
I Knocked Loose sono una band hardcore statunitense, in attività dal 2013 e dopo anni di gavetta nella scena underground hardcore, sono finalmente stati resi celebri grazie alle inaspettate performance al Coachella Festival nell’aprile del 2023 e al Jimmy Kimmel Live! a fine 2024. Prima di questi eventi erano tuttavia molto apprezzati dalla fanbase di nicchia per via del loro stile. Hanno infatti sempre spiccato per le loro liriche profonde e impegnate, per il talento dei cinque membri, tra i quali risalta Bryan Garris, il cantante il cui timbro vocale ha sempre diviso gli ascoltatori, un elemento polarizzante che tutt’oggi non permette a tutti di consumare facilmente la loro musica.
A tear in the fabric of life
Tra i vari album che hanno pubblicato i Knocked Loose colpisce in particolare A Tear in The Fabric of Life: un EP di sole sei canzoni, dalla durata di ventuno minuti circa. Non bisogna fare l’errore di sottovalutare questo disco e pensare che la breve durata possa essere sintomo di poche idee o poca creatività. È il contrario: si può tranquillamente affermare che questo sia uno dei prodotti più raffinati della musica pesante degli ultimi anni. Tutti gli elementi sono mischiati in maniera perfetta e curata nei minimi dettagli. A partire dai testi, che raccontano la tragedia di una coppia, separata dalla morte avvenuta per causa di un incidente stradale, vi è maestria nella creazione delle atmosfere e degli ambienti musicali intrecciati grazie all’uso spettacolare degli strumenti, con suoni talmente inusuali che sembrano essere tirati fuori dal cilindro di un illusionista, per quanto comunque non vi sia uso di strumenti non convenzionali.
È possibile carpire varie influenze black metal all’interno delle varie canzoni, tra cui soprattutto la spietata God Knows, che vede l’eccezionale partecipazione di Matt King: frontman dell’atto black metal Portrayal of Guilt, scelta perfettamente incastrata all’interno del disco. Nonostante la pesante presenza di queste influenze, provenienti da un genere solitamente caratterizzato da una produzione grezza e quasi rudimentale, i Knocked Loose riescono a restituire queste influenze attraverso un lavoro di produzione iper raffinato, il cui artefice è Will Putney, il produttore metal forse più in voga e talentuoso degli ultimi anni.
Knocked Loose: l’esperienza completa
Dal momento che si tratta di un concept album, il quintetto si è impegnato al massimo per trasmettere nel miglior modo possibile ciò che loro avevano immaginato durante la creazione dell’EP, coinvolgendo anche Magnus Jonsson, l’artista che ha creato un cortometraggio animato che si rifà molto all’estetica stop-motion, perfettamente aderente all’atmosfera cupa delle canzoni. Si tratta di un’esatta trasposizione dei testi delle canzoni, che per il modo in cui cattura lo spettatore ruba quasi la scena alle tracce, rendendo necessarie più visioni dell’insieme per riuscire finalmente a comprendere le due dimensioni nella loro totalità.
Altra chicca del disco sono i vari sample di altre canzoni utilizzati nelle intro e outro di alcune tracce, che fanno immergere ulteriormente l’ascoltatore nella storia: in questo viaggio in auto i due compagni ascoltano delle canzoni alla radio, tra cui si riconoscono Blue di LeAnn Rimes, God Only Knows dei Beach Boys (che richiama il titolo della canzone nella quale è inserito il sample) e altri ancora. Il primo sample usato nella traccia d’apertura Where Light Divides the Holler viene coperto dal rumore della macchina che frena e finisce nel mortale incidente. Il tonfo che si sente dà il via e si incastra perfettamente con il primo riff di chitarra e groove di batteria.
La storia completa

Le prime parole pronunciate da Garris fanno riferimento al movimento della macchina che frena e slitta sull’acqua, portandola a schiantarsi contro un albero e alla morte della ragazza, il cui corpo è descritto così «Body is merged between moss and stone; Where blood finds color; She dissolves in the bank and I’m left alone» in un modo che non lascia spazio solo al dolore e all’inquietudine, ma anche ad un certo fascino poetico.
Questo “strappo nel tessuto della vita” è ciò che porterà il protagonista a provare un forte senso di colpa, essendo responsabile dell’incidente, e a impazzire dopo essersi abbandonato alla dipendenza da alcool. Contorted in the Faille sposta la narrazione a qualche mese dopo l’accaduto: il pensiero va sempre a quella tragica notte, e il protagonista inizia ad avere visioni dello spirito della compagna che esce dal corpo e gli sussurra di riesumarla dalla sua tomba: «Whispering sweet nothings. Beneath a daze, mind consumed. Pulling me, your infectious hum. Awaken at the foot of your tomb». Questo è il punto che segna il declino della psiche di lui: è convinto di poter liberare la donna dalle grinfie della morte, dissotterrandola e portandola a casa. Il titolo Return to Passion è abbastanza autoesplicativo in questo caso, suggerendo l’arrivo a un tema delicato e inquietante quale la necrofilia.
Nell’ultima canzone l’uomo afferma di non riuscire più a vivere senza l’amata, che prega di guidarlo a lei, di dargli il coraggio di togliersi la vita, non prima di essersi scusato per l’ultima volta: «An apology, my final breath». Finalmente si riuniscono, nonostante la morte li abbia separati. Permanent è la perfetta conclusione per questa storia. Un paradossale lieto fine, macabro, ma dove finalmente due persone che si amano possono tornare a stare insieme.
Le atmosfere, la musica strumentale, la voce intensa di Garris e il cortometraggio: tutti elementi che rendono questo lavoro un’opera d’arte a tutto tondo, uno dei più pregiati degli ultimi anni nella musica metal, se non addirittura una piccola pietra miliare del genere che verrà ricordata negli anni a venire, e che non ha nulla da invidiare a nessuna tra le band capostipiti del genere.
Più che un semplice ascolto, si tratta di un’esperienza cruda, morbosa, ma allo stesso tempo accattivante ed emozionante. Un viaggio che permette all’ascoltatore di confrontarsi con il tema del lutto e di elaborarlo in maniera personale, pur prendendo la vicenda narrata come un monito, un esempio da cui discostarsi. Ad oggi, rimane per me il miglior lavoro dei Knocked Loose, anche grazie alla sua brevità, che favorisce un ascolto intenso e concentrato, tutt’altro che superficiale.
Fonte immagine in evidenza: copertina dell’EP presa dalla pagina Spotify della Band.

