Poesie di Wystan Hugh Auden: 3 da leggere

Poesie di Wystan Hugh Auden: 3 da leggere

Wystan Hugh Auden, poeta britannico, è tra le personalità più rilevanti del Novecento, la cui poesia si contraddistingue per l’uso di un linguaggio ibrido, il condizionamento del periodo storico segnato dalle guerre e la trattazione di temi universali. Queste sono le poesie di W.H. Auden che dovresti leggere.

Chi era W.H. Auden: biografia e opere in sintesi

Informazioni biografiche Dettagli salienti
Nascita e formazione York (Inghilterra), 1907 – Studi all’Università di Oxford
Trasferimento Stati Uniti (1939)
Tematiche principali Impegno politico, solitudine, morte, riflessioni esistenziali
Raccolte citate Another Time, Collected Shorter Poems, Thank You, Fog

Vita e poetica di Wystan Auden

Il poeta nacque a York, Inghilterra, nel 1907 e crebbe in una famiglia agiata e colta che poté finanziare i suoi studi presso l’Università di Oxford. Fu lì che iniziò a scrivere poesie e a entrare in contatto con gli intellettuali più importanti dell’epoca. Molto cari sono i temi politici e sociali, per lui, essendo stato annoverato come un poeta-simbolo degli anni Trenta. Nel 1939 si trasferì negli Stati Uniti insieme al suo compagno, avvenimento che influenzò inevitabilmente il suo modo di scrivere, poiché abbandonò l’impegno politico per concentrarsi maggiormente su riflessioni esistenziali e religiose. Morì nel 1973 a Vienna.

La riflessione filosofica è centrale nella poesia di Auden, unita a una profonda analisi psicologica della vita e della realtà. I temi universali da lui trattati sono:

  • la solitudine;
  • il tempo;
  • la morte.

Secondo il poeta, l’impatto della poesia sarebbe stato capace di migliorare il mondo a livello umano e di aiutare le persone a comprendere meglio sé stesse e la realtà circostante. Per questo, la poesia contemporanea ne è stata fortemente influenzata e, anche per l’adozione di tecniche stilistiche come:

  • metri;
  • ritmi;
  • forme diverse.

Le poesie di W.H. Auden

Funeral blues: la perdita dell’amore

Fermate le lancette, tagliate del telefono i fili,
che il cane ad abbaiare non si ostini,
che non suoni il piano e che con ritmo sommesso
si porti fuori la bara, venga chi dal pianto è oppresso.

Volino gli aerei piangendo lassù scarabocchiando il messaggio Lui Non C’è Più,
Ponete nastri alle colombe da celebrazione,
fate indossare alle guardie neri guanti di cotone.

Era per me il nord, il sud, l’oriente e l’occidente,
una settimana di lavoro e la domenica dormiente,
il mio meriggio, la mia mezzanotte, il mio canto, il mio discorso;
credevo che l’amore durasse per sempre: avevo torto.

Le stelle non son più desiderate: spegnete ogni bagliore;
Mettete via la luna e smantellate il sole;
svuotate l’oceano ed abbattete il bosco.
Giacché il mondo sarà ora un luogo fosco.

Auden tratta del lutto assoluto dopo che la morte ha portato via per sempre la persona amata. Blues rimanda sia al genere musicale che alla tristezza e al dolore causati dalla perdita e dalla morte di quella persona. Il poeta vorrebbe che il tempo si arrestasse, che ogni rumore svanisse, perché niente ha più senso nella sua vita, ormai. Nella parte centrale della poesia, il dolore si amplia e diventa una condizione che abbraccia tutto l’universo, con queste folle di gente riunite per il lutto e abbigliate per l’occasione.

Tra i versi più incidenti, emerge “He was my North, my South, my East and West…“, il che attribuisce un’importanza capitale alla persona defunta: dava una direzione da seguire al poeta, al punto tale che le stelle, il sole e la luna non hanno più alcuna utilità. Anche il mondo gli appare vuoto senza l’amore della sua vita. L’espressione in versi della poesia è stata scritta nel 1936 e fa parte della raccolta Another Time (1940).

Calypso e il mito nella poesia

Più svelto, macchinista, e fammi in fretta
la Springfield Line sotto il sole splendente.
Via come un razzo, non fermarti mai
finché non freni in Grand Central, New York.
Perché ad aspettarmi c’è laggiù,
in mezzo a quel salone, colui che fra tutti amo di più.
Se non è lì quando arrivo in città
starò sul marciapiede e piangerò.
Perché è lui che voglio rimirare,
l’acme di perfezione e di bontà.
Se mi serra la mano e mi dice “ti amo”,
ed è per me un fenomeno sublime.
I boschi sono tutti verdi e lustri ai lati del binario;
anche gli alberi hanno i loro amori, pur diversi dal mio.
Ma il povero banchiere vecchio e obeso, in carrozza di lusso,
non ha nessuno che lo ami eccetto il suo avana.
Se fossi io il Capo della Chiesa o dello Stato,
m’inciprierei il naso e ordinerei a tutti di aspettare.
Perché l’amore conta ed è potente ben più di un prete o di un politicante.

Calypso è una poesia breve e dalla particolare ironia; ispirata alla figura mitologica di Calipso, la quale non consente ad Ulisse di andarsene dalla sua isola. Calipso rappresenta la tentazione di fermarsi in un luogo che provoca piacere per dimenticare ciò a cui si è destinati. La reinterpretazione di Auden rende il mito più leggero e moderno, in quanto Calipso diventa un vero e proprio paradiso tropicale, presso il quale concedersi un momento di pace, relax e musica. Il poeta invita a vivere nel presente, desidera sicurezza e piacere contemporaneamente, tuttavia, così come Ulisse che deve ritornare in patria e rispettare i suoi doveri, tutti gli uomini desiderano viaggiare e allontanarsi dalle responsabilità della vita quotidiana. L’opera fa parte di Collected Shorter Poems (1927-1957).

Archaeology: metafora della condizione umana

Dall’Archeologia
è dato trarre almeno una morale:
cioè che tutti i nostri libri

di scuola mentono.
Di quella che chiamano Storia
non c’è da menar vanto,

fatta com’è di quanto
c’è in noi di criminale;
la bontà è senza tempo.

Questa celebre poesia è una riflessione e riguarda l’archeologia, la quale diventa metafora della condizione umana: l’archeologo scava tra le rovine di civiltà ormai estinte e ritrova pezzi del proprio passato. La metafora illustra quanto tutto ciò che è stato costruito dall’uomo, prima o poi, si deteriora nel tempo, finendo col diventare memoria. Non è possibile, però, recuperare il nostro passato nella sua totalità: di questo vi sono solo tracce frammentate. La riflessione conduce sulla fragilità della vita e sul fatto che quanto lasceremo sarà reinterpretato dalle generazioni del futuro. Il testo fa parte di Thank You, Fog, una raccolta pubblicata successivamente alla morte di W.H. Auden, nel 1974.

 

Fonte immagine: Wikipedia (John Kjellström – Svenska Dagbladet via IMS Vintage Photos)

Categoria: Letteratura inglese e angloamericana

Altri articoli da non perdere
Maxine Hong Kingston: The Woman Warrior | Recensione
Maxine Hong Kingston: The Woman Warrior | Recensione

The Woman Warrior è il primo libro di Maxine Hong Kingston, pubblicato per la prima volta nel 1976. Il libro di Scopri di più

Carmen Laforet: alla scoperta di Nada | Recensione
Nada, Carmen Laforet

Carmen Laforet è l'autrice di Nada, un romanzo del 1945, pubblicato in pieno Franchismo, precisamente a soli sei anni di Scopri di più

Il diavolo e l’acqua scura di Stuart Turton | Recensione
Il diavolo e l'acqua scura

Dopo il successo internazionale del suo primo libro, Le sette morti Evelyn Hardcastle, Stuart Turton torna con un romanzo completamente Scopri di più

La mia parola è libera di Randa Ghazy | Recensione

Storie di donne che non hanno mai smesso di combattere è il sottotitolo de La mia parola è libera e riassume Scopri di più

Mollo tutto e cambio vita. Monica Lasaponara
mollo tutto e cambio vita

"Mollo tutto e cambio vita". Quante volte lo abbiamo pensato? Quante volte, stressati dalla vita quotidiana abbiamo sentito il bisogno Scopri di più

Rimpalli di Teodoro Lorenzo | Recensione
Rimpalli di Teodoro Lorenzo

«Alle 17:28 del 4 maggio 1986 ho capito cosa significa essere felici; perché lo sono stato. Fino alle 17:30». Inizia Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Federica Fiore

Vedi tutti gli articoli di Federica Fiore

Commenta