Alberi bianchi: il nuovo brano di Modestamente | Intervista

Alberi bianchi: il nuovo brano di Modestamente. Intervista

Alberi bianchi, secondo singolo dell’EP di Modestamente “di aria e disamore”, dà voce al bisogno di emozioni infantili e all’incertezza di sentimenti non corrisposti. Il pianoforte ridotto all’essenziale accompagna la confessione di un amore adulto e irraggiungibile. Un “orizzonte gigante” che lascia sospesi, come un finale ancora da scrivere.

Alberi bianchi di Modestamente: biografia dell’artista

Modestamente, all’anagrafe Andrea Spirìo nasce ad Agrigento nel 1996. Appassionato di parole crociate, si dedica ad ogni forma d’arte in una ricerca maniacale della propria espressione. Negli anni collabora con associazioni e band siciliane (Sussurri, Alavò) sopravvivendo alle poche ore di sonno grazie a litri di latte di mandorla e caffè. Trasferito a Roma, insegue l’indefinito, sperando che ognuno, nella sua musica, trovi la propria personale definizione.

La redazione di Eroica Fenice ha intervistato l’artista Modestamente a proposito del nuovo brano uscito lo scorso 4 aprile.

Come nasce il Alberi bianchi, qual è stata la fonte principale di ispirazione?

Alberi bianchi non nasce da un’ispirazione, ma da un’urgenza: quella di raccontare una fragilità senza difese. Da un vuoto. Da un’emozione troppo grande per essere vissuta, e troppo vera per essere ignorata.

Il brano è come se fosse una poesia accompagnata dalla musica, tra liberazione e disillusione, svela un bisogno di armonia?

È un brano minimale, quasi sospeso. Pochi elementi: piano, voce e silenzio. Ma dentro quel poco c’è tutto. La voglia di lasciarsi andare e, allo stesso tempo, il timore di farlo davvero. Una tensione costante tra il bisogno di pace e la consapevolezza che forse non arriverà. Ma almeno provarci è già un atto di armonia.

Alberi bianchi come metafora di cosa?

Di qualcosa che resta immobile, ma osserva. Gli Alberi bianchi sono pensieri inespressi, emozioni cristallizzate in una bellezza che non esplode mai, ma resta lì, in attesa. Sono il simbolo di ciò che avrebbe potuto essere, ma non è stato. Eppure, anche ciò che non accade lascia traccia.

Quanto conta la sfera personale all’interno di questo singolo?

Tutto. Alberi bianchi nasce da un’emozione vera, senza filtri. È personale, ma non chiuso in uno sfogo egoista: parte da me, per arrivare anche a chi ascolta. Spero come un abbraccio o una carezza.

Immagine in evidenza: Kalo Chianetta 

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