Il Caso di Loris Stival: la tragedia di Santa Croce Camerina

Il caso di Loris Stival

Il caso di Loris Stival è una di quelle storie che lasciano senza parole, perché non è solo cronaca nera: è un macigno che schiaccia dentro. Un bambino di 8 anni, ucciso nel posto che avrebbe dovuto essere il più sicuro al mondo: la sua casa.

Il 29 novembre 2014, il piccolo Loris Andrea Stival, di soli 8 anni, venne trovato senza vita in un canalone di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa. La sua morte scosse profondamente l’opinione pubblica italiana.

La scomparsa del bambino

Loris sparisce la mattina del 29 novembre 2014. La mamma, Veronica Panarello, dice di averlo accompagnato a scuola, ma nessuno lo vede arrivare. Quel bambino, piccolo, innocente, non si fa più vedere vivo. Il suo corpo verrà trovato in un canalone, strangolato. Non è un incidente, non è una disgrazia: è omicidio.

Le contraddizioni e le indagini del caso di Loris Stival

Le indagini iniziarono a concentrarsi su Veronica Panarello a causa di numerose incongruenze nelle sue dichiarazioni. L’autopsia rivelò che Loris era stato strangolato con fascette di plastica, e il suo corpo presentava segni di violenza. 

Da qui parte il dramma dentro il dramma. Veronica, la mamma, cambia versione più volte, fa accuse infondate, prova a scaricare la colpa su altri: inizialmente parlò di un incidente domestico, poi accusò il suocero Andrea Stival, sostenendo che avesse ucciso il bambino dopo aver scoperto una loro presunta relazione. Ma le indagini non lasciano scampo: è lei l’assassina. Come si fa a capire che la persona che doveva proteggere un bambino, in realtà lo ha ucciso? 

Il processo e la condanna

La sentenza arriva il 17 ottobre 2016: 30 anni di carcere per omicidio e occultamento di cadavere. Un dolore enorme che ha devastato la famiglia, soprattutto il papà di Loris, Davide, che da allora lotta per tenere vivo il ricordo del figlio e per dare senso a una perdita che non ha senso. Nel 2023, la Corte d’Appello di Catania confermò anche una condanna a due anni per calunnia nei confronti di Andrea Stival, per le false accuse mosse contro di lui. 

Questa storia fa pensare a quanto possano essere complicate e oscure certe dinamiche familiari. Fa riflettere su quanto, a volte, dietro le mura di casa si nascondano mostri invisibili agli occhi del mondo. Non è facile accettarlo, ma è la realtà.

Il lutto e la memoria nel caso di Loris Stival

La comunità di Santa Croce Camerina e l’intera Sicilia rimasero sconvolte dalla tragedia. Il padre di Loris, Davide Stival, ha cercato di mantenere viva la memoria del figlio, partecipando a iniziative e programmi televisivi che raccontano la storia del piccolo Loris. 

Loris oggi non c’è più. E non tornerà. Ma raccontare la sua storia serve a non dimenticare, a mettere in guardia chiunque, perché nessun bambino dovrebbe mai vivere una fine così. E chiunque abbia un dolore così dentro, merita giustizia e rispetto. 

È fondamentale che la società continui a sensibilizzare su temi come la violenza familiare e l’importanza di intervenire tempestivamente per proteggere i bambini. La memoria di Loris deve servire da monito per evitare che tragedie simili si ripetano.

Fonte Immagine: Wikimedia Commons

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