Ariel Castro, anche conosciuto come ‘il mostro di Cleveland’, è stato protagonista di un brutale caso di cronaca nera americana che vede protagoniste tre ragazze: Michelle Knight, Amanda Berry e Gina DelJesus. All’interno di questo articolo scopriamo tutte le informazioni riguardo il caso del mostro di Cleveland.
Il mostro di Cleveland: le origini ed il rapimento delle tre ragazze
Ariel Castro nacque a San Juan, Porto Rico, l’11 luglio 1960. Quando era bambino, i suoi genitori divorziarono. Poco dopo il divorzio, Castro si trasferì negli Stati Uniti con la madre e tre dei suoi fratelli. La famiglia si stabilì in Pennsylvania, e in seguito si trasferì a Cleveland, Ohio, dove vivevano il padre di Castro e molti altri membri della famiglia allargata. Castro incontrò la sua futura fidanzata, Grimilda Figueroa, quando la sua famiglia si trasferì in una casa di fronte alla sua negli anni ’80. Da lei ebbe quattro figli e nel 1993 venne denunciato da Grimilda per violenza domestica: Grimilda sosteneva che Castro le aveva rotto il naso, le costole e le braccia, per poi farla anche cadere da una rampa di scale, spaccandole il cranio; lui, però, nonostante tutto ciò, non venne condannato. Nel 2002, poi, hanno inizio i rapimenti delle tre ragazze.
- Michelle Knight fu la prima ad essere rapita il 23 agosto 2002 a 21 anni, dopo aver lasciato la casa di un cugino. Ella accettò un passaggio da Ariel Castro, dichiarando che si sentiva abbastanza a suo agio perché lui era il padre di una sua amica. Il giorno della sua scomparsa era prevista la sua comparizione in tribunale per un caso di affidamento di minore che coinvolgeva suo figlio, all’epoca sotto la custodia dello Stato.
- Amanda Berry scomparve il 21 aprile 2003, il giorno prima del suo 17º compleanno. Berry fu sentita per l’ultima volta quando chiamò sua sorella per dirle che stava tornando a casa da lavoro a un Burger King, facendosi dare un passaggio.
- Gina DelJesus, scomparve all’età di 14 anni. Venne vista per l’ultima volta a un telefono pubblico alle 3 del pomeriggio del 2 aprile 2004, mentre tornava a casa dalla sua scuola media. DeJesus e la sua amica, la figlia di Ariel Castro, Arlene, avevano chiamato l’ex moglie di Castro, Grimilda Figueroa, per chiedere il permesso di fare un pigiama party a casa di DeJesus.
Tutte e tre le ragazze rapite sono state adescate da Castro con un meccanismo subdolo: lui le portava a fidarsi di lui o perché conoscevano sua figlia, o perché lui cercava di trasmettere l’aria da buon padre di famiglia, venendo poi brutalmente ingannate.
La prigionia
Egli condusse ciascuna a casa sua, le attirò dentro, le portò nello scantinato e le trattenne per 3 giorni ciascuna, senza dare loro cibo ed acqua. La casa era situata al 2207 di Seymour Avenue, nel quartiere residenziale di Tremont a Cleveland, poco lontano da dove erano state rapite. Durante la prigionia, durata fino al 2013, le ragazze scrissero dei diari in cui raccontavano che erano costantemente legate con catene a mani e piedi e rinchiuse in una stanza buia, con pannelli di legno inchiodati alle finestre per evitare che fuggissero. Rimanevano tutto il giorno incatenate al letto, al muro a una sedia ed erano continuamente picchiate e violentate da Castro.
Le donne, inizialmente per molti anni, non furono mai portate al piano inferiore, poiché Castro temeva che fuggissero o urlando avvisassero qualcuno, e le fece rimanere al piano superiore in tre camere da letto per molti anni. Non potevano disporre del bagno, l’igiene era carente ed erano costrette a usare alcuni secchi per i bisogni che venivano “svuotati di rado”. Erano nutrite con un solo pasto al giorno e potevano fare la doccia, al massimo, due volte a settimana. Purtroppo, per le violenze subite, durante questi undici anni, le ragazze ebbero vari figli dal mostro di Cleveland o comunque rimasero incinte: Michelle riferì alla polizia che Castro l’aveva messa incinta almeno cinque volte e le aveva procurato con violenza ogni volta un aborto, costringendola al digiuno e colpendola sul ventre con pesanti manubri da palestra o sbattendola contro il muro. Nel 2006 Amanda rimase incinta e Castro costrinse Michelle ad assisterla e ad aiutarla a partorire, minacciandola di morte qualora la bambina non fosse sopravvissuta. A differenza delle ragazze, occasionalmente la bambina veniva portata fuori di casa e veniva trattata amorevolmente, infatti chiamava Castro “papà” e conosceva la madre di Castro, che chiamava “nonna”.
La fuga e il salvataggio
Il 6 maggio 2013, Castro uscì, e Amanda Berry si rese conto che la porta era rimasta socchiusa, mentre la porta zanzariera più esterna era chiusa: in precedenza, Castro aveva messo alla prova le donne lasciando le uscite non chiuse a chiave. Qualora tentassero la fuga, le picchiava. Disse anche alle ragazze che era inutile tentare di fuggire perché porte e finestre erano allarmate con un antifurto. Di conseguenza, le ragazze erano terrorizzate che quella potesse essere un’ennesima prova e Amanda, attraverso la finestra della porta zanzariera chiamò aiuto, così da allarmare i vicini, Angel Cordero e Charles Ramsey, i quali sfondarono la porta esterna. Dopo essere stata liberata, la Berry andò a casa di un altro e chiamò il 911 dicendo: “Aiutatemi, sono stata rapita, sono la ragazza scomparsa da dieci anni. Sono qui e sono libera ora!”. Gli agenti di polizia entrarono nella casa di Castro e soltanto allora le ragazze, in un primo tempo diffidenti perché pensavano fosse una trappola del mostro, abbandonarono le stanze della prigionia e si mostrarono agli agenti. Tutte e tre vennero subito portare fuori da quella casa-prigione e ricoverate per accertamenti medici al MetroHealth Medical Center, venendo dimesse qualche giorno dopo.
Castro venne arrestato il 6 maggio 2013, e due giorni dopo venne accusato di quattro capi di imputazione per sequestro di persona e di tre per stupro. Furono denunciati ulteriori crimini, come l’omicidio aggravato per induzione intenzionale all’aborto, il tentato omicidio, l’aggressione e il rapimento per ogni giorno di prigionia. All’udienza di condanna del 1º agosto 2013, Castro venne condannato all’ergastolo e a oltre a mille anni di carcere, il tutto senza alcuna possibilità di libertà condizionale, e, solo un mese dopo egli venne trovato impiccato con un lenzuolo nella sua cella di detenzione presso il Correctional Reception Center di Orient, Ohio.

La casa in cui Castro viveva e aveva tenuto prigioniere le donne venne demolita il 7 agosto 2013. Dopo questa esperienza traumatica, durata oltre dieci anni, le tre donne fecero ovviamente fatica a tornare ad una vita normale: il 9 luglio 2013, le ragazze ruppero il loro silenzio pubblico per la prima volta dal loro salvataggio pubblicando un video in cui dichiaravano di ringraziare il pubblico per il loro sostegno. Il Cleveland Courage Fund, un conto bancario creato per aiutare le donne nella loro transizione verso una vita indipendente, raccolse circa 1,05 milioni di dollari al momento della pubblicazione del video. Michelle disse che dal suo salvataggio aveva cambiato legalmente il suo nome in Lily e aveva iniziato a farsi diversi tatuaggi per affrontare il processo di guarigione. Inoltre, rivelò che suo figlio era stato adottato mentre era in prigionia e che voleva programmare di vederlo una volta che sarebbe diventato adulto. Ella si è sposata nel 2016 e desidera aprire un ristorante ed adottare tanti bambini. Amanda e Gina, non avendo potuto terminare il liceo, ricevettero diplomi onorari dalla John Marshall High School nel 2015. Il caso ha sconvolto l’America intera tanto da far uscire un film nel 2015 chiamato proprio “Il mostro di Cleveland” e che vede protagonisti Taryn Manning nel ruolo di Michelle e Raymond Cruz nel ruolo di Castro.
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