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Eroica Fenice

Libri

Massimo Villivà: La colpa del figlio | Recensione

La colpa del figlio, romanzo dello scrittore Massimo Villivà (edito da Il Libraio, 2020) è una delle dieci opere vincitrici del Torneo Letterario Ioscrittore 2020 La colpa del figlio, sinossi La colpa del figlio vede come protagonista Tommaso Berti, un professore di storia e filosofia di mezza età, da poco separato dalla moglie e senza figli. Non ha amici e come familiari ha solo una sorella che però vive in Canada con marito e figli.  La sua vita è triste e monotona finché un giorno un raggio di sole entra con prepotenza nella sua vita e la sconvolge completamente: si chiama Viviana, una quarantenne che lavora in un’agenzia pubblicitaria, conosciuta in chat. Viviana è bellissima, allegra e piena di vita, se non fosse per un grande neo che si chiama Davide, suo figlio, avuto e cresciuto da sola in gioventù. Davide ha poco più di vent’anni e un passato poco lusinghiero: è stato condannato per spaccio di droga e ha già scontato la sua pena. Da allora sta chiuso in casa e ha amicizie poco raccomandabili, con poca voglia di fare qualcosa di buono nel futuro immediato. Il rapporto tra Davide e Viviana è complicato e difficile da comprendere da Tommaso, abituato alla sua vita ordinaria poco incline alle complicazioni. Appassionato di haiku e di musica, intelligente, arguto e inquietante, Davide metterà in crisi la vita di Tommaso oltre che quella della madre. Non piangete, insetti! Gli amanti, perfino le stelle, si devono separare. (Kobayashi Issa) La colpa del figlio di Massimo Villivà e Ioscrittore La colpa del figlio ha una trama che incuriosisce, è ben scritto e risulta molto piacevole da leggere. Pertanto si può dire, senza alcun dubbio che l’opera abbia vinto con merito il torneo letterario Ioscrittore2020, torneo letterario gratuito che esiste da dieci anni ormai, del gruppo editoriale Mauri Spagnol. Il torneo è nato da un’idea dell’editore (e presidente del gruppo) Stefano Mauri. IoScrittore si sviluppa in 2 parti, che prevedono la valutazione degli incipit delle opere partecipanti e la valutazione dell’intero romanzo. Alla seconda parte accedono solo le 300 opere i cui incipit sono risultati migliori nella prima. Il torneo è costantemente monitorato dagli editor delle case editrici di GeMS (tra le quali ricordiamo Corbaccio, Garzanti, Guanda, Longanesi, Nord, Salani, TEA) sempre alla ricerca di nuove voci narrative da pubblicare. I premi consistono nella pubblicazione in formato ebook delle 10 migliori opere mentre in formato cartaceo viene pubblicata la migliore fra tutte. Massimo Villivà è uno scrittore milanese, con un passato da musicista. Ha lavorato come editor di riviste, cartacee e online. Nel 2015 ha pubblicato l’antologia di racconti La divisione dei ruoli della casa editrice Giovane Holden. Immagine: Ufficio Stampa

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Libri

Pornage, il libro di Barbara Costa – recensione

“Pornage” della giornalista Barbara Costa è uno dei ventisetti libri che la casa editrice Il Saggiatore ha messo a disposizione gratuitamente sul suo sito web (in formato ebook) nel periodo di emergenza sanitaria Covid-19 per allietare con la lettura la reclusione forzata di tutti noi. Di seguito vi proponiamo la nostra recensione. Pornage, il libro di Barbara Costa “Pornage”- Viaggio nei segreti e nelle ossessioni del sesso contemporaneo, pubblicato da Il Saggiatore nel 2018, è un viaggio interessante e sfaccettato nel mondo del porno e della sessualità di ciascuno di noi. Non è estremo, né volgare o eccessivo: semplicemente informa il lettore su cosa c’è nel mondo, anche a pochi metri da casa propria nel campo della sessualità, dove tutti i gusti possono essere soddisfatti, niente è bandito, tutto è lecito ma sempre nel rispetto dell’altro e della sua volontà. Per Barbara Costa– giornalista che scrive del rapporto tra pornografia e contemporaneità per diverse testate on line- “porno” significa emancipazione, rivendicazione dei diritti delle donne, dei gay, dei transessuali e di tutti coloro che spesso vengono etichettati come “diversi” e quindi non meritevoli di diritti o di vedere soddisfatti i propri bisogni. Si parla di trav (travestiti), di “femminielli” e di tutte le identità di genere esistenti. Le possibilità di relazionarsi con gli altri sono infinite grazie alle nuove tecnologie:  app dating come Sizzl o Cacao dating o Vegan Dating, scelte da chi ha gli stessi gusti culinari o ancora, Muslima app che mette in contatto musulmani e musulmane di tutto il mondo a scopo matrimoniale secondo la legge islamica e ancora App molto conosciute come Badoo, Gleeden, Bumble, Feeld. Particolare è invece l’App Adottaunragazzo: qui le utenti valutano gli uomini come merce, scegliendoli in base alle schede personali allegate, stabilendo la tipologia di legame (relazione seria, scopamico, a chiamata). Segue una valutazione post prestazione come qualsiasi prodotto acquistato. Esistono anche app dedicate a chi è stato lasciato e aiutano la persona ad elaborare la fine della storia, come Mend.  Ci sono poi le app di fidanzate virtuali come Gatebox e Invisible Girlfriend, dove il rapporto fisico è assente ma sublimato dalla presenza premurosa di una ragazza che manda messaggi, ascolta sfoghi, consola da ogni tristezza. Barbara Costa partendo dal porno e della sua storia arrivare a descrivere le mille possibilità esistenti nel mondo di oggi per avere una sessualità libera ed appagante, anche con l’aiuto delle nuove invenzioni del mondo moderno, come la sexdoll, una sorta di robot che riesce a soddisfare le fantasie di mariti stanchi, migliorandone la vita di coppia. Esistono anche modalità diverse e nuove di avere una sessualità appagante; mille sono i desideri dell’essere umano e mille le modalità esistenti per soddisfarli, come gli asili nido per adulti: uomini d’affari e manager affermati che decidono di trascorrere due ore in una struttura che li accolga come bambini piccoli, accudendoli; o ancora ci sono donne che hanno ai loro piedi uomini che decidono di diventare i loro “schiavi”, non solo arricchendone il conto in banca ma […]

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Libri

L’isola dei senza memoria di Yoko Ogawa

L’isola dei senza memoria di Yoko Ogawa è disponibile gratuitamente sul sito de Il Saggiatore, ma solo per due giorni! Leggi qui la nostra recensione. L’isola dei senza memoria della scrittrice giapponese Yoko Ogawa, edito da Il Saggiatore (2018, traduzione di Laura Testaverde) è uno dei libri messi a disposizione gratuitamente dalla casa editrice (in formato .epub e .mobi per due giorni) sul suo sito web  insieme ad altri titoli di grande pregio, al fine di contribuire ad allietare, con la lettura, queste giornate di quarantena.  L’isola dei senza memoria è il racconto di un’isola, situata in un luogo imprecisato, dove il potere politico rappresentato dalla polizia segreta decide di far sparire oggetti di vario genere per motivi sconosciuti. Così scompare il profumo e l’idea stessa di un liquido che emana un buon odore diventa qualcosa di sconosciuto, anche a chi fino a poco tempo prima ne faceva un uso regolare. Scompaiono i traghetti, così le persone non possono più spostarsi dall’isola, ma non ne sentono nemmeno la mancanza perché non sanno più a cosa servono. Scompaiono i romanzi e, anche chi di lavoro fa lo scrittore, non sa più  come si fa a immaginare di combinare le parole così da narrare una storia.  Meno male però che non tutti subiscono tale potere: tra le persone ci sono individui che non dimenticano. La polizia segreta lo sa e gli dà la caccia. Ma loro rappresentano l’unica speranza di rivalsa, l’unico spiraglio di resistenza. L’isola dei senza memoria è un romanzo allegorico che ricorda molto le opere di Josè Saramago, in particolare “Cecità“, anche se in Cecità è il male fisico che li colpisce, non causato dal potere: sarà quest’ultimo però che concorrerà alla devastazione fisica e psicologica dell’umanità, come ne L’isola dei senza memoria. Orrori non solo dettati dalla malattia, ma dalla mancanza di umanità che ne è conseguita. Dalla scomparsa degli oggetti de L’isola dei senza memoria, si arriverà alla scomparsa dell’identità di ciascun abitante. L’elemento più sconcertante è la mancanza di ribellione da parte di gran parte della popolazione: dopo ogni scomparsa ognuno resta un po’ disorientato ma poi si abitua, anche quando sono le parti del proprio corpo a mancare. L’isola dei senza memoria e la scrittrice Yoko Ogawa Yoko Ogawa è una delle più importanti scrittrici giapponesi contemporanee. Ha vinto vari premi letterari giapponesi come il premio letterario Akutagawa con l’opera “La gravidanza di mia sorella” (1991). Altre opere tradotte in italiano sono: Una perfetta stanza d’ospedale, trad. di Massimiliano Matteri e Matake Yumiko, Adelphi, Milano, 2009; La Casa della luce, trad. di Mimma de Petra, Il Saggiatore, Milano, 2006; L’anulare, trad. di Cristiana Ceci, Adelphi, Milano, 2007; Hotel Iris  trad. di Ornella Civardi, Tropea, Milano, 2005; Vendetta trad. di Laura Testaverde, Il Saggiatore, Milano, 2014; Profumo di ghiaccio trad. di Paola Scrolavezza, Il Saggiatore, Milano, 2009; La formula del professore trad. di Mimma De Petra, Il Saggiatore, Milano, 2008; Nuotare con un elefante tenendo in braccio un gatt trad. di Laura Testaverde, Il Saggiatore, Milano, 2015. […]

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Food

Piatti gourmet e pizza gourmet: l’evoluzione dell’eccellenza

La società italiana degli ultimi anni sta rivolgendo sempre di più la sua attenzione al cibo in tutte le sue sfaccettature: se accendi la tv puoi facilmente incappare in programmi che parlano di ricette, format di sfide culinarie di ogni genere, quali Masterchef, I quattro ristoranti, Cucine da incubo, I menu di Benedetta, Fatto in casa da Benedetta (ma l’elenco è davvero poco esaustivo), che vengono trasmessi in tutti i canali televisivi. Anche nelle trasmissioni tv che parlano d’altro ci si riserva uno spazio per spiegare una ricetta o far venire il cuoco di turno. E sempre più spesso si sente parlare di piatti gourmet. Ma cosa significa gourmet? «Gourmet solitamente descrive, in gastronomia, una classe di ristoranti, cucine, pasti o ingredienti di alta qualità, altamente sofisticati, con grande attenzione alla presentazione e all’aspetto della pietanza. Negli Stati Uniti, viene usato per descrivere il cibo dal gusto elitario, con un’avversione contro quello populista. Gourmet è anche una classificazione tipica del settore gastronomico per gli alimenti di qualità premium; alimenti e bevande, come il caffè, sono spesso divise tra una qualità standard e una “gourmet”» (Wikipedia). Gourmetè un movimento alimentare nato negli Stati Uniti nel 1980 che non accettava più il tipo di alimentazione adottato dalla stragrande maggioranza della popolazione, perché non lo considerava adeguato. Dagli anni Duemila, il movimento, espressione di una classe sociale medio-alta, ha iniziato a dare importanza agli aspetti salutistici del cibo e alla sua provenienza, opponendosi in pratica al concetto di “Fast food” che impera tutt’oggi. Quindi negli USA gourmet rappresenta la cucina che si oppone al “cibo-spazzatura” mentre in Italia, dove la cucina è nella gran parte dei casi già un’eccellenza, gourmet designa il grado superiore dell’eccellenza.  Pertanto, la cucina gourmet dovrebbe innanzitutto far bene alla salute esaltando il palato con gusti ricercati, utilizzando ingredienti selezionati. L’innovazione va bene ma sempre nel rispetto della salute del commensale. (Fonte: ideegreen.it). Spesso si sente parlare di Pizza gourmet: la differenza con una pizza tradizionale sta proprio nella scelta degli ingredienti, ad esempio usando varietà tipiche come i Pomodorini del Piennolo del Vesuvio e la Mozzarella di bufala campana DOP, anziché la semplice passata di pomodori. Da qualche anno è nata l’Associazione Pizza Napoletana Gourmet che persegue l’obiettivo di promuovere e valorizzare la Pizza Napoletana Gourmet in Italia e nel mondo. Secondo l’associazione la pizza per essere definita gourmet deve essere realizzata con ingredienti freschi e di stagione, preferibilmente del territorio. La pizza è soprattutto il risultato di un “processo di ricerca, sperimentazione e anche innovazione”. Grande importanza viene data all’impasto, preparato con farine di tipo 1 e 2. Tra le pizzerie di Napoli che aderiscono all’associazione ci sono: 50 KALÒ – NAPOLI; PIZZA GOURMET DI GIUSEPPE VESI – NAPOLI (VOMERO E VIA CARACCIOLO), e tantissime altre. Molti sono i piatti gourmet e innumerevoli i siti web dal quale è possibile scaricare le ricette, tra gli altri ricordiamo: ricettegourmet.com e italiangourmet.it. Chiudiamo con una ricetta gourmet che ci piace particolarmente perché prende un piatto cult della tradizione napoletana […]

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Libri

Inventario di un cuore in allarme di Lorenzo Marone

Da pochissimo è uscito Inventario di un cuore in allarme di Lorenzo Marone, scrittore napoletano che Eroica Fenice già ebbe modo di intervistare in occasione dell’evento Ricomincio dai libri. Edito da Einaudi, il romanzo è un viaggio nella testa di un ipocondriaco “Doc” e, dato il momento storico che stiamo vivendo, la sua analisi risulta più che mai attuale. Lorenzo Marone, biografia dell’autore Lorenzo Marone è uno scrittore affermato che non ha bisogno di presentazioni. Dopo dieci anni trascorsi ad esercitare la professione di avvocato dedica anima e corpo alla scrittura, la sua più grande passione. Tra i suoi ultimi romanzi ricordiamo Magari domani resto ( edito da Feltrinelli nel 2017 e vincitore del Premio Selezione Bancarella 2017) e Un ragazzo normale  (edito da Feltrinelli nel 2018 e vincitore del premio Premio Giancarlo Siani 2018) Tra le sue opere ricordiamo anche La tentazione di essere felici, che ha ispirato il film La tenerezza di Gianni Amelio, La tristezza ha il sonno leggero, da cui il regista Marco Mario de Notaris ha tratto l’omonimo film, Tutto sarà perfetto e il saggio Cara Napoli. Inventario di un cuore in allarme, sinossi Il romanzo è un regalo che l’autore ha deciso di fare ai suoi lettori. Lorenzo Marone si mette totalmente a nudo, facendo un atto di grande coraggio. Decide di raccontare di sè, della sua fobia verso le malattie, rientrando pertanto nella folta categoria degli “ipocondriaci“. Per queste persone il cuore è continuamente in allarme, perché la paura è sempre presente come una gentile consigliera un po’ troppo invadente. Il libro è un’analisi autoironica della sua vita, dove la fobia di ammalarsi è sempre presente e ormai chi gli sta accanto la tollera benissimo. In primis la moglie, che riesce a smorzare ogni sua preoccupazione, il figlio piccolo che lo aiuta a distrarre la sua mente dal suo pensiero fisso quotidiano (che purtroppo cambia in continuazione), gli amici più cari che gli vogliono bene e ci ridono su, spesso assecondandolo più del dovuto, infine il suo psicoterapeuta– del quale il protagonista non nutre immensa fiducia- che gli affida compiti che lui non riesce a rispettare. Inventario di un cuore in allarme è anche un excursus tra le migliaia di fobie esistenti delle quali soffrono le persone più insospettabili e che, il più delle volte, adattano la loro vita alle loro nevrosi ed ossessioni; c’è chi deve chiudere più volte la macchina prima di andare al lavoro, chi non teme le altre malattie ma solo ed esclusivamente  una, quale ad esempio la “meningite”. La cosa incredibile è che nella lingua italiana ogni fobia esistente, e ne esistono davvero tante, ha una definizione precisa e dal nome più disparato. Inventario di un cuore in allarme è frutto di uno studio accurato che abbraccia più discipline, che vanno dalla scienza alla religione, e risulta più che mai attuale (addirittura profetico) quando si parla del rischio di una pandemia che pesa come una minaccia sul mondo già dal qualche anno, causato dall’insorgere di nuovi virus e batteri […]

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Libri

Cadrò, sognando di volare – di Fabio Genovesi | Recensione

Lo scrittore toscano Fabio Genovesi, dopo “Il mare dove non si tocca” (Mondadori, 2017), torna in libreria con il romanzo dal titolo “Cadrò, sognando di volare“. Edita da Mondadori e uscita lo scorso gennaio, l’opera è un inno ai sogni, quelli che ciascuno di noi ha in serbo in un cassetto dal periodo dell’adolescenza ma che forse ha sempre avuto paura di tirare fuori e di provare a realizzarli.   “Cadrò, sognando di volare” di Fabio Genovesi, la sinossi Anni Novanta. Fabio è un ragazzo di ventiquattro anni che proviene da una famiglia semplice e studia giurisprudenza ormai da anni anche se non gli piace minimamente. Un’estate, mentre è in procinto di partire per Siviglia, viene chiamato a fare il servizio civile presso una struttura per minori perché ha dimenticato di fare la procedura del rinvio del militare, esistente all’epoca. Arriva nella struttura ma non ci sono più i bambini, bensì due preti un po’ sciroccati e una donna delle pulizie con la figlia “problematica”. Con uno dei due sacerdoti, Don Basagni, un vecchio missionario che ha deciso di chiudersi in casa e non vedere più nessuno, riesce ad instaurare un bel rapporto di amicizia, basato sulla passione comune per il ciclismo. Siamo nel 1998 e Marco Pantani, “Il pirata”, trionfava nel Giro d’Italia e nel Tour de France, vincendoli entrambi. “Cadrò, sognando di volare” è una frase pronunciata da Alfonso Gatti, che seguiva e raccontava il Giro d’Italia, quando a quarant’anni imparò ad andare in bicicletta. Questa frase, che è diventata in titolo del libro, esprime in sintesi tutto quello che il romanzo di Fabio Genovesi intende comunicare. Abbiamo una sola vita e se vogliamo essere felici, dobbiamo avere il coraggio di buttarci in essa, senza timori e rimpianti, senza paura di ferire gli altri, le nostre aspettative e quelle delle persone che ci amano. E cosi faranno i due protagonisti del romanzo, Fabio e Don Basagni, si faranno coraggio insieme, prendendo la linfa della loro forza di cambiamento dalla passione per Marco Pantani che non è un semplice ciclista. Pantani è un uomo di umili origini che si impegna, suda, fatica e ce la fa, malgrado la vita gli sia stata ostile più volte, per i numerosi infortuni e non solo. “Cadrò, sognando di volare” è anche un saluto al grande Marco Pantani, nell’anno in cui avrebbe compiuto cinquant’anni, lasciandoci troppo presto.  “Perchè io a Babbo Natale ci credevo ancora, e ci credeva Don Basagni, ci credevano milioni di persone come noi. E ci credeva Pantani, ci crede chiunque abbia ancora qualcosa dentro che sia caldo e magico, e trasformi un corpo come tanti, nato per riempire i treni e i supermercati e comprare e spendere e consumare e morire, in un volo di passioni e di emozioni, in qualcosa che è vivo veramente”.

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Libri

Confidenza, recensione dell’ultima opera di Domenico Starnone

Da poco è uscito nelle librerie “Confidenza” (Einaudi, 2019) l’ultima opera dello scrittore Domenico Starnone,  autore di molti libri tra cui spiccano “Scherzetto” (2016) e “Lacci” (2014), entrambi editi dalla casa editrice Einaudi. “Confidenza”, uscito nelle librerie alla fine del 2019, è l’ultimo libro dello scrittore napoletano Domenico Starnone, nonché sceneggiatore ed insegnante, autore di numerose opere di spessore che vanno dai libri “Via Gemito” (Feltrinelli, 2000, vincitore del Premio Strega) al già citato “Lacci” (Einaudi, 2014)  a sceneggiature di film di registi famosi quali Michele Placido (“Ovunque sei”, 2004), Sergio Rubini (“L’uomo nero”, 2009), Alessandro D’Alatri (“La febbre”, 2005). Inoltre, Domenico Starnone è stato uno degli scrittori a cui  è stata attribuita l’identità di Elena Ferrante. Confidenza di Domenico Starnone: la sinossi Pietro e Teresa sono un’insegnante e un’alunna che si innamorano. Ma il loro amore è decisamente tempestoso perché Teresa ha un carattere impulsivo e passionale che mal si collima con il bisogno di perfezione di Pietro e il suo desiderio di piacere agli altri. Dopo che si sono lasciati restano legati da un segreto: una confidenza su un episodio del passato che ciascuno di loro ha vissuto in precedenza e che, sicuramente, non li riempie di orgoglio. Una “confidenza” banale  diventa una sorta di “ricatto morale” per Pietro, che trasforma Teresa nel suo “Super io” personale che frena le sue passioni e alimenta la paura di perdere tutto quello che ha costruito. Una riflessione sulla nostra identità “Confidenza” è un romanzo complesso, caratterizzato da un stile narrativo fluido e coinvolgente e da una trama che lascia aperti molteplici interrogativi. “Confidenza” è una riflessione sulla nostra identità e sul conflitto interiore che ciascuno di noi vive, quello tra quello che siamo  e quello che mostriamo agli altri, su cosa ci dà consenso e rafforza la nostra autostima. L’identità, malgrado sia rafforzata da una florida carriera, come nel caso di Pietro che diventa uno scrittore ed oratore di successo (le presentazioni dei suoi libri gli danno più notorietà delle stesse opere), resta fragile di fronte alla “minaccia” rappresentata da Teresa e alla possibilità che racconti al mondo il suo “segreto”. Domenico Starnone, confermando la sua grande capacità narrativa, mediante i personaggi di Teresa e Pietro ma anche di Nadia, la moglie di Pietro, inizia un percorso di analisi dell’animo umano soffermandosi sulla complessità dei rapporti interpersonali, fatti di equilibri estremamente precari e volubili che spesso finiscono nello sfociare in tradimenti, in insicurezze e in crisi identitarie.

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Libri

La vita bugiarda degli adulti di Elena Ferrante | Recensione

“La vita bugiarda degli adulti” (Edizioni E/O) è il nuovo libro della scrittrice Elena Ferrante. Da poco nelle librerie, “La vita bugiarda degli adulti” è una riflessione tutta al femminile sull’età adulta, con le sue contraddizioni e meschinità, dettata dalla consapevolezza che la realtà che percepiamo da bambini, assoluta e perfetta, non è altro che una falsa idealizzazione con la quale prima o poi siamo costretti a fare i conti. Da pochissimo è uscito nelle librerie l’attesissimo libro di Elena Ferrante, intitolato “La vita bugiarda degli adulti”. Attesissimo perché Elena Ferrante ha avvolto nel mistero la sua identità, soprattutto da quando ha scritto la tetralogia iniziata con “L’amica geniale”(edizioni E/O) diventata poi una serie tv di successo. Anche nel nuovo libro, l’autrice ambienta la sua storia a Napoli, in un dialogo continuo tra quella colta e benestante ma spesso artefatta e quella invece povera, a volte gretta ma più vera e concreta. “La vita bugiarda degli adulti”, il nuovo libro della Ferrante – la sinossi Giovanna è una tredicenne proveniente da una famiglia benestante di Napoli: figlia di due insegnanti, ha avuto un’educazione atea, fatta di buone maniere che prevede la conoscenza della sessualità fin da bambina. Un giorno, complice la crisi adolescenziale, Giovanna decide di conoscere la famiglia del padre che proviene da un’altra Napoli, quella della zona industriale, povera e ammaccata, che lui ha deciso di rinnegare ormai tanti anni fa, quando ha litigato con la sorella, zia Vittoria, vista come esempio di trivialità e bruttezza. Da allora cambia tutto nella vita di Giovanna, a partire dalla sua vita familiare che ne esce completamente stravolta ma, soprattutto, cambia la sua visione delle cose. La sua crescita personale si mostra divisa tra la scelta tra due identità: quella composta e “finto cortese” frutto dell’educazione ricevuta è in conflitto con quella che emerge nel rapporto con la zia Vittoria, aggressiva e diretta, che la affascina e la spaventa allo stesso tempo. Una riflessione tutta al femminile sull’età adulta Il nuovo libro di Elena Ferrante fa una riflessione tutta al femminile sull’età adulta, su quanto sia faticoso crescere, intendendo come “crescita” la presa di consapevolezza che la realtà non è assoluta come ci hanno fatto credere da bambini ma le debolezze umane, le “bugie” degli adulti, la rendono imperfetta e spesso dolorosa. Le similitudini con Elena Greco, protagonista de “L’amica geniale” sono molteplici: ma se Elena è nata nella Napoli povera e decide di emanciparsi con molta fatica da quella realtà, Giovanna invece, proviene da una Napoli benestante e non conosce il linguaggio giusto per poter interloquire con quella povera del Pascone, finendo però per rimanerne vittima. E i suoi genitori non sono capaci di aiutarla, sono troppo concentrati sui loro problemi, sulle loro meschinità e debolezze umane. La scrittrice Elena Ferrante non ha bisogno di presentazioni: si è detto moltissimo sulla sua identità che comunque non è stata ancora svelata. Sicuramente chiunque ella sia è una scrittrice di grande spessore, anche nel nuovo libro non delude le altissime aspettative riposte […]

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Libri

La misura del tempo di Gianrico Carofiglio: torna l’avvocato Guerrieri

Nell’ultima opera di Gianrico Carofiglio “La misura del tempo”, edito da Einaudi (Stile libero big) e pubblicato all’inizio di novembre, torna uno dei suoi personaggi più amati: l’avvocato Guido Guerrieri che avevamo lasciato ormai diversi anni fa  ne “La regola dell’equilibrio” (2015, Einuadi Stile Libero big). La misura del tempo di Gianrico Carofiglio: la sinossi Una vecchia fiamma dell’avvocato Guido Guerrieri, Lorenza, irrompe nel suo studio (che ormai condivide con la spigolosa Consuelo e con Annapaola, con la quale ha una relazione turbolenta) per chiedergli di assumere la difesa legale del figlio Iacopo, accusato ingiustamente di omicidio. Come in tutti i suoi romanzi, anche ne “La misura del tempo”, Gianrico Carofiglio mostra la sua competenza legale, in quanto ex magistrato, e descrive, con dovizia di particolari ma in maniera più fruibile per un lettore che non ha conoscenze di termini giuridici, l’iter legale da affrontare per tentare di scagionare il ragazzo, anche se è in secondo grado e tutte le prove sono contro di lui. La narrazione viene di tanto in tanto interrotta da flashback sul passato: incontrare nuovamente Lorenza porta Guido a ricordare della storia che ha vissuto con lei quando era molto giovane, del suo carattere ostile ma affascinante che sembra aver perso adesso che è ormai una madre stanca, disillusa dalla vita e dalle passioni, in quanto ex scrittrice incompresa. La misura del tempo, una riflessione sul senso della giustizia Come negli altri romanzi di Gianrico Carofiglio, anche ne “La misura del tempo” si torna a parlare di giustizia che al di là dell’opinione comune è un concetto estremamente relativo e mai univoco. Soprattutto si torna a parlare di una “giustizia legale” che mal di concilia con quella “morale”, dilemma dello scrittore che si ripropone in ogni suo romanzo (vedi recensione “La versione di Fenoglio“). Anche in questo caso le procedure sono estremamente distanti dalla verità. Però ne “La misura del tempo” sembra che lo scrittore voglia alludere anche ad un altro tipo di giustizia, quella relativa alla storia d’amore con Lorenza, che sicuramente non si era comportata con lui in maniera esemplare e forse la vita le aveva dato una dura lezione, attraverso suo figlio Iacopo, scapestrato ma innocente. Nel romanzo ritroviamo un Guido Guerrieri un po’ più stanco e disilluso, ancora insonne (ormai è un frequentatore abituale de “L’Osteria del caffellatte”, un bar/libreria aperto solo la notte per venire incontro agli insonni, compreso il gestore). “La misura del tempo” è un romanzo che conferma la capacità di Gianrico Carofiglio nella narrazione: utilizza un linguaggio elaborato ma non complesso che denota, come nelle altre opere, una profonda competenza tecnica in materia legale. Forse l’unica pecca che si può trovare – ma è l’opinione di una lettrice appassionata di Gianrico Carofiglio ormai da anni – è un finale un po’ malinconico che fa presagire una stanchezza precoce nei riguardi della vita da parte di Guido Guerrieri.  [Fonte immagine: https://www.quotidianodiragusa.it/2014/04/09/attualita/la-misura-del-tempo-diventa-piu-precisa/7214]

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Libri

Pedro Lemebel: Di perle e cicatrici | Recensione

Di perle e cicatrici (De perlas y cicatrices) è l’opera dello scrittore cileno Pedro Lemebel,  pubblicata per la prima volta in Cile nel 1998. Il libro, edito da Edicola Ediciones, è  uscito da pochissimo anche da noi in Italia. Di perle e cicatrici, terza opera di Pedro Lemebel Di perle e cicatrici è ambientato in Cile nel tormentato periodo politico che va dalla fine della dittatura (con Pinochet) fino al lento e graduale instaurarsi della democrazia.  Pedro Lemebel conduceva il programma radiofonico Cancionero per Radio Tierra: le testimonianze raccolte le ha  riportate nel libro Di perle e cicatrici come ha fatto per gli articoli pubblicati su Pagina Abierta e The Clinic (giornali di opposizione politica) raccolti poi nei volumi  La Esquina es mi Corazón, Loco Afán: Crónicas de Sidario,  Zanjon de la Aguada. Nel libro Di perle e cicatrici vengono riportate le cronache di settanta personaggi, ciascuno dei quali è molto ben caratterizzato. Il volume è una sorta di bestiario del genere umano che vive il Cile della post-dittatura. Pedro Lemebel era infatti un intellettuale di spicco del Cile, amatissimo dalla sinistra e dalla comunità omosessuale (della quale faceva parte) e ha realizzato eventi, performance provocatorie, video ed installazioni per rivendicare il diritto alla libertà in tutte le sue forme (sessuale, ecc.) con il  Collettivo artistico Yeguas del Apocalipsis (fondato con Francisco Casas). Pedro Lemebel viene per questo considerato uno dei più interessanti cronisti della postmodernità in America Latina, tanto da essere definito dallo scrittore cileno Roberto Bolaño il «miglior poeta della sua generazione». Di perle e cicatrici, le settanta testimonianze  Le settanta testimonianze presenti in Di perle e cicatrici lasciano trasparire le molteplici zone d’ombra del processo di democratizzazione in Cile, sottolineate con eccellente sarcasmo dall’autore. I personaggi sono svariati: troviamo comici televisivi, ex Miss Universo, scrittori e personaggi del jet set di ieri e di oggi che si alternano alle vittime del terrore in maniera provocatoria e, attraverso di loro, Pedro Lemebel esprime il suo punto di vista circa la rivendicazione della differenza sessuale, la difesa degli esclusi quali le minoranze emarginate, la denuncia degli orrori della dittatura e le ombre della nuova democrazia con le sue nuove/vecchie connivenze politiche. Lo stile scelto dall’autore è decisamente originale e si inserisce nella corrente letteraria barocca latinoamericana: Pedro Lemebel sceglie infatti di utilizzare un  linguaggio barocco caratterizzato dall’utilizzo di parole tipiche del folclore locale e dall’adozione di  toni provocatori e di rivendicazione sociale e politica. Immagine: Edicola Ediciones

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Libri

Con tanto affetto ti ammazzerò: l’ultimo libro di Pino Imperatore

Con tanto affetto ti ammazzerò: ultimo lavoro di Pino Imperatore | Recensione Con tanto affetto ti ammazzerò è l’ultimo libro dello scrittore umoristico Pino Imperatore. Edito da DeA Planeta Libri, è il sequel del divertentissimo Aglio, olio ed assassino, uscito nel 2018 sempre per la DeA Planeta Libri e recensito da Eroica Fenice. La sinossi Una ricca nobildonna napoletana, la novantenne Elena De Flavis, residente nella prestigiosa Villa Roccaromana di via Posillipo, scompare insieme al suo maggiordomo Kiribaba, nel corso della sua festa di compleanno, alla quale sono stati invitati anche l’ispettore Gianni Scapece e il commissario Carlo Improta. Partono le ricerche e varie sono le ipotesi, ma quella del rapimento risulta la più accreditabile, dato il patrimonio della baronessa. Sicuramente sono i tre figli della donna quelli più interessati ai suoi soldi, che permetterebbero loro di continuare a vivere la loro vita dissoluta ed infelice. Scapece inizia ad indagare, allietato dalla compagnia di Naomi, la nipote della De Flavis, ragazza bellissima e intrigante che stuzzica il lato frivolo dell’ispettore e, supportato, molto sopra le righe, dalla famiglia Vitiello, già protagonista di Aglio, olio ed assassino. La famiglia Vitiello torna infatti ad essere protagonista: ogni membro della famiglia contribuirà a suo modo alle indagini, grazie all’esperienza di Nonno Ciccio, al sesto senso di Angelina, alla dolcezza di Isabella, alla veracità di Peppe e al genio matematico di Diego. Scapece e Improta si troveranno non solo a indagare su un dramma familiare, ma a fare una scelta molto importante, sostenuti solo dalla loro coscienza e al di fuori di ogni protocollo. Con tanto affetto ti ammazzerò: opinioni sull’ultimo libro di Pino Imperatore Con tanto affetto ti ammazzerò è un libro ben scritto, caratterizzato dall’utilizzo di toni umoristici ed arricchito dalla volontà di operare una riflessione seria sul senso della vita e su cosa significhi essere veramente felici.  Emerge, come negli altri libri di Pino Imperatore, la presenza di un umorismo ben studiato, intelligente ed arguto. La famiglia Vitiello, composta da Nonno Ciccio, suo figlio Peppe, la nuora Angelina e i nipoti Diego e Isabella, sono i personaggi più esilaranti, ben caratterizzati, e conferiscono originalità e spessore alla narrazione. Un altro elemento che caratterizza il romanzo è il racconto di aneddoti divertenti, intervallati dalla narrazione di leggende napoletane che allietano e arricchiscono il lettore. Con tanto affetto ti ammazzerò non raggiunge però lo spessore del romanzo precedente, Aglio, olio e assassino, molto più ricco di descrizioni sulla storia, la religione e l’arte partenopea.         Fonte immagine: www.deaplanetalibri.it

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La versione di Fenoglio, manuale sull’arte di indagare di Gianrico Carofiglio

Torna in libreria lo scrittore barese Gianrico Carofiglio con “La versione di Fenoglio” (Einaudi, Stile Libero, 2019)  dove il maresciallo Pietro Fenoglio racconta a Giulio, un giovane pieno di talento ma indeciso su cosa fare da grande, la sua vita da carabiniere e l’importanza di indagare con intelligenza ed acume Da poco è uscito nelle librerie “La versione di Fenoglio” (Einaudi), l’ultimo romanzo dello scrittore pugliese Gianrico Carofiglio. Egli, come negli altri suoi libri, opera un’interessante di riflessione sul “senso della giustizia” alla luce della sua precedente esperienza in ambito legale. La versione di Fenoglio, la sinossi Il maresciallo Pietro Fenoglio non è attualmente in servizio perché, in seguito ad un intervento ortopedico, sta facendo la riabilitazione presso un centro specializzato. Qui conosce Giulio, un paziente come lui, ma con quarant’anni di meno e tanta incertezza sul suo futuro.  Tra un esercizio di fisioterapia e un’occhiata fugace alla procace fisioterapista Bruna, tra i due nasce una sincera amicizia.  Pietro Fenoglio inizia a raccontargli la sua esperienza di carabiniere, soffermandosi su alcuni episodi degni di nota mentre Giulio, giovanissimo, gli narra della sua passione verso la scrittura e del suo rapporto fisiologicamente conflittuale con i propri genitori. Fenoglio gli dona la sua esperienza lavorativa e di vita a contatto con i delinquenti o presunti tali: esperienza che può fornire a Giulio indicazioni utili su come approcciarsi alla vita, perché le storie che racconta celano una grande riflessione sul senso della “giustizia” e su come tale concetto non sia fisso ed immutabile. Anzi, esso può cambiare a seconda dei contesti e le circostanze. Fenoglio condivide un metodo di indagine, una sorta di manuale di investigazione che non può prescindere dal rispetto verso l’altro, chiunque esso sia, valorizzando sempre l’umanità di ciascuno.  “La versione di Fenoglio” è un romanzo intimo, scritto con un linguaggio delicato e che ricorda per certi versi il precedente libro dello scrittore “Le tre del mattino” (Einaudi, 2017) per la descrizione della relazione e del confronto tra due generazioni differenti ma che sono accomunate da simili insicurezze. Anche Fenoglio, come Giulio, malgrado si avvicini  all’anzianità (e la vicina pensione glielo rammenta), si sente molto insicuro, come un adolescente, nel chiedere un appuntamento galante alla fisioterapista malgrado intuisca un reciproco interesse. Gianrico Carofiglio è uno scrittore affermato che non ha bisogno di presentazioni, con un passato nella magistratura e nella politica. Una delle sue ultime opere è il saggio “Con i piedi nel fango. Conversazioni su politica e verità” con J. Rasatelli (Ed. Gruppo Abele, 2018) Fonte immagine: https://www.publicdomainpictures.net/it/view-image.php?image=161575&picture=giudice-martelletto

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Haruki Murakami: in libreria L’assassinio del Commendatore

Haruki Murakami torna in libreria con la dilogia “L’Assassino del Commendatore” (edito dalla casa editrice Einaudi):  un affascinante viaggio onirico negli anfratti delle nostre paure più recondite Da qualche mese sono uscite in libreria le ultime due opere dello scrittore giapponese Haruki Murakami dal titolo “L’Assassinio del commendatore. Libro primo” e “L’Assassinio del Commendatore. Libro secondo”, edite entrambe da Einaudi e tradotte da Antonietta Pastore. L’Assassinio del Commendatore di Haruki Murakami – sinossi Siamo a Tokyo e il protagonista -del quale non si conoscerà il nome- è un pittore di ritratti che fa questo lavoro più per necessità che per reale passione. Un giorno sua moglie decide di lasciarlo per un altro uomo e così lui è costretto a cambiare completamente vita. Dopo aver girovagato per mesi nella regione fredda dell’Hokkaido, si trasferisce in una città tra le montagne, nell’appartamento che fu di Amada Tomohiko, celebre pittore giapponese che ormai, affetto da demenza senile nonché vicino alla morte, soggiorna in una struttura di riabilitazione. Da quando il giovane pittore si trasferisce nella casa, inizia a vivere esperienze un po’ strane: incontra un importante e ricchissimo uomo d’affari dal passato oscuro, un certo Menshiki gli chiede di fargli un ritratto, una campanella inizia a suonare di notte da una buca sotterranea nel bosco e, infine, nel sottotetto dell’appartamento il giovane pittore trova un bellissimo quadro di Tomohiko, che si intitola “L’Assassinio del commendatore”. La tela (che ritrae il Don Giovanni di Mozart nel momento in cui uccide il Commendatore, dopo che questi lo aveva sfidato a duello perché aveva tentato di sedurre sua figlia Anna) ha una fortissima e strana capacità di attrazione e, soprattutto, attiverà un mondo sconosciuto, fatto di “metafore” capaci di cooptare le persone, quali la giovane Akikawa Marie, studentessa del corso di disegno tenuto dal nostro pittore.  Il nostro protagonista si renderà conto di avere il dono di interpretare, -attraverso la pittura,- l’animo di coloro che ritrae, diventando un veicolo per poter comprendere e trasmettere al mondo esterno gli elementi più nascosti e forse inquietanti della loro personalità. L’Assassinio del Commendatore, un viaggio introspettivo nelle nostre paure La dilogia di Murakami è un’opera a limite tra il racconto introspettivo e quello fantastico, con elementi che fanno capo al thriller: è un viaggio nelle nostre paure più segrete. Il confine tra la fantasia e la realtà diventerà così labile da sembrare quasi nullo. La storia che viene raffigurata attraverso il quadro, e che ricorda un fatto storico risalente alla seconda guerra mondiale e agli orrori del nazismo, viene rievocata attraverso i personaggi del quadro, a partire dal Commendatore, che si materializza nella forma di “metafora”. Il viaggio del nostro protagonista in un mondo parallelo richiama le trame di altre opere di Haruki Murakami, quali “L’uomo che girava le viti del mondo“(Einuadi, 2013) o “Kafka sulla spiaggia“(Einaudi, 2008) e, non da ultima, la trilogia “IQ84” (Einaudi, 2011-2012).   Immagine dal web: blog.pianetadonna.it

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La Musa degli Incubi: si conclude la dilogia di Laini Taylor

Laini Taylor con La Musa degli Incubi conclude la dilogia fantasy iniziata con Il sognatore, uscito lo scorso anno ed edito sempre dalla Fazi Editore Il 14 febbraio 2019 è uscito l’ultimo romanzo di Laini Taylor La Musa degli Incubi che segue Il sognatore, primo libro della dilogia, entrambi editi dalla Fazi Editore. Tornano i protagonisti del primo libro, il sognatore Lazlo e  Sarai e la loro storia d’amore che dovrà affrontare molte e importanti prove. Scorre parallela anche la storia di due sorelle, Kora e Nora che cercheranno di riscattarsi da un destino già segnato – il loro compito, come quello delle altre donne era di scuoiare gli uul ed essere al servizio degli uomini –  cercando di farsi scegliere dal popolo blu, i Mesarthim, gli déi della città di Pianto. «E i Mesarthim significavano… Fuga. Fuga dal ghiaccio e dagli uul e dal lavoro duro. Dalla tirannia di Skoye e dall’apatia di loro padre e, di recente-all’improvviso-, dagli uomini» La Musa degli Incubi di Laini Taylor – la trama Siamo ancora nella città di Pianto. Lazlo, protagonista già del primo libro, nonché l’unico essere umano a entrare nella città di Pianto, è l’unico che può contrastare Minya che vuole vendicarsi contro gli esseri umani che uccisero la sua stirpe. Sarai è diventata un fantasma e viene controllata da Minya come tutto il resto.  Lazlo, il nostro sognatore,  si rende conto che dovrà fare una scelta importante che forse gli costerà il sacrificio della sua amata Sarai. L’amore tra i due sarà una pietra miliare della storia. «Tanto tempo fa, c’era un silenzio che sognava di diventare una canzone, poi ho trovato te e adesso ogni cosa è musica» Nuovi misteri si affacciano in questo ultimo episodio, l’amore e l’odio si affronteranno nuovamente portando alla luce nuovi ed inquietanti scenari. Un finale accattivante ed inaspettato concluderà la dilogia, lasciando i lettori a bocca aperta. Laini Taylor, autrice della più famosa trilogia La Chimera di Praga (2016, Lain), non delude le aspettative dei suoi lettori. La Musa degli Incubi, che rientra in un genere che oscilla dal fantasy alla fantascienza, è un libro ben scritto, che si fa leggere con facilità e che, malgrado abbia una trama complessa, ricca di avvenimenti e di personaggi, non appare mai farraginoso ma sempre fluido ed accattivante. «Tanto tempo fa, una donna finalmente si arrese, e il mare la stava aspettando. Era il mare sbagliato-rosso come il sangue e altrettanto caldo – ma cadervi fu come liberarsi, come smettere di tentare e, mentre precipitava, la donna respirò a pieni polmoni per la prima volta in duecento anni»                      

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Francesca Scotto Di Carlo, intervista alla giovane scrittrice

La scrittrice esordiente Francesca Scotto Di Carlo ha da poco pubblicato per la casa editrice GM PRESS il romanzo “Difendi il coraggio dell’amore”: un libro  che racconta l’amore in tutte le sue sfaccettature. Francesca Scotto Di Carlo è l’autrice del romanzo “Difendi il coraggio dell’amore”, da poco pubblicato dalla casa editrice casertana GM PRESS. Il romanzo è una dissertazione sull’Amore che non è solo il sentimento che si prova nei confronti di un compagno/a con il quale trascorrere un pezzetto del proprio percorso di vita (“quasi-amore”) ma è anche quello presente tra un/una  figlio/a e la madre o il padre, tra un fratello e una sorella. Il libro è un inno all’Amore: questo sentimento complesso e sfaccettato del quale ciascuno di noi  ha bisogno e del quale non possiamo esimerci, che ci causa sofferenza, ma anche un’immensa felicità. Francesca Scotto di Carlo utilizza nel testo un linguaggio molto semplice e scorrevole, quasi scrivesse una lettera a se stessa, rivolgendosi invece a tutti coloro per i quali prova amore. Una lettera nella quale vengono espressi i sentimenti di ciascuno, senza remore e senza lasciare che la razionalità prenda il sopravvento nelle scelte fatte; dove è il cuore che decide e nessun altro. In occasione dell’uscita del romanzo, abbiamo intervistato l’autrice. Come è nata l’idea di scrivere questo romanzo? Inizia da qui un nuovo capitolo della mia vita. Non conto più quanti giorni, mesi e anni sono passati, e “Difendi il coraggio dell’amore” è il mio volta pagina. Quando siamo in piedi un’altra volta tutto il resto non conta. C’è solo da respirare il futuro e da raccogliere. Intanto però i giorni passano e prima o poi tutto torna. E quando tutto torna c’è da farsi trovare più belli e più forti. E poi chissà come sarà riconoscersi più in là L’amore è il tema sul quale si basa il tuo romanzo. Perché questa scelta? È una cosa semplice. A essere in due ci vuole fortuna e ci vuole coraggio, e poi, va commentato anche un finale sbagliato. Come quando ti scopri a guardare una scena del tuo film e sorridi. L’amore è proprio questo. L’amore è coraggio. Il coraggio di dare, pur sapendo che l’unica cosa che possiamo aspettarci in cambio è che l’altra persona accetti quello che gli stiamo donando. Altrimenti si rischia di perdere tutto. Ciò che lo rende prezioso è proprio l’assenza di calcoli e interessi inutili. Sei è una scrittrice esordiente. Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere questa strada? Promettiti un ritorno tutto per te. Rompi il tuo silenzio fra presente e passato. In altre parole, porta con te un quaderno. Intendo sempre. Il mio mi aveva particolarmente colpito per le sue pagine arcobaleno. Disattiva il pilota automatico e focalizzati sull’essenziale. Sei tu. Sei fuori di te ma sei sulla strada del ritorno. Quando le parole sono intrappolate nello stomaco e hanno bisogno di uscire nonostante le paure e i segreti, tu mettile lì. Fa stare meglio, e farà bene anche ad uno come te. Poi chissà. […]

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Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone, l’ultimo romanzo di Maurizio De Giovanni (recensione)

Ecco a voi la recensione del romanzo “Vuoto”, l’ultimo episodio di De Giovanni sulla saga dei poliziotti denominati “Bastardi di Pizzofalcone”. Da poco è uscito nelle librerie l’ultimo romanzo dello scrittore napoletano Maurizio De Giovanni che si intitola “Vuoto” ed è edito da Einaudi. L’opera rappresenta l’ultimo episodio della saga che vede i Bastardi di Pizzofalcone come protagonisti che, per chi non li conoscesse, sono un gruppo di poliziotti che lavorano nel distretto di Pizzofalcone a Napoli e che sono accomunati dall’aver avuto un passato difficile (i libri sulla saga recensiti da Eroica Fenice sono molteplici, quali “Cuccioli”, “Souvenir”, “Pane“). Sono poliziotti con grande intuito che il più delle volte agiscono senza rispettare i protocolli operativi. Sinossi di “Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone”, di Maurizio de Giovanni Una professoressa scompare nel nulla. Una professoressa estremamente dedita al suo lavoro che, nell’istituto professionale dove è impiegata, ha tolto dalla strada molti ragazzi “difficili” e che, a uno di loro ha addirittura trasmesso la passione per la poesia. Una professoressa che è sposata con un ricco industriale della zona che oltre a dare lavoro a centinaia di persone, è dedito alla beneficenza. I “bastardi” di Maurizio De Giovanni non hanno casi tra le mani e decidono di dedicare il proprio tempo a questa “scomparsa” anche se non ci sono denunce formali né prove che avvalorino il loro lavoro ma solo la preoccupazione di  una collega della professoressa. Nient’altro. Per questo caso i bastardi possono contare anche su un nuovo elemento,  Elsa Martini, in sostituzione di Giorgio Pisanelli che è ricoverato in ospedale e che deve la vita a Marco Aragona che l’ha trovato in una pozza di sangue. Elsa Martini è anch’essa un personaggio sui generis: vive da sola con sua figlia e, a causa del suo passato difficile è stata costretta  a spostarsi varie volte da una città all’altra. È refrattaria alle regole e ai protocolli oltre ad essere portatrice di una grande aggressività che stride con il clima a volte cameratesco del distretto di Pizzofalcone. Cosa significa provare una sensazione di “vuoto”? Chi più e chi meno l’ha provata, sa bene cosa la suscita: è l’assenza. I bastardi la conoscono bene: Alex è alla ricerca disperata di un equilibrio tra la sua famiglia e la sua nuova vita, dove c’è Rosaria; Romano ama la sua Giorgia ma prova grande attrazione per Susi, la pediatra che ha curato la piccola Giorgia, e con la quale ha condiviso la preoccupazione per la salute della piccola che lui ha salvato in “Cuccioli”;  Giorgio Pisanelli  si sente più vicino a Marco Aragona che al suo stesso figlio, Lorenzo, che finalmente si è deciso ad andare a fargli visita in ospedale; Lojacono è sempre in bilico tra la sua relazione con la Piras e le preoccupazioni per sua figlia Marinella, soprattutto da quando sta ricevendo strane telefonate dalla Sicilia. Ma il vuoto più grande forse lo prova Ottavia, madre di un bambino autistico che si sente imprigionata in un matrimonio senza futuro e un figlio […]

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Cucina e Salute

Come si fa il gelato? Istruzioni per l’uso

Come si fa il gelato? Il gelato, uno dei dolci più conosciuti al mondo, può essere preparato in vari modi, proviamo ad illustrarvi i nostri preferiti Il gelato è uno dei dolci più conosciuti al mondo. Anche se molti ne attribuiscono la paternità all’Italia, in realtà non si sa con certezza dove sia nato. Secondo alcuni il gelato è nato nel periodo dell’Impero romano quando gli antichi romani inventarono i “nivatae potiones”, veri e propri dessert freddi. Nel Cinquecento, Firenze crea il gelato moderno, fatto di latte, panna e uova grazie all’architetto Bernardo Buontalenti. Il siciliano Francesco Procopio dei Coltelli aprì il primo caffè-gelateria della storia a Parigi, il famoso Caffè Procope. Alla fine del XVIII secolo l’italiano Filippo Lenzi aprì la prima gelateria in America, dove fu inventata la sorbetteria a manovella, brevettata nel XIX secolo da William Le Young. Ma il primo gelato industriale su stecco fu italiano, ed è stato il Mottarello al fiordilatte e nacque nel 1948.  (Fonte: www.istitutodelgelato.it) Ma come si fa il gelato? Per preparare il gelato occorre disporre di una gelatiera, ma se non ne siete provvisti ci sono vari modi per prepararlo usando il robot da cucina (es. il Bimby), l’estrattore o un semplice frullatore o usando solo il freezer! Gelato allo yogurt- Ricetta n. 1 (con gelatiera) Ingredienti per 700 gr di gelato Yogurt 500 ml Panna fresca liquida 125 ml Latte intero 125 ml Zucchero 120 gr Glucosio 10 gr Farina di semi di carrube 5 gr Procedimento: versare la panna e il latte in un pentolino, aggiungere lo zucchero , il glucosio e la farina di carrube  quindi mescolate per fare sciogliere tutti gli ingredienti: portate il composto a 80-85°, poi, mettete subito il pentolino a bagnomaria di acqua fredda e ghiaccio per abbattere velocemente la temperatura. Coprite il pentolino con un coperchio e mettete in frigorifero a raffreddare  per almeno due ore. Quando il composto sarà ben freddo unirlo allo yogurt (anch’esso molto freddo), mescolate per amalgamare gli ingredienti, successivamente mettete il tutto nella macchina per il gelato  e fate mantecare per almeno mezz’ora o fino a che il gelato non sarà cremoso e molto denso. Versate il gelato in un contenitore col coperchio e mettete in freezer per almeno tre-quattro ore. Buon appetito! Fonte: https://ricette.giallozafferano.it/Gelato-allo-yogurt.html Ricetta n. 2 Gelato di frutta (con il frullatore/tritatutto) Ingredienti: frutta 100 g (già congelata e tagliata in piccoli pezzi) zucchero a velo 4o g latte 150 g (già congelato nelle formine del ghiaccio) Procedimento: tirare fuori dal freezer 5 minuti prima frutta e latte congelati e poi mettere tutto nel frullatore, amalgamare fino a quando la consistenza non sarà buona e poi buon appetito! Fonte: http://www.piacerediconoscerti.it/2011/07/gelato-senza-gelatiera/ Ricetta n. 3- Gelato al caffè (senza gelatiera né frullatore) Ingredienti: 3 uova (da tenere prima in frigo) 100 gr di zucchero 500 ml di panna da montare (da tenere prima in frigo) 1 tazzina di caffè lungo (da tenere prima in frigo) 1 cucchiaino di caffè solubile 1 cucchiaino di cacao amaro 1 cucchiaino di liquore al caffè (opzionale, serve a non far ghiacciare il gelato) Procedimento:  Separare […]

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