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Liceo Caselli-Palizzi: 3 curiosità da sapere

Liceo Caselli-Palizzi: 3 curiosità da sapere

Il liceo Caselli-Palizzi si configura come un vero e proprio polo delle arti, situato nella parte retrostante della chiesa di Piazza del Plebiscito. Si tratta di una struttura  monumentale che conta su un patrimonio artigianale, custode di una parte storica della realtà partenopea, nota a pochi. L’istituto Caselli è situato nel Real Bosco di Capodimonte, dove, un tempo sorgeva la Real Fabbrica della Porcellana. Il liceo Palizzi, invece, si trova nei pressi della parte alta di Via Chiaia ed è stato edificato su una struttura antica. Le due sedi permettono di congiungere più ambiti insieme: l’arte ceramica, la storia monastica e le conseguenze del dopoguerra a Napoli. Di seguito vi sono tre curiosità sul liceo Caselli-Palizzi che dovresti sapere. 

1. Il Museo della Porcellana e la didattica d’oro

Manufatti in porcellana dell’Istituto Palizzi (Gianluca Panagia)

Non tutti sanno che all’interno della sede di Capodimonte è custodito un vero e proprio museo, il MUDI (Museo Didattico dell’Istituto Caselli). Non si tratta di una semplice esposizione, ma di una collezione inestimabile che raccoglie i modelli originali, i calchi e le opere in porcellana realizzate dagli studenti e dai maestri nel corso di oltre due secoli. Passeggiare tra queste teche permette di osservare la porcellana “biscuit” di Capodimonte in tutte le sue fasi di lavorazione. È un archivio vivente che racconta come Napoli sia diventata una delle capitali mondiali della ceramica. Alcuni dei forni storici sono ancora presenti e testimoniano l’evoluzione di una tecnica che oggi viene insegnata con macchinari moderni, ma mantenendo lo spirito dei grandi maestri del Settecento che servivano la corona borbonica.

2. Dal silenzio del Convento al “Collegio” delle Arti: tra le curiosità sul liceo Caselli-Palizzi

Pavimento maiolitcato di una delle sale del M.A.I. (Anna Mechsheryakova)

Mentre il Caselli nasce come fabbrica, la sede del Palizzi ha un’anima profondamente spirituale. L’edificio sorge infatti nell’antico Complesso del Convento di Santa Maria della Pace. Prima di diventare il tempio del design e delle arti applicate, questi corridoi ospitavano i monaci e il silenzio della preghiera. Con la soppressione degli ordini religiosi, la struttura fu riconvertita e divenne, verso la fine dell’Ottocento, la sede del Museo Artistico Industriale voluto da figure come Gaetano Filangieri. È affascinante notare come la scuola abbia mantenuto un’impostazione da “collegio d’eccellenza”: l’architettura conserva ancora i tratti monastici, con i suoi chiostri e la solennità degli ambienti. Questa stratificazione storica fa sì che gli studenti di oggi disegnino e progettino all’interno di sale che un tempo erano refettori o celle, trasformando la disciplina religiosa in disciplina artistica. Il Palizzi non è solo una scuola, ma l’erede di un “collegio delle arti” che ha formato i più grandi artigiani e progettisti della città.

3. I segni della guerra: la facciata “ferita”

Facciata dell’ingresso del plesso Caselli nel Parco di Capodimonte (www.iscasellipalizzi.edu.it)

L’episodio più visibile e toccante, documentato anche dalle memorie storiche cittadine, riguarda la facciata dell’istituto Caselli a Capodimonte. Durante la Seconda guerra mondiale, Napoli fu tragicamente bersagliata dai bombardamenti alleati. Il 4 agosto 1943, una bomba cadde proprio nel Real Bosco, colpendo l’edificio che ospitava la scuola. La particolarità, che rende questo edificio una testimonianza a cielo aperto, è che durante i successivi restauri si è deciso di non cancellare del tutto i segni di quel disastro. Osservando attentamente la facciata, si possono ancora scorgere le cicatrici lasciate dalle schegge e i punti in cui la muratura è stata reintegrata. Vedere gli studenti entrare ogni mattina passando sotto quelle mura ferite carica l’esperienza scolastica di un significato profondo: è un promemoria costante della fragilità della bellezza e della capacità della cultura napoletana di rinascere, letteralmente, dalle proprie macerie.

 

Fonte: Istituto Superiore Polo Delle Arti Caselli Palizzi (https://www.iscasellipalizzi.edu.it/)

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