Onofrio Buccini, pittore e maestro dell’Ottocento, ha lasciato un segno profondo nella storia artistica del territorio di Marcianise grazie a opere di grande intensità espressiva come il Gruppo colossale della Sirena, Il Monumento funereo a Giovanni di Napoli, il Monumento alla Carità e gli affreschi civili e sacri che ancora oggi caratterizzano importanti edifici storici locali. Il suo linguaggio pittorico, sospeso tra rigore accademico e sensibilità narrativa, ha reso la sua figura una presenza imprescindibile nella memoria culturale del nostro patrimonio.
Nel Bicentenario della sua nascita, un dialogo intenso tra memoria storica e linguaggio contemporaneo prende forma nell’evento artistico che verrà inaugurato questa domenica, dopo l’installazione prevista per sabato mattina e l’apertura al pubblico nel pomeriggio presso la sede del Monte dei Pegni a Marcianise, la mostra vede la partecipazione di vari artisti del territorio, pronti a portare la loro arte.
L’ opera, dal titolo evocativo “Vibrazione monocromatica e sequenza bucciniografica”, è firmata dall’artista Anna Maria Piccolo, che propone un tributo capace di trasformare la celebrazione in un’esperienza viva, immersiva e partecipativa.
L’idea artistica
L’opera si inserisce nel filone dell’Op Art, corrente fondata sulla ripetizione ritmica e sulle illusioni percettive. Il volto del Maestro Buccini non viene presentato in modo diretto o tradizionale, ma scomposto, replicato e ricomposto attraverso una rigorosa sequenza modulare monocromatica. Ribaltamenti speculari, sfasature e accostamenti ritmici generano una vibrazione visiva che anima la superficie dell’opera. Il ritratto non si concede immediatamente allo sguardo: emerge gradualmente, come una presenza che si manifesta solo a chi accetta di abbandonare la fretta e concentrarsi sul fluire delle immagini.

Il ruolo dello spettatore
Anna Maria Piccolo ha concepito l’opera come una esperienza di relazione. L’osservatore non rimane semplice spettatore, ma diventa parte integrante del processo percettivo. È invitato a muoversi, a cercare l’angolazione giusta, a lasciarsi guidare dal ritmo della sequenza visiva fino a riconoscere il volto di Buccini. In questo dialogo tra sguardo e opera, l’immagine nasce e si completa. La percezione diventa scoperta, e la visione un atto partecipato che coinvolge mente ed emozione.
L’allestimento
L’ambiente espositivo è costruito come un percorso essenziale, studiato per valorizzare la forza espressiva dell’opera. Il controllo della luce accentua i contrasti del monocromo e amplifica le vibrazioni ottiche, trasformando lo spazio in un luogo di contemplazione attiva. Il pubblico è libero di esplorare lo spazio, sperimentando come il rapporto con l’opera cambi a ogni passo, a ogni variazione dello sguardo.
Tra memoria e contemporaneità
Il valore culturale dell’opera risiede nell’incontro tra epoche: la grandezza storica di Buccini si libera dalla dimensione museale per tornare a vivere attraverso un linguaggio visivo attuale. La commemorazione diventa così una pratica viva, capace di rendere la memoria esperienza sensoriale condivisa. Non si celebra soltanto un passato illustre, ma lo si riattiva nel presente, offrendo nuove chiavi di lettura emotive e intellettuali.
“Vibrazione monocromatica e sequenza bucciniografica” si configura come un autentico atto d’amore artistico, in cui passato e presente si intrecciano in un unico respiro visivo. Il dialogo tra il genio di Onofrio Buccini e la sensibilità contemporanea di Anna Maria Piccolo dimostra come l’arte riesca a superare i confini del tempo, trasformando il ricordo in esperienza viva. In questo spazio di luce e vibrazione, il pubblico non è chiamato solo a osservare, ma a sentire: perché quando l’arte diventa incontro autentico, il passato non si conserva, rinasce nel cuore del presente.

