Festival MANN, Roberto Vecchioni canta al cuore dei suoi “ragazzi”

Festival MANN, Roberto Vecchioni canta al cuore dei suoi "ragazzi"

Il 22 sera Roberto Vecchioni ha tenuto un concerto nel Salone della Meridiana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L’evento rientra tra quelli previsti dal FestivalMANN – Muse al Museo in 8 giorni dedicati alle più disparate espressioni artistiche e personalità d’eccezione. Il cantante durante questa edizione del Festival è stato anche nominato ambasciatore del Museo Archeologico dal Direttore del Museo Paolo Giulierini.

Roberto Vecchioni è salito sul palco e l’evento ha assunto i connotati di una serata trascorsa tra vecchi amici che si rincontrano dopo tanto tempo. Un uomo tra gli uomini, non un mito, che ha portato con sé tutta la sua umanità, il suo carico di emozioni, mostrandosi senza maschere né difese sterili.

Il peso dell’età, che pure avanza, non ha arrestato la sua marcia e sempre in groppa al suo Ronzinante lotta per la difesa dei sentimenti, dell’umanità, delle bellezze che l’uomo è capace di compiere, della poesia interna di tutti i suoi eterni “ragazzi”. Il professore rivolge uno sguardo gentile alla platea e non vede adulti – chi più, chi meno – seduti ad ascoltarlo, ma vede cuori senza età e con l’anima negli occhi pendere dalle sue labbra, in una magia di corrispondenze e commozioni.

Festival MANN, Roberto Vecchioni canta il mito e l’animo umano

Il concerto prosegue senza fretta, senza banali orpelli, senza spettacolarizzazioni e resta fedele allo stile essenziale del cantante. Tra le varie esibizioni dialoga con le persone sedute avanti a lui, scherza, racconta aneddoti di vita personale e ogni tanto sale in superficie l’attitudine da professore. Discorre del mito, che è l’essenzialità stessa delle cose, il racconto della scelta primordiale delle azioni e delle sensazioni che abbiamo tutti. Il mito è parola, nel momento in cui il suono invade il mondo, si propaga e da parola diventa storia. E quando nei suoi racconti raggiunge il climax dell’attenzione, quasi con incuranza, abbandona il discorso e si mette a cantare, con la leggerezza di un bambino nel cambiare gioco.

La splendida Sala della Meridiana si riempie delle note e delle parole di Roberto Vecchioni e si mescola ai quadri, alle statue, alla storia, passato e presente. L’odore di marmo e bronzo ammoniscono che la storia non è morta ma è ancora viva, che noi siamo membri della razza umana e nutriamo gli stessi sentimenti e dubbi e paure e passioni degli antichi. Ed ecco che il professore torna a parlare dell’umanità, che nasce dai dubbi, dai problemi e dal volerli risolvere con la propria forza e il proprio senso della vita.

Tra una canzone e una lezione si insinua la donna, tema caro a Vecchioni, sempre presente nelle sue canzoni e nelle sue riflessioni. Il suo conclamato amore per le donne gli ha portato, quasi per destino, solo nipotine e lui approfitta del concerto per omaggiarle ancora una volta. «Le donne hanno quel sentore di qualcosa di più alto – dice – di qualcosa che viene direttamente da Dio. L’amore di una donna è universale, è qualcosa che ti prende tutta perché tu sei donna, sei completa come essere» e via con la nascita dell’amore, con la lirica e l’elegia e tante citazioni di poesie da Saffo ad Alda Merini a Szymborska.

Al momento di lasciare il palco, il pubblico non glielo consente, il tempo è volato e le persone lo vogliono ancora con sé, tornano ragazzi e ragazze che chiedono il bis, concesso, tra lacrime di commozione, in forma di omaggio alla canzone napoletana con T’aggio voluto bene.

Il professore ha sempre cercato di trasmettere, con le sue canzoni e le sue parole, una sorta di coraggio dell’anima, una forza interiore per abbracciare i propri sogni e non perderli mai. Quasi una missione per difendere i cuori della gente dall’imperante ovvietà, banalizzazione e superficialità del mondo esterno. Forse è stato questo a legarlo cosi indissolubilmente ai suoi fan, a riservargli un posto nel cuore di molti oltre ogni distinzione di sesso o di età.

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