Cristina Cusani: Quello che non vuoi dimenticare | La mostra

cristina cusani

Una camera oscura, illuminata solo dalla caratteristica luce rossa posta in due installazioni. Voci comuni di uomini e donne di varie fasce d’età che esprimono in una registrazione in loop un concetto importantissimo: quello che non si vuole dimenticare. Le voci descrivono brevemente quello che è per loro il ricordo più importante, non solo immagini ma suoni, odori e sensazioni, positive e negative, anche nel caos quotidiano, anche nei problemi.  Quello che non vuoi dimenticare mostra di Cristina Cusani, in esposizione presso la sala circolare di Palazzo Fondi, è più di una mostra: un’esperienza immersiva che avvolge l’osservatore e lo catapulta nell’inevitabile domanda: «cos’è che non voglio dimenticare? Qual è il ricordo che voglio tenermi stretto?»  

Cristina Cusani, classe 1984 si è  laureata in scienze della Comunicazione a “La Sapienza” di Roma e ha studiato fotografia all’University of the Arts, London College of Communication a Londra e poi all’Outside School a Roma e infine  all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha sempre lavorato con la fotografia in modo sperimentale, lavorando sulla memoria, stravolgendo l’idea e il significato di quella che è la foto ricordo tradizionale. 

Alcune delle sue opere sono rielaborazioni di foto d’archivio, rielaborate per ottenere una visione del futuro.  «La mia idea — racconta Cristina —  è nata quando sono venuta in visita all’Arsenale, invitata da Marco Izzolino curatore de L’Arsenale di Napoli, un progetto di arte lo spazio espositivo all’interno del cortile di Palazzo Fondi. Un tempo era un monumento ai caduti, ma i nomi sono stati tutti rimossi e al posto delle lettere sono rimasti dei buchi nel marmo. Nonostante tutto ancora sono testimonianza della memoria di tutti coloro che hanno dato la vita per la patria. Così ho chiesto ad alcune persone di dirmi una cosa che non volevano dimenticare e attraverso l’ascolto di queste testimonianze. Con un rimando alla camera oscura, in cui ho passato 10 anni della mia vita, ho voluto fare in modo che attraverso l’ascolto una persona possa visualizzare nella propria mente il ricordo descritto dalle persone

Marco Izzolino  è stato entusiasta di ospitare il progetto di Cristina Cusani nell’ambito dello spazio espositivo all’interno di Palazzo Fondi e ci parla della sua missione: «sono 5 anni che Palazzo Fondi è l’anima della città, un punto di ritrovo ed un luogo culturale da visitare e noi da un anno abbiamo preso in gestione lo spazio dell’Arsenale, Cristina è rimasta colpita dai buchi lasciati da quelli che un tempo erano i nomi dei caduti ed è partita proprio da questo per la sua idea, trasformando la sala circolare in una camera oscura e in qualche modo, ripristinando quello che era un luogo della memoria. Questo e molti altri progetti sono passati di qui e si susseguiranno. Noi di  L’ Arsenale di Napoli, un progetto di arte, occupandoci sia dell’arte antica che di quella contemporanea e lavoriamo con artisti del territorio con l’obiettivo di raccontare della città contemporanea e di come affonda le sue radici nella cultura. Non solo attraverso esposizioni ma anche con una serie di itinerari turistico-culturali che avvicinino i visitatori ad una visione  più profonda e istruttiva della città di Napoli!»

A Dicembre a Palazzo Fondi inizieranno dei lavori di restauro, mirati a trasformare gli ampi spazi in uffici e questo fa riflettere, poiché le sale hanno ospitato un numero incredibile di mostre importantissime. Si auspica quindi che il Palazzo conservi la sua storica funzione di luogo di cultura e continueremo a conservare la memoria di coloro che furono, perché soltanto grazie a essa è possibile correggere errori, conservare l’identità della città e imparare. Cristina Cusani, con la sua splendida installazione, è un chiaro invito a non dimenticare ciò che abbiamo vissuto, non soltanto in quanto più caro, ma di più significativo.

La mostra sarò visitabile dal 26 maggio al 2 luglio 2023

Elaborazione immagine in evidenza Adelaide Ciancio, Foto locandina per gentile concessione di Cristina Cusani

 

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