2001) che ha vinto il premio Campiello selezione Giuria dei Letterati e dal quale è stato tratto il film omonimo di Andrea e Antonio Frazzi (2004), “Non avevo capito niente” (2007), con il sequel esilarante “Mia suocera beve” (2010) e i meno entusiasmanti “Sono contrario alle emozioni” (2011)  e “Arrangiati, Malinconico!” (2013). I libri più recenti sono “Divorziare con stile” (Einaudi, 2017) e ” Terapia di coppia per amanti “(2015).

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Libri

Il pianista di Yarmouk di Aeham Ahmad: il musicista tra le bombe

Il pianista di Yarmouk di Aeham Ahmad, edito da La nave di Teseo e uscito da pochissimo nelle librerie, è un’autobiografia: lui è il musicista che si è fatto conoscere a livello internazionale per aver suonato tra le macerie della guerra siriana, usando la musica come strumento di resistenza contro il terrorismo e la violenza. Il pianista di Yarmouk: la storia di Aeham Ahmad Aeham Ahmad, originario di una famiglia di rifugiati palestinesi, ha trascorso la sua infanzia e giovinezza, a Yarmouk, un quartiere nato negli anni Cinquanta con l’obiettivo di offrire la residenza ai rifugiati palestinesi in Siria. Aeham è figlio di Ahmad, un uomo non vedente che si guadagna da vivere suonando il violino ai matrimoni e accordando pianoforti. La sua disabilità, causata da un’infezione contratta da bambino, non gli ha mai impedito di conoscere ed imparare cose nuove, anche perché è stata ben compensata dalla tenacia e dalla voglia di crescere; soprattutto non gli ha impedito di essere un buon padre, dotato di  grande capacità di ascolto, in grado di supportare Aeham (e suo fratello) in tutto e per tutto. Aeham ha ereditato proprio dal padre, il talento per la musica, studiata con mille sacrifici presso la Scuola di Musica della città, di solito accessibile solo da coloro che possedevano un elevato status economico e sociale.  Quando Aeham diventa un pianista a tutti gli effetti, inizia a dare lezioni di musica  e insieme a suo padre, aprirà un negozio di strumenti musicali.  Tutto procede per il meglio, il negozio va bene ed Aeham decide di sposarsi con Tahani. Con la guerra tutto cambia. La vita degli abitanti di Yarmouk e di tutta la Siria viene profondamente sconvolta. La quotidianità viene scandita dal recupero di beni di prima necessità, dall’evitare di finire nelle mani dei soldati, a prescindere dalle mille fazioni a cui appartengono. Per mesi la famiglia di Aeham, che nel frattempo si allarga con la nascita di un figlio, sopravvive grazie al pacco alimentare dell’ONU. Troppa gente inizia a morire, non solo perché uccisa dalle bombe ma, soprattutto di fame. La voglia di suonare di Aeham non si placa e non gli basta sopravvivere friggendo falafel alle lenticchie per strada. Così con altre persone sperimenta vari gruppi musicali che vedono la partecipazione anche di bambini, una dei quali viene uccisa. Inizia a farsi conoscere attraverso i social grazie ad alcuni video amatoriali. Con la musica Aeham si trova a far conoscere la guerra all’Occidente, ignaro di quello che veramente accade – e purtroppo sta ancora accadendo – laggiù. Giornalisti occidentali iniziano a contattarlo, la sua posizione inizia a diventare pericolosa in Siria e così Aeham decide di tentare di andare all’estero, nell’accogliente Germania. Dopo un viaggio che è stato un vero e proprio esodo, Aeham riesce finalmente a vivere a Wiesbaden, all’inizio da solo e dopo un anno con la sua famiglia.  Ora Aeham trascorre la sua vita facendo concerti in varie città europee, raccontando così gli orrori della guerra in Siria, adesso lontana geograficamente ma sempre […]

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Cinema & Serie tv

Serie tv Glitch: il sempre più apprezzato filone degli “a volte ritornano”

La serie tv Glitch è una creazione australiana rientrante nel genere drammatico/fantasy: diretta da Emma Freeman, è prodotta da Ewan Burnett e Louise Fox, con Tony Ayres come produttore esecutivo. Glitch è uscita nel 2015 in Australia (canale televisivo ABC) ed è arrivata in Italia nel 2016. La seconda stagione è del 2017 ed è stata coprodotta da Netflix. Serie tv Glitch: la trama tra la prima e la seconda stagione Siamo a Yoorana, una cittadina di fantasia, situata nei pressi di Melbourne in Australia. Durante la notte alcuni morti, vecchi abitanti del posto, escono dalle tombe del cimitero di Yoorana. Nudi ed impauriti, non sono consapevoli di quello che gli sta accadendo né tantomeno ricordano la causa della loro morte. Il poliziotto del luogo, James Hayes (interpretato da  Patrick Brammall) e la dottoressa del consultorio locale, Elishia McKellar (interpretata da Genevieve O’Reilly) li soccorrono, rendendosi presto conto che sono esseri umani a tutti gli effetti e sono perfettamente in salute. Tra i “risorti” c’è anche la moglie di James, Kate Willis, morta due anni prima per cancro al seno. Non si sa cosa li accomuni e perché siano resuscitati, in quanto non ricordano nulla della loro vita. Solo con il tempo inizieranno ad avere dei flashback sulla loro vita passata. James ed Elishia decidono di non divulgare la notizia circa la loro presenza in città anche perché tra di loro c’è la moglie di James, diviso tra l’amore per lei e la sua moglie attuale, Sarah, prossima al parto. Nella seconda stagione gli eventi avranno una rapida impennata: ciascun “risorto” comincerà a ricordare qualcosa, compresa la motivazione del proprio ritorno. Altri personaggi subentreranno nella serie, come Phil, che custodiranno importanti segreti. La serie termina annunciando altri ed intriganti  misteri da svelare. Gli elementi caratterizzanti della serie Un elemento caratterizzante la serie è quello di non offrire una visione dei “risorti” che li accomuni ai classici “zombie” con un aspetto “poco umano”: sono persone normali che cercano di comprendere il senso della loro esistenza, cercando di sfruttare al meglio l’opportunità che per motivi misteriosi gli è stata offerta. Gli elementi “pulp” comunque presenti, svolgono solo un ruolo marginale. Le interpretazioni degli attori della serie tv Glitch risultano molto convincenti, in particolare quella di Patrick Brammall, uno dei personaggi principali e di Emma Booth, che interpreta Kate Willis, una dei “risorti”.  La serie non è molto lunga in quanto consta, sia per la prima che per la seconda stagione, di 6 episodi della durata di circa 50 minuti cadauno. Glitch è una serie tv di successo, tanto che ha ricevuto vari riconoscimenti, quali  quello di  miglior drama per la tv australiana (per la prima stagione). Ha avuto un discreto successo anche da noi in Italia. Pertanto, lo scorso dicembre la rete tv ABC e Netflix hanno annunciato il rinnovo della serie per una terza stagione. —————— Serie tv Glitch, t-shirt  

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Libri

Io mi libro, 500 battute e un racconto onirico

Io mi libro è l’ultima opera di Alessandro Pagani, pubblicata dalla casa editrice 96, Rue De La Fontaine di Torino. In precedenza, lo scrittore aveva pubblicato, per Alter Ego/Augh (aprile 2016) Perché non cento? e il libretto Le domande improponibili (2015), autoprodotto. Io mi libro è una raccolta di 500 freddure esilaranti sulla vita quotidiana e altre battute rientranti nelle seguenti sottocategorie presenti nel libro: Dieci cose che non sai di me, Dieci buone scuse per camuffare il cinquantesimo compleanno, I dieci ossimori più belli, Quindici piccoli indizi per una giornata no, Dieci libri alternativi da portare in vacanza. Il volume si conclude con un Piccolo racconto onirico, un racconto umoristico che gioca con il sogno di ciascuno di noi di volare, alla stregua del gabbiano Jonathan Livingston. Pagani- ispirandosi ai celebri maestri dell’umorismo Marchesi, Campanile e Guareschi– con i suoi libri cerca di portare un po’ di leggerezza nel lettore, mettendogli a disposizione un piccolo manuale per la sopravvivenza quotidiana che gioca con le piccole frustrazioni  di tutti i giorni, come quella di svegliarsi presto la mattina a causa della sveglia di un’altra persona (Suona la sveglia. Ma non è la tua) o ancora di andare al lavoro e non trovare nessuno (Arrivi al lavoro e sono tutti malati o in ferie). Io mi libro è un volo pindarico della mente, un gioco introspettivo creato dall’autore per alleggerire, divertire o almeno far sorridere un po’ ma corre il rischio concreto di stancare il lettore che rischia di perdersi nella monotonia della battute, in una logica surreale che fa da sottofondo al testo. Io mi libro: la biografia dell’autore Alessandro Pagani è scrittore, musicista, operatore volontario a favore degli animali, nonché è impiegato presso la Asl di Firenze. Appassionato di poesia e musica, Pagani ha fatto parte negli anni Ottanta del movimento artistico underground fiorentino Pat Pat Recorder. Nel 1988, lo scrittore inizia un percorso come musicista con svariati gruppi tra i quali Stropharia Merdaria, Parce Qu’Il Est Triste, Hypersonics, (con cui ha partecipato ad Arezzo Wave), Subterraneans, Malastrana e successivamente con i Valvola, assieme ai quali fonda nel 1997 l’etichetta discografica Shado Records, attiva fino al 2007. Attualmente Pagani è batterista del gruppo rock Stolen Apple, con il quale ha fatto uscire l’album di debutto Trenches a settembre 2016. Pagani è anche componente della giura del concorso di poesie Daniela Pagani e Manuela Masi patrocinato dal Calcit Chianti Fiorentino nonché un assiduo volontario del Canile Del Termine di Sesto Fiorentino.

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Il bufalo della notte, quando la follia vince su tutto

Il bufalo della notte è un romanzo dello scrittore messicano Guillermo Arriaga dal quale è stato tratto  anche il film omonimo (2007) del regista Jorge Hernandez Aldana. Uscito per la prima volta nel 2004, Il bufalo della notte viene riproposto quest’anno dalla Fazi Editore. Città del Messico. La vita di Manuel, un ragazzo di buona famiglia che frequenta l’università, viene sconvolta da un terribile evento: il suo amico Gregorio, che soffre di schizofrenia da tempo, decide di suicidarsi. Ma la sua morte non farà scomparire la scia di follia che Gregorio si portava con sé e che coinvolgerà in primis Manuel, il suo migliore amico. Manuel inizierà a trascorrere le sue giornate bighellonando da un luogo all’altro, trascurando l’università e rivivendo le ossessioni di Gregorio. Una tra queste sarà rappresentata dall’amore verso Tania che, all’insaputa di Gregorio, come nel classico dei cliché, era diventata nel frattempo anche la fidanzata di Manuel. Tania, una ragazza dal carattere sfuggente e complicato, diventerà la sua ossessione: scomparirà e riapparirà nella sua vita senza dare spiegazioni, lo accuserà da un lato di aver assunto in passato comportamenti sbagliati ma dall’altro lato vorrà essere amata senza riserve. Manuel inizierà a credere di impazzire come Gregorio quando cercherà di capire il significato di alcuni oggetti che l’amico ha lasciato in una scatola prima di uccidersi; oggetti che si ricollegano ad un personaggio misterioso che inizia a mandargli lettere anonime. Il bufalo della notte e gli altri libri di Arriaga Amicizie strane, relazioni clandestine, misteri irrisolti svolgono un ruolo di primo piano nel libro di Arriaga, in una Città del Messico oscura e violenta. Il libro è ben scritto, con un linguaggio fluente ed accattivante malgrado certi passaggi appaiono un po’ ripetitivi. Il bufalo della notte conferma le capacità narrative di Arriaga, autore – questa volta in veste di sceneggiatore –  di Amores Perros, 21 Grammi e Babel (che fanno parte della cosiddetta “Trilogia della morte”) e dai quali sono stati tratti film che hanno avuto grande successo di pubblico e critica (i film sono rispettivamente del 2000, del 2003 e del 2006 e sono stati girati dal regista Alejandro González Iñárritu).  Le altre opere di Arriaga in qualità di scrittore sono: Retorno 201 (2007),  Un dolce odore di morte (2007) e Pancho Villa e lo Squadrone Ghigliottina (2006), tutti pubblicati dalla casa editrice Fazi e tradotti, compreso Il bufalo della notte, da Stefano Tummolini.

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120, rue de la Gare: l’ultima inchiesta di Nestor Burma

120, rue de la Gare è uno dei romanzi di Leo Malet, da sempre considerato uno dei maggiori rappresentanti del noir francese (insieme a George Simenon e André Héléna). L’opera rappresenta l’ultima inchiesta di Nestor Burma, investigatore privato dai metodi di indagine decisamente anarchici. Riproposto al pubblico (dallo scorso gennaio) dalla Fazi Editore, 120, rue de la Gare è l’indirizzo che viene sussurrato a Nestor Burma, di ritorno dal campo di prigionia (siamo nel pieno della Seconda guerra mondiale) dal suo socio Colomer, prima che un colpo di pistola freddasse il suo collaboratore, proprio nel momento in cui si stavano salutando dopo tanto tempo, nella stazione ferroviaria.  Burma era un investigatore privato prima che la guerra chiudesse la sua agenzia Fiat Lux che gestiva proprio insieme a Colomer e alla bellissima segretaria Hélène Chatelain. Così, finita la guerra e lasciato l’ospedale dove era stato ricoverato dopo l’incontro con Colomer, che gli era costato una brutta caduta, Burma riprende di nuovo possesso della sua vita e della sua attività, iniziando ad indagare proprio sull’assassinio del suo collaboratore, contando sull’appoggio “formale” del poliziotto Florimond Faroux ma agendo in totale anarchia, al limite della legalità e mostrando – come negli altri romanzi che lo vedono protagonista – un fiuto fuori dal comune. Vari gli indiziati, compresi la ex segretaria dell’agenzia investigativa e un prigioniero con un grave problema di amnesia, e numerosi saranno i tentativi di depistaggio da parte dei colpevoli insieme agli immancabili colpi di scena. 120, rue de la Gare: un caso intricato e coinvolgente Un caso intrigante ed intricato che stuzzicherà il lettore dalla prima all’ultima pagina. Bisogna però aggiungere che 120, rue de la Gare è un tipo di romanzo che si rivolge soprattutto a coloro i quali amano particolarmente i polizieschi che sposano il ritmo del noir francese, sicuramente più lento rispetto a quello americano. 120, rue de la Gare viene considerato un classico del noir francese (infatti da 120, rue de la Gare è stato tratto anche un film nel 1946 di J. Daniel-Norman) insieme agli altri romanzi dello scrittore Malet, tra i quali ricordiamo – oltre agli altri romanzi-inchieste di Nestor Burma – le seguenti opere parimenti riproposte dalla casa editrice Fazi: La vita è uno schifo, Il sole non è per noi, Nodo alle budella. 

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La ghostwriter di Babbo Natale di Alice Basso

La ghostwriter di Babbo Natale (Garzanti), uscito lo scorso dicembre, è il racconto di Natale della scrittrice Alice Basso, autrice dei romanzi “Scrivere è un mestiere pericoloso” (2016),“Non ditelo allo scrittore”(2017) e “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome”(2015) che hanno tutti Vani Sarca come protagonista, che di lavoro fa la ghostwriter per una casa editrice, cioè per chi non lo sapesse, scrive libri per conto di altri. E non solo: malgrado sia una persona restia ad intrattenere relazioni umane, per non definirla completamente asociale, Vani Sarca ha un intuito fuori dal comune nel comprendere gli altri, una sorta di empatia innata che mal si concilia con la sua personalità. Dote che le consente non solo di scrivere in maniera impeccabile, intuendo la personalità degli autori, ma anche di collaborare con la polizia, in particolare con il commissario Berganza che ha grande fiuto per queste cose. Vani trascorrerebbe le sue giornate standosene a casa a leggere da sola, si veste totalmente di nero ed è abbastanza intollerante verso il prossimo, chiunque esso sia. Ha solo un punto debole: una ragazzina, Morgana, che in questo racconto è ancora una bambina. La ghostwriter di Babbo Natale, sinossi Vani Sarca e il Natale, due elementi che mal si conciliano. Lo sanno bene i fan della ghostwriter ma lo dimentica ogni anno la sua famiglia di origine che, puntualmente,  organizza la cena di Natale e si aspetta che Vani vi prenda parte con gioia ed allegria. Quest’anno però, arriva l’influenza e Vani spera di trascorrere il Natale a modo suo, da sola, in pigiama a casa sua. Soprattutto da sola. Invece non sarà così. Per fortuna, però, complice una bimba di sette anni,  la sua vicina di casa Morgana, si impegnerà a risolvere un mistero che avrà proprio Babbo Natale come protagonista. E le toccherà fargli anche da  ghostwriter. La ghostwriter di Babbo Natale, considerazioni  La ghostwriter di Babbo Natale è un racconto simpatico,un’appendice carina ai suoi romanzi, piacevolissimo da leggere. Come tutte le sue opere, il racconto è ben scritto ed è ricchissimo di citazioni letterarie. Ma non solo, La ghostwriter di Babbo Natale è un regalo che la scrittrice Alice Basso ha fatto ai suoi lettori, in tutti i sensi: infatti è possibile  scaricarlo gratuitamente. Un nuovo progetto per Alice Basso Il suo prossimo romanzo, “La scrittrice del mistero” uscirà, sempre per Garzanti, il prossimo aprile. Attendiamo con grande piacere le prossime avventure di Vani Sarca, questa volta alle prese con un nuovo caso con il commissario Berganza, la stesura di un nuovo libro e forse, un nuovo amore.

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Souvenir, il ritorno dei Bastardi di Pizzofalcone

Puntuale come ogni anno, lo scrittore Maurizio de Giovanni ci regala un altro episodio della sua saga più amata, con il libro “Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone”, edito dalla casa editrice Einaudi.  Dopo “Pane“, recensito da Eroica Fenice un anno fa , “Souvenir” narra dell’amore travagliato tra Charlotte, una diva di Hollywood, e un cameriere di Sorrento, dove si sta girando il film “Souvenir” di cui lei è protagonista. Dopo cinquant’anni, Charlotte – affetta ora da Alzheimer – ritorna all’Hotel Tritone con i suoi figli, Holly ed Ethan. Quest’ultimo sarà trovato in fin di vita nella metropolitana di Napoli, nei pressi del quartiere di Pizzofalcone. Che ci faceva lì Ethan? Cercava qualcuno nel quartiere? Criminalità organizzata? In un ottobre che non si decide a lasciare l’estate, fatto di cambi climatici repentini e confusi, i “Bastardi” indagano su un caso che si verifica a Napoli ma che in realtà nasce a Sorrento, in un periodo dell’anno dove la cittadina ha perso il suo vigore estivo ed è preda della nostalgia, la stessa che hanno vissuto per cinquant’anni Charlotte e il suo Mimì. I “Bastardi” si trovano, ancora una volta, ad indagare su un caso che si intreccia con il lavoro di Buffardi, capo della Dda e, quindi, con un caso che non è legato direttamente ma “sfiora” la criminalità organizzata, come è già accaduto con “Pane”. Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone, un altro successo “Souvenir”, dopo “Pane”, “Cuccioli”, “Gelo” e “Buio”, conferma ancora una volta il successo della saga dei Bastardi di Pizzofalcone, poliziesco ambientato a Napoli, che vede come protagonisti una squadra di poliziotti, raccolti qua e là da vari commissariati ed etichettati per ragioni differenti: per essere collusi con la mafia, raccomandati o ancora, come nel caso di Ottavia e Pisanelli, per non essersi accorti che, nel commissariato, prima che venisse la squadra voluta da Palma, si facevano traffici illeciti di stupefacenti. I Bastardi in “Souvenir” sono più sicuri di se stessi e osano di più, facendosi guidare più dall’istinto – guidati dall’ispettore Lojacono – piuttosto che dalle regole.  Ancora una volta dimostrano di essere una squadra ma anche una sorta di famiglia. Aragona si trova fare una scelta di vita molto importante, aiutato più da  Pisanelli che da suo padre. Romano lotta per ottenere l’affidamento della piccola Giorgia, una neonata che ha trovato in fin di vita qualche mese prima, presente nell’episodio “Cuccioli”; Di Nardo è sempre combattuta tra l’amore per suo padre e la sua omosessualità. I Bastardi di Pizzofalcone, sono anche protagonisti dell’omonima serie tv andata in onda su RaiUno lo scorso inverno e della quale si sta girando il seguito.

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Dark Harlem: la Fazi Editore ci porta nella Harlem anni Venti

La Fazi Editore ripropone – nell’ambito della collana “Darkside” – Dark Harlem (traduzione di Pietro Meneghelli) di Rudolph Fisher, primo poliziesco scritto da uno scrittore afroamericano e uscito per la prima volta nel 1932. Siamo ad Harlem, quartiere di Manhattan nella città di New York, che registra la presenza di molti afroamericani, e dove ha avuto luogo la “rinascita di Harlem”, movimento culturale che ha visto la nascita di produzioni artistiche musicali, in particolare del jazz. Siamo negli anni Venti del Novecento, quasi al termine della Jazz Age. Un medium afroamericano, Frimbo, molto conosciuto e apprezzato ad Harlem per le sue qualità di veggente, viene trovato ucciso mentre prevede il futuro di un cliente. Investigano sul caso il detective Perry Dart e il dottor Archer, chiamato in soccorso da Jenkins, l’ultimo cliente di Frimbo. Archer trova un fazzoletto nella gola del medium e viene trovata una mazza da baseball sporca del sangue di Frimbo, ferito alla testa. Il caso sembra facile, quasi tutti gli indizi cadono su Jenkins, ma poi subentrano nuovi elementi. Frimbo era odiato dalla malavita locale che in quegli anni era molto radicata ad Harlem, perché vinceva spesso alla loro lotteria clandestina, i cosiddetti “Numeri”. Molti sono i nemici di Frimbo e gli investigatori allungano la lista dei sospettati con la figura di Hicks, che vuole vendicare il fratello, secondo lui ucciso dalla maledizione che Frimbo gli aveva precedentemente lanciato. Mentre sono ad un passo dalla soluzione, scompare il corpo del medium. Chi ha trafugato il cadavere? Cosa è accaduto? Il mistero è da ricercarsi nella personalità di Frimbo, un personaggio molto sui generis e con una personalità dalle mille sfaccettature, non a caso la vicenda si concluderà con un eclatante colpo di scena. L’indagine è intervallata dai racconti esilaranti che riguardano alcuni dei sospettati, come Bubber, detective da quattro soldi che si occupa di mariti fedigrafi e di amori clandestini nonché compagno di merende di Jenkins, il principale sospettato. Dark Harlem di Fazi Editore, un viaggio nella cultura afroamericana Dark Harlem è un viaggio tra le strade del quartiere, in un’epoca dove trionfa la criminalità locale, tra sale da biliardo e scommesse truccate, ma si respira anche la cultura afroamericana, ancora troppo ingombrante per l’epoca pur se estremamente ricca, soprattutto dal punto di vista musicale. Il libro è ben scritto, usa un linguaggio umoristico ed è piacevole da leggere anche perché permette di conoscere Harlem, la cui storia viene raccontata proprio al termine del libro.

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Le tre del mattino, l’ultimo romanzo di Carofiglio

“Le tre del mattino”, ultimo romanzo dello scrittore Gianrico Carofiglio è la storia di un padre e di un figlio che si ritrovano. Lui è un adolescente arrabbiato col mondo -come tutti a quell’età- alle prese con un problema più grande di lui, il padre è un matematico con la passione per la musica.  Per anni padre e figlio sono stati distanti, anche a causa della separazione dei genitori; un evento imprevedibile sconvolgerà le loro vite e li costringerà a stare insieme per due giorni e per due notti (insonni) che trascorreranno a Marsiglia, in Francia. Superati gli imbarazzi iniziali, Antonio e il padre, avranno modo di parlare davvero, di confrontarsi sulla vita, sui sogni e sulle illusioni. In quelle notti bianche padre e figlio si guarderanno per la prima volta dentro e si conosceranno attraverso gli incontri di quei giorni, fatti di musica, leggerezza, prime esperienze, di “vita”. A Marsiglia passeranno per quartieri malfamati, spiagge incantevoli, locali notturni raccontandosi l’un l’altro qualcosa di sé, condividendo nuove esperienze che li segneranno per sempre. “E papà suonò da solo. Io non lo avrei confessato nemmeno a me stesso, ma ero orgoglioso e fiero di lui, e avrei voluto dire a chi mi stava vicino che il signore alto, magro, dall’aspetto elegante che era seduto al piano e sembrava molto più giovane dei suoi cinquantun anni, era mio padre.” Le tre del mattino e gli altri romanzi di Gianrico Carofiglio “Le tre del mattino”, edito da Einuadi, è un romanzo intimo, un viaggio ricco e imprevedibile tra due generazioni diverse ma accomunate dagli stessi ideali, dagli stessi sogni e dall’amore. Il linguaggio è semplice e delicato, commovente in alcuni passaggi, come lo ritroviamo negli altri romanzi di Carofiglio, dei quali Eroica Fenice ha già recensito “L’estate fredda”. Altri romanzi dello scrittore barese vedono come protagonista l’avvocato Guerrieri (l’ultimo si intitola “La regola dell’equilibrio, 2014, Einaudi) e l’avvocato Fenoglio (“L’estate fredda” è l’ultimo). Da entrambe le saghe emerge l’esperienza di Carofiglio come magistrato. Tra gli altri romanzi dello scrittore ricordiamo: “Il silenzio dell’onda” (2011) e “Il bordo vertiginoso delle cose” (02014) editi entrambi da Rizzoli.  

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