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Essere privilegiati è una colpa?

Essere privilegiati è una colpa?

Negli ultimi anni si legge spesso che gli uomini, le persone bianche, gli eterosessuali, i cattolici e altre categorie che sono concepite la “norma” nella società di oggi sono privilegiati. Ma cosa significa? E perché molte delle persone appartenenti a queste categorie lo percepiscono come un’accusa? Per comprendere cosa significa e se e quando essere privilegiati è una colpa sembra opportuno partire dalla definizione di Treccani di privilegiato:

agg. [part. pass. di privilegiare]. – 1. Che gode di privilegi, cioè di particolari favori, riguardi, facilitazioni, vantaggi: persone, classi, categorie p. (spesso sostantivato: essere un p., una p.; qui non ci sono, o non ci devono essere, privilegiati!). Anche riferito a cose (di solito con sign. specifici) o a sost. astratti (con sign. più generico, di particolarmente favorevole, vantaggioso, e, in qualche caso, esclusivo): essere, trovarsi in una posizione, in una condizione p.; godere di un trattamento privilegiato.

In poche parole quindi, essere privilegiati significa avere dei benefici. In questo articolo, come anticipato, ci soffermiamo su quelli che sono i privilegi degli uomini, delle persone bianche, degli eterosessuali e così via rispetto all’altra parte della dicotomia che sono le donne, le minoranze etniche, gli omosessuali e così via. Ma quali sono questi privilegi?

L’uomo non dovrà mai preoccuparsi di essere molestato o addirittura stuprato se esce solo di sera, non dovrà mai preoccuparsi che ad un colloquio di lavoro gli si chieda se vuole mettere su famiglia, non avrà mai uno stipendio inferiore a quello che merita perché uomo. La persona bianca non dovrà mai preoccuparsi di essere cacciata da un negozio per il suo colore della pelle, di essere considerata colpevole solo per il suo colore della pelle e, nel caso specifico degli immigrati, di essere abbandonata in mare perché considerata un peso. La persona eterosessuale sarà sempre libera di amare chi vuole senza paura che possa essere guardata con ostilità e addirittura aggredita con le parole o fisicamente per questo. I cattolici non saranno mai privati del diritto di praticare la loro religione. Questi sono solo alcuni esempi di cosa significhi essere privilegiati per i gruppi menzionati ma ce ne sono tanti altri oltre a quelli per le minoranze non menzionate. E questi casi non dovrebbero essere considerati privilegi ma tenuto conto delle differenze di trattamento nella nostra società e soprattutto dalla prospettiva di chi non li può vivere sono dei privilegi. Ma questo significa che è una colpa essere privilegiati? No.

Non è una colpa essere privilegiati. Non decidiamo dove nascere, non decidiamo noi chi amare, non decidiamo noi chi essere per certi aspetti. Quindi essere privilegiati non è una colpa, ma questo non significa che non lo possa diventare. Lo può diventare quando si ignora l’altra parte della dicotomia, restando fermi a guardare come viene privata dei suoi diritti fondamentali, e lo diventa sicuramente quando si usa il proprio privilegio come strumento per compromettere ancora di più le circostanze di vita a cui le minoranze sono costrette: un uomo che sa di avere più potere della sua collega non dovrebbe star zitto davanti la disparità di trattamento, ancor meno mettere in atto tale disparità da dietro la scrivania; una persona bianca sa che la sua voce sarà ascoltata e non può chiedere che delle persone che scappano dalla guerra siano lasciate alla morte; una persona eterosessuale non può dichiararsi felice o addirittura lottare affinché due persone che si amano non si sposino; i cattolici non possono imporre la loro religione in uno stato laico. Essere privilegiati non è una colpa finché non la si utilizza come arma contro chi non ha gli stessi diritti. 

Fonte immagine di copertina: Pexels.

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