Con il nuovo album” V”, uscito il 10 ottobre per l’iconica Candid Records, Niia ha firmato il suo lavoro più audace e rivelatore. Frutto di anni di ricerca tra tradizione jazz e sperimentazione pop, l’album esplora con lucidità desiderio, dolore e libertà, grazie anche alla collaborazione con talenti visionari come Spencer Zahn, Lawrence Rothman e Chloe Angelides. Accanto ai brani originali, spiccano la rilettura intima di Angel Eyes e l’ipnotico strumentale Ronny Cammareri. Nello stesso giorno è arrivato anche il singolo Pianos and Great Danes, un inno jazz da club che incarna alla perfezione la tensione emotiva e cinematografica dell’intero progetto.
1. Niia, Cosa ti ha spinto a trasformare queste emozioni intime e contraddittorie in musica?
In realtà non scelgo quali emozioni diventano canzoni — è più come se loro scegliessero me.
“V” è nato mentre la mia vita crollava al rallentatore: matrimonio, casa, identità, tutto. Quando sei in quello stato, l’autolesionismo e l’autoinganno smettono di essere idee drammatiche e iniziano a sembrare strategie di sopravvivenza. Metterle nella musica era l’unico modo per restare onesta con me stessa. Il jazz ha questo rilevatore di bugie incorporato… se non stai dicendo la verità, la musica ti smaschera. Così ho scritto l’album come una sorta di confronto con me stessa. Le contraddizioni, la fragilità, l’isteria… erano già dentro di me. Trasformarle in canzoni è stato solo un modo per dar loro un altro posto in cui vivere.
2. Quale messaggio volevi trasmettere con il “heretic’s fork” sulla copertina dell’album?
La forca è un simbolo di punizione per chi dice “troppa verità”.
Mi ci sono identificata immediatamente. Veniva usata come strumento di tortura quando le persone erano troppo schiette o parlavano troppo. Anche le donne venivano zittite e accusate di essere streghe — e sono sicura che all’epoca sarei stata giudicata colpevole. Durante la realizzazione di questo disco, avevo la sensazione che ogni volta che esprimevo un bisogno, un limite o un sentimento, venissi punita — nella relazione, nella vita, persino nella mia stessa testa.
Volevo quindi un’immagine che catturasse quella tensione: una donna tenuta aperta, costretta al silenzio, ma che ti guarda dritto negli occhi. È provocatoria, sì, ma non per scioccare. Rappresenta la mia identità artistica in “V”: la donna eretica che si rifiuta di stare zitta, anche quando è schiacciata tra desiderio e conseguenza.
3. Come hai costruito il caos emotivo e gli accordi cangianti di “Pianos and Great Danes”?
Quella canzone è iniziata come una confessione sussurrata nel bagno di un nightclub — disordinata, glamour, imbarazzante, seduttiva. Volevo creare un “club jazz anthem” che suonasse come qualcuno che chiede ciò di cui ha bisogno — il sesso come forma di fuga. Il sesso può spegnere le voci nella mia testa che corrono pensando a tutto, dai cani alani ai pianoforti! Gli accordi rimangono ancorati mentre i synth e il tempo creano uno stato d’ansia. Le voci volevo che suonassero sexy e invitanti. Il sesso nella canzone non è romantico — è una botola di emergenza. E l’arrangiamento è praticamente una colonna sonora del mio stesso caos emotivo. È l’American Songbook se la protagonista avesse il mascara colato e continuasse a dire: “Sto bene, davvero.”
4. Come hai mantenuto la malinconia di “Angel Eyes” pur aggiornandola per “V”?
Ho affrontato “Angel Eyes” semplicemente come me stessa.
Amo così tanto l’originale, ma non volevo farne un pezzo nostalgico — non è questo lo spirito di “V”.
Così ho mantenuto intatta la malinconia, ma ho tolto tutto ciò che la faceva sembrare “vecchia”. Ho lasciato che la voce fosse esposta, conversazionale, quasi come qualcuno che canta a sé stesso davanti allo specchio di una camera d’hotel.
Volevo che suonasse come il fantasma dello standard che entra nel mio album e decide di restare.
Volevo solo rendere giustizia a questa canzone iconica e cantarla nel modo più onesto e crudo possibile, mi è sembrato giusto.
Puoi ascoltare ”Angel Eyes” di Niia su Youtube:
https://www.youtube.com/watch?v=CsxlfZtFb-Y&list=RDCsxlfZtFb-Y&start_radio=1
5. Da dove arrivano le influenze latine e samba in “Ronny Cammareri”?
Quella canzone ero io che flirtavo con la gioia — quasi come un sogno a occhi aperti… ed era terrificante.
L’album è così pesante e psicologico, ma avevo bisogno di un momento in cui il sole facesse capolino. La samba e quelle pulsazioni latine leggere erano un modo per ingannarmi, farmi credere nell’ottimismo.
È comunque una canzone d’amore ma ritmicamente è giocosa. Non ci sono testi perché a volte non c’è niente da dire e la melodia può parlare da sola. È anche un elemento tipico del jazz: usare la voce come uno strumento parte della band, invece che protagonista.
6. Come hai trovato l’equilibrio sonoro ribelle in “Throw My Head Out the Window”, e Niia, qual era l’intenzione dietro il video minimalista?
Quel brano era la mia ribellione contro la perfezione. È un viaggio. Un momento di riflessione totalmente sola. Come un bellissimo attacco di panico. Volevo che suonasse elegante ma fuori controllo, come qualcuno che cerca con tutte le forze di non urlare.
Il video doveva essere l’opposto del dramma. Un solo piano. Una donna. Un crollo silenzioso ma che trova un momento con sé stessa in cui tutto scompare. A volte metto la testa fuori dal finestrino così il vento può fischiare così forte che non sento più i miei pensieri. In quel momento mi sento libera. Perché a volte la cosa più radicale è non esibirsi… ma semplicemente esistere nel proprio disagio e lasciare che la telecamera lo osservi.
7. Niia, Quanto del nuovo album “V” è autobiografico e quanto è inventato?
“V” è emotivamente autobiografico, anche quando le storie sono esagerate o romanzate.
Le emozioni sono reali: il crollo, l’umorismo, la dissociazione, la sfida. Ma sono anche una narratrice. Se la realtà mi lascia un livido, io lo trasformo in una lezione e in una canzone. Sto imparando che tutto è un dono — i momenti belli e quelli brutti. Alcune canzoni vengono direttamente dal mio diario, altre sono versioni di me che avevo paura di essere. Altre ancora sono personaggi che ho creato per dire cose che non riuscivo ancora ad ammettere. Se i miei album precedenti erano memorie, “V” è un thriller psicologico con me come protagonista… ma non sempre la “me” che gli altri si aspettano.
Fonte immagine in evidenza e nel testo: fornite da (Niia)

