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Eroica Fenice

scuola di ceramica di Capodimonte

La scuola di ceramica di Capodimonte chiuderà?

La rinomata scuola di ceramica di Capodimonte, molto probabilmente, chiuderà i battenti! È questa la volontà della giunta Caldoro, la quale ha eufemisticamente parlato di “ridimensionamento”.

La scuola – che oggi si chiama “Istituto per l’industria e l’artigianato Caselli” – già da tempo aveva chiesto alla regione Campania il riconoscimento di “indirizzo raro”, proprio per cercare di scongiurare il ridimensionamento. Si tenga conto del fatto che la scuola di Capodimonte rappresenta l’unico istituto per la ceramica in Italia.

Tale richiesta – sempre per dirla in termini eufemistici – è finita nel dimenticatoio. Anzi, la volontà politica è quella di destinare la scuola di Capodimonte a nuovi usi.

Storia della scuola di ceramica di Capodimonte

Per capire l’importanza storico-culturale della scuola ferdinandea, converrà ripercorrerne, assieme, le tappe salienti.

Nel 1743, dopo circa 3 anni di ricerche alchemiche, la scuola di Capodimonte comincia ad essere operativa, sotto la guida dell’artista Giovanni Caselli e dello scultore Giuseppe Gricci.

Nel 1759, Carlo III di Borbone torna in Spagna, lasciando, sul trono di Napoli, il figlio Ferdinando IV (di appena 9 anni) e portando con sé materiali ed artisti.

La produzione ceramica di Capodimonte riprende nel 1773 e può essere divisa in 3 periodi, corrispondenti a mutamenti di carattere stilistico:

* 1773-1780, sotto la direzione del pittore e scultore Francesco Celebrano;

* 1780-1799, sottola direzione di Domenico Venuti, il quale affidò la guida artistica a Filippo Tagiolini e Giacomo Milani;

* 1799-1806, periodo difficile per la scuola, in concomitanza delle vicissitudini della Repubblica Partenopea e del successivo arrivo dei Francesi (nel 1806).

La scuola di Capodimonte rimase chiusa per circa 50 anni, durante i quali, tuttavia, si cercò di tenere viva la tradizione settecentesca.

Oggi sono davvero poche le piccole imprese – spesso a conduzione familiare – che tentano di portare avanti la produzione ceramica. Ad esse s’affianca, appunto, l’istituto Caselli, che ha sede proprio nell’antica struttura della “Real Fabbrica Ferdinandea delle Porcellane di Capodimonte”.

Ed ora, la scuola di Capodimonte rischia di essere accorpata all’Istituto Professionale Isabella D’Este, il che – in termini di prestigio – quasi equivale alla chiusura, giacché l’accorpamento ne causerebbe la perdita di identità e, dunque, la riduzione di visibilità e prestigio.

La scuola di Capodimonte ha preannunciato che farà ricorso al TAR.
Inoltre, è stata anche promossa ed organizzata una petizione.

Del resto, è abbastanza palese la dannosità di questa scelta politica!

La scuola di ceramica di Capodimonte è la depositaria di una tradizione centenaria, rappresenta un’eccellenza e promuove il marchio “Capodimonte” in tutto il mondo.

La scuola di ceramica di Capodimonte rappresenta un patrimonio di cultura, storia e… bellezza.

Ecco perché è necessario che conservi la sua autonomia e la sua identità, rendendo possibile una continuità di produzione.