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Terre Rare: il nuovo album dei Subsonica | Recensione

Dopo due anni dall’ultima uscita, tornano i Subsonica con un nuovo album. Con Terre Rare, il gruppo torinese non si limita a celebrare i trent’anni di carriera ma si rimette in gioco, restando fedele a quella spinta al cambiamento che li ha sempre contraddistinti.

Se Realtà Aumentata aveva segnato un ritorno a un certo equilibrio, questo disco sembra proseguire quel percorso ma andando oltre. Terre Rare non punta sull’impatto immediato né sulla logica dell’algoritmo, si presenta piuttosto come un viaggio all’interno del suono.

Quali sono le caratteristiche del nuovo album dei Subsonica?

Elemento chiave Dettaglio dell’album
Artista Subsonica
Titolo Terre Rare
Luogo di ispirazione Essaouira (Marocco)
Strumenti tradizionali Guembrì e qraqeb
Collaborazioni Tära (cantante palestinese) nel brano “Straniero”

Il significato della copertina di Terre rare

Anche la copertina va in questa direzione. Un portale che va visto non come una semplice immagine ma come chiave di lettura, ovvero l’idea di attraversare qualcosa, concetto che ritorna in tutto il disco, sia nei suoni che nei temi.

Un ruolo determinante nella costruzione dell’album lo ha avuto il viaggio in Marocco, in particolare a Essaouira. È qui che la band entra in contatto con strumenti e tradizioni che finiscono nelle tracce in modo diretto. Il guembrì con il suo suono profondo e le qraqeb con i loro ritmi ripetitivi spostano spesso le composizioni verso forme più circolari e ipnotiche, lontane dalle tradizionali strutture del pop.

Terre Rare
Videoclip “Radio Mogadiscio“, Max Casacci, chitarrista e fondatore dei Subsonica, si diletta con il guembrì

I brani e le sonorità del nuovo album dei Subsonica

L’apertura con Al Confine chiarisce subito questa direzione: non un’esplosione ma un ingresso atmosferico graduale, quasi a voler accompagnare l’ascoltatore dentro il mondo del disco. Da lì in poi, la tracklist resta coerente. Straniero, unico featuring con Tära, cantante palestinese, è uno dei momenti più centrali del lavoro: tema dell’identità e della distanza che emerge con forza.

Teorie si muove su un piano più riflessivo, legato al modo in cui il presente viene raccontato e distorto. Con Radio Mogadiscio torna invece l’energia, in un brano che sta in equilibrio tra elettronica e pop e che gioca con diversi richiami: si può sentire un’eco in chiave Subsonica di Rock the Casbah dei The Clash e certe atmosfere generate da Nuova Ossessione ma in una forma più lineare e meno funk.

La parte centrale del disco cambia atmosfera senza però perdere continuità. Rifugio e Grida sono tracce più raccolte e hanno il compito di creare uno spazio emotivo, mentre Ghibli e Alisei rappresentano forse uno dei punti più equilibrati del lavoro, dove le diverse influenze della band si incontrano in modo naturale. Transumanesimo spinge su un suono più diretto e fisico, mentre Jinn funziona come una breve pausa strumentale, quasi sospesa e meditativa in preparazione della chiusura.

Nel finale, Il tempo in me sembra guardare più da vicino la storia del gruppo torinese. Nella sua costruzione affiorano rimandi a brani come Universo, Strade e Tra le Labbra, non come citazioni esplicite ma come una continuità sonora che riaffiora in modo spontaneo.

La title track Terre Rare chiude il disco lasciando una porta aperta. In quest’ultima traccia l’obiettivo dell’album si realizza completamente: le diverse sonorità si intrecciano dando forma a un paesaggio in costante mutamento che riassume la fusione di terre differenti presente in tutto il disco.

Terre Rare
Videoclip “Radio Mogadiscio“, band al completo nelle spiagge marocchine.

Terre rare: un disco da ascoltare con attenzione

In un momento storico in cui tutto tende a consumarsi velocemente, Terre Rare va in un’altra direzione: chiede tempo, ascolto e attenzione. È un disco che si lascia scoprire poco alla volta con alcuni passaggi che emergono solo dopo più ascolti, mentre altri invece restano volutamente sospesi. Più che offrire delle risposte, l’album sembra voler mantenere vive le domande: sull’identità, sul tempo e su ciò che ci circonda. Temi che all’interno di Terre Rare non vengono mai chiusi ma attraversati, proprio come suggerisce il disco stesso.

Alla fine, ciò che resta a fine ascolto è una sensazione di movimento continuo. Un viaggio che punta l’attenzione sull’esperienza in sé piuttosto che sulla destinazione. Un progetto controcorrente e per questo profondamente Subsonica.

Fonte immagini: Spotify / Videoclip Radio Mogadisco

Articolo aggiornato il: 7 aprile 2026

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