Negli ultimi decenni, la città di Napoli è stata interessata da profonde trasformazioni legate ai flussi migratori internazionali. Queste dinamiche hanno inciso profondamente non solo sulla composizione demografica che è mutata nel corso degli anni, ma anche sulla configurazione del tessuto urbano, in particolare nelle zone di piazza Garibaldi, San Lorenzo, Vasto, zona Industriale e Porta Nolana, che sono caratterizzate da una vasta presenza di comunità straniere.
Passeggiando in quei posti, emerge con forza un dato: le comunità migranti si sono perfettamente integrate, almeno apparentemente, nel contesto partenopeo contribuendo a ridefinirne identità e spazi.
Un caso emblematico è quello della pasticceria Lauri, fondata nel lontano 1936 e situata in via Bologna, proprio dove ha luogo un importante e bellissimo mercato in cui si vendono cose di principale provenienza senegalese.
Qui la tradizione napoletana incontra e abbraccia nuove esigenze culturali: dolci della tradizione napoletana – babà, sfogliatelle, pastiere – vengono proposti in chiave halal, accanto a specialità come il baklava. Un adattamento ed una innovazione nati dal dialogo quotidiano con una clientela sempre più multiculturale e multiconfessionale.
Accanto alle pasticcerie si moltiplicano macellerie halal, ristoranti etnici, botteghe di fruttivendoli e parrucchieri con le insegne scritte in arabo e, il Mercato Arabo, situato accanto al bar Viva Napoli, diventa un esempio concreto di come attività economiche e identità culturali riescano a convivere e si intreccino nella vita quotidiana del quartiere.
| Elemento sociale | Impatto sul tessuto urbano napoletano |
|---|---|
| Quartieri multietnici | Piazza Garibaldi, San Lorenzo, Vasto e Porta Nolana ridefiniti dai flussi migratori. |
| Integrazione gastronomica | Dolci tipici (babà, sfogliatelle) prodotti in versione halal (es. pasticceria Lauri). |
| Comunità islamica | Uso di Napoli come città di transito o residenza, con impatto sul paesaggio religioso. |
| Emergenza cimiteriale | Mancanza di aree per l’inumazione islamica (Sharī’a) e progetti bloccati a Poggioreale. |
Indice
- Nuove forme di convivenza nei quartieri
- Napoli tra migrazioni, Islam e nuove forme di appartenenza
- I cimiteri musulmani: una sfida ancora aperta
Napoli tra migrazioni, Islam e nuove forme di appartenenza
Il contesto napoletano, come noto, è caratterizzato da precarietà e mobilità maggiori rispetto ad atri territori italiani ed europei. I processi di marginalizzazione economica, politica e sociale incidono con più forza sulle condizioni dei migranti.
Tra essi, molti sono i migranti musulmani che, insieme ai figli dell’esperienza migratoria dei propri genitori, ancora compongono la larga parte delle comunità musulmane. Napoli è stata spesso una città di transito, di residenza provvisoria, per molti musulmani che poi hanno deciso di trasferirsi altrove. Essi hanno scelto o territori più promettenti in termini di stabilità economico-sociale, e tra essi le regioni del Nord Italia, o aree periferiche e provinciali campane nelle quali le condizioni, a partire da quelle abitative, sono migliori. Allo stesso tempo molti musulmani hanno deciso di restare, organizzare la propria esperienza religiosa e le proprie richieste ad essa relative da rivolgere alle istituzioni cittadine, hanno modificato il paesaggio religioso e urbano napoletano in particolare nell’area estesa di piazza Garibaldi.
È in questo doppio movimento che nascono le forme ancora inesplorate del vissuto religioso, tra chi si muove e chi resta, nelle relazioni di potere tra soggetti e spazi diversi, nell’inquietudine e nell’incertezza del divenire [1].
Il crescente ruolo dell’Islam nella realtà napoletana, frutto di un processo graduale di trasformazione sociale, viene reso noto anche in Napolislam, libro e docu-film (2015) nei quali Ernesto Pagano tratta di diversi napoletani che hanno trovato nel Corano una risposta all’ingiustizia sociale, al consumismo sfrenato, al blackout della speranza. La religione che hanno scelto, però, non è solo una fede: è un sistema di regole che viene da una cultura apparentemente lontana, eppure ormai così presente (Napolislam su Cinematografo.it).
I cimiteri musulmani: una sfida ancora aperta
Tuttavia, nonostante Napoli sia così a stretto contatto con il mondo musulmano da molti anni, nonostante abbia vissuto un processo di trasformazione profondo, vi è una criticità importante: non vi è la presenza di cimiteri adatti alla sepoltura di persone di fede musulmana.
Secondo la Sharī’a, complesso di regole di vita e di comportamento dettato da Dio per la condotta morale, religiosa e giuridica dei suoi fedeli, il corpo di un musulmano deve essere inumato e mai più esumato, in ottemperanza con quanto rivelato nel versetto coranico 55 della sura 20. L’inumazione garantisce il rispetto, l’inviolabilità e la sacralità del corpo del defunto. Tutto questo va in netto contrasto con il diritto italiano, il quale prevede l’esumazione della salma ogni 10 anni, nel caso ordinario, ogni 99 anni in caso straordinario di terreno dato in concessione. Tutto questo ha portato ad una divergenza dottrinale sulla sepoltura dei corpi in aree non musulmane. Da un lato, la commissione saudita ha proposto la sepoltura in cimiteri completamente islamici (di cui se ne registra presenza solo a Trieste) o il rimpatrio del corpo del defunto. Dall’altro lato, data l’assenza di cimiteri completamenti islamici, in contesti europei si è cercato di individuare soluzioni compatibili con le esigenze religiose della comunità musulmana, attraverso la creazione di aree riservate alla sepoltura. In Campania non si è registrata la presenza di cimiteri completamente musulmani, ma solo di spazi in cui è possibile inumare un certo numero di salme. Ad esempio, all’ingresso del cimitero di Avellino, è stata riservata alla sepoltura di fedeli musulmani un’area ad esso antistante. Si è stimato che essa possa contenere circa 20 salme.
A Napoli, invece, il progetto di creare un cimitero completamente musulmano è ancora all’attivo. Negli anni precedenti era stata individuata una possibile zona adatta alla creazione nei pressi di Poggioreale, ma la somma richiesta, di circa un milione di euro, non ha reso possibile l’esecuzione del progetto. Nonostante le difficoltà, la presenza straniera continua a crescere. Secondo i dati anagrafici, al 1° gennaio 2019, nel capoluogo partenopeo risiedevano oltre 60.000 cittadini stranieri, un numero quadruplicato negli ultimi vent’anni. Un segnale chiaro: la città è sempre più un crocevia di culture. D’altronde, Napoli non è nuova a questi processi. Già nel Novecento era un importante hub migratorio verso le Americhe.
Oggi, quella stessa vocazione all’incontro si rinnova, dando vita a una città che non smette di reinventarsi. Tra chi parte e chi resta, tra tradizione e cambiamento, Napoli continua a raccontare una storia fatta di contaminazioni. Una storia complessa, ma profondamente viva [2].
[1] Nicola Di Mauro, ‘’Comunità e città mutevoli. L’Islam e i musulmani a Napoli in epoca contemporanea. Un’indagine preliminare’’, OCCHIALÌ – RIVISTA SUL MEDITERRANEO ISLAMICO (N.12/2023)
[2] Fabio Amato, ’’Migrantes en Napoles, un laboratorio de conflictos y oportunidades’’, Proyecto y Ciudad, Revista de temas de arquitectura mediterránea

