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Eroica Fenice

Libri

Poker di donne di Edmondo Cipolli: quattro donne difficili da dimenticare

“Poker di donne. Storie di donne straordinarie e difficili da dimenticare” (edito da GmPress, luglio 2020) è il libro d’esordio di Edmondo Cipolli. Si tratta di tre lunghi racconti che vedono quattro donne protagoniste, molto diverse le une dalle altre ma tutte accomunate da un carattere tenace e dalla voglia di godersi la vita e i suoi piaceri.  Poker di donne- La trama dei tre racconti Poker di donne vede quattro donne protagoniste di tre lunghi racconti che possono essere considerati tre romanzi: Antonella, una ragazza veneta trasferitasi a Roma con la mamma e il papà, troppo autoritario per il suo carattere forte e volitivo che la porterà a sposarsi molto presto con un uomo senza grandi pretese. Antonella, grazie alla sua tenacia, riuscirà ad affermarsi nel mondo del lavoro, tanto da diventare una manager di successo. Santina e Yana sono invece le due protagoniste del secondo racconto: la prima, donna ossessiva e maniaca delle pulizie, deciderà di cambiare completamente approccio alla vita; la seconda, proveniente dall’Ucraina, era una dei bambini reduci dall’esplosione di Chernobyl che nel periodo estivo venivano ospitati presso le famiglie italiane. Il terzo racconto vede Edda protagonista, figlia di un fanatico fascista, è affetta da cleptomania da quando era bambina, agevolata dalle sue doti ipnotiche. Tutti e tre racconti sono molto piacevoli da leggere, in quanto appaiono ironici e smaliziati al punto giusto: la voglia di godersi la vita in tutti i suoi aspetti la fa da protagonista, rendendo le storie accattivanti e molto intriganti. Poker di donne- Intervista all’autore Edmondo Cipolli Dalla sua biografia si evince che lei si occupa di tutt’altro dal punto di vista professionale, come nasce la sua scrittura? Se fosse stato per me, dopo il diploma mi sarei fermato. Non ero mai stato uno studente che brillasse particolarmente, anzi potrei dire di non aver mai studiato, i libri se potevo evitarli lo facevo ogni volta. A farmi continuare gli studi è stata mia mamma, anche se questo comportava un impegno economico non indifferente, non navigavamo certamente nell’oro. Per farla contenta ho accettato di continuare, mi sono iscritto alla Facoltà di Scienze Agrarie dell’Università Cattolica. Mi sono buttato a studiare con una nuova forza, dovevo dare soddisfazione a mia madre. Primo esame: Botanica Generale.Chi mi esaminava era il mitico professor Gerola, un uomo alto, elegante, pizzetto bianco, burbero, che solo a guardarlo metteva terrore. Ero il quarto che entrava per farsi macellare, i tre che mi avevano preceduto li aveva cacciati dopo la seconda domanda. Sette domande, credo di aver risposto bene, ma non ne sono sicuro. Mi fa uscire. Passano tre minuti, rientro. Mi dice: “Firmi qui”. Io firmo e leggo Trenta e Lode.  Questo Trenta e Lode mi ha dato una gasatura tale che ha influito enormemente in tutta la mia carriera universitaria.  Ottenuta la laurea invio decine di curricula a società e aziende operanti nei vari settori dell’agricoltura: dalla meccanica alla zootecnia, nessuna risposta. Un giorno mi dicono che la Federconsorzi a Roma farà un corso per assumere giovani agronomi […]

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Libri

Un uomo a pezzi l’ultima fatica di Francesco Muzzopappa

Francesco Muzzopappa torna nelle librerie. Lo scrittore pugliese ma milanese d’adozione, con il romanzo “Un uomo a pezzi”, edito da Fazi Editore della Collana Le Meraviglie. Francesco Muzzopappa questa volta diventa il protagonista del romanzo raccontando di se stesso, della sua vita in Puglia fino al trasferimento a Milano. Un uomo a pezzi di Francesco Muzzopappa: la sinossi Francesco Muzzopappa in Un uomo a pezzi descrive se stesso e la sua vita: abbandona quindi i panni dello scrittore e diventa il protagonista di questo divertente romanzo, fatto di aneddoti che raccontano la sua vita da quando era ragazzo fino al trasferimento a Milano. Qui incontra la sua amata Carmen, alla quale dedica il libro, donna amante del mangiaresano e dei frigoriferi con l’eco nonché appassionata di mercatini dell’usato e dei libri. Muzzopappa alterna la narrazione con aneddoti della sua vita di adesso, dove è esperto in pubblicità radiofonica, con quella trascorsa in Puglia, con i genitori, dall’esperienza traumatica del busto ortopedico a quella della preparazione delle passate di pomodori fatte in casa come si faceva una volta soprattutto al Sud Italia (e per chi l’ha vissuta quest’esperienza leggere quest’aneddoto è davvero esilarante!). «Di solito una giornata di preparazione della salsa inizia a orari in cui la gente comune sta ancora entrando nella fase REM. Alle quattro del mattino, invece, mia madre è già operativa e sveglia mio padre con il suo grido d’assalto. La bombola! […]. Mio padre è il dio delle bombole. Nessuno come lui è in grado di percuotere con le nocche il fusto e capire con precisione quanto gas c’è all’interno. Le suona come campane».” Lo scrittore racconta di barbieri evangelisti pugliesi capaci di fare solo un taglio di capelli ma anche di hair stylist milanesi che forse non sono cosi bravi come si crede ma si fanno pagare molto di più di quello che meritano; racconta ancora di idraulici maschilisti pugliesi con mentalità che risalgono all’età della pietra e racconta di premi da spendersi in ristoranti milanesi ma convertiti in prodotti provenienti da supermercati di lusso e, ancora, Muzzopappa racconta di donnine cinesi che rammendano pantaloni, gentili con i clienti ma terribili con le dipendenti. Un uomo a pezzi e le altre opere di Francesco Muzzopappa Un uomo a pezzi è un libro divertente, molto piacevole da leggere che dà leggerezza e spensieratezza e ricorda molto lo stile dello scrittore napoletano Diego de Silva. Gli altri romanzi di Francesco Muzzopappa, copywriter esperto in pubblicità radiofonica, sono Una posizione scomoda, il suo libro d’esordio uscito nel 2013, Affari di famiglia (2014), Dente per dente (2017) vincitore del Premio Troisi e Heidi (2018).  Tutte le opere sono state tradotte in Francia dall’editore Autrement riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico. Francesco Muzzopappa ha pubblicato quest’anno per la De Agostini Il primo disastroso libro di Matt, il suo primo libro per ragazzi.   Fonte immagine: fazieditore.it

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Libri

I valori che contano, il nuovo libro di Diego de Silva

Da pochissimo è uscito nelle librerie “I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)” dello scrittore napoletano Diego de Silva. Edito dalla casa editrice Einaudi, il romanzo di de Silva ci delizia ancora una volta con le “avventure” dell’avvocato Vincenzo Malinconico. La trama Per chi non lo conoscesse, Vincenzo Malinconico è un avvocato napoletano di circa cinquant’anni, reduce da una separazione, ha due figli adulti (Alagia in realtà è la figlia della ex moglie Nives, una psicologa nevrotica e Alfredo, studente universitario sui generis che ora vive in un’altra città per motivi di studio), un lavoro pressoché precario -non esistono più gli avvocati di una volta-, un approccio alla vita ironico e leggero e una casa arredata con mobili Ikea che lui preferisce chiamare con il nome originario svedese. “I valori che contano” è il sequel di “Divorziare con stile” (2017), recensito da Eroica Fenice: la vita di Vincenzo Malinconico adesso è molto cambiata; non lavora più con Espedito in uno studio anonimo, bensì con Benny Lacalamita, un avvocato molto quotato -anche perché “figlio di”- dalle maniere poco convenzionali e dal grande appetito; ha una nuova storia d’amore dai contorni molto incerti con una donna molto pragmatica e dal carattere forte e, soprattutto, l’avvocato Malinconico ha nuove sfide da affrontare. La prima si presenta all’improvviso alla sua porta: una ragazza in biancheria intima chiede asilo per sfuggire alla retata della polizia, che irrompe in una casa di appuntamenti presente nel suo condominio. Solo Vincenzo Malinconico poteva accogliere la malcapitata, dal nome inequivocabile-Venere- senza battere ciglio. Varie saranno le vicende vissute dall’avvocato Malinconico anche questa volta, da una causa per divorzio, dove vengono privilegiate le sue competenze “di psicologo” e/o di scrittore, per l’utilizzo di una frase che suscita interesse in chiunque la ascolti, che acquista contorni esilaranti da commedia all’italiana; a una causa molto particolare che vede la ragazza “svestita” di cui sopra come protagonista; a vicende molto personali che lo toccheranno profondamente, facendogli capire cosa conta davvero nella vita, a prescindere da quello che ti accade. “I valori che contano” è un libro ben scritto: ironico e irriverente in certi punti (ti trovi a ridere leggendolo e nemmeno te ne accorgi) e commovente in altri (eh si, questa volta Malinconico ci fa anche piangere!). Vincenzo Malinconico non sarà un campione di coraggio e non si può definire un uomo responsabile e tutto d’un pezzo però è un esempio di come va vissuta la vita: con leggerezza ed ironia, affrontando un problema alla volta, senza agitarsi e strafare, ma scherzando sempre senza abbattersi mai. “Per quanto mi riguarda, se questo è il prezzo del senso della vita, ne faccio tranquillamente a meno. Preferisco una vita insensata, che ti regali qualche bella giornata ( e soprattutto qualche bella notte) e non si faccia tirare per i capelli quando finisce. Con la vita, meglio avere una storia disimpegnata che starci insieme con la paranoia di perderla”. I valori che contano e gli altri libri Diego de Silva non ha bisogno di presentazioni. […]

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Libri

Azzorre di Cecilia Giampaoli – Recensione

Lo scorso giugno è uscito nelle librerie “Azzorre”, il romanzo di Cecilia Maria Giampaoli per edizioni Neo: la narrazione di un viaggio da Bergamo (la sua città) alle isole Azzorre, dove anni prima il padre aveva trovato la morte, vittima di un incidente aereo.  La sinossi “Azzorre” racconta di un viaggio fatto dall’autrice del romanzo, Cecilia Maria Giampaoli che ha perso suo padre all’età di sei anni in un incidente aereo. Il padre era uno dei 144 passeggeri dell’aereo boeing 707 della Indipendent Air che l’8 febbraio 1989, alle ore undici, era partito dall’aeroporto di Orio al Serio per Santo Domingo ma si è schiantato su una montagna nelle isole Azzorre, dove invece avrebbe dovuto fare solo uno scalo tecnico. Cecilia- all’età di 31 anni- decide di andare nei luoghi dove il padre ha perso la vita per fare pace con questa storia, non per aprire un’inchiesta (ormai le indagini sono chiuse) ma per ricostruire la sua storia personale profondamente segnata dalla perdita, con la quale deve imparare a convivere in quanto donna oramai adulta. Quindi la scrittrice prende un aereo e arriva nelle Azzorre, sull’isola di Santa Maria, dove incontrerà molte persone che l’aiuteranno in quest’opera di “ricostruzione”: partire dai ricordi autentici per passare attraverso quelli emersi dai racconti, le testimonianze, le immagini, i filmini, dando cosi concretezza all’immagine del padre, spogliandola delle idealizzazioni di una bambina di sei anni. Molti gli incontri, spesso fortuiti, altri programmati, che arricchiranno il racconto e lo renderanno molto più “umano”: un incidente è il più delle volte frutto di banalità, di piccole distrazioni difficili da accettare o da capire. Queste memorie, sono confluite nel romanzo “Azzorre”, che è un racconto di viaggio, fatta eccezione per l’ultimo capitolo. Un flusso di pensieri, emozioni, incontri che avranno il pregio di rimettere Cecilia in sintonia con il mondo. “Non sono venuta per riportare in vita mio padre, il passato è passato e non si può rifare, ma ho un conto aperto con questo posto. Nel male e nel bene, sarei diversa se non fosse successo. Non sarei io.” Azzorre e Cecilia Maria Giampaoli Cecilia Maria Giampaoli nasce nel 1982,  ha studiato musica, illustrazione, fotografia, animazione, scultura e grafica.  “Azzorre” è il suo primo romanzo ed è candidato  a numerosi premi: John fante, Megamark, Stresa, Comisso, Napoli, Flaiano, Città di Como, Rapallo, Massarosa. A parte la trama, decisamente toccante perché racconta una storia vera, colpisce in “Azzorre” la capacità narrativa della giovane scrittrice che sceglie un linguaggio fluido, caldo e avvolgente. “Oggi non ho voglia di parlare, non riesco a smettere di pensare alla donna uscita a comprare il pane. Percepisco il limite. Nella testa c’è un confine preciso, un recinto dentro il quale è bene restare. È uno spazio abbastanza grande per contenere la coscienza delle cose e tutte le emozioni sostenibili. Il panico, la fobia, la pazzia e la depressione ruminano lì fuori in attesa che tu metta il piede sulla staccionata”     Fonte immagine: ufficio stampa.

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Massimo Villivà: La colpa del figlio | Recensione

La colpa del figlio, romanzo dello scrittore Massimo Villivà (edito da Il Libraio, 2020) è una delle dieci opere vincitrici del Torneo Letterario Ioscrittore 2020 La colpa del figlio, sinossi La colpa del figlio vede come protagonista Tommaso Berti, un professore di storia e filosofia di mezza età, da poco separato dalla moglie e senza figli. Non ha amici e come familiari ha solo una sorella che però vive in Canada con marito e figli.  La sua vita è triste e monotona finché un giorno un raggio di sole entra con prepotenza nella sua vita e la sconvolge completamente: si chiama Viviana, una quarantenne che lavora in un’agenzia pubblicitaria, conosciuta in chat. Viviana è bellissima, allegra e piena di vita, se non fosse per un grande neo che si chiama Davide, suo figlio, avuto e cresciuto da sola in gioventù. Davide ha poco più di vent’anni e un passato poco lusinghiero: è stato condannato per spaccio di droga e ha già scontato la sua pena. Da allora sta chiuso in casa e ha amicizie poco raccomandabili, con poca voglia di fare qualcosa di buono nel futuro immediato. Il rapporto tra Davide e Viviana è complicato e difficile da comprendere da Tommaso, abituato alla sua vita ordinaria poco incline alle complicazioni. Appassionato di haiku e di musica, intelligente, arguto e inquietante, Davide metterà in crisi la vita di Tommaso oltre che quella della madre. Non piangete, insetti! Gli amanti, perfino le stelle, si devono separare. (Kobayashi Issa) La colpa del figlio di Massimo Villivà e Ioscrittore La colpa del figlio ha una trama che incuriosisce, è ben scritto e risulta molto piacevole da leggere. Pertanto si può dire, senza alcun dubbio che l’opera abbia vinto con merito il torneo letterario Ioscrittore2020, torneo letterario gratuito che esiste da dieci anni ormai, del gruppo editoriale Mauri Spagnol. Il torneo è nato da un’idea dell’editore (e presidente del gruppo) Stefano Mauri. IoScrittore si sviluppa in 2 parti, che prevedono la valutazione degli incipit delle opere partecipanti e la valutazione dell’intero romanzo. Alla seconda parte accedono solo le 300 opere i cui incipit sono risultati migliori nella prima. Il torneo è costantemente monitorato dagli editor delle case editrici di GeMS (tra le quali ricordiamo Corbaccio, Garzanti, Guanda, Longanesi, Nord, Salani, TEA) sempre alla ricerca di nuove voci narrative da pubblicare. I premi consistono nella pubblicazione in formato ebook delle 10 migliori opere mentre in formato cartaceo viene pubblicata la migliore fra tutte. Massimo Villivà è uno scrittore milanese, con un passato da musicista. Ha lavorato come editor di riviste, cartacee e online. Nel 2015 ha pubblicato l’antologia di racconti La divisione dei ruoli della casa editrice Giovane Holden. Immagine: Ufficio Stampa

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Libri

Pornage, il libro di Barbara Costa – recensione

“Pornage” della giornalista Barbara Costa è uno dei ventisetti libri che la casa editrice Il Saggiatore ha messo a disposizione gratuitamente sul suo sito web (in formato ebook) nel periodo di emergenza sanitaria Covid-19 per allietare con la lettura la reclusione forzata di tutti noi. Di seguito vi proponiamo la nostra recensione. Pornage, il libro di Barbara Costa “Pornage”- Viaggio nei segreti e nelle ossessioni del sesso contemporaneo, pubblicato da Il Saggiatore nel 2018, è un viaggio interessante e sfaccettato nel mondo del porno e della sessualità di ciascuno di noi. Non è estremo, né volgare o eccessivo: semplicemente informa il lettore su cosa c’è nel mondo, anche a pochi metri da casa propria nel campo della sessualità, dove tutti i gusti possono essere soddisfatti, niente è bandito, tutto è lecito ma sempre nel rispetto dell’altro e della sua volontà. Per Barbara Costa– giornalista che scrive del rapporto tra pornografia e contemporaneità per diverse testate on line- “porno” significa emancipazione, rivendicazione dei diritti delle donne, dei gay, dei transessuali e di tutti coloro che spesso vengono etichettati come “diversi” e quindi non meritevoli di diritti o di vedere soddisfatti i propri bisogni. Si parla di trav (travestiti), di “femminielli” e di tutte le identità di genere esistenti. Le possibilità di relazionarsi con gli altri sono infinite grazie alle nuove tecnologie:  app dating come Sizzl o Cacao dating o Vegan Dating, scelte da chi ha gli stessi gusti culinari o ancora, Muslima app che mette in contatto musulmani e musulmane di tutto il mondo a scopo matrimoniale secondo la legge islamica e ancora App molto conosciute come Badoo, Gleeden, Bumble, Feeld. Particolare è invece l’App Adottaunragazzo: qui le utenti valutano gli uomini come merce, scegliendoli in base alle schede personali allegate, stabilendo la tipologia di legame (relazione seria, scopamico, a chiamata). Segue una valutazione post prestazione come qualsiasi prodotto acquistato. Esistono anche app dedicate a chi è stato lasciato e aiutano la persona ad elaborare la fine della storia, come Mend.  Ci sono poi le app di fidanzate virtuali come Gatebox e Invisible Girlfriend, dove il rapporto fisico è assente ma sublimato dalla presenza premurosa di una ragazza che manda messaggi, ascolta sfoghi, consola da ogni tristezza. Barbara Costa partendo dal porno e della sua storia arrivare a descrivere le mille possibilità esistenti nel mondo di oggi per avere una sessualità libera ed appagante, anche con l’aiuto delle nuove invenzioni del mondo moderno, come la sexdoll, una sorta di robot che riesce a soddisfare le fantasie di mariti stanchi, migliorandone la vita di coppia. Esistono anche modalità diverse e nuove di avere una sessualità appagante; mille sono i desideri dell’essere umano e mille le modalità esistenti per soddisfarli, come gli asili nido per adulti: uomini d’affari e manager affermati che decidono di trascorrere due ore in una struttura che li accolga come bambini piccoli, accudendoli; o ancora ci sono donne che hanno ai loro piedi uomini che decidono di diventare i loro “schiavi”, non solo arricchendone il conto in banca ma […]

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Libri

L’isola dei senza memoria di Yoko Ogawa

L’isola dei senza memoria di Yoko Ogawa è disponibile gratuitamente sul sito de Il Saggiatore, ma solo per due giorni! Leggi qui la nostra recensione. L’isola dei senza memoria della scrittrice giapponese Yoko Ogawa, edito da Il Saggiatore (2018, traduzione di Laura Testaverde) è uno dei libri messi a disposizione gratuitamente dalla casa editrice (in formato .epub e .mobi per due giorni) sul suo sito web  insieme ad altri titoli di grande pregio, al fine di contribuire ad allietare, con la lettura, queste giornate di quarantena.  L’isola dei senza memoria è il racconto di un’isola, situata in un luogo imprecisato, dove il potere politico rappresentato dalla polizia segreta decide di far sparire oggetti di vario genere per motivi sconosciuti. Così scompare il profumo e l’idea stessa di un liquido che emana un buon odore diventa qualcosa di sconosciuto, anche a chi fino a poco tempo prima ne faceva un uso regolare. Scompaiono i traghetti, così le persone non possono più spostarsi dall’isola, ma non ne sentono nemmeno la mancanza perché non sanno più a cosa servono. Scompaiono i romanzi e, anche chi di lavoro fa lo scrittore, non sa più  come si fa a immaginare di combinare le parole così da narrare una storia.  Meno male però che non tutti subiscono tale potere: tra le persone ci sono individui che non dimenticano. La polizia segreta lo sa e gli dà la caccia. Ma loro rappresentano l’unica speranza di rivalsa, l’unico spiraglio di resistenza. L’isola dei senza memoria è un romanzo allegorico che ricorda molto le opere di Josè Saramago, in particolare “Cecità“, anche se in Cecità è il male fisico che li colpisce, non causato dal potere: sarà quest’ultimo però che concorrerà alla devastazione fisica e psicologica dell’umanità, come ne L’isola dei senza memoria. Orrori non solo dettati dalla malattia, ma dalla mancanza di umanità che ne è conseguita. Dalla scomparsa degli oggetti de L’isola dei senza memoria, si arriverà alla scomparsa dell’identità di ciascun abitante. L’elemento più sconcertante è la mancanza di ribellione da parte di gran parte della popolazione: dopo ogni scomparsa ognuno resta un po’ disorientato ma poi si abitua, anche quando sono le parti del proprio corpo a mancare. L’isola dei senza memoria e la scrittrice Yoko Ogawa Yoko Ogawa è una delle più importanti scrittrici giapponesi contemporanee. Ha vinto vari premi letterari giapponesi come il premio letterario Akutagawa con l’opera “La gravidanza di mia sorella” (1991). Altre opere tradotte in italiano sono: Una perfetta stanza d’ospedale, trad. di Massimiliano Matteri e Matake Yumiko, Adelphi, Milano, 2009; La Casa della luce, trad. di Mimma de Petra, Il Saggiatore, Milano, 2006; L’anulare, trad. di Cristiana Ceci, Adelphi, Milano, 2007; Hotel Iris  trad. di Ornella Civardi, Tropea, Milano, 2005; Vendetta trad. di Laura Testaverde, Il Saggiatore, Milano, 2014; Profumo di ghiaccio trad. di Paola Scrolavezza, Il Saggiatore, Milano, 2009; La formula del professore trad. di Mimma De Petra, Il Saggiatore, Milano, 2008; Nuotare con un elefante tenendo in braccio un gatt trad. di Laura Testaverde, Il Saggiatore, Milano, 2015. […]

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Food

Piatti gourmet e pizza gourmet: l’evoluzione dell’eccellenza

La società italiana degli ultimi anni sta rivolgendo sempre di più la sua attenzione al cibo in tutte le sue sfaccettature: se accendi la tv puoi facilmente incappare in programmi che parlano di ricette, format di sfide culinarie di ogni genere, quali Masterchef, I quattro ristoranti, Cucine da incubo, I menu di Benedetta, Fatto in casa da Benedetta (ma l’elenco è davvero poco esaustivo), che vengono trasmessi in tutti i canali televisivi. Anche nelle trasmissioni tv che parlano d’altro ci si riserva uno spazio per spiegare una ricetta o far venire il cuoco di turno. E sempre più spesso si sente parlare di piatti gourmet. Ma cosa significa gourmet? «Gourmet solitamente descrive, in gastronomia, una classe di ristoranti, cucine, pasti o ingredienti di alta qualità, altamente sofisticati, con grande attenzione alla presentazione e all’aspetto della pietanza. Negli Stati Uniti, viene usato per descrivere il cibo dal gusto elitario, con un’avversione contro quello populista. Gourmet è anche una classificazione tipica del settore gastronomico per gli alimenti di qualità premium; alimenti e bevande, come il caffè, sono spesso divise tra una qualità standard e una “gourmet”» (Wikipedia). Gourmetè un movimento alimentare nato negli Stati Uniti nel 1980 che non accettava più il tipo di alimentazione adottato dalla stragrande maggioranza della popolazione, perché non lo considerava adeguato. Dagli anni Duemila, il movimento, espressione di una classe sociale medio-alta, ha iniziato a dare importanza agli aspetti salutistici del cibo e alla sua provenienza, opponendosi in pratica al concetto di “Fast food” che impera tutt’oggi. Quindi negli USA gourmet rappresenta la cucina che si oppone al “cibo-spazzatura” mentre in Italia, dove la cucina è nella gran parte dei casi già un’eccellenza, gourmet designa il grado superiore dell’eccellenza.  Pertanto, la cucina gourmet dovrebbe innanzitutto far bene alla salute esaltando il palato con gusti ricercati, utilizzando ingredienti selezionati. L’innovazione va bene ma sempre nel rispetto della salute del commensale. (Fonte: ideegreen.it). Spesso si sente parlare di Pizza gourmet: la differenza con una pizza tradizionale sta proprio nella scelta degli ingredienti, ad esempio usando varietà tipiche come i Pomodorini del Piennolo del Vesuvio e la Mozzarella di bufala campana DOP, anziché la semplice passata di pomodori. Da qualche anno è nata l’Associazione Pizza Napoletana Gourmet che persegue l’obiettivo di promuovere e valorizzare la Pizza Napoletana Gourmet in Italia e nel mondo. Secondo l’associazione la pizza per essere definita gourmet deve essere realizzata con ingredienti freschi e di stagione, preferibilmente del territorio. La pizza è soprattutto il risultato di un “processo di ricerca, sperimentazione e anche innovazione”. Grande importanza viene data all’impasto, preparato con farine di tipo 1 e 2. Tra le pizzerie di Napoli che aderiscono all’associazione ci sono: 50 KALÒ – NAPOLI; PIZZA GOURMET DI GIUSEPPE VESI – NAPOLI (VOMERO E VIA CARACCIOLO), e tantissime altre. Molti sono i piatti gourmet e innumerevoli i siti web dal quale è possibile scaricare le ricette, tra gli altri ricordiamo: ricettegourmet.com e italiangourmet.it. Chiudiamo con una ricetta gourmet che ci piace particolarmente perché prende un piatto cult della tradizione napoletana […]

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Libri

Inventario di un cuore in allarme di Lorenzo Marone

Da pochissimo è uscito Inventario di un cuore in allarme di Lorenzo Marone, scrittore napoletano che Eroica Fenice già ebbe modo di intervistare in occasione dell’evento Ricomincio dai libri. Edito da Einaudi, il romanzo è un viaggio nella testa di un ipocondriaco “Doc” e, dato il momento storico che stiamo vivendo, la sua analisi risulta più che mai attuale. Lorenzo Marone, biografia dell’autore Lorenzo Marone è uno scrittore affermato che non ha bisogno di presentazioni. Dopo dieci anni trascorsi ad esercitare la professione di avvocato dedica anima e corpo alla scrittura, la sua più grande passione. Tra i suoi ultimi romanzi ricordiamo Magari domani resto ( edito da Feltrinelli nel 2017 e vincitore del Premio Selezione Bancarella 2017) e Un ragazzo normale  (edito da Feltrinelli nel 2018 e vincitore del premio Premio Giancarlo Siani 2018) Tra le sue opere ricordiamo anche La tentazione di essere felici, che ha ispirato il film La tenerezza di Gianni Amelio, La tristezza ha il sonno leggero, da cui il regista Marco Mario de Notaris ha tratto l’omonimo film, Tutto sarà perfetto e il saggio Cara Napoli. Inventario di un cuore in allarme, sinossi Il romanzo è un regalo che l’autore ha deciso di fare ai suoi lettori. Lorenzo Marone si mette totalmente a nudo, facendo un atto di grande coraggio. Decide di raccontare di sè, della sua fobia verso le malattie, rientrando pertanto nella folta categoria degli “ipocondriaci“. Per queste persone il cuore è continuamente in allarme, perché la paura è sempre presente come una gentile consigliera un po’ troppo invadente. Il libro è un’analisi autoironica della sua vita, dove la fobia di ammalarsi è sempre presente e ormai chi gli sta accanto la tollera benissimo. In primis la moglie, che riesce a smorzare ogni sua preoccupazione, il figlio piccolo che lo aiuta a distrarre la sua mente dal suo pensiero fisso quotidiano (che purtroppo cambia in continuazione), gli amici più cari che gli vogliono bene e ci ridono su, spesso assecondandolo più del dovuto, infine il suo psicoterapeuta– del quale il protagonista non nutre immensa fiducia- che gli affida compiti che lui non riesce a rispettare. Inventario di un cuore in allarme è anche un excursus tra le migliaia di fobie esistenti delle quali soffrono le persone più insospettabili e che, il più delle volte, adattano la loro vita alle loro nevrosi ed ossessioni; c’è chi deve chiudere più volte la macchina prima di andare al lavoro, chi non teme le altre malattie ma solo ed esclusivamente  una, quale ad esempio la “meningite”. La cosa incredibile è che nella lingua italiana ogni fobia esistente, e ne esistono davvero tante, ha una definizione precisa e dal nome più disparato. Inventario di un cuore in allarme è frutto di uno studio accurato che abbraccia più discipline, che vanno dalla scienza alla religione, e risulta più che mai attuale (addirittura profetico) quando si parla del rischio di una pandemia che pesa come una minaccia sul mondo già dal qualche anno, causato dall’insorgere di nuovi virus e batteri […]

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Cadrò, sognando di volare – di Fabio Genovesi | Recensione

Lo scrittore toscano Fabio Genovesi, dopo “Il mare dove non si tocca” (Mondadori, 2017), torna in libreria con il romanzo dal titolo “Cadrò, sognando di volare“. Edita da Mondadori e uscita lo scorso gennaio, l’opera è un inno ai sogni, quelli che ciascuno di noi ha in serbo in un cassetto dal periodo dell’adolescenza ma che forse ha sempre avuto paura di tirare fuori e di provare a realizzarli.   “Cadrò, sognando di volare” di Fabio Genovesi, la sinossi Anni Novanta. Fabio è un ragazzo di ventiquattro anni che proviene da una famiglia semplice e studia giurisprudenza ormai da anni anche se non gli piace minimamente. Un’estate, mentre è in procinto di partire per Siviglia, viene chiamato a fare il servizio civile presso una struttura per minori perché ha dimenticato di fare la procedura del rinvio del militare, esistente all’epoca. Arriva nella struttura ma non ci sono più i bambini, bensì due preti un po’ sciroccati e una donna delle pulizie con la figlia “problematica”. Con uno dei due sacerdoti, Don Basagni, un vecchio missionario che ha deciso di chiudersi in casa e non vedere più nessuno, riesce ad instaurare un bel rapporto di amicizia, basato sulla passione comune per il ciclismo. Siamo nel 1998 e Marco Pantani, “Il pirata”, trionfava nel Giro d’Italia e nel Tour de France, vincendoli entrambi. “Cadrò, sognando di volare” è una frase pronunciata da Alfonso Gatti, che seguiva e raccontava il Giro d’Italia, quando a quarant’anni imparò ad andare in bicicletta. Questa frase, che è diventata in titolo del libro, esprime in sintesi tutto quello che il romanzo di Fabio Genovesi intende comunicare. Abbiamo una sola vita e se vogliamo essere felici, dobbiamo avere il coraggio di buttarci in essa, senza timori e rimpianti, senza paura di ferire gli altri, le nostre aspettative e quelle delle persone che ci amano. E cosi faranno i due protagonisti del romanzo, Fabio e Don Basagni, si faranno coraggio insieme, prendendo la linfa della loro forza di cambiamento dalla passione per Marco Pantani che non è un semplice ciclista. Pantani è un uomo di umili origini che si impegna, suda, fatica e ce la fa, malgrado la vita gli sia stata ostile più volte, per i numerosi infortuni e non solo. “Cadrò, sognando di volare” è anche un saluto al grande Marco Pantani, nell’anno in cui avrebbe compiuto cinquant’anni, lasciandoci troppo presto.  “Perchè io a Babbo Natale ci credevo ancora, e ci credeva Don Basagni, ci credevano milioni di persone come noi. E ci credeva Pantani, ci crede chiunque abbia ancora qualcosa dentro che sia caldo e magico, e trasformi un corpo come tanti, nato per riempire i treni e i supermercati e comprare e spendere e consumare e morire, in un volo di passioni e di emozioni, in qualcosa che è vivo veramente”.

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Confidenza, recensione dell’ultima opera di Domenico Starnone

Da poco è uscito nelle librerie “Confidenza” (Einaudi, 2019) l’ultima opera dello scrittore Domenico Starnone,  autore di molti libri tra cui spiccano “Scherzetto” (2016) e “Lacci” (2014), entrambi editi dalla casa editrice Einaudi. “Confidenza”, uscito nelle librerie alla fine del 2019, è l’ultimo libro dello scrittore napoletano Domenico Starnone, nonché sceneggiatore ed insegnante, autore di numerose opere di spessore che vanno dai libri “Via Gemito” (Feltrinelli, 2000, vincitore del Premio Strega) al già citato “Lacci” (Einaudi, 2014)  a sceneggiature di film di registi famosi quali Michele Placido (“Ovunque sei”, 2004), Sergio Rubini (“L’uomo nero”, 2009), Alessandro D’Alatri (“La febbre”, 2005). Inoltre, Domenico Starnone è stato uno degli scrittori a cui  è stata attribuita l’identità di Elena Ferrante. Confidenza di Domenico Starnone: la sinossi Pietro e Teresa sono un’insegnante e un’alunna che si innamorano. Ma il loro amore è decisamente tempestoso perché Teresa ha un carattere impulsivo e passionale che mal si collima con il bisogno di perfezione di Pietro e il suo desiderio di piacere agli altri. Dopo che si sono lasciati restano legati da un segreto: una confidenza su un episodio del passato che ciascuno di loro ha vissuto in precedenza e che, sicuramente, non li riempie di orgoglio. Una “confidenza” banale  diventa una sorta di “ricatto morale” per Pietro, che trasforma Teresa nel suo “Super io” personale che frena le sue passioni e alimenta la paura di perdere tutto quello che ha costruito. Una riflessione sulla nostra identità “Confidenza” è un romanzo complesso, caratterizzato da un stile narrativo fluido e coinvolgente e da una trama che lascia aperti molteplici interrogativi. “Confidenza” è una riflessione sulla nostra identità e sul conflitto interiore che ciascuno di noi vive, quello tra quello che siamo  e quello che mostriamo agli altri, su cosa ci dà consenso e rafforza la nostra autostima. L’identità, malgrado sia rafforzata da una florida carriera, come nel caso di Pietro che diventa uno scrittore ed oratore di successo (le presentazioni dei suoi libri gli danno più notorietà delle stesse opere), resta fragile di fronte alla “minaccia” rappresentata da Teresa e alla possibilità che racconti al mondo il suo “segreto”. Domenico Starnone, confermando la sua grande capacità narrativa, mediante i personaggi di Teresa e Pietro ma anche di Nadia, la moglie di Pietro, inizia un percorso di analisi dell’animo umano soffermandosi sulla complessità dei rapporti interpersonali, fatti di equilibri estremamente precari e volubili che spesso finiscono nello sfociare in tradimenti, in insicurezze e in crisi identitarie.

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La vita bugiarda degli adulti di Elena Ferrante | Recensione

“La vita bugiarda degli adulti” (Edizioni E/O) è il nuovo libro della scrittrice Elena Ferrante. Da poco nelle librerie, “La vita bugiarda degli adulti” è una riflessione tutta al femminile sull’età adulta, con le sue contraddizioni e meschinità, dettata dalla consapevolezza che la realtà che percepiamo da bambini, assoluta e perfetta, non è altro che una falsa idealizzazione con la quale prima o poi siamo costretti a fare i conti. Da pochissimo è uscito nelle librerie l’attesissimo libro di Elena Ferrante, intitolato “La vita bugiarda degli adulti”. Attesissimo perché Elena Ferrante ha avvolto nel mistero la sua identità, soprattutto da quando ha scritto la tetralogia iniziata con “L’amica geniale”(edizioni E/O) diventata poi una serie tv di successo. Anche nel nuovo libro, l’autrice ambienta la sua storia a Napoli, in un dialogo continuo tra quella colta e benestante ma spesso artefatta e quella invece povera, a volte gretta ma più vera e concreta. “La vita bugiarda degli adulti”, il nuovo libro della Ferrante – la sinossi Giovanna è una tredicenne proveniente da una famiglia benestante di Napoli: figlia di due insegnanti, ha avuto un’educazione atea, fatta di buone maniere che prevede la conoscenza della sessualità fin da bambina. Un giorno, complice la crisi adolescenziale, Giovanna decide di conoscere la famiglia del padre che proviene da un’altra Napoli, quella della zona industriale, povera e ammaccata, che lui ha deciso di rinnegare ormai tanti anni fa, quando ha litigato con la sorella, zia Vittoria, vista come esempio di trivialità e bruttezza. Da allora cambia tutto nella vita di Giovanna, a partire dalla sua vita familiare che ne esce completamente stravolta ma, soprattutto, cambia la sua visione delle cose. La sua crescita personale si mostra divisa tra la scelta tra due identità: quella composta e “finto cortese” frutto dell’educazione ricevuta è in conflitto con quella che emerge nel rapporto con la zia Vittoria, aggressiva e diretta, che la affascina e la spaventa allo stesso tempo. Una riflessione tutta al femminile sull’età adulta Il nuovo libro di Elena Ferrante fa una riflessione tutta al femminile sull’età adulta, su quanto sia faticoso crescere, intendendo come “crescita” la presa di consapevolezza che la realtà non è assoluta come ci hanno fatto credere da bambini ma le debolezze umane, le “bugie” degli adulti, la rendono imperfetta e spesso dolorosa. Le similitudini con Elena Greco, protagonista de “L’amica geniale” sono molteplici: ma se Elena è nata nella Napoli povera e decide di emanciparsi con molta fatica da quella realtà, Giovanna invece, proviene da una Napoli benestante e non conosce il linguaggio giusto per poter interloquire con quella povera del Pascone, finendo però per rimanerne vittima. E i suoi genitori non sono capaci di aiutarla, sono troppo concentrati sui loro problemi, sulle loro meschinità e debolezze umane. La scrittrice Elena Ferrante non ha bisogno di presentazioni: si è detto moltissimo sulla sua identità che comunque non è stata ancora svelata. Sicuramente chiunque ella sia è una scrittrice di grande spessore, anche nel nuovo libro non delude le altissime aspettative riposte […]

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La misura del tempo di Gianrico Carofiglio: torna l’avvocato Guerrieri

Nell’ultima opera di Gianrico Carofiglio “La misura del tempo”, edito da Einaudi (Stile libero big) e pubblicato all’inizio di novembre, torna uno dei suoi personaggi più amati: l’avvocato Guido Guerrieri che avevamo lasciato ormai diversi anni fa  ne “La regola dell’equilibrio” (2015, Einuadi Stile Libero big). La misura del tempo di Gianrico Carofiglio: la sinossi Una vecchia fiamma dell’avvocato Guido Guerrieri, Lorenza, irrompe nel suo studio (che ormai condivide con la spigolosa Consuelo e con Annapaola, con la quale ha una relazione turbolenta) per chiedergli di assumere la difesa legale del figlio Iacopo, accusato ingiustamente di omicidio. Come in tutti i suoi romanzi, anche ne “La misura del tempo”, Gianrico Carofiglio mostra la sua competenza legale, in quanto ex magistrato, e descrive, con dovizia di particolari ma in maniera più fruibile per un lettore che non ha conoscenze di termini giuridici, l’iter legale da affrontare per tentare di scagionare il ragazzo, anche se è in secondo grado e tutte le prove sono contro di lui. La narrazione viene di tanto in tanto interrotta da flashback sul passato: incontrare nuovamente Lorenza porta Guido a ricordare della storia che ha vissuto con lei quando era molto giovane, del suo carattere ostile ma affascinante che sembra aver perso adesso che è ormai una madre stanca, disillusa dalla vita e dalle passioni, in quanto ex scrittrice incompresa. La misura del tempo, una riflessione sul senso della giustizia Come negli altri romanzi di Gianrico Carofiglio, anche ne “La misura del tempo” si torna a parlare di giustizia che al di là dell’opinione comune è un concetto estremamente relativo e mai univoco. Soprattutto si torna a parlare di una “giustizia legale” che mal di concilia con quella “morale”, dilemma dello scrittore che si ripropone in ogni suo romanzo (vedi recensione “La versione di Fenoglio“). Anche in questo caso le procedure sono estremamente distanti dalla verità. Però ne “La misura del tempo” sembra che lo scrittore voglia alludere anche ad un altro tipo di giustizia, quella relativa alla storia d’amore con Lorenza, che sicuramente non si era comportata con lui in maniera esemplare e forse la vita le aveva dato una dura lezione, attraverso suo figlio Iacopo, scapestrato ma innocente. Nel romanzo ritroviamo un Guido Guerrieri un po’ più stanco e disilluso, ancora insonne (ormai è un frequentatore abituale de “L’Osteria del caffellatte”, un bar/libreria aperto solo la notte per venire incontro agli insonni, compreso il gestore). “La misura del tempo” è un romanzo che conferma la capacità di Gianrico Carofiglio nella narrazione: utilizza un linguaggio elaborato ma non complesso che denota, come nelle altre opere, una profonda competenza tecnica in materia legale. Forse l’unica pecca che si può trovare – ma è l’opinione di una lettrice appassionata di Gianrico Carofiglio ormai da anni – è un finale un po’ malinconico che fa presagire una stanchezza precoce nei riguardi della vita da parte di Guido Guerrieri.  [Fonte immagine: https://www.quotidianodiragusa.it/2014/04/09/attualita/la-misura-del-tempo-diventa-piu-precisa/7214]

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Pedro Lemebel: Di perle e cicatrici | Recensione

Di perle e cicatrici (De perlas y cicatrices) è l’opera dello scrittore cileno Pedro Lemebel,  pubblicata per la prima volta in Cile nel 1998. Il libro, edito da Edicola Ediciones, è  uscito da pochissimo anche da noi in Italia. Di perle e cicatrici, terza opera di Pedro Lemebel Di perle e cicatrici è ambientato in Cile nel tormentato periodo politico che va dalla fine della dittatura (con Pinochet) fino al lento e graduale instaurarsi della democrazia.  Pedro Lemebel conduceva il programma radiofonico Cancionero per Radio Tierra: le testimonianze raccolte le ha  riportate nel libro Di perle e cicatrici come ha fatto per gli articoli pubblicati su Pagina Abierta e The Clinic (giornali di opposizione politica) raccolti poi nei volumi  La Esquina es mi Corazón, Loco Afán: Crónicas de Sidario,  Zanjon de la Aguada. Nel libro Di perle e cicatrici vengono riportate le cronache di settanta personaggi, ciascuno dei quali è molto ben caratterizzato. Il volume è una sorta di bestiario del genere umano che vive il Cile della post-dittatura. Pedro Lemebel era infatti un intellettuale di spicco del Cile, amatissimo dalla sinistra e dalla comunità omosessuale (della quale faceva parte) e ha realizzato eventi, performance provocatorie, video ed installazioni per rivendicare il diritto alla libertà in tutte le sue forme (sessuale, ecc.) con il  Collettivo artistico Yeguas del Apocalipsis (fondato con Francisco Casas). Pedro Lemebel viene per questo considerato uno dei più interessanti cronisti della postmodernità in America Latina, tanto da essere definito dallo scrittore cileno Roberto Bolaño il «miglior poeta della sua generazione». Di perle e cicatrici, le settanta testimonianze  Le settanta testimonianze presenti in Di perle e cicatrici lasciano trasparire le molteplici zone d’ombra del processo di democratizzazione in Cile, sottolineate con eccellente sarcasmo dall’autore. I personaggi sono svariati: troviamo comici televisivi, ex Miss Universo, scrittori e personaggi del jet set di ieri e di oggi che si alternano alle vittime del terrore in maniera provocatoria e, attraverso di loro, Pedro Lemebel esprime il suo punto di vista circa la rivendicazione della differenza sessuale, la difesa degli esclusi quali le minoranze emarginate, la denuncia degli orrori della dittatura e le ombre della nuova democrazia con le sue nuove/vecchie connivenze politiche. Lo stile scelto dall’autore è decisamente originale e si inserisce nella corrente letteraria barocca latinoamericana: Pedro Lemebel sceglie infatti di utilizzare un  linguaggio barocco caratterizzato dall’utilizzo di parole tipiche del folclore locale e dall’adozione di  toni provocatori e di rivendicazione sociale e politica. Immagine: Edicola Ediciones

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Con tanto affetto ti ammazzerò: l’ultimo libro di Pino Imperatore

Con tanto affetto ti ammazzerò: ultimo lavoro di Pino Imperatore | Recensione Con tanto affetto ti ammazzerò è l’ultimo libro dello scrittore umoristico Pino Imperatore. Edito da DeA Planeta Libri, è il sequel del divertentissimo Aglio, olio ed assassino, uscito nel 2018 sempre per la DeA Planeta Libri e recensito da Eroica Fenice. La sinossi Una ricca nobildonna napoletana, la novantenne Elena De Flavis, residente nella prestigiosa Villa Roccaromana di via Posillipo, scompare insieme al suo maggiordomo Kiribaba, nel corso della sua festa di compleanno, alla quale sono stati invitati anche l’ispettore Gianni Scapece e il commissario Carlo Improta. Partono le ricerche e varie sono le ipotesi, ma quella del rapimento risulta la più accreditabile, dato il patrimonio della baronessa. Sicuramente sono i tre figli della donna quelli più interessati ai suoi soldi, che permetterebbero loro di continuare a vivere la loro vita dissoluta ed infelice. Scapece inizia ad indagare, allietato dalla compagnia di Naomi, la nipote della De Flavis, ragazza bellissima e intrigante che stuzzica il lato frivolo dell’ispettore e, supportato, molto sopra le righe, dalla famiglia Vitiello, già protagonista di Aglio, olio ed assassino. La famiglia Vitiello torna infatti ad essere protagonista: ogni membro della famiglia contribuirà a suo modo alle indagini, grazie all’esperienza di Nonno Ciccio, al sesto senso di Angelina, alla dolcezza di Isabella, alla veracità di Peppe e al genio matematico di Diego. Scapece e Improta si troveranno non solo a indagare su un dramma familiare, ma a fare una scelta molto importante, sostenuti solo dalla loro coscienza e al di fuori di ogni protocollo. Con tanto affetto ti ammazzerò: opinioni sull’ultimo libro di Pino Imperatore Con tanto affetto ti ammazzerò è un libro ben scritto, caratterizzato dall’utilizzo di toni umoristici ed arricchito dalla volontà di operare una riflessione seria sul senso della vita e su cosa significhi essere veramente felici.  Emerge, come negli altri libri di Pino Imperatore, la presenza di un umorismo ben studiato, intelligente ed arguto. La famiglia Vitiello, composta da Nonno Ciccio, suo figlio Peppe, la nuora Angelina e i nipoti Diego e Isabella, sono i personaggi più esilaranti, ben caratterizzati, e conferiscono originalità e spessore alla narrazione. Un altro elemento che caratterizza il romanzo è il racconto di aneddoti divertenti, intervallati dalla narrazione di leggende napoletane che allietano e arricchiscono il lettore. Con tanto affetto ti ammazzerò non raggiunge però lo spessore del romanzo precedente, Aglio, olio e assassino, molto più ricco di descrizioni sulla storia, la religione e l’arte partenopea.         Fonte immagine: www.deaplanetalibri.it

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La versione di Fenoglio, manuale sull’arte di indagare di Gianrico Carofiglio

Torna in libreria lo scrittore barese Gianrico Carofiglio con “La versione di Fenoglio” (Einaudi, Stile Libero, 2019)  dove il maresciallo Pietro Fenoglio racconta a Giulio, un giovane pieno di talento ma indeciso su cosa fare da grande, la sua vita da carabiniere e l’importanza di indagare con intelligenza ed acume Da poco è uscito nelle librerie “La versione di Fenoglio” (Einaudi), l’ultimo romanzo dello scrittore pugliese Gianrico Carofiglio. Egli, come negli altri suoi libri, opera un’interessante di riflessione sul “senso della giustizia” alla luce della sua precedente esperienza in ambito legale. La versione di Fenoglio, la sinossi Il maresciallo Pietro Fenoglio non è attualmente in servizio perché, in seguito ad un intervento ortopedico, sta facendo la riabilitazione presso un centro specializzato. Qui conosce Giulio, un paziente come lui, ma con quarant’anni di meno e tanta incertezza sul suo futuro.  Tra un esercizio di fisioterapia e un’occhiata fugace alla procace fisioterapista Bruna, tra i due nasce una sincera amicizia.  Pietro Fenoglio inizia a raccontargli la sua esperienza di carabiniere, soffermandosi su alcuni episodi degni di nota mentre Giulio, giovanissimo, gli narra della sua passione verso la scrittura e del suo rapporto fisiologicamente conflittuale con i propri genitori. Fenoglio gli dona la sua esperienza lavorativa e di vita a contatto con i delinquenti o presunti tali: esperienza che può fornire a Giulio indicazioni utili su come approcciarsi alla vita, perché le storie che racconta celano una grande riflessione sul senso della “giustizia” e su come tale concetto non sia fisso ed immutabile. Anzi, esso può cambiare a seconda dei contesti e le circostanze. Fenoglio condivide un metodo di indagine, una sorta di manuale di investigazione che non può prescindere dal rispetto verso l’altro, chiunque esso sia, valorizzando sempre l’umanità di ciascuno.  “La versione di Fenoglio” è un romanzo intimo, scritto con un linguaggio delicato e che ricorda per certi versi il precedente libro dello scrittore “Le tre del mattino” (Einaudi, 2017) per la descrizione della relazione e del confronto tra due generazioni differenti ma che sono accomunate da simili insicurezze. Anche Fenoglio, come Giulio, malgrado si avvicini  all’anzianità (e la vicina pensione glielo rammenta), si sente molto insicuro, come un adolescente, nel chiedere un appuntamento galante alla fisioterapista malgrado intuisca un reciproco interesse. Gianrico Carofiglio è uno scrittore affermato che non ha bisogno di presentazioni, con un passato nella magistratura e nella politica. Una delle sue ultime opere è il saggio “Con i piedi nel fango. Conversazioni su politica e verità” con J. Rasatelli (Ed. Gruppo Abele, 2018) Fonte immagine: https://www.publicdomainpictures.net/it/view-image.php?image=161575&picture=giudice-martelletto

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Haruki Murakami: in libreria L’assassinio del Commendatore

Haruki Murakami torna in libreria con la dilogia “L’Assassino del Commendatore” (edito dalla casa editrice Einaudi):  un affascinante viaggio onirico negli anfratti delle nostre paure più recondite Da qualche mese sono uscite in libreria le ultime due opere dello scrittore giapponese Haruki Murakami dal titolo “L’Assassinio del commendatore. Libro primo” e “L’Assassinio del Commendatore. Libro secondo”, edite entrambe da Einaudi e tradotte da Antonietta Pastore. L’Assassinio del Commendatore di Haruki Murakami – sinossi Siamo a Tokyo e il protagonista -del quale non si conoscerà il nome- è un pittore di ritratti che fa questo lavoro più per necessità che per reale passione. Un giorno sua moglie decide di lasciarlo per un altro uomo e così lui è costretto a cambiare completamente vita. Dopo aver girovagato per mesi nella regione fredda dell’Hokkaido, si trasferisce in una città tra le montagne, nell’appartamento che fu di Amada Tomohiko, celebre pittore giapponese che ormai, affetto da demenza senile nonché vicino alla morte, soggiorna in una struttura di riabilitazione. Da quando il giovane pittore si trasferisce nella casa, inizia a vivere esperienze un po’ strane: incontra un importante e ricchissimo uomo d’affari dal passato oscuro, un certo Menshiki gli chiede di fargli un ritratto, una campanella inizia a suonare di notte da una buca sotterranea nel bosco e, infine, nel sottotetto dell’appartamento il giovane pittore trova un bellissimo quadro di Tomohiko, che si intitola “L’Assassinio del commendatore”. La tela (che ritrae il Don Giovanni di Mozart nel momento in cui uccide il Commendatore, dopo che questi lo aveva sfidato a duello perché aveva tentato di sedurre sua figlia Anna) ha una fortissima e strana capacità di attrazione e, soprattutto, attiverà un mondo sconosciuto, fatto di “metafore” capaci di cooptare le persone, quali la giovane Akikawa Marie, studentessa del corso di disegno tenuto dal nostro pittore.  Il nostro protagonista si renderà conto di avere il dono di interpretare, -attraverso la pittura,- l’animo di coloro che ritrae, diventando un veicolo per poter comprendere e trasmettere al mondo esterno gli elementi più nascosti e forse inquietanti della loro personalità. L’Assassinio del Commendatore, un viaggio introspettivo nelle nostre paure La dilogia di Murakami è un’opera a limite tra il racconto introspettivo e quello fantastico, con elementi che fanno capo al thriller: è un viaggio nelle nostre paure più segrete. Il confine tra la fantasia e la realtà diventerà così labile da sembrare quasi nullo. La storia che viene raffigurata attraverso il quadro, e che ricorda un fatto storico risalente alla seconda guerra mondiale e agli orrori del nazismo, viene rievocata attraverso i personaggi del quadro, a partire dal Commendatore, che si materializza nella forma di “metafora”. Il viaggio del nostro protagonista in un mondo parallelo richiama le trame di altre opere di Haruki Murakami, quali “L’uomo che girava le viti del mondo“(Einuadi, 2013) o “Kafka sulla spiaggia“(Einaudi, 2008) e, non da ultima, la trilogia “IQ84” (Einaudi, 2011-2012).   Immagine dal web: blog.pianetadonna.it

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