Il costruttivismo: la nuova frontiera della sicurezza internazionale

Immagine simbolica che identifica il costruttivismo come un miscuglio omogeneo di idee.

Nel contesto geopolitico attuale, sempre più attori statali hanno acquisito, nel corso del tempo, la capacità di avere un “peso” all’interno del sistema internazionale. Sebbene rimangano dipendenti da altre potenze, Paesi come India, Israele, Cina e Pakistan sono riusciti a migliorare la loro capacità politico-militare. In questo senso, è necessario analizzare due concetti chiave: la sicurezza internazionale e il costruttivismo.

Per sicurezza internazionale si intende l’analisi della dimensione politico-militare di uno Stato e, soprattutto, la sua capacità di difendersi e di giocare un ruolo significativo nel sistema globale. Il costruttivismo, invece, è uno dei tre principali approcci teorici per l’analisi delle relazioni internazionali e, di conseguenza, anche della sicurezza.

Il collegamento tra costruttivismo e sicurezza internazionale

I tre approcci principali con i quali vengono analizzate le relazioni internazionali e la sicurezza internazionale sono:

  • Realismo: basato su un’analisi del potere militare e della natura anarchica del sistema internazionale.
  • Liberalismo: una dottrina che incentra la prospettiva sulle istituzioni e sulla cooperazione tra Stati.
  • Costruttivismo: una corrente che propone una prospettiva completamente diversa, basando la sicurezza su qualcosa che non è dato a priori, ma che è costruito socialmente.

Perché il costruttivismo rappresenta una nuova frontiera in questo campo? Questa corrente si fonda su un’assunzione fondamentale: la sicurezza non si basa solo sui rapporti di forza militari tra gli Stati, ma sulle idee. Infatti, il costruttivismo ritiene che le idee siano concetti costruiti socialmente e che possano quindi essere oggetto di prospettive e analisi divergenti.

Un esempio lampante è che la percezione di sicurezza per gli Stati Uniti è sicuramente diversa da quella della Cina, eppure si parla sempre dello stesso concetto. Il punto cruciale è capire cosa viene considerato una “minaccia”. Ciò che per l’Italia è una minaccia potrebbe essere un alleato per l’Egitto: nessuno può garantire cosa sia oggettivamente una minaccia o un alleato.

Nel contesto attuale, caratterizzato da conflitti ibridi e dal cyber-warfare, applicare una lente costruttivista risulta fondamentale. Questo approccio offre la possibilità di comprendere a fondo le azioni di un altro attore senza la necessità di una minaccia militare esplicita; di fatto, è uno strumento che valorizza il dialogo e la diplomazia.

Identità e percezione della minaccia

Per i realisti, a generare sicurezza e insicurezza sono gli armamenti. Per il costruttivismo, invece, ciò che genera insicurezza è l’identità dell’attore che li possiede.

Facciamo un esempio pratico: diversi Paesi nel sistema geopolitico possiedono l’arma atomica. Uno tra questi è la Francia. L’Italia non percepisce come una minaccia il fatto che la Francia, un Paese alleato, possegga un’arma di distruzione di massa; è, tuttavia, allarmata dal fatto che la Corea del Nord ne disponga. Questa è la prova che l’identità dell’attore che possiede un determinato armamento è cruciale nel generare o meno un senso di insicurezza.

Il costruttivismo e le nuove forme di sicurezza

Il costruttivismo ha ampliato il campo di studi, includendo nuove dimensioni della sicurezza:

  • La sicurezza umana, basata su principi fondamentali come i diritti umani, il diritto alla salute e le politiche migratorie.
  • La sicurezza ambientale, che si concentra sulla gestione e protezione del clima, sull’analisi delle risorse idriche e sulla prevenzione dei disastri naturali.
  • La cyber-security, che affronta minacce come i deepfake, le fake news e le interferenze elettorali.

Questi temi, secondo il costruttivismo, sono diventati “questioni di sicurezza” solo perché sono socialmente riconosciuti come tali. È un’ulteriore prova che, nel momento in cui un’idea si afferma socialmente, essa può diventare un campo di analisi pratica per il benessere collettivo.

Le principali critiche al costruttivismo

Sebbene il costruttivismo offra un’analisi preziosa degli aspetti sociali della geopolitica, presenta alcune limitazioni. In letteratura scientifica è criticato principalmente su tre punti:

  • Risulta essere troppo astratto, perché rischia di trascurare la materialità del potere militare ed economico, spingendo a compiere un’analisi troppo teorica e poco pratica.
  • Dipende eccessivamente da idee e discorsi, e non sempre riesce a spiegare le azioni concrete degli Stati.
  • Non sempre è in grado di produrre previsioni solide. È un ottimo strumento analitico, ma risulta meno utile per i policymaker, che necessitano di interpretare dati e applicare previsioni concrete.

Il costruttivismo è una nuova frontiera?

Seguendo questa narrazione, la risposta è . L’analisi mostra come il costruttivismo non sostituisca il realismo o il liberalismo, ma li completi. Al giorno d’oggi, infatti, le guerre non sono combattute solo con i carri armati, ma anche con narrazioni, percezioni e, soprattutto, attraverso costruzioni sociali.

Basti osservare ciò che è accaduto e sta accadendo nel conflitto russo-ucraino o nella questione palestinese. Le narrazioni, veicolate anche attraverso i social network, giocano un ruolo fondamentale nella costruzione delle idee e del consenso.

In conclusione, la sicurezza internazionale del ventunesimo secolo non dipende solo da ciò che gli attori fanno, ma anche da ciò che pensano e fanno pensare.

Fonte dell’immagine in evidenza: https://pixabay.com/it/illustrations/mente-cervello-mentalita-percezione-544404/

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