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Crisi climatica e migrazioni: il nuovo volto dell’emergenza globale

Immagine simbolica della crisi climatica

Uno dei temi più accesi e dibattuti nel nostro contesto quotidiano e internazionale è quello della crisi climatica. Un argomento del genere risulta essere molto delicato, non tanto per ciò che rappresenta in sé ma, piuttosto, poiché tocca materie che vanno dall’economia al lavoro, dalla politica alle migrazioni; insomma, è una questione che può essere collegato a tutti gli aspetti più importanti della nostra vita quotidiana. Una delle tematiche che però ha più impatto all’interno del nostro sistema globale è il collegamento con le migrazioni forzate. Infatti, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), nel solo 2023 oltre 20 milioni di persone hanno dovuto lasciare la propria casa a causa di disastri ambientali come inondazioni, incendi e siccità. In questo contesto è di fondamentale importanza parlare di crisi climatica e migrazioni, per due motivi principali: il primo è perché si riconosce il problema; il secondo riconoscere che non è solo una questione ecologica ma, piuttosto, una questione politico-sociale e umana.

Impatto climatico e migrazioni per area geografica

Area Geografica Fattore Ambientale Conseguenza Migratoria
Sahel (Africa) Avanzata del deserto Perdita mezzi di sussistenza agricoli
Asia Meridionale (Bangladesh) Innalzamento del livello del mare Spostamento delle comunità costiere verso le città
America Latina Uragani violenti Esodo di massa continuo

Crisi climatica e migrazioni nel Sud globale: le aree a rischio

Quali sono aree più colpite dalla crisi climatica che interferiscono nella movimentazione forzata di grandi gruppi di persone? La risposta è quella più semplice e scontata: il Sud globale. Un primo esempio è il Sahel (in Africa), dove l’avanzare del deserto sta mettendo in seria difficoltà l’agricoltura e, soprattutto, i mezzi di sussistenza non di migliaia, ma di milioni di persone. Un secondo esempio è quello dell’Asia meridionale. Il Bangladesh è un paese in seria difficoltà: in questo caso il fattore ambientale colpito è il mare, difatti l’innalzamento del livello del mare ha costretto intere comunità costiere a spostarsi verso le città. In ultima istanza troviamo l’America Latina che, trovandosi colpita molto spesso da uragani sempre più violenti, rischia un continuo esodo di massa. Perciò, è importante comprendere che i due fenomeni sono molto legati e che, all’interno della nostra quotidianità, ci sono famiglie che, da un giorno all’altro, si vedono costrette ad abbandonare la propria casa trasferendosi verso l’ignoto.

Il vuoto normativo: l’Europa e lo status di rifugiato climatico

L’Europa è un continente che risulta centrale nel contesto delle migrazioni forzate, sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista geografico. Oltre che essere alimentate da guerre e persecuzioni, le migrazioni, stanno sempre aumentando a causa dei disastri ambientali. Un dibattito primario all’interno della letteratura accademica e scientifica (basata sul diritto internazionale) è sul riconoscimento dello status di rifugiato climatico. Teoricamente, chi fugge dalla propria casa a causa di disastri ambientali, ancora oggi non gode di una protezione specifica legale e, gravemente, viene trattato come un migrante economico.

Questa, ad oggi, è una grave lacuna del diritto internazionale e diritto interno degli stati membri dell’UE. Ridefinire gli obiettivi su questo tema, dunque, risulta essere una delle cose più importanti da perseguire.

Ingiustizia climatica: chi paga il prezzo delle emissioni?

Ora, invece, trattiamo uno dei temi più importanti e controversi riguardanti la crisi climatica: quello della responsabilità. Da quel che abbiamo appreso, piuttosto che usare il termine di crisi climatica, si tratta di una vera e propria ingiustizia climatica: questo perché da una parte sono i paesi più poveri ad essere colpiti dalla crisi e, in secondo luogo, la maggior parte dei paesi colpiti sono quelli che hanno emesso meno gas serra all’interno del sistema globale.

Affrontare, dunque, gli squilibri strutturali all’interno del sistema internazionale è lo scopo da perseguire; per esempio all’interno di alcuni negoziati internazionali, come la COP 21, le perdite e i danni sono al centro del dibattito finanziario.

Soluzioni per gestire crisi climatica e migrazioni

Nel momento in cui si consapevolizza tutto ciò che è stato appena esplicitato, è possibile parlare delle soluzioni più di buon senso che possano venire in mente:

  • Investire nell’adattamento al clima e, in particolar modo, nella resilienza delle comunità locali e regionali;
  • Riconoscere a livello internazionale, sfruttando gli strumenti legali, lo status di rifugiato climatico;
  • Come già affrontato dalla COP 21, adottare delle ripartizioni finanziarie che possano permettere alle comunità regionali di distribuirle in modo da frenare la crisi climatica.

Siamo dunque, in quanto umanità, davanti ad una delle sfide più imponenti del XXI secolo. In questo senso non affrontarla significa essere ciechi, ma con la differenza che la nostra è una volontà e non una causa predeterminata. Affrontarla vuol dire aumentare le nostre misure di responsabilità, facendoci evolvere come uomini e come specie.

Fonte dell’immagine in evidenza: https://pixabay.com/it/photos/uomini-evacuazione-disastro-6543138/

Articolo aggiornato il: 11 Gennaio 2026

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