Ad un anno esatto dalla Sentenza CEDU, il giorno venerdì 30 gennaio 2026, si è tenuta presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Napoli Federico II a Porta di Massa la conferenza stampa sulla crisi territoriale ed ambientale campana, altrimenti (e tristemente) nota come la Terra dei Fuochi, volta alla sensibilizzazione di una condizione allarmante che necessita attenzione e pretende interventi finora risultati inesistenti da parte dello Stato e delle istituzioni.
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Sintesi dei fatti: Terra dei Fuochi e Sentenza CEDU 2026
| Evento / Riferimento | Dettagli e Conseguenze |
|---|---|
| Sentenza CEDU (30/01/2025) | Condanna dell’Italia per violazione del diritto alla vita (Art. 2). |
| Impatto Sanitario | Aumento di tumori, malattie respiratorie e malformazioni congenite. |
| Richieste dei Comitati | Ticket ambientale, sorveglianza sanitaria e vigilanza sugli impianti. |
| Comuni coinvolti | 90 comuni tra le province di Napoli e Caserta. |
L’emergenza Terra dei Fuochi
La Terra dei Fuochi è diventata purtroppo una fraseologia angosciante che rimanda ad una realtà intrisa di dolore e di rabbia, la quale si riferisce amaramente allo stato pericoloso in cui versano – da troppo tempo ormai – le zone situate tra le province di Napoli e Caserta, in Campania. Più nello specifico, parliamo di aree completamente devastate dall’inquinamento ambientale causato dal traffico e dallo smaltimento illegale di rifiuti tossici e dannosi. Il nome deriva appunto dagli innumerevoli incendi di rifiuti che da decenni vengono appiccati al fine di smaltire materiali di scarto di origine industriale, tutto adempito illecitamente. Questo traffico di rifiuti bruciati senza controllo e gestito per anni dalla criminalità organizzata, ha comportato irreparabili conseguenze alla salute del territorio e dei cittadini locali. Infatti, diversi studi epidemiologici hanno purtroppo appurato un aumento cospicuo di tumori, malattie respiratorie e malformazioni congenite all’interno della popolazione. E non solo, i danni ambientali sono, se possibile, ancora più gravi. Il suolo e le falde acquifere sono stati contaminati da sostanze nocive quali diossine, metalli pesanti e rifiuti di natura chimica, compromettendo gravemente pratiche come l’agricoltura e l’allevamento. Nonostante le ingenti denunce ed i continui reclami da parte di organizzazioni ambientaliste supportate da medici e scienziati esperti, e nonostante sia stato emanato nel 2013 il Decreto Terra dei Fuochi, il problema persiste perché tutto ciò non basta più: l’urgenza è diventata un’emergenza sanitaria e territoriale che non si può più ignorare.
Il ricorso alla Sentenza CEDU
Il 30 gennaio 2025, è stato effettuato il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) nel caso Cannavacciuolo e altri c. Italia in merito alle manchevoli misure di contenimento e di interventi da parte dello Stato italiano per proteggere i territori interessati ed i suoi abitanti. In particolare, i ricorrenti hanno protestato la violazione dei seguenti articoli: articolo 2 CEDU (diritto alla vita), articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) ed articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo). La Corte, di tutta risposta, ha riconosciuto la violazione dell’articolo 2 CEDU ed ha quindi condannato l’Italia al suo fallimento nella gestione di un’emergenza di tali proporzioni, stabilendo delle misure obbligatorie entro due anni per affrontare la crisi della Terra dei Fuochi. Per consultare i testi originali della convenzione, è possibile visitare il portale ufficiale del Consiglio d’Europa.

Un anno dopo la sentenza CEDU: la conferenza stampa
La conferenza stampa di venerdì 30 gennaio è stata indetta perché l’attesa non risulta essere più un’opzione quando si tratta della vita e della salute di una popolazione e di un territorio fortemente a rischio. In aula al momento della discussione, sono intervenuti i rappresentanti del Comitato per la Dignità e per la Vita, mediati dalla giornalista e membro del comitato stesso Tonia Scarano, i quali hanno rivolto l’attenzione all’urgenza di una presa di responsabilità da parte delle amministrazioni e dei comuni, con l’obiettivo di evitare che la sentenza resti solo su carta senza possibilità di attuazione pratica.
«Non basta punire se non si cura. Non basta reprimere se non si previene. Per ora non è stato destinato nemmeno un euro alla salute di chi vive ogni giorno accanto ai rifiuti tossici. Eppure ciò che serve è urgente e vitale: un ticket ambientale per garantire visite gratuite, analisi del sangue per individuare le sostanze nocive e un sostegno concreto alle famiglie ferite da anni di incuria» afferma Luigi Costanzo, medico di base che da anni lavora nella Terra dei fuochi e presidente del Comitato per la Dignità e per la Vita, nonché Cavaliere della Repubblica.
Inoltre, l’organizzazione dell’evento è stato anche un pretesto per rendere noto l’invio di una lettera a tutti i novanta Comuni della Terra dei Fuochi, intenzionata ad un ulteriore sollecitazione e presa di coscienza sul controllo dei fattori ambientali, la sorveglianza sanitaria e, soprattutto, sulla vigilanza degli impianti dedicati al trattamento dei rifiuti, sia per quanto riguarda i nuovi che quelli già esistenti. La lettera è stata poi presentata sempre il 30 gennaio 2026 alle 17:30 a Scampia, nel corso dell’assemblea costituente del Forum civico “Per la tutela della vita e la rigenerazione dei territori”, un altro spazio dedicato alla supervisione dell’attuazione della sentenza CEDU.

Fonte immagini nel testo e in evidenza: Fabrizio Ferraro

