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Eroica Fenice

Libri

Naufrago…per caso di Michele Zambelli

Naufrago…per caso (2021, edito da Il Frangente) è il libro di Michele Zambelli, giovanissimo velista forlivese (qui il suo sito web) che descrive, sotto forma di diario, le varie gare a cui ha partecipato, la sua infinita passione verso il mare, la sua voglia di avventura.  Naufrago…per caso– la sinossi Michele Zambelli è un ragazzo che vive nella provincia forlivese e non si sente felice a condurre la stessa vita dei suoi coetanei, così di notte prende un treno e va a vedere il mare. Pensare al mare gli permette di allargare il suo orizzonte, di sentirsi libero. “E alla fine andavo sempre a vedere il mare. Di notte. […] Era l’infinito. E mi chiamava. […] Avevo sedici anni e non sapevo fare niente. Ma adesso avevo qualcosa da fare: dovevo andare nell’infinito“. Cosi inizia a navigare, con molte difficoltà economiche ma tanta passione, e inizia anche a vincere.  Diventa infatti campione nazionale classe Mini650 per quattro stagioni, nel 2014 arriva al terzo posto nella regata oceanica in solitario Les Sables-Les Acores-Les Sables. Ha solo ventitré anni quando partecipa alla sua prima MiniTransat. Nel 2017 partecipa alla OSTAR, la regata che va dall’Inghilterra all’America che sarà costretto ad abbandonare per un problema alla sua Tenace. A parte le vittorie e le gare, da Naufrago…per caso traspare l’ infinita passione  di Michele Zambelli per il mare, la voglia di infinito del velista, di non limitarsi a condurre una vita qualunque come fanno gli altri ma di spingersi sempre oltre, inseguendo i propri sogni, senza rinunciarci mai, a qualunque costo. Ogni gara, ogni regata è una sfida, è provare ad andare oltre i propri limiti e, quindi, tornare alla vita ordinaria significa apprezzare ancora di più le cose che abbiamo ogni giorno. “[…] Quando passi qualche giorno in mezzo al mare, o sulla vetta di una montagna, immerso nella natura selvaggia, apri bene le orecchie. Questo dio verrà a chiamarti e ti insegnerà tutto ciò che in città ti sembra piccolo e scontato nel suo regno è la chiave della felicità. E quando tornerai a casa non potrai far altro che guardare il mondo con questi nuovi occhi, e troverai la felicità ovunque!“ Le gare, soprattutto quando terminano con la distruzione della barca (come spesso accade ai velisti), insegnano che nella vita bisogna ripartire da zero più e più volte. Pertanto non è consentito mollare, la tenacia deve essere il nostro motore, insieme alla passione, ovviamente.  “La cosa positiva dei naufragi è che hai la possibilità di vivere una rinascita. Non avevo più niente. Barca, macchina, sponsor. Ma alla fine, avevo tutto. Mi commuovevo- e mi commuovo- per le viole a primavera.  […] Ho solo dovuto scegliere, ancora una volta.   […] E sono ripartito, dall’inizio“   Fonte immagine di copertina: Il Frangente 

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I figli del diluvio di Lydia Millet: recensione del romanzo

I figli del diluvio (Titolo originale: The Children’s Bible, tradotto da Gioia Guerzoni) della scrittrice americana Lydia Millet è un romanzo apocalittico e feroce: il mondo è delle nuove generazioni, ambientaliste, ingegnose e competenti che riescono a far fronte alle difficoltà anche senza l’aiuto dei propri genitori, forse nella prima volta della storia del genere umano.  Edito da NN Editore, I figli del diluvio è stato selezionato tra i migliori libri del 2020 da diverse testate giornalistiche americane, nonché è risultato finalista al National Book Award. “I figli del diluvio” di Lydia Millet: la trama Siamo negli Usa. Diverse famiglie, presumibilmente benestanti, decidono di trascorrere insieme le vacanze estive, fittando una villa sull’Oceano. Ben presto genitori e figli iniziano a fare vite separate: i genitori, completamente presi da loro stessi, trascorrono gran parte del tempo a bere e gozzovigliare, trascurando completamente i loro figli che hanno un’età che va dai 7 ai 17 anni; nel frattempo i figli, felici di tale orientamento, si trasferiscono sulle case sugli alberi, vicino al lago, nei pressi della villa; tant’è che decidono di non rivelare l’identità dei propri genitori gli uni agli altri. Le cose vanno più o meno bene finché un evento inaspettato, una calamità naturale, sconvolge le vite loro e di tutti gli esseri umani: il cambiamento climatico, declamato ormai da decenni, diventa reale, irrompe con violenza, trasformando completamente la quotidianità di ciascun essere vivente del mondo. Di fronte a tutto ciò saranno i figli a far fronte con lucidità ed equilibrio a tale situazione: devono abbandonare la villa, ormai impraticabile, e si trasferiscono altrove e, grazie alle loro conoscenze e competenze, riescono a ricostruirsi un presente per poter sopravvivere. I genitori, abituati ad una vita di vizi e comodità, hanno una concreta difficoltà a tenere il passo. I figli del diluvio è un romanzo apocalittico e allegorico: un futuro nefasto sicuramente ci aspetta se continuiamo a vivere ignorando il cambiamento climatico. Le nuove generazioni sono arrabbiate con quelle a loro precedenti (i genitori) perché le hanno tradite pensando solo ai loro bisogni:  vecchie generazioni, pigre e incompetenti, hanno sprecato le risorse del mondo, deturpandolo, costringendo i giovani a far fronte ai danni dai loro causati. Di contro, i figli, sono lucidi, capaci e intelligenti, nativi digitali, sono ebbri di conoscenze variegate soprattutto dal punto di vista ambientale e riescono comunque a sopravvivere in un mondo ormai distrutto dove il denaro, da solo, non può fare molto. Il parallelismo con il mondo post Covid-19 è inevitabile: I figli del diluvio diventa cosi un monito per muoversi ed agire finché siamo ancora in tempo. I figli del diluvio di Lydia Millet è un romanzo sicuramente da leggere, perché è probabile  che diventerà uno dei libri cult del futuro. Inoltre, questi adolescenti, brillanti, intelligenti e a tratti spocchiosi, sono anche molto simpatici ed è un piacere leggerli. “Ci venivano le crisi di nervi nel tentativo di svegliarli dal loro letargo. Giornate intere di stanchezza e imbarazzo. Ma erano buffonate. Erano inutili. A un certo […]

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Il quaderno delle parole perdute, di Pip Williams | Recensione

Lo scorso maggio è uscito nelle librerie “Il quaderno delle parole perdute“, romanzo d’esordio della scrittrice Pip Williams (traduzione di Stefano Beretta) che sta registrando enorme successo in tutto il mondo. Edito da Garzanti (collana Narratori moderni), nonché ispirato ad una storia vera, il romanzo è un inno al diritto delle donne di dare la propria opinione, la propria voce, la propria essenza alle cose. Il quaderno delle parole perdute – la sinossi Siamo ad Oxford, nel periodo che va a cavallo dalla fine dell’Ottocento all’inizio del Novecento. La protagonista del romanzo è Esme, la figlia di uno dei lessicografi impegnati nell’elaborazione dell’Oxford English Dictionary, in quanto seleziona le parole da inserire tra i lemmi. Esme, orfana di madre e legatissima al padre è sempre stata affascinata dalle parole e dal suo lavoro tant’è che ama trascorrere ore ed ore in questo grande edificio, lo “Scriptorium” a vedere il padre selezionare lemmi, nascosta sotto il suo tavolo. Esme, una volta cresciuta, inizia a lavorare allo Scriptorium supportando i lessicografi nelle attività di segreteria e si rende conto che il dizionario che i lessicografi stanno elaborando non prende in considerazione tanti lemmi, frutto della vita quotidiana, magari delle “classi” meno abbienti e molte parole vengono scartate. Il dizionario a cui stava lavorando il padre registrava solo le parole degli uomini e delle classi ricche. Cosi inizia a raccogliere lei le parole scartate, “perdute”. Esme si rende conto che la lingua non è qualcosa di immutabile  che si arricchisce di tutto quello che incontra e tutti contribuiscono a formarla, ricchi, poveri, uomini, donne, bambini. Secondo lei, le parole, registrate nel dizionario, hanno il dovere di rappresentare quest’evoluzione quindi raccogliere tutti i lemmi, compresi quelli più colloquiali che magari le classi ricche non usano. Ma lei faceva parte della classe ricca e, quindi, la sua conoscenza è parziale, pertanto decide di andare al mercato con la sua domestica (Lizzie che per lei è un’amica) per impararle e inserirle nel suo personale “dizionario”. “Le parole non avevano mai fine. Non avevano fine i loro significati, o i modi in cui erano state usate. La storia di alcune risaliva ad epoche talmente remote che la nostra moderna conoscenza di esse non era niente più che un’eco dell’originale, una deformazione. In precedenza avevo pensato il contrario, che le parole deformi del passato fossero goffi abbozzi di ciò che sarebbero diventate; che le parole formate sulle nostre lingue, nel nostro tempo, fossero vere e complete. Ma mi stavo rendendo conto che, in effetti, tutto quanto veniva dopo quella prima espressione era una corruzione.” Fonte immagine: Ufficio Stampa

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Il piccolo negozio del lieto fine di Ali Mc Namara

Il piccolo negozio del lieto fine (Titolo originale: Kate & Clara’s Curious Cornish Craft Shop; Traduzione dalla lingua inglese di Mariacristina Cesa) edito da Newton Compton, è l’ultimo romanzo di Ali Mc Namara, scrittrice inglese, autrice di bestseller quali Colazione da Darcy, ai primi posti di tutte le classifiche italiane, Innamorarsi a Notting Hill (editi da Newton Compton). “Il piccolo negozio del lieto fine”- la sinossi Siamo a St Felix, una cittadina di mare della Cornovaglia, approdo dei turisti e  degli innumerevoli pittori che decidono di ritrarre i suoi magnifici paesaggi.  Kate, madre single,  vive qui  da qualche anno con sua figlia Molly e gestisce uno dei tanti negozietti di St Felix, dove può vendere le sue creazioni artigianali.  Jack è un ex militare, un incidente di guerra l’ha costretto sulla sedia a rotelle che decide di cambiare vita, trasferendosi a St Felix e aprendo un negozio di articoli artistici. Divorziato, Jack ha un figlio diciottenne, Ben.  Un cavalletto per quadri e una vecchia macchina per cucire diventano protagonisti di una storia magica che riesce a prendere vita grazie a Kate e Jack. Stamattina, mentre aprivo il negozio, ho dato la mia solita controllata alla vetrina per accertarmi che ogni cosa fosse in ordine e che non fosse caduto o scivolato giù niente durante la notte. Era tutto immutato, ma con un’aggiunta: un altro ricamo sotto il piedino della macchina da cucire, come se qualcuno avesse appena finito di lavorarci. Stavolta raffigurava un’enorme onda turchese che si infrange contro alcuni scogli grigio-azzurri. Di nuovo un lavoro splendido, ma chi l’aveva realizzato e come era riuscito a intrufolarsi nella mia vetrina? Non avevo detto niente ad Anita al suo arrivo. L’avevo già interrogata con insistenza quando era comparso il primo ricamo, ma era chiaro che sia lei che Sebastian non ne sapevano niente. Adesso, invece, avevo la sensazione che potesse saperne qualcosa Jack. Una storia di tanti anni fa dove Clara, una sarta di St Felix degli Anni Cinquanta, madre di Maggie, ragazzina da poco guarita dalla poliomelite amante dell’arte e delle opere del vecchio pittore Freddie, si innamora di Arty, un’artista locale. «Sovrapponi il ricamo al dipinto», mi dice. «Falli coincidere alla perfezione». «Okay», acconsento titubante, chiedendomi cosa dovrei vedere. «Guardalo», insiste Jack. «Cioè, guardalo davvero e dimmi cosa vedi». Grazie a Kate e Jack  si darà giustizia a chi la merita dopo tanti anni, facendo riemergere questa vecchia storia grazie alla magia di St Felix.  “Il piccolo negozio del lieto fine” è un romanzo molto leggero, dalla trama semplice, ma avvincente, consigliato a chi ama le storie a lieto fine.  Vivamente consigliato per le letture sotto l’ombrellone.      Fonte immagine: Ufficio Stampa

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L’altro di Thomas Tryon, recensione

Fazi Editore lo scorso marzo ha pubblicato nella collana Darkside L’altro di Thomas Tryon, con la traduzione di Giuseppe Marano Fazi Editore (collana Darkside) lo scorso marzo ha pubblicato il celebre romanzo di Thomas Tryon L’altro (Titolo originale “The other” e tradotto dall’inglese da Giuseppe Marano), nonché sua opera d’esordio. Romanzo del 1971 (uscito in Italia per la prima volta nel 1972) e ambientato nel 1935, L’altro è uno dei grandi classici dei libri Horror nonché bestseller della letteratura americana. Thomas Tryon, prima di diventare uno scrittore, ha lavorato come attore e ha lavorato con attori del calibro di Dean Martin e Charlton Heston.  L’Altro di Thomas Tyron, la sinossi Siamo nel New England degli anni Trenta, in una cittadina di fantasia dal buffo nome di “Pequot Landing”. Protagonisti del romanzo sono Holland e Niles Perry, due gemelli di dodici anni, molto diversi tra loro. Un po’ inquietante Holland, molto più permissivo e docile Niles Perry, succube del fratello. I ragazzi sono da pochissimo orfani di padre (Vining Perry) e vivono in una fattoria con la madre e la nonna; durante quell’estate si verificano cose strane in città. Qui inizia il viaggio nella psiche umana, negli angoli bui di ciascuno di noi, non solo di chi soffre di malattie mentali, come la schizofrenia, che è la protagonista del romanzo. Thomas Tryon descrive questo viaggio utilizzando un linguaggio poetico ed elegante, capace di attirare con maestria il lettore nella trama. L’altro di Thomas Tyron è un romanzo consigliato a chi ama il genere horror. “Forse avrete letto dell’incidente, quel freddo sabato di novembre in cui Vining Perry, padre dei dodicenni Holland e Niles, trovò la morte mentre trasportava l’ultima delle pesanti ceste dal piano per la trebbia nel fienile giù alla cantina delle mele, in vista dell’inverno. Tutti la considerarono una grande tragedia. E negli otto mesi successivi al funerale di Vining Perry non fu permesso giocare lì sotto. Ma arrivati a giugno, dopo che la scuola era finita, con la disciplina attenuata e i libri di storia e geografia riposti, quando era cominciata l’ora legale, con gli adulti occupati altrove, e i pomeriggi piacevolmente lunghi e perfetti per svagarsi nella cantina delle mele, ci fu chi ignorò il divieto. Com’era fresca, buia e silenziosa! E segreta, anche”. “La voce di Holland, notò Niles, era severa e gelida. La testa inclinata leggermente verso il basso, gli occhi grigi, di pietra, che fissavano da sotto le sopracciglia a punta, la sua espressione non era sconosciuta a Niles: risoluta, decisa, implacabile. Tenendo in alto la candela, guardandolo salire sulla scala per puntare una spalla alla botola, Niles sentì un brivido inquietante, simile a una macchia che si espandeva a poco a poco, diffondendosi attraverso tutte le pareti e le membrane del suo stomaco”. Fonte immagine: Fazi editore  

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Il ritorno di Huck Finn secondo Robert Coover

Il romanzo d’avventura “Huck Finn nel West” (titolo originale “Huck Out West“, pubblicato negli USA nel 2017) edito in Italia da NN editore (uscito lo scorso marzo e tradotto da Riccardo Duranti), è l’ultimo libro di Robert Coover, uno dei padri della letteratura americana, nonché ipotetico seguito alle storie di Tom Sawyer.  Robert Coover, ancora poco conosciuto in Italia, è stato per più di trent’anni docente alla Brown University ed ha fondato l’International Writers Project, un programma a favore di scrittori perseguitati per le loro idee ed opere. Tra gli altri romanzi di Robert Coover ricordiamo “The Origins of the Brunists” per il quale ha ricevuto il William Faulkner Foundation First Novel Award.  “Huck Finn nel West” – la sinossi Huckleberry Finn e Tom Sawyer sono cresciuti: in questo romanzo Robert Coover immagina come la storia avrebbe potuto continuare, soprattutto per Huck che adesso è il protagonista della vicenda. “Huck Finn nel West” è infatti il racconto della sua storia a cui fa da sfondo l’evolversi di vent’anni di storia americana, da prima della guerra civile, per passare alla corsa all’oro, fino allo sterminio dei Pellirosse e all’Indipendenza. Attraverso Huck, Robert Coover ci descrive una storia americana alternativa a quella che abbiamo imparato sui libri, una sua versione “scorretta”. Ciò che colpisce è il linguaggio, volutamente “semplice”, per certi versi “sgrammaticato” intenzionalmente: Robert Coover adotta questo tipo di linguaggio per descrivere meglio il personaggio, Huck Finn, che non è colto e anche i personaggi con cui interagisce sono così. Questa caratteristica rende un po’ complessa la lettura e ci vuole un po’ ad entrare nella narrazione e a capire il protagonista. Leggere questo romanzo significa entrare nei saloon del vecchio West, dove gli scontri con i nativi sono all’ordine del giorno.  Huck Finn, dopo aver lasciato Tom, inizia a vivere una serie di avventure, si innamora, fa amicizia con i nativi, inizia a domare i cavalli e ad amarli, capisce l’ingiustizia della schiavitù.  “Per un periodo, ho perfino vissuto con una donna Crow, fino a quando lei non ce l’ha fatta più a sopportarmi. Era stata presa prigioniera nel corso di una razzia dei Lakota  e se l’erano lavorata un po’ prima di appiopparmela, probabilmente per farmi uno scherzo. Kiwi il naso non ce l’aveva per gnente ed era brutta perlomeno la metà di me; era parecchio imprevedibile, non tanto in quanto selvaggia, ma proprio perché era una donna, una specie la cui natura va al di là del mio fraintendimento. I Lakota mi avevano dato pure un cavallo, pure questo per farmi uno scherzo tipo Kiwi, mi sa, perché nessuno riusciva a stargli in groppa, però mi ha portato in una meravigliosa avventura e sono rimasto con lui tutto il tempo e da allora non ci siamo quasi mai separati“. Consigliato per chi ama i romanzi d’avventura.  “Si può solo vivere, per quel che si può, nel modo più feroce possibile” Fonte immagine: Ufficio Stampa

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Hard Cash Valley, il nuovo poliziesco di B. Panowich

Hard Cash Valley (tradotto da Matteo Camporesi ed edito in Italia da Enne Enne) è un romanzo di Brian Panowich. Brian Panowich, autore di Hard Cash Valley, è stato per anni un musicista itinerante prima di fermarsi in Georgia, dove ha lavorato come pompiere e vive tuttora.  Dopo Bull Mountain (Enne Enne editore, 2017) finalista nella categoria Mystery/Thriller del Los Angeles Times Book Prize nel 2016 e il suo sequel Come Leoni (Enne Enne Editore, 2018), Brian Panowich torna in questi giorni nelle librerie con un altro romanzo poliziesco ambientato a Bull Mountain, in Oregon, nella contea di Washington.  Hard Cash Valley: sinossi Dane Kirby è un detective di Bull Mountain (Georgia del Nord) che viene ingaggiato dall’Fbi per indagare su un omicidio che poi si capirà essere collegato a scommesse su combattimenti clandestini di galli ad Hard Cash Valley. L’Fbi decide di coinvolgerlo nelle indagini perché conosce bene il territorio di Bull Mountain e le sue regole dove tutti, sia delinquenti che poliziotti, sono cresciuti insieme e dove il confine tra “giusto” e “sbagliato” è decisamente labile.  Dane Kirby ha avuto un passato difficile: ha perso la moglie e la figlia in un incidente stradale e da allora non si è mai completamente ripreso, malgrado abbia una nuova compagna e una nuova vita. I fantasmi del passato continuano a tormentarlo ogni giorno e ogni notte. L’indagine coinvolgerà i suoi amici del passato come Ned, finito in carcere per sbaglio, e William, un bambino affetto dalla sindrome di Asperger, la cui scomparsa influirà in maniera determinante sullo svolgersi della vicenda.  Il fiuto di detective di Dane che gli consentirà di risolvere brillantemente il caso, gli darà anche la possibilità di  riscattarsi e di dimostrare una volta per tutte il suo valore. E a liberarsi di quel peso che portava dentro da tempo. “La pistola era pesante, e iniziò a pensare al concetto di peso e a quello di forza. Aveva dovuto sopportare quel peso, un peso così grande, per un periodo così lungo, che si sentiva ormai definito dalla forza necessaria a sopportarlo. In quel momento, nonostante la pesante pistola che impugnava, lì fermo in mezzo al campo Dane si sentiva leggerissimo, come un frammento di cenere sospeso nell’aria dopo un incendio spento da tempo, e capì che la vera questione che si era trascinato dietro non era portare quel peso sulle sue spalle, ma trovare la forza di posarlo a terra. Di lasciarlo andare.” Hard Cash Valley è un romanzo dalla trama avvincente,  nel quale i personaggi sono tutti ben caratterizzati e di grande spessore psicologico. Da non perdere!  Fonte immagine: Ufficio Stampa.    

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Coraggiosa come una ragazza di Sarah Allen: la storia di Libby

“Coraggiosa come una ragazza” (titolo originale “What stars are made of“, traduzione di Silvia Cavenaghi) è il libro d’esordio di Sarah Allen, scrittrice statunitense affetta dalla sindrome di Turner, come la protagonista del romanzo. Edito da Garzanti e pubblicato in Italia nel mese di febbraio di quest’anno, “Coraggiosa come una ragazza” è un inno alla vita, al coraggio e alla forza di volontà. È inoltre un libro per ragazzi (consigliato dagli 11 anni in su). “Coraggiosa come una ragazza”- la trama La protagonista del romanzo è Libby, una dodicenne americana dotata di una mente brillante e un cuore grande, non solo metaforicamente. Libby è affetta dalla sindrome di Turner, una malattia genetica in cui in una donna è assente completamente o parzialmente un cromosoma X. Ciò comporta problemi cardiaci (il cuore di Libby infatti è molto più grande del normale), problemi alla vista e all’udito, oltre a problematiche endocrine. Ma Libby è anche un’adolescente come le altre, con tanti sogni e la voglia di stare con gli altri, ma non ha tanti amici, molti la prendono in giro e non apprezzano il suo modo di essere, spontaneo e fuori dagli schemi. Finché un giorno decide di partecipare ad un concorso di scienza, un progetto che vede  Cecilia Payne come protagonista, la prima astronoma ad aver capito di cosa sono fatte le stelle. La determinazione di Cecilia Payne, la sua forza di volontà diventano un motore per la piccola Libby che studia e si impegna al massimo per vincere il concorso e dedicarlo alla nipotina che sta per nascere che, non a caso, si chiama anch’essa Cecilia. Si dice che quando si vuole qualcosa e lo si desidera davvero, tutto l’universo si mette in moto affinché accada. Libby ne è convinta e, grazie alla sua tenacia ed energia positiva, diventa amica di Talia, una ragazza proveniente dalle isole Samoa, amante delle poesie. “A volte i ragazzini non erano troppo gentili e a volte questo era un promemoria del fatto che avevo un cuore sfregiato e dei cromosomi mancanti e che i giochi dell’ora di educazione fisica non mi venivano molto bene. Se fossi riuscita a fare questa singola cosa mostruosa, però, a raggiungere il traguardo più grande di tutti, allora forse mi sarei sentita come se fossi piena di tisana calda e di pane tostato tiepido con la marmellata di arance, nonostante le parole fredde degli altri. Anche se nessun altro avesse saputo cosa ero in grado di fare, l’avrei saputo io”. “Coraggiosa come una ragazza” nasce come romanzo per ragazzi ma è un libro da leggere a tutte le età, portatore di un messaggio positivo: la vita è bella, ricca, malgrado le difficoltà. La passione è il motore del mondo e se vogliamo qualcosa dobbiamo impegnarci e lottare con tutta la nostra tenacia per ottenerlo, con sacrificio e volontà. Sarah Allen è nata nello Utah il giorno di San Silvestro ed è la prima di otto fratelli. Ha conseguito un master alla Brigham Young University. Come Libby è nata con la […]

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Una madre non sbaglia: il romanzo di Samantha M. Bailey

Una madre non sbaglia (titolo originale Woman on the edge: a gripping suspense thriller with a twist you won’t see coming – edizione Headline Publishing Group-2019, tradotto in italiano da Doriana Comerlati) edito in Italia dalla Garzanti, è il romanzo d’esordio della scrittrice canadese Samantha M. Bailey, uscito in Italia a gennaio di quest’anno. Una madre non sbaglia di Samantha M. Bailey: sinossi Morgan è una madre mancata, ha iniziato la pratica di adozione ma poi l’ha dovuta interrompere: il marito Ryan si è suicidato dopo che ha causato il dissesto finanziario di numerosi cittadini di Chicago, compreso il padre di Morgan. Da allora Morgan si sente molto sola, nemmeno il suo lavoro come assistente sociale l’aiuta. Si sente colpevole per il marito. Nicole è una donna di successo, CEO di un’importante multinazionale, la Breathe, non ha mai pensato ai figli, anche perché ha vissuto una brutta esperienza quando da ragazza faceva la babysitter.  Da poco ha saputo di essere incinta, non potrebbe essere più felice, anche perché ha un marito meraviglioso, Greg, bello e ricco. Ma quando nasce la bambina, Queen, la paura inizia ad invadere la sua vita. Strani pacchi le vengono recapitati a casa, foto compaiono misteriosamente nell’album di famiglia e Nicole inizia ad andare fuori di testa. Queste due donne, cosi diverse fra loro, finiranno per incontrarsi, incrociando le loro vite accomunate dall’amore verso la piccola Queen. «Per favore, prendi la mia bambina.» La voce rotta e stridula mi fa sobbalzare. Come ogni giorno dopo il lavoro, mi trovo sulla banchina della metropolitana, in attesa del treno. Una volta tentavo di sorridere alla gente, ma adesso ci vado più cauta. Alzo gli occhi. Pensavo che la donna parlasse a un’amica, ma non è così. Ha un aspetto trasandato, con quei leggings di un nero stinto e la maglietta bianca macchiata. È sola ed è a me che sta parlando. Con un braccio si stringe al petto un bebè addormentato. Adesso sa di avere la mia attenzione. Mi preme contro, la mia borsa mi sbatte sul fianco. Poi mi affonda le unghie nel polso nudo e dice: «Per piacere, prendi la bambina». Un thriller “americano” Una madre non sbaglia è un thriller ben scritto, con dei personaggi ben caratterizzati. Agli occhi di un lettore “esperto” di thriller, Una madre non sbaglia può apparire convenzionale, soprattutto nel finale. Ciononostante, Una madre non sbaglia è un romanzo piacevole, adatto per letture leggere. Samantha M. Bailey, l’autrice di Una madre non sbaglia, è canadese, lavora come scrittrice e giornalista. È tra i fondatori di BookBuzz, un programma di lettura interattivo che si tiene tra Toronto e New York. Una madre non sbaglia è il suo romanzo d’esordio. Immagine: MilanoNera

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Qualcosa che sa di te, il cibo contro le patologie

Qualcosa che sa di te. Storie di cibo, 31 ricette a basso indice infiammatorio per patologie croniche e immunitarie  (pubblicato nel 2019) è il libro di Marialuisa Maruzzella (da lei edito), una giovane donna napoletana che ha saputo reinventare se stessa partendo dalla malattia che sta contrastando, abbinando alle cure una giusta e sana alimentazione. Le 31 ricette illustrate nel libro hanno ingredienti che non contengono glutine, caseina, lieviti, lattosio né zuccheri raffinati e si ispirano alla Dieta dei gruppi sanguigni del dott. Mozzi.  Qualcosa che sa di te non è un semplice libro di ricette. Qualcosa che sa di te parla di un percorso di guarigione dove l’alimentazione riveste un ruolo da protagonista. Il libro è una speranza e uno sprono per chi è affetto da varie patologie e sa che esistono alternative sane e di successo. Qualcosa che sa di te intende proporre nel suo piccolo una nuova visione della malattia come occasione di rinascita, dalla quale ripartire. Le ricette comprendono ingredienti poco usuali nella nostra cucina quali la chufa, la quinoa, il lino, l’amaranto, il grano saraceno, l’azuki abbinati a elementi semplici, quali l’olio evo, la farina di noci, di lenticchie, di ceci ma che riescono a riprodurre ricette “tradizionali” in maniera alternativa e parimenti gustosa, permettendo a chi è affetto da intolleranze alimentari di non privarsene, come la “torta caprese” e la “pizza con le scarole”, cult della cucina partenopea. Ma ci sono anche ricette del tutto innovative che invitano a provare nuovi sapori. Riproponiamo la ricetta della Parmigiana Bianca di Zucchine, accompagnata nel libro da una splendida fotografia illustrativa. Ingredienti: 1 kg zucchine, basilico fresco q.b., sale q.b., 200g maionese, 100 g farina di mandorle. Procedimento: Tagliare a fette in senso verticale le zucchine, disporle su una leccarda da forno e lasciarle in forno per 10 minuti (forno ventilato a 160 gradi). Munirsi di una pirofila da forno in ceramica o vetro. Mettere sul fondo un cucchiaio di maionese, su cui iniziare a fare gli strati, alternando maionese e zucchine spolverandole con la farina di mandorle. Aggiungere foglie di basilico fresco. Ripetere il procedimento per tre volte  e al termine cospargere le sommità della parmigiana con abbondante farina di mandorle. Riporre in forno e lasciar cuocere a 180 gradi per 40 minuti. Marialuisa Maruzzella ha anche un blog, Mantra bio dove, oltre alle ricette è possibile trovare contributi di esperti nell’alimentazione,  quali la biologa nutrizionista Tiziana Persico, il medico di nutrizione biologica Elena Fiorentini, lo psicologo Silvestro Grimaldi; consigli su acquisti salutari e indicazioni per poter vivere una vita sana, in pace con se stessi. Marialuisa Maruzzella parte dal presupposto che “ogni sintomo che il nostro corpo esprime, porta con sé un messaggio e lì dove le nostre orecchie non vogliono ascoltare parla la Malattia come via di accesso verso la guarigione. Sono dell’idea che dando un ruolo alla Malattia, probabilmente si guarisce prima o perlomeno si migliorerà di gran lunga la qualità della propria vita”. Marialuisa Maruzzella sta studiando per diventare una Health coach per mettersi […]

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L’uomo senza epilogo di Gabriele Dolzadelli

Lo scorso ottobre (2020) è uscito nelle librerie “L’uomo senza epilogo”, l’ultima opera di Gabriele Dolzadelli, edito da Augh!Edizioni (collana Frecce) con il quale è stato finalista al Premio Internazionale “Città di Como” nella sezione dedicata alla narrativa inedita. L’autore de L’uomo senza epilogo, Gabriele Dolzadelli, è  nato nel 1988 e vive in provincia di Sondrio. La sua prima opera iniziava la saga “Jolly Roger, La terra di nessuno”, seguito da “Le chiavi dello scrigno”, “I fratelli della costa”, “La torre del ribelle” e “Il piano di Archer”. Nel 2019 lo scrittore ha pubblicato “Backup” e ha fondato il festival “Libri in Valle”, in Valtellina. Qui la nostra recensione! L’uomo senza epilogo- la sinossi Stefano è un “senza dimora” con una grande dote: sa scrivere delle storie bellissime perciò tutti lo chiamano “Scribacchino”. Tant’è che la cassiera del supermercato nei pressi della sua panchina (del Viale degli Ippocastani) si fa “pagare” la spesa che gli dona con le storie che lui scrive per la sua bambina. “Si accovacciò, mise le mani sporche di inchiostro su un piccolo tombino in disuso e ne alzò il coperchio. Ne tirò fuori una scatola in metallo. L’aprì, facendone cigolare i cardini arrugginiti. Vi mise dentro alcuni dei suoi tanti fogli e la richiuse con discrezione, rendendola ancora una volta partecipe di uno dei suoi più intimi segreti”. Stefano ha avuto una vita difficile, la sua debolezza verso l’alcool gli ha fatto perdere suo figlio Davide per sempre e poi, sua moglie Anna, che ha preferito rifarsi una vita con un altro uomo. E forse proprio per questo Stefano non riesce a dare un finale alle sue storie che finiscono tutte senza un epilogo. “L’epilogo è solamente un confine artificiale fittizio, tanto rassicurante, quanto inutile. Un po’ come un muretto di pietra sul limitare di una distesa erbosa, che non si propone tanto di dividere, quanto di stabilire che oltre quella linea non esiste nient’altro. Eppure dall’altro lato c’è una vastità inesplorata”. Rachele invece è una ragazza che frequenta il primo anno delle superiori:  la sua scuola si trova proprio di fronte alla panchina dello “Scribacchino”. Per evitare le scocciature della festa di San Firmino, nel corso della quale per un giorno all’anno le matricole sono le vittime dei veterani, dietro richiesta esplicita di Mirko, uno degli studenti dell’ultimo anno, decide di rubare il block notes di Stefano, dove lui scrive le sue storie e che tiene gelosamente conservato in un tombino.  Tale “furto”, casuale e apparentemente innocente, come un vaso di Pandora, porterà alla luce tanti segreti e misteri sulla sua famiglia. L’uomo senza epilogo e le altre opere L’uomo senza epilogo è un libro ben scritto, molto piacevole da leggere, malgrado sia caratterizzato da una trama che appare scontata in alcuni punti ma che nel complesso appare convincente. L’autore de L’uomo senza epilogo è Gabriele Dolzadelli  nato nel 1988, vive in provincia di Sondrio. La sua prima opera iniziava la saga “Jolly Roger, La terra di nessuno”, seguito da “Le chiavi dello scrigno”, […]

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Filelfo e L’assemblea degli animali: una favola selvaggia

L’assemblea degli animali. Una favola selvaggia è un libro edito dalla casa editrice Einaudi (Stile Libero Big), scritto da Filelfo e arricchito dalle bellissime illustrazioni di Riccardo Mannelli. L’assemblea degli animali di Filelfo: sinossi Gli animali decidono di riunirsi in un luogo segreto per discutere del futuro del mondo: ci sono tutte, ma proprio tutte le specie animali esistenti, dal leone all’insetto più piccolo che ci sia mai stato sulla Terra. La Terra deve essere salvata dall’uomo che la sta distruggendo. Non c’è più tempo, ne va della loro sopravvivenza. Ma come far capire all’uomo che bisogna smetterla di non rispettare gli animali con gli allevamenti intensivi, di distruggere le foreste credendo che siano infinite, di favorire l’estinzione di specie intere? L’uomo non capisce che «c’è una parentela tra la terra e il cielo, la psiche e la carne, il corpo e lo spirito, e questo universo si regge sui loro legami» e continua indisturbato a fare della Terra la sua riserva personale di beni, senza rispettare equilibri e tempi della natura. Gli animali sono tutti indignati e ogni specie si lamenta della sua condizione, mostrando il suo disagio con grande veemenza. L’ospite d’onore dell’assemblea è il Koala, sopravvissuto ad un attacco dell’uomo che, da animale pacifico e sereno qual era, si era trasformato in un essere vivente distrutto fisicamente e psicologicamente. Il topo invece si mostra sicuro di sé e pieno di argomentazioni, non si lamenta, propone soluzioni. Il topo è  l’animale che più conosce l’uomo perché ha avuto più contatti con lui e sa come fermarlo: propone di diffondere un’epidemia usando la sua specie come principale diffusore. In passato, epidemie come la peste hanno davvero cambiato le cose, addirittura hanno causato la caduta dell’Impero Romano! Alla fine gli animali capiscono che per salvare la Terra bisogna salvare l’uomo da un altro male. Una favola dei nostri tempi L’Assemblea degli animali è una favola scritta con linguaggio forbito, piena di citazioni letterarie e decisamente moderna: una riflessione attuale e necessaria rispetto all’epidemia sanitaria in cui sta vivendo l’umanità, quasi da un anno. Una favola non adatta ai bambini per la scelta del linguaggio ma a loro si rivolge, al fine di dare una speranza di sopravvivenza a questo mondo malandato. Fonte immagine: Einaudi

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Un lago pieno di misteri di S.K. Tremayne

SK Tremayne, pseudonimo di Sean Thomas, scrittore inglese, conosciuto per i romanzi “La gemella silenziosa” (Garzanti, 2015) e “Il bambino bugiardo” (Garzanti, 2017) che hanno avuto grande successo in Italia, offre al pubblico dei lettori un avvincente romanzo. Infatti, ad ottobre è uscito nelle librerie l’ultimo libro dello scrittore inglese SK Tremayne, “Nelle profondità del lago” edito dalla casa editrice Garzanti (Collana Narratori Moderni), tradotto da Claudia Marseguerra. “Nelle profondità del lago” di SK Tremayne- La sinossi Siamo nella brughiera del freddissimo Dartmoor e Kath è appena sopravvissuta ad un incidente che le stava quasi costando la vita e non sa come la sua auto sia finita nel lago ghiacciato. Tutto lascia pensare ad un tentativo di suicidio ma lei non ricorda nulla: i medici parlano di amnesia temporanea. Intanto suo marito Adam è arrabbiato con lei perché con il suo gesto non ha pensato alle conseguenze che potrebbe arrecare alla loro figlia, Lyla, una ragazzina molto sensibile forse affetta dalla sindrome di Asperger. Lyla però ha visto qualcosa quella notte ma non sa spiegarlo: sicuramente questa cosa la inquieta e i genitori non sanno come aiutarla, è particolarmente nervosa, ha comportamenti strani e si isola spesso con i suoi amatissimi cani nel bosco. Come se non bastasse un uomo sconosciuto si aggira nella brughiera e lascia tracce strane, tipo simboli legati alla stregoneria, alle quali Kath non riesce a trovare una spiegazione, tanto che non sa se è la sua testa che le fa brutti scherzi o queste cose accadono davvero. Così inizia ad avere paura e a non fidarsi di nessuno, nemmeno di suo fratello Dan e di suo marito Adam. Poi, grazie all’aiuto di sua cognata Tessa, di professione psicologa, riesce pian piano a ricostruire i suoi ricordi e a capire con molta sofferenza cosa è accaduto quella notte e a comprendere anche qualcosa in più sulla sua famiglia, su suo fratello Dan, ma soprattutto su sua  madre, appassionata di stregoneria, morta qualche anno prima, che ha lasciato irrisolti molteplici misteri, come quello di aver lasciato in eredità la sua casa solo al fratello e niente a lei. “Nelle profondità del lago” di SK Tremayne L’opera di SK Tremayne è un romanzo ben scritto, con una trama avvincente che lascia il lettore con il fiato sospeso, sebbene la trama raggiunga il suo epilogo in breve tempo.  Bellissime sono le descrizioni della brughiera, del Dartmoor e dei paesaggi invernali che permettono al lettore di sentirsi immerso in questo splendido altopiano inglese.   Fonte immagine: https://www.ibs.it/nelle-profondita-del-lago-libro-s-k-tremayne/e/9788811605416?inventoryId=227542857

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Pechino pieghevole di Hao Jingfang

Pechino pieghevole (“The depth of loneliness”, titolo originale, pubblicato in Cina nel 2016) della scrittrice cinese Hao Jingfang è stato da poco pubblicato da Add editore (2020) e tradotto dal cinese da Silvia Pozzi. Pechino pieghevole rientra nel filone letterario della “science fiction” e dell’”ultra-irrealismo”: un viaggio futurista dove il progresso dettato dalle nuove tecnologie non riesce a soppiantare ma addirittura rafforza le antiche disuguaglianze sociali. Pechino pieghevole, la sinossi Pechino pieghevole raccoglie le storie di undici protagonisti che vivono in questa realtà surreale, dove il mondo è diviso in tre Spazi (spazio uno, spazio due e spazio tre) che richiamano antiche stratificazioni sociali, esistono i metalieni, le nuove tecnologie acuiscono le differenze sociali tra le persone. Solo l’arte e la musica possono salvare le persone. Lao Dao è un abitante di Pechino, ma della città pieghevole, in pratica il terzo stato di questa Pechino del futuro. Pechino ora è una città divisa in strati e anche il tempo è stato modificato per venire incontro alle esigenze della classi sociali superiori, media e alta. Il “terzo stato” è il sottosuolo, dove vivono gli “invisibili“, la cui vita viene messa al servizio del “sistema”. Lao Dao lavora in una discarica, in condizioni di vita e di salute estremamente precarie ma prende consapevolezza della sua condizione di inferiorità quando trasgredisce alle leggi e va in un altro stato, passando dagli interstizi della città pieghevole e lo fa per soldi, per fare una commissione dietro pagamento. E lì scopre un mondo diverso. Il romanzo è il frutto dei nostri tempi ricchi di incertezza e solitudine dove il progresso tecnologico non ha saputo avvicinare le persone ma le ha allontanate ancora di più. «In capo a tre anni gli esseri umani avevano dimenticato cosa fosse la passione per sostituirla con il pragmatismo. Non lottavano strenuamente, cercavano il compromesso. A fatica ci adeguammo per sopravvivere, ipotizzando che dedicarsi alle scienze e all’arte fosse l’unica via d’uscita.  Se avessimo accettato di vivere sotto il cielo dominato dai metalieni, forse ce la saremmo potuta cavare. Bisognava arrendersi, desistere, intonando canti e intrecciando danze sotto il loro cielo. Ma c’è sempre chi non si rassegna e insegue le proprie illusioni». Biografia delll’autrice Hao Jingfang Hao Jingfang (1984) è un’autrice cinese di fantascienza, la prima ad aver vinto lo Hugo Award, grazie a Pechino Pieghevole, il suo primo libro tradotto in italiano. Vive a Pechino dove lavora come ricercatrice presso la China Development Research Foundation. Immagine copertina: ufficio stampa

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Poker di donne di Edmondo Cipolli: quattro donne difficili da dimenticare

“Poker di donne. Storie di donne straordinarie e difficili da dimenticare” (edito da GmPress, luglio 2020) è il libro d’esordio di Edmondo Cipolli. Si tratta di tre lunghi racconti che vedono quattro donne protagoniste, molto diverse le une dalle altre ma tutte accomunate da un carattere tenace e dalla voglia di godersi la vita e i suoi piaceri.  Poker di donne- La trama dei tre racconti Poker di donne vede quattro donne protagoniste di tre lunghi racconti che possono essere considerati tre romanzi: Antonella, una ragazza veneta trasferitasi a Roma con la mamma e il papà, troppo autoritario per il suo carattere forte e volitivo che la porterà a sposarsi molto presto con un uomo senza grandi pretese. Antonella, grazie alla sua tenacia, riuscirà ad affermarsi nel mondo del lavoro, tanto da diventare una manager di successo. Santina e Yana sono invece le due protagoniste del secondo racconto: la prima, donna ossessiva e maniaca delle pulizie, deciderà di cambiare completamente approccio alla vita; la seconda, proveniente dall’Ucraina, era una dei bambini reduci dall’esplosione di Chernobyl che nel periodo estivo venivano ospitati presso le famiglie italiane. Il terzo racconto vede Edda protagonista, figlia di un fanatico fascista, è affetta da cleptomania da quando era bambina, agevolata dalle sue doti ipnotiche. Tutti e tre racconti sono molto piacevoli da leggere, in quanto appaiono ironici e smaliziati al punto giusto: la voglia di godersi la vita in tutti i suoi aspetti la fa da protagonista, rendendo le storie accattivanti e molto intriganti. Poker di donne- Intervista all’autore Edmondo Cipolli Dalla sua biografia si evince che lei si occupa di tutt’altro dal punto di vista professionale, come nasce la sua scrittura? Se fosse stato per me, dopo il diploma mi sarei fermato. Non ero mai stato uno studente che brillasse particolarmente, anzi potrei dire di non aver mai studiato, i libri se potevo evitarli lo facevo ogni volta. A farmi continuare gli studi è stata mia mamma, anche se questo comportava un impegno economico non indifferente, non navigavamo certamente nell’oro. Per farla contenta ho accettato di continuare, mi sono iscritto alla Facoltà di Scienze Agrarie dell’Università Cattolica. Mi sono buttato a studiare con una nuova forza, dovevo dare soddisfazione a mia madre. Primo esame: Botanica Generale.Chi mi esaminava era il mitico professor Gerola, un uomo alto, elegante, pizzetto bianco, burbero, che solo a guardarlo metteva terrore. Ero il quarto che entrava per farsi macellare, i tre che mi avevano preceduto li aveva cacciati dopo la seconda domanda. Sette domande, credo di aver risposto bene, ma non ne sono sicuro. Mi fa uscire. Passano tre minuti, rientro. Mi dice: “Firmi qui”. Io firmo e leggo Trenta e Lode.  Questo Trenta e Lode mi ha dato una gasatura tale che ha influito enormemente in tutta la mia carriera universitaria.  Ottenuta la laurea invio decine di curricula a società e aziende operanti nei vari settori dell’agricoltura: dalla meccanica alla zootecnia, nessuna risposta. Un giorno mi dicono che la Federconsorzi a Roma farà un corso per assumere giovani agronomi […]

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Un uomo a pezzi l’ultima fatica di Francesco Muzzopappa

Francesco Muzzopappa torna nelle librerie. Lo scrittore pugliese ma milanese d’adozione, con il romanzo “Un uomo a pezzi”, edito da Fazi Editore della Collana Le Meraviglie. Francesco Muzzopappa questa volta diventa il protagonista del romanzo raccontando di se stesso, della sua vita in Puglia fino al trasferimento a Milano. Un uomo a pezzi di Francesco Muzzopappa: la sinossi Francesco Muzzopappa in Un uomo a pezzi descrive se stesso e la sua vita: abbandona quindi i panni dello scrittore e diventa il protagonista di questo divertente romanzo, fatto di aneddoti che raccontano la sua vita da quando era ragazzo fino al trasferimento a Milano. Qui incontra la sua amata Carmen, alla quale dedica il libro, donna amante del mangiaresano e dei frigoriferi con l’eco nonché appassionata di mercatini dell’usato e dei libri. Muzzopappa alterna la narrazione con aneddoti della sua vita di adesso, dove è esperto in pubblicità radiofonica, con quella trascorsa in Puglia, con i genitori, dall’esperienza traumatica del busto ortopedico a quella della preparazione delle passate di pomodori fatte in casa come si faceva una volta soprattutto al Sud Italia (e per chi l’ha vissuta quest’esperienza leggere quest’aneddoto è davvero esilarante!). «Di solito una giornata di preparazione della salsa inizia a orari in cui la gente comune sta ancora entrando nella fase REM. Alle quattro del mattino, invece, mia madre è già operativa e sveglia mio padre con il suo grido d’assalto. La bombola! […]. Mio padre è il dio delle bombole. Nessuno come lui è in grado di percuotere con le nocche il fusto e capire con precisione quanto gas c’è all’interno. Le suona come campane».” Lo scrittore racconta di barbieri evangelisti pugliesi capaci di fare solo un taglio di capelli ma anche di hair stylist milanesi che forse non sono cosi bravi come si crede ma si fanno pagare molto di più di quello che meritano; racconta ancora di idraulici maschilisti pugliesi con mentalità che risalgono all’età della pietra e racconta di premi da spendersi in ristoranti milanesi ma convertiti in prodotti provenienti da supermercati di lusso e, ancora, Muzzopappa racconta di donnine cinesi che rammendano pantaloni, gentili con i clienti ma terribili con le dipendenti. Un uomo a pezzi e le altre opere di Francesco Muzzopappa Un uomo a pezzi è un libro divertente, molto piacevole da leggere che dà leggerezza e spensieratezza e ricorda molto lo stile dello scrittore napoletano Diego de Silva. Gli altri romanzi di Francesco Muzzopappa, copywriter esperto in pubblicità radiofonica, sono Una posizione scomoda, il suo libro d’esordio uscito nel 2013, Affari di famiglia (2014), Dente per dente (2017) vincitore del Premio Troisi e Heidi (2018).  Tutte le opere sono state tradotte in Francia dall’editore Autrement riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico. Francesco Muzzopappa ha pubblicato quest’anno per la De Agostini Il primo disastroso libro di Matt, il suo primo libro per ragazzi.   Fonte immagine: fazieditore.it

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I valori che contano, il nuovo libro di Diego de Silva

Da pochissimo è uscito nelle librerie “I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)” dello scrittore napoletano Diego de Silva. Edito dalla casa editrice Einaudi, il romanzo di de Silva ci delizia ancora una volta con le “avventure” dell’avvocato Vincenzo Malinconico. La trama Per chi non lo conoscesse, Vincenzo Malinconico è un avvocato napoletano di circa cinquant’anni, reduce da una separazione, ha due figli adulti (Alagia in realtà è la figlia della ex moglie Nives, una psicologa nevrotica e Alfredo, studente universitario sui generis che ora vive in un’altra città per motivi di studio), un lavoro pressoché precario -non esistono più gli avvocati di una volta-, un approccio alla vita ironico e leggero e una casa arredata con mobili Ikea che lui preferisce chiamare con il nome originario svedese. “I valori che contano” è il sequel di “Divorziare con stile” (2017), recensito da Eroica Fenice: la vita di Vincenzo Malinconico adesso è molto cambiata; non lavora più con Espedito in uno studio anonimo, bensì con Benny Lacalamita, un avvocato molto quotato -anche perché “figlio di”- dalle maniere poco convenzionali e dal grande appetito; ha una nuova storia d’amore dai contorni molto incerti con una donna molto pragmatica e dal carattere forte e, soprattutto, l’avvocato Malinconico ha nuove sfide da affrontare. La prima si presenta all’improvviso alla sua porta: una ragazza in biancheria intima chiede asilo per sfuggire alla retata della polizia, che irrompe in una casa di appuntamenti presente nel suo condominio. Solo Vincenzo Malinconico poteva accogliere la malcapitata, dal nome inequivocabile-Venere- senza battere ciglio. Varie saranno le vicende vissute dall’avvocato Malinconico anche questa volta, da una causa per divorzio, dove vengono privilegiate le sue competenze “di psicologo” e/o di scrittore, per l’utilizzo di una frase che suscita interesse in chiunque la ascolti, che acquista contorni esilaranti da commedia all’italiana; a una causa molto particolare che vede la ragazza “svestita” di cui sopra come protagonista; a vicende molto personali che lo toccheranno profondamente, facendogli capire cosa conta davvero nella vita, a prescindere da quello che ti accade. “I valori che contano” è un libro ben scritto: ironico e irriverente in certi punti (ti trovi a ridere leggendolo e nemmeno te ne accorgi) e commovente in altri (eh si, questa volta Malinconico ci fa anche piangere!). Vincenzo Malinconico non sarà un campione di coraggio e non si può definire un uomo responsabile e tutto d’un pezzo però è un esempio di come va vissuta la vita: con leggerezza ed ironia, affrontando un problema alla volta, senza agitarsi e strafare, ma scherzando sempre senza abbattersi mai. “Per quanto mi riguarda, se questo è il prezzo del senso della vita, ne faccio tranquillamente a meno. Preferisco una vita insensata, che ti regali qualche bella giornata ( e soprattutto qualche bella notte) e non si faccia tirare per i capelli quando finisce. Con la vita, meglio avere una storia disimpegnata che starci insieme con la paranoia di perderla”. I valori che contano e gli altri libri Diego de Silva non ha bisogno di presentazioni. […]

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