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Eroica Fenice

città sublimate da Vilma Maiocco

Città Sublimate da Vilma Maiocco

A Castel dell’Ovo fino al 26 gennaio è esposto Città Sublimate, progetto di Vilma Maiocco a cura di Roberta Adolfo. Sono in mostra 46 opere della pittrice romana che con oli e smalti su tela, carta e tavola raccontano con suggestione i deliranti e congestionati spazi antropizzati.

Le opere di Vilma Maiocco presentate come Città Sublimate fanno parte di un bagaglio artistico formato dal 2011 al 2015. 

Solo le sale delle terrazze del castello riescono a scindere il legame tra i dipinti. L’intero lavoro è da considerarsi un’opera unica, non solo quindi la visione definita dai passaggi, dai mutamenti e dalle riflessioni dell’artista che ne hanno definito la cosiddetta maturazione. È facile osservare Città Sublimate legandoci agli archetipi, alle icone che aiutano nel riconoscere uno spazio metropolitano o cittadino, più difficile risulta distaccarsi dagli abachi che nella nostra mente si formano ogni qual volta sentiamo la parola città. 

Osservare le opere di Vilma Maiocco, con uno sguardo che supera la tridimensionalità dello spazio a noi consono, porta ad un’esperienza conoscitiva che va ben oltre la sola visione e riconoscibilità, bensì si riesce a ritrovare la dimensione affettiva degli spazi che ci apprestiamo ad attraversare nel nostro tempo. L’artista che ha lavorato molto sulla composizione dapprima, per una decomposizione poi, è approdata ad una terza fase di ricomposizione.

Roberta Adolfo, curatrice del progetto, ha spiegato l’attività dell’artista come un unico momento durato una manciata di anni, per rendere le città sublimate letteralmente.

La mostra, quasi a voler preparare il visitatore, inizia con le opere molto definite, nelle quali ancora vi è facilità nel distinguere i limiti delle città, che risultano chiare e ben contornate, soprattutto nelle prime opere come “La città dentro” e “Ritmi. Pensieri in movimento”, entrambe del 2011. I passaggi di ricerca, fondamentali per giungere alle ultime tavole delle Città Sublimate, un percorso artistico per nulla concluso, sono legati alle deliranti immagini delle metropoli costruite su se stesse, che richiamano molto i concetti di Rem Koolas racchiusi nel suo Delirious New York.

In “Metropolis” del 2013, come in “Capriccio” dello stesso anno, è riconoscibile la mano dell’individuo, il costruttore, in quanto artefice dello spazio che gli appartiene. Le sfumature, i cambi di supporto, l’assunzione di toni freddi e smorti, a volte poco brillanti, racchiudono forse la volontà di congelare il periodo, quasi a voler fermare il processo che è in corsa. Nelle opere che precedono il 2015, si nota come le città vogliono prevalere sulla mera forma. Da “Costruzioni irrisolte” attraversando “Fragile trasparenza” e passando per “Suggestioni” durante il 2014, s’intravede la possibilità di sfuggire alla gabbia delle irriverenti icone delle città: l’abitato, le parti che appartengono al suo intorno ed i suoi limiti. Si procede per una rottura della spazialità che coinvolge a pieno l’osservatore. L’artista ha lavorato sia con il movimento lineare che con le variazioni cromatiche per riuscire a rompere con la staticità, rilegata alla bidimensionalità del quadro visivo. Tale rapporto con la dinamicità è proprio riconoscibile nelle opere del 2015, le reali Città Sublimate.

Nei lavori che danno il titolo alla mostra, le immagini divengono eteree, intangibili, leggere, quasi sfuggenti. Si perdono i bordi che finora contornavano i paesaggi. Si nota una rinascita. I toni più accesi dell’inizio, anche se freddi, ritornano avvolgenti, ammiccanti.

La necessità di non vedere concluso il progetto con le Città Sublimate, deriva dal fatto che sicuramente s’intravedono nuovi schemi da abbattere, da sconvolgere e perché no, da rimodellare.