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Eroica Fenice

Culturalmente

Nobel per la pace 2018: Denis Mukwege e Nadia Murad

Denis Mukwege e Nadia Muradricevono il Nobel per la pace 2018 Il Nobel per la pace 2018 è stato conferito a Denis Mukwege e Nadia Murad per il loro encomiabile impegno nel combattere la violenza sessuale in un contesto di guerra.  I candidati  per il Nobel per la pace 2018 erano 331, di cui 216 persone e 115 organizzazioni. Nobel per la pace 2018: chi sono Denis Mukwege e Nadia Murad Denis Mukwege, già candidato per il Nobel per la pace nel 2014, è un ginecologo congolese, fondatore del Panzi Hospital a Bukavu (Congo), dove cura le donne che hanno subìto danni fisici a causa dello stupro e lotta ogni giorno contro la violenza.  Nel 2014 è stato insignito dal Parlamento europeo con il Premio Sakharov per la libertà di pensiero, due anni dopo, Nadia Murad sarà insignita della medesima onorificenza. Nadia Murad è una ragazza irachena- di etnia yazida- di 25 anni che nel 2014 è stata rapita e tenuta in ostaggio dall’ISIS. Dal 2016 è ambasciatrice Onu per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani. La storia di Nadia è a dir poco agghiacciante. Nell’agosto 2014 l’Isis è giunta nel suo villaggio e lì ha ucciso 600 persone tra cui i suoi fratelli. Dopodiché Nadia Murad è stata fatta prigioniera insieme ad altre 6700 donne e portata a Mosul dove ha subìto ogni genere di tortura e di violenza sessuale. Da lì è riuscita a scappare fino a raggiungere la Germania.  Da quel momento ha deciso di dedicare la sua vita per combattere le violenze e la tratta degli esseri umani. Sempre nel 2016 Nadia ha intrapreso, grazie al supporto dell’avvocata Amal Clooney, un’azione legale contro i comandanti Isis che, continuano a praticare violenze di ogni genere nelle zone da loro controllate. La sua storia è raccontata nell’autobiografia  L’ultima ragazza edito da Mondadori. Nobel per la pace – la storia Istituito nel 1895 da Alfred Nobel, il Nobel per la pace è stato assegnato per la prima volta nel 1901. Viene assegnato ogni anno (ad ottobre viene annunciato mentre la consegna ha luogo successivamente) in Norvegia (e non in Svezia come gli altri Nobel) dal Comitato per il Nobel norvegese, composto da 5 membri scelti dal Parlamento norvegese. La procedura di assegnazione è infatti differente da quella usata per gli altri premi Nobel. Il Comitato sceglie i candidati confrontandosi con varie istituzioni internazionali e nazionali quali la Corte internazionale di Giustizia, la Corte di arbitrato, con la Commissione dell’ufficio permanente internazionale di pace; con i governi di diversi paesi, ecc. Le istituzioni interpellate manderanno le loro segnalazioni al Comitato (entro il primo febbraio) che, dopo averle esaminate e selezionate, procederà al voto.  Il primo Nobel per la pace è stato assegnato a Jean Henri Dunant, fondatore della Croce Rossa ed ideatore delle Convenzioni di Ginevra per i diritti umani. Altri personaggi premiati degni di menzione sono: Kofi Annan, Yasser Arafat, Shimon Peres e Yitzhak Rabin. Mentre tra le organizzazioni vincitrici, oltre all’Onu e alla Croce Rossa, ci sono l’Unione Europea, il Permanent International Peace Bureau, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche.   Libri sul Nobel!

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Libri

Mato Grosso, il nuovo libro di Ian Manook (recensione)

Ian Manook, giornalista, scrittore ed editore francese, ha da poco pubblicato per Fazi editore, Mato Grosso,  nell’ambito della collana “Darkside” (tradotto da Maurizio Ferrara). Dopo la fortunata trilogia “Yeruldelgger” (Yeruldegger, Morte nella steppa del 2016, Yeruldegger 2, Tempi selvaggi del 2017, Yeruldegger 3, La morte nomade del 2018, tutti editi da Fazi per la collana “Darkside” e per i quali lo scrittore ha avuto vari riconoscimenti, tra cui il Prix SNCF du polar) ambientata in Mongolia, Ian Manook, con Mato Grosso ci invita a conoscere un Brasile tropicale, ombroso e affascinante fatto di avventura, mistero e corruzione. Mato Grosso, la trama Siamo in Brasile, a Rio de Janiero. Lo scrittore Haret, autore di un bestseller intitolato “Romanzo brasiliano”, viene preso in ostaggio e dovrà rispondere delle scelte narrative del suo libro pubblicato ormai trent’anni fa. Molte persone sono morte a causa sua, a causa della sua penna. Almeno questo gli fa credere Figueiras, ex poliziotto conosciuto trent’anni prima proprio in Brasile, durante l’inondazione del Pantanal nel Mato Grosso, della quale Haret scrive anche nel suo libro. Figueiras decide di vendicarsi di Haret, colpevole di essere un assassino nella finzione o lo è anche nella realtà? Mato Grosso è un libro dove realtà e finzione non hanno confini  ben definiti e, quindi, finiscono per mescolarsi. Ian Manook e Mato Grosso Ian Manook, autore affermato, riesce a mettere insieme, in Mato Grosso, stili narrativi differenti che vanno dal noir al romanzo d’avventura, combinando caratteristiche letterarie tipiche della narrativa francese a quelle più prettamente americane. Pertanto, Ian Manook si conferma ancora una volta, come nei romanzi precedenti, uno scrittore di spessore, in grado di emozionare i suoi lettori con descrizioni accurate dei luoghi in cui si snoda la trama del romanzo. Saranno i luoghi i veri protagonisti del romanzo. Con Mato Grosso Ian Manook trasporta il lettore fisicamente in Brasile, nel Pantanal, pianura considerata il secondo ecosistema più grande del mondo, situata vicino all’Amazzonia e alla quale si accede attraverso la Transpantaneira, strada sterrata e incompiuta. Si legge di caimani, boa e di giboia delle paludi, di notti umide,  di torpore dei pomeriggi brasiliani, di stagioni delle piogge. Così come la natura viene descritta in maniera violenta ed estrema, allo stesso modo i sentimenti che si ritrovano in Mato Grosso vanno dall’amore sfrenato, alla passione che può condurre, talvolta, alla violenza e alla morte. “E Dio mi è testimone che, se ci fosse altrettanta gente per portare alle labbra il frutto polposo dei suoi parti di quanta ce n’è per ricamare le sue ghiande secche sul bicorno, il mondo potrebbe addormentarsi nell’eterno torpore di un pomeriggio brasiliano, a Cuaibà”

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Napoli & Dintorni

Festa della Madonna delle Galline: un mix tra sacro e profano

A Pagani, una cittadina in provincia di Salerno, viene festeggiata la “Festa della Madonna delle Galline” un evento che ha luogo tutti gli anni nel periodo che va dal venerdi dell’ottava di Pasqua al lunedì successivo, quindi, di solito tra marzo ed aprile. La festa, dove coesistono il sacro e il profano, viene organizzata dai Padri Carmelitani del Santuario della Madonna delle Galline e dall’Arciconfraternita della Madonna delle Galline. La festa si caratterizza per la presenza della “tammurriata”, musica e danza popolare della Campania (un sottogruppo della tarantella) che viene suonata e ballata dal venerdì in albis presso i “toselli” per tre giorni e tre notti fino al lunedì successivo, con la deposizione delle tammorre da parte dei devoti ai piedi della Madonna mentre cantano, senza voltare le spalle all’altare, la Madonna de la Grazia, un canto popolare tradizionale.  Dove ha origine la festa della Madonna delle Galline Si racconta che in una chiesa di Tramonti – un’altra cittadina della provincia di Salerno – fosse custodita una tavola lignea raffigurante la Madonna del Carmine. Questa, di notte, apparve in sogno al sacrestano chiedendogli di far riparare la chiesa, altrimenti la Madonna sarebbe andata via. Il prete non diede peso al sogno. Un giorno, un forte temporale portò la tavola della Madonna a valle, fino al Comune di Pagani finché nel XVI secolo, nell’ottava di Pasqua, alcune galline, razzolando in un pollaio, riportarono alla luce la  tavola lignea. Si racconta che il quadro avesse compiuto miracoli portando alla guarigione otto persone e ciò attirò molti devoti della Madonna, poi battezzata “Madonna delle Galline” al quale si decise di costruire una chiesa. Come si svolge la festa della Madonna delle Galline La festa inizia formalmente con l’apertura delle porte del Santuario, chiuse dal giorno di Pasqua per allestire il trono e preparare la statua della Santa Vergine, oscurata tutto l’anno e usata solo per la processione. La domenica in albis inizia la processione della statua della Madonna del Carmine che viene trasportata su un carro e alla quale i fedeli offrono galline, papere, tacchini, pavoni, gallinelle e, anche  dolci,  “tortani” (pizze salate).  La statua si trova a girare per le strade piena di volatili e cibarie. I fedeli lungo la strada creano dei “toselli” che sono edicole votive allestite con raso e merletti. Nei toselli più grandi, viene posta anche una statuetta della Vergine, allestiti pollai, banchetti e vengono suonate tammurriate. La Vergine, arrivata alla Basilica pontificia di Sant’Alfonso riceverà in dono dai Padri Redentoristi una coppia di galline e in cambio vengono date loro due colombe (rito dello scambio). Dopodiché la processione continua per sostare nella Piazza Corpo di Cristo, dove viene celebrata la messa solenne, presieduta dal vescovo. Al termine la Madonna torna al santuario e viene cantato a conclusione il Magnificat. Piatti tipici della festa sono i tagliolini – che secondo tradizione devono macchiare la camicia del commensale, producendo il cosiddetto “schizzetto” – il ragù, il tortano, il casatiello e i carciofi arrostiti. La Madonna delle Galline e la Tammurriata La Tammurriata è […]

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Food

Cassatina napoletana, ricetta di un cult partenopeo

Napoli, come tutti ben sappiamo, vanta una ricca tradizione culinaria natalizia: tra tante leccornie c’è anche la cassatina napoletana che, malgrado sia molto simile alla cassata siciliana e alla sua variante napoletana,  presenta proprie e specifiche peculiarità. Il termine “cassata” deriva dal latino “caseus” che significa “formaggio” poiché è un dolce a base di ricotta, secondo altri il termine deriva dall’arabo: “al Quas’at” che significa “tondeggiante”, una delle sue principali  caratteristiche. La cassatina viene chiamata anche “raffiuolo”, termine che dovrebbe derivare dalla parola iberica“grafioles” che, tradotto letteralmente, significa “biscotto a forma di S”: si dice che questi dolcetti sarebbero state ideati dalle monache benedettine del Convento di San Gregorio Armeno che, intorno al 1700, pensarono di preparare dei “ravioli dolci”. La cassatina è un dolce piccolo dalla formale ovale, ripieno di ricotta e ricoperto di glassa bianca; non è ricoperto di cioccolato fondente come accade nella cassata napoletana e ha una  preparazione differente da quella siciliana, molto più “barocca” delle altre. Esistono due versioni di cassatina: quella semplice che è farcita solo con la confettura di albicocche e quella che presenta gli elementi caratteristici della cassata siciliana (gocce di cioccolato, canditi, ecc.) Cassatina napoletana, la ricetta Molteplici sono le ricette della cassatina napoletana che si trovano in rete, ne riportiamo una da noi testata di persona con grande successo! Ingredienti:  Per la base: 75 gr di zucchero; 75 gr di farina 00; 4 gr di lievito per dolci; 2 uova; Per la crema abbiamo bisogno di: 300 gr di ricotta;  80 gr di zucchero a velo; 50 gr di gocce di cioccolato Per la glassa reale servono: 2 albumi; 300 gr di zucchero a velo, del succo di limone e 100 gr di marzapane verde Procedimento:  Iniziamo lavorando la ricotta con lo zucchero. Aggiungete le gocce di cioccolato e mescolate, quindi ricoprite e mettete quanto preparato in frigorifero. Secondo step: il pan di Spagna. Montate le uova a neve con lo zucchero. Incorporate la farina ed il lievito e mescolate di nuovo. Versate ora il composto ottenuto negli stampini a forma tonda o meglio ancora, ovale. Cuocete in forno preriscaldato a 180 °C per almeno 10 minuti. Lasciate raffreddare per una buona mezz’ora e tagliate poi a metà le cupolette. Farcite con la crema di ricotta e ricoprite con un altro dischetto, spennellate con cura quindi con un po’ di gelatina di albicocche la superficie. Dedicatevi poi alla glassa unendo agli albumi lo zucchero setacciato ed il succo di limone. Disponete su ogni cassatina un pezzettino di marzapane e ricopritelo con la glassa preparata. Se quest’ultima dovesse risultare troppo liquida, vi consigliamo di aggiungere altro zucchero e fate il secondo strato. Lasciate asciugare per almeno 1 ora. Le vostre cassatine napoletane sono pronte per essere portate in tavola. Buon appetito! ———– Cassatina napoletana e altri dolci

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Libri

La ragazza con la Leica, premio Strega 2018 (recensione)

“La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek e pubblicato dalla casa editrice Guanda nel  settembre 2017, è il libro vincitore del Premio Strega 2018 (vedi articolo di Eroica Fenice). La ragazza con la Leica, la sinossi Il libro, ambientato negli anni Trenta, vede come protagonista Gerda Taro, fotografa di guerra nonché compagna di Robert Capa, entrambi autori di importanti reportage realizzati nel corso della guerra  civile spagnola (1936-1939) e pubblicati presso importanti riviste quali “Regards” e “Vu”. Gerda Taro, pseudonimo di Gerta Pohorylle, era una ragazza ebrea di origini polacche ma nata in Germania. Fu costretta a trasferirsi all’estero perché il suo attivismo nei movimenti socialisti, nonché le sue origini, le procureranno non pochi problemi con il governo nazista dell’epoca. L’incontro con Robert Capa, la porterà in Spagna. Il libro della Helena Janeczek parla di una ragazza molto appassionata verso il suo lavoro, verso la vita, con un grande senso della giustizia. Una ragazza coraggiosa, il cui spirito antifascista la spingerà a realizzare reportage di guerra anche in condizioni estremamente rischiose. Infatti, Gerda Taro perderà la vita proprio durante la guerra, travolta da un carro armato a soli 27 anni. La ragazza con la Leica, una biografia Il romanzo è una biografia raccontata attraverso le memorie di  tre persone  che hanno fatto parte della vita di Gerda Taro: il dottor Willy Chardack, di origine ebree come Gerda e Georg Kuritzkes entrambi suoi ex amanti  e, infine, Ruth Cerf, la sua amica di sempre, con la quale ha condiviso gioie e dolori. Gerda viene descritta come una ragazza troppo moderna per il periodo storico in cui viveva, troppo entusiasta della vita per sottostare al razzismo e troppo emancipata per non ribellarsi. “Gerda era Gerda: una donna smaliziata che nei piccoli disguidi di un amplesso scoppiava a ridere come una ragazzina, un’amante dalla grazia principesca e dalla spigliatezza di una cameriera, un talento naturale che non somigliava alle borghesi né alle proletarie e, tantomeno alle scimmie edeniche di sua madre che forse non esistevano nemmeno” “La ragazza con la Leica” è pertanto un romanzo nostalgico, dove si racconta di uno dei periodi più nefasti della storia europea, con le dittature imperanti ovunque e il genocidio degli ebrei ma anche della giovinezza dei protagonisti, delle passioni, dei loro ideali che sono rappresentati dalla figura di Gerda Taro. Il romanzo è ben scritto- in particolare il prologo che risulta decisamente accattivante- ma, in alcuni passaggi, la narrazione- strutturata sul racconto in terza persona- rischia di stancare, a causa della presenza di molteplici salti spazio-temporali. La ragazza con la Leica e le altre opere di Helena Janeczek Altre opere di Helena Janeczek sono: la raccolta di poesie in lingua tedesca Ins Freie (Suhrkamp, 1989), il romanzo, Lezioni di tenebra (Guanda 2011, Premio Bagutta Opera Prima), Cibo (Mondadori, 2002), Le rondini di Montecassino (Guanda, 2010), finalista al Premio Comisso e vincitore del Premio Napoli, del Premio Sandro Onofri e del Premio Pisa. La ragazza con la Leica, acquista online  

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Cucina & Salute

Probiotico e prebiotico: qual è la differenza?

Chi di voi non ha mai sentito parlare di probiotico e prebiotico? Nella nostra era “salutista” dove chi non va dal nutrizionista viene guardato con sospetto, la maggior parte delle persone è ben consapevole dell’importanza nella dieta dei “fermenti lattici”(i probiotici così vengono di solito chiamati dalle persone comuni) ma pochi conoscono la differenza tra probiotici e prebiotici. I probiotici, come dicevamo, vengono volgarmente chiamati “fermenti lattici” ma in realtà tale definizione comprende solo uno dei ceppi dei probiotici, quello dei “batteri lattici” che sono capaci di metabolizzare il lattosio, lo zucchero contenuto nel latte. I probiotici vanno a costituire la flora intestinale (o flora batterica) di ciascun essere umano che rappresenta una sorta di “muro difensivo” presente nella nostra pancia. Spesso questa barriera difensiva viene alterata da infezioni, infiammazioni, stress, cattiva alimentazione e quindi bisogna intervenire per ripristinarla, al fine di rafforzare il sistema immunitario (l’80% del sistema immunitario si trova nel colon). Di conseguenza, i medici consigliano di assumere “fermenti lattici” sotto forma di integratori o di mangiare alimenti che li contengono quali  i cibi fermentati (the kombucha, miso, kefir, tempeh e crauti),  yogurt, formaggi fermentati. Dal punto di vista etimologico, il termine “probiotico” deriva dall’unione della preposizione latina pro (“a favore di”) e dell’aggettivo greco βιωτικός (biotico), derivante a sua volta dal sostantivo βίος (bios, “vita”).   Secondo la definizione ufficiale di FAO e OMS, i probiotici sono “micro-organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite”. (Wikipedia). Ma che benefici danno?  Secondo gli studi di settore e come abbiamo detto in precedenza, esistono vari ceppi di probiotici ciascuno dei quali è più adatto per rispondere ad una problematica specifica: alcuni ceppi danno benefici in termini di funzionalità del sistema immunitario, prevenendo le infezioni; aiutano in caso si soffra di intolleranza al lattosio; favoriscono il riequilibrio intestinale, sia in caso di infiammazioni che in caso di squilibri dovuti all’assunzione di antibiotici o in presenza di infezioni (come nel caso dell’Helicobacter Pylori); sono utili in caso di infezioni urogenitali o in caso di malassorbimento di minerali; ancora, i probiotici aiutano a ristabilire la pressione sanguigna, a ridurre il colesterolo e dulcis in fundo, a ridurre il rischio di cancro al colon. Differenza tra probiotico e prebiotico I prebiotici sono specifiche sostanze presenti nel cibo (si tratta soprattutto di carboidrati, in particolare oligosaccaridi, come l’inulina, considerato il prebiotico di maggiore interesse) che non vengono assorbite dall’organismo ma utilizzate dalla flora intestinale (in particolare costituiscono l’habitat ideale per i lactobatteri), diciamo che rappresentano l’elemento mediante il quale i probiotici hanno bisogno di vivere e proliferare. I prebiotici godono anche di proprietà nutrizionali in caso di diabete, di sindrome metabolica, obesità e allergia. Dove si trovano i prebiotici? Gli alimenti che li contengono sono: la banana, la mela, l’aglio, la cipolla, il cacao, l’orzo, l’avena, il porro, la radice di cicoria, il tarassaco (spesso si usa sotto forma di tisana), asparagi, semi di lino, alghe, la crusca di frumento.  In sintesi, per stare bene in salute, prevenendo l’insorgere di malasseri e infezioni, occorre […]

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Libri

Ricciardi si confessa: si avvicina l’epilogo della saga di De Giovanni (recensione)

Il celebre scrittore napoletano Maurizio De Giovanni ha da poco pubblicato per la casa editrice Einaudi (collana Stile libero big) “Il purgatorio dell’angelo. Confessioni per il Commissario Ricciardi”, uno degli ultimi libri della saga che vede il Commissario Ricciardi come protagonista. Come gli assidui lettori di Ricciardi sanno, infatti, la saga terminerà a breve: lo scrittore ha già da tempo annunciato che questo che è appena uscito è il penultimo libro. Per chi non lo conoscesse, il commissario Luigi Alfredo Ricciardi vive nella Napoli Anni Trenta, quindi in piena epoca fascista. Ricciardi è dotato di grande intuito e ha un grande senso della giustizia, che supera il rispetto dei superiori e delle convenzioni sociali. È un personaggio sui generis, non porta il cappello (per l’epoca era un segno di eccentricità), vive con la sua tata e non fa vita sociale. Malgrado sia ricco di famiglia- è barone di Malomonte, in Cilento- ha deciso di diventare poliziotto perché ha un “dono” che per lui rappresenta una maledizione e che ha deciso di mettere a disposizione della polizia. Riesce a vedere le anime dei morti, quelli uccisi per cause violente e, soprattutto a percepire le loro ultime parole. Questa abilità lo aiuta nelle indagini ma rende la sua vita molto dolorosa.  Da qualche anno il commissario si è innamorato- contraccambiato- di Enrica, la sua vicina di casa, una ragazza tranquilla che ama ricamare la sera. Siamo a maggio e mentre la città si appresta ad abbracciare la primavera, Ricciardi e l’ispettore Maione, indagano su un caso di omicidio che vede come protagonista un sacerdote gesuita, Padre Angelo, amato da tutti. Il prete è stato ucciso mentre era in ginocchio, come se fosse stato in confessione. E saranno le confessioni a svolgere un ruolo di primo piano nel romanzo di De Giovanni. Ricciardi, perso tra mille pensieri, decide finalmente di fare una scelta coraggiosa nella sua vita e a dare una possibilità al suo amore per Enrica. Maione, invece, sente la mancanza di suo figlio Luca, anch’egli poliziotto e ucciso in servizio: ciò lo rende poco lucido nelle relazioni e lo allontana dalla amata moglie Lucia. De Giovanni e gli altri romanzi Maurizio De Giovanni è uno dei giallisti più apprezzati in Italia. Più volte recensito da Eroica Fenice, è autore della saga “I Bastardi di Pizzofalcone” che vede come protagonista l’ispettore Lojacono e, oltre alle opere con Ricciardi (la saga inizia con “Il senso del dolore” del 2008, edito da Fandango), De Giovanni ha pubblicato anche romanzi e racconti sulla squadra del Napoli come “Il resto della settimana”, edito da Rizzoli nel 2015 mentre “I Guardiani” (2017, Rizzoli) e “Sara al tramonto”(2018, Rizzoli) inaugurano due nuove saghe.

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Libri

Un giallo piccante per Pino Imperatore (recensione)

Leggere i libri di Pino Imperatore è un vero piacere. In particolare è possibile provare questa sensazione con l’ultima sua opera intitolata Aglio, olio e assassino (edito da DeA Planeta Libri) uscito da pochissimo nelle librerie. Napoli, dicembre. L’ispettore Scapece, un quarantenne amante della buona tavola e delle belle donne, si trova ad indagare su un caso di omicidio dalle caratteristiche decisamente inusuali. Amedeo Caruso, un ragazzo della Napoli bene, viene trovato morto nella sua abitazione, cosparso di aglio, olio e peperoncino! Sicuramente l’uso di tali “ingredienti” nasconde l’esistenza di un rito macabro. Ma quale? Per poterlo scoprire, l’ispettore – dal cognome che rievoca un’altra famosa pietanza partenopea – deve andare a scavare nelle credenze, nei miti e nella storia religiosa di Napoli, fonte inesauribile di misteri. A dargli una mano in questa “missione” ci sarà la famiglia Vitiello che gestisce una trattoria, la “Parthenope”, proprio di fronte al commissariato.  A partire da Nonno Ciccio, un simpatico vecchietto che trattiene i suoi ospiti raccontando aneddoti simpatici su Napoli e la sua cucina, suo figlio Peppe, detto “Braciola” perché è tutto fuorché magro, sua moglie Angelina, amante dei film horror e un poco sensitiva, e i figli Diego e Isabella, ragazza bellissima e dal cuore d’oro. Pino Imperatore e Aglio, olio e assassino Aglio, olio e assassino è un giallo dai toni umoristici: come un pietanza ben cucinata ha tutti gli ingredienti per essere un libro di grande livello. Si parla di Napoli, dei suoi miti e credenze, intrisi di storia e religione, in maniera ricca ed esauriente; di cucina, grazie alla presenza della trattoria che fa da cornice a tutti gli avvenimenti topici del libro. I personaggi sono tutti ben caratterizzati, a partire da Scapece e da Nonno Ciccio con brevi spaccati sulla loro storia personale. Ma si parla anche di solidarietà, quando viene riportata la storia (tratta da una vicenda realmente accaduta) di una donna senza dimora che, per scappare dal suo marito aguzzino, si butta dal secondo piano. Il linguaggio è semplice ed è  espressione di un umorismo ben studiato, mai lasciato al caso. Pino Imperatore e gli altri libri Pino Imperatore, intervistato anche da Eroica Fenice, è un giornalista e scrittore umoristico-satirico napoletano. Molte sono le opere di Pino Imperatore, tutte rientrano nella categoria della narrativa umoristica: la più recente si intitola Allah, San Gennaro e i tre kamikaze (Mondadori, 2017) che parla del terrorismo islamico.  Le altre, molto conosciute dal pubblico, sono: Benvenuti in casa Esposito (Giunti, 2012) e il sequel Bentornati in casa Esposito (Giunti, 2013) che invece parlano di camorra.

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Eventi nazionali

Premio Strega 2018: vince Helena Janeczek con Guanda

Il Premio Strega 2018 è stato assegnato a Helena Janeczek con l’opera “La ragazza con la Leica” (2017) della casa editrice Guanda. Il vincitore è stato proclamato ieri sera, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma dalla giornalista Eva Giovannini che ha condotto la trasmissione in diretta su Rai3. Erano 15 anni che il premio non veniva assegnato ad una donna, che con 196 voti ha superato i 144 voti di Marco Balzano con “Resto qui” (edizione Einaudi). Gli altri finalisti sono stati  Sandra Petrignani  “La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg” (Neri Pozza), Lia Levi con “Questa sera è già domani” (Edizioni E/O),  Carlo D’Amicis con “Il gioco” (Mondadori). Per la prima volta vince la casa editrice Guanda (fa parte dal 2005 del grosso gruppo editoriale Mauri Spagnol che comprende Corbaccio, Garzanti, Longanesi, Nord, Ponte alle Grazie, Salani, TEA, Vallardi)  interrompendo la lunga serie di vittorie della Mondadori e di altre grosse case editrici. Premio Strega 2018, l’opera e l’autrice “La ragazza con la Leica”, vincitore del Premio Strega 2018, narra della vita di  Gerda Taro, prima fotografa di guerra caduta sul campo di battaglia: è morta nel 1937 durante la guerra civile spagnola.  Gerda, compagna di Robert Capa, era una persona con una grande voglia di vivere, una ragazza degli Anni Trenta che respirava, come tanti, il clima nefasto di quegli anni. È l’epoca del nazismo e della crisi economica, ma anche quello della sua giovinezza e della sua passione verso la fotografia. Helena Janeczek nata a Monaco di Baviera da una famiglia ebreo-polacca, vive in Italia da oltre trent’anni. Poetessa e scrittrice, ha esordito con la raccolta di poesie in lingua tedesca Ins Freie (Suhrkamp, 1989), mentre ha scritto in italiano il suo primo romanzo, Lezioni di tenebra (Guanda 2011, Premio Bagutta Opera Prima), che racconta del viaggio compiuto ad Auschwitz insieme alla madre, che lì era stata prigioniera con il marito. È inoltre autrice dei romanzi Cibo (Mondadori, 2002), Le rondini di Montecassino (Guanda, 2010), finalista al Premio Comisso e vincitore del Premio Napoli, del Premio Sandro Onofri e del Premio Pisa.  È redattrice di «Nuovi Argomenti» e di «Nazione Indiana». Premio Strega, la storia Il Premio Strega nacque nel dopoguerra con l’obiettivo di contribuire alla rinascita culturale dell’Italia con l’assegnazione di un Premio letterario. Da allora viene considerato il premio letterario italiano che gode di maggior prestigio. Il Premio Strega è stato istituito da Maria Bellonci e da Guido Alberti, proprietario della casa produttrice del liquore Strega, da cui la scelta del nome. Dal 1986 il Premio Strega viene gestito dalla Fondazione Bellonci. Gli Amici della domenica, quattrocento personalità del mondo della cultura nel senso più ampio (scrittori e giornalisti, studiosi, artisti, registi di cinema e teatro), si riuniscono ogni anno per scegliere in due successive votazioni il vincitore: la prima in casa Bellonci, in giugno; la seconda al Ninfeo di Villa Giulia, a Roma, ai primi di luglio. Il primo scrittore a ricevere il Premio Strega, nel 1947, è stato Ennio Flaiano, con il libro Tempo di uccidere (Longanesi). Ogni anno vengono assegnati altri premi prestigiosi, quali “Premio Strega Giovani”, […]

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Libri

Sara al tramonto, il nuovo noir di De Giovanni (recensione)

Sara al tramonto, recensione dell’ultimo romanzo di Maurizio De Giovanni   Sara al tramonto, edito da Rizzoli ed uscito nelle librerie da qualche mese, è l’ultimo noir di Maurizio  De Giovanni, il celebre scrittore napoletano, autore della saga che vede il Commissario Ricciardi come protagonista, (vedi una della recensioni di Eroica Fenice),  nella Napoli Anni Trenta e quella denominata “I bastardi di Pizzofalcone” (vedi una delle recensioni di Eroica Fenice), un gruppo di poliziotti dal passato difficile nella Napoli di oggi.  Esattamente un anno fa, lo scrittore ha inaugurato “I guardiani” (Rizzoli, 2017), primo libro di una nuova saga dove l’archeologia, i miti e le leggende si mescolano alla storia partenopea. Napoli. Sara, una donna sessantenne, dall’abbigliamento trasandato e dall’aria indifferente, in realtà è un ex poliziotto che lavorava per la Sezione. In pratica, per i servizi segreti. Ha una grande dote grazie alla quale si è distinta efficacemente nel suo lavoro: sa capire le conversazioni altrui, solo osservando le persone, anche da una notevole distanza e, inoltre, se vuole sa rendersi invisibile agli altri.  Sara in gioventù ha scelto l’amore sacrificando il suo matrimonio e, abbandonando il suo bambino, Giorgio.  Ma la vita, le ha dato una seconda possibilità che ha il viso di Viola, una fotoreporter ora in maternità. A Sara viene chiesto di indagare su un caso di una bambina, Beatrice, che, al dire della madre, ora in carcere, sta male. La donna, Dalinda,  è stata trovata vicino al cadavere di suo padre ammazzato e perciò incolpata dell’omicidio, del quale lei non ricorda nulla, perché sotto effetto di stupefacenti. Sara si trova perciò ad indagare su un caso già risolto, collaborando con l’ispettore Davide Pardo; caso che si risolverà anche grazie all’aiuto di Viola. Sara al tramonto, De Giovanni e la nuova saga De Giovanni con “Sara al tramonto” inaugura una nuova saga che vede per la prima volta, a differenza degli altri suoi libri, una donna come protagonista. Sara è un personaggio sui generis: all’apparenza sembra una persona innocua, in realtà ha un carattere forte e volitivo. Austera e spesso tagliente, riservata e molto presuntuosa, lo sarà soprattutto nei riguardi di Pardo, invece si mostrerà molto più comprensiva con Viola, malgrado per lei sia poco più di una sconosciuta. “Sara al tramonto” è un noir, ma è diverso dai libri che vedono Ricciardi come protagonista: è meno poetico, più pragmatico e asciutto, anche nel linguaggio. Napoli non viene descritta in maniera romantica, come accade ad esempio in “Rondini d’inverno“. Siamo nella Napoli periferica, nei quartieri più anonimi della città, non nel centro, sede dell’ “azione” che si ritrova soprattutto ne “I bastardi di Pizzofalcone” dove gli eventi scorrono veloci  e le storie dei protagonisti si susseguono rapidi come i casi di cronaca che devono risolvere.  In sintesi “Sara al tramonto” promette bene e saremo lieti di leggere gli altri libri della saga. De Giovanni e altre opere De Giovanni è autore anche di molte opere che hanno come protagonista la sua grande passione, il calcio e la sua squadra, […]

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Libri

Joël Dicker e La scomparsa di Stephanie Mailer, il suo nuovo thriller (Recensione)

Joël Dicker torna con “La scomparsa di Stephanie Mailer”, lo abbiamo recensito. “La scomparsa di Stephanie Mailer” è l’ultimo romanzo di Joël Dicker, autore di  opere di successo quali “La verità sul caso Harry Quebert” (Bompiani, 2013) e “Il libro dei Baltimore” (La nave di Teseo, 2016) che hanno come protagonista lo scrittore Marcus Goldman. Con “La scomparsa di Stephanie Mailer”, edito  da La nave di Teseo, Dicker ritorna al thriller. Siamo ad Orphea, una cittadina tranquilla degli Stati Uniti, conosciuta sia per le sue bellezze naturali e sia perché ogni anno organizza un Festival teatrale che attrae numerosi turisti e visitatori di tutte le città vicine. A New York il poliziotto di stato, Jesse Rosenberg, ad un passo della pensione, incontra una giornalista che lavora ad Orphea, Stephanie Mailer che gli mette la pulce nell’orecchio circa un caso di omicidio da lui risolto nel 1994. Secondo la ragazza, non era stato trovato il vero assassino. Dopo pochi giorni la giornalista scompare nel nulla.  Jesse così decide di tornare ad Orphea e di mettersi sulle tracce di Stephanie Mailer. Si renderà conto ben presto che i due eventi sono collegati. Con l’aiuto del suo compagno di squadra dell’epoca Derek e di Anna Kanner, una poliziotta del luogo, riapriranno il caso del 1994 e scopriranno che le cose non sono mai come sembrano. Il caso farà riemergere i fantasmi del passato, non solo quelli legati al caso, che si mostrerà molto più complicato del previsto, ma anche i propri. Jesse e Derek, dovranno rielaborare eventi accaduti proprio nel 1994, quando insieme hanno arrestato l’assassino presunto degli omicidi. La scomparsa di Stephanie Mailer e le altre opere di Joël Dicker “La scomparsa di Stephanie Mailer” è un romanzo complesso che inizia in maniera lineare e poi incalza, coinvolgendo più personaggi ed eventi. E per ciascun personaggio Dicker descrive la sua storia attraverso un’interessante caratterizzazione. Come tutte le altre opere dello scrittore svizzero, molteplici sono le digressioni e i flashback, destando alta l’attenzione del lettore che letteralmente resta incollato alle pagine grazie ad una trama mai ripetitiva. Tutti possono essere l’assassino. E più volte i poliziotti cadono in errore. Ciò rende ancora più avvincente la trama perché il lettore si trova, insieme ai protagonisti, a “ragionare” su chi sia il vero colpevole. Dicker descrive una realtà che non è mai semplice: un po’ come accade ne “La verità sul caso Harry Quebert”, quando sembra chiaro che il colpevole sia stato individuato, tutto cambia. Basta vedere le cose da un altro punto di vista. Lo scrittore Joël Dicker con “La scomparsa di Stephanie Mailer” si conferma ancora una volta uno scrittore di spessore. Altamente consigliato.   Joël Dicker, i libri  

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Attualità

Absence. L’altro volto del cielo: il secondo capitolo della saga di Chiara Panzuti

La Fazi editore (nella collana Lanya) pubblica il secondo episodio della trilogia Absence dal titolo “L’altro volto del cielo”, che fa seguito al  “Il gioco dei quattro”(2017), primo capitolo della saga, già recensito da Eroica Fenice. La trilogia, scritta da Chiara Panzuti, vede come protagonista Faith, una ragazza di sedici anni, dal carattere forte e volitivo che, da un giorno all’altro, per ragioni misteriose, perde la sua identità. Semplicemente scompare. La sua scomparsa non è però indice di “mancanza”: Faith per il mondo non è mai esistita. E quindi anche per sua madre che sta per dare alla luce la sua sorellina. Faith scoprirà ben presto di avere dei compagni di sventura, Jared, Christabel e Scott ai quali, come è accaduto a lei, è stato somministrato il siero NH1 che porta alla perdita dell’identità. Si troveranno, loro malgrado, ad essere pedine di un gioco più grande di loro, le cui fila sono tenute da un Uomo in nero che li porta a viaggiare da un lato all’altro del mondo per ragioni misteriose. In questo nuovo capitolo, Faith, Jared, Christabel e Scott diventeranno una vera famiglia: quest’esperienza li sta cambiando profondamente e forse non sono più così sicuri di voler tornare alla loro vecchia vita; ciononostante continuano a lottare ogni giorno, seguendo le istruzioni di questo strano gioco di cui fanno parte, per poter esistere di nuovo; il siero NH1  ha degli effetti collaterali che li indebolisce nel corpo e nella mente e a farne le spese sarà soprattutto Christabel. Quest’illusionista che ha creato questo gioco, ha voluto sperimentare questo siero su tre gruppi diversi chiamati Alfa, Beta e Gamma (di cui fa parte Faith) che devono fronteggiarsi per tornare a vivere. Niente però è chiaro, le regole di questo gioco crudele non le conosce nessuno. Absence: la trilogia Il romanzo è scritto con un linguaggio fluido e leggero e fa parte di un genere che è una via di mezzo tra un thriller psicologico e il genere fantascientifico. Sicuramente la trama rimanda ad una riflessione su una tematica che contraddistingue il mondo contemporaneo e che è appunto, la questione dell’identità. Il mondo virtuale svolge ormai un ruolo rilevante nel nostro quotidiano, a partire dai social, ai giochi di ruolo…ma cosa accadrebbe se, all’improvviso, diventassimo invisibili? E se nessuno si ricordasse più di noi? La giovane scrittrice Chiara Panzuti scrive proprio di questo. Faith è una ragazza come tante, in piena crisi adolescenziale che di colpo si trova catapultata in una realtà diversa, diventando l’”eroina” di un gioco di ruolo, del quale non conosce le regole né i giocatori. Ma nella vita “reale” non accade proprio questo? Come facciamo a sapere se quello che noi chiamiamo “normalità” non è in realtà anch’esso un mega gioco, del quale di fatto non conosciamo né regole né tantomeno il suo deus ex machina?  Attendiamo con curiosità il terzo ed ultimo capitolo della saga.  

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Libri

La scrittrice del mistero di Alice Basso: Vani Sarca deve fare una scelta importante

“La scrittrice del mistero” è l’ultimo libro di Alice Basso, autrice di “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” (2015), “Scrivere è un mestiere pericoloso” (2016), “Non ditelo allo scrittore” (2017) e il racconto natalizio “La ghostwriter di Babbo Natale” (2017), tutti editi dalla Garzanti. Protagonista di tutte le sue opere è Vani Sarca, all’anagrafe Silvana Sarca, che di lavoro fa la ghostwriter presso una casa editrice di Torino, in pratica scrive libri per conto di altri. Di fatto, “fa il lavoro sporco” e gli altri firmano. Vani si contraddistingue per tre caratteristiche: la grande cultura- acquisita anche grazie al lavoro che svolge, l’animo dark-le piace vestirsi di nero e ha un’indole decisamente asociale, l’empatia: malgrado sia di fatto sociopatica ha il dono di capire al volo gli stati d’animo altrui.  Proprio per questa sua capacità, da qualche tempo Vani collabora con la polizia, in particolare con il commissario Berganza che sembra il protagonista dei romanzi noir degli anni Trenta, con l’impermeabile grigio e una sigaretta fissa agli angoli della bocca. “La scrittrice del mistero”, la sinossi Ci sono molte novità nella vita di Vani: un nuovo amore (eh si, è dura ammetterlo ma Vani è proprio innamorata!), un caso di stalking che vede come vittima il suo ex Riccardo, una separazione (finalmente sua sorella Lara ha deciso di rifarsi una vita). Dulcis in fundo, Vani dovrà fare una scelta di vita molto importante che ha a che fare con il suo lavoro di ghostwriter. A Vani viene chiesto di scrivere un bestseller per conto di un autore “americano”, vecchia conoscenza di Enrico, il suo datore di lavoro. Nel frattempo, a Riccardo, suo ex fidanzato che finalmente si è rassegnato a volerla riconquistare, stanno arrivando strani messaggi intimidatori: qualcuno minaccia di fargli del male, così il commissario Berganza e Vani si adoperano per trovare il responsabile tra le persone che hanno sofferto per causa sua (e non ne sono poche!). La sorella di Vani, Lara, ha finalmente deciso di lasciare suo marito Michele, padre dei suoi figli Walter e William e che, negli anni, non si è certo contraddistinto per sensibilità e amore verso la sua famiglia.  Infine, la sua “figlioccia”, Morgana, una ragazzina che abita nel palazzo di Vani e che da quando era bambina, la prende come modello, è alle prese con le prime esperienze amorose. “La scrittrice del mistero” di Alice Basso, considerazioni “La scrittrice del mistero” non delude le aspettative dei lettori. Come le altre opere di Alice Basso, ha una scrittura fluida, coinvolgente, leggera al punto giusto.  Si legge con estremo piacere. Vani Sarca è un personaggio arguto, simpatico (malgrado tutto!) ed estremamente intuitivo. Anche gli altri personaggi, ben descritti, sono ben caratterizzati e, soprattutto sono in evoluzione, come Lara, la sorella “superficiale” di Vani. Carina è anche la descrizione di questo riavvicinamento tra le due sorelle. Altamente consigliato.

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Libri

Superficie di Diego de Silva, un esercizio di stile

Da pochissimo è uscito nelle librerie Superficie di Diego de Silva (edito da Einaudi), l’ultimo libro dello scrittore napoletano. Questi è conosciuto soprattutto per aver ideato l’esilarante Vincenzo Malinconico, avvocato squattrinato e protagonista di molti suoi libri. Superficie è un libro sui generis: una sorta di raccolta cervellotica di frasi intrise di luoghi comuni, i classici discorsi che si fanno quando si aspetta in fila alla posta o quando si parla del famoso “del più e del meno”. Una sorta di esercizio di stile che rievoca scrittori quali Raymond Queneau (“Esercizi di stile”, Einaudi, 1983) o addirittura Italo Calvino (“Se una notte d’inverno un viaggiatore”, Einaudi, 1979). Lo scrittore si diverte a discutere di un argomento, lasciarlo per qualche riga e riprenderlo successivamente. Una sorta di gioco, fatto di riflessioni e battute, spesso surreali che a volte divertono il lettore, altre lo stancano, producendo corti circuiti mentali. Superficie di Diego de Silva è una sorta di raccolta di freddure, in pieno stile Groucho Marx o se si vuole fare un parallelo cinematografico, Woody Allen. Se inizi a leggerlo, vai avanti, sperando che tutte queste frasi portino a qualcosa, magari ad una storia-almeno ad un racconto-ma il fine è insito proprio nei luoghi comuni descritti. “Uno dei pochi cornetti che mangio senza senso di colpa è quello che segue un prelievo di sangue. Il selfie è un trucco in senso cosmetico. Ho provato con un bicchiere di vino e un panino ma la felicità non è venuta” o anche “Non sono razzista, sono intollerante al Ph dei ghanesi” e “Le belle persone non cambiano il mondo, però gli fanno fare delle figure di merda”. Sicuramente de Silva nelle sue opere non annoia mai: non si fossilizza con un solo personaggio (che potrebbe essere rappresentato da Vincenzo Malinconico protagonista di vari libri a partire da “Non avevo capito niente”) né su un solo tema (libri come “Certi bambini” trattano tematiche sociali di spessore e hanno ben poco di umoristico) ma, nelle sue opere, lo scrittore affronta varie tematiche che conducono tutte ad una riflessione sulla condizione sociale contemporanea, fatta di precarietà e di superficialità dilaganti. Superficie di Diego de Silva e altre opere dello scrittore Diego de Silva, intervistato anche da Eroica Fenice, è autore di vari libri di successo, quali “Certi bambini”(2001) che ha vinto il premio Campiello selezione Giuria dei Letterati e dal quale è stato tratto il film omonimo di Andrea e Antonio Frazzi (2004), “Non avevo capito niente” (2007), con il sequel esilarante “Mia suocera beve” (2010) e i meno entusiasmanti “Sono contrario alle emozioni” (2011)  e “Arrangiati, Malinconico!” (2013). I libri più recenti sono “Divorziare con stile” (Einaudi, 2017) e ” Terapia di coppia per amanti “(2015).

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Libri

Il pianista di Yarmouk di Aeham Ahmad: il musicista tra le bombe

Il pianista di Yarmouk di Aeham Ahmad, edito da La nave di Teseo e uscito da pochissimo nelle librerie, è un’autobiografia: lui è il musicista che si è fatto conoscere a livello internazionale per aver suonato tra le macerie della guerra siriana, usando la musica come strumento di resistenza contro il terrorismo e la violenza. Il pianista di Yarmouk: la storia di Aeham Ahmad Aeham Ahmad, originario di una famiglia di rifugiati palestinesi, ha trascorso la sua infanzia e giovinezza, a Yarmouk, un quartiere nato negli anni Cinquanta con l’obiettivo di offrire la residenza ai rifugiati palestinesi in Siria. Aeham è figlio di Ahmad, un uomo non vedente che si guadagna da vivere suonando il violino ai matrimoni e accordando pianoforti. La sua disabilità, causata da un’infezione contratta da bambino, non gli ha mai impedito di conoscere ed imparare cose nuove, anche perché è stata ben compensata dalla tenacia e dalla voglia di crescere; soprattutto non gli ha impedito di essere un buon padre, dotato di  grande capacità di ascolto, in grado di supportare Aeham (e suo fratello) in tutto e per tutto. Aeham ha ereditato proprio dal padre, il talento per la musica, studiata con mille sacrifici presso la Scuola di Musica della città, di solito accessibile solo da coloro che possedevano un elevato status economico e sociale.  Quando Aeham diventa un pianista a tutti gli effetti, inizia a dare lezioni di musica  e insieme a suo padre, aprirà un negozio di strumenti musicali.  Tutto procede per il meglio, il negozio va bene ed Aeham decide di sposarsi con Tahani. Con la guerra tutto cambia. La vita degli abitanti di Yarmouk e di tutta la Siria viene profondamente sconvolta. La quotidianità viene scandita dal recupero di beni di prima necessità, dall’evitare di finire nelle mani dei soldati, a prescindere dalle mille fazioni a cui appartengono. Per mesi la famiglia di Aeham, che nel frattempo si allarga con la nascita di un figlio, sopravvive grazie al pacco alimentare dell’ONU. Troppa gente inizia a morire, non solo perché uccisa dalle bombe ma, soprattutto di fame. La voglia di suonare di Aeham non si placa e non gli basta sopravvivere friggendo falafel alle lenticchie per strada. Così con altre persone sperimenta vari gruppi musicali che vedono la partecipazione anche di bambini, una dei quali viene uccisa. Inizia a farsi conoscere attraverso i social grazie ad alcuni video amatoriali. Con la musica Aeham si trova a far conoscere la guerra all’Occidente, ignaro di quello che veramente accade – e purtroppo sta ancora accadendo – laggiù. Giornalisti occidentali iniziano a contattarlo, la sua posizione inizia a diventare pericolosa in Siria e così Aeham decide di tentare di andare all’estero, nell’accogliente Germania. Dopo un viaggio che è stato un vero e proprio esodo, Aeham riesce finalmente a vivere a Wiesbaden, all’inizio da solo e dopo un anno con la sua famiglia.  Ora Aeham trascorre la sua vita facendo concerti in varie città europee, raccontando così gli orrori della guerra in Siria, adesso lontana geograficamente ma sempre […]

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Cinema & Serie tv

Serie tv Glitch: il sempre più apprezzato filone degli “a volte ritornano”

La serie tv Glitch è una creazione australiana rientrante nel genere drammatico/fantasy: diretta da Emma Freeman, è prodotta da Ewan Burnett e Louise Fox, con Tony Ayres come produttore esecutivo (la casa di produzione è la Matchbox Pictures); le musiche sono di Cornel Wilczek. Glitch è uscita nel 2015 in Australia (sul canale televisivo ABC) ed è arrivata in Italia nel 2016. La seconda stagione è del 2017 ed è stata coprodotta da Netflix. Serie tv Glitch: la trama tra la prima e la seconda stagione Siamo a Yoorana, una cittadina di fantasia, situata nei pressi di Melbourne in Australia. Durante la notte alcuni morti, vecchi abitanti del posto, escono dalle tombe del cimitero di Yoorana. Nudi ed impauriti, non sono consapevoli di quello che gli sta accadendo né tantomeno ricordano la causa della loro morte. Il poliziotto del luogo, James Hayes (interpretato da  Patrick Brammall) e la dottoressa del consultorio locale, Elishia McKellar (interpretata da Genevieve O’Reilly) li soccorrono, rendendosi presto conto che sono esseri umani a tutti gli effetti e sono perfettamente in salute. Tra i “risorti” c’è anche la moglie di James, Kate Willis, morta due anni prima per cancro al seno. Non si sa cosa li accomuni e perché siano resuscitati, in quanto non ricordano nulla della loro vita. Solo con il tempo inizieranno ad avere dei flashback sulla loro vita passata. James ed Elishia decidono di non divulgare la notizia circa la loro presenza in città anche perché tra di loro c’è la moglie di James, diviso tra l’amore per lei e la sua moglie attuale, Sarah, prossima al parto. Nella seconda stagione gli eventi avranno una rapida impennata: ciascun “risorto” comincerà a ricordare qualcosa, compresa la motivazione del proprio ritorno. Altri personaggi subentreranno nella serie, come Phil Holden,  che custodiranno importanti segreti. La serie termina annunciando altri ed intriganti  misteri da svelare. Gli elementi caratterizzanti della serie Glitch Un elemento caratterizzante la serie è quello di non offrire una visione dei “risorti” che li accomuni ai classici “zombie” con un aspetto “poco umano”: sono persone normali che cercano di comprendere il senso della loro esistenza, cercando di sfruttare al meglio l’opportunità che per motivi misteriosi gli è stata offerta. Gli elementi “pulp” comunque presenti, svolgono solo un ruolo marginale. Le interpretazioni degli attori della serie tv Glitch risultano molto convincenti, in particolare quella di Patrick Brammall (doppiato da Francesco Bulckaen), uno dei personaggi principali e di Emma Booth, che interpreta Kate Willis, una dei“risorti” nonché la moglie defunta del poliziotto.  La serie non è molto lunga in quanto consta, sia per la prima che per la seconda stagione, di 6 episodi della durata di circa 50 minuti cadauno. Glitch è una serie tv di successo, tanto che ha ricevuto vari riconoscimenti, come quello di  miglior drama per la tv australiana (per la prima stagione). Ha avuto un discreto successo anche da noi in Italia. Pertanto, lo scorso dicembre la rete tv ABC e Netflix hanno annunciato il rinnovo della serie per una terza stagione che dovrebbe essere trasmessa in Australia nel 2019.   Serie Tv Glitch: la regista La regista della […]

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Libri

Io mi libro, 500 battute e un racconto onirico di Alessandro Pagani

Io mi libro è l’ultima opera di Alessandro Pagani, pubblicata dalla casa editrice 96, Rue De La Fontaine di Torino. In precedenza, lo scrittore aveva pubblicato, per Alter Ego/Augh (aprile 2016) Perché non cento? e il libretto Le domande improponibili (2015), autoprodotto. Io mi libro è una raccolta di 500 freddure esilaranti sulla vita quotidiana e altre battute rientranti nelle seguenti sottocategorie presenti nel libro: Dieci cose che non sai di me, Dieci buone scuse per camuffare il cinquantesimo compleanno, I dieci ossimori più belli, Quindici piccoli indizi per una giornata no, Dieci libri alternativi da portare in vacanza. Il volume si conclude con un Piccolo racconto onirico, un racconto umoristico che gioca con il sogno di ciascuno di noi di volare, alla stregua del gabbiano Jonathan Livingston. Pagani- ispirandosi ai celebri maestri dell’umorismo Marchesi, Campanile e Guareschi– con i suoi libri cerca di portare un po’ di leggerezza nel lettore, mettendogli a disposizione un piccolo manuale per la sopravvivenza quotidiana che gioca con le piccole frustrazioni  di tutti i giorni, come quella di svegliarsi presto la mattina a causa della sveglia di un’altra persona (Suona la sveglia. Ma non è la tua) o ancora di andare al lavoro e non trovare nessuno (Arrivi al lavoro e sono tutti malati o in ferie). Io mi libro è un volo pindarico della mente, un gioco introspettivo creato dall’autore per alleggerire, divertire o almeno far sorridere un po’ ma corre il rischio concreto di stancare il lettore che rischia di perdersi nella monotonia della battute, in una logica surreale che fa da sottofondo al testo. Io mi libro: la biografia dell’autore Alessandro Pagani è scrittore, musicista, operatore volontario a favore degli animali, nonché è impiegato presso la Asl di Firenze. Appassionato di poesia e musica, Pagani ha fatto parte negli anni Ottanta del movimento artistico underground fiorentino Pat Pat Recorder. Nel 1988, lo scrittore inizia un percorso come musicista con svariati gruppi tra i quali Stropharia Merdaria, Parce Qu’Il Est Triste, Hypersonics, (con cui ha partecipato ad Arezzo Wave), Subterraneans, Malastrana e successivamente con i Valvola, assieme ai quali fonda nel 1997 l’etichetta discografica Shado Records, attiva fino al 2007. Attualmente Pagani è batterista del gruppo rock Stolen Apple, con il quale ha fatto uscire l’album di debutto Trenches a settembre 2016. Pagani è anche componente della giura del concorso di poesie Daniela Pagani e Manuela Masi patrocinato dal Calcit Chianti Fiorentino nonché un assiduo volontario del Canile Del Termine di Sesto Fiorentino.

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