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Eroica Fenice

Eventi/Mostre/Convegni

VitignoItalia 2018 torna con la sua XIV edizione al Castel dell’Ovo

Anche quest’anno torna con la XIV edizione l’evento che rende il vino suo protagonista, VitignoItalia. Domenica 20 maggio il Salone dei Vini e dei Territori Vitinicoli Italiani verrà ospitato nella suggestiva cornice di Castel dell’Ovo, a Napoli. La tre giorni è stata organizzata volgendo tutta l’attenzione al dolce nettare di Bacco, offrendo l’opportunità di prendere parte a degustazioni, convegni ed incontro di vario genere. L’evento si qualifica come uno dei principali nel centro sud, almeno in questo campo, con la partecipazione di ben 250 aziende vitivinicole provenienti dall’intera Italia, dall’Alto Adige alla Sicilia, con una particolare attenzione alle cantine campane. La manifestazione dà la possibilità ai partecipanti di bere vino di qualità in un’ambientazione unica ed eterna, il Castel dell’Ovo, patrimonio dell’Unesco, volgendo lo sguardo al panorama che si può ammirare da questa location unica. VitignoItalia 2018 comprende la seconda edizione del “Napoli Wine Challenge” VitignoItalia è un appuntamento ormai fisso per gli estimatori del vino ed un evento in costante crescita. Quest’anno, infatti, è stata anche realizzata la seconda edizione del “Napoli Wine Challenge”. Si tratta di una gara tra vini, una kermesse tutta partenopea. Il concorso, realizzato in collaborazione con Luciano Pignataro Wine Blog e Doctorwine, prevedere che a selezionare i vincitori sia una giuria composta da esperti nel settore, tra cui anche Daniele Cernilli, giornalista noto nel campo enogastronomico. A prender parte alla gara sono i vini classificabili in cinque categorie: vini rossi, bianchi, rosati, spumanti e dolci. Al termine delle degustazioni i vincitori riceveranno  un premio, uno per categoria. Il Direttore di VitignoItalia, Maurizio Teti, sottolinea come l’interesse della tre giorni sia volto al vino e alla sua conoscenza sotto ogni aspetto: «Oltre alle degustazioni per il pubblico stiamo allestendo un interessantissimo programma convegnistico, con workshop e seminari condotti da personalità note del mondo del vino. Indispensabile poi, come sempre, l’aspetto business: per questo motivo, anche quest’anno, una delegazione di 25 buyer internazionali, proveniente da 17 differenti Paesi, incontrerà le aziende partecipanti in proficui B2B. Quella di saper combinare l’aspetto culturale a quello commerciale del vino rimane la peculiarità che caratterizza questa manifestazione fin dai suoi esordi.» La XIV edizione di VitignoItalia sarà anche la prima organizzata dalla nuova compagine societaria. I nomi già incontrati nelle precedenti edizioni sono quelli di Chicco de Pasquale, Maurizio Teti, Luigi Cremona e Roberto De Santis, a cui quest’anno si sono aggiunti quelli di Maurizio Cortese, Giancarlo Di Luggo (Fiart Rent) e Antimo Caputo (Farine Caputo).

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Eventi/Mostre/Convegni

“DiscoDays”, arriva a Napoli la fiera per gli amanti del vinile

Torna la “Fiera del Disco e della Musica”, presso il Complesso Palapartenope di Napoli, con 50 espositori provenienti da tutta Italia. È un appuntamento fisso, che si tiene due volte l’anno per la diffusione della cultura musicale. Gli amanti della musica colgono puntualmente l’occasione per andare alla ricerca di rari dischi in vinili. La manifestazione si terrà il 12 e il 13 maggio, due giorni intensi pieni di eventi ed incontri, organizzati per venire incontro ai gusti musicali di tutti i presenti. In diverse fasce orarie sono state organizzate svariate mostre fotografiche e concerti di musica live. Per i partecipanti all’evento le sorprese non finiscono qui, tra i presenti saranno sorteggiati i vincitori di 2 biglietti per un concerto di Elio e le Storie Tese oppure 3 tessere dell’associazione “What’s on in Naples” per visite guidate gratuite sul territorio partenopeo. Al termine dell’evento è prevista la consegna del Premio DiscoDays a Renzo Rubino, un’unica produzione musicale in vinile, con lo scopo di promuovere l’ascolto di questo supporto, capace da sempre di incantare i suoi ascoltatori. Un altro Premio DiscoDays alla carriera andrà a “Il Balletto di Bronzo” di Marco Cecioni e Lino Ajello.  La Fiera del Disco e della Musica pensa anche alle famiglie. Il 13 maggio sono previsti due principali attività per ragazzi, che comprendono esperienze virtuali ed incontri a tema musicali. Mentre per chi vorrebbe esserci ma non potrà, ci penserà Radio Marte, partner dell’evento, che seguirà in diretta lo svolgersi del programma previsto. Si coglierà anche l’occasione per presentare la compilation su vinile “DiscoDays XX”, un doppio vinile da collezione in edizione limitata, solo 300 copie, con i brani degli artisti premiati negli ultimi anni a DiscoDays. Un incontro, moderato dal giornalista e critico musicale Donato Zoppo, presenterà una mostra di dischi dedicata al ’68, in occasione dei cinquanta anni dalla “Summer of Love”. Mentre per la ricorrenza della giornata dedicata all’ideatore dell’House Music, “I Love Frankie Knuckles”, DiscoDays ospiterà una marathon – Dj. A seguire, il programma completo. DiscoDays: il programma Mostra artistica “A proposito del 68” a cura di Cover Green Mostra fotografica “33fotogiri” di Fabio Foggia Mostra fotografica “C’è Musica nell’aria” a cura di Facenight Dj set all Day long (13 maggio) “I Love Frankie Knuckles” a cura di Facenight Body Art e Live painting di Monique’Art (13 maggio) Sabato 12 maggio 16.30 Presentazione mostra “A proposito del 68” 17.00 Presentazione Vinile Compilation DiscoDays XX 17.30 Simone Spirito Live 18.00 Micaela Tempesta Live 18.30 Presentazione album “La Chiave” di Franco del Prete e Sud Express 19.00 Lello Tramma Live 19.30 Renzo Rubino Premiazione + Live 20.00 Sabba Live 20.30 Sonakine Dj set Live 21.00 Cristian Brucale Live Domenica 13 maggio 11.30 Sara Tramma Live 12.00 Nevruz & Runway Totem Live 12.30 Il Balletto di Bronzo di Marco Cecioni e Lino Ajello Premiazione + Live 13.00 Niccolò Annibale Live 13.30 Fabrica Live 17.00 LeVacanze Live 17.30 Alan Wurzburger Live 18.30 Tartaglia & Aneuro Live 19:00 Premiazione vincitori contest fotografico “C’è Musica nell’aria” 19.05 Presentazione libro “Pop music, media e culture […]

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Attualità

Intervista ad Aurora Nobile, ballerina di “Ballando con te”

Aurora Nobile è una ragazza sedicenne di Nichelino che a suon di vittorie è giunta alla trasmissione televisiva “Ballando con le stelle”, per il torneo dedicato ai non-famosi “Ballando con te”. Ha battuto i concorrenti grazie alla bravura mostrata nelle esibizioni di Salsa Shine, un tipo di danza che le è valso nel 2016 il titolo di Campionessa Mondiale Salsa Shine per la IDO, nel 2017 quello di Campionessa italiana di Salsa Shine e negli ultimi anni il titolo di Campionessa Regionale, anche per l’hip hop e il classico. Non solo, infatti nonostante la giovane età, Aurora vanta altri numerosi trofei. Seguendo le orme del papà coreografo, ha cominciato a insegnare danza ai bambini, anche se al momento tutte le sue energie sono rivolte alla partecipazione al format televisivo. Dopo aver passato le selezioni, gareggiando con più di diecimila  ballerini, ha vinto nella sfida contro il gruppo di trenta ballerini di Ladispoli, e ora aspetta di sapere se potrà o meno continuare questa avventura a “Ballando con te”. Nel frattempo, per conoscere meglio questa giovane e semplice ragazza, le abbiamo rivolto qualche domanda. Intervista ad Aurora Nobile C’è un ballerino/a che consideri un modello di riferimento o che ti ha segnato particolarmente? Mi piace moltissimo Karen Forcano per la sua grinta e allo stesso tempo per il suo essere semplice al di fuori del mondo del ballo. Da dove nasce il sogno di dedicare la tua vita alla danza? Tutto questo è un sogno che si è sviluppato man mano nel tempo, ma che in fin dei conti ho sempre avuto fin da bambina, dato che in famiglia ballano e ballavano tutti. Cosa può insegnare la danza a una giovane donna in crescita come te? A me la danza ha insegnato la determinazione, la padronanza del corpo, l’eleganza, la sicurezza, il non arrendersi mai di fronte alle difficoltà, il sacrificio ripagato, il cercare di vincere superando se stessi non gli altri. Mi ha insegnato la libertà, la convinzione e mi ha donato la forza di portare avanti questa passione. Ritieni che la danza abbia migliorato la qualità della tua vita? In che modo? Penso che la danza abbia migliorato la mia vita dato che è soprattutto il mio punto di sfogo. Quando danzo non penso ad altro, è quel momento del giorno in cui scarico tutte le tensioni per immergermi in un mondo tutto mio. Cosa significa per te danzare? Per me la danza è poesia espressa in movimenti. Dietro le quinte, come ti prepari per andare in scena? L’attimo prima di andare in scena penso a tutti i sacrifici che ho fatto, che hanno fatto i miei genitori, al lavoro svolto fino ad ora e al cercare di trasmettere al pubblico ciò che provo io facendolo. Il mio rituale porta fortuna è la respirazione e l’autoconvinzione. Come definiresti questa esperienza a “Ballando con te”? Quest’esperienza è a dir poco magnifica, è un sogno che diventa realtà, un miscuglio di emozioni indescrivibili. È un’esperienza che auguro a tutti almeno una […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Daphne la danza del mito al Complesso di San Domenico Maggiore

A Napoli, la Sala del Capitolo di San Domenico Maggiore accoglie dal 27 al 29 aprile tra le sue mura e i suoi affreschi l’esibizione di danza Daphne La danza del mito della “Mda Produzioni Danza”. In scena tre ballerini: Carlotta Bruni e Rosa Merlino, che hanno prestato il loro corpo e il loro spirito nel rappresentare Dafne, la ninfa in fuga dall’amore non corrisposto del dio Apollo, incarnato da Luca Piomponi. Daphne la danza del mito: un ballo sull’incomunicabilità di un amore non ricambiato Si racconta il mito di Apollo e Dafne, narrato da Ovidio nelle “Metamorfosi”, in una danza che alterna ritmi lunghi con movimenti ampi e leggeri a ritmi violenti di inquietudine e paura. Apollo, reo di aver arrecato un torto ad Eros, viene colpito da una delle sue frecce appuntite e cade al suolo, letteralmente, sopraffatto dalle ragioni del cuore a cui neppure lui, dio del raziocinio, può scappare. Proprio l’incomprensione e la fuga sono due degli elementi sempre presenti nella coreografia di questo ballo; sgomento dinnanzi la forza di un amore cieco, inevitabile quanto inarrestabile, sia per chi improvvisamente lo sente esplodere nel cuore con un dolore quasi fisico, sia per l’oggetto di questo anelito che non si spiega un cambio di comportamento tanto repentino. Innegabile la bravura dei ballerini durante l’esibizione nel far trasparire i sentimenti dei loro personaggi, non soltanto con la tensione dei corpi in moto, ma anche con il semplice sguardo perso nel vuoto dell’incomprensione. Poi la fuga mista alla paura, la fretta di scappare da ciò che non si conosce, ma anche quella di soddisfare un desiderio. La coreografia di Aurelio Gatti ha voluto concentrarsi sui sentimenti di un amore non corrisposto, sul senso di profonda incomunicabilità tra le parti, la mancanza di un dialogo che, se reso possibile, avrebbe messo in evidenza un amore puro e sincero da parte del dio, e non solo un bisogno carnale, come invece probabilmente temeva la ninfa. Solo un bacio a Dafne, prima che la corteccia ne copri anche le labbra «Ninfa penea, fermati, ti prego: non t’insegue un nemico; fermati! Così davanti al lupo l’agnella, al leone la cerva, all’aquila le colombe fuggono in un turbinio d’ali, così tutte davanti al nemico; ma io t’inseguo per amore! Ahimè, che tu non cada distesa, che i rovi non ti graffino le gambe indifese, ch’io non sia causa del tuo male!» – Ovidio La ninfa Dafne, a sua volta, era stata colpita da Eros con una freccia dalla punta arrotondata, pensata appositamente per non ricambiare l’amore di Apollo. Ne segue per la fanciulla una profonda incapacità di analizzare la situazione, spingendola istintivamente ad una fuga irrazionale e disperata. Si apre in Dafne un dialogo interiore, fatto di domande che non incontreranno risposte, attimi di curiosità frenati dalla paura e dalla prudenza, uno spasmodico desiderio di fuggire da quel dio che vorrebbe in realtà solo il suo benessere. Un ballo tra le sue insicurezze più intime che viene rappresentato in scena dalle due ballerine che interpretano […]

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Food

“Campania stories”: degustazioni di vino non solo per estimatori

“Campania Stories” è una rassegna di vini prodotti su territorio campano aperta agli operatori di tutta Italia dal 5 al 9 aprile. L’edizione 2018 ha proposto diversi eventi giornalmente per garantire un coinvolgimento totale a chi decide di partecipare a quest’avventura. Così ad incontri più teorici e concettuali con brevi lezioni di degustazione vini, si sono alternati momenti dedicati alla pratica delle conoscenze ottenute. “Miriade & Partners s.r.l.” ha promosso gli eventi con la partecipazione di 90 aziende, Main Sponsor Ais Campania e Media Partner Luciano Pignataro Wine Blog. I vari momenti della rassegna, dei tasting e dei seminari sono stati immortalati e riuniti dall’hashtag #iobevocampano, che ha inglobato anche le foto scattate in occasione delle escursioni nei territori e nelle aziende. Durante la giornata dell’8 aprile è stata organizzata per la stampa e gli estimatori dei vini una degustazione di bianchi e rossi. Nell’area appositamente allestita all’interno di Palazzo Caracciolo a Napoli, sono stati fatti accomodare i presenti e sono stati proposti elenchi di vini con le dovute caratteristiche. Impeccabili sommelier hanno servito la bevanda, mentre i presenti erano intenti ad odorare ed assaporare, a prendere appunti e discorrere sulle qualità ora di un vino ora di un altro. Bianchi tavoli eleganti colorati dalle diverse tonalità di vini rossi e bianchi in grandi calici, il tintinnio dei bicchieri e le voci sommesse degli appassionati hanno riempito le mura del palazzo, che negli anni hanno ospitato personaggi emblematici della città. “Campania Stories”: alcuni vini scelti dalla stampa Per un iniziale avvicinamento ai vini, sono stati scelti dai presenti due bianchi. Per il “Pietracupa” si tratta di “Greco di tufo”, quindi di vitigni greco al 100%, dell’annata 2017. E’ il territorio irpinio a donarci questo buon bianco profondo e minerale. Anche le “Ormere” è un “Greco di tufo”, deve il suo nome agli olmi, che sovrastano il paesaggio irpino. Di vitigni greco al 100% e dell’annata 2017,  è un buon vino fermo. Per la selezione dei rossi la scelta è ricaduta su diversi esemplari. Il “Collefasani”, di vitigni primitivo 95% e aglianico 5%, è un rosso del 2015 “Falerno del Massico Primitivo Lapilli”.  Di vitigni primitivo 100%, all’assaggio è morbido e persistente, mentre alla vista si mostra con un intenso rosso rubino. “Contrada salandra” è un rosso a base piedirosso dell’annata 2014. “Campi Flegrei Piedirosso”, vitigni 100% piedirosso, presenta al gusto una certa pienezza ma con un buon equilibrio, grazie alla sapidità del terreno lavico. “Bosco de’ Medici” è “Vesuvio Lacyma Christi Rosso Lavarubra” del 2016. Di vitigni piedirosso 85% e aglianico 15%, ha un gusto rotondo e persistente ed un profumo e un colore che richiamano la frutta rossa matura. “Aia delle Monache” è un rosso a base Casavecchia, “TDV Casavecchia Il gallo di fretta canta all’alba lontana”, di vitigni casavecchia 100%. Rosso porpora, al naso si avvertono frutti rossi freschi, è una bevanda decisa ed appagante, contraddistinta da un retrogusto agrumato. “Alois” è un rosso a base pallagrello nero, “TDV Pallagrello Nero Cunto Murella” del 2014, di vitigni pallagrello nero 100%. Ha profumi floreali e speziati di viola, […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Festival MANN, il Don Chisciotte di Gek Tessaro meraviglia i bimbi

Domenica il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha ospitato il teatro disegnato di Gek Tessaro, che ha raccontato in modo molto originale la storia del più temerario dei folli, “Il cuore di Chisciotte”. La cifra di questo artista è quella di unire diverse arti e portarle “ad altezza di bambino” per spalancare un mondo immaginifico fatto di sogni, valori e buoni sentimenti, tenendo sempre attento lo sguardo verso i più adulti, che pure possono assistere a questi spettacoli per tornare un po’ piccini e per alleggerire lo spirito. “Il cuore di Chisciotte” di Gek Tessaro: un tenero uccellino che vuole solo spiccare il volo Lo spettacolo racconta la storia di Chisciotte come una favola: un uomo che ha letto e ha riletto tanti libri fino ad averli tutti nella testa, mescolati, confusi, che gridano al coraggio, alla libertà, all’avventura, all’amore, alla difesa del mondo dai cattivi! Così un giorno Don Chisciotte della Mancia, vestito di ferro per proteggersi il cuore, cavalca per il mondo e nel suo lungo viaggio trova il senso della propria esistenza, vive tutti quei nobili sentimenti di cui aveva solo letto e porta strenuamente, anche a dispetto della logica, avanti la sua lotta contro il mondo. Il racconto è fatto di parole, colori, animazioni e musica in una dimensione lirica in cui il piccolo spettatore viene proiettato.  I sentimenti di Don Chisciotte e il procedere della storia si trasformano nella musica che scandisce i ritmi dei disegni, la musica si trasforma nelle parole di Tessaro che racconta la favola in rima, la favola si trasforma in immagini che l’artista realizza dal vivo e che vengono proiettate su un grande schermo illuminato nella stanza buia. Mentre il buio avvolge la sala e Gek volge le spalle alla platea, i disegni vengono realizzati con diverse tecniche per dar vita alle scene poetiche e bizzarre: acrilico, collage, acquarello, inchiostri e sabbia. Al ritmo delle note compaiono i segni, i suoni gravi corrispondono a pennellate più dense, gli acuti ai graffi, finché il brano finisce e il buio inghiottisce tutto, si eleva solo la voce narrante in attesa del disegno successivo e del procedere della storia. Talvolta la scena viene animata anche da ombre di sagome, personaggi cesellati nel metello o nel cartoncino, che prendono vita sullo sfondo disegnato. Come il momento dell’apparizione di Don Chisciotte che cavalca buffamente al tramonto seguito dalle esclamazioni di meraviglia dei bimbi in sala. Ma il teatro disegnato si fa apprezzare anche dai più adulti, adottando un linguaggio profondo e offrendo spunti di riflessioni. Così il folle eroe si spoglia delle costruzioni letterarie e mostra il suo cuore: un uccellino in gabbia desideroso di spiccare il volo, di seguire i propri sogni e di gettarsi nel mondo per vivere la vita anziché leggere millanta storie di cavalieri vigliaccamente seduto e sordo al mondo. Nel nero della stanza viene proiettato un intenso cielo blu e un ramoscello in fiore su cui le linee gialle del pennello tracciano e colorano la sagome di un uccellino, mentre nell’impeto della […]

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Concerti

Festival MANN, Roberto Vecchioni canta al cuore dei suoi “ragazzi”

Il 22 sera Roberto Vecchioni ha tenuto un concerto nel Salone della Meridiana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L’evento rientra tra quelli previsti dal FestivalMANN – Muse al Museo in 8 giorni dedicati alle più disparate espressioni artistiche e personalità d’eccezione. Il cantante durante questa edizione del Festival è stato anche nominato ambasciatore del Museo Archeologico dal Direttore del Museo Paolo Giulierini. Roberto Vecchioni è salito sul palco e l’evento ha assunto i connotati di una serata trascorsa tra vecchi amici che si rincontrano dopo tanto tempo. Un uomo tra gli uomini, non un mito, che ha portato con sé tutta la sua umanità, il suo carico di emozioni, mostrandosi senza maschere né difese sterili. Il peso dell’età, che pure avanza, non ha arrestato la sua marcia e sempre in groppa al suo Ronzinante lotta per la difesa dei sentimenti, dell’umanità, delle bellezze che l’uomo è capace di compiere, della poesia interna di tutti i suoi eterni “ragazzi”. Il professore rivolge uno sguardo gentile alla platea e non vede adulti – chi più, chi meno – seduti ad ascoltarlo, ma vede cuori senza età e con l’anima negli occhi pendere dalle sue labbra, in una magia di corrispondenze e commozioni. Festival MANN, Roberto Vecchioni canta il mito e l’animo umano Il concerto prosegue senza fretta, senza banali orpelli, senza spettacolarizzazioni e resta fedele allo stile essenziale del cantante. Tra le varie esibizioni dialoga con le persone sedute avanti a lui, scherza, racconta aneddoti di vita personale e ogni tanto sale in superficie l’attitudine da professore. Discorre del mito, che è l’essenzialità stessa delle cose, il racconto della scelta primordiale delle azioni e delle sensazioni che abbiamo tutti. Il mito è parola, nel momento in cui il suono invade il mondo, si propaga e da parola diventa storia. E quando nei suoi racconti raggiunge il climax dell’attenzione, quasi con incuranza, abbandona il discorso e si mette a cantare, con la leggerezza di un bambino nel cambiare gioco. La splendida Sala della Meridiana si riempie delle note e delle parole di Roberto Vecchioni e si mescola ai quadri, alle statue, alla storia, passato e presente. L’odore di marmo e bronzo ammoniscono che la storia non è morta ma è ancora viva, che noi siamo membri della razza umana e nutriamo gli stessi sentimenti e dubbi e paure e passioni degli antichi. Ed ecco che il professore torna a parlare dell’umanità, che nasce dai dubbi, dai problemi e dal volerli risolvere con la propria forza e il proprio senso della vita. Tra una canzone e una lezione si insinua la donna, tema caro a Vecchioni, sempre presente nelle sue canzoni e nelle sue riflessioni. Il suo conclamato amore per le donne gli ha portato, quasi per destino, solo nipotine e lui approfitta del concerto per omaggiarle ancora una volta. «Le donne hanno quel sentore di qualcosa di più alto – dice – di qualcosa che viene direttamente da Dio. L’amore di una donna è universale, è qualcosa che ti prende tutta perché tu […]

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Food

“Il San Cristoforo” con il nuovo ristorante “Line” offre un’esperienza unica

Alle pendici del Vesuvio, in un angolo bucolico della città di Ercolano – provincia di Napoli – sorge il Luxury Resort “Il San Cristoforo”. Circondato da circa 150 varietà di piante e rivoli d’acqua, si staglia nel verde lussureggiante il chiaro ed elegante complesso turistico appartenente alla famiglia Zeno, comprendente ampie sale per gli eventi, splendide camere per gli ospiti ed una lussuosa Spa. Il primo marzo i cancelli della struttura sono stati aperti ai giornalisti per presentare il nuovo ristorante a la carte “Line”, che ha scelto il giorno della festa della donna per l’apertura ufficiale. L’ambiente è intimo, con una capacità di 30 posti, circondato da un suggestivo agrumeto che d’estate ne può accogliere altri 30. Le distese di verde, che incorniciano il complesso, sono tagliate da piccoli sentieri che portano all’ingresso della struttura e al ristorantino, tinto all’interno di un rosso fiammante. Si respira tutta la natura e l’essenza del Vesuvio, dal rassicurante verde del parco, al rosso-lava degli interni. Il menù degustazione del “Line” de “Il San Cristoforo” La serata è trascorsa in un clima piacevole e sereno grazie alla superba organizzazione di Angela Merolla. Il menù degustazione presentato alla stampa ha avuto come filo conduttore i prodotti classici nostrani rivisitati dall’Executive chef Antonio Tecchia, dallo chef del “Line” Eduardo Giglio e dalla pasticcera Gelsomina Manna. Una cura particolare è stata riservata alla presentazione del piatto, sapientemente studiata in un preciso gioco di equilibri nei sapori, nei colori e nella disposizione dei singoli prodotti. Un ricco aperitivo ha dato il via alla degustazione con chips di riso dal sapore dei friarielli napoletani e dello zafferano, piccolissimi panini buns e molto altro. Uno degli antipasti che ha riscosso più successo è stato un piatto dalla disposizione quasi piramidale, l’uovo di quaglia ne è il protagonista, il suo sapore invade il palato e precede gli ingredienti sottostanti, in ordine tonno scottato, acciughe, maionese di acciughe, pomodorino confit e soncino disposti su una fresella. La cena vera e propria ha inizio con un piatto quasi architettonico, composto da triglia in camicia di guanciale, schiacciata di fave e le sue cimette, croccante spinacino e chutney di pomodoro. Le pietanze descritte sono state abbinate ad un Oltrenero Brut – Tenuta il Bosco, Oltrepò Pavese Docg, Pinot Noir vinificato in bianco, annata 2016 – e ad un Oltrenero Cruasè – Tenuta il Bosco, Oltrepò Pavese Docg, Pinot Noir, annata 2016 -. La degustazione è proseguita con un risotto al cacio, pepe, ostriche e lime ed un piatto di pasta mista – “Pastificio dei campi” – con piselli e pancetta affumicata, schiuma di provolone del monaco, fermentato limone dell’orto del ristorante e battuto di mazzancolle. A queste portate è stato abbinato l’Opimio Cru – Tenuta Ca’ Bolani, Friuli DOC Aquileia, Pinot Bianco, annata 2015. A seguire un altro piatto a base di pesce con un middine del mar nostro laccato al teriaky su pop-corn e insalatina di puntarelle abbinato ad un Sauvignon – Tenuta Ca’ Bolani, Friuli DOC Aquileia, annata 2016 -. In […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Dalí a Napoli, il Pan apre le sue porte al genio surrealista

Dalí è a Napoli! Il 28 febbraio è stata presentata alla stampa la mostra “Io Dalì” al PAN – Palazzo delle Arti Napoli, che sarà aperta al grande pubblico dal 1 marzo al 10 giugno. L’esposizione si incentra sulla figura poliedrica di Dalì attraverso disegni, video, fotografie, riviste e installazioni. Tutto è stato pensato per esaminare la sua principale opera d’arte: se stesso. La mostra è stata curata da Laura Bartolomé e Lucia Moni per la Fundaciò Gala-Salvador Dalì e da Francesca Villanti, direttore scientifico di C.O.R. – Creare, Organizzare, Realizzare – con la consulenza scientifica di Rosa Maria Maurell. Alla conferenza stampa erano presenti personalità d’eccezione come il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e l’Assessore Nino Daniele in rappresentanza del Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura e al Turismo, Montse Aguer, Direttrice dei Musei Dalì, Alessandro Nicosia, Presidente di C.O.R che ha realizzato la mostra, e Jesús Manuel Gracia Aldaz S.E. l’Ambasciatore di Spagna. Dalì: il surrealismo sono io «Il geniale pittore spagnolo, viene presentato in quest’occasione come un precursore dei tempi, un pioniere dell’arte del nuovo millennio; percepisce, prima di molti altri, l’importanza della cultura di massa e la trasforma in una piattaforma di promozione della propria opera, il palcoscenico dove poter declamare il proprio io. […] la mostra esplorerà l’anticonformismo di Dalì, analizzandolo come artista che sperimenta in tutti i campi della creazione, inclusi quelli più innovativi, come l’installazione e la performance.» – Luigi de Magistris, Sindaco di Napoli La prima opera d’arte di Dalì è se stesso, la chiave per comprendere tutto il suo universo. Già nell’infanzia, segnata dalla morte del primo Salvator Dalì, morto nove mesi e dieci giorni prima di lui, iniziò a sviluppare un ego smisurato per non morire nel confronto e nella competizione con la figura del fratello morto, che tornava puntualmente in vita nelle parole dei genitori. Un creatore che non si è fatto incasellare, che non è rimasto prigioniero di una sola espressione artistica. Ma libero pensatore, pittore, disegnatore, scrittore, amante della scienza, catalizzatore delle correnti d’avanguardia, illustratore, designer, cineasta, scenografo. Dalì è questo molto altro: la giustapposizione di se stesso e del suo personaggio, della realtà e della leggenda, della vita pubblica e di quella artistica. Sapiente pittore, grazie alle tantissime ore trascorse dipingendo e studiando, era interessato alla visione e alla percezione. Una delle caratteristiche della mostra, che subito cattura l’attenzione degli spettatori e desta sgomento, è la quasi assenza dei dipinti. Il motivo è presto spiegato. L’esposizione non si incentra sul pittore Dalì ma sull’artista vero e proprio, indagando l’immagine che ha voluto dare di sé, lo scarto tra la leggenda e la persona reale, il modo in cui si è voluto presentare al mondo tramite i mass media. L’enigma dell’uomo coi baffi «L’uomo con i baffi più assurdi della storia con gli occhi costantemente spalancati quasi in ogni fotografia, come a voler dimostrare che lui vedeva il mondo diversamente da tutti” ci consegna il più attuale dei messaggi, perché l’unico modo per guardare il mondo e continuare […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Alla Villa Domi di Napoli “L’amore è”!

Il 21 febbraio Villa Domi a Napoli ha aperto le porte ad un evento esclusivo, la settima edizione del Charity Gala promosso da Maridì Communication e che vanta come testimonial l’attrice Alessia Fabiani, prossimamente al cinema tra gli interpreti di “Loro”, ultimo film di Paolo Sorrentino, e Nelson, già premiato come autore dei testi della colonna sonora del film “Ammore e Malavita”, attualmente in nomination al David di Donatello come Migliore Canzone Originale per il brano “Bang, Bang”. Gli invitati, esponenti del mondo dell’impresa e delle professioni, sono stati accolti nella bellissima e suggestiva villa napoletana dal panorama mozzafiato. Un live di sax e un leggero buffet di apertura hanno creato la giusta atmosfera per introdurre la sfilata di moda del maestro Bruno Caruso – che ha presentato le sue creazioni “Haute Couture” e “Bride Collection” -, il defilé del maestro pellicciaio Umberto Antonelli caratterizzato da nuance brillanti e tagli originali e il debutto in passerella di “Citarelli” shoes – azienda da 20 nel mondo delle calzature e degli accessori in pelle-. Il Progetto “Ludoteca” per fare del bene La serata di gala a Villa Domi ha vantato la presenza di molti ospiti provenienti anche dal mondo dello spettacolo per sostenere il Progetto “Ludoteca” dell’Istituto Pascale di Napoli. Si è voluto porre l’attenzione su quest’iniziativa destinata all’accoglienza e all’intrattenimento dei bambini, figli di amici e parenti dei pazienti ricoverati. Il prof Gallipoli D’Errico, presidente LILT Napoli, dopo i ringraziamenti di rito ha spiegato nel dettaglio in cosa consiste il Progetto “Ludoteca”: «Il progetto è molto ambizioso, è un progetto che portiamo avanti da molti anni noi della “Lega Italiana nella Lotta contro i Tumori”, la LILT, presso l’Istituto Pascal. E’ un progetto che vede la presenza di una ludoteca in un istituto che non cura bambini, quindi è veramente un qualcosa che ci invidiano molti paesi, perché è normale che una ludoteca sia in un ospedale pediatrico, ma non è normale che sia in un ospedale dove possono accedere minimo i 18enni. Diversi anni fa con il professore Santangelo, abbiamo pensato alla possibilità che i pazienti, soprattutto le donne ricoverate, potessero aver vicino i figli, trattenendoli in uno spazio ludico dove potevano giocare e dove sono trattenuti da personale specializzato, psicologi, vigilatrici d’infanzia e volontari. C’è il fornetto per riscaldare le merendine, c’è il fasciatoio per cambiare i bambini più piccoli e poi una serie infinita di giochi. Il nostro motto è divertirsi è bene, divertirsi facendo del bene è bellissimo e voi state facendo una cosa bellissima, di questo vi ringrazio.» Ospiti e personalità a Villa Domi per sostenere il progetto  A sostenere questa bellissima iniziativa anche molti sponsor e esponenti dell’ambito medico scientifico. La dottoressa Matilde De Tommasis, farmacista da più generazioni che con il biologo nutrizionista Vincenzo De Honestis, ha illustrato i segreti alimentari  per una forma fisica perfetta ed una corretta “prevenzione”.  Per la cura del benessere psico-fisico dell’individuo con gli innovativi strumenti volti ad arginare l’handicap della sordità, le protesi acustiche di Otofarma SPA con l’AD Giovanna […]

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Food

Caffè Kamo, il caffè perfetto per ogni occasione

Il Caffè Kamo ha presentato al Grand Hotel Santa Lucia di Napoli la nuova linea delle cialde monodose. In occasione dell’evento sono state spiegate ai presenti le caratteristiche delle differenti varietà pensate per soddisfare sia i bisogni dei cosiddetti coffee lovers, sempre alla ricerche di nuove esperienze di gusto, sia di chi quotidianamente sfrutta la pausa caffè per ricaricare le energie. Specialmente a Napoli, dove nasce il Caffè Kamo, il caffè non è una semplice bevanda come un’altra, non serve solo a dare la “carica” necessaria, il caffè è un modo di concepire la vita: è augurare a se stessi e agli altri una buona giornata, è riscaldare il cuore insieme ad un sorriso, è dissolvere qualche angustia nell’aroma che emana, è festeggiare in compagnia, è rallentare il respiro durante una giornata troppo frenetica. Tutto questo l’azienda Projeko lo sa molto bene, quindi ha sviluppato diverse linee del Caffè Kamo a seconda di diversi palati, esigenze, orari e momenti della giornata. Le cialde monodose del caffè Kamo sono ispirate a tre vulcani La linea delle cialde monodose comprende quattro prodotti, i nomi dei quali sono ispirati a tre vulcani, eccetto il decaffeinato chiamato semplicemente “Deca”: “Tolima” dall’omonimo vulcano colombiano, è caratterizzato dall’aroma fine con sentori di nocciola tostata; “Tambora” dal vulcano indonesiano, ha un sapore equilibrato e segnato da delicate note di cacao; “Fuego” dal vulcano guatemalteco, ha un carattere deciso e un corpo consistente. La gamma dei prodotti Kamo si può suddividere in due grandi famiglie, la linea Al bar, formata dai prodotti “Ho.Re.Ca. Italia – con sei miscele – e “Ho.Re.Ca. Estero” per il mercato estero, e la linea A casa, costituita da cinque miscele di caffè in grani. Tutte le varietà vengono selezionate nei paesi d’origine e, successivamente, vengono tostate, miscelate e confezionate negli stabilimenti italiani dell’azienda. L’attenzione al dettaglio dei fratelli Rubino, fondatori della Projeko, si nota anche nel modo in cui il prodotto viene presentato al cliente. Infatti il design del packaging, una griglia a rombi che si scompone e ricompone sulle superfici, riprende le punte dei vulcani e i colori del caffè. Kamo: il caffè e la storia dei fratelli Rubino Michele e Marizia Rubino, sono due giovani che hanno ereditato la passione per il caffè ascoltando in casa il padre, Francesco Rubino, parlare della sua attività. Nel 1953 Francesco aveva avviato una piccola torrefazione a Napoli che poi, per la crescente domanda, aveva abbandonato per trasferirsi in una sede più grande. Un amore tramandato di generazione in generazione e giunto alla fondazione dell’azienda Projeko, che si occupa di realizzare il Caffè Kamo e di distribuirlo nel migliore dei modi; infatti il marchio Kamo viene diffuso tramite diversi canali, grazie ad hotel, ristoranti e caffetterie, ma anche con la vendita al dettaglio in negozi specializzati e con l’uso di internet e dei social. L’attenzione e la curiosità degli amanti del caffè sono soddisfatte da costanti aggiornamenti sulle novità, rubriche, foto sui canali ufficiali e da eventi organizzati per consentire la degustazione gratuita dei prodotti. Ma per chi il caffè lo ama di […]

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Bar Centrale 4.0 riapre e fa innamorare i vomeresi

Ha riaperto i battenti lo storico Bar Centrale in una nuova versione 4.0, in Piazza Ferdinando Fuga al Vomero, Napoli. Il bar è inglobato nella struttura della Stazione della Funicolare, riuscendo a trasformare nel suo punto di forza ciò che poteva renderlo un piccolo bar senza troppe prospettive. Il vincente progetto architettonico si deve alla bravura dell’arch. Alessandro Castellano in collaborazione con gli arch. Marco Russiello e Giuseppe Coloprisco e con CDS Ingegneria. L’ambiente si qualifica come un’estensione della Funicolare, riprendendone i motivi e i materiali usati non solo nel decoro delle superfici interne, nella pavimentazione e nel disegno della controsoffittatura, ma anche nella sapiente scelta degli arredi. Entrando nel Bar Centrale 4.0 il cliente è subito colpito dall’atmosfera, che rimanda ai primi Caffè degli anni Trenta, e dai piccoli dettagli che ricordano la location della Funicolare, come le scritte a neon sospese in alto con riferimento alle fermate della Funicolare che collega il Vomero a Via Toledo. Bar Centrale 4.0. Non solo un Caffè ma un’oasi di ristoro La famiglia Reginelli, fondatrice dell’attività, con questa ristrutturazione del bar punta in alto e sembra essere capace di soddisfare le aspettative, proponendo il bar non solo come un luogo dove prendere un buon caffè ristoratore, ma anche come una piccola ed graziosa oasi dove trascorrere il tempo serenamente sorseggiando un cocktail, un tè caldo o ancora dove sostare per un light lunch o un aperitivo. Un punto d’incontro per sedersi e incontrare gli amici seduti ai tavoli sistemati all’esterno, oppure per ordinare al bancone. All’interno mentre si sorseggia una bevanda, è possibile anche osservare l’installazione agganciata al soffitto in movimento perpetuo, dedicata ad esposizioni estemporanee a tema programmate di mese in mese. Mentre per gli amanti del cinema e delle arti visive, il Bar Centrale propone videoproiezioni di film rari e antologie fotografiche. Una ristrutturazione che cambia il concetto stesso di “bar”, e lo sottolinea accostando al nome il 4.0, che ne indica la nuova versione migliorata. «Quattro Punto Zero non è solo una cifra di tendenza – affermano i soci Marco Reginelli e Mario Rubino – ma una dicitura che trova riscontro reale in tutte le nuove specialità e in tutte le nuove idee messe in campo, a cominciare dal nuovo lay out del locale.» Le prelibatezze presenti nel menù Le novità non risiedono solo nella struttura architettonica e nel design, ma anche nei servizi proposti, puntando anche ad una maggiore attenzione e cura del menù. Il Bar Centrale 4.0 consente a chi desidera assaggi più sostanziosi, i salati, i “Boccaccielli” di Pietro Parisi di vari gusti, la “Scarpetta Autorizzata” novità esclusiva,  brevettata e progettata da Mario Rubino – una sorta di vassoio personale da poter reggere con una mano sola e da poter portare con sé, comprendente tutto il necessario con pane, sugo, verdure, forchette e bicchiere di vino -. Il menù è arricchito anche dalle pietanze inventate da Salvatore Falco, tra cui tartare, cous cous, roll, insalate e terrine. Immancabile il dolce per il quale c’è vasta gamma […]

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“Pino Daniele”: il libro di Jacopo Ottenga Barattucci che riscopre Pino a partire dal sentimento

Il 13 gennaio la nota “Libreria Raffaello” a Napoli ha ospitato la presentazione del libro “Pino Daniele. Dove tutto ha senso c’è sentimento” di Jacopo Ottenga Barattucci, edito dalla casa editrice partenopea Kairós Edizioni. Il libro è il risultato degli studi dell’autore, classe 1993, in “Linguaggi della musica, dei media e dello spettacolo” e delle conoscenze musicali acquisite con il diploma in pianoforte ottenuto al Conservatorio di Pescara. Autore di racconti e collaboratore con testate giornalistiche online, Jacopo ha dato fondo a tutta la sua passione nella stesura del libro ed ha così travolto col suo entusiasmo quanti hanno avuto modo di leggerlo in anteprima. Gli interventi durante la presentazione di Jacopo Ottenga Barattucci  Desta meraviglia il beneplacito di Gino Giglio, percussionista e amico di Pino Daniele, compagno di classe di quella famosa 5C, e uno dei pochi ad aver veramente conosciuto Pino, l’uomo e non solo l’artista. Nella prefazione scrive : «In questo libro […] l’autore descrive, con attenta analisi, le ispirazioni che hanno condotto il cantautore napoletano alla stesura dei suoi brani. Con ammirevole profondità d’animo, Jacopo Ottenga Barattucci coglie l’esatto senso poetico di alcuni capolavo­ri di Daniele, che io, essendo stato suo vecchio amico, ho condiviso in pieno».   Parole lodevoli che ha pronunciato anche dinnanzi alla platea riunita per la presentazione del libro. Lieto di appoggiare il giovane capace di cogliere il sentimento che ha ispirato il cantante a scrivere le sue canzoni, si è lasciato andare anche in simpatiche confessioni ed aneddoti che ritraggono un Pino ancora giovane, dagli occhi pieni di sogni e ignaro dell’impatto che avrebbe poi avuto nel mondo della musica italiana. Alla presentazione, moderata dal giornalista Giuseppe Giorgio, ha presieduto anche Rosario Jermano, musicista e collega di vecchia data di Pino Daniele. Il suo apporto all’incontro si è incentrato maggiormente sugli aspetti tecnici della loro collaborazione e, tra vari aneddoti ambientati in studi di registrazione e risalenti alle prime tracce, ha delineato il profilo del Pino artista, ormai consapevole della strada che stava percorrendo. Gli interventi dei due musicisti hanno, quindi, raccontato Pino Daniele sia come uomo che come artista, esattamente come Jacopo Ottenga Barattucci si era ripromesso di fare con il suo libro, e a quanto pare riuscendoci. “Pino Daniele” non è una biografia né una discografia, ma un’analisi a tutto tondo del cantante, ripercorrendo il suo percorso artistico e il sentimento che lo ha guidato passo dopo passo nelle sue produzioni. Dopo una prima parte in cui viene raccontata a grandi linee la carriera del cantautore, Jacopo si sofferma sulle canzoni raggruppandole per temi. Ne risulta che il filo conduttore è il sentimento, capace di riunire le inevitabili contraddizioni dell’animo di Pino: l’amore e l’odio per la sua terra natale, i diversi sguardi destinati alla figura femminile, l’oscillazione tra appocundria e alleria. È stato un piacevole incontro dai toni pacati e sereni, che per un attimo ha fatto rivivere Pino Daniele. Una chiacchierata sincera e appassionata, che ha spazzato via le tante e vuote parole snocciolate alla morte dell’ amato cantante partenopeo, e ha ricollocato sotto la giusta luce […]

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Il Centro Health Park di Napoli conduce alla bellezza passo dopo passo

Il 14 dicembre a Napoli è stato organizzato un pomeriggio all’insegna del benessere, della bellezza e della salute. L’Health Park – Andrea Grimaldi Group ha organizzato un friendly drink e ha colto l’occasione per introdurre i presenti nel mondo della chirurgia estetica e per rispondere ad alcune delle domande che le donne si pongono guardandosi allo specchio. Belli sì, ma senza correre rischi inutili Il gruppo Health Park di Napoli fa della sicurezza il suo marchio distintivo, non a caso si è aggiudicato il certificato di eccellenza bureau veritas 2017, proprio per l’attenzione rivolta alle metodologie di sicurezza impiegate durante gli interventi e nel pre e post operatorio. Il centro ha collaudato un proprio metodo, volto a seguire da vicino il paziente passo dopo passo, accertandosi che sia sicuro di volersi sottoporre ad un’operazione e dissipando ipotetici dubbi e paure, sempre all’insegna della trasparenza. Durante il primo consulto viene delineato un percorso personalizzato e in un secondo momento, il paziente viene guidato, nei passi precedenti e successivi all’operazione, da un’infermiera. Prima di procedere con l’intervento, è buona norma fare tutti gli esami prescritti dal medico di riferimento, poi il paziente viene ricoverato in una delle struttura del gruppo. La fase post-operatoria dura sei mesi e prevede controlli e incontri durante i quali sono forniti consigli e suggerimenti. Tutti questi step sono stati pensati per preservare sia fisicamente che psicologicamente, chi decide di sottoporsi ad un intervento. Un centro che opera in più campi Il gruppo lavora in più direzioni. Oltre a possedere più strutture per le diverse attività mediche e in diverse città d’Italia – tra cui Milano e Firenze – promuove anche attività di ricerca scientifica. L’indagine si orienta verso lo studio di nuovi ausili e di nuovi prodotti nel campo del wellness. Health Park può vantare anche collaborazioni importanti per tali ricerche, come quella con il dipartimento di Chirurgia e Medicina Estetica del Queen Mary Hospital. Un percorso di benessere che si rispetti, non cura solo l’aspetto esteriore del corpo, ma sana anche il suo interno, l’anima che contiene. Quindi il centro non poteva fare a meno di fornire anche trattamenti in Spa. Anche in questo caso, si prevede la stessa attenzione al paziente e le tecnologie usate sono sempre al passo con le ultime innovazioni nel campo. Viene individuato il quadro fisiologico complessivo del soggetto, così da modellare il trattamento estetico migliore. Non finisce qui, perché il centro Health Park ha anche creato una propria linea di prodotti, in modo da seguire il paziente anche una volta tornato a casa. Si tratta di un negozio provvisto di prodotti Cosmeceutici naturali e biologici, che vengono consigliati dal personale. Sono messi in vendita prodotti cosmetici che interessano diverse aree del corpo – viso, gambe, capelli e corpo – ed anche integratori alimentari. Il Gruppo Health Park di Napoli – Andrea Grimaldi Group In un clima rilassato e sereno, tra un aperitivo e un sorriso, è avvenuto l’incontro con lo staff. A spiegare i vari trattamenti offerti dal centro e […]

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Donna Luisella: pizza e fritto gourmet e senza glutine a Napoli

Domenica è stata inaugurata a Napoli Donna Luisella, in corso Secondigliano 151 dell’omonimo quartiere. Così la cucina gourmet investe anche il settore della friggitoria, facendo sue le necessità dei clienti, anche celiaci e intolleranti al lattosio. Donna Luisella è una donna forte che si è lanciata con passione insieme alla sua famiglia – i pizzaioli Mirco e Danilo Fusco, la sorella Federica e il papà Claudio – nel mondo dell’imprenditoria, in un quartiere ancora periferico e su un territorio con molte problematiche. Col tempo, tanta pazienza e perseveranza si arriva sempre più lontano, e così ora è stata inaugurata una terza sede, dopo le due precedenti sorte al corso Secondigliano 144 e al corso Vittorio Emanuele 9. Il nuovo locale nasce di fronte “Benvenuti al Sud” e si concentra prevalentemente sulla cucina da asporto, ma ricorrerà anche alla sala della pizzeria storica per far accomodare la clientela durante le degustazioni. Un’attività che si propone di valorizzare il territorio di Secondigliano e che si mette a disposizione anche per aiutare i giovani. Fabiana Costa, presidente dell’Associazione Alabarè, ha voluto presenziare all’inaugurazione in segno ringraziamento verso la famiglia Fusco, che ha messo a disposizione il nuovo locale per tenere dei corsi dedicati ai giovani e per avviarli al lavoro. Presente anche Attilo Albachiara, presidente dell’Associazione Mani D’oro ed organizzatore del Trofeo Pulcinella, per sostenere questo progetto e i fratelli Fusco, già vincitori delle prime due edizione del Trofeo Pulcinella. Donna Luisella: il senza glutine a Napoli diventa gourmet Il taglio del nastro azzurro all’ingresso ha segnato ufficialmente l’apertura di questo locale, grande quanto basta per una produzione da asporto e attento alle intolleranze. È, inoltre, provvisto di un angolo separato comprendente un forno, in modo da evitare possibili contaminazioni e produrre pizza e frittura gluten-free, senza alcun rischio per i clienti celiaci. Donna Luisella si contraddistingue per la qualità delle materie prime e il rispetto per la tradizione e i sapori di una volta, guadagnandosi tanti consensi da decidere di creare un vero e proprio marchio. La serata organizzata per far conoscere la nuova sede ha permesso anche di inaugurare le frittatine gourmet, declinate in cinque diverse versioni:  alla bolognese, con un cuore di salsiccia e friarielli, con polpette, alla genovese e con ripieno di parmigiana di melanzane. A conquistare i presenti anche buonissime pizze, tra le quali quella al baccalà, da sempre proposta come la tradizionale di Donna Luisella e quella al pesto che si distingue per l’impasto più sottile e leggero. Immancabile la pizza fritta, anche senza glutine, e una nuova prelibatezza culinaria pensata per inaugurare al meglio il locale: babà ripieni. Dall’impasto meditato per avere la giusta consistenza e il giusto sapore, con ripieni di salsicce e friarielli oppure alla genovese con polpettine, sono stati una piacevole scoperta per il palato. Tutto dà l’idea di un menù elaborato per non far mancare nulla ed offrire una scelta vasta ma non dispersiva. Un locale per farsi coccolare dal buon cibo, per tornare a casa sicuri di assaporare prodotti salutari e gustosi. Un […]

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Osteria Partenope: un piccolo ristorante di pesce nel cuore del Vomero

Presso l’Osteria Partenope, in via Cimarosa 56 al Vomero di Napoli, l’ospitalità e il buon cibo sono di casa. Un piccolo corridoio introduce al locale che il 26 novembre ha compiuto tre anni e ha avuto già tanti consensi da parte della clientela da potersi espandere ulteriormente con una nuova sala. Parola d’ordine: passione Il compleanno del piccolo ristorante è stato una serata piacevole, trascorsa in una familiare atmosfera conviviale. Il proprietario Fabio Messina, tra una degustazione culinaria e un assaggio di vino, si è lasciato andare a racconti sulla nascita dell’osteria e sulle sue ricerche culinarie. Tutto ha inizio quando decide di allontanarsi dall’attività della famiglia, sempre in ambito gastronomico dal ’38, per inseguire il suo sogno, per cominciare la sua avventura, finalmente. Tanta passione, tanto lavoro e un pizzico di fortuna gli hanno permesso di dar vita ad un progetto ambizioso: l’apertura di un ristorante in tempi di crisi economica e in un posto che solitamente punta di più sullo street food. Ma la voglia di una nuova sfida ha la meglio, e le prime soddisfazioni arrivano proprio dalla clientela, seguita a ruota anche dai familiari, in un primo momento diffidenti e preoccupati per la realizzazione di un sogno così rischioso. L’Osteria Partenope accoglie il cliente a pranzo e a cena e la passione del proprietario, la voglia di crescere ed imparare sempre nuove cose coinvolge e contagia, ricevendo così il sostegno da parte dei clienti. Regno delle Due Sicilie: le materie prime L’Osteria Partenope nasce volgendo uno sguardo al passato, alla storia, al Regno delle Due Sicilie. A partire dalle decorazioni del locale, dai quadri, che richiamano i due grandi vulcani, “Vesuvio” ed “Etna”, fino alla preparazione dei piatti e nella scelta delle materie prime. Segno distintivo delle proposte dello chef è la ricerca del prodotto di qualità, che spesso proviene proprio dalle terre e dal mare una volta uniti sotto la stessa bandiera del Regno. La passione del proprietario per il mare si traduce in un menù che propone soprattutto, ma non solo, pesce fresco e crudi. Lo staff giovane è diretto in cucina dallo chef napoletano Giancarlo Musto, che in occasione del compleanno, ha dato prova della sua bravura con una serie di piccole degustazioni di mare e pensati abbinamenti di vini. Sono stati proposti tanti piccoli assaggi: parmigiana di melanzane con provola,parmigiano Grana in un ragù; polipo con patate, sedano ed olio extravergine di oliva; carpaccio di tonno con tartufo, prezzemolo e sale dell’Himalaya; tartara di carne con capperi, aceto, olio, sale e una foglia di timo appoggiata sopra; fagioli alla messicana con crostini e salsicce di maiale nero; tartara di ricciola condita con l’arancia; ostriche; mezzi paccheri con ragù; e infine alici fritte.

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“Cenando sotto un cielo diverso”: street food solidale

Si è tenuta il 16 novembre la conferenza stampa per presentare “Cenando sotto un cielo diverso”. Una cena benefica che si rinnova ogni anno e che di volta in volta raccoglie i fondi per diverse cause. In quest’occasione, sono destinati ai bambini ricoverati nel reparto di nefrologia e dialisi dell’ospedale Santobono Pausilipon di Napoli. L’incontro ha fornito delucidazioni sull’organizzazione dell’evento e un’anticipazione su quella che sarà la location per la cena. Cenando sotto un cielo diverso: una cena nel segno dell’inclusione e della beneficenza “Cenando sotto un cielo diverso” è un evento che viene organizzato due volte nell’arco di un anno, prevedendo un’edizione estiva, ospitata sempre dal bellissimo Castello medioevale di Lettere, e una invernale “on the road”, presso una location di volta in volta diversa per valorizzare al meglio tutto il territorio campano. Per questa settima edizione si è deciso di mostrare le bellezze dell’antica città di Pompei. La sera del 3 dicembre i piatti saranno portati sulle eleganti tavole del ristorante “Tiberius“, situato vicino i famosi scavi archeologici. Una location raffinata per gustare le migliori pietanze dello street food campano, grazie al magistrale lavoro di circa 100 chef, pizzaioli, maestri panificatori, bar tender e produttori. La kermesse punta sulla valorizzazione del patrimonio enogastronomico campano -concentrandosi sui frutti del territorio nel corso delle quattro stagioni-, e delle figure professionali che li lavorano, sulla divulgazione degli attrattori turistici della Regione e sull’inclusione sociale di soggetti svantaggiati. Con il guadagno ricavato dalla serata, verranno acquistati dei giochi per i bambini del reparto nefrologico dell’ospedale Santobono Pausillipon di Napoli. I doni saranno consegnati la settimana successiva l’evento dalle mani dell’attore, regista, autore e sceneggiatore Francesco Albanese, anche ospite della serata. Bisogna andare oltre la diversità A presenziare la conferenza, lo chef Danilo Di Vuolo e i due stellati Giovanni De Vivo e Michele De Leo, che con la loro bravura rappresentano la cucina italiana nel mondo e che hanno accettato di partecipare all’iniziativa «per un sorriso», quello che illuminerà il volto dei ragazzi diversamente abili delle associazioni coinvolte e dei bambini a cui saranno donati i giochi. Sin dal 2013 l’associazione “Tra cielo e mare” si è occupata di raccogliere fondi per i soggetti più deboli della società, quelli esclusi, svantaggiati, che vivono in condizioni di disagio difficili da affrontare. Proprio dalla marcata sensibilità alla problematica, è nata la spinta per prendere parte a questa cena e per organizzare la kermesse. Infatti “Cenando sotto un cielo diverso” fa riferimento proprio al loro cielo, che in fondo non è tanto diverso dal nostro, sostenendo molte associazioni di volontariato tra cui,  “I Disabili di Gragnano”, “L’Aliante”, “Abili alla Vita” e “Amaranta”. L’ideatrice dell’iniziativa è la psicologa ed esperta di food e beverage, Alfonsina Longobardi, che sin dall’inizio ha sempre creduto nelle potenzialità del territorio e si è battuta, anche con l’organizzazione di altri eventi, per metterlo in risalto. Riguardo il risvolto benefico della cena, dichiara: «Noi vogliamo portare luce sul territorio, sul disagio della diversità, ma una diversità intesa come persone speciali, io credo che ognuno di noi una persona speciale. Non vedo il disagio negli altri, forse lo vedo nelle […]

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