Rileggere Mrs Dalloway di Virginia Woolf: il tempo, la coscienza e la festa

Foto: Copertina Mrs Dalloway; Wikipedia Virginia Woolf nel 1902, fotografia di George Charles Beresford.

Nel giorno dell’anniversario della pubblicazione, rileggiamo Mrs Dalloway di Virginia Woolf e il viaggio esteriore ed interiore dei protagonisti: tra Londra, tempo e coscienza

“La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei”: così si apre uno dei romanzi più famosi del Novecento. Oggi, nell’anniversario della sua pubblicazione (14 maggio 1925), Mrs Dalloway di Virginia Woolf riemerge come un flusso fatto di passi, voci e pensieri che attraversano Londra in una sola giornata.

La storia di Clarissa Dalloway non racconta soltanto una festa che la protagonista segue nei minimi dettagli, ma si apre come un’immersiva passeggiata londinese che dà avvio a un’opera costruita come una grande flânerie, tra le strade di Londra e i movimenti più segreti dei sentimenti umani.

Confronto tra i personaggi di Mrs Dalloway

Personaggio Caratteristiche e vissuto Rapporto con la realtà
Clarissa Dalloway Organizza la festa, mondana, immersa nelle relazioni sociali e nelle apparenze Cerca di creare un ordine temporaneo dentro il caos del mondo
Septimus Warren Smith Reduce dalla guerra, vittima del suicidio Intrappolato in allucinazioni che deformano e mettono in crisi la sua realtà

Londra come flusso: il tempo oggettivo e soggettivo

La giornata di Clarissa Dalloway inizia con l’aria fresca del mattino e con un richiamo del passato, che si insinua tra i pensieri come una corrente. Londra non è semplice sfondo, ma un organismo vivo dove strade, traffico, voci e rintocchi dell’orologio mostrano il loro ritmo continuo.

Il Big Ben scandisce il tempo con una precisione quasi crudele, ricordando che ogni attimo è separazione e passaggio. Ma è proprio in questa rigidità che si apre una contraddizione: il tempo oggettivo degli orologi si intreccia con quello soggettivo della coscienza, che invece scivola, devia, ritorna.

Camminando, Clarissa osserva la città come se fosse immersa in un unico grande pensiero collettivo. Ogni passante porta con sé la propria vita e, per un attimo, queste esistenze parallele condividono lo stesso spazio, tanto da sembrare onde che si incrociano e poi si disperdono.

Clarissa Dalloway e Septimus: la festa e l’abisso

Al centro del romanzo si muovono due poli che non si incontrano mai direttamente; sono Clarissa Dalloway e Septimus Warren Smith. Eppure, questi sono legati da una stessa tensione scandita dal rapporto tra vita e morte, tra presenza e dissoluzione.

Clarissa prepara la sua festa con dedizione, per mettere insieme persone e creare un ordine temporaneo dentro il caos del mondo. Ama la vita proprio nel suo aspetto più fragile, sociale, fatto di relazioni ma anche – e soprattutto – apparenze. Septimus, invece, è il suo contrario: reduce dalla guerra, l’uomo vive intrappolato in allucinazioni che deformano e mettono in crisi la sua realtà.

Il punto di contatto tra i due arriva solo indirettamente, proprio durante la festa: la notizia del suicidio di Septimus irrompe nel salotto come un’interruzione improvvisa del ritmo sociale. In quel momento, la festa e la morte condividono lo stesso spazio domestico.

Clarissa avverte allora la necessità di ritirarsi, per un istante, nel silenzio interiore. Non fugge la notizia, ma la assorbe, come se riconoscesse in quell’atto estremo qualcosa che la riguardava più di quanto avesse creduto: una possibilità mancata, o un altro modo di stare al mondo.

La poetica di Virginia Woolf tra dentro e fuori

Leggendo Mrs Dalloway ci accorgiamo che il romanzo non è solo il racconto di una giornata, ma soprattutto un approfondimento sulla coscienza. L’autrice Virginia Woolf costruisce un continuo passaggio tra esterno e interno: da una parte la città, le regole sociali, il ritmo degli orologi; dall’altra il flusso invisibile dei pensieri, delle memorie, delle emozioni. Così, da un lato c’è il “fuori”: la Londra vivace, affollata, regolata dalle ore pubbliche; dall’altro il “dentro”: uno spazio mentale in cui il tempo si deforma, si espande, si interrompe.

Gli oggetti stessi perdono a un certo punto la loro funzione materiale e diventano simboli. Una tenda che si muove, una finestra aperta, un gesto semplice fa credere che tutto possa trasformarsi in esperienza interiore. Perciò la realtà, in questo romanzo, non è mai fissa ma sempre filtrata dalla percezione.

E Clarissa incarna perfettamente questa oscillazione, nel suo essere immersa nella mondanità ma costantemente attraversata da momenti di sospensione; momenti in cui si percepisce come distante da sé stessa. La sua festa non è solo un evento sociale, ma sembra diventare – sotto gli occhi di noi lettori – un tentativo di dare forma alla dispersione della vita.

Il finale di Mrs Dalloway: tra presenza e trasformazione

Alla fine del romanzo non c’è una vera chiusura, ma una sensazione di continuità. La vita non si interrompe, piuttosto ricomincia, si ripete, si trasforma. Anche la morte di Septimus non è una fine assoluta, ma un evento che continua a risuonare nella coscienza di Clarissa.

Di nuovo come le onde che si raccolgono e ricadono sulla riva, così il tempo in Mrs Dalloway torna sempre su se stesso. E, in questo movimento continuo, la vita e la morte – lungi dall’essere opposti – sono parti dello stesso disegno.

Nel giorno del suo anniversario di pubblicazione, questo bellissimo romanzo di Virginia Woolf ci ricorda che ogni attimo (in questo caso: ogni attimo di giugno) contiene insieme un inizio e una fine, la leggerezza della festa e il suo silenzio che penetra, la presenza/assenza delle cose e la loro trasformazione, in una visione del tempo che attraversa tutta la scrittura di Virginia Woolf.

 

Foto: Copertina Mrs Dalloway; Wikipedia Virginia Woolf nel 1902, fotografia di George Charles Beresford.

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