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Post Scriptum. Un museo dimenticato a memoria a Roma

Post scriptum. Un museo dimenticato

Il museo d’arte contemporanea MACRO apre le sue porte alla mostra “Post Scriptum. Un museo dimenticato a memoria”, visitabile dal 4 ottobre 2024 al 16 febbraio 2025. Si tratta dell’ultimo capitolo del progetto durato cinque anni del Museo per l’immaginazione preventiva curato dal direttore artistico di Macro, per l’appunto Luca Lo Pinto.  

La mostra “Post Scriptum. Un museo dimenticato a memoria” è costituita da opere di 30 artisti di italiani e di fama internazionale. Tra questi: Tolia Astakhishvili, Maurizio Altieri, Rosmery Mayer, Lorenzo Silvestri, Pierre Guyotat e Pippa Garner. Di quest’ultima è possibile osservare le diapositive Kodak stereo (1976-1977/2024), ovvero una serie di immagini in 3D scattate con l’utilizzo di una Stereo Camera Kodak, mentre di Guyotat dei disegni astratti e simbolici ispirati alla sessualità, alla libertà e alla gioia (2017). 

Il tutto è esposto all’interno dell’intera struttura del museo, dove quadri, fotografie, peluche e sacchi della spazzatura sono posizionati all’interno delle varie aree del museo, caratterizzate da ampi spazi e altezze stupefacenti, dinanzi ai quali è impossibile non sentirsi imponenti. Alzando lo sguardo, invece, è possibile osservare dei peluche situati su sgabelli colorati – solitamente utilizzati dai bambini come sedie per il tavolo da disegno. Sono appesi e scendono dal soffitto sia della sala d’ingresso sia da quella principale della mostra, che è divisa in due parti tramite una tenda costituita da perline, che può essere spostata per passare da una stanza all’altra. Nella prima vi sono gigantografie ritraenti una coppia di sposi e uomini con dei cartelli con incise delle frasi per scuotere gli animi e i pensieri di chi le osserva, una Madonnina, un divano, lettere e sacchi della spazzatura posizionati al centro della stanza. Quest’ultimi si trovano anche nella stanza adiacente, che oltre ad essere caratterizzata da sgabelli volanti è arricchita da un quadro ritraente lo stilista Roberto Cavalli di Howard Kennedy.  

Il significato di “Dimenticare a memoria” 

Nella sala principale, o meglio d’ingresso, vi è presente un quadro in rilevo con incisa la frase “Dimenticare a memoria” di Vincenzo Agnetti, nonché riferimento al titolo della mostra “Post scriptum. Un museo dimenticato a memoria”. Secondo il pittore e noto esponente dell’arte concettuale: “La cultura è l’apprendimento del dimenticare. Esattamente come quando si mangia. Manipolare più o bene il cibo ci dà il suo sapore, ma spesso dimentichiamo il sapore in favore dell’energia ingerita. In un certo senso dimentichiamo a memoria i sapori, le intossicazioni e il piacere di mangiare per portare avanti con più libertà le nostre gambe, le nostre braccia, la nostra testa…così deve essere anche per la cultura”. Questa scritta è situata all’interno di uno spazio cupo e caratterizzato da luci scure, con l’eccezione di una struttura rossa dalla quale proviene una voce e che è contornata da foulard e accessori colorati adagiati lungo tutto il suo perimetro.

Tutto su “Post scriptum. Un museo dimenticato a memoria”

Post Scriptum. Un museo dimenticato a memoria nasce per essere una mostra speculare a Editoriale del 2020 che ha dato inizio a questo progetto costituito da otto sezioni tematiche associate alle varie sale del museo. Questo ha reso MACRO uno spazio diviso in varie aree associate alle rubriche di un editoriale. Post Scriptum cambia questa narrazione, in quanto non è diviso in aeree tematiche come una rivista. È una mostra che si può osservare senza un ordine logico o temporale, dove il presente e il passato si fondono, in quanto è necessario dimenticare a memoria per pensare al mondo futuro, o semplicemente alla propria evoluzione. 

Orari: martedì, mercoledì, giovedì dalle 12:00 alle 19:00; venerdì dalle 12:00 all’1:30; sabato e domenica dalle 10:00 alle 22:30

 

L’immagine di copertina è stata è tratta dalla locandina dell’evento, la seconda e la terza in loco, la quarta dall’ufficio stampa e l’ultima in loco.

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