In programma a BolognaFiere dal 22 al 24 febbraio, SANA Food 2026 racconta un passaggio di fase: il biologico e il cibo di qualità escono dalla dimensione “domestica” e diventano una leva economica e culturale per il mondo del fuori casa.
Indice dei contenuti
- SANA Food 2026: Info e Dati di Mercato
- La conferenza stampa di presentazione
- Un biglietto, due fiere: l’ecosistema Food & Wine
- Il biologico nel settore fuori casa (Horeca)
- Rivoluzione Bio: gli Stati Generali del biologico
- I numeri del mercato biologico in Italia
- Sostenibilità e solidarietà a BolognaFiere
SANA Food 2026: Date, Luogo e Numeri del Mercato Bio
| Informazione / Dato | Dettaglio Strategico |
|---|---|
| Date dell’evento | 22 – 24 febbraio 2026 |
| Luogo | BolognaFiere |
| Formula Ticket | 1 Ticket, 2 Fiere (SANA Food + Slow Wine Fair) |
| Mercato Interno Bio | 6,8 Miliardi di Euro |
| Export Biologico | Circa 4 Miliardi di Euro |
Il nuovo format B2B di BolognaFiere, dedicato a Horeca (hotellerie-restaurant-café), mette al centro un’idea precisa: oggi la qualità non si misura soltanto nella scelta di un prodotto, ma nella filiera che lo rende credibile, nel territorio che lo racconta e nel contesto in cui viene consumato.
SANA Food 2026, la conferenza stampa
SANA Food 2026 è stata presentata ufficialmente il 29 gennaio 2026 nel corso della conferenza stampa ospitata presso il Ministero dell’Agricoltura. Sono intervenuti il sottosegretario Luigi D’Eramo, Rossano Bozzi per BolognaFiere, Brunella Saccone per ICE Agenzia, Maria Grazia Mammuccini per FederBio, Barbara Nappini per Slow Food e Silvia Zucconi di Nomisma. Al centro del confronto, l’evoluzione del biologico, il ruolo strategico del fuori casa, le prospettive dell’export e la necessità di trasformare i valori del bio in valore economico per la filiera.
SANA Food 2026: un biglietto, due fiere con food e vino come ecosistema
SANA Food 2026 si svolge in contemporanea con Slow Wine Fair, con la formula “1 ticket, 2 fiere”: cibo e vino vengono presentati come un unico percorso integrato di alta qualità, autentico e a basso impatto ambientale, pensato per ristoratori, buyer, distributori e operatori del settore.
Nel racconto ufficiale, il territorio diventa la chiave interpretativa: prodotti DOP, IGP e STG, referenze biologiche e biodinamiche, proposte veg e certificate, ma anche produzioni agricole solidali e sostenibili. L’obiettivo è costruire un’offerta “fuori casa” più coerente con le aspettative di un consumatore che chiede salute, tracciabilità e valore, non semplicemente “novità”.
Il biologico è diventato sistema: lo scenario emerso in conferenza stampa
La conferenza stampa ha ribadito un punto in modo quasi unanime: il biologico non viene più raccontato come eccezione o nicchia. È un segmento strutturato, cresciuto nei consumi interni, diventato competitivo sui mercati esteri e ormai stabilmente dentro l’agenda del settore.
Dai dati e dagli interventi è emersa una consapevolezza condivisa: il mercato domestico è più maturo, la grande distribuzione funziona per i volumi e la vera area di sviluppo – oggi – è il fuori casa. Ristorazione commerciale e collettiva, bar, mense, catering: è su questi terreni che si gioca la partita successiva, perché lì la domanda sta crescendo più velocemente della capacità del sistema di soddisfarla in modo credibile e continuativo. SANA Food 2026 viene così presentata come una piattaforma di connessione tra produzione, ristorazione, distribuzione, istituzioni, formazione e mercati esteri.
Il punto tecnico che diventa politico in SANA Food 2026: Rivoluzione Bio
Dentro SANA Food c’è un evento che vale quasi da “cabina di regia”: Rivoluzione Bio, Stati Generali del biologico, in programma il 23 febbraio. È qui che la fiera rivendica un ruolo di governance: dati, analisi, confronto tra stakeholder e istituzioni, con l’Osservatorio SANA 2026 (curato da Nomisma) a fare da base comune per leggere produzione, mercato, export e – soprattutto – canale Horeca.
Il messaggio sottotraccia è chiaro: se il biologico cresce, serve anche una discussione pubblica su come far sì che quella crescita generi valore nei territori, non solo movimento di mercato.
I numeri e la logica: il biologico cresce perché “serve”, non perché va di moda
Il cuore analitico della conferenza è arrivato con l’intervento di Silvia Zucconi (Nomisma), che ha incorniciato il biologico dentro un contesto difficile: inflazione, consumi prudenti, spesa alimentare razionalizzata.
L’indagine dell’Osservatorio delinea un mercato stabile e in crescita su più fronti: mercato interno complessivo attorno a 6,8 miliardi, consumi domestici circa 5,5 miliardi, fuori casa circa 1,3 miliardi ed export vicino ai 4 miliardi. Ma il dato che conta è l’asimmetria: i canali non crescono allo stesso modo e soprattutto non hanno lo stesso ruolo.
Il retail è strutturato: la distribuzione moderna pesa la quota maggiore dei consumi, i negozi specializzati continuano a crescere e gli altri canali completano la mappa. Ma il punto vero è l’extra-domestico: secondo le anticipazioni, molti italiani hanno già consumato bio fuori casa, ma solo una parte lo fa con frequenza. Il problema non è l’interesse, è la disponibilità: spesso l’offerta è discontinua, poco visibile o poco coerente, soprattutto in mense scolastiche e aziendali, ristorazione collettiva e locali generalisti.
Da qui la conclusione: il fuori casa non è “un canale in più”, è il canale che può trasformare i valori in valore economico, perché nel consumo extra-domestico il biologico diventa un segnale competitivo. Qualifica il menù, rafforza il posizionamento del locale, crea legame con territorio e filiera.
Un altro punto emerso è strutturale: una quota molto alta dei consumi bio resta concentrata su poche categorie “facili” (prodotti base e alcune referenze simbolo della spesa quotidiana). Nei prodotti identitari del Made in Italy – come olio extravergine, miele e trasformati gastronomici – il biologico ha ancora margini importanti.
Partner, contenuti e mercato: cosa succede concretamente a Bologna
La credibilità dell’evento è basata su un asse preciso di partnership: Slow Food (per la prima volta partner ufficiale di SANA Food), FederBio, V-Label Italia, Associazione Italiana Cuochi, ICE Agenzia. L’idea è mostrare una filiera completa: etica e biodiversità, certificazione e sistema bio, attenzione al veg, competenze gastronomiche e formazione, apertura ai mercati esteri.
Sul piano operativo, la fiera ruota attorno a due spazi: OoH Lab! (masterclass, degustazioni, show cooking) e Lab Academy (workshop e formazione per imprese). Al centro, temi che parlano direttamente a chi lavora nel settore: olio EVO, miele, aceto balsamico, cucina gluten free, tradizione regionale e innovazione.
E poi c’è l’internazionalizzazione: oltre 300 buyer attesi, più di 30 Paesi coinvolti e un percorso di networking che vuole consolidare il bio italiano come proposta globale, non difensiva.
Sostenibilità e solidarietà: la fiera “coerente” con ciò che vende
SANA Food insiste anche su un piano pratico: sostenibilità dell’evento, non solo dei prodotti. Servizi 100% plastic free, impostazione paperless, eliminazione della moquette, recupero quasi totale dei materiali, padiglione CO₂ neutral, incentivo alla mobilità ferroviaria. E, in chiusura, un gesto simbolico ma concreto: donazione dei prodotti non ritirati al Banco Alimentare Emilia-Romagna.
SANA Food 2026: in conclusione
L’evento prova a mettere ordine in una fase nuova: il biologico è diventato sistema, ma per crescere davvero deve entrare nella quotidianità del consumo fuori casa, dove oggi la domanda esiste ma l’offerta resta ancora discontinua. Il passaggio è insieme culturale e commerciale: fare qualità significa saperla raccontare, renderla accessibile e costruire fiducia lungo tutta la filiera.
L’appuntamento è a BolognaFiere dal 22 al 24 febbraio 2026, in contemporanea con Slow Wine Fair. I biglietti sono acquistabili online sul sito ufficiale della manifestazione, con la formula “1 ticket, 2 fiere”, che consente l’accesso a entrambe le manifestazioni.
Fonte immagine: locandina evento

